
Originariamente Scritto da
Giò
Dubito che servirà, però provo a mettere un punto fermo:
«Il principio di indeterminazione di Heisenberg e la concezione delle leggi fisiche come leggi di probabilità, nonché infirmare il principio di causalità, non infirmano neppure il principio del determinismo, quando questo sia inteso in senso metafisico, perché esse ci dicono soltanto che noi non possiamo conoscere ad un tempo in modo preciso la posizione e la velocità di un elettrone, ma non che l'elettrone non abbia in ogni momento una posizione ed una velocità determinata. Si dice: ma l'indeterminazione di Heisenberg non è paragonabile ad un errore sperimentale di misura, dovuto cioè al fatto che lo strumento non è abbastanza preciso, [si dice] che, dal momento in cui lo sperimentatore ha visto una lancetta passare per un punto al momento in cui preme un certo bottone, è passato un certo, sia pur minimo, intervallo di tempo e così via. No, questa è una indeterminazione di principio, perché la precisione nella misura di una grandezza porta necessariamente con sé l'imprecisione nella misura di un'altra grandezza. Sta bene. Potrò dunque al più concludere che quell'imprecisione non è un fatto a cui la scienza di domani potrà rimediare, ma è un fatto legato a qualsiasi misurazione umana. (...) Quando si traggono dunque illazioni filosofiche sul valore del 'principio di causalità', anche inteso come principio del determinismo, dalle relazioni di indeterminazione della fisica contemporanea si confondono insieme cose diverse. Si vede che affermare ogni causa ha un effetto determinato e ogni effetto suppone una causa determinata (non ex quacumque virtute quaevis actio procedit) equivalga ad affermare: di ogni fatto si può trovare la causa e di ogni fatto si può stabilire quali effetti produrrà, riferendo quel "si può" non ad una semplice possibilità logica, ma alla capacità umana, alla capacità della scienza umana, se non a quella di oggi almeno a quella di domani, quando si saranno fatti sufficienti progressi. Ora ci si trova davanti a fatti che - non solo per un motivo accidentale che domani potrà essere eliminato, ma per un motivo legato necessariamente ai procedimenti scientifici - non possono essere esattamente determinati nei loro antecedenti e nei loro conseguenti, a proposito dei quali si possono formulare solo leggi di probabilità, e se ne conclude che il determinismo non ha valore. Ma osserviamo: altro è sapere che ogni fatto ha una causa determinata e produce determinati effetti, altro è sapere qual è la causa di quel fatto e quali sono i suoi effetti. Un fisico risponderà: ma se io non so quale è la causa e quale l'effetto, se questi non sono grandezze misurabili da fare entrare in una equazione, per me è come se non esistessero. Giustissimo: al fisico, qua fisico, non interessano che le grandezze misurabili; ma il fisico non può risolvere problemi filosofici. Il fisico dica: qui non è possibile dare una determinazione rigorosa, qui si dà solo una legge di probabilità; non parli di determinismo in generale né tanto meno di principio di causalità» (Sofia Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, II, Ed. La Scuola, 2015, pp. 86-87).