Già stai modificando quello che hai scritto prima:
Quindi queste pagine/questi fotogrammi scorrono o no?
Lo ha anche creato ovviamente.
Non segue: in quell'unico istante, come già detto, Dio conosce e vuole tutto, anche il fatto che gli eventi abbiano quella successione temporale.
Ho già chiarito questo aspetto qui.
Il fatto che tu parli genericamente di "volere di Dio" e di "tutto" senza le debite distinzioni. Qui sotto spiego perché.
Il pdnc afferma che una cosa insieme non può essere e non essere sotto il medesimo aspetto. In che termini (leggasi: sotto quale aspetto) Dio vuole tutto?
Chiariamo: cosa significa "tutto"? Tutto ciò che ha l'essere. Qual è il rapporto che intercorre fra l'essere ed il bene? Il bene è l'essere considerato sotto l'aspetto dell'appetibilità, è l'essere in quanto desiderabile. Quindi ciò che ha l'essere (l'ente) è buono. Che cos'è allora l'agire morale buono? L'agire dell'ente in modo conforme alla sua natura di ente. Il male invece è una privazione di bene. Nell'agire morale, il male sta al bene analogamente a come lo zoppiccare sta al camminare. In quanto attività - e basta - lo zoppicare non è considerato un difetto, perché è pur sempre un modo di camminare. Ma si comprende che è un difetto nel momento in cui tale modo di camminare è messo a confronto con quello normale. Lo zoppicare quindi è una mancanza di perfezione nel camminare. Analogamente, il male morale è una mancanza di perfezione nell'agire dell'uomo, una deficienza nell'operare dell'uomo, che antepone indebitamente un bene meno perfetto ad uno più perfetto. Dio quindi vuole l'agire dell'uomo nella misura in cui è bene perché il male è una sua deficienza, in sé priva di realtà positiva. Pertanto, a rigore, formalmente il male non esiste. Infatti, così come noi conosciamo lo zoppicare solo in quanto "accompagna" il camminare, analogamente noi conosciamo il male morale solo in quanto s'accompagna e tende a qualche bene. Perciò, stante le precisazioni di cui sopra, dire che "Dio vuole tutto" non può significare che vuole anche il male, in quanto male, perché il male in sé e per sé non esiste. Lo possiamo concettualizzare (similmente a come concettualizziamo il nulla) ed è il motivo per cui, ad una riflessione non attenta, può sembrare che dire "tutto" significhi includere anche il male. Ma la sua concettualizzazione non gli conferisce realtà propria. La domanda che può sorgere è: se il male non esiste, perché allora noi distinguiamo fra comportamenti moralmente buoni e cattivi, cioè malvagi? Come già detto, il male è privazione. E, più precisamente, è privazione di un bene che dovrebbe esserci ma non c'è. Per restare sull'esempio che ho fatto: nell'essere umano, il camminare dovrebbe consistere in un movimento disinvolto e senza difficoltà, di cui però la zoppia ne costituisce la privazione. E noi notiamo la zoppia proprio perché e nella misura in cui è un movimento senza quella disinvoltura che invece richiede il normale camminare dell'uomo. Nell'agire morale malvagio è completamente assente solo quello specifico bene a cui è opposto analogamente a come nella zoppia ad essere completamente assente è il bene dell'andatura fluida e senza difficoltà. Resta il soggetto agente e ciò, in se stesso, è un bene (analogamente a come la privazione del movimento disinvolto e senza difficoltà non distrugge completamente né l'attività del camminare, che in qualche misura, seppur difettosa, resta, né il soggetto che cammina). Si dirà: questa eradicazione del bene opposto al male però è comunque oggetto di tolleranza o permissione da parte di Dio e questo atto è da Dio voluto. In che termini? Dio ha voluto il bene opposto al male condizionatamente ma non efficacemente: avrebbe salvato la vita della gazzella, se non ne permettesse la morte in vista della conservazione della vita del leone. Nell'atto di tolleranza o permissione, Dio ha sempre e comunque in vista il bene che esso comporta. E questo conferma che Dio vuole solo ed esclusivamente ciò che è buono.





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