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Discussione: Fede o scienza?

  1. #13031
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    C'è l'idea di creare infiniti universi, ma c'è l'idea farne emergere uno solo. Altrimenti ripeto quell unico universo emerso non dipenderebbe da Dio è ciò è impossibile.
    Inoltre affermare che in Dio "vi siano" idee come se fossero parti di Dio è fuorviante. Dio è uno è non ha parti. Duo "è" quelle idee. Esse coincidono con lui e questo non in senso metaforico, ma in senso ontologico.
    Quindi ricapitolando Dio "è" infinite idee di universi, ma "è" anche un unica intenzione/idea di emersione di una e sola delle infinite idee di universi. Altrimenti l'emersione di un unico universo non sarebbe possibile
    No, aspetta: l'universo è sempre uno solo. Ricordati che intendiamo l'universo come "insieme di tutte quante le cose (finite) che esistono". Non intendiamo la nostra galassia o la nostra dimensione spazio-temporale o qualcosa del genere. Te lo dico perché parlare di "idea di creare infiniti universi" rischia di rendere confusi i termini del discorso. Se intendevi parlare delle singole idee divine dei singoli possibili universi creabili da Dio, allora ci siamo.

    Fatta questa precisazione, fra le idee divine c'è tanto l'idea dell'universo attualmente esistente quanto le idee di tutti gli altri universi possibili. Quindi, per riprendere una tua espressione, Dio "è" tanto l'idea dell'universo attualmente esistente quanto le idee di tutti gli altri universi possibili. Cosa fa la differenza? La volontà. E Dio può volere che certe idee restino solo tali oppure che assumano una realtà esterna a lui stesso. Dio vuole in modo necessario ogni cosa? Non esattamente: Dio vuole necessariamente solo ciò che è necessario di necessità assoluta (es.: che esista la bontà divina), ma non vuole necessariamente ciò che invece è necessario di necessità ipotetica (es.: se Tizio parla, Tizio non può non parlare mentre parla). La creazione dell'universo rientra in quest'ultima tipologia. Se non fosse così, vorrebbe dire che Dio ha una volontà totalmente necessitata e, perciò, assolutamente non libera: il che significherebbe affermare che Dio è privo di volontà. Se l'obiezione è che Dio è pure "l'intenzione di creare questo universo anziché altri", si ricordi che quell'intenzione è sempre intenzione libera che contempla la possibilità di scelte differenti e sarebbe rimasta tale anche se Dio avesse deciso altrimenti. D'altronde, c'è poco da fare: Dio, senza l'universo, c'è; l'universo - leggasi: qualsiasi universo possibile - no.
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  2. #13032
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    Anche perché non è una questione di parametri e/o costanti.

    Lo sarebbe se dicessi che l'universo non è un mazzo di 52 carte ordinate, ma molte di più (e sarebbe perfettamente lecito dirlo).

    Ma io sto dicendo un'altra cosa, che se anche l'universo fosse un mazzo di 52 carte ordinate, non lo è nel suo complesso spazio-temporale, ma è il ripetersi continuo (forse infinito) di 52 carte ordinate.
    No l'esempio delle 52 carte non è applicabile al tuo calderone , quello è una altra cosa.
    Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna

  3. #13033
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Darwin Visualizza Messaggio
    No l'esempio delle 52 carte non è applicabile al tuo calderone , quello è una altra cosa.
    Non è un'altra cosa, è una semplificazione in cui l'intera storia dell'universo viene rappresentata da 52 carte, al fine di affermare che non devi stupirti che l'universo è ordinato.

    La mia è invece una complicazione dell'esempio delle 52 carte, per affermare che devi stupirti eccome.


    Ero Narel Jarvi...

  4. #13034
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    No, aspetta: l'universo è sempre uno solo. Ricordati che intendiamo l'universo come "insieme di tutte quante le cose (finite) che esistono". Non intendiamo la nostra galassia o la nostra dimensione spazio-temporale o qualcosa del genere. Te lo dico perché parlare di "idea di creare infiniti universi" rischia di rendere confusi i termini del discorso. Se intendevi parlare delle singole idee divine dei singoli possibili universi creabili da Dio, allora ci siamo.

