Merovingio, ho già spiegato nei post precedenti perché è così. Non posso ripetere ogni volta tutti i passaggi perché poi tu ricominci il giro, chiedendo nuovamente di ri-esplicitare tutti i passaggi.
Che cosa significa "perfezione" in relazione all'ente? Non mancare di nulla di ciò che compete all'ente. In tal senso, ogni ente, in quanto è in atto ed esiste, realizza quel grado di perfezione dell'essere "previsto" dall'essenza dell'ente in oggetto. Di esempi ne ho già fatti diversi. Perché Dio è assolutamente perfetto, a differenza degli enti "normali"? Perché, essendo l'Essere per essenza, è tutta la perfezione ontologicamente possibile. Come mai? Perché è l'Essere stesso, mentre gli enti normali - essendo realizzazioni di determinate essenze che prevedono determinati gradi di perfezione dell'essere - hanno l'essere per partecipazione. Non farmi ricominciare il giro perché la spiegazione è sufficientemente chiara.
È un'espressione che ti sei inventato tu e che, a quanto pare, soltanto tu sai cosa vuol dire.
Direi di andare oltre perché questo punto mi sembra ridondante, a meno che tu non vi attribuisca particolare importanza ai fini del discorso. Per me tutto ciò equivale a dire che Dio non può essere diverso da ciò che è perché altrimenti non sarebbe Dio, ma un ente qualsiasi che gode di una perfezione relativa.
Non solo: vuol dire anche che la sua esistenza non è frutto di un passaggio dalla potenza all'atto. Non è realizzazione di un'essenza (che implica il passaggio dalla potenza all'atto, dall'essenza all'esistenza) perché la sua essenza è pura attualità.





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