Come noto, sulla base delle conoscenze scientifiche dell'epoca, San Tommaso d'Aquino sosteneva che la vita umana propriamente detta non incominciasse a partire da quella che noi considereremmo la fecondazione dell'ovulo da parte dello spermatozoo, mentre all'epoca era considerata l'unione del seme maschile con il sangue mestruale femminile, perché, a suo avviso, al momento del concepimento non c'era ancora una materia sufficientemente atta a ricevere la forma sostanziale umana. Pertanto, distingueva fra tre fasi: una in cui l'embrione aveva un'anima meramente vegetativa, un'altra in cui l'embrione assumeva un'anima sensitiva e poi un'altra ancora in cui, effettivamente, avveniva l'infusione dell'anima intellettiva da parte di Dio. L'Aquinate riteneva l'aborto immorale in tutte e tre le fasi, ma al tempo stesso argomentava che un essere umano ci fosse soltanto nella terza fase. La terza fase (nel caso dei maschi dopo circa 40 giorni dalla fecondazione e nel caso delle femmine dopo 90 giorni circa) veniva preparata dalle due antecedenti ed il passaggio alla terza si verificava soltanto nel momento in cui l'embrione dotato di anima sensitiva raggiungeva il massimo del suo sviluppo, divenendo così materia atta ad "accogliere" l'infusione dell'anima intellettiva da parte di Dio. Si legga in merito quanto scrisse l'Aquinate nella Summa theologiae: "(...) al sopraggiungere d'una forma più perfetta, si opera la corruzione della forma precedente, poiché la generazione di un essere implica sempre la corruzione di un altro essere, tanto nell'uomo che negli animali: e questo avviene in maniera che la forma seguente abbia tutte le perfezioni della precedente, e qualche cosa in più. Così, attraverso varie generazioni e corruzioni, si giunge all'ultima forma sostanziale, tanto nell'uomo quanto negli altri animali. (...) Quindi bisogna affermare che l'anima intellettiva è creata da Dio al termine della generazione umana, con la scomparsa delle forme preesistenti, e che essa è insieme sensitiva e nutritiva" (Iª q. 118 a. 2 ad 2). L'infusione dell'anima intellettiva implicava una simultanea corruzione della forma precedente, giunta al suo massimo sviluppo, a causa della sostituzione con la nuova forma, inclusiva però delle perfezioni delle forme precedenti.
Questo esempio fa capire perché l'ipotesi che ho formulato (che, peraltro, non è mia, ma è già stata fatta da altri autori cattolici) riguardo all'evoluzione non è incompatibile con la metafisica tomista. Se all'embrione si sostituisce un qualsiasi appartenente al genere
homo, resta comunque valido ed applicabile il ragionamento che S. Tommaso ha fatto per l'embrione.
Mi pare di aver risposto sopra con sufficiente precisione. Il punto è che - se ci riferiamo ad
Humani Generis di Pio XII - quel "da materia organica preesistente" offre sufficiente libertà per poter ipotizzare quanto ho detto, ossia che Dio possa aver preso due appartenenti al genere
homo, dotati di anima sensitiva, nel contesto di una popolazione più ampia, e deciso di infondere in loro l'anima intellettiva, attuando così una mutazione sostanziale, e lasciando tutti gli altri nella situazione antecedente l'infusione dell'anima intellettiva nei progenitori.