
Originariamente Scritto da
Placido
2.2.3. Permanenza degli accidenti
Ciò che, pur appartenendo ad un ente, non gli appartiene essenzialmente, è chiamato da Aristotele sumbebekos, «accidente». In questo modo, lo Stagirita poteva distinguere, in ogni ente, tra ciò che ad esso appartiene, quanto è elemento mutevole e non strettamente necessario, da ciò che permane sempre identico a se stesso. La sostanza è stabile, perciò garantisce l’identità del subiectum pur nella mutevolezza delle sue qualità.
La sostanza è semplice quando è una forma senza materia, come gli angeli. Invece la sostanza materiale o corporale è immersa nella materia: la sua essenza è il risultato di una composizione (sinolo) di materia prima e forma sostanziale, essendo quest’ultima che dà l’essere ed è pertanto la sorgente dell’attività e delle proprietà specifiche di un determinato ente.
Questa dottrina filosofica è alla base dell’uso che Tommaso fa del termine «accidenti», sia in generale, sia nel trattato eucaristico. Dunque, accidenti del pane e del vino sono gli elementi visibili, ma non essenziali, perché non sono né la forma né la materia, ma li manifestano ed «ineriscono» ad essi. Infatti, un accidente non ha l’essere in proprio, come la sostanza, perché il suo essere è l’«essere-in», in latino inesse. Ne consegue che gli accidenti (per es. il colore bianco dei capelli, o il peso di un corpo) possono sussistere solo in un subiectum. Ma se la sostanza cessa, venendo meno il subiectum1555 cessano anche gli accidenti. Invece nell’Eucaristia avviene qualcosa che in natura non succede mai: abbiamo gli accidenti del pane e del vino che permangono, nonostante le rispettive sostanze siano mutate in altre.
Ora, se l’esse degli accidenti è quello di inerire, essere-in, essi devono – per così dire – “appoggiarsi” su un soggetto sostanziale per sussistere. Ma nell’Eucaristia, gli accidenti di pane e vino non si appoggiano sul loro soggetto proprio, perché questo muta in altro. D’altro canto, tali accidenti non possono appoggiarsi sul subiectum della sostanza del Corpo e Sangue di Cristo perché la sostanza del corpo umano non si manifesta con gli accidenti del pane, ma coi propri accidenti (è impossibile infatti confondere un uomo con un pezzo di pane). I teologi medievali, pertanto, avevano cercato di trovare soluzioni al dilemma. Si ricorda ad esempio la proposta di Pietro Abelardo († 1142) secondo il quale gli accidenti del pane e del vino si appoggerebbero sull’aria circostante1556. San Tommaso dimostra l’assurdità di questa teoria ed insegna che nell’Eucaristia, per intervento soprannaturale, gli accidenti rimangono senza soggetto1557. Per san Tommaso questo miracolo fa sì che gli accidenti mantengano tutte le loro caratteristiche naturali: quindi, anche se ora quanto consacrato non è davvero pane, se mangiato in quantità sufficiente nutre; e anche sebbene il contenuto del calice eucaristizzato non sia più vino, conserva ugualmente la capacità di dissetare1558.
Infine, il Dottore eucaristico precisa anche in che modo, secondo la sua opinione, si reggano gli accidenti, dato che non lo fanno su un soggetto. Tommaso ritiene che – per la potenza di Dio – avviene qualcosa che non succede mai in natura, ossia che degli accidenti ineriscano ad un altro accidente. E per lui tale accidente è la quantitas dimensiva, cioè la quantità di pane e di vino che sono stati consacrati. L’Angelico riconosce che sembra impossibile che la quantità del pane e del vino faccia da soggetto per gli altri accidenti delle specie, perché non esistono accidenti di altri accidenti, ma solo accidenti che ineriscono a sostanze. Però i nostri sensi mostrano che le Specie dopo la consacrazione mantengono i loro accidenti nelle loro dimensioni di prima, nelle dimensioni delle Specie stesse. Dunque le dimensioni del pane e del vino che sono stati consacrati passano a fungere da subiectum degli accidenti del pane e del vino. La quantità estesa del pane e del vino consacrati è il soggetto degli altri accidenti (colore, sapore…). Ciò in genere non è possibile, ma nel caso dell’Eucaristia dipende dal miracolo previo, per cui Dio ha concesso alla quantità di sussistere, nonostante non sia più nel soggetto del pane o del vino. Per questo, essa può fungere da soggetto degli altri accidenti1559.