
Originariamente Scritto da
Giò
...senza aver dato risposte convincenti. Ed anche in questo caso l'attesa è stata nuovamente delusa.
Secondo te di cosa starò mai parlando?
Questa è la classica risposta sviante. C'è modo e modo di glissare e tu lo fa in modo pessimo. Obietti che si parla di mammiferi: chi ha mai detto il contrario? La domanda verte sul perché scegliere proprio il 25% anziché altre misure. Quante sono le "molte specie" in cui è riscontrata quella misura? Il 30%? Il 40%? Il 60%? Il 70%? L'80%? E perché scegliere il 30% anziché il 70%, ad esempio?
Qua continui a non rispondere. Dici che "ragionevolmente non significa totalmente arbitrario": verissimo, ma è proprio questo il punto. Pretendere che una misura (25%) considerata problematica perché arbitraria venga al tempo stesso considerata ragionevole in quanto osservata in molte specie significa accostare due cose (arbitrarietà e ragionevolezza) opposte tra loro. Dire che tutte le linee di demarcazione sono arbitrarie è una considerazione che lascia il tempo che trova: se l'arbitrarietà di questa misura non fosse stata problematica, non sarebbe stata segnalata come tale dagli autori stessi del paper, che pur la ritengono ragionevole!
"Perché non ha senso" non è una risposta. Wright è un eminente studioso di genetica, ben più qualificato degli autori del paper che ci hai proposto e sicuramente di te.
L'argomento secondo cui se dovessimo dare retta a Wright dovremmo individuare letteralmente milioni di razze è completamente fallace: se le razze differenti sono milioni, vuol dire che effettivamente ci sono milioni di razze diverse, non che le razze non esistono. Ovviamente, il problema nemmeno si pone perché le razze individuate non sono milioni, ma molte meno.
Seee, buona notte...
This conclusion, due to R.C. Lewontin in 1972, is unwarranted because the argument ignores the fact that most of the information that distinguishes populations is hidden in the correlation structure of the data and not simply in the variation of the individual factors
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12879450
Tra questi gruppi localmente distinguibili e rilevati geneticamente troviamo una curiosissima corrispondenza con le classiche razze individuate a suo tempo dall'antropologia fisica e, se andiamo a guardare ulteriori suddivisioni, con i vari gruppi etnici - nazionali e locali - esistenti. Ovviamente non è una casualità, ma la narrativa anti-razzista e politicamente corretta ti impone di ignorare questo dato di fatto.
Ahahahah questa forse è la migliore fra quelle che hai sparato: di "colore" non vuol dire nulla. Intendi dire che potrei vedere una persona dal fenotipo misto europoide-negroide che però in quello studio risulterà geneticamente europea? Ciò potrà e può avvenire solo se quella persona ha anche geni europei, come nel caso di molti afroamericani. Con questi esempi non dimostri nulla, anzi, ti dai la zappa sui piedi ulteriormente perché il fatto che nei meticci sia rilevabile la provenienza dei loro differenti antenati significa che "qualcosa" c'è
Bravo, hai fatto il compitino con il copia-incolla su Wikipedia.
Difficilmente posso capire perché una persona venga a dirmi che le differenze genetiche tra popolazioni dipendono dalle gradazioni nelle frequenze alleliche per dimostrarmi l'inesistenza delle razze, dal momento che a quelle differenti variazioni alleliche corrispondo proprio le cosiddette "razze"!
Bella scoperta: volendo, gli esseri umani sono suddivisibili anche per gruppi ancora più particolari delle razze. Questo non inficia i risultati delle ricerche di Rosenberg et al. né le conclusioni tratte.
La prossima volta cerca di rispondere con qualcosa di più interessante dei copia-incolla di Wikipedia, grazie.
Ricostruzione tendenziosa, ma chissà perché non mi stupisce:
Our evidence for clustering should not be taken as evidence of our support of any particular concept of “biological race.” In general, representations of human genetic diversity are evaluated based on their ability to facilitate further research into such topics as human evolutionary history and the identification of medically important genotypes that vary in frequency across populations. Both clines and clusters are among the constructs that meet this standard of usefulness: for example, clines of allele frequency variation have proven important for inference about the genetic history of Europe, and clusters have been shown to be valuable for avoidance of the false positive associations that result from population structure in genetic association studies. The arguments about the existence or nonexistence of “biological races” in the absence of a specific context are largely orthogonal to the question of scientific utility, and they should not obscure the fact that, ultimately, the primary goals for studies of genetic variation in humans are to make inferences about human evolutionary history, human biology, and the genetic causes of disease.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1310579/