Le AI vengono addestrate con astrazioni fatte dall'uomo e manipolano esclusivamente quelle (astrazioni).


Le AI vengono addestrate con astrazioni fatte dall'uomo e manipolano esclusivamente quelle (astrazioni).


L'insieme dei numeri naturali è limitato dal fatto di non essere l'insieme dei carciofi.


Un video appena uscito che riassume esattamente molti dei punti toccati qui
If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac




Noi ricaviamo la nozione di "esistente" e di "esistenza" dall'esperienza del fatto che esiste qualcosa, così come ricaviamo la nozione di "ente" e di "essere" dall'esperienza del fatto che c'è qualcosa. Come fai a dire che, nel primo caso, la nozione di "esistente" e di "esistenza" dice qualcosa di aderente al reale, mentre invece, nel secondo caso, la nozione di "ente" e di "essere" non avrebbe la stessa validità? Capisci che è un doppio standard ingiustificato?
L'affermazione che quelle che chiami "speculazioni...ulteriori" della metafisica siano solo riflessioni "interne" al linguaggio presuppone che tutti i termini utilizzati in un discorso filosofico di formalizzazione concettuale dell'esperienza immediata ed originaria dell'uomo non abbiano alcuna aderenza con la realtà. Ma questo presupposto è ingiustificato. Non esiste alcun passaggio dal piano delle cose a quello delle parole nel senso che sembri intendere tu perché noi esprimiamo sempre ciò che percepiamo con parole a cui corrispondono concetti. Mentalmente, verbalmente o per iscritto. O questo passaggio, se lo vogliamo considerare tale, è sempre invalido oppure le cose stanno diversamente.
Te la prendi ancora una volta con la nozione di "essenza"...ma cosa significa tale parola? Qualche entità strana e misteriosa? Una sorta di iperuranica idea platonica che vive di vita propria? No. Il termine "essenza" indica ciò che appartiene necessariamente ed universalmente ad un oggetto. In altri termini: quelle caratteristiche fondamentali senza le quali un ente non sarebbe tale. Dove sarebbe la speculazione linguistica autoreferenziale qui? Non esiste. Come già detto tante volte, noi pensiamo sempre per concetti e ragioniamo sempre connettendoli l'uno con l'altro, formulando giudizi. Le parole che noi leghiamo ai concetti indicano un contenuto e questo contenuto esprime qualcosa di universale e necessario. Quando noi cogliamo ciò che appartiene universalmente e necessariamente ad un oggetto, cos'abbiamo colto? Quello che la metafisica denomina col termine "essenza". Siamo in grado di conoscere a fondo l'essenza di tutti gli enti, ricavandone sempre delle definizioni perfette? No, ma questo la filosofia tomista non lo sostiene. Anzi, afferma che, a conti fatti, la tipologia più rigorosa di definizione - la definizione essenziale metafisica - è molto rara da ottenere. Questo non significa che quelle cognizioni che abbiamo in merito non siano valide solo perché limitate.
Forse ti sei dimenticato cos'hai scritto tu stesso qualche messaggio fa:
Se affermi che hai evidenza che "necessità, universalità e oggettività della metafisica" siano "semplici espressioni di un desiderio di assolutezza che è destinato a rimanere illusorio", stai esprimendo una verità. Che cos'è la verità? È l'adeguarsi dell'intelletto alla realtà. Quindi tu pensi (erroneamente, ma questo è un altro paio di maniche) di fare un'affermazione che trova riscontro oggettivo nella realtà. Sbaglio? Se è così, tu non stai facendo altro che utilizzare i concetti "illusori" della metafisica. In questo caso, quello di evidenza e quello di verità. Ecco perché sei in un loop argomentativo. Critichi la metafisica coi suoi stessi concetti...che critichi.
Per il resto, la tua argomentazione è semplicemente falsa: la filosofia tomista non ha mai asserito che la conoscenza dell'uomo, per il fatto che essa possa ottenere (alcune) verità di portata universale, necessaria ed oggettiva, possa essere illimitata ed arrivare ad una conoscenza universale, necessaria ed oggettiva di tutto. Stai scambiando S. Tommaso d'Aquino con una specie di dottor Faust dell'ontologia.
Qui non fai che reiterare la solita affermazione ingiustificata sulla metafisica e sul linguaggio, riguardo alla quale rimando alle argomentazioni di cui sopra.
A dire il vero, che l'essere diventi nulla è l'interpretazione che Severino dà alla dottrina aristotelico-tomista del divenire come passaggio dalla potenza all'atto. È quello che dice veramente la filosofia tomista? No.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Perdonami, ma faccio veramente fatica a capire come sia anche solo possibile slegare il concetto di limite da quello di finitezza o finitudine. Sembra poi che tu stia facendo più un discorso sui carcerati che sull'ontologia. Come se la parola "limite" riguardasse esclusivamente la restrizione delle possibilità di agire liberamente di qualcuno. Ma è un'operazione arbitraria. Ciò che è limitato è finito e viceversa. Sono sinonimi. Ma, al di là dell'aspetto linguistico, perché diciamo che gli enti sono ontologicamente finiti? Perché la loro esistenza è limitata dall'essenza ed il loro essere in atto dalla potenza. Prendiamo il caso dell'uomo. Qual è la definizione con la quale esprimiamo l'essenza dell'uomo? Animale razionale. Quest'essenza limita l'atto d'essere dell'ente-uomo. Infatti realizza "solo" quel grado di perfezione, che corrisponde all'essere animale razionale. Non altri possibili. Pertanto, l'uomo è un essere ontologicamente limitato, non essendo la realizzazione di tutte le perfezioni ontologicamente possibili. Perché quale ragione la finitezza (o finitudine) dell'ente non può essere espressa con le parole "limite dell'ente"?
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




