





@Darwin
Quando la probabilità di pescare una sequenza finita in un insieme che contiene sia sequenze finite che infinite è zero?
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La probabilità di pescare una sequenza finita in un insieme che contiene sia sequenze finite che infinite è zero quando l'insieme è "dominato" dalle sequenze infinite, nel senso che il numero di sequenze infinite è molto più grande rispetto al numero di sequenze finite.
Per esempio, se consideriamo un insieme in cui ci sono sequenze di lunghezza finita (ad esempio, sequenze di bit) e sequenze infinite, la probabilità di scegliere una sequenza finita dipenderà dalla misura dell'insieme in un certo spazio probabilistico. In un contesto come quello dei numeri reali o delle sequenze infinite, le sequenze finite formano un sottoinsieme di misura nulla rispetto all'insieme delle sequenze infinite. Quindi, la probabilità di estrarre una sequenza finita è zero.
In altre parole, se l'insieme contiene sequenze infinite, queste ultime tendono a "dominare" in termini di probabilità, e quindi la probabilità di pescare una sequenza finita, che è un sottoinsieme di misura nulla, risulta zero.
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Su questo siamo d'accordo? Se siamo d'accordo potresti sempre obiettare che può esistere una sequenza infinita di carte mescolate che escono ordinate.


Ma la probabilità che tale sequenza infinita sia il nostro universo rimane sempre 0, perché la probabilità di uscita è 1 su infinito, no?
La domanda: ma il nostro universo è una sequenza finita o infinita non conta, perché nel dubbio, mettiamo tutte le sequenze nel calderone.


Il logorroico risponde ad un problema diverso da quello che discutiamo , quale è la probabilità di avere una sequenza di N mescolate 'ordinate o meglio quante smazzate dovremo fare per avere una probabilità p quanto vicino a 1 di avere una simile sequenza.
se poni p questa probabilità il calcolo è semplice , dato t la probabilità di avere una sequenza ordinata in una smazzata avremo una probabilità t^N di avere una sequenza di N smazzate ordinate.
quindi una probablità di (1-t^N) di non averla ora calcoliamo la probabilità di non averla avendo M serie di N smazzate : (1-t^N)^M , a questo punto basta trovare un M tale per cui tale probabilità sia inferiore a (1-p) quindi (1-t^N)^M < (1-p) M > ln(1-p)/ln(1-t^N) (da tenere presente che il ln di un numero inferiore ad 1 è negativo e quindi occorre invertire la disequazione.
Non mi sembra difficile
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


@Darwin
Non credo, visto che la domanda gliel'ho fatta io.
Ma la probabilità che la sequenza esista non è in dubbio, quello che voglio sapere io è la probabilità che questa particolare sequenza esca dal calderone contenente tutte le infinite sequenze finite ed infinite.


Infatti sei tu che hai fatto la domanda che rispondeva ad un quesito diverso.
Per la tua dipende sempre da quante 'pescate' farai dal calderone. E' ovvio se ci metti infinite sequenze ed un numero finito di pescate la probabilità è praticamente 0 , se ne fai infinite no.
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


