Premetto che non è il mio "personale" pdc: è quello della filosofia aristotelico-tomista.
Premetto pure che, nel filone del pensiero tomista, vi è chi sostiene che il principio di ragion sufficiente sia superfluo.
A questo punto, per evitare di avvilupparci nei soliti fraintendimenti, è bene puntualizzare come viene inteso anche il principio di ragion sufficiente in ambito neotomista: "Adunque sia fermo che ogni ente è incontraddittorio: incontraddittorio prima di tutto assolutamente o costitutivamente (...); ma anche relativamente, nel senso di dover essere relativamente tale da non implicare contraddittorietà assoluta (...). Affermare che ogni ente è assolutamente e relativamente incontraddittorio val quanto dire che esso, mentre è: 1) non è con gli elementi costitutivi, supposti, corollari che ne implichino la contraddittorietà o assoluta o relativa; 2) è viceversa con gli elementi costitutivi, supposti o corollari, senza cui implicherebbe contraddittorietà o assoluta o relativa. In questo senso ogni ente, anzi il complesso degli enti è razionale; (...) ha la sua ragion sufficiente" (Amato Masnovo, La filosofia verso la religione, Morcelliana, 2024 - nota: la prima edizione del testo risale al 1931).
Tutto ciò quale problema comporta per la meccanica quantistica?
Non devo venderti nulla, semplicemente si tratta di un esempio atto a mostrare che non è inconcepibile logicamente ed ontologicamente una relazione "causa-effetto" che prescinde dai limiti e dai vincoli spazio-temporali presenti nella nostra dimensione.





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