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Discussione: Ferrante Fever

  1. #11
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Ferrante Fever

    Citazione Originariamente Scritto da Kaouthia Visualizza Messaggio
    Peccato, è carino invece e pure rilassante leggere di elfi, draghi, nani e orchi.

    Io mi ci diverto pure nell'unico gioco da pc che pratico.
    Ho una terribile confessione da fare, Kaouthia, anche se un po' me ne vergogno perché piace a tutti... o, almeno, a tanti.
    Ho provato a più riprese a leggere Tolkien ("Il signore degli anelli") e non sono mai riuscita ad andare oltre le prime 50 pagine.

    E' che proprio elfi e folletti non riescono ad appassionarmi.

  2. #12
    Chicca, passami l'Autan
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    Predefinito Re: Ferrante Fever

    Citazione Originariamente Scritto da Blue Visualizza Messaggio
    Ho una terribile confessione da fare, Kaouthia, anche se un po' me ne vergogno perché piace a tutti... o, almeno, a tanti.
    Ho provato a più riprese a leggere Tolkien ("Il signore degli anelli") e non sono mai riuscita ad andare oltre le prime 50 pagine.

    E' che proprio elfi e folletti non riescono ad appassionarmi.
    Beh, è legittimo anche se mi spiace un po'; questo è il mio alter ego elfico.



    E' un druido mutaforma: felino letale, orso resistente e lunagufo per volare.
    Ma quanti figli del Perozzi in giro...
    Travel is fatal to prejudice, bigotry, and narrow-mindedness...
    Chi abbandona gli animali è un bastardo!

  3. #13
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Ferrante Fever

    Piacere, signor alter ego elfico.
    Spero di non incontrarla mai... specialmente di notte, in una strada buia e solitaria.


  4. #14
    Chicca, passami l'Autan
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    Predefinito Re: Ferrante Fever

    Citazione Originariamente Scritto da Blue Visualizza Messaggio
    Piacere, signor alter ego elfico.
    Spero di non incontrarla mai... specialmente di notte, in una strada buia e solitaria.

    Non devi preoccuparti, sarai al sicuro, sono uno dei buoni e combatto solo i cattivi.
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  5. #15
    Chicca, passami l'Autan
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    Predefinito Re: Ferrante Fever

    @Blue queste sono le altre forme che assume il druido; dai, ti devi appassionare al fantasy.

    Ma quanti figli del Perozzi in giro...
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  6. #16
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Ferrante Fever

    Nella loro bruttezza, ammetto che hanno un certo fascino...
    Perché vuoi che mi appassioni al fantasy, @Kaouthia?

    Quando ti va prova ad aprirci un thread, così comincio a studiarmelo un po'...

  7. #17
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Ferrante Fever


    Tullia Socin, Donna che legge, 1932


    Ogni essere umano vuole vedere riconosciuta davanti agli altri la propria superiorità.
    E poiché tutti vogliamo la stessa cosa, il conflitto è inevitabile.

    (Georg W. Friedrich Hegel)



    In "Storia del nuovo cognome", secondo volume della tetralogia, Lila ed Elena sono due giovani donne che la vita ha indirizzato verso strade sempre più diverse. Elena, dopo anni di «studio matto e disperatissimo» e una serie di avvenimenti travagliati che hanno reso ancora più duri gli ultimi due anni di liceo classico, riesce ad entrare – grazie ai brillanti risultati raggiunti – alla Normale di Pisa. Lina, invece, col matrimonio è passata dalla povertà del rione ad una vita agiata: ha una bella casa, vestiti da diva del cinema, è diventata padrona della drogheria del marito, ma non riesce a rimanere incinta… o forse non vuole, con grande costernazione del consorte e gli inevitabili sfottò della gente del rione. Tuttavia, si sente tutt'altro che realizzata: odia il suo nuovo e ben presto si accorge di aver commesso un grave errore a sposarsi. La vita con Stefano, già difficile, passa da momenti di calma apparente a scontri furibondi che si concludono inevitabilmente con le mazzate (le botte), che lui le somministra quando si sente respinto. La violenza, tuttavia, non ha alcun effetto sull'indomabile Lila.

