





il pudore è quindi negli altri, loro, proprio, personale senza essere collettivo. Io ad esempio lo sperimento in quelli che non mi rispondono. Li metto in condizioni di non farlo, o sono loro che deliberatamente non lo fanno? Nel dubbio, mi sento (im)potente. L'ultimo caso è quello di Leno Lazzari che apre un thread per la scarcerazione di Dell'Utri e il giorno dopo commenta la morte di Villaggio dicendo che aver conosciuto Villaggio lo ha confermato della non stima che aveva di quest'ultimo: e non mi toglie il dubbio, Lazzari, se conosce personalmente tutti tranne Dell'Utri che sarebbe un'ingiustizia verso Dell'Utri stesso, soprattutto per il fatto che per i morti ci si debba muovere sulla base di impressioni personali e per Dell'Utri, invece, che è vivo anche se non tanto vegeto, sulla base dei diritti umani.
Chissà se viene prima il pudore (volere e, paradossalmente, mostrare di più), o il potere (avere troppo al punto di non darlo).
l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.


Non rispondo a molti utenti, a ognuno per motivi diversi. Non credo che qualcuno abbia sofferto per le mie non-risposte.
Non so nulla degli altri, posso parlare solo per me. Nel mio caso, mi metti in condizioni di non risponderti, perché io spesso non capisco i tuoi post. Ma io non sono molto intelligente, quindi non pretendere troppo da me.
“Non prenderti a cuore guadagno e perdita”


Mary Ann non è vero che non sei intelligente, al di là delle divergenze questo non lo pensa nessuno e non è bello da leggere, dai.
peace and love.




chi ha parlato di soffrire? Il pudore è una difesa d'ufficio, senza argomentare, da parte degli altri dei loro propri valori (che non occorre difendere tanto sono giusti).
Ogni tanto faccio qualche domanda diretta. Lazzari non mi risponde se conosce Dell'Utri (forse teme di essere in qualche modo etichettato, identificato, come quelli che non gli interessa rispondere sí o no, ma dove. E si preoccupano molto più dell'eventualità che della realtà).
Tempo fa ho detto a Corrado che deve scegliere tra suo padre e il compiangimento trionfalistico (in realtà ci gode?) di personaggi come Mazzini. Scelta semplice, no? Domanda facile, ma inevasa. Quindi vedi che nulla cambia ma si ha l'illusione di vincere. Chi sfida il pudore altrui, la domanda candida, non deve soffrire o non pensarci più, ma è sazio, soddisfatto di ciò che gli altri non sono in grado di dire o fare. Per lui tutto potrebbe restare così, come se vincesse. Non è colpa sua se la conversazione si è interrotta, ha solo posto una domanda che risponde al suo modo di essere. E dopo tante "risposte a mezza bocca come i mafiosi", il silenzio a una sua esigenza o identificazione totale, è segno di impotenza, o incapacità o indifferenza. È negargli il "poi vinci" -che è la parte più caduca della famosa frase di Gandhi, anche se storicamente vera-, che non vuol dire che vincerà. Prima lo ignorano. Poi lo deridono. Poi lo combattono. E basta. È abbandonare una partita che si mette in un certo modo per chi credeva di vincerla. Quindi vedi tu se la forza e la sopraffazione (a persone scambiate: delle quali alcune negano il confronto, senza spiegare o con scuse; altre no) non sono alla base del pudore.
Io non giudico dall'intelligenza (criterio stupido che può valere per un legislatore. E intelligente non è il contrario, casomai il complementare di stupido. Aggira la stupidità perché la conosce. Non la fronteggia), ma dall'ordine in cui sono presentati gli argomenti, così da aiutarmi a dire la mia (è tutto ciò che pretendo). La geometricità, la disposizione/successione non anti-tetica delle tesi (non sto parlando di logica).
l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.


“Non prenderti a cuore guadagno e perdita”


l'azzardo è basato sulla comprensione, sulla democrazia e la discussione.

