



La mia tesi è che Dio non è necessario.
Il ragionamento per assurdo nega una delle premesse della tesi (l'universo effettivamente creato) per dimostrare l'assurdità del contrario della tesi (dio è necessario).
Narel..vai a giocare col pupazzetto di Hegel che da i bacini al pupazzetto di Spinosa. La logica non è per te.
Inviato dal mio SM-A536B utilizzando Tapatalk
- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !






Basta fine del flame. Con te non è interessante nemmeno quello!
Inviato dal mio SM-A536B utilizzando Tapatalk
- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


Tu hai affermato quanto segue:
Qua è palese che stai facendo confusione - o che stai volutamente creando un equivoco, questo non lo posso sapere - fra la nozione di "ente" e di "essere" in senso indeterminato con la nozione rigorosa di "essere", formalizzata effettivamente solo nell'ambito della riflessione filosofica. Quello che ho descritto nel post precedente si riferisce esattamente a quello che la formalizzazione metafisica chiama esse commune rerum, cioè ad uno stadio in cui ancora non s'è arrivati alla speculazione.
In un altro post avevo scritto che la nozione di "ente" e di "essere" si "riguadagna" nel terzo grado di astrazione. Tale grado d'astrazione è, ovviamente, quello della filosofia (e della metafisica in particolare). Ma non ho mai preteso di spacciare questo livello di rigorizzazione per ciò che immediatamente si coglie a contatto con la realtà, ancorché sia virtualmente contenuto nell'intuizione astrattiva iniziale e nel giudizio d'esistenza che ne consegue. Uno potrebbe non arrivare mai a questo livello di riflessione? Ne convengo ma questo non dimostra alcunché. Una persona potrebbe non interrogarsi mai su cosa sia la meccanica quantistica e vivere bene lo stesso. Questo vorrebbe dire che la meccanica quantistica o qualsiasi riflessione su di essa sia "innaturale"? No.
Qualsiasi ricostruzione dei nostri atti cognitivi è inevitabilmente a posteriori: quindi questo non è un argomento.
Ed a proposito di ricostruzioni: ammetti che, effettivamente, sarebbe naturale "porsi per la prima volta di fronte a un oggetto dell'esperienza" ma poi aggiungi che non sarebbe il caso dell'"essere". E qui sorge spontanea una domanda: se ci si pone per la prima volta di fronte ad un oggetto dell'esperienza, quale giudizio formuliamo nella nostra mente, se non "c'è qualcosa"? Come potremmo formulare un giudizio simile, pressoché spontaneo, se non avessimo - quanto meno già implicitamente - la nozione di "essere", ancorché in modo non ancora distinto?
Non ci si fa alcun problema, prendendo in considerazione - ad es. - la salute dell'essere umano, a dire che l'essere umano (analogato principale), il cibo ed il colorito (analogati secondari) sono sani, ma se l'analogia si applica all'essere e all'ente allora apriti cielo.
Se io dicessi che le tue posizioni sono "dissenteria del pensiero", certamente starei usando una metafora, ma non sarebbe una metafora lusinghiera né tanto meno neutra in quanto implicherebbe un giudizio particolarmente sprezzante (per usare un eufemismo), a meno che qualcuno non consideri la dissenteria qualcosa di positivo per la propria salute. Quindi, giustificarti dicendo che hai usato una metafora, non smentisce l'accusa.
A maggior ragione, se si tiene conto del tuo doppio standard: il tomismo sarebbe "una forma di psicosi dettata dalla religione", "farneticante" (perlomeno se tratta di "essenza" e di "esistenza") ed una forma di "pensiero magico e arcaico", mentre invece l'affermazione hegeliana che il compito della ragione umana è creare e modellare il mondo sarebbe, nonostante tutto, "un'intuizione di grande portata" - anche se è palese che, se non in senso metaforico o analogico, non è soltanto "narrativa", ma vero e proprio delirio pensare che la ragione umana possa creare e modellare il mondo.
Premesso che sarebbe sterile tornare su una questione che abbiamo già trattato altrove, anche non riconoscere dignità filosofica al tomismo in ciò che ha di propriamente filosofico (e per individuare cos'abbia di propriamente filosofico basta applicare la nota distinzione fra rivelato per se e rivelato per accidens, se si è intellettualmente onesti), persino a detta di autori non tomisti, è segno ulteriore di mancanza di obiettività nel giudizio che, se non trova necessariamente spiegazione nel livore o nell'astio anti-religioso, la trova in una sostanziale miopia valutativa, che prescinde da qualsiasi adesione al tomismo stesso.
Stessa cosa dicasi del tuo considerare "mera posa" l'attenzione che il neotomismo ha riservato al pensiero filosofico contemporaneo o alle novità scientifiche. Come se non accettare acriticamente con plauso tutto quanto è stato o viene propalato dall'uno o dall'altro e vagliarlo alla luce della propria visione fosse necessariamente un difetto ed una sorta di chiusura - per usare le tue stesse parole - in un "piccolo mondo antico". È il ridicolo pregiudizio che la novità porterebbe con sé, ipso facto, qualcosa di buono, a spiegare plausibilmente considerazioni del genere, che tradiscono l'ideologia di chi le mette nero su bianco.
E qui si torna al punctum dolens: come si giustifica l'assertività di tali posizioni?
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


@TheMeroving
Se usi la dimostrazione per assurdo negando "l'universo effettivamente creato" (che non si capisce nemmeno che cavolo voglia dire), puoi ottenere solo la dimostrazione de "l'universo effettivamente creato" (qualsiasi cosa voglia dire).






Parimenti se supponi per assurdo "che l'universo consista in un agglomerato informe di atomi di idrogeno" con la dimostrazione per assurdo puoi ottenere solo la dimostrazione "che l'universo consista in un agglomerato informe di atomi di idrogeno" nient'altro.
Ammesso che tu ci riesca, con questa tesi non ci facciamo un tubo.