
Originariamente Scritto da
Giò
Come volevasi dimostrare: la tua replica (anche in questo caso) non è altro che un ritorno al punto di partenza dopo un lungo giro. Ti diverti così?
Nel corso della discussione è già stato messo in evidenza che le nozioni ed i principi primi non sono sindacabili proprio perché la loro negazione implica impossibilità reale, non soltanto logica. Non sono dati per scontati o considerati indiscutibili aprioristicamente, bensì perché, effettivamente, anche riflettendoci sopra ex post, risultano ineludibili. Rileggasi in merito il fitto scambio che abbiamo avuto sulla tua (ridicola) ipotesi di un mondo in cui non vige il pdnc e a tutti i vicoli cieci cui porta. Quindi, nessuna fallacia e, in tal caso, repetita iuvant: se anche volessimo qualificare le nozioni ed i principi primi come parte di una "interpretazione" e di una "chiave di lettura della realtà", non verrebbe meno la loro imprescindibilità, anche perché, come già ti dissi, il fatto che si possano formulare diverse chiavi interpretative della realtà non le rende tutte equipollenti (anzi).
La storia della filosofia dimostra solo che determinate nozioni sono state oggetto di discussione, di studio e di approfondimento. Ma il fatto che la nozione di "essere" sia stata materialmente oggetto di discussioni, di studi e di approfondimenti non ne confuta l'imprescindibilità. Ricorrendo ad un'analogia (la tua bestia nera), se si discutesse dell'esistenza luce del sole, questo non vorrebbe dire che essa non c'è o che sia soltanto un'opinione. Pertanto, la tua è l'ennesima obiezione fallace: hai questa idea bislacca secondo la quale se qualcuno formula un'obiezione riguardo ad una determinata "posizione", da questo solo fatto ne conseguirebbe che quella "posizione" sia necessariamente opinabile (leggasi: potrebbe essere sbagliata/infondata). Ma questo è solo l'ennesimo non sequitur e, se non lo pensi in generale, ad abundantiam non ha senso che tu lo applichi al caso della nozione di "essere".
Così come è fallace, da parte tua, formulare l'obiezione che, non essendoci una definizione di "essere", allora tale nozione risulterebbe "per statuto aperta all'interpretazione", a maggior ragione poiché "l'essere si dice in molti modi": il che, nel tuo linguaggio, significa che è nozione del tutto prescindibile ed opinabile nel senso che potrebbe non valere una cicca. Ma noi sappiamo ciò che racchiude in sé la nozione trascendentale di "essere": ogni cosa e tutto di ogni cosa. Ed è esattamente per questo motivo che l'essere si dice in molti modi ed è nozione trascendentale, universale e necessaria. Ogni cosa che riscontri nella realtà ed ogni aspetto di ciò che riscontri nella realtà è, infatti, riconducibile a tale nozione.
L'affermazione che il tomismo non sia una filosofia come le altre ma sia la filosofia per antonomasia sarebbe priva di fondamento? Lo abbiamo visto nel corso del dibattito: per cercare di confutarla sei ricorso spesso a sofismi e fallacie e, talvolta, addirittura a falsificazioni. Non ti sarebbe stato necessario, se davvero fosse così plateale quanto sostieni.
È "dogmatica"? Ripeto ancora: il ricorso a questa fraseologia in termini accusatori è mera fuffa retorica e ideologica che, come già detto, serve solo a nascondere il nulla delle tue posizioni.
Conseguenza della mia ignoranza "del fatto che come tutte le altre filosofie il tomismo ricorre ad assunti puramente teorici"? Fuffa ulteriore: prova a realizzare in concreto qualcosa che, in se stesso, è contraddittorio e poi vediamo se è solo mera teoria.