Vi propongo questa interessante conferenza in cui emerge un Aristotele in sé che prescinde dai commenti di Tommaso ed Hegel, ma anche una connessione fra questi ultimi due.




Oltretutto la locuzione "metafisica dell'essere" è tipicamente neo-tomista, spesso usata per sottolineare i progressi di Tommaso rispetto agli autori precedenti.
Quindi è molto sospetta in una frase che vuole indicare un concetto espresso da questi ultimi.


Chiedo perdono ad Emv, ma vi lascio anche il parere di Ciccio in proposito:
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La questione ruota attorno a due punti principali:
1. **Il principio "ex nihilo nihil fit":**
Gunthr afferma che "l’essere non può comparire dal nulla" come fondamento universale della metafisica. Questo principio, riscontrabile in vari momenti storici (dalla filosofia greca a quella medievale), sottolinea l'impossibilità che qualcosa emerga senza causa. Tuttavia, la formulazione proposta sembra essere una rielaborazione personale, in quanto, come sottolinea Placido, nessun filosofo di rilievo ha espresso il concetto esattamente in questi termini.
2. **La locuzione "metafisica dell'essere" e il suo contesto storico:**
Il termine è tipicamente associato al pensiero neo-tomista, che evidenzia come Tommaso d’Aquino abbia progredito rispetto ai predecessori. Utilizzare questa locuzione per indicare concetti espressi dagli autori precedenti rischia di essere anacronistico, perché si applica una terminologia moderna (o comunque posteriore) a dottrine che, per loro natura, usavano concetti e termini diversi.
In sintesi, mentre il principio di base (l’impossibilità dell’essere dal nulla) ha radici antiche, la formulazione e la terminologia usate da Gunthr risultano sospette proprio perché sembrano riflettere una visione filtrata dalla prospettiva neo-tomista, non corrispondente fedelmente all’espressione originale dei filosofi antecedenti. Questa osservazione invita a una contestualizzazione storica più accurata, evitando di attribuire retrospettivamente terminologie che potrebbero distorcere il significato originario dei concetti filosofici.




Dando per scontato che entrambi sappiamo cosa significa immanente e transitivo, vediamo cosa significano gli avverbi "formalmente" e "virtualmente"
Formalmente= significa dal punto di vista della forma e non della sostanza ovvero dal punto di vista "logico" o astratto.
Virtualmente= in maniera virtuale non "reale", apparentemente non effettivamente.
Ma l'atto creativo o è immanente o è transitivo perché come ho già detto:
"se l'azione è veramente immanente, non può produrre un effetto esterno. Se produce un effetto esterno, allora è, in qualche modo, transitiva."
Aggiungere degli aggettivi non supera la contraddizione, anzi, di fatto sostengono che uno dei due è "irreale".
Ma una volta intesi i simboli, non ci sono dubbi sulla "soluzione" e sulle "evoluzioni", cosa impossibile con il linguaggio naturale. Non ci sono forum che discutono se 2+2 = 4 o meno...Anche una formula matematica non si capisce se non si conosce il significato che hanno i simboli che la compongono.
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


@TheMeroving
Se dico che il relativista prende le decisioni come si sveglia la mattina (parte della vita) per indicare che prende sempre le decisioni in quel modo, può essere considerata una sineddoche? Non è una metonimia perché non intendo indicare che il motivo della decisione è il risveglio.
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Sì, potrebbe essere considerata una sineddoche, anche se è un caso un po' particolare. La sineddoche è una figura retorica che implica una relazione quantitativa tra i termini, come la parte per il tutto o il singolare per il plurale.
Nel tuo esempio, "come si sveglia la mattina" rappresenta una parte della vita quotidiana che viene usata per indicare l'intero processo decisionale del relativista. Se l'intenzione è quella di estendere questa singola azione (il modo in cui si sveglia) a tutte le sue scelte, allora sì, è una sineddoche del tipo parte per il tutto (pars pro toto).
Tuttavia, poiché l'espressione suggerisce anche un criterio generico e non un vero e proprio rapporto quantitativo, alcuni potrebbero vederla più come una metafora. Ma se vuoi rimanere nella classificazione delle figure retoriche tradizionali, la sineddoche è una scelta difendibile.


- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


Faccio alcune domande collegate tra loro:
"La scienza tiene conto dei sensi umani o li disprezza ?"
"Le leggi scientifiche si applicano ai sensi umani ?"
"In base alle leggi della dinamica: un'idea che si evolve nella nostra intelligenza, è ferma o è in movimento? "
"Dov'è sta la Forza che mette in moto un'idea in quiete ?"
"Quando un'idea appare sul piano materiale, come l'I-Pod di Steve Jobs, questa azione è creare dal nulla ? Prima non c'era e adesso c'è !"
"Qualcuno ha scritto che la Fede è Certezza di cose che si sperano e dimostrazione di cose che non si vedono: questo tipo era un religioso o uno scienziato che ha semplicemente descritto tutto questo processo ?
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Chi vuol non ha,
chi sa non può,
chi né vuol né sa tutt' ha e può.


@TheMeroving
Non è un'iperbole perché non c'è un momento nella vita del relativista in cui qualcosa di esterno a lui possa condizionare la sua volontà di cambiare o mantenere le sue idee (al massimo influenzare, non condizionare).


Ma porre un segno è un atto, non precede l'atto. È, appunto, l'attributo dell'atto stesso, se è addittivo o sottrattivo.
La tua risposta mi rivela come considerate le questioni metafisiche mere convenzioni linguistiche.
La mia domanda era inerente a questa affermazione di Aladar:
Riformulo:La filosofa tomista afferma che l'atto creativo di Dio è un'azione immanente, cioè che rimane all'interno di Dio stesso, identificandosi con la sua essenza, introduce al contempo il concetto di "azione virtualmente transitiva", sostenendo che questa azione immanente ha il "potere di fare essere qualcosa fuori di Dio".
Questa è una contraddizione: se l'azione è veramente immanente, non può produrre un effetto esterno. Se produce un effetto esterno, allora è, in qualche modo, transitiva.
l'atto creativo per essere immanente è addittivo ma correttamente bisognerebbe dire che così è generativo. Solo che non voi potete capire questo distinguo per questo chiedevo se può essere immanente (secondo la vostra idea) ma sottrattivo.
NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
“Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
"Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"