



Forse non è chiaro @Giò che è possibilie ipotizzare un singolo motore di particella per ogni particella esistente nell universo>[/B]. Ognuno di essi "è" di per sé ed è per natura essenziale deputato alla creazione ex nihilo della sua singola particella la quale si combinerà con un altra particella generata da un altro motore di particelle fino alla creazione dell' intero universo.
Lo spazio è il tempo possono benissimo "essere" per essenza in una perfezione che gli permette di fungere da sfondo su cui la creazione si dipana.
Le speculazioni metafisiche che si possono fare compresa quella che prevede il Dio cristiano sono tutte coerenti sul piano logico e nessuna di esse è necessaria
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !




Dipende se preferisci lo sviluppo del sapere filosofico o lo sviluppi del sapere scientifico.
Personalmente sono d'accordo con il "greco" de La Tregua di Primo Levi quando dopo aver mangiato affermava
"A stomaco pieno mi viene voglia di parlare di Dio"
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Anche se insisti, la risposta è la medesima:
"Generare" non è "creare", quindi non giocare coi termini.
Riguardo al resto, anche se di per sé la questione è già risolta da quanto scritto sopra, rispondo sinteticamente, in parte ripetendo cose già dette:
- "bene" o "bontà" sono proprietà trascendentali dell'essere, che esprimono quest'ultimo sotto l'aspetto della desiderabilità o appetibilità. Pertanto, essendo Dio l'Essere stesso sussistente (o, se ti suona meglio, l'Essere per essenza), non può che essere la bontà stessa;
- la giustizia è dare a ciascuno il suo e questo attributo in Dio ne indica la razionalità (l'Essere stesso sussistente è incontraddittorio, quindi non gli può appartenere l'irrazionalità) e la bontà nel giudicare ed operare;
- Dio è onnipotente perché, essendo l'Essere stesso sussistente, può tutte le cose che sono possibili, cioè che non implicano contraddizione;
- Dio è libero perché la sua volontà non è necessitata o condizionata da alcunché (conseguenza del fatto che è l'Essere stesso sussistente). Non si può nemmeno dire che è condizionato dal bene perché lui è la bontà stessa;
- Dio è amore in quanto dotato di volontà (l'amore è l'atto primo e principale della volontà: siccome in Dio c'è una volontà somma, sommo in lui è anche l'amore).
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




È sempre divertente vedere come continui a ripetere il solito argomento contro lo scettico, come se io avessi formulato una “tesi scettica”, magari proponendola ingenuamente come verità assoluta. Ti parte un vero e proprio riflesso condizionato.
Se io parlo dei principi della logica come regole o leggi del pensiero, dovrebbe essere chiaro che non sto dicendo che questi principi sono aria fritta, ma piuttosto il contrario: come ho già detto più volte, se vogliamo parlare senza contraddirci, dobbiamo rispettarli.
Il problema è un altro: possiamo verificare che quei principi sono anche principi universali della realtà? Possiamo verificare la simmetria universale fra pensiero e realtà? O in altri termini: visto che anche secondo te non è detto che l’uomo possa conoscere “esaurientemente” la realtà, si può escludere che in quel margine di incertezza la contraddizione faccia parte della realtà?
Possiamo forse rispondere: io formulo queste domande applicando i principi della logica e quindi la risposta è sì, quei principi sono anche principi universali ontologici? No, sarebbe un non sequitur, perché in ogni caso il loro valore di principi logici non sarebbe in discussione.
Per dare a queste domande una risposta veramente oggettiva sarebbe necessario un punto di vista esterno al rapporto pensiero-realtà, il che però non è possibile. E questo vale per qualunque ipotesi noi formuliamo a proposito di questo rapporto: le risposte non potranno che essere a loro volta ipotetiche. Perché per ragionare sul pensiero bisogna usare il pensiero, e questo è un impasse, non la conferma che la realtà è universalmente simmetrica al pensiero.
E allora se non vuoi dire che distinguere vero e falso significa in qualche modo ammettere l’esistenza di una “verità in sé”, se non vuoi dire che ragionare secondo determinati criteri significa in qualche modo magari implicito fare della metafisica, non si capisce perché insisti tanto su questo punto: si discute, ovvero si gioca, accettando le regole del gioco: tu con la convinzione che queste regole siano universali, necessarie, oggettive ecc., io invece senza dare per scontato che tali regole riguardino altro che l’uomo e il suo modo di orientarsi nel mondo.
Qualunque metafisico potrebbe rispondere che la sua metafisica si prova sul piano della realtà, “nel costante confronto con le sue strutture”, ma sarebbe una risposta ingenua e circolare, dal momento che è proprio la metafisica a voler stabilire quali siano le strutture della realtà, e quindi cosa la realtà sia.
Uno scienziato effettivamente potrebbe rispondere: sul piano della realtà posso dare una verifica di quello che dico, ma il metafisico non può farlo. E infatti in quello che hai scritto la realtà non compare se non come interpretato, a conferma del fatto che non è la realtà a mostrare quale astrazione di “essere” o “non essere” sia legittima o meno, ma il metafisico stesso nella particolare interpretazione che ne dà.
- Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.
Nietzsche, 1887


Per me puoi anche ipotizzarli questi "motori di particelle", ma 1) non possono essere immateriali; 2) non possono rendere innecessaria l'esistenza di Dio perché Dio, in quanto Essere stesso sussistente, è il solo in grado di dare l'essere ad ogni cosa dal nulla, cioè senza alcun presupposto.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


@TheMeroving
Forse non è chiaro (sebbene ormai ripetuto centomila volte) che a "nostro" avviso ricadi sempre:
1) in un motore contingente (quindi creato da Dio);
2) in contraddizione.
Sarebbe ora che ammettesi la possibilità che quanto sopra sia vero.

