Sinceramente, a parte sapere che le tabelle di verità mostrano la veridicità o la falsità delle proposizioni (tra l'altro, il pdnc prima ancora che le proposizioni riguarda i termini), una volta stabiliti i valori di verità, non ho idea di come quell'insieme di simboli possa essere equiparato ad un sillogismo dimostrativo. Quello che so per certo è che non esiste un singolo autore che neghi l'autoevidenza del pdnc e la sua indimostrabilità, se non nei termini dell'elenchos che, come già detto, non sono propriamente dimostrativi. Quanto al pdte, anche in tal caso devo rilevare che non ho mai letto un singolo autore che non lo consideri conseguente o quanto meno legato al pdnc (tutt'al più c'è chi ne nega la validità universale, come nel caso di Tarski, riguardo al quale rimando al saggio di Kevin L. Flannery, presente nel testo "L'attualità di Aristotele", a cura di Stephen L. Brock, che già segnalai anni fa quando affrontammo il discorso sul pdte).
Ma sai, Severino è stato ascoltato da molti ma la stragrande maggioranza di chi l'ha ascoltato lo ha criticato, anche da prospettive molto diverse. La mia opinione non è che Severino fosse stupido, anzi, ma semplicemente che la sua fosse una posizione sbagliata che ha peccato di razionalismo. Una filosofia che non parte dall'esperienza rischia di diventare un vuoto astrattismo.
Un dato fornito dal senso comune è proprio il fatto che ci siano cose molteplici, distinte, correlate e mutevoli. Ma anche se volessimo prescindere totalmente dall'esperienza sensibile diretta o indiretta ci sarebbe il dato dell'"io" (o della coscienza, se si preferisce), che è irriducibile a quella altrui.
Anche messa in questi termini, sta di fatto che ci sono soggetti X che mutano in Y e, se mutano in Y, vuol dire che i soggetti X avevano quanto meno la capacità effettiva di divenire Y, se no non sarebbe stato possibile. Potevano anche diventare Z? Non è detto che lo si possa sapere, in effetti, ma rimane il fatto che c'è un mutamento.
Va bene, ma il punto è che è mutabile e frutto esso stesso di una mutazione.
La parola "incausato" indica qualcosa che esiste di per sé. Qualcosa che esiste di per sé è indiveniente e non può mutare sotto nessun aspetto ed in nessun caso.
Ma il fatto che il fotone non decada spontaneamente non indica che esso sia immutabile. Se lo fosse davvero, non si potrebbe nemmeno provocarne il decadimento.
Giocate spesso con l'ambiguità del "da sempre". Uso il plurale perché non è una cosa che fai solo tu. "Da sempre", in questo come in altri casi, vuol semplicemente dire che un determinato ente esiste continuativamente nel tempo. Come dice l'esempio tanto bistrattato dell'orma e del piede.
Onestamente, non so cosa c'entri col regresso all'infinito di cui noi stiamo parlando.





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