



Ultima modifica di Immanuel; 11-12-11 alle 01:53
I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.




il problema e' il sistema, come sempre, marchionne ha capito che l'italia e' un paese fallito e marcio e ha investito dove si puo' investire e dove ci puo' anche essere una convergenza tra interessi dell'azienda e beneficio per i lavoratori....
e' l'italia che merita di chiudere, non tanto gli stabilimenti


Bavo, chiacchiere contro numeri
Nel 2003 la Fiat era quasi fallita e dopo 3 anni aveva recuperato mercato e riportato i bilanci in attivo senza prendere una lira dallo Stato, senza licenziare un operaio e puntando su efficienza, prodotto e tecnologia..questi sono i fatti, tu continua a vivere con la mentalità degli anni 70 e vedrai che tramvata che prendi.
E che centra? Tu mi dici del perché in Germania la produzione aumenta e in Italia cala, io ti ho detto (e tu lo confermi) che in Germania il Sindacato è dalla parte dell’azienda e non tollera fancazzisti.
Prova a scioperare in un picco della domanda e poi vedi tu che succede; e chiediti come mai negli USA il sindacato e Obama lo adorano
Madonna, siamo restati al disprezzo verso il prodotto italiano come negli anni 70..ma come sei messo?
Guarda le cifre del mercato dal 2003, guarda i modelli che la Fiat ha lanciato (compresa la 159, un bella macchina che a me piace e pure al mercato) e guarda la crescita delle vendite..poi ritorna che si discute, altrimenti va al bar a cacciare due urli
Ovvio, fare prodotti belli e validi è la base.. senza quelli addio posti di lavoro. Ma avendo prodotti vincenti, con costi alti e produzione a singhiozzo, addio posti di lavoro lo stesso, il bel mondo in cui l’italiano comprava la Duna e la Prisma a scatola chiusa sono finiti
Stai facendo il processo alle intenzioni: Marchionne ti dice io resto in Italia se tu accetti di lavorare in modo che l’azienda sia competitiva (impianti saturi e flessibili), senza che ti tolga una lira (anzi, se lavori bene ti premio).Se il sindacato (che guarda solo al proprio potere) non accetta, Marchionne se ne va, per evitare che la Fiat fallisca.
Che un sindacato che vive ancora negli anni 70 e non ha capito che il mondo è cambiato sia annientato è un bene…vanno difesi i lavoratori, non il potere dei delegati, quello è il sindacato che serve
Fai una confusione tra prodotti e costi degli stessi: comunque, libero di pensare che il contratto di lavoro deve restare quello degli anni 70, come se il mondo non fosse cambiato.
Quando gli operai sono tutti per strada, che gli racconti, che il padrone e cattivo?
“Productivity isn't everything, but, in the long run, it is almost everything. A country’s ability to improve its standard of living over time depends almost entirely on its ability to raise its output per worker.”
— Paul Krugman


hai un link di questi dati?
No ho dubbi siano veri, mi chiedevo come mai i prodotti nuovi come Delta e Giulietta non li hai elencati..:sofico:
E mi posti le variazioni tra il 2003 e il 2006?:sofico:
Comunque, che Fiat in questo momento soffra come prodotto non ci sono dubbi (e, come detto, temo che Marchionne abbia commesso un grave sbaglio ad allontanare la classe dirigente che lo aiutato nel salvare l'azienda).
Ma resta il fatto, oggettivo, che nel 2003 ha salvato l'azienda e evitato un catastrofe occupazionale memorabile senza chiedere una lira ai contribuenti
“Productivity isn't everything, but, in the long run, it is almost everything. A country’s ability to improve its standard of living over time depends almost entirely on its ability to raise its output per worker.”
— Paul Krugman


Senza le pagliacciate di Landini che hanno inchiodato gli investimenti Mirafiori sarebbe già bello che in funzione .
Fare azienda dovendo sottostare a tali difensori dei fancazzisti denota una temerarietà non comune .
Hai una vaga idea di quanti si sono affrettati a comprare la Panda prima che la prosuzione si spostasse a Pomigliano ?
Ecco cosa ne pensa la gente delle aziende nostrane .


I dati sono sempre da parametrare al mercato ovviamente .
Il gruppo sta vivendo una fase di rinnovamento e riposizionamento sul mercato , paga lustri di scelte scellerate capitanate da quella sciagura di Romiti che ha tenuto in vita modelli che costava di più produrre che tenere in vita .




Leggi quanto riportato nel sito dell'UNRAU (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri).
A parte la Germania, che vive in un fase di boom, per quanto riguarda la produzione di autoveicoli, nella maggior parte dei paesi europei, si assiste a una crisi delle immatricolazioni (soprattutto negli ultimi mesi), con un bilancio che sarà sicuramente negativo a fine anno.
Non oso immaginare come sarà il mercato dell'auto il prossimo anno con la recessione economica in agguato a causa della crisi dell'EURO e dell'Unione Europea e delle politiche economcihe e fiscali dissennate portate avanti dai principali paesi europei.
E' anche vero che il prossimo anno vedremo sparire dalla scena politica europea la Merkel e Sarkosy, con l'arrivo di leader socialisti più euroscettici e questo sarà sicuramente un vantaggio per la nostra economia nazionale.
Il mercato europeo dell’automobile nel mese di ottobre ha registrato, con 1.044.825 immatricolazioni, una contrazione dell’1,4% rispetto all’analogo mese dello scorso anno. Nei primi dieci mesi - secondo quanto comunicato oggi dall’ACEA, l’Associazione dei costruttori europei - le immatricolazioni ammontano a 11.505.000 unità, in flessione dello 0,9%. “Dall’inizio dell’anno – ha commentato Gianni Filipponi, Direttore Generale dell’UNRAE, l’Associazione che rappresenta le Case estere operanti in Italia - è la sesta volta che il saldo europeo delle vendite mensili chiude in negativo, segno evidente dell’andamento altalenante della domanda e delle difficoltà incontrate dal comparto, alle prese con un quadro economico negativo, che influisce sui bilanci delle famiglie, suggerendo in molti casi il rinvio di una spesa importante come l’acquisto di una nuova automobile. Il segnale più evidente di questa contrazione degli acquisti è dato dalla riduzione delle immatricolazioni ai privati, registrata in Italia, Francia, Gran Bretagna e Spagna”.
In Italia, lo ricordiamo, nel mese di ottobre le vetture immatricolate sono state 132.703, in flessione del 5,5% rispetto al risultato dell’ottobre dello scorso anno. Nel cumulato dei primi dieci mesi, le immatricolazioni nel nostro Paese ammontano a 1.502.922, con un calo del 10,8%.
GERMANIA – Rallenta la crescita. Nel mese di ottobre +0,6%
La domanda di auto nuove in Germania ha fatto registrare in ottobre 258.253 immatricolazioni, con una crescita dello 0,6% sull’ottobre dello scorso anno. E’ un segnale che gli analisti tedeschi considerano con attenzione, ritenendo che siano le prime avvisaglie di un rallentamento della domanda dovuto agli effetti negativi che la crisi ha sul clima di fiducia dei consumatori, anche se nei primi dieci mesi le 2.659.989 targhe indicano una crescita anno su anno del 9,8%. Secondo la VDA e la Global Insight il 2011 dovrebbe chiudersi a 3.100.000 immatricolazioni, con una crescita del 6,3%. La crisi dell’Area Euro si contrappone alla robustezza dell’economia tedesca, che ha portato ad aumenti dei redditi disponibili delle famiglie. Nel quadro generale dell’economia del Paese si attendono a consuntivo del 2011 livelli record per produzione ed export.
FRANCIA - Mercato in altalena, acquisti dei privati in calo
Le immatricolazioni in Francia hanno fatto registrare, in ottobre, una crescita del 2,4% con 176.103 targhe, sulla spinta di forti azioni promozionali di molte delle Case presenti sul mercato. Il mese ha - dunque - registrato un incremento sull’analogo mese dello scorso anno, dopo il calo di settembre, la crescita di agosto e le altre flessioni di giugno e luglio. Il mercato è influenzato dalla crisi finanziaria e dalla contrazione delle vendite ai privati, in calo in gennaio/ottobre del 3,5%. Nel complesso dei primi dieci mesi le immatricolazioni ammontano a 1.837.374, con una crescita anno su anno dello 0,4%. Alla luce dell’andamento della domanda in questi ultimi mesi, l’Associazione dei Costruttori (la CCFA) stima una chiusura di anno in flessione del 10% rispetto alle 2.251.669 unità dello scorso anno. Fra le peculiarità del mercato emerge – nei 10 mesi - l’elevatissima quota del diesel (76%) e la crescita delle vendite a società (+12,3%).
GRAN BRETAGNA - Sono le piccole auto a sostenere il mercato
Nel mese di ottobre in Gran Bretagna sono state immatricolate 134.944 vetture, con un incremento del 2,6%, mentre nei primi dieci mesi le 1.688.038 targhe equivalgono ad una flessione del 4,5%. Gli analisti considerano positivamente il risultato nel suo complesso, visto il contesto economico generale, anche se dalla struttura del mercato emerge l’elevata quota di vendite alle flotte (54,6%, in aumento del 7,9%) e la flessione delle vendite a privati (40,8% di rappresentatività, in contrazione del 14%). Si evidenzia il forte recupero delle vendite di vetture di piccole dimensioni, essenzialmente city car. La debolezza economica, l’instabilità dei mercati finanziari, la crescita del tasso di disoccupazione e del tasso di inflazione stanno condizionando le stime della SMMT, che ora indica per il 2011 un saldo di 1.920.000 immatricolazioni.
SPAGNA – In ottobre registrato il record negativo
Con 57.278 immatricolazioni e una flessione del 6,7%, il mercato spagnolo dell’auto ha fatto registrare il peggior ottobre della sua storia, mentre il livello raggiunto nei dieci mesi (681.205 targhe, - 19,7%) riporta il calendario indietro di 18 anni, al 1993. Gli acquisti dei privati registrano la sedicesima flessione consecutiva con 31.195 unità e un calo del 14,2%, mentre nei dieci mesi la flessione degli acquisti dei privati è stata del 37,3%. Risultano, invece, in crescita le vendite alle società (+4,8% nel mese, +7,2% nel cumulato). Secondo l’ANFAC, Associazione dei Costruttori spagnoli, la crisi economica, il calo dell’indice di fiducia dei consumatori e l’incremento del tasso di disoccupazione condurranno ad un saldo di fine anno di 820.000 immatricolazioni, con una contrazione del 17,5%. Per il 2012 gli operatori lanciano l’allarme al Governo, sollecitando misure che possano in qualche modo stimolare il rinnovo del parco circolante.
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