In sostanza, il debito pubblico si autoalimenta, con il debito accumulato che
produce continuamente (ed in modo crescente) nuovo debito per finanziare la crescente spesa per
interessi.
Questo circolo vizioso può portare ad una esplosione del debito, che sfugge al controllo
dello Stato e lo obbliga, nel migliore dei casi, ad abbandonare la strategia di finanziamento
mediante indebitamento e ad attuare una rigida politica fiscale restrittiva per generare avanzi
primari e riuscire a ridurre l'esistente stock di debito; nel peggiore dei casi, può condurre lo Stato
alla bancarotta e/o al consolidamento e alla ristrutturazione del suo debito, ossia alla decisione da
parte dello Stato di non restituire più il denaro che gli è stato prestato oppure di restituire solo i
debiti a scadenza più lunga, ovvero di ridefinire completamente tempi ed oneri per la restituzione
del debito contratto.