    Fatta questa precisazione, fra le idee divine c'è tanto l'idea dell'universo attualmente esistente quanto le idee di tutti gli altri universi possibili. Quindi, per riprendere una tua espressione, Dio "è" tanto l'idea dell'universo attualmente esistente quanto le idee di tutti gli altri universi possibili. Cosa fa la differenza? La volontà. E Dio può volere che certe idee restino solo tali oppure che assumano una realtà esterna a lui stesso. Dio vuole in modo necessario ogni cosa? Non esattamente: Dio vuole necessariamente solo ciò che è necessario di necessità assoluta (es.: che esista la bontà divina), ma non vuole necessariamente ciò che invece è necessario di necessità ipotetica (es.: se Tizio parla, Tizio non può non parlare mentre parla). La creazione dell'universo rientra in quest'ultima tipologia. Se non fosse così, vorrebbe dire che Dio ha una volontà totalmente necessitata e, perciò, assolutamente non libera: il che significherebbe affermare che Dio è privo di volontà. Se l'obiezione è che Dio è pure "l'intenzione di creare questo universo anziché altri", si ricordi che quell'intenzione è sempre intenzione libera che contempla la possibilità di scelte differenti e sarebbe rimasta tale anche se Dio avesse deciso altrimenti. D'altronde, c'è poco da fare: Dio, senza l'universo, c'è; l'universo - leggasi: qualsiasi universo possibile - no.
    Attenzione a cosa si intende con "intenzione libera". Dio non è libero come si intende noi creature contingenti. Dio non si mette lì a pensare "quale realtà esterna creo? Questa o quella? Ho deciso perché sono libero! Scelgo quella!". Quel tipo di libertà è una necessità delle creature contingenti le quali devono (hanno bisogno di) reagire agli eventi che siano pure eventi temporali (scelgo questo "ora" e quindi reagisco al tempo che scorre anche se non ho alcun evento ulteriore a cui reagire). Per noi la scelta è sempre in relazione al nostro modo che scorre. Che diviene. Dio è libero di scegliere piuttosto proprio perche non ha bisogno di scegliere. Egli è lo stesso pensiero che sceglie. Si potrebbe dire che influire la scelta è "già" compiuta se non si introducesse comunque un concetto legato al divenire. La scelta non è "compiuta". È Dio stesso ad essere la scelta.
    Noto comunque che tu insisti con le coniugazione del verbo scegliere. Queste suggeriscono però un azione. Se affermi che Dio "sceglie" invece di affermare che Dio "è" la scelta ti illudi di utilizzare scientemente una analogia con il comportamento umano quando stai in realtà costringendo la tua mente a far rientrare dalla finestra ciò che hai scacciato dalla porta: il divenire che in Dio non c'è.
    La distinzione fra necessità assoluta e necessità ipotetica fatta questa precisazione perde di significato dal mio punto di vista perché. Se Dio "è" volontà di creare questo universo (se dici che Dio "vuole" stai inconsciamente introducendo il concetto di potenza) non può essere volontà di altro. Se invece assumi che Dio possa "volere" questo piuttosto che altro stai attribuendo a Dio una volontà contingente come quella delle creature contingenti secondo le quali la volontà è un processo di maturazione che si sviluppa nel tempo. Duo non "vuole". Duo è "volontà". Torno a ripetere. Dio non ha bisogna della nostra volontà legata alle circostanze esterne.

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  5. #13035
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    No, la parola esistenza, esattamente come la parola essere, non indica oggettivamente “qualcosa” nel senso che intendi tu. Indica che le cose esistono, che ci sono - mentre per te indica appunto “qualcosa” - l’essere o l’esistenza - che fa sì che le cose esistano. È molto diverso.
    Dispiace constatare che, pur di non ammettere l'evidente, ricorri a contorsioni dialettiche prive di senso.

