Queste due affermazioni sono l'una in contraddizione con l'altra. Se la razza non genera "comportamenti omogenei" essa non può condizionare lo sviluppo culturale di un popolo.
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


Il QI è un numero. Se dici che un numero influenza la cultura allora devi dimostrarlo assegnando allo sviluppo culturale un peso numerico e mostrarmi come i due numeri sono in relazione. Altrimenti sei costretto ad affermare che è "autoevidente". Al che io risponderò. "Opinione legittima, ma non sono d'accordo"
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Una classificazione è valida, se si fonda su un criterio oggettivo: dire che "un solo elemento, preso isolatamente, vuol dire poco e niente" è estremamente soggettivo ed arbitrario: perché uno e non due, tre, dieci oppure cento?
Nel momento in cui affermi che "Distinguere le persone sulla base del solo colore della pelle sarebbe, effettivamente, arbitrario", di fatto, stai abbattendo l'impalcatura della tua stessa ideologia razzista: solo pelle, sarebbe arbitrario, mentre pelle, più alcuni tratti somatici, non lo sarebbe? C'è dell'altro? E che cosa sarebbe questo "altro"?
Ti ricordo che sei tu, quello che scriveva:
Una differenza genetica è obiettivamente rilevabile, tra mori e biondi e, pertanto, se il tuo ragionamento fosse corretto, essi andrebbero classificati come sottospeci del genere umano: negarlo, sulla base del fatto che la differenza consiste in un unico aspetto, ed è quindi molto modesta, sarebbe "puro e semplice arbitrio".








«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

