Il pensiero del colore rosso non sarà rosso, ma l'immagine fornita dai sensi a contatto con l'oggetto materiale di quel colore, da cui l'intelletto ha ricavato il concetto di "colore rosso", sì. L'argomento quindi non confuta che, dalla capacità dell'intelletto di avere nozioni immateriali, si deduca che l'intelletto stesso sia immateriale. Anzi, contribuisce a corroborare ulteriormente l'affermazione. Il fatto che l'uomo possa formulare la nozione di "colore rosso" mostra che l'intelletto è in grado non solo di "isolare" le caratteristiche particolari degli oggetti conosciuti ma anche di considerarle sub specie aeternitatis, ossia in ciò che hanno di immutabile, universale e necessario. La sensazione va al contingente, al mutevole e al singolare. Solo l'intellezione si eleva all'universale e al necessario, trascendendo l'esperienza fisica, di cui pur ha bisogno e si serve. Il più non viene dal meno, l'effetto è proporzionato alla causa che lo produce, l'agire segue l'essere ed il modo di agire segue il modo di essere: la sensazione è irriducibile all'intellezione, la conoscenza sensibile è irriducibile alla conoscenza intellettiva e, pertanto, l'intelletto non può che essere immateriale come lo sono le sue operazioni.
Intanto, riconoscendo l'immaterialità del pensiero e dell'intelletto, ammettiamo che la realtà non è soltanto quella materiale che percepiamo con i sensi.





Rispondi Citando