    Dire che la parola "esistenza" indica che "le cose esistono" significa affermare una banalità tautologica. Il punto è: perché affermiamo che le cose esistono? Per quale motivo diciamo che le cose esistono? Perché le constatiamo come tali, si dirà. E come facciamo a constatarle come tali? Proprio perché cogliamo questo "qualcosa" di analogo in tutte (le cose esistenti) che le accomuna in termini di relazione.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Riprendendo le tue parole:
    Se tu ad esempio, di fronte all’erba, alla lucertola e alla lattuga dici che appaiono verdi, è perché cogli fra esse una relazione. E cogli questa relazione perché c’è oggettivamente qualcosa che al di là delle differenze le lega e le fa apparire verdi. La parola "verdità" indica il fondamento della relazione fra gli analogati in questione. Infatti l’erba, la lucertola e la lattuga sono evidentemente diverse fra loro, eppure di tutte puoi dire che appaiono verdi. Come sarebbe possibile se non vi fosse solo “a parole” ma anche sul piano della realtà oggettiva una relazione?

    Con questo criterio possiamo inventare tutti i principi trascendentali che vogliamo.
    Bravo, @Gunthr! Finalmente hai capito un po' meglio come funziona! Il problemino, per così dire, è che la "verdità" è sì un concetto - e come ogni concetto indica qualcosa di universale e necessario -, ma non è e non può essere una nozione trascendentale: di tutti gli enti verdi puoi dire che sono...verdi, ma non di tutti gli enti in quanto tali. E l'aggettivo "trascendentale" indica che la nozione in oggetto ingloba tutte le altre di tutte le cose e di tutto di ogni cosa. Come dimostrano le categorie aristoteliche, la nozione di "essere" include le cose, la natura delle cose, la qualità delle cose, quantità delle cose, l'azione delle cose, il patire o subire delle cose, le relazioni delle cose, il luogo delle cose ed il tempo delle cose. Puoi dir lo stesso del concetto di "verde"?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Non c’è motivo di avere tanta fretta: il tomismo afferma proprio che è l’Essere (con la maiuscola) a far esistere le cose, creando l’essere delle cose (con la minuscola), e afferma anche che si arriva alla conoscenza del primo partendo dal secondo. Il secondo non è solo una parola, le cose esistono perché hanno l’essere, se non avessero l’essere non esisterebbero - quindi la tua risposta è un tentativo di svicolare,
    Invece c'è motivo eccome: se c'è un cardine del tomismo è che l'esse divinum non è l'esse commune rerum di cui noi stavamo parlando, caro wanna-be parmenideo a metà! E, mentre l'esse divinum è dimostrato dal tomismo come realtà, anzi, come summa res, l'esse commune rerum è sempre stato inteso come concetto che indica il fondamento della relazione fra tutte le cose ed il tutto di ogni cosa, senza essere una realtà propria, autonoma e sussistente. Un concetto che viene colto dapprima confusamente e che poi viene formalizzato, in termini rigorosi, dalla metafisica. Insomma, che ci sia un "qualcosa che esiste di per sé" che possiamo chiamare "Essere stesso sussistente" lo possiamo affermare per dimostrazione, non per immediata evidenza (o per formalizzazione rigorosa di quest'ultima). E, quando si parla di "essere delle cose", non si perde mai di vista che - per citare Enrico Berti - "il soggetto è soltanto in virtù dell'essere che di esso si predica", ovverosia che l'essere di ogni cosa è sempre, in concreto, essere determinato.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    a cui basta replicare in questo modo:

    La parola “cosa” indica nel modo più generico possibile le identità che noi cogliamo, e quando diciamo “ci sono delle cose” intendiamo che quelle cose esistono, ci sono. E fino qui, siamo sul piano del linguaggio con cui esprimiamo i fatti.

    Ma la metafisica compie un altro passo: dato che di tutte le cose noi diciamo che sono (= esistono), allora tutte le cose hanno in comune “l’essere”, dunque “l’essere” è il principio universale del tutto, grazie a cui le cose esistono.

