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  1. #1401
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Se io escludessi completamente o quasi il fattore razziale ed etnico, che cosa ne verrebbe fuori?
    L'italianità si ridurrebbe ad essere una mera proiezione soggettiva dell'individuo che sceglierebbe, secondo quest'ottica, la sua identità. Un'identità per vivere necessita di persone che consapevolmente la trasmettano e decidano volutamente di riconoscervisi, ma tutti noi ci faremmo delle grasse risate se il sottoscritto si sentisse tedesco o polacco o cinese o nigeriano senza avere alcun legame concreto con la Germania o la Polonia o la Cina o la Nigeria. Riconoscersi nella storia di una nazione è possibile solo nel momento in cui si capisce che le persone che hanno contribuito a farla grande o anche solo a farla esistere sono i nostri avi e noi siamo la loro discendenza. Uno straniero viene meglio assimilato e rinuncia più facilmente alla sua identità d'origine nel momento in cui scorge, anche solo confusamente o inconsapevolmente, una certa convergenza delle sue origini con quelle degli abitanti della nuova società che lo ha accolto. Ed anche solo a livello visibile come si fa a riconoscersi in una società composta prevalentemente da persone che sono radicalmente dissimili da te? Ci sarà un motivo se l'altruismo risulta più facile e spontaneo coi propri simili (vedasi qui).
    Uno straniero che si trasferisce Italia avrà comunque difficoltà a recepire l'identità italiana perché estraneo alla sua cultura. Più è ampia la distanza culturale e più grande sarà la sua difficoltà. Il ruolo della razza in questo contesto qual'è? Ovviamente non c'è. Alla fine dal tuo ragionamento si evince che la motivazione addotta per l'esclusione è di natura prettamente morfologica e quindi "zoologica". Del resto lo stesso primo levi rilevava che il razzismo altro non è che un retaggio della nostra natura animale. In tutte le specie infatti gli individui morfologicamente dissimili vengono cacciati o respinti dal gruppo. Questa è una motivazione che ha un senso però è del tutto avulsa da ogni altra considerazione che hai esposto sul tema.

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  2. #1402
    Ragionatore Dubitante
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    I libri di antropologia fisica ne sono pieni di queste "implicazioni", ma il biondismo è un fenomeno limitato a determinate popolazioni e zone ed è spesso associato ad altre caratteristiche somatiche con cui sovente si presenta assieme (ad esempio, il colore degli occhi).
    I libri di antropologia fisica si limitano ad esporre classificazioni morfologiche sulla base di differenziazioni somatiche su base razziale. Altro par di maniche rilevare se quelle differenze razziali comportino implicazioni a proposito di come l'individuo interagise col mondo che lo circonda, dissimili rispetto a differenze circa il colore dei capelli o degli occhi.

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    Ultima modifica di TheMeroving; 25-05-19 alle 08:59
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  3. #1403
    sonnecchiante...
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    insomma per giò la famigerata appartenenza al popolo italico si traduce in: europoide+parla italiano.

    Ergo, qualsiasi straniero europoide che impara bene l'italiano è, italiano; vedasi rumeni, albanesi, francesi, tedeschi, ecc... ecc...
    mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
    Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172

