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Carla

004 - Siamo troppi sulla Terra

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L’andamento demografico nella storia

Secondo le stime più accreditate, all’inizio del primo millennio d.C. la popolazione mondiale contava circa 250 milioni di abitanti. Nel 1650 essa raggiunse la quota di 500 milioni (ovvero, essa raddoppiò nell’arco di 16 secoli). Alla metà dell’Ottocento essa superò il miliardo (ovvero, raddoppiò nell’arco di due secoli). Nel 1940 toccava i due miliardi (ovvero, raddoppiò in meno di un secolo). Nel 1935 essa raggiunse quota quattro miliardi (ovvero, raddoppiò in appena 35 anni). Al 31 ottobre 2011 la popolazione mondiale ha raggiunto la soglia di sette miliardi di abitanti. Si stima che nel 2050 sul nostro pianeta ci saranno circa 9,3 miliardi di abitanti e 10,1 miliardi nel 2100.






Il fortissimo incremento demografico degli ultimi secoli desta molta preoccupazione tra i biologi e gli studiosi più avvertiti. Infatti, se la popolazione continuerà a crescere con questi ritmi, il nostro pianeta non sarà più in grado di sostenere la crescente richiesta di risorse (acqua, grano, riso, carne, pesce, gas naturale, petrolio, ecc.). Secondo Steve Jones, capo del dipartimento di biologia presso l’University College di Londra, «gli esseri umani sono 10.000 volte più numerosi di quanto dovrebbero essere». Moltissimi problemi ambientali (come l’aumento nell’atmosfera di diossido di carbonio, il riscaldamento globale e l’inquinamento) sono fenomeni aggravati dalla crescita demografica. Altri problemi associati al sovrappopolamento includono: la crescita della domanda di risorse quali acqua fresca e cibo; fame e malnutrizione; un consumo di risorse naturali più veloce del tasso di rigenerazione delle stesse (come i combustibili fossili); un decremento delle condizioni di vita.


Ci sono diversi modi per mitigare il sovrappopolamento in futuro. Essi sono: una limitazione dei tassi di natalità per mezzo di disposizioni legali; educare il popolo a pianificare la costituzione di famiglie attraverso un accesso sempre maggiore ai metodi di controllo delle nascite e alle pratiche contraccettive. La Cina e altre nazioni dispongono già di regolamentazioni che limitano il tasso di natalità (la Cina usa la cosiddetta “politica del figlio unico”). La contraccezione è una risposta al fatto che circa il 40% delle gravidanze sono involontarie e che nelle regioni più povere alle donne mancano l’informazione e i mezzi per controllare il numero dei membri della famiglia.

Sostenibilità ambientale

Esistono rinomati gruppi che si occupano dello studio delle dinamiche della popolazione e dei riflessi che tali dinamiche hanno sulla disponibilità delle risorse. Il Fondo Mondiale per la Natura (World Wide Fund for Nature, WWF) e il Global Footprint Network hanno dichiarato che la sostenibilità ambientale per la popolazione umana è stata superata. Tale conclusione si basa sul metodo del rilevamento della cosiddetta impronta ecologica, uno strumento di contabilità ambientale che misura quante risorse naturali abbiamo, quante ne usiamo e chi usa cosa. Ebbene, stando ai risultati ottenuti da queste organizzazioni, si è giunti alle seguenti conclusioni: se tutti gli abitanti del pianeta consumassero quanto un europeo medio, avremmo bisogno di tre pianeti; se tutti gli abitanti del pianeta consumassero quanto un americano medio, avremmo bisogno di cinque pianeti. Nel 2006 l’umanità intera ha consumato il 40% in più delle risorse che la Terra è stata in grado di rigenerare. In conclusione, stando ai ritmi di consumo attuali, l’umanità esaurisce in nove mesi le risorse sufficienti per un anno. Questo determina ciò che in ecologia viene denominato overshoot, ovvero il fenomeno per cui una popolazione supera la sostenibilità a lungo termine dell’ambiente circostante. Le conseguenze che ne derivano includono: uno spazio vitale insufficiente; scarsità di acqua e di cibo.






Il grafico qui sopra mostra che quando una popolazione cresce oltre i limiti della sostenibilità ambientale, essa non può essere supportata e, di conseguenza, diminuirà fino a uguagliare la capacità di sostenibilità. Una popolazione non può vivere al di sopra delle capacità ambientali per molto tempo. La rapidità, l’estensione e altre caratteristiche del declino dipendono dal grado di superamento delle capacità ambientali e se la sostenibilità ambientale continui ad essere intaccata durante il declino.

Risorse

Il sovrappopolamento non dipende soltanto dal numero o dalla densità della popolazione. Esso dipende infatti anche dal modo in cui le risorse sono usate e distribuite tra la popolazione. David Pimentel, professore emerito alla Cornell University, ha dichiarato che «con lo squilibrio crescente tra il numero di persone e le risorse vitali disponibili, gli esseri umani devono salvaguardare attivamente terre coltivabili, acqua fresca, energia e risorse biologiche. C’è bisogno di sviluppare le fonti di energia rinnovabile. Gli esseri umani devono capire che la rapida crescita della popolazione danneggia le risorse della Terra e diminuisce il benessere». Questa dichiarazione riflette anche i commenti dell’Indagine Geologica degli Stati Uniti (United States Geological Survey, USGS) nel loro documento intitolato Il futuro del pianeta Terra: sfide scientifiche del secolo a venire: «Se la popolazione globale continuerà a crescere... la gente avrà una domanda sempre crescente di risorse del nostro pianeta, compresi i minerali e le risorse energetiche, spazi aperti, acqua e risorse animali e vegetali».





Il grafico sopra esposto mostra chiaramente come all’aumento del numero di abitanti della Terra corrisponda un impoverimento delle risorse disponibili.

Conclusioni

Tutto quello che è stato detto fin qui dovrebbe farci capire che il modello socio-politico-economico adottato dai Paesi occidentali è sbagliato. Produrre, produrre, produrre, crescere, crescere, crescere, in un mondo che non basta più nemmeno a se stesso. Che senso ha? Nessuno. La rapida diffusione delle tecnologie negli ambienti di lavoro sta soppiantando, a poco a poco, le braccia umane. A maggior ragione non ha senso adottare politiche procreazionistiche, come fa la Chiesa cattolica. È risaputo che quest’ultima vieta esplicitamente l’utilizzo delle pratiche contraccettive, perché a suo dire ogni tentativo di bloccare la creazione di una nuova vita è peccato. Peccato è, a mio avviso, essere colpevoli della morte prematura di milioni di esseri umani a causa di fame, malnutrizione e malattie. L’uso del preservativo da parte degli uomini in occasione di rapporti sessuali con una o più donne, rappresenta per queste ultime una fonte di sicurezza e di tranquillità in più. Il preservativo, infatti, limita drasticamente sia l'insorgere di malattie sessualmente trasmissibili, sia le possibilità per la donna di rimanere incinta. Penso alle zone più povere dell'Africa e di altre parti del mondo: guarda caso, la povertà è quasi sempre sposa dell'ignoranza e della sottomissione del più debole al più forte. Tutte queste circostanze, se presenti contemporaneamente, costituiscono una miscela esplosiva: le donne, già di per sé sottomesse al volere del maschio, sono costrette ad avere rapporti sessuali con uno o più uomini, i quali o per ignoranza, o per completa assenza di rispetto nei confronti della donna, o per paura di sembrare meno virili, non usano alcuna pratica contraccettiva. Da qui nasce la lunghissima catena di dolore e di morte che associamo subito all'Africa e alle altre parti più povere e arretrate del mondo. Pertanto, reputo la decisione di vietare l'uso del preservativo nel mondo assolutamente sbagliata, anzi: criminosa. La Chiesa ha sulla coscienza il peso di milioni di morti.


Anche il capitalismo ha sulla coscienza milioni di morti. L’allargamento della forbice sociale, l’arricchimento di ristrette élites di manager a scapito dell’impoverimento delle grandi masse, gli enormi sprechi di cibo, di acqua, di elettricità, l’inquinamento che sta soffocando tutti quanti e le sue conseguenze, l’allargamento del buco dell’ozono, il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacci, le deforestazioni. Tutto ciò ha un unico filo conduttore: il capitalismo, ovvero quel sistema socio-politico-economico che si basa sullo sfruttamento delle risorse umane e naturali nel nome del profitto. Il capitalismo nasconde (e neanche bene) una grande debolezza tutta umana, assente negli altri esseri viventi: l’avidità. E a causa di ciò, un mondo intero sta morendo. Per colpa nostra, di tutti noi. Nessuno può non sentirsi responsabile dell’estinzione di decine di migliaia di specie viventi ogni anno. I soliti noti diranno che non è niente di grave. Io dico invece che la loro mente è gravemente malata. Oppure si tratta di gente stupida, il che è ancora più grave.




Aggiornato il 08-02-12 alle 18:04 da Carla

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Ambiente

Commenti

  1. L'avatar di Carla
    Aggiornato il 10-02-12 alle 11:34 da Carla (formattazione)
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