    Ed è con questo passo che ci si sposta dal piano del linguaggio che esprime i fatti al piano dell’interpretazione metafisica, trasformando il concetto di esistenza in qualcos’altro che un semplice concetto (per quanto di estensione massima), cioè trasformandolo in un principio trascendentale.
    Ed è proprio questo passo che tu non vuoi vedere, e di conseguenza parli della “relazione fra tutte le cose e tutto di ogni cosa” come se fosse un fatto.

    A questo punto, invece di dire: “senza il verbo essere non potremmo dire che le cose sono”, tu dici: “senza l’essere le cose non potrebbero esistere”.

    Usando lo stesso procedimento potremmo ragionare così: tutte le cose bianche hanno in comune la bianchezza, dunque la bianchezza è un principio universale che permette alle cose bianche di apparire bianche: è vero che la bianchezza è un’astrazione, ma è ricavata da un fatto. Le cose appaiono bianche perché hanno la bianchezza; se la bianchezza non fosse un principio universale, non potremmo vedere cose bianche, ma che le vediamo è un fatto, dunque la bianchezza è un principio universale.

    L’unica differenza fra l’essere e la bianchezza è che il primo ha un significato più generale, ma questo non significa - né prova - che sia un principio trascendentale, invece che un semplice concetto fra gli altri da noi elaborati.

    Quindi in quello che hai risposto finora non c’è nulla che permetta di affermare che “l’essere” sia altro che un concetto alla base di una speculazione metafisica che dà un certa lettura della realtà.
    Stante quanto detto sopra, si conferma a maggior ragione una perdita di tempo star dietro a siffatti discorsi.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Ma “ogni cosa è tale solo se è incontraddittoria” equivale a dire “ogni cosa è tale solo se è una cosa”, il che chiaramente è vero, ma siamo sempre nell’ambito delle condizioni che permettono alla nostra mente di pensare e di esprimere a parole la realtà. Si tratta di un criterio del pensiero e del discorso che viene promosso a legge necessaria della realtà, e di conseguenza le qualità di “contraddittorio” e “incontraddittorio”, che riguardano appunto il ragionamento e il discorso, vengono attribuite alla realtà.
    Se dici che è "chiaramente vero", allora vuol dire che riconosci che quell'enunciato - "ogni cosa è tale solo se è incontraddittoria" - è conforme alla realtà. Perciò non siamo soltanto nell'ambito delle condizioni che permettono alla nostra mente di pensare e di parlare, ma anche in quello delle condizioni necessarie della realtà stessa. A ciò non vale opporre che la frase "ogni cosa è tale solo se è incontraddittoria" (ossia, se è uguale a se stessa) è solo una frase che esprime la realtà e non è detto che sia la realtà: se la frase esprime la realtà e si fonda sulla realtà, vuol dire - banalmente - che dice qualcosa (nel caso di specie: qualcosa di fondante e di fondamentale) della realtà. Se no, sarebbe un mero enunciato autoreferenziale, chiuso nella stanza del pensiero (per ricorrere ad una metafora già usata in precedenza).

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Ma al di fuori di una metafisica dell’essere, questa operazione non ha senso.
    Ti ho già ampiamente smentito: nessuna scienza (sia intesa come scienza moderna sia intesa come sapere rigoroso) può fare a meno del pdnc.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    E mettendo fra parentesi il contraddittorio/incontraddittorio, non è chiaro per quale motivo la realtà non è come la colgono la tigre, il gatto, l’ape, il pipistrello, o come la coglieva l’uomo di Neanderthal, e non è nemmeno la somma di tutte le diverse prospettive, ma è solo e oggettivamente come la cogliamo noi, tale e quale l’ha pensata e voluta Dio.
    Te lo ripeto ancora: capirai che un conto è affermare che il gatto vede un oggetto di colore "giallo", mentre noi lo vediamo di colore "rosso"; un conto è affermare che noi vediamo la realtà in quanto tale incontraddittoria, mentre invece la realtà potrebbe non esserlo universalmente.

