
Originariamente Scritto da
Giò
Forse t'illudi di aver fornito una risposta, ma non è così. Come già detto nell'intervento precedente, affermare che noi "attribuiamo" ai nostri "umani strumenti (...) il carattere dell'universalità" implica sostenere che le nozioni ed i principi primi potrebbero non valere universalmente, ma un'ipotesi del genere è formulabile solo se si ha un termine di paragone che consente di individuare ciò che è effettivamente universale, distinguendolo da ciò che non lo è (o lo è solo, per l'appunto, ipoteticamente). In quale post hai fornito questo termine di paragone? Nessuno. Quindi, non ci sono basi di alcun genere per poter relativizzare l'universalità di nozioni e principi primi.
La contraddittorietà della tua ipotesi è già stata esposta ampiamente: la nozione di ipotesi suppone quella di possibilità ed il requisito assolutamente necessario della possibilità è l'incontraddittorietà. Non serve ripetere, perché già evidente, che ipotizzare una realtà in cui il pdi e il pdnc non trovano riscontro significa sostenere la possibilità della contraddizione. Ma perché una possibilità sia considerabile tale dev'essere incontraddittoria, come appena ribadito. Quindi, la tua ipotesi contempla un'ossimorica possibilità impossibile.
Dire che la nostra conoscenza non può essere totale ed onnicomprensiva non c'entra niente con l'affermare che non abbiamo alcun genere di conoscenze certamente universali e necessarie. Il tuo errore è pensare che "universale", in questo contesto, significhi - cioè sia sinonimo - di "totale ed onnicomprensivo". Ma non è così. Per questo pensi che io usi due pesi e due misure: non ti avvedi del fatto che una conoscenza di carattere universale e necessario non è affatto detto che sia esaustiva. Ed al tempo stesso non t'avvedi che una conoscenza che non è esaustiva non significa che sia necessariamente relativa o relativizzabile nella sua veridicità.
Contraddire un dogma non implica una contraddizione? Non necessariamente in effetti - ma, stricto sensu, nozioni e principi primi (oggetto del contendere in questa nostra discussione) non sono dogmi (né, tanto meno, sono proposti come tali), cioè verità rivelate da Dio.
Non è uno strawman argument perché lo hai scritto davvero, Gunthr. Devo nuovamente citare il tuo post? Oppure non ti rendi conto che affermare di non poter escludere che esistano realtà contraddittorie (ti sto citando testualmente) significa proprio ammettere la possibilità che ci siano enti che possono insieme esistere e non esistere, pur esistendo?
Dire che io "postulo" il carattere necessario ed universale delle formalizzazioni operate dalla filosofia aristotelico-tomista dei dati del senso comune non giustifica minimamente il tuo atteggiamento perché il problema del mio postulare risiederebbe in una sua eventuale arbitrarietà, non nel postulare in quanto tale, se con "postulare" intendiamo il mero uso di una determinata nozione o proposizione come premessa necessaria di una dimostrazione.
E quanto all'asserita (da te) inverificabilità, vale la pena ripetere nuovamente quanto già ho detto nell'intervento precedente: l'ineludibilità di quanto espresso in queste formalizzazioni è, a tutti gli effetti, una prova o conferma sufficiente del suddetto carattere universale e necessario.
E come puoi distinguere una cosa dall'altra senza il pdi?
I fisici considerano valide fino a prova contraria le conclusioni che hanno tratto da determinati esperimenti, ma se - ad es. - il pdi ed il pdnc non avessero portata universale e necessaria come potrebbero distinguere un risultato da un altro o capire se effettivamente una nuova prova smentisce le conclusioni precedenti?
Dimentichi però che lo strumento di cui si parla è il pensiero. O, per meglio dire, l'intelletto. E l'intelletto è ciò che enuncia mentalmente la contraddizione. Se la mente produce tanto il pensiero della contraddizione quanto quello dell'incontraddittorietà, perché l'impronta che dà è proprio quella dell'incontraddittorietà?
L'ho già scritto nell'intervento precedente:
E che cosa renderebbe una valutazione veramente oggettiva, a tuo parere? Questo fantomatico osservatore esterno? Se sì, secondo quali criteri?
Vale il discorso che facevo sopra. Se il pdi fosse "relativo" - cioè, non necessario, universale, certo, oggettivo..., se non per nostra "attribuzione" arbitraria -, vorrebbe dire che non è detto che ogni cosa sia uguale a se stessa e vorrebbe pure dire che una stessa cosa possa essere e non essere simultaneamente e sotto il medesimo aspetto. Chiunque dovrebbe riuscire a capire che se non valesse universalmente il pdi cadrebbe qualsiasi distinzione, inclusa quella fra intelletto e realtà extramentale perché l'intelletto potrebbe insieme essere e non essere l'intelletto e la realtà extramentale potrebbe insieme essere e non essere la realtà extramentale.