
Originariamente Scritto da
Giò
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cireno, il problema ovviamente non è di per sé l'esistenza di diverse correnti di pensiero ma la frammentazione politica sempre più estrema che questa diversità provoca. Frammentazione che nella sinistra radicale italiana ha subito un'escalation molto forte negli ultimi vent'anni, a causa dei fallimenti del modello promosso dal duo Cossutta-Bertinotti di collaborazione tra estrema sinistra comunista, post-comunisti convertiti al liberalismo progressista e democristiani di centro e sinistra riciclatisi nell'Ulivo, visto a suo tempo come nuovo pentapartito. E' una dinamica simile a quanto accaduto alla destra radicale italiana, soprattutto con la trasformazione del MSI-DN in Alleanza Nazionale, ma con la differenza che, almeno, alcune idee e analisi portate avanti dalla destra radicale negli anni passati oggi sono moneta corrente e, in taluni casi, persino "vox populi", mentre invece l'estrema sinistra è diventata col tempo sempre più la sinistra dei "diritti civili", trascurando progressivamente la battaglia per il mantenimento e/o l'incremento dei diritti sociali. La DR ha una consistenza elettorale marginale e mediocre, anche se lievemente in crescita rispetto a cinque anni fa, ma è riuscita a far circolare le proprie idee, mentre invece la sinergia progressista ha reso l'estrema sinistra ideologicamente succube dei propri alleati momentanei.
Gli altri due problemi sono:
1) la cristallizzazione di Marx e del marxismo spesso e volentieri ha impedito alla sinistra di derivazione e cultura marxista di capire realmente le dinamiche in atto esattamente come, per altri motivi e con effetti diversi, è successo alle élites progressiste e liberali tendenzialmente di centrosinistra. E' un problema che si ripete visto che già Carlo Rosselli lo denunciava, quando accusava i socialisti e i comunisti di non aver saputo cogliere la peculiarità della realtà italiana nel loro atteggiamento di lotta contro il fascismo;
2) paradossalmente, la nuova sinistra popolare e populista, come ha detto anche Emiliano nel video che è stato postato, è il Movimento 5 Stelle. Un partito post-ideologico dalle origini spurie e sospette (nel 2013 Goldman Sachs salutò con interesse e benevolenza l'affermazione elettorale del partito grillino) che però prende consensi nel proletariato e nel sottoproletariato meridionale, in quelle fasce sociali depauperate dalle politiche economiche e fiscali degli ultimi governi tecnici e di centrosinistra, nonché dai disoccupati e dai tanti che non riescono a trovare uno sbocco soddisfacente sul mercato del lavoro. L'ala destra di questo elettorato l'ha presa Salvini, mentre l'ala sinistra se l'è presa, appunto, il Movimento 5 Stelle, che con la sua idea neo-giacobina di democrazia diretta, seppur espressa virtualmente, ha saputo proporre un'idea (a mio avviso aberrante) di "popolo" che - piaccia o meno - ha attirato non pochi consensi a sinistra, togliendoli al PD, a LeU e alle altre formazioni di sinistra.
E qui vengo al vero punctum dolens: il fatto che oggi l'oppressione sia generalizzata e non riguardi solo una classe è un fattore che sfavorisce a prescindere l'affermazione di un movimento classista di sinistra o comunque comunista. Rizzo, che può anche non piacere, è l'unico che ha capito questo a sinistra ed è l'unico che ha capito che oggi portare avanti la lotta di classe nei termini dello scontro padroni vs. operai è limitante. Il suo problema è che riproporre una sorta di veterocomunismo, seppur riadattato al contesto odierno, non porterà lo stesso da nessuna parte perché i fallimenti di quell'ideologia applicata nella storia - dettati non solo da condizioni esterne ma da fallacità insite nelle stesse "idee" comuniste di partenza - sono ormai patrimonio comune di milioni di italiani ed europei. Questo non toglie che il suo tentativo abbia una ragion d'essere e che in caso di fallimento del Movimento 5 Stelle o di suo spostamento a destra (cosa che sta già in parte accadendo) possa ritagliarsi uno spazio che finora non ha avuto.