    Noi sappiamo perché il gatto vede il colore "giallo", ma non il colore "rosso", mentre noi sì. Se volessimo dare per certo che l'homo neanderthalensis fosse un essere umano propriamente detto ed ipotizzare che esso non vedesse determinati colori, che invece noi riusciamo a cogliere, sapremmo dire perché.

    Ma se noi dicessimo, come hai fatto tu, che potremmo vedere la realtà universalmente e necessariamente incontraddittoria, pur non essendola veramente, non ci sarebbe alcuna risposta perché non v'è alcunché che potrebbe creare (anche solo per mera ipotesi) questo effetto distorsivo universale.

    Nel caso tu non l'avessi capito, questo problema va ben oltre la futile discussione se l'oggetto che noi percepiamo sia veramente di colore "rosso", come lo vediamo noi, anziché di colore "giallo", come lo vede il gatto. Perché, se anche volessimo ipotizzare che l'oggetto da noi percepito come "rosso" sia in realtà "giallo", e che quindi la vista "corretta" sia quella del gatto, sapremmo che questa differenza potrebbe esserci a causa di eventuali differenze anatomiche fra gli occhi umani e gli occhi felini (ed in qualsiasi caso saremmo di fronte ad un oggetto colorato: giallo o rosso poco importa).

    L'incontraddittorietà universale e necessaria degli enti, invece, è colta da noi come una legge necessaria e costitutiva della realtà: un fatto decisamente più strutturale dell'effettivo colore particolare di un certo oggetto.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Non ha senso continuare a ripetere queste cose, dal momento che io non ho messo in dubbio che il soggetto conoscente non sia la realtà conosciuta - e le conseguenze che tu trai da questa distinzione presuppongono il discorso sull’essere.
    Invece ha senso insistere perché, se non metti in dubbio che il soggetto conoscente non sia la realtà conosciuta, significa che accetti l'autoevidenza come garanzia che quella distinzione e che quella relazione esistano davvero.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    E come verifichi che le apparizioni dell’arcangelo e l’ascesa ai sette cieli corrispondano al vero oppure no? Sugli argomenti decisivi non c’è verifica possibile, si tratta semplicemente di crederci o meno.
    Il musulmano direbbe che è un errore separare ciò che si sa da ciò che si crede, direbbe che anche lui dà l’assenso sulla base dell’evidenza estrinseca e su fondamenti razionali e storico-empirici, fra cui il fatto innegabile che Dio si è manifestato a Maometto dopo le vicende di Cristo, e quindi la volontà e la parola definitiva di Dio sono quelle espresse nel corano. Tu potresti ben rispondergli che si sbaglia, ma solo facendo ricorso ad argomenti che presuppongono il tuo punto di vista di cristiano.
    Se il Corano riporta come buone e giuste cose che, in tutta evidenza, non lo sono, già si squalifica in partenza. Ovviamente, per accettare una simile frase, si deve riconoscere preliminarmente che ci sono principi morali universalmente vincolanti sulla base dei quali ogni essere umano deve agire e conoscerne i contenuti. Volendo andare oltre questa considerazione, la differenza la fa la credibilità del testimone. Se i Vangeli e gli altri libri del Nuovo testamento sono una testimonianza credibile, questo già elide in partenza qualsiasi cosa li contraddica.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    L’antecedenza è di contenuto perché il nulla non è.
    Io non ti ho chiesto perché è "di contenuto". Io ti ho chiesto perché sarebbe "di contenuto", ma non "logica". Me lo sapresti dire?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    E allora perché non dire subito che il sogno non è realtà, invece di affermare che nel sogno si fa esperienza di realtà incontraddittorie?
    Questa domanda retorica è totalmente sconnessa dalla mia replica. Infatti non vi risponde minimamente. I sogni non sono parte della realtà esterna, ma sono parte della nostra esperienza mentale, cioè della nostra realtà mentale. Perciò, l'osservazione non coglie nel segno (tanto per cambiare).