  4. #1404
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    1) Hai appena compiuto una elencazione di valutazioni costi/benefici. Asserire che il bene spirituale è preferibile al bene materiale o che non lo è corrisponde anche 8n quel caso ne più ne meno a compiere una valutazione costi benefici!
    Se vuoi chiamarla "analisi costi/benefici", fai pure, anche se molto più semplicemente e appropriatamente lo si potrebbe (e dovrebbe) chiamare giudizio morale. Ma il "peso" dei singoli fattori valutati non è dato dalla loro utilità, ma dalla loro bontà. Quindi torniamo al punto di partenza: non è buono e giusto ciò che è utile, ma è ciò che è buono e giusto a dare la "misura" di ciò che è utile.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    2) Anche in questo caso si può rilevare che tutti coloro che condividono lo stesso spazio vitale devono avvertire la necessità di cogestire quello spazio vitale con pari impegno per il bene di tutti e questo risultato può essere ottenuto soltanto concedendo pari diritti a prescindere da qualsiasi valutazioni di natura diversa. L'equilibrio fra diritti e doveri è alla base di ogni forma di convivenza basata sulla cooperazione fra individui. Questa è la scelta logica da attuare nel caso in cui si sia disposti ad accettare la presenza di stranieri. Un altra scelta logica nel caso in cui questa disponibilità non sussista è quella di bloccare del tutto l'accesso agli stranieri. La scelta illogica é quella di creare un regime a due velocità in cui esistono sottogruppi di cittadini con diritti e doveri diseguali.
    La sola condivisione del medesimo territorio non è sufficiente a creare un legame come quello che intercorre tra persone della stessa nazionalità e che sono strette da storie comuni, mentalità comune, lingua comune, cultura comune ed origini comuni. Quella condivisione, nel caso del gruppo etnico/nazionale autoctono, vanta la solidità della stabilità data dal tempo e da una relativa omogeneità interna, mentre invece quella con lo straniero è una condivisione accidentale sotto ogni punto di vista. Una chiusura totale delle frontiere può essere un provvedimento momentaneo da attuare in casi di particolare emergenza o quando c'è un'effettiva impossibilità di accogliere anche solo un piccolo numero di persone, non un fatto permanente. Una politica saggia ed equilibrata, invece, seleziona i flussi, tenendo conto di diversi fattori, e dando la priorità agli autoctoni nell'accesso al lavoro garantisce che gli stranieri eventualmente impiegati come manodopera non tolgano lavoro a nessuno e non inneschino un meccanismo di concorrenza al ribasso sul mercato del lavoro, ma occupino dei posti che la popolazione autoctona non sarebbe stata in grado di "coprire". In tal modo, non ci sono situazioni di squilibrio nella società tra autoctoni ed immigrati. Dato che in una politica seria di limitazione e regolamentazione dell'immigrazione la densità abitativa di un paese va presa in considerazione, il numero di stranieri sarà circoscritto, limitato e, pertanto, di facile gestione o comunque sarà tale da poter essere gestito dallo Stato. Inoltre, il discorso dei diritti è male impostato: ci sono diritti fondamentali che ogni Stato ha il dovere di riconoscere e garantire a chiunque, prescindendo da fattori razziali, culturali, ecc. e ci sono diritti che invece hanno una portata differente. Ad esempio, il diritto alla vita è intangibile e non può essere leso da alcuno, a meno che non si tratti di punire un colpevole. Questo diritto va garantito a chiunque, autoctono o meno. Ma il diritto al voto non è un diritto fondamentale della persona umana e può essere ristretto o regolato come uno Stato meglio reputa opportuno per la società. Il diritto al sostentamento è un diritto fondamentale ma può essere regolato dall'autorità politica per il bene comune della società.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    La storia ha dimostrato che dato lo sviluppo di consapevolezza sociale attuale questi regimi sono squilibrati e non funzionano.
    Oggi non abbiamo chissà quale "consapevolezza sociale", oggi abbiamo perlopiù un forte individualismo, fomentato dalla chimera dell'egualitarismo. A furia di ripetere che siamo per davvero tutti uguali (e non solo in termini di dignità), si è creata l'illusione che ciò fosse vero. Quindi è chiaro che, in un clima del genere, l'idea che ci siano delle differenze e che ci si debba comportare di conseguenza suscita problemi. L'apartheid sudafricano, che comunque non è di certo un mio modello di riferimento, è crollato più a causa della pressione internazionale che per motivi interni. La fine che ha fatto la ex Rhodesia, abbandonando il regime segregazionista, è sotto gli occhi di tutti. Poi, se ragioniamo in termini di giustizia, concordo sul fatto che questi regimi avevano il difetto di essere troppo spesso carenti nella garanzia di quei diritti imprescindibili per ogni essere umano, a prescindere dalla razza di appartenenza, il che ha dato il pretesto per farli cadere ad ogni costo. Ma non sono di certo caduti perché "non funzionavano".

