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Discussione: l'Indipendensa

  1. #271
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Chi prenderà il nuovo treno di Monteprezzemolo avrà infatti, compresa nel prezzo, una bella toccatina da una hostes al momento del sollevamento del primo piede verso il predellino.
    Con quel nome di merda meglio uno scongiuro.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 25-07-12 alle 22:25
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #272
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Spunta il progetto “Itaca”: la destra s’inventa l’accozzaglia impossibile

    di GILBERTO ONETO

    Nella rubrica “Riletture” viene pubblicata una appassionata, colta e ironica risposta di Franco Cardini (CLICCA QUI) a Marcello Veneziani e a Renato Besana, che si sono inventati l’ennesimo tentativo di rimettere insieme le Destre italiane per dare vita a uno strano aggeggio che hanno battezzato “Progetto Itaca”, in riferimento al ritorno a casa di Ulisse. Anche loro vorrebbero tornarsene a casa (in realtà, una casa idealizzata e utopica, che non è mai esistita perché non può esistere), ma ci sono numerosi aspetti – oltre a quelli descritti da Cardini – che proprio non si capiscono.
    Non è innanzitutto chiaro come questi signori pensino di mettere assieme cose così diverse come la Destra post-fascista (qualche volta anche poco post) con quella ultraliberista, gli ipernazionalisti con i sostenitori di certo globalismo apolide.
    Il casino italiano nasce dall’idea di Mussolini di andarsi a sedere – la prima volta che è stato eletto in Parlamento – nell’ultimo scranno a destra che nessuno aveva mai voluto occupare perché si diceva portasse male. É stata una goliardata che ha condizionato (anche lessicalmente) decenni e decenni di schieramenti politici italiani e non solo, mettendo socialisti a destra, cattolici a sinistra e assieme gente che non c’entrava nulla, come i rivoluzionari fascisti e i conservatori liberali. Nel parlamento repubblicano il Partito Liberale sedeva a sinistra della Democrazia Cristiana e all’estrema destra se ne stavano certi missini più sinistri di tanti sinistri.
    Cosa si voglia mettere assieme oggi proprio non si capisce. Ce lo immaginiamo Oscar Giannino in comitiva con Alemanno? Un liberista libertario settentrionale con un socialnazionalista pelasgico?
    Meglio sarebbe fare chiarezza distinguendo proprio fra liberali e statalisti e – soprattutto – fra autonomisti e centralisti patriottici. Esiste sicuramente una destra liberista moderna, cattolica o laica, che ha una visione civile delle autonomie e cioè del liberismo applicato all’autodeterminazione delle comunità. La domanda che ci interessa di più è però se esista anche una Destra indipendentista? La risposta è sì, naturalmente. Tutto il mondo liberale-libertario, fino alle sue più estreme frange anarco-capitaliste (che costituiscono tutti assieme la vera Destra economica) non può che essere autonomista e perciò indipendentista. Tutto il mondo legato alla tradizione e all’identità non può che essere localista, comunitarista, autonomista e perciò indipendentista. Ma è anche possibile e naturale che possa essere un solido indipendentista anche chi abbia simpatie per lo stato sociale e per qualche variante moderna del corporativismo. Può naturalmente esserlo chi apprezza il solidarismo cattolico. L’indipendentismo può infatti essere di destra e di sinistra e perciò è del tutto naturale che ci sia chi aspiri all’indipendenza (nel nostro caso) della Padania pur essendo di destra. Serve anche ricordare (la cosa è provocatoria ma ha una sua sostanza storica) che la Repubblica Sociale Italiana è stata la sola recente realizzazione concreta dell’indipendenza padana e che proprio quella esperienza storica abbia – ad esempio – consegnato all’autonomismo padano una delle sue più forti immagini di riferimento: la cosiddetta Linea Gotica. Più che a Itaca, la Destra padana dovrebbe forse pensare a Salò.
    Battute a parte, sarebbe davvero ora che tanta gente per bene lasciasse perdere stantie rivendicazioni ideologiche, vecchie bandiere, la smettesse di perdere tempo ed energie dietro a sogni strampalati e a progetti di archeologia politica, e cominciasse a pensare seriamente a come salvare le nostre comunità, a come arrivare all’indipendenza padana. Da destra, da sinistra o da ogni altra direzione. Purché ci si arrivi.

    27 Luglio 2012

    Spunta il progetto “Itaca”: la destra s’inventa l’accozzaglia impossibile | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #273
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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #274
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Caro Giannino, questo è accanimento terapeutico. Lo Stato deve morire
    di GILBERTO ONETO