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Tu hai proprio spiegato in che senso i sogni altrui vanno corretti: hai scritto che non è vero che nel sogno si mostra una persona che è contemporaneamente un’altra persona, ma se ne mostra una che poi gradualmente si trasforma in un’altra. E se non bastasse questo, il delirio è semmai chiedere una prova che dimostri che il sogno può manifestarsi in forme contraddittorie, cioè uno dovrebbe portare prove che dimostrino che ha sognato ciò che ha sognato.
    Tu sei indotto a insistere in questa folle impresa di annettere il sogno al dominio della logica perché la metafisica è abituata a trattare le ombre come se fossero realtà, quindi sei indotto a pensare che anche i sogni, parenti stretti delle fantasticherie metafisiche, obbediscano al principio di non contraddizione.
    Ma la metafisica insegna anche un’altra cosa: che si può lavorare sul linguaggio inventando le categorie necessarie a far tornare i conti, per cui la categoria di “sostanza onirica” (che raccoglie persone distinte) permette di parlare in termini incontraddittori di un sogno che era contraddittorio.
    Io ho spiegato in che senso vanno corrette le tue affermazioni strampalate sulla contraddittorietà costitutiva dei sogni. Non ho spiegato in che senso i sogni altrui vanno corretti, anche perché non c'è alcunché da correggere da questo punto di vista: infatti, al di là dell'impossibilità intrinseca (direi proprio: ontologica) di una cosa simile, non esiste alcuna prova che dimostri che i sogni siano in se stessi contraddittori, comunque li si voglia considerare, e, con buona pace dei tuoi tentativi di controbattere, un'affermazione senza prove o argomentazioni di alcun genere non ha alcun valore o significato. A meno che tu non pretenda che ti si creda sulla fiducia ma, senza che ti offenda, è proprio il caso di dire che il testimone non risulta credibile. Per il resto, che dire? Applicherò nuovamente la locuzione giustinianea nomina sunt consequentia rerum e definerò le tue semplici sciocchezze, partorite da un intelletto troppo orgoglioso, che soffre evidentemente di ontofobia. Dispiace perché l'Essere stesso sussistente (non triggerarti!) ti ha comunque fornito di talenti, ma in questo modo sono decisamente sprecati.
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  6. #13036
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Attenzione a cosa si intende con "intenzione libera". Dio non è libero come si intende noi creature contingenti. Dio non si mette lì a pensare "quale realtà esterna creo? Questa o quella? Ho deciso perché sono libero! Scelgo quella!". Quel tipo di libertà è una necessità delle creature contingenti le quali devono (hanno bisogno di) reagire agli eventi che siano pure eventi temporali (scelgo questo "ora" e quindi reagisco al tempo che scorre anche se non ho alcun evento ulteriore a cui reagire). Per noi la scelta è sempre in relazione al nostro modo che scorre. Che diviene. Dio è libero di scegliere piuttosto proprio perche non ha bisogno di scegliere. Egli è lo stesso pensiero che sceglie. Si potrebbe dire che influire la scelta è "già" compiuta se non si introducesse comunque un concetto legato al divenire. La scelta non è "compiuta". È Dio stesso ad essere la scelta.
    Noto comunque che tu insisti con le coniugazione del verbo scegliere. Queste suggeriscono però un azione. Se affermi che Dio "sceglie" invece di affermare che Dio "è" la scelta ti illudi di utilizzare scientemente una analogia con il comportamento umano quando stai in realtà costringendo la tua mente a far rientrare dalla finestra ciò che hai scacciato dalla porta: il divenire che in Dio non c'è.
    La distinzione fra necessità assoluta e necessità ipotetica fatta questa precisazione perde di significato dal mio punto di vista perché. Se Dio "è" volontà di creare questo universo (se dici che Dio "vuole" stai inconsciamente introducendo il concetto di potenza) non può essere volontà di altro. Se invece assumi che Dio possa "volere" questo piuttosto che altro stai attribuendo a Dio una volontà contingente come quella delle creature contingenti secondo le quali la volontà è un processo di maturazione che si sviluppa nel tempo. Duo non "vuole". Duo è "volontà". Torno a ripetere. Dio non ha bisogna della nostra volontà legata alle circostanze esterne.
    Ho ribadito più e più volte che Dio è potenza. Potenza attiva e non passiva. Quindi, se mi dici che, scrivendo "Dio vuole", sto inconsciamente introducendo il concetto di potenza, ti posso replicare che non lo introduco inconsciamente bensì che lo sottendo consapevolmente proprio nel senso di cui sopra. Il che non significa introdurre il divenire in Dio, giacché la potenza attiva non comporta mutazione in Dio.

