
Originariamente Scritto da
Giò
Quindi è chiaro che tu sostieni che la metafisica si riduca a linguaggio perché la nozione di "essere" non esprimerebbe alcunché di reale al di fuori del linguaggio stesso. Se ne deduce che, per te, se la metafisica esprimesse qualcosa di reale fuori dal linguaggio, allora potrebbe rivendicare legittimamente che le sue siano verità necessarie, universali ed oggettive. Pertanto, non mi sembra di aver riassunto in modo inesatto il tuo pensiero.
La descrizione che ho fatto del processo astrattivo con il quale otteniamo - prima confusamente, poi distintamente - la nozione di "ente" e di "essere" esclude che si tratti di mere speculazioni sul linguaggio. Continui a glissare sul fatto che la stessa critica che rivolgi alla nozione di "essere" si potrebbe rivolgere anche a quella di "esistenza". Infatti, il tuo ragionamento - nella prima parte - potrebbe essere tranquillamente ribaltato così:
- C'è qualcosa
- Esprimo il fatto che ci sia qualcosa con la parola esistenza
La domanda che mi pongo è: come mai non ti avvedi di questa banalità? Non capisci che la tua obiezione, alla fine, si riduce solo ad un escamotage dialettico, in cui neghi alla nozione di "essere" ciò che invece accetti per la nozione di "esistenza"? È vero che la nozione di "essere" nella metafisica può avere una portata più ampia della nozione di "esistenza", ma questo non toglie che se, contestualmente, la nozione di "esistenza" può essere convertita con la nozione di "essere", assumendone uno dei possibili significati, è proprio perché la parola esistenza esprime il fatto di esserci, il fatto che una cosa sia presente nella realtà. Il che suppone, non per qualche strana legge del linguaggio, ma per una necessità concettuale, la nozione di "essere".