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    3) Che esistano resistenze antropologiche ad uno sviluppo sociale armonico e coerente con gli scopi della convivenza associata è indubbio. Che queste resistenze debbano essere incoraggiate e assecondate invece che additate come perniciose non è affatto logico.
    Merovingio, il problema che non cogli è che la società multirazziale, come tu la vorresti e come hanno provato a realizzarla in Europa occidentale, non è affatto qualcosa di armonico, equilibrato e coerente. E' vero che l'uomo è un animale sociale e che quindi è insita nella sua natura l'inclinazione ad associarsi con altre persone per il suo perfezionamento materiale e morale, ma è inevitabile che i legami stretti dall'uomo dipendano dalla nascita. Siccome la società è data dall'insieme delle famiglie, è naturale che si siano sviluppate delle diversità culturali, linguistiche e di mentalità. L'umanità è troppo vasta ed articolata per essere ridotta ad un'unica società al cui interno non ce ne siano altre più particolari e ristrette. Anzi, "geneticamente" è dalla famiglia ed attraverso la famiglia che noi accediamo alla società politica e civile ed è proprio in quella piccola comunità coniugale e domestica che ha la sua radice tanto la società in sé quanto le nazioni.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Così come è illogico che tu definisca "ingiusto" che a pari doveri corrispondano pari diritti. Se si intende attuare un principio di esclusività o prelazione su di un bene per il fatto che ne siamo i fautori più importanti non ha senso che consentiamo ad altri di curare quel bene senza garantirgli pari opportunità di goderne i frutti perché la discriminazione di cui stiamo parlando consiste proprio in questo. Ti ricordo che non stiamo discutendo dell'opportunità o meno dell'accoglienza di stranieri culturalmente o razialmente dissimili perché questa fattispecie non ha niente a che vedere con il concetto in sé di discriminazione
    Scusami, ma credo che tu non abbia ben chiaro che accogliere uno straniero è, in un certo senso, un favore che facciamo a quest'ultimo, non un favore che facciamo a noi stessi. E' lo straniero che viene qua a godere dei frutti di una società che non ha contribuito ad edificare o che non hanno contribuito ad edificare i suoi avi. I nostri nonni non si sono spaccati la schiena per Abdul o per Aziz. Si sono spaccati la schiena per se stessi e per i propri figli e nipoti. Quello che hanno costruito può essere dato a qualcun altro se e quando ciò non crea un problema a chi ne è il legittimo "possessore". Garantire prioritariamente l'accesso al lavoro agli autoctoni è un modo per evitare che gli stranieri usufruiscano di qualcosa che è parimenti necessario, o forse anche più necessario, agli autoctoni.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    4) Se il fatto ipotetico si compiesse sarebbe di portata identica al fatto certo.

    Se Giorgio rubasse sarebbe identico a Gino che è un ladro conclamato.!
    Permettere che il fatto possa compiersi significa accettare che nella società possano diffondersi massicciamente pratiche abortive su base eugenetica. Lo ritieni giusto? E' tutto qui il punto.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    5) Se quell'innesto nessuno lo ha mai eseguito in passato non possiamo valutarne la compatibilità. Quindi che fare? La domanda vera però è: possiamo evitare l'innesto?
    L'innesto è già stato provato: basta vedere gli esempi della Germania, della Francia, della Gran Bretagna, dell'Olanda, ecc. Modelli fallimentari e disastrosi.
    Prima di fare un innesto viene sempre valutata la "qualità" del pezzo di pianta che si vuole utilizzare. Se si va alla cieca, si espone l'albero ad un pericolo notevole.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Aristotele diceva:

    "Se c'è soluzione perché preoccuparsi? Se non c'è soluzione perché preoccuparsi?"
    In quale opera di Aristotele sarebbe presente una frase del genere?
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  5. #1405
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Quindi allo stato attuale ci sono studi scientifici che sono basati sulla mera osservazione fenomenologica senza alcuna conferma genetica delle conclusioni tratte. Osservare gli effetti però non ci dice assolutamente niente sulle cause. Affermare che gli africani sono razialmente indotti a sviluppare una "cultura africana" in quanto razialmente omogenei è un modo un po goffo con il quale si rischia indicare come causa quello che invece è un effetto che ha una causa ancora diversa!

