
Originariamente Scritto da
Luigi Corvaglia
Mi hai chiamato? Beh, il buon Teo, sapendomi strizzator di cervelli, si era premurato di mettermi a parte dell'esistenza di questo dibattito. Il tema è molto complesso. Invece, ho appena dato una fugace guardata a quanto avete scritto e, forse proprio per la fugacità, mi sembra di cogliere delle posizioni piuttosto grossolane (confusione fra anti-psichiatria e non-psichiatria, confusione fra disturbi egodistonici ed non egodistonici, ecc.), anche se in gran parte condivisibili quanto a "ethos". Condivisibili perchè trovo poche categorie più tronfie ed inutili di quella dei miei colleghi. E quasi nessuna più pericolosa.
Cioè, ferma restando la assoluta libertà di ognuno di fare ciò che vuole con chi vuole e per gli usi che vuole di ciò che è disponibille sul mercato, incluso me strizzatore e le varie sostanze legali (big Pharma) ed illegali (big maphia), ritengo un abuso ogni trattamento coatto e scientificamente risibile lo status del novantacinque per cento delle dichiarazioni psichiatriche e psicologiche. Datemi del talebano della scientificità, del positivista, ma io cerco di lavorare, nel rispetto del "cliente", solo nel cinque per cento oggettivabile, riproducibile e spiegabile senza scivolare nella metafisica freudiana. So bene che, così dicendo, non soddisfo i criteri neo-gnostici di Scientology e del venerato Szasz. Ma tant'è. Meglio così. La tendenza post-moderna che pretende di rifuggir dalla padella degli "esperti" rischia spesso di farci precipitare nella brace dei "guru".
Si, uso sputazzar nel piatto in cui consumo il desinare, ma cerco di farlo con garbo e grazia, con la mano davanti. Infatti, la mia coerenza è di attenermi ad una concezione costruttivistica che non pone standard di normalità e patologia, ma permette di intervenire laddove una persona, volontariamente, cerchi un aiuto per risolvere ciò che vive con disagio. Pensate ad uno schiavo di un rituale ossessivo. Lasciamo stare le considerazioni sulla relatività e fumosità del concetto di normalità. Ammessa la normalità, è' forse libero?