    Invece, continua il legame amicale con Elena, benché spesso fisicamente distante: il rapporto che Lila ha con lei – di odio-amore, amicizia e rivalità, dipendenza psicologica e desiderio di smarcarsi – si alimenta anche attraverso la necessità di allontanarsi, di vivere un'esistenza indipendente… ma, alla fine, c'è sempre qualche caso della vita a riavvicinarle.

    Uno di questi casi è rappresentato da Nino, il ragazzo di cui Elena è segretamente innamorata fin da bambina (tanto segretamente, da non averlo mai confidato neppure a Lila): un giovane del rione che, come lei, prosegue brillantemente nella carriera scolastica e che nella vita adulta farà parecchia strada. Elena soffre in silenzio quando scopre, durante una memorabile vacanza ad Ischia con Lila, che la passione ha travolto Nino e la sua migliore amica, per giunta già sposata. Ma, anziché prendersela con l'amica, trasforma questo smacco in una feroce autocritica contro se stessa: «Capii all'improvviso perché non avevo avuto Nino, perché lo aveva avuto Lila. Non ero capace di affidarmi a sentimenti veri. Non sapevo farmi trascinare oltre i limiti. Non possedevo quella potenza emotiva che aveva spinto Lila a fare tutto per godersi quella giornata e quella nottata. Restavo indietro, in attesa. Lei invece si prendeva le cose, le voleva davvero, se ne appassionava, giocava a tutto o niente, e non temeva il disprezzo, lo scherno, gli sputi, le mazzate. Lei insomma s'era meritata Nino perché riteneva che amarlo significasse provare ad averlo, non sperare che lui la volesse.»

    E’ proprio la mancata intimità di sentimenti fra le due amiche, turbata dall'evoluzione della quotidianità, a mettere continuamente a rischio il loro legame nella vita adulta; un legame che talvolta fatica ad andare avanti, che ha difficoltà a ritrovarsi e a comprendersi ma che – miracolosamente – resiste nel tempo, pur se distante e alimentato di silenzi, rivalità e gelosie.

    Il fulcro di questo secondo volume è proprio la vacanza al mare che Lila, la madre, la cognata ed Elena fanno insieme a Ischia. Niente sarà più uguale a prima dopo questa vacanza: Lila rimarrà incinta ed Elena si libererà della propria verginità una sera sulla spiaggia, facendosi sedurre dal padre di Nino, suo segreto amore.
    Di ritorno a Napoli, Lila cercherà in tutti i modi di porre rimedio – drasticamente, come solo lei sa fare – all'errore commesso nello sposare Stefano, mentre Elena realizzerà ancora una volta e con grande sofferenza che Lila usa le persone a suo piacimento.

    Persino l'ammissione di Elena alla Normale di Pisa risulterà sminuita dall'intima convinzione che Lila, al suo posto, avrebbe saputo fare meglio: «Capii che ero arrivata fin là piena di superbia e mi resi conto che – in buona fede, certo – avevo fatto tutto quel viaggio soprattutto per mostrarle ciò che lei aveva perso e ciò che io avevo vinto. Ma lei se ne era accorta fin dal momento in cui le ero comparsa davanti e ora […] stava reagendo, spiegandomi di fatto che non avevo vinto niente, che al mondo non c'era alcunché da vincere, che la sua vita era piena di avventure diverse e scriteriate proprio quanto la mia, e che il tempo semplicemente scivolava via senza alcun senso, ed era bello solo vedersi ogni tanto per sentire il suono folle del cervello dell'una echeggiare dentro il suono folle del cervello dell'altra.»




  8. #18
    Chicca, passami l'Autan
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    Predefinito Re: Ferrante Fever

    Citazione Originariamente Scritto da Blue Visualizza Messaggio
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  9. #19
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Ferrante Fever


    Operaie dello stabilimento Cirio di Porto Ercole, 1966



    È la sera che dà sollievo
    agli spiriti divorati da un dolore selvaggio,
    al pensatore ostinato la cui fronte si piega,
    all'operaio curvo che ritorna al suo letto.

    (Charles Baudelaire)



    Terzo volume della trilogia, "Storia di chi fugge e di chi resta" è alquanto diverso dai due che l'hanno preceduto; infatti, numerosi estimatori della quadrilogia della Ferrante hanno espresso varie perplessità su questo racconto, che pur procedendo sul filo delle narrazioni precedenti ne amplia la prospettiva. Qui non troviamo solo un resoconto delle vicende delle due amiche, Elena e Lila, ma la loro storia diventa pretesto per affrontare temi politico-sociali relativi agli anni in cui la vicenda si svolge (gli anni Settanta del secolo scorso): le pessime condizioni di lavoro nelle fabbriche, le lotte sindacali, lo squadrismo fascista, le Brigate Rosse, le rivolte studentesche, i gruppi femministi di autocoscienza, i tumulti politici...
    Questa sorta di analisi sociologica trova una sua coerenza all'interno della trama: Lila, seppure incinta e incurante dello scandalo, lascia il marito e l'agiatezza per andare a vivere con Nino, ma la nuova convivenza si risolve in breve tempo in un disastro e lei si ritrova sola e senza mezzi. Trova infine lavoro come operaia in una fabbrica di salumi, dove il sopruso e lo sfruttamento sono la norma. Ha un figlio, Gennaro, che forse è di Nino Sarratore e forse è del marito, e trascina la propria esistenzza in un crescendo di squallore e rassegnazione.

    Elena è distante anni luce da tutto questo, non solo fisicamente: dopo aver completato gli studi alla Normale di Pisa si fidanza con un compagno di corso, Pietro Airota, rampollo di un’agiata famiglia borghese di intellettuali illuminati. Dopo il matrimonio si trasferisce a Firenze, dove non fa quasi nulla: diventa madre una prima e poi una seconda volta, ma il rione di Napoli da cui proviene, quello che le ha dato un imprinting incancellabile, è sempre in agguato. Prova a scrivere un romanzo dove racconta la perdita della sua verginità e il libro si rivela, inaspettatamente, un successo. Ormai considerata una scrittrice, è protetta e dalla famiglia Airota, della quale è entrata a far parte sposando Pietro. Il marito, intanto, è diventato professore universitario di latino, anzi cattedratico di ruolo a soli venticinque anni; per meriti paterni, dicono i maligni.

    Nonostante tutto, le vite di Elena e di Lila continuano a specchiarsi l'una nell'altra anche se vivono lontane e in modo assai diverso. L’esistenza delle due protagoniste diventa pretesto, per l’autrice, di comprendere e analizzare la realtà femminile, sulla quale Elena riflette a lungo, persino scrivendo un piccolo saggio, perché ha bisogno di vedere controluce se stessa e le scelte spesso estreme che si trova a compiere. La Ferrante racconta il travaglio di Elena dall'interno e la scrittura scorre via velocissima come il pensiero, densa di interrogativi, di paure, di catastrofi annunciate o evitate. La tensione è spesso forte, com'era accaduto anche nei due libri precedenti de L'amica geniale, e le vicende si intrecciano in modo sorprendente... specie se riguardano il rione e i suoi abitanti, che continuano ad ammazzarsi tra di loro in una faida che non conosce fine, ma anche a cercarsi in un intreccio di storie, tradimenti, matrimoni senza amore. Storie, insomma, in cui Lila soprattutto, ma anche Elena, sono coinvolte, anche se non sempre direttamente.




