

mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Sono categorie comprensibili da chiunque: anche da un positivista fuori tempo massimo.
Un ente d'ordine è un insieme di sostanze che stanno in relazione fra loro. Una sostanza è un ente reale dotato di un principio di organizzazione ed azione unitario separato da altri. È come la differenza che passa fra un insieme di oggetti ed i singoli oggetti che ne fanno parte. La tua natura intesa come "totalità dell'esistente naturale diversa dagli elementi che causa" non sfugge a questa alternativa. O parliamo di una sostanza o di un ente d'ordine. O è un insieme di cose distinte e separate fra loro o è una cosa. Dimmi tu.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Ti risponderò con un esempio adatto a te.
Una molecola è composta da atomi. Finché questi atomi restano uniti formando la molecola, non sono sostanze. La molecola è la sostanza. Nel momento in cui la molecola si disgrega, gli atomi di cui era composta acquisiscono vita autonoma e divengono, perciò, sostanze.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Il criterio di realtà di Hegel è talmente opposto a quello dei fisici che in un momento di debolezza scrive:
[da: Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio; tr. it. di V. Verra, Torino, Utet, 1981, pp. 129 sg. (tr. con modifiche)]
[§ 6, annotazione] Nella Prefazione alla mia Filosofia del diritto si trovano le proposizioni:
Quello che è razionale, è reale,
e quello che è reale, è razionale.
Queste semplici proposizioni a molti sono sembrate sconcertanti e sono state osteggiate […]. [Ora,] nella vita comune accade che si chiami accidentalmente realtà ogni cosa che viene in mente, l’errore, il male e cose simili, come pure qualsiasi esistenza per quanto avvizzita e transeunte. Ma, già per il sentimento comune, un’esistenza contingente non merita il nome enfatico di realtà. […] Se l’intelletto con il dover essere si rivolge a oggetti, istituzioni, condizioni banali, esterne e transeunti, che possono magari aver avuto una grande importanza relativa per un certo tempo e per cerchie particolari, può ben aver ragione […]; chi non sarebbe così perspicace da vedere nel proprio ambiente quello che in effetti non è come dovrebbe essere? Ma questa perspicacia ha torto, se immagina di trovarsi, con tali oggetti e con il loro dover essere, nel campo degli interessi della scienza filosofica. Questa scienza ha a che fare soltanto con l’idea che non è così impotente da dover soltanto essere e non aver realtà, e, quindi, con una realtà nella quale quegli oggetti, quelle istituzioni, quelle condizioni ecc. sono soltanto il lato esterno superficiale.


Invece è proprio così: il relativismo filosofico, in particolar modo proprio quello gnoseologico, postula l'impossibilità di conoscere la verità oggettiva. Quello che tu proponi è un sofisma in cui giochi con l'ambivalenza dell'aggettivo "relativo" contrapponendolo artatamente ad "assoluto", che ti risulta più comodo rispetto ad "oggettivo". Quella che chiami "verità relativa in quel sistema di riferimento" è una verità oggettiva inerente un determinato aspetto della realtà. Ma il relativismo dice ben altro.
Se io sono distante da un determinato punto 100 metri e tu invece sei distante 50 metri, è vero sia che il punto è distante 100 metri sia che il punto è distante 50 metri. Le due cose non vanno in contraddizione proprio perché noi siamo due soggetti distinti in posizioni diverse, pur vivendo nella medesima realtà. Questo non vuol dire che è "relativo" che io sia distante 100 metri e che tu sia distante 50 metri: quelle due distanze sono certe, oggettive, "assolute" nel senso di non discutibili.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


1) quali sono le perfezioni di dio? Dovrebbero essere tutte di grado infinito. Questa è l'unica condizione che rende dio necessariamente unico.
2) ma questo l'ho già riconosciuto in diversi miei interventi. Perché me lo chiedi nuovamente?
3) se la definizione di "assoluto" è quella che tu dici essa non è conforme a quanto scritto al punto 1 e quindi l'unicità di Dio non è necessaria.
Riguardo alla precisazione rispondo che infatti parlare di assenza di limiti in riferimento a Dio è un nonsense, ma sei stato tu ad usare questo argomento.
Inviato dal mio SM-A536B utilizzando Tapatalk
- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


Chi mi spiega perché la pretesa di Aladar di dire come funziona la realtà non è assolutismo invece quella di Hegel lo è?


Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


@TheMeroving
Hai ragione perché hai ragione, l'ho capito.
Come diceva Hegel nell'intervento che ho postato scegliamo cosa è reale in base al nostro gusto del momento.