    Prima di poter adeguatamente commentare il Manifesto attribuito a Oscar Giannino occorre fare una lunga e noiosa premessa – di cui si chiede scusa a chi queste cose ormai le conosce a menadito – che è necessaria per dare un senso logico e consequenziale (quasi scientifico) a tutto il ragionamento.
    Lo Stato italiano è nato da una operazione eterodiretta funzionale a soddisfare esigenze non sempre coincidenti con il bene dei popoli della penisola. È stata una operazione violenta, innaturale e perciò immorale. Ha prodotto una struttura artificiale e oppressiva la cui sopravvivenza ha sempre richiesto interventi pesanti e costosi. In uno straordinario saggio di parecchi anni fa, Sergio Romano ha descritto i due grandi filoni di azioni messe inizialmente in atto per tenere in piedi lo Stato unitario: il “ferro e il fuoco” e il convincimento propagandistico. Del primo fanno parte repressioni, stati d’assedio, violenze interne, dittatura, le avventure coloniali e tutte le guerre che sono servite a deviare le energie che avrebbero potuto essere potenzialmente pericolose per la stabilità interna. Nel secondo rientrano la scuola, la leva obbligatoria, la propaganda a tutti i livelli, la retorica patriottica vecchio stile e quella postmoderna rappresentata dal calcio, dalla televisione e da tutti i mezzi di indottrinamento e distrazione di massa. Nel secondo dopoguerra, quando il conflitto mondiale ha dimostrato l’inutilità di tutti gli sforzi precedenti per solidificare una unità che si è salvata ancora una volta soprattutto grazie alle esigenze degli equilibri internazionali, si sono percorse altre due strade: l’acquisto del consenso e la diluizione del problema nel calderone europeo.
    Il consenso elettorale, divenuto necessario per l’introduzione del suffragio universale, è stato “comperato” con la distribuzione di denaro pubblico (impieghi statali, pensioni, cariche politiche, appalti eccetera), con l’acquisizione della connivenza delle organizzazioni criminali, con le grandi migrazioni interne (che hanno frastornato molte realtà identitarie) e con i massicci trasferimenti di risorse verso il Meridione. L’Europa è invece stata vista come l’occasione di congelare l’unità dello Stato all’interno di un contenitore più grande, smorzando le pulsioni autonomiste dentro una ideologia europeista di comodo.
    Neppure questi espedienti hanno funzionato e oggi c’è un generale rigetto nei confronti sia dello Stato nazionale che del Superstato burocratico europeo.
    Ancora più delle mortifere politiche militaristiche del passato, la necessità di spendere pubblico denaro per acquisire consenso e salvaguardare l’unità dello Stato italiano hanno costruito un debito pubblico enorme e ormai fuori controllo.
    Di fronte all’irreversibilità della crisi vengono tirati fuori tutti i possibili espedienti e le loro combinazioni, così oggi i cittadini sono bombardati di retorica patriottico-calcistica, vengono inventate dissennate avventure militari, si attenta alle autonomie esistenti, si incrementa il livello di repressione centralista, si patteggia con le mafie, si controlla l’economia, si schiaccia il libero mercato e ci si affida alle maldestre illusioni collegate a una superiore autorità europea cui si attribuisce la salvifica funzione di pozione magica.
    Come un malato allo stato terminale che ha esaurito tutte le possibilità della medicina scientifica e che si affida a stregoni, riti magici o a speranze miracolistiche, oggi anche chi vuole salvare lo Stato italiano ricorre a ogni genere di espediente.
    É un accanimento terapeutico su cui si intestardiscono parenti sconfortati ma anche fior di mascalzoni che in questa situazione di malessere perpetuo prosperano e che vivono lucrosamente proprio di Italia, succhiandone ogni energia e facendo finta di curarla. Spiace che a questa comitiva di disperati e di trusoni si possa anche aggregare qualche persona per bene che insegue ancora speranze improbabili. Soprattutto spiace che oggi anche un galantuomo intelligente come Oscar Giannino possa partecipare a questa sciagurata fiera dell’intubamento, del farmaco estremo e della respirazione artificiale per protrarre di qualche ora il coma irreversibile dello Stato italiano, che da anni è solo un corpaccione incancrenito che ammorba tutto quello che ha attorno. Ogni giorno in più di forzata sopravvivenza dell’Italia comporta ulteriori sofferenze dei suoi cittadini, e significa periodi sempre più lunghi per la loro futura disintossicazione.
    La cosa più saggia è lasciare che la morte faccia il suo corso naturale: tutt’al più si può pensare a un aiutino umanitario, a una caritatevole “spintarella” che ne acceleri la fine. Il solo modo per salvare i popoli della penisola italiana è di terminare lo Stato unitario: 151 anni di fallimenti sono tanti, troppi. È ora di chiuderla lì, di staccare la costosissima spina che sta facendo ammalare anche la Padania. É il solo caso di eutanasia cui nessuna persona dabbene potrebbe opporsi.
    Non servono più ricette liberiste o miracoliste: si deve farla finita con lo Stato italiano! Per quel che ci tocca, dobbiamo cominciare seriamente a pensare a come ricostruire la nostra casa sopra il Fosso del Chiarone e sopra la Linea Gotica. Ogni altra iniziativa è inutile e addirittura dannosa, se serve a far sopravvivere il moribondo e i suoi miasmi pestiferi.
    Non è neppure pensabile di cercare di salvare lo Stato e l’Italia in forma separata. L’Italia non può essere che statalista e centralista, e sono inutili gli sforzi dei liberisti per farne qualcosa di diverso. Lo Stato centralista non può che essere patriottico, non può che attaccarsi all’ideologia italiana. Stato oppressivo e Italia sono nati assieme e devono scomparire assieme. Patriottismo e statalismo sono nell’italico stivale inseparabili fratelli siamesi che possono sopravvivere solo se restano incistati l’uno nell’altro.
    La sola strada davvero percorribile che può dare una speranza alla nostra gente è quella dell’indipendenza della Padania e della sua ricostruzione su base federale e liberale.
    Quella che qui ci viene ancora una volta proposta è una curetta inutile, è un altro tentativo di tirare in là l’inevitabile redde rationem di un esperimento mal riuscito. Non serve più giocare sulle piccole percentuali e sulle buone intenzioni. Non serve più neppure ritirare fuori dal cilindro il federalismo