Perdonami, ma questo è un palese fraintendimento. Il Primo motore immobile di cui parla la metafisica non è di certo un fenomeno. Dio non è mica una teoria alternativa al Big Bang. Per questo la seconda delle cinque vie (la via ex causa) riguarda la causa efficiente intesa come causa essendi e non come causa fiendi. Adesso capisco meglio perché avevi certe difficoltà sul concetto di creazione. Tu immagini l'atto della creazione come se fosse una sorta di fenomeno conseguente ad un fenomeno originario. Giusto?
Comunque, se vuoi capire bene il concetto di causa efficiente come causa essendi, potrebbe aiutarti far riferimento al momento nel quale pensiamo a qualcosa: noi non siamo semplicemente causa della nascita del nostro pensiero, ma siamo causa del fatto che quel determinato pensiero esista, cioè sussista nel tempo. Tant'è che, se iniziamo a pensare a qualcos'altro o se, banalmente, dallo stato di veglia passiamo a quello di sonno, quel pensiero lì cessa.
Vorresti dire che il muone si trasforma in elettrone?
La causa materiale e la causa essendi sono due cose diverse, comunque andiamo pure oltre.
Non vedo come da questa descrizione si evinca che Dio non sia necessario.
Quest'altra parte la tralascio nella risposta perché mi sembra che il "succo" della tua replica sia sopra.
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L'equivoco è sicuramente di natura linguistica.
Dire che un ente ha potenza passiva significa dire che è limitato dalla potenza passiva ovvero può perfezionarsi solo in virtù della potenza
Dio "è" e quindi per essenza non può essere niente altro rispetto a quello che "è", come anche tu hai convenuto. Quindi niente può limiitarlo nel senso di perfezionarlo perche è limitato dalla sua essenza. È limitato dal solo fatto di essere quello che "è" e nient altro.
Quindi torniamo da capo alla domanda.
Dio "e'",
ma in quale grado di perfezione ?
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