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(Gv 3, 20-21)
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio


mah, non capisco la differenza tra intelligenza e capacità intellettive... comunque, per non perderci in discussioni parecchio soggettive, il punto è che io non capisco se per te "avere un'anima" significa "avere un'intelligenza fortemente superiore".
secondo me non è corretto vederla in quel modo perché:
- sono esistite specie umane con intelligenza poco più alta di quelle scimmie; mi sembrerebbe inopportuno non considerare umani l'homo habilis o altre specie umane.
- sono esistiti e esistono umani che sono meno intelligenti delle scimmie. noi li chiamiamo "ritardati","idioti gravi" o con altre etichette ma comunque il concetto è che hanno forti limiti intellettivi.
io credo che abbiano l'anima per il fatto stesso di essere umani, anche se sono meno intelligenti delle scimmie, se non dipingono bei quadri, non costruiscono navicelle e roba simile.
Secondo me "avere un'anima" significa solo "avere un'anima" ovvero una essenza che perdura dopo la morte del corpo, avuta per libera scelta di Dio di dare un'anima agli umani. Mentre l'essenza (chiamiamola anche "io") dei non-umani finisce con la morte.
penso però che la discussione sia parecchio più complicata di come sembra,perché abbiamo anche difficoltà a capire come distinguere gli umani dai non umani.
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Non lho escuso, solo che abbiamo una creativita, la capacita di utilizzare la ragione, che contraddistingue in ognuno di noi il nostro io, questo per me e l anima
. Cesar ti rispondo dopo
(Gv 3, 20-21)
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio


Proprio in questi giorni si è svolto il convegno
evolutionofmorality.it
Di cui riporto un articolo riassuntivo
This View of Life: Evolution and Morality: The Biology and Philosophy of Human Conscience
At a conference in beautiful Erice, Italy titled Evolution and Morality: The Biology and Philosophy of Human Conscience, evolutionary biologists, ethologists, neuroscientists, anthropologists, psychologists, theologians and philosophers discussed the role of cultural and biological evolution in influencing morality. The conference was hosted by the Ettore Majorana Foundation and Centre for Scientific Culture.
So, is morality just a fuzzy concept that will be debated throughout the annals of time? Or is it a concept which an evolutionary framework can render scientifically useful to better understand the human condition and perhaps improve it?
It is a widely held view that humans are the only species with "moral" senses. Why would natural selection endow humans and not other animals with senses of fairness, empathy and loyalty to others? The first speaker at the conference, Frans de Waal, vigorously demolished this belief by demonstrating how chimpanzees and many other non human primates (even elephants and dogs) often exhibit very strong other-regarding behavior (Frans used the video below as an example of elephant cooperation) simply because natural selection often favors teamwork and altruism over defection and exploitation within social life. Here is a nice summary (provided by the conference organizers) of the historical debate regarding the origins of human morality:
"Debates about the origin of human morality have gone through many phases, but ever since Darwin's The Descent of Man, they have included evolutionary accounts or oppositions to such accounts. One of the central issues has been the sharp line that some scholars draw between humans and other life forms using morality as principle demarcation. In this view, humans are moral, whereas the rest of nature is amoral, perhaps even immoral. Human moral behavior is still often defined in opposition to the natural "instincts" or as a tool to keep those instincts under control. In other words, human morality would be a pure product of culture as "evidence" of our uniqueness. Whereas the natural sciences study human and animal anatomy, physiology, behavior and learning with the comparative method, they have until recently been reluctant to enter this debate. Part of the reason is that each time they have tried, there have been crisis of "naturalistic fallacy". In the past decade, this situation has radically changed, however. New findings in neuroscience, psychology, primatology, behavioral economics, and anthropology have brought us back to the original Darwinian position that morality is continuous with animals social instincts. It turns out that our species is more altruistic and cooperative than was assumed, has an intuitive (as opposed to purely cerebral) approach to moral dilemmas, and that also other mammals show signs of empathy and other regarding tendencies assumed to underpin morality. These tendencies do not define morality, and are insufficient to arrive at a reasoned consensus regarding right and wrong, but without this ancient prosociality morality as we know it might not be possible."


Il punto è che abbiamo queste capacità grazie al grado di sviluppo del nostro cervello, quindi in questo l'ambito l'anima non può entrare. Non può essere l'anima, perchè sarebbe come dire che l'acqua non è bagnata. Rispetto la tua credenza, sto solo dicendo come stanno le cose.


l'anima immortale è credenza
gene normanno


Io penso vi siano delle differenze tra fede e credenza.
la fides in un certo senso precede la credenza.
La credenza puo' attenere anche ad una mera approvazione o identificazione intellettuale, la fides indica a parer mio una completa e connessione spirituale che annulla, nel suo punto di partenza e d'arrivo, ogni tipo di speculazione "altra" in modo da renderla viva-insieme-a-te.
Accettare il mistero della fede è riconoscersi creature di Dio e scaldarsi di fronte allo stupore dell'immortalità.
Ultima modifica di RAYO; 29-06-12 alle 10:15
Gioia e dolore hanno il confine incerto...


[QUOTE]
non ho detto che basti l'intelligenza, ma come è il nostro IO, quindi le capacità che contraddistinguono l'uomo dall'animale, e questo non è un parere soggettivo, ma oggettivo, lo vedi nella realtà
l'homo habilis infatti aveva già una capscità tale che si contraddistingueva con le altre specie, sui cosidetti "ridardati" sono eccezzioni, ad ogni modo l'uomo ha capacità tali che non li troviamo in altre speciesecondo me non è corretto vederla in quel modo perché:
- sono esistite specie umane con intelligenza poco più alta di quelle scimmie; mi sembrerebbe inopportuno non considerare umani l'homo habilis o altre specie umane.
- sono esistiti e esistono umani che sono meno intelligenti delle scimmie. noi li chiamiamo "ritardati","idioti gravi" o con altre etichette ma comunque il concetto è che hanno forti limiti intellettivi.
io credo che abbiano l'anima per il fatto stesso di essere umani, anche se sono meno intelligenti delle scimmie, se non dipingono bei quadri, non costruiscono navicelle e roba simile.
lo è anche per me, ma credo che noi possiamo vedere dei segni reali della presenza del nostro IO o animaSecondo me "avere un'anima" significa solo "avere un'anima" ovvero una essenza che perdura dopo la morte del corpo, avuta per libera scelta di Dio di dare un'anima agli umani. Mentre l'essenza (chiamiamola anche "io") dei non-umani finisce con la morte.
basta guardarsi intorno, è già un primo segnopenso però che la discussione sia parecchio più complicata di come sembra,perché abbiamo anche difficoltà a capire come distinguere gli umani dai non umani.
(Gv 3, 20-21)
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio