





A livello culturale, se intendiamo arte e letteratura, sono anche d'accordo. La storia della Russia si è mossa per secoli d'oro per cultura ed arte, quindi non può che averne preso pregi e difetti. Gli Stati Uniti sono una cultura molto giovane, senza una reale storia artistica, se non quella contemporanea e moderna.
Ma detto questo, visto che non si vive di sola cultura e letteratura (quest'ultima quando libera di esprimersi ovviamente), AD OGGI scelgo senza ombra di dubbio la cultura americana, se devo scegliere fra le due. Ma francamente eviterei entrambe se possibile.
"La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile" (Corrado Alvaro)
È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi


Tolleranza, rispetto, eguaglianza, democrazia, stato sociale (in alcuni casi), il rifiuto della guerra (nel caso italiano), persino il diritto alla ricerca della felicità (negli States): l’illuminismo e le Costituzioni del cosiddetto Occidente (che è più o meno il G7 meno il Giappone), dalla caduta del Muro di Berlino, si sono via via dimostrati sempre più dichiarazioni di principi astratti, non solamente scollegati con la vita politica, economica e sociale dei Paesi interessati ma richiami per allodole sempre meno efficaci. Perché?
Gli Stati Uniti, dalla Seconda guerra mondiale, non vincono davvero una guerra. Ve ne siete accorti? A parte le scaramucce di Grenada e Panama (dove le dimensioni delle forze in campo e la tracotanza dell’invasione statunitense è paragonabile solo a quella della muscolare Thatcher ai tempi delle Malvine), la politica statunitense, dopo l’Ottantanove (ma anche prima in alcune aree del mondo) e di molti Paesi europei al seguito, è diventata un coacervo di intromissioni negli affari di Stati sovrani, destabilizzazioni (quelle operate dalla Cia in America Latina, anche anteriormente, sono ormai realtà storiche) e invasioni armata manu, sanzioni spesso unilaterali contrarie alle risoluzioni Onu, protezione di regimi amici, accaparramento di risorse e suolo. E ancora, soldi facili, prima, con la costruzione e vendita di armi e, poi, nella ricostruzione di quanto distrutto, il tutto condito dalla retorica dello ‘sceriffo della democrazia’ che intende liberare i popoli dai dittatori (quali un Bashar al-Assad, recentemente rieletto Presidente della Siria con una vittoria schiacciante e un’affluenza alle urne superiore al 78%, e che gli States non sono riusciti a liquidare come i loro alleati francesi hanno fatto con Gheddafi, lasciando la Libia nella miseria di una guerra in-civile che dura da dieci anni, tra capi tribali e fazioni più o meno filo-occidentali, in attesa delle elezioni del prossimo dicembre).
All’interno, invece, il sogno americano, come raccontato perfettamente in Joker (ormai solo il fantasy a Hollywood sembra avere il coraggio di denunciare), si è infranto, prima, di fronte allo sgretolarsi delle promesse di Obama che, con il suo «Yes, we can», aveva abbindolato sia afroamericani sia europei (che, come ai tempi di JFK – ricordate la Baia dei Porci e il Vietnam? – a Berlino videro nuovamente l’imago di una specie di paladino delle libertà), e che ha preferito salvare i carnefici (ossia le banche) che non le vittime (milioni di statunitensi della classe lavoratrice) dei subprime. E poi, con il progressivo rivelarsi di quella mancanza di stato sociale – che significa anche sanità pubblica e diritto allo studio – che è esplosa nelle decine di migliaia di dollari richiesti ai pazienti ricoverati per Covid-19 e senza copertura assicurativa, dato che anche la riforma della sanità targata Obama è stato più o meno un bluff. E finalmente ecco il peggio del peggio, questa specie di ometto rancoroso che sarà ricordtao come l'Uomo che è quasi riuscito a portarci alla guerra totale, valle a diire alla distruzione del genere umano.
se fai le cose come gli altri poi diventi come gli altri - Charles Bukowsky




Ricordiamo che gli americani sono esseri inferiori e che la loro cultura è inferiore e barbarica, tanto che lo dicevano gli stessi liberali ottocenteschi a cui gli americani fingono di rifarsi.
Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.
F. Nietzsche, L'Anticristo, 62


consiglio questo bellissimo libro
La Democrazia americana -
di Wiebe Robert H. edito da Il Mulino, 20
Nella ricostruzione dell'autore, ciò che ha caratterizzato la democrazia americana dall'inizio dell'Ottocento è, come indica il titolo originale del libro, il "Self-rule", l'autogoverno della comunità e degli individui. La democrazia americana insomma nasce popolare, populista, decentralizzata, con una forte resistenza al potere istituzionalizzato. Questo modello democratico è stato travolto nei decenni a cavallo fra Otto e Novecento dal processo di modernizzazione, che ha portato a una democrazia centralizzata e gerarchica, al proliferare da un lato dei gruppi di pressione e delle lobbies e dall'altro al prevalere di una cittadinanza apatica, individualista ma non partecipativa.
se fai le cose come gli altri poi diventi come gli altri - Charles Bukowsky


Non e' colpa dell'Ungheria se e' entrata nella UE, nella UE ce l'ha voluta la Germania, per rafforzare il suo colonialismo economico non coi soldi suoi ma con gli investimenti della grande mangiatoia che e' l'UE
Nella UE come nella Nato si entra su invito dopo che ti sono stati promessi miliardi di investimenti nel tuo paese


Un paese "artificiale" (cioè dove l'essere umano non si è sviluppato per millenni, e dove miscugli etnie e razze convivono assieme, seppur con impepata di suprematismo) non può e non dovrebbe essere in grado di insegnare niente a nessuno. Invece hanno esportato la loro stupida cultura un pò ovunque in Europa e in alcune parti del mondo.
Uno Stato che si definisce democratico dovrebbe permettere che la libera opinione possa circolare legittimamente senza contrastarla con mezzi di forza maggiore - Pazzoide.

