



"The gods that we've made are exactly the gods you'd expect to be made by a species that's about half a chromosome away from being chimpanzee." ~ Christopher Hitchens




Ci sono utenti ed utenti. Ma siamo tutti nella stessa barca, e remiamo.
pietroloiacono è in po' contorto, ma rilassa. svicolone è più ruspante, e spesso deraglia.
Omero chiamava l'arco "l'arma dei vili": solo la lancia o la spada erano degne di un leale eroe, secondo lui.
(Chissà cosa penserebbe oggi dei bombardieri, oppure degli attentatori che stanno sputando in questi vili tempi).
Ed è quello che apprezzo in svicolone: si espone con la spada, mica lancia frecciatine nascosto dietro l'angolo.
Non fa languire, per noia, l'argomento.
Sono io che, a volte, mi assento per un pezzo, e non mi viene in mente di recuperare.
Evito le minchiate allegre di me stesso, cioè.


se tu non fossi chi credo che Corrado sia mi crollerebbe il mondo addosso. E considera che "rilassa" e "addosso" sono rime (una specie: non dichiarata. Mica non rilassata).
Sul "dualismo" tra me e Svicolone avevo scritto: https://forum.termometropolitico.it/...svicolone.html su Termometro ben prima che nascesse quello tra te e me. Che peró è proseguito, perché tu non fai languire (neco necare) nei miei riguardi, che è tutto ciò che mi importa, a differenza di Svicolone. È sufficiente (e necessario, a questo punto) che qualcuno (cioè pochi utenti) si intrometta allusivamente, nello stile di questo post, perché tu esca dal languore da cui entri, che (se "entri" ed "esci" hanno un senso, o anche solo un'assonanza) eri e sei. A conferma che è la massa che ti interessa, la sua reazione, qualche parere che (ti) scappa di mano. Forse anch'io son massa, forse, oltre a me, anche la massa ti rilassa: direttamente, senza (i miei) contorcimenti.
Quindi è perfettamente inutile che io ti risponda che nessun argomento langue se il problema che esso solleva resta sul tavolo. Per te il problema non esiste (anzi, per te forse esiste solo la discussione, e facilmente "confonderesti" un banchiere con un bracciante), nonostante la generosità che (a volte) ci metti nel rispondere: anche quotando utenti che originariamente non parlavano con te, intervenendo/intromettendoti quando la situazione/discussione lo richiede.
Tu colpisci prima che a qualcuno venga in mente di chiedere scusa. A che servirebbe chiedere scusa se "gli insulti" e "le allegrezze" che denunci servono a coprire l'ambito personale (quello che non si può e deve restare fuori: la slealtà fatta persona) che si ritiene (nella più classica pseudosituazione giurisprudenziale) colpito?
Sull'arco dei vili, non è già vile dare a uno del vile quando questi non c'è/ha scelto di non esserci? Non è già fiatare le assenze (di fiato) altrui, l'aria che (non) tira? Perché non si fiata col fiato... e, c'è qualcosa di Antigone in questo ma non so che cosa, né i vili né i coraggiosi diranno i motivi per cui mancano (i coraggiosi e i forti lo diranno solo agli amici: che dimostra che son forti per il tramite della forza degli altri. E non lo diranno in nome del dio Personale, che impedisce per fortuna, in nome del non valicamento di Sé stesso, a una persona di andare nel personale di un'altra. Paradossi della libertà, quando si infila/sfocia nel privato).
In conclusione (mai in sintesi), torniamo all'inizio, a chi penso che tu sia (ipotesi/esegesi), a (universalizzazione: tu che hai detto che la odi) te che sei un altro: non è ciò che non gli si dice, è ciò che non dice .
L'insulto presunto subíto (magari con foto che testimonia l'avvenuta l'effra/infrazione) e il silenzio o meglio l'indifferenza sono due forze in equilibrio: a disposizione della stessa persona, come dice Peppe Sombrero, che pure di ombre paventamenti uomini e sultriness se ne intende. È facile che chi fa differenza (non sto pensando ai figli, alle guerre di successione o a re Lear, che sono solo minchiate) veda (che non vuol dire che ci sia) solo frustrazione fuori di sé. È il suo modo (uno dei tanti) di credersi sempre necessario (che è il suo modo di dire indispensabile: non sono io che non l'ho detto).oggi
l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.


