
Originariamente Scritto da
-Duca-
Tornando in topic posto questo articolo interessante riguardo a possibili scenari da crack up boom. Le valute di carta perdono credibilità, e alcuni hedge found non vengono più denominato in dollari, euro, sterline o yen, ma direttamente in oro.
La febbre dell'oro, risalita negli ultimi mesi con la crisi dei conti pubblici in Europa, sta alimentando nuove strategie di investimento, che promettono di gonfiare ulteriormente la domanda del metallo prezioso. La nuova accelerazione nell'acquisto di Etf troverebbe ad esempio una spiegazione anche nel diffondersi di fondi di investimento denominati in oro, suggerisce Marcus Grubb, managing director del World Gold Council, parlando con il Sole 24 Ore a margine della Gold & Mining Conference a Milano.
«Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo, ma che sta prendendo piede. Alcune società di hedge fund hanno creato fondi azionari denominati in oro, invece che in dollari, euro o sterline. Si tratta di un modo per offrire ai clienti la possibilità di evitare il rischio cambio, in un periodo in cui le principali valute vengono guardate con sfiducia».
Il punto è che l'hedge fund deve a sua volta coprirsi acquistando oro, cosa che in genere fa attraverso gli Etf. Il maggiore di questi fondi denominati in oro, afferma Grubb, è gestito dalla Paulson & Co. del celebre John Paulson. Si spiega probabilmente anche così l'enorme quantità di quote dell'Spdr Gold Trust ammassate dalla sua società: al 31 marzo il maggiore Etf sull'oro costituiva il suo asset principale, con 3,43 miliardi di dollari investiti, pari al 17,1% del suo portafoglio, e corrispondenti a un centinaio di tonnellate di oro, più delle riserve auree della banca centrale australiana.
Altri hedge fund denominati in oro, di dimensioni inferiori, sono stati varati nel 2009 dalla Osmium Capital Management e dalla Superfund Asset Management.
Paulson, considerato un vero e proprio guru degli investimenti, ha ricavato miliardi iniziando a scommettere sulla crisi dei subprime tre anni prima del crollo di Lehman Brothers. Oggi ha sposato con fervore la causa dell'oro, convinto che il dollaro non abbia futuro e che l'eccesso di liquidità sui mercati finirà per sciogliere le briglie all'inflazione. Tra le sue più recenti creazioni c'è anche un fondo interamente dedicato all'oro, con forti investimenti in società aurifere, tra cui una quota del 12% in Anglogold Ashanti e il 4 per cento di Kinross Gold.
La passione per l'oro ha contagiato anche un'altra leggenda vivente tra gli investitori, George Soros. «Lui di Etf ne ha per circa 600 milioni di dollari – ricorda Grubb – e continuava a comprarne anche quando parlava di bolla dell'oro. Un altro forte investitore è il fondo sovrano cinese Cic (China Investment Corporation) con circa 200 milioni. E di recente sul mercato londinese ci sono stati forti acquisti da parte di Schroders, che è salita fino al 15% del portafoglio».
Il forte rimbalzo degli investimenti – non solo Etf, ma anche in barre e lingotti – secondo Grubb farà risalire la domanda globale di oro nel secondo trimestre (nel primo trimestre c'era stato un calo del 25% su base annua a 760 tonnellate). Un contributo verrà anche dalla gioielleria in Asia. A sostegno dei prezzi – su cui il Wgc non elabora previsioni – ci sarà inoltre il settore ufficiale: «Le banche centrali in questo momento sono acquirenti nette e per tutto il 2010 continueranno a dare un forte sostegno al mercato».
Hedge fund a caccia di lingotti - Il Sole 24 ORE