    È corretto precisare che Dio è volontà, anzi, che è la sua stessa volontà ma questo non deve portare a pensare che la distinzione fra intelletto o scienza divina, da un lato, e volontà divina, dall'altro, sia un flatus vocis. Come si era già precisato diverse pagine di discussione addietro, se non c'è distinzione reale (come potrebbe distinguersi nel corpo umano un arto dall'altro), c'è comunque una distinzione logica (come può distinguersi l'uno dal vero nell'ente). Perciò, restando nell'ambito dell'analogia, si può tranquillamente dire che "Dio vuole" qualcosa e si può distinguere, senza timore di sbagliare, fra ciò che in Dio è intellezione e conoscenza e ciò che in Dio è volontà. L'identificazione reale non permette di mescolarle e confonderle.

    Ora, se è necessario che Dio conosca letteralmente tutto nel senso più ampio possibile (altrimenti non si potrebbe parlare di onniscienza divina), non è affatto necessario che Dio voglia necessariamente tutto ciò che fa. Sostenere il contrario, ribadisco ancora una volta, significherebbe inficiare la volontà divina perché la volontà è tale solo se è libera. La libertà implica la volontà e la volontà implica la libertà. Perciò, sostenere che Dio è la scelta di creare ed è la scelta di creare questo universo, intendendo dire che, se non avesse creato affatto o se avesse creato un universo diverso, sarebbe stato "ontologicamente" differente da com'è, significa negare Dio come libertà e volontà. Dicendo che, se Dio è volontà di creare questo universo, non avrebbe mai potuto essere volontà di crearne un altro, pena il non essere Dio, significa introdurre un condizionamento necessitante in Dio e, più precisamente, un condizionamento dettato non solo dal creato, ma dalla stessa tipologia di universo eventualmente creato.
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  7. #13037
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    ah non lo vedi, davvero?
    ..sara' mica perche una volta nota la predizione infallibile questo qualcuno non potra piu contravvenire ad essa?
    Nota a chi?
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  8. #13038
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    @Giò

    ti volevo chiedere secondo te che tipo di Magistero sono questi documenti sull'IA, del Papa e del Dicastero:


    https://press.vatican.va/content/sal...html#integrale

    https://press.vatican.va/content/sal...083/01166.html
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  9. #13039
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    @Giò

    ti volevo chiedere secondo te che tipo di Magistero sono questi documenti sull'IA, del Papa e del Dicastero:


    https://press.vatican.va/content/sal...html#integrale

    https://press.vatican.va/content/sal...083/01166.html
    Premesso che sai come la penso in merito a quelli che, dal Concilio Vaticano II in poi, sono presentati come atti di Magistero (del Papa o del Papa in comunione coi vescovi), stante l'intenzione quanto meno dubbia che li vizia, direi che sicuramente sono (sarebbero) Magistero ordinario. Bisognerebbe poi leggerli nel dettaglio per capire quali proposizioni possono (potrebbero) essere ricondotte al Magistero ordinario infallibile e quali no.
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  10. #13040
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Premesso che sai come la penso in merito a quelli che, dal Concilio Vaticano II in poi, sono presentati come atti di Magistero (del Papa o del Papa in comunione coi vescovi), stante l'intenzione quanto meno dubbia che li vizia, direi che sicuramente sono (sarebbero) Magistero ordinario. Bisognerebbe poi leggerli nel dettaglio per capire quali proposizioni possono (potrebbero) essere ricondotte al Magistero ordinario infallibile e quali no.
    Grazie, Giò.
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
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