
Originariamente Scritto da
Florian
@
Malandrina,
la nobiltà esprimeva un altro tipo di ricchezza, una ricchezza che si identificava in palazzi, quadri, statue, oggetti preziosi, eccetera eccetera. Io ammiro la nobiltà perché modello di qualcosa di elevato: educazione, cultura, altruismo, valori che sono tuttora connessi all'aggettivo "nobile", che diversamente dal declino della classe sociale, ha mantenuto un valore altamente positivo. Il nobile è teoricamente più un "custode" che un "proprietario"... e se hai visto Downton Abbey puoi trovare questo spirito di sacrificio in onore della Famiglia e della Tradizione nella figura di Lord Grantham.
La ricchezza monetaria è, detta volgarmente, una "schifezza". Chi si qualifica in base al denaro che possiede è per definizione un uomo volgare. Il denaro è un mezzo non un fine. E la giustizia sociale, secondo l'etica cristiana, un valore che non è negoziabile. Un cristiano non è un pagano e fa propri i sentimenti di pietà e di compassione che lo portano a sentire il disagio altrui come proprio. Chi volta lo sguardo dalla propria parte o peggio si approfitta delle sperequazioni vigenti, parafrasando Papa Francesco (e non Karl Marx), "non è cristiano".
A me non interessa che a governare sia il "popolo". E nemmeno che quest'ultimo venga solleticato con un presunto diritto alla "ricerca della felicità". Io credo cristianamente che tutti gli esseri umani posseggano eguale dignità ed abbiano diritto, se non ad eguali condizioni, ad un eguale "diritto alla vita". Tradotto: in una concreta e diffusa possibilità lavorativa, in mancanza della quale SI IMPONE una forma di assistenza di base che (va sottolineato) esiste nei Paesi più avanzati d'Europa.
La mia idea di destra, per la quale continuo a ritenermi un uomo di destra, è che il governo debba essere rappresentato dai "migliori" e "più qualificati"
a vantaggio dei molti. Il contrario di quanto succede oggi, dove una democrazia formale, che si spaccia come "progressista" e "di sinistra", nasconde e incentiva l'accumularsi di ricchezze a vantaggio di pochi se non di pochissimi.