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    Non so se sia un problema del correttore, però ti prego: scrivi "razzialmente", non "razialmente", che non si può vedere
    Venendo al dunque, a livello genetico, sappiamo che ci sono regioni del genoma che sono oggetto della selezione naturale soltanto negli europei, nei mongolidi e nei negroidi senza sovrapposizioni. Sappiamo anche che tra questi geni soggetti alla selezione naturale ce n'erano alcuni in grado di influenzare il cervello, altri ancora in grado di incidere sulla riproduzione, altri sul colore della pelle, ecc. Fra questi alcuni geni legati al funzionamento cerebrale erano oggetto di selezione solo tra i negroidi, altri solo tra gli europei ed altri ancora solo fra i mongolidi. Non sappiamo ancora la portata di questa influenza. Sappiamo solo che c'è.
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  6. #1406
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    La sola condivisione del medesimo territorio non è sufficiente a creare un legame come quello che intercorre tra persone della stessa nazionalità e che sono strette da storie comuni, mentalità comune, lingua comune, cultura comune ed origini comuni. Quella condivisione, nel caso del gruppo etnico/nazionale autoctono, vanta la solidità della stabilità data dal tempo e da una relativa omogeneità interna, mentre invece quella con lo straniero è una condivisione accidentale sotto ogni punto di vista.
    i sistemi politico-socio-culturali nella storia del mondo sono tra i più vari....
    pensare solo basandosi sul proprio è indice di ristrettezza mentale
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
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  7. #1407
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Il QI è appunto quantificabile. Più Qi o meno Qi. La cultura è quantificabile? Più alta? Più bassa? Quindi più Qi eguale cultura più "alta"? Meno Qi uguale cultura più "bassa"? Se così è allora anche la cultura è quantificabile. Se è quantificabile posso cercare di stabilire se esiste una relazione numerica. Altrimenti non ho alcuna possibilità di sapere se esiste una relazione.

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    Perché non mi rispondi? Secondo te, la capacità di risolvere determinati problemi ha o non ha un risvolto culturale?
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  8. #1408
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Uno straniero che si trasferisce Italia avrà comunque difficoltà a recepire l'identità italiana perché estraneo alla sua cultura. Più è ampia la distanza culturale e più grande sarà la sua difficoltà. Il ruolo della razza in questo contesto qual'è? Ovviamente non c'è. Alla fine dal tuo ragionamento si evince che la motivazione addotta per l'esclusione è di natura prettamente morfologica e quindi "zoologica". Del resto lo stesso primo levi rilevava che il razzismo altro non è che un retaggio della nostra natura animale. In tutte le specie infatti gli individui morfologicamente dissimili vengono cacciati o respinti dal gruppo. Questa è una motivazione che ha un senso però è del tutto avulsa da ogni altra considerazione che hai esposto sul tema.
    Se la cultura fosse in toto (non dico in parte, ma del tutto) qualcosa di indipendente dal fattore etnico (o razziale che dir si voglia), uno straniero extraeuropeo si integrerebbe molto facilmente in una società abitata totalmente o quasi da bianchi europei. E' così? L'esperienza ci dice di no.
    Ho menzionato la diversità morfologica perché, piaccia o meno, è anch'essa un fattore decisivo nei processi di identificazione e riconoscimento. Pensa ad esempio a come i genitori si riconoscano nei figli e di come, viceversa, quest'ultimi si riconoscano nei loro genitori. Non a caso i figli adottivi hanno spesso problematiche legate alla maggiore difficoltà di identificazione con i genitori d'adozione.
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  9. #1409
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    I libri di antropologia fisica si limitano ad esporre classificazioni morfologiche sulla base di differenziazioni somatiche su base razziale. Altro par di maniche rilevare se quelle differenze razziali comportino implicazioni a proposito di come l'individuo interagise col mondo che lo circonda, dissimili rispetto a differenze circa il colore dei capelli o degli occhi.

    Inviato dal mio SM-G965F utilizzando Tapatalk
    Nel post a cui replicavo, stavo facendo un discorso prettamente morfologico. Marietto sosteneva che l'essere biondi era un fattore di distinzione all'interno della popolazione umana pari a quello razziale. Nella mia risposta stavo facendo notare che invece il colore dei capelli non era un fattore minimamente esaustivo perché dalla portata limitata se non quando correlato con altri aspetti (le implicazioni di cui parlavo). Ecco, credo che nessuno possa negare che i libri di antropologia fisica in merito si siano sprecati nell'analisi delle diversità umane.
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  10. #1410
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    il colore dei capelli non era un fattore minimamente esaustivo perché dalla portata limitata se non quando correlato con altri aspetti (le implicazioni di cui parlavo).
    Bravo, è esattamente quello che dicono i genetisti dei geni che identificherebbero le razze: è un fattore non esaustivo e dalla portata limitata se non associato ad altri aspetti che, guarda un po', a livello genetico non ci sono !
    mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
    Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172

 

 
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