Vuoi continuare con questo giochino in cui tu mi dici che non c'è la definizione di "essere" ed io ogni volta sono costretto a ribadirti che, pur non esistendo una definizione secondo genere prossimo e differenza specifica, esiste una nozione di "essere"? Possiamo anche farlo, ma dopo un po' risulta stucchevole e noioso.
Quella che ho riportato è la semantizzazione della nozione di "essere". Perché negare che sia così? Non ce n'è motivo.
Il problema è che questo è già stato smentito. Pertanto, la reiterazione dell'argomento risulta priva di senso.
Quando si afferma che l'"essere" si dice in molti modi, s'intende indicare che ogni cosa e tutto di ogni cosa è riconducibile a tale nozione. Ogni cosa e tutto di ogni cosa, presi singolarmente, hanno il loro specifico significato - questo certamente implica pluralità - ma ciò non toglie che questi significati siano riconducibili, a loro volta, ad un significato unitario. Tale significato unitario l'ho già detto: la nozione di "essere" è il concetto di ciò che fonda la relazione fra ogni cosa e tutto di ogni cosa. Tu lo hai negato ma senza motivo e quindi ribadisci la tua linea argomentativa: usi la varietà di significati riconducibili a tale nozione per sostenerne l'intrinseca equivocità ma questo è un non sequitur. Ecco perché torniamo sempre sugli stessi punti.
Qui commetti l'errore di dare per assodato che la pluralità di significati riconducibili alla nozione di "essere" implichi l'inevitabilità di interpretazioni che, secondo te, non riuscirebbero mai ad attingere a conclusioni certe, restando nell'ambito dell'arbitrarietà o dell'ipotesi. Ed è un errore che deriva proprio dalla negazione gratuita che l'"essere" sia il concetto di ciò che fonda la relazione fra ogni cosa e tutto di ogni cosa. Se vuoi replicare in modo pertinente, devi entrare nel merito di questa formalizzazione, provando a mostrare che tale semantizzazione non significhi alcunché o sia effettivamente relativizzabile.
Ti chiedi quale sarebbe l'aggancio extralinguistico, ma la domanda ha la stessa risposta che si potrebbe dare, per analogia, se la si ponesse riguardo ad altre nozioni. Qual è l'aggancio extralinguistico - ad esempio - alla nozione di "umanità" o "animalità"? I singoli esseri umani o i singoli animali nella loro varietà e molteplicità. Nel caso dell'essere, l'aggancio extralinguistico sono i singoli enti nella varietà e molteplicità sia della loro individualità che degli aspetti che li connotano.
C'è indubbiamente una forma di intuizione, ma non è né un'intuizione "mistica" né qualcosa incomunicabile al prossimo: è un'intuizione astrattiva, che i filosofi hanno formalizzato in termini rigorosi, ma che è riscontrabile nell'esperienza di ciascuno (e chi dovesse negarla a parole, sarebbe costretto a riaffermarla, anche solo implicitamente, come fatto notare numerose volte).
Va poi detto che impostare un discorso sull'"essere" non significa esporsi necessariamente ad un discorso destinato a rimanere nel novero dell'ipotetico e dell'arbitrario. Affermare il contrario è fallace: se lo pensi davvero, provalo ma, finora, come ti ho mostrato, hai basato i tuoi interventi su convinzioni errate, fallacie logiche, sofismi, negazioni gratuite delle affermazioni altrui.
Il fatto che esista un discorso sul fondamento della realtà non significa che non si possa arrivare ad individuarlo e a riconoscerlo come tale. Ma questa tua affermazione è "figlia" degli errori che ho segnalato in precedenza, quindi diventa inutile soffermarcisi sopra.
A dire il vero, qua e là nella discussione ho parlato di cosa significhi esse commune (in questo filone della discussione stavamo proprio parlando di esse commune rerum), esse in actu (quando ho parlato di concetti dei "atto" e "potenza"), ipsum esse (quando ho parlato di Dio come Essere stesso sussistente) e quod quid erat esse (quando ho parlato del concetto di essenza). È normale però che in una discussione già molto densa ci si concentri su alcuni specifici punti di un argomento anziché su tutti quanti. Ti ho comunque esortato più volte ad entrare nel merito delle formalizzazioni effettuate dalla filosofia tomista - e tu non l'hai fatto. Perciò, affermare che queste "interpretazioni dell'essere" si basino "unicamente sull'autorità di chi ne ha parlato" è l'ennesima tua affermazione immotivata.
L'"essere" non è l'"esistenza", ma l'"esistenza" è riconducibile all'"essere". E non c'è nulla di problematico nel fatto che la nozione di "essere" si ricavi dal fatto che esistono delle cose. Ribattere, eventualmente, che dal fatto che esistono delle cose si può ricavare soltanto la nozione di "esistenza" anziché quella di "essere" significa non considerare che le cose che conosciamo hanno una propria essenza, cioè delle caratteristiche fondamentali che le rendono ciò che effettivamente sono, che però non possiamo identificare nella loro stessa esistenza, ancorché le si ricavi per astrazione dal fatto che esse esistono, cioè dal fatto che sono rinvenibili nella realtà extramentale.
Per concludere, in S. Tommaso non si parte dall'"essere" per provare l'"essere", ma si parte dagli enti come dato esperienziale che non solo precede la speculazione filosofica ma anche lo stesso linguaggio e da essi si astrae la nozione di "ente" e di "essere".
Tu sostieni che il mio ricorso alla parola "ente" nella descrizione di questo "processo" sia un tentativo di provare l'"essere" con l'"essere", ma la verità è che se anche utilizzassi una parola differente, come ad es. "cosa", non cambierebbe niente perché la sostanza del discorso non varia e perché le cose o gli enti che dir si vogliano te li devo pur indicare graficamente per potermi far capire.





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