Ma chi mai vuole annichilire il soffio vitale o avallare il suicidio?
Occorre distinguere attentamente. Sono i tempi moderni che hanno ucciso la naturalità della vita e della morte facendo lambiccare il cervello con una pletora di falsi problemi. Un tempo non ci si ponevano certi inesistenti problemi. Sul campo di battaglia c'era il "colpo di grazia", che poneva pietosamente fine alle inutili sofferenze del soldato ferito in modo inguaribile. Sfido chiunque a ritenere questo gesto un omicidio da punire.
Parimenti il medico pietoso alleviava le sofferenze inutili dell'agonizzante con le sue pozioni. Nella Sardegna arcaica l'"accabadora" faceva lo stesso per coloro che non avevano ormai alcuna speranza.
Oggi sembrano tutti impazziti pur di sopravvivere e far sopravvivere ad ogni costo, fosse il più aberrante. Ma per restare in tema a livello del singolo l'ultimo giudice è sempre e soltanto LA COSCIENZA INDIVIDUALE. Ed è questa coscienza a distribuire la responsabilità karmica. Ben diversa è la posizione di chi medita il suicidio per nobili scopi rispetto a quella di colui che è semplicemente disperato. E altrettanto diversa è la responsabilità di colui che accelera il fine vita di qualcuno animato dalla volontà nobile di lenire le sue indicibili e improdduttive sofferenze rispetto a quella di chi compie quest'atto in malafede, allo scopo di trarne personale vantaggio. Insomma tutto si gioca attorno alla coscienza e all'intenzione del singolo, purchè essa sia nobile e PURA, cioè non inquinata da ragioni opache, oscure o semplicemente confuse.
Il boia che un tempo eseguiva le sentenze di morte era a viso celato perchè la sua individualità non contava, essendo egli in quel momento nient'altro che il braccio della legge senza alcuna connotazione personale. E il condannato gli dava una moneta quale compenso per il suo incarico, mostrando così il riconoscimento della sua totale impersonalità che non richiamava alcun rancore. Ed era proprio l'esecuzione avulsa da ogni partecipazione personale all'atto che scaricava il boia di ogni responsabilità karmica, purchè egli restasse veramente lontano da ogni adesione all'atto in sè.
Il buddhismo non dovrebbe interessarsi nè dell'una cosa nè dell'altra. Esulano totalmente dal suo ambito d'azione.





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