volevo anche specificare, sollecitato en passant da Omero/Corrado cosa penso del terrorismo (e non di Lui/loro, o -di-cosa pensa-no- del terrorismo).
Il terrorismo è la vulcanologia/sismologia degli Stati: è il semplice sfogo delle loro (degli Stati, non di Corrado/Omero) tensioni/passioni.
Il terrorismo globale miete sempre vittime comuni e innocenti, mai quelli che stanno dall'altra parte (e sí che innocenti farebbe rima con dirigenti... ma nessuno lo sa prima che avvenga, e le piazze e le vittime comuni sono bersagli più facili, anche se, purtroppo per loro contano meno. Ecco perché ripetono gli attentati agli stessi poveracci e con le stesse modalità e non approdano a nulla, a nessuno dei loro schifosi intenti). A questo punto, Lubrano, che stava da "questa "-non si sa quale- parte, si chiederebbe, naturalmente spontaneamente: ma con chi ce l'hanno i terroristi? Ogni volta che questi terroristi esterni colpiscono, aumenta la stima e la fiducia dei cittadini nel governo e nelle "loro" autorità. Gli Stati vedono aumentato il bisogno della loro protezione e la caccia ai terroristi (una parola che ha perso ogni connotazione spregevole o emotiva: l'emotività è tutta nel racconto dei morti e della quotidianità da "poteva succedere a te"). Cui prodest trasformato in cui pridest, con o senza gay cittadini e sovrani diritti (l'esclusione che diventa inclusione, nell'unico modo che conosce, nella sventura, al negativo).
E come se non bastasse, ogni volta che i media cominciano purtroppo a diffondere immagini di morte e devastazione, poi dopo qualche ora o minuto di esitazione/esalazione ti dicono che è stata rivendicata dall'Is o Isis, questa comoda scusa (segue compunzione per la guerra di fatto o per il fatto che non ci dicono nulla di come avviene, delle vittime, come se contasse oltre il conteggio da parte dei Marcelletti o dei Giulietto Chiesa). Qui non è il fatto che l'Is o Isis faccoa attentati gravi e sanguinosi, è il fatto che i media parlino gravemente e con toni da evento e a titoli cubitali proprio degli attentati di Is o Isis, al punto che si può capire se quegli abomini sono di Isis già dal tono come ne parlano, nemmeno fosse pubblicità dell'Is o Isos, prima che giunga la rivendicazione o la certezza ufficiale che è per mano di loro.
Col terrorismo va in onda (di moda? di scena?) la controllabilità, la notizia rastrellata, modellata, perfetta, su misura. Blindata perché inventata completamente, quanto a chi è Stato.
Tra Corrado/Omero che riporta (crede?) alla cronaca (lettera?) in materia di terrorismo, e un banchiere come Sforza Fogliani che dice (non del territorio, non del terrorismo, ma può servire da esempio) http://www.tempi.it/la-grande-finanz...i#.WSU7xM-pXqA che lo Stato deve intromettersi il meno possibile, io credo di gran lunga a quest'ultimo punto (tra gli altri).
l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.




gravissimo, perché vilissimo, che Pietro Lo Iacono si ritrovi a parlare di terrorismo: in un post intitolato a lui e Corrado. Se lo merita e lo fa, "si vede che era destino" gli diceva (esclamando dopo esser esploso di scie luminose) il quai poetico di cui non faceva parte. Inclusione non è associazione, e discorso non è di chi lo inizia, figurarsi un discorso che langue, così, come una sigaretta fatta a mano da un italiano senza la lingua che la avvolge.
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"aver esploso le sue scie luminose" non cambia il quadro di una virgola.
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sarcasmo saccarismo organismo
https://forum.termometropolitico.it/...l#post16294918 ostinarsi
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Chiasmo
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