
Originariamente Scritto da
Giò
1) Posso farlo proprio perché tu pretendi che i motori M siano paragonabili all'algoritmo inteso come meccanismo funzionante, cioè siano essi stessi degli automatismi esistenti privi di intelligenza. Per il resto, dovrei soffermarmi sulla mozione divina delle cause seconde, ma secondo me è meglio se prima risolviamo il problema di cui sopra.
2) Se l'essere di Dio è infinito ed è la perfezione stessa, vuol dire che le perfezioni che l'uomo ha limitatamente Dio le possiede in modo incondizionato:
"Dio non è l'essere astratto e indeterminato, ma è la pienezza dell'essere, quindi ha tutte le perfezioni possibili, e nessuna qualità negativa. Perciò, Dio è formalmente tutte le perfezioni assolute, quelle, cioè, che non implicano in sé alcun limite, alcuna imperfezione; è, invece, virtualmente o eminentemente quelle perfezioni che implicano una imperfezione o limite. Spieghiamo un momento ciò che abbiamo detto: possedere formalmente una perfezione vuol dire possederla in se stessa, tale quale; possederla virtualmente o eminentemente significa possedere una perfezione maggiore, che, in certo modo, contenga la prima. Possiede formalmente una casa chi ha la casa, la possiede virtualmente chi ha un patrimonio sufficiente o esuberante per comprarsi una casa. Le perfezioni assolute sono quelle, come dice S. Anselmo, che è sempre meglio avere che non avere, le perfezioni non assolute sono quelle che talora è meglio non avere, perché il loro possesso esclude quello di una perfezione più alta. L'intelligenza, ad es., è una perfezione assoluta, la sensibilità no, perché implica la corporeità, la quale, a sua volta, implica composizione, limite, divisibilità, che sono imperfezioni, negazioni di essere" (Sofia Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, II, pp. 165-166).