L’8 settembre dimostra che esisteva solo uno Stato “italiano” costruito sulla costrizione e sulla violenza, non esisteva una nazione italiana, che non è mai esistita e mai esisterà, perché in realtà nello Stato italiano sono state ficcate forzatamente nazioni diverse e incompatibili, per crere una falsa unità che quando deve affrontare un duro cimento, inevitabilmente si squaglia, si sfalda, si dissolve nei suoi elementi costitutivi: e allora la parola d’ordine diventa “Tutti a casa”, tutti alla propria casa, cioè al proprio territorio. Quasi tutti i soldati sono tornati alla loro Heimat, quelli del Nord al Nord, quelli del Sud al Sud. E da allora, molto casualmente, si sono viste le enormi differenze che caratterizzano i due diversissimi popoli.
Basta paragonare il periodo settembre 1943-giugno 1944 per evidenziare le differenza enormi tra la lotta partigiana nel Nord e quella nel Sud (…praticamente inesistente!). Basta leggere la poderosa “Storia dell’Italia partigiana” di Bocca per rendersi conto delle differenze abissali che intercorsero tra il Nord e il Sud in quel periodo.
Nel Nord nacquero subito gruppi partigiani, che in breve tempo si organizzarono, si armarono, si collegarono, e cominciarono ad agire e a combattere. Al Sud non ci fu nulla di tutto questo, l’organizzazione fu labilissima, e non condusse ad azioni concrete. I pochissimi episodi di resistenza che si verificarono al Sud furono moti spontanei e estemporanei nati dalla fame o da violenze effettuate dai tedeschi, fini a se stessi, che si esaurirono immediatamente.
Mario Tedeschi descrive perfettamente cosa erano Roma e i romani, nel giugno del 1944: una massa di imboscati nascosti in cantina o nei conventi. Nel giugno del 1944, al Nord, i resistenti cominciavano a inaugurare le varie repubbliche partigiane (frutto dell’organizzazione logistica e delle battaglie svoltesi già nei mesi precedenti) che poi furono riconquistate con aspri combattimenti e rastrellamenti dai soldati della Repubblica Sociale (in un celebre discorso Mussolini disse: “Difenderemo con le unghie e con i denti la Valle del Po!”).
Non riesce a entrarti nella zucca che la differenza tra Nord e Sud non è stata tanto una differenza di coraggio in battaglia, quanto una differenza di organizzazione, di collegamenti, di coordinazione volta all’azione, notevolissima al Nord, praticamente inesistente al Sud.
Al Nord sono ci sono stati circa 200.000 mobilitati nella resistenza, e circa 500.000 militanti nelle forze armate della RSI. De Felice ha poi calcolato il numero di coloro che furono effettivamente coinvolti nella guerra civile, ammontante a tre milioni e mezzo-quattro milioni di persone. Per questo è oltremodo ridicolo tirare in ballo mi, ti e il Toni, o gli associati alla Bocciofila…o alle SS italiane.
Sembra quasi tu non abbia mai sentito parlare del celebre “vento del Nord”, cioè della richiesta, da parte delle sinistre, di imporre riforme politiche e sociali “progressiste” non in base a elezioni democratiche, ma sulla base della guerra partigiana, da loro egemonizzata, e che era stata veramente e continuamente combattuta solo al Nord, e non nel Centro e nel Sud.
E sembra persino che tu non conosca le vicende riguardanti i massacri compiuti nel dopoguerra dai partigiani nel Nord, e che avvennero praticamente solo nel Nord, perché solo nel Nord si era combattuta una vera e dura guerra civile.
http://forum.politicainrete.net/1729845-post13.html
La Guerra Civile è solo una delle innumerevoli vicende storiche che manifestano in maniera chiara e evidente la diversità assoluta tra il Nord e il Sud.
Ho documentato che la guerra partigiana è stata sia quantitativamente che qualitativamente diversa al Nord rispetto al Sud. Vuoi negare queta palese verità?
Fàllo se ci riesci, invece di spararti i pipponi sul coraggio dei parà, gruppo d’elite e misto, spediti a difendere Roma, i quali giustamente consideravano i romani delle emerite merdacce.