I grumi eversivi tra le toghe nel racconto di Pellegrino (Pd)
"Sono convinto che ci siano grumi eversivi come è successo nel '94".
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi conferma le sue critiche a settori della magistratura e ricorda quel che accadde nel '94: "Ho citato l'esempio del '94, quando sono stato eletto ed ho avuto un attacco della magistratura su una cosa che non esisteva, e per la quale io sono stato assolto, dieci anni dopo, con formula piena.
Quell'attacco ha ribaltato il voto degli elettori.
Quindi c'è stato un fatto eversivo nei confronti di un voto democratico".
Ed ancora.
"È inutile - ha detto all'Aquila - che ancora dica che cosa penso di certe situazioni della magistratura.
Ieri qualcuno si è scandalizzato perché ho parlato di grumi eversivi.
Non faccio che dire che ne sono assolutamente convinto perché quando con delle sentenze basate sul ribaltamento della realtà si vuole ribaltare la decisione popolare e si vuole sostituire chi è stato eletto dal popolo e a cui il popolo ha dato democraticamente la responsabilità di governo, questa si chiama con una parola sola: volontà eversiva ed eversione".
Le accuse del premier a parte della magistratura, alle "toghe rosse", fanno ancora una volta scalpore e dividono i partiti, ma la realtà raccontata dal di dentro, dagli "amici" dei magistrati, va oltre le dure prese di posizione del Cavaliere e, stranamente, senza suscitare tanti clamori.
Lo conferma l'esperienza di Giovanni Pellegrino, già presidente della Commissione Stragi, e attualmente presidente Pd della provincia di Lecce, ex senatore e avvocato che in un libro intervista - "La guerra civile", scritto con il giornalista di "Panorama", Giovanni Fasanella -
rivela che fu Achille Occhetto, per controbilanciare la caduta del muro di Berlino e la crisi irreversibile del Pci, a dar vigore al "partito delle procure", nato grazie all'innesto di Luciano Violante nel gruppo dirigente dell'allora Pci.
''Con la crisi del partito - dice Pellegrino a Fasanella - di fronte al calo dei consensi elettorali e all'incapacità di sviluppare una politica di alleanze in grado di portare il partito al governo attraverso libere elezioni, nella cultura della stessa base del Pci si afferma sempre più l'idea che possa essere il magistero penale a cambiare la società''.
E ancora: ''Il giustizialismo di Violante semplificò le cose rimuovendo un parte della storia italiana, la propria, e gettando la croce interamente addosso all'avversario, demonizzandolo e criminalizzandolo''.
Quando esplode 'Mani pulite' Occhetto pensò - spiega Pellegrino - che il Pds ''sarebbe uscito tutto sommato indenne dalla bufera, mentre gli altri partiti sarebbero stati cancellati dalla geografia politica''.
''Giusto'' dal punto di vista giudiziario, un ''disastro'' da quello politico.
E i magistrati politicizzati?
Per Pellegrino non ci sono dubbi: "La loro idea era che, caduti i muri, un mondo in cui i mercati si stavano globalizzando avrebbe per virtù propria distribuito meglio la ricchezza. Pensavano che si sarebbe attivata una sana concorrenza e che, quindi, il mercato non avrebbe avuto bisogno della politica, vissuta soltanto come un elemento di perturbazione".
I magistrati "perseguirono con lucidità e determinazione un loro obiettivo: colpire la politica.
Non dimenticherò mai un libro degli anni Novanta...parlava della giustizia ed era il concentrato della nuova ideologia che si stava diffondendo nella magistratura di diversi paesi dopo il crollo del Muro.
In quel libro c'erano una serie di interventi...tra cui Gherardo Colombo e Bruti Liberati".
Sì, proprio Bruti Liberati, ex presidente dell'Anm, procuratore generale aggiunto a Milano, l’artefice nel ’77 della spaccatura all’interno di Magistratura democratica, fra i filo Pci, come lui, e gli altri.
La relazione dell’allora giudice di sorveglianza del tribunale di Milano rappresenta ancora oggi la "carta costituzionale" della corrente di sinistra dell’Associazione nazionale dei magistrati.
Sosteneva il giudice: "L’abbandono per Md della logica del piccolo gruppo di ‘eretici’ non è una rinuncia, ma è il prendere atto di un dato della realtà, di una situazione mutata. È una realtà che ci impone di strutturaci politicamente – prima ancora che organizzativamente - come gruppo che opera per un complessivo mutamento degli equilibri nella magistratura, sulla base di un progetto di democratizzazione capace di aggregare consensi, al di là della attuale cristallizzazione nelle correnti di magistratura associata".
Per Bruti Liberati bisognava analizzare i "fenomeni di illegalità violenta" e intervenire su questi "temi come gruppo organizzato, cioè politico di magistrati, allora l’intervento, trattandosi di una presa di posizione politica su un atto del reale sociale e non di esercizio da parte del singolo magistrato della funzione giurisdizionale in relazione ad un caso specifico, dovrà assumere l’intera sua dimensione politica e non mascherarsi dietro il mero garantismo".
Secondo il magistrato, Md non poteva attestarsi sul "pas des ennemis à gauche" ma la corrente "è un gruppo che interviene nello specificio politicamente, e dunque con riferimento ad ipotesi politiche più generali, ma non certo con riferimento subalterno subalterno e traduzioni meccanicistiche".
"La prospettiva è dunque quella di un programma di risanamento democratico dell’istituzione".
il VELINO Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale | Leggi l'articolo
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...da voltastomaco...altro che GRUMI!!!
ncav:
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