Intanto una bella citazione di S. Brock:
"Il lettore moderno può essere tentato di immaginare la natura aristotelica come una sorta di spirito o di mente all’interno delle cose naturali.
Tuttavia, per Aristotele, mentre in una mente possono rientrare le specie di molte cose, ogni natura è determinata ad una sola specie.
La natura aristotelica non è neanche quella di Hegel: lo spirito che dorme.
Questo sarebbe un unico principio che percorre tutte le cose naturali, una fonte da cui zampillano infinite forme in modo lussureggiante e selvaggio, inconscio, come in un sogno.
Per Aristotele non c’è un principio detto «natura» che pervade tutte le cose.
Se ne esiste uno — almeno nella lettura di Tommaso — è quello che dà origine a tutte le nature.
È una mente, quella divina. Ma la mente divina mette pure in ordine le cose naturali. È sapiente. Ed è decisamente sveglia.
Heidegger ha criticato la dottrina cristiana della creazione, sostenendo che essa snatura le cose naturali, riducendole al modo delle cose artificiali.
Secondo lui questo ha favorito il dominio della visione tecnologica, in cui tutto viene interpretato in chiave, appunto, meccanica.
Tommaso però dice che una natura è una «ragione dell’arte divina insita nelle cose, per la quale le cose stesse si muovono verso un fine determinato; come se chi produce una nave facesse sì che il legno si muova da sé verso la forma della nave».
Così, sebbene parli di Dio come di un artigiano, Tommaso concepisce l’arte di Dio come qualcosa di molto diverso dalla tecnica o dall’arte umana.
L’uomo produce molti effetti nelle cose in virtù delle idee concepite dalle sue varie arti; ma tali idee non diventano mai principi intrinseci delle cose, principi costitutivi del loro stesso essere.
Non diventano cioè le loro nature. Nella visione di Tommaso, l’arte divina non sopprime le nature delle cose e nemmeno le nasconde.
È la prima causa della loro causalità stessa."