
Originariamente Scritto da
MrBojangles
Si, ma, però ...
Usa, da 420mila “Paperoni” 340 miliardi di dollari al fisco
4 Dicembre 2018
I contribuenti facoltosi sono lo 0.4% del totale, ma guadagnano 1,3 trilioni di miliardi l’anno
L’imposta sul reddito delle persone fisiche, i suoi trend e gli andamenti, sono i dati più attesi della stagione fiscale Usa. Le ultime statistiche disponibili, riferite alle dichiarazioni presentate nel 2017 su anno d’imposta 2016, non fanno eccezione. In pratica, i redditi lordi dei lavoratori statunitensi hanno segnato un nuovo record, superando i 10mila miliardi di dollari. A monte d’un tale tesoro, e al netto di deduzioni e detrazioni o altri incentivi e benefici, sempre nel 2016 sono stati pagati 1,44 trilioni di tasse sul reddito da 140,9 milioni di contribuenti, almeno secondo i dati recentemente pubblicati dall’Internal Revenue Services, IRS, ovvero, l’equivalente delle Entrate italiane.
Numeri altisonanti, ma anche tante contraddizioni
I dati non mentono, a seconda di come li si legga. Scorrendo le tavole statistiche dell’IRS, un elemento
è evidente, la decisa “progressività” del sistema fiscale statunitense. Infatti, i 420mila contribuenti più ricchi, o milionari, oppure, Paperoni, versano al fisco federale il 22 per cento dell’intero gettito dell’imposta sui redditi degli individui. In sostanza, 420mila cittadini pagano un ammontare complessivo pari a quello versato da 70milioni di contribuenti appartenenti alle soglie medio-basse della scala reddituale elaborata dall’IRS. C’è quindi chi grida al prodigo esempio di “perfetta progressività”, tradotto, chi ha di più paga di più. Però, queste statistiche rilevano anche il crescere dello squilibrio tra contribuenti in merito al reddito. Lo 0,5 per cento dei più facoltosi è sempre più ricco e possiede redditi in abbondanza, mentre i percettori di redditi medi o bassi sono sempre più poveri e indebitati. E per di più, mentre gli appartenenti alle classi di reddito più modeste utilizzano soltanto 1/4 delle deduzioni, delle detrazioni, degli incentivi e dei benefici fiscali disponibili, i più ricchi ne ricevono quasi la metà. E’ davvero difficile spiegare come sia possibile che misure disegnate per favorire o per fornire un aiuto ai contribuenti con redditi modesti finiscano, in realtà, per sostenere contribuenti che non ne hanno affatto la necessità.
Numeri, numeri, numeri
Il primo ci dice che lo 0,001 per cento dei contribuenti più ricchi, ovvero, 1.409 individui, guadagna annualmente miliardi di dollari, mentre l'1 per cento dei contribuenti più facoltosi esibisce redditi superiori al milione di dollari. In sostanza,
quasi 500mila cittadini statunitensi dichiarano annualmente redditi pari a quelli riportati da più di 149milioni di lavoratori Usa. Uno squilibrio macroscopico. Nel 2016, il 50 per cento dei contribuenti con redditi più bassi ha guadagnato circa l'11,6 per cento del reddito totale prodotto negli Stati Uniti. In sostanza, i ricchi al top della piramide dei redditi hanno beneficiato del 19,7 percento della torta complessiva, mentre le 1.409 persone, che corrispondono ai miliardari, lo 0,001 per cento più alto, hanno esibito un reddito complessivo di 205 miliardi di dollari o il 2 per cento del totale degli Stati Uniti. Tecnicamente si tratta d’un sistema in cui la ricchezza è palesemente sproporzionata nel suo redistribuirsi.
Il gettito per classi di reddito
L'1% più ricco ha pagato una quota maggiore delle imposte sui redditi individuali (37,3%) rispetto al 90% dei contribuenti con redditi medi e medio bassi (30,5%).
Se invece si dividono in due i contribuenti,
il 50 per cento che presenta redditi più elevati ha pagato il 97 percento delle imposte sul reddito complessivo. Come dire, la metà più ricca paga ciò che la metà più povera non può permettersi.
Da noi, l'85% del gettito è dato da lavoratori e pensionati ...