  10. #20
    Blue
    Ospite

    Predefinito Re: Ferrante Fever


    Marc Chagall, The Blue Circus, 1950


    Il problema con la fuga è che ci lasciamo alle spalle, soprattutto tra coloro che amiamo,
    diverse versioni della verità e tutto ciò che non abbiamo avuto il coraggio di dire.

    (Frederick Weisel)



    Solo in questo quarto volume, Lena, io narrante, intravede la verità che uno scrittore non vorrebbe mai scoprire: è la consapevolezza della propria irrimediabile inconsistenza di fronte al riverbero di un talento superiore: «Mi sorprendo a domandarmi se io davvero non ho mai scritto un romanzo memorabile e lei invece, Lila, lo sta scrivendo e riscrivendo da anni

    Le due ragazzine sono ormai diventate adulte, poi anziane. Dagli anni Cinquanta ad oggi hanno vissuto cambiamenti epocali, hanno assistito ad un improvviso sguaiato benessere, alla contestazione, all'ebbrezza della prima libertà sessuale, alla sbornia politica, agli anni di piombo, al terrorismo... sempre sotto la minacciosa cupola della piovra camorrista – rappresentata, nel quartiere, dalla famiglia Solara – che tutto controlla, imponendo le proprie regole infami. Lena in apparenza ce l’ha fatta a fuggire: grazie alle borse di studio si è laureata alla Normale di Pisa, ha sposato il rampollo di una colta e potente famiglia del nord, con lui ha avuto due figlie e, grazie alla protezione dei suoceri, ha iniziato una brillante carriera di scrittrice impegnata. Ma poi il riapparire improvviso di Nino, il brillante liceale di cui tutte le femmine in classe erano innamorate e che proprio la sua amica del cuore le aveva sottratto, la risucchia come per un maleficio nel gorgo del quartiere. Con la furia nel ventre la protagonista abbandona la propria famiglia, si separa dal marito lasciando Firenze, si mette con il bel tenebroso di un tempo, ora intellettuale arrivista assetato di successo; ci fa una figlia e torna a vivere a Napoli, sperando che lui lasci la moglie per lei. Ma sono vuote chimere nei confronti di un narciso dalle pulsioni incontrollabili, disposto a qualsiasi compromesso nella corsa al potere politico. Dall'elegante appartamento di via Tasso con vista sul golfo, la scrittrice si lascerà scivolare nella bolgia infernale del rione della sua infanzia: torna ad abitare la casa buia e triste che era stata il suo nido avvelenato da bambina, alimentando l'accesa polemica delle due figlie più grandi che aspirano allo stile e ai lussi della famiglia paterna. Sebbene nel quartiere tutto sembri cambiato per l'inevitabile avvicendarsi di matrimoni e morti, di intrecci e violenze, di fatto incombe la fatalità di uno scenario immutabile, come una sorta di cordone ombelicale che non si può recidere.

    Lina attraverso molteplici cadute e resurrezioni, è approdata ad un'apparente stabilità: ora conduce con successo un'azienda informatica, ha anche lei una figlia che adora, Tina, e vive in castità insieme ad Enzo, un suo compagno di lungo corso che si accontenta di adorarla. senza sfiorarla ma che, alla fine, riuscirà ad . Non ha mai piegato il capo ai camorristi che dominano incontrastati nel quartiere e pagherà cara la propria indomabilità. E' lei la spalla e l'alibi di Lena per ogni fuga e ritorno. E quando decide di sparire, dopo che anche la sua adorata bambina è improvvisamente scomparsa (durante una festa di paese... e non verrà mai più ritrovata), ad Elena rimane il dubbio di non aver avuto le ali per volare più in alto, come Lila avrebbe saputo fare. E per rimediare a questo incolmabile complesso d'inferiorità, decide di scrivere la loro storia, mettendo al centro la figura dell'amica. Il romanzo otterrà un nuovo, inaspettato successo, ma segnerà anche il definitivo distacco da Lila e l'ammissione di un irrimediabile fallimento.




 

 
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