No, la parola esistenza, esattamente come la parola essere, non indica oggettivamente “qualcosa” nel senso che intendi tu. Indica che le cose esistono, che ci sono - mentre per te indica appunto “qualcosa” - l’essere o l’esistenza - che fa sì che le cose esistano. È molto diverso.
Riprendendo le tue parole:
Se tu ad esempio, di fronte all’erba, alla lucertola e alla lattuga dici che appaiono verdi, è perché cogli fra esse una relazione. E cogli questa relazione perché c’è oggettivamente qualcosa che al di là delle differenze le lega e le fa apparire verdi. La parola "verdità" indica il fondamento della relazione fra gli analogati in questione. Infatti l’erba, la lucertola e la lattuga sono evidentemente diverse fra loro, eppure di tutte puoi dire che appaiono verdi. Come sarebbe possibile se non vi fosse solo “a parole” ma anche sul piano della realtà oggettiva una relazione?
Con questo criterio possiamo inventare tutti i principi trascendentali che vogliamo.
Non c’è motivo di avere tanta fretta: il tomismo afferma proprio che è l’Essere (con la maiuscola) a far esistere le cose, creando l’essere delle cose (con la minuscola), e afferma anche che si arriva alla conoscenza del primo partendo dal secondo. Il secondo non è solo una parola, le cose esistono perché hanno l’essere, se non avessero l’essere non esisterebbero - quindi la tua risposta è un tentativo di svicolare, a cui basta replicare in questo modo:
La parola “cosa” indica nel modo più generico possibile le identità che noi cogliamo, e quando diciamo “ci sono delle cose” intendiamo che quelle cose esistono, ci sono. E fino qui, siamo sul piano del linguaggio con cui esprimiamo i fatti.
Ma la metafisica compie un altro passo: dato che di tutte le cose noi diciamo che sono (= esistono), allora tutte le cose hanno in comune “l’essere”, dunque “l’essere” è il principio universale del tutto, grazie a cui le cose esistono.
Ed è con questo passo che ci si sposta dal piano del linguaggio che esprime i fatti al piano dell’interpretazione metafisica, trasformando il concetto di esistenza in qualcos’altro che un semplice concetto (per quanto di estensione massima), cioè trasformandolo in un principio trascendentale.
Ed è proprio questo passo che tu non vuoi vedere, e di conseguenza parli della “relazione fra tutte le cose e tutto di ogni cosa” come se fosse un fatto.
A questo punto, invece di dire: “senza il verbo essere non potremmo dire che le cose sono”, tu dici: “senza l’essere le cose non potrebbero esistere”.
Usando lo stesso procedimento potremmo ragionare così: tutte le cose bianche hanno in comune la bianchezza, dunque la bianchezza è un principio universale che permette alle cose bianche di apparire bianche: è vero che la bianchezza è un’astrazione, ma è ricavata da un fatto. Le cose appaiono bianche perché hanno la bianchezza; se la bianchezza non fosse un principio universale, non potremmo vedere cose bianche, ma che le vediamo è un fatto, dunque la bianchezza è un principio universale.
L’unica differenza fra l’essere e la bianchezza è che il primo ha un significato più generale, ma questo non significa - né prova - che sia un principio trascendentale, invece che un semplice concetto fra gli altri da noi elaborati.
Quindi in quello che hai risposto finora non c’è nulla che permetta di affermare che “l’essere” sia altro che un concetto alla base di una speculazione metafisica che dà un certa lettura della realtà.
Ma “ogni cosa è tale solo se è incontraddittoria” equivale a dire “ogni cosa è tale solo se è una cosa”, il che chiaramente è vero, ma siamo sempre nell’ambito delle condizioni che permettono alla nostra mente di pensare e di esprimere a parole la realtà. Si tratta di un criterio del pensiero e del discorso che viene promosso a legge necessaria della realtà, e di conseguenza le qualità di “contraddittorio” e “incontraddittorio”, che riguardano appunto il ragionamento e il discorso, vengono attribuite alla realtà. Ma al di fuori di una metafisica dell’essere, questa operazione non ha senso.
E mettendo fra parentesi il contraddittorio/incontraddittorio, non è chiaro per quale motivo la realtà non è come la colgono la tigre, il gatto, l’ape, il pipistrello, o come la coglieva l’uomo di Neanderthal, e non è nemmeno la somma di tutte le diverse prospettive, ma è solo e oggettivamente come la cogliamo noi, tale e quale l’ha pensata e voluta Dio.
Non ha senso continuare a ripetere queste cose, dal momento che io non ho messo in dubbio che il soggetto conoscente non sia la realtà conosciuta - e le conseguenze che tu trai da questa distinzione presuppongono il discorso sull’essere.
E come verifichi che le apparizioni dell’arcangelo e l’ascesa ai sette cieli corrispondano al vero oppure no? Sugli argomenti decisivi non c’è verifica possibile, si tratta semplicemente di crederci o meno.
Il musulmano direbbe che è un errore separare ciò che si sa da ciò che si crede, direbbe che anche lui dà l’assenso sulla base dell’evidenza estrinseca e su fondamenti razionali e storico-empirici, fra cui il fatto innegabile che Dio si è manifestato a Maometto dopo le vicende di Cristo, e quindi la volontà e la parola definitiva di Dio sono quelle espresse nel corano. Tu potresti ben rispondergli che si sbaglia, ma solo facendo ricorso ad argomenti che presuppongono il tuo punto di vista di cristiano.
L’antecedenza è di contenuto perché il nulla non è.
E allora perché non dire subito che il sogno non è realtà, invece di affermare che nel sogno si fa esperienza di realtà incontraddittorie?
Tu hai proprio spiegato in che senso i sogni altrui vanno corretti: hai scritto che non è vero che nel sogno si mostra una persona che è contemporaneamente un’altra persona, ma se ne mostra una che poi gradualmente si trasforma in un’altra. E se non bastasse questo, il delirio è semmai chiedere una prova che dimostri che il sogno può manifestarsi in forme contraddittorie, cioè uno dovrebbe portare prove che dimostrino che ha sognato ciò che ha sognato.
Tu sei indotto a insistere in questa folle impresa di annettere il sogno al dominio della logica perché la metafisica è abituata a trattare le ombre come se fossero realtà, quindi sei indotto a pensare che anche i sogni, parenti stretti delle fantasticherie metafisiche, obbediscano al principio di non contraddizione.
Ma la metafisica insegna anche un’altra cosa: che si può lavorare sul linguaggio inventando le categorie necessarie a far tornare i conti, per cui la categoria di “sostanza onirica” (che raccoglie persone distinte) permette di parlare in termini incontraddittori di un sogno che era contraddittorio.
- Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.
Nietzsche, 1887


@Darwin
Ma se nell'insieme le sequenze infinite dominano le finite, intanto le finite non escono mai.
Su un numero infinito di tentativi può uscire solo la sequenza infinita di carte che escono ordinate, ma qual è la probabilità che sia proprio la sequenza corrispondente al nostro universo?

