VOGLIAMO L’INDIPENDENZA, MA CI SONO 4 SCENARI POSSIBILI
di GILBERTO ONETO
Da molti anni ripeto anche in ogni occasione mediatica che mi è concessa (in comparsate televisive, su “Il Giornale”, su “Libero” e anche su “L’Indipendenza”) che l’involuzione della Lega costituisce un enorme problema e che la nostra gente avrebbe uno straordinario bisogno di Lega “vera”, quella delle origini, e che la Lega tornasse a essere tale, o che il suo posto fosse preso da qualcosa che ne faccia la stessa funzione. E mi capita di sintetizzare il concetto in “ci vorrebbe più Lega”, certo non riferendomi ai sodali di Belsito ma alla necessità di una seria forza indipendentista.
Posso, a questo proposito, ipotizzare quattro scenari evolutivi.
Primo. La Lega Nord riesce davvero ad uscire dal suo deserto, fa una radicalissima pulizia e ritrova l’energia e lo spirito per riproporsi come il partito delle origini: liberale, indipendentista e giustizialista. Qualcosa si sta muovendo ma è davvero troppo poco o presto per dire se stia andando in questa direzione, se è solo un tentativo velleitario o se – peggio – sia la solita operazione di maquillage e di presa per i fondelli della militanza. In ogni caso, ritengo che la condizione necessaria e insufficiente per ogni “resurrezione” sia il definitivo allontanamento della famiglia Bossi dalla stanza dei bottoni.
Secondo. La Lega Nord non riesce a ripulirsi e scompare lasciando spazio ad altri soggetti. La funzione potrebbe essere svolta da un altro partito simile in tutto alla Lega delle origini (ma depurato dagli stessi vizi e peccati originali) oppure da una federazione di movimenti costruita su una serie di elementi di base condivisi e perseguiti comunemente. Jesolo potrebbe essere l’occasione per una evoluzione del genere: nessuno si può però nascondere la grande difficoltà rappresentata dalla litigiosità, dall’accumulo di rancori, dai personalismi e dalla esile lungimiranza di molti degli attori sul complicato palcoscenico dell’autonomia.
Terzo. La Lega risanata trova la forza, l’umiltà e la saggezza per stipulare alleanze e collaborare con altri movimenti autonomisti nel comune percorso verso l’indipendenza. Si dovrebbe creare una condizione di tipo catalano, con diversi partiti con connotazioni ideologiche specifiche e anche con interessi territoriali parzialmente diversi, ma uniti nella lotta contro lo Stato centrale. Non nego che questa sia la soluzione che trovo più stimolante (permetterebbe di unire il patrimonio costituito dal mercato elettorale del “brand” leghista con la freschezza di altri soggetti senza sacrificare né l’uno né l’altra). Viste le attuali condizioni, è però un obiettivo forse ancora troppo ambizioso.
Quarto. La Lega fa finta di rinnovarsi e tutti gli altri autonomisti persistono nel farsi la forca l’un l’altro, affettando i capelli in quattro e scoglionando – in questo davvero tutti uniti – il potenziale elettorato. É uno scenario che ricorda i tempi antecedenti Pieve Emanuele e che condanna tutti all’impotenza, al velleitarismo verbale e a una lenta ingloriosa fine di ogni speranza di autonomia, anche di fronte a una situazione di crisi generale che potrebbe essere invece favorevole a radicali cambiamenti. Ciascuno se ne resterebbe a sventolare le proprie bandiere accusando gli altri autonomisti di tutte le nequizie prodotte dallo Stato italiano.
Questo è quello che penso e che continuo a ripetere beccandomi accuse di filo-leghismo da quelli di fuori e di anti-leghismo da quelli di dentro.
Spiace che ad aggiungersi al coro ci sia anche qualche collaboratore del nostro quotidiano che non può non conoscere le mie opinioni, come invece capita in maniera del tutto legittima al resto dell’universo mondo.
Ho sempre mostrato grande simpatia e collaborazione con l’Unione Padana che reputo essere a pieno titolo il capofila dei movimenti autonomisti: trovo un po’ imbarazzante scoprire che in un momento così delicato (e anche entusiasmante) dello scenario politico il suo segretario dedichi tanta attenzione ai nemici-meno-nemici o agli amici-appena-meno-amici (e – nel mio caso – ad amici tout-court) piuttosto che intraprendere azioni politiche, avanzare proposte ed elaborare progetti per l’autonomia di questa nostra povera Padania.
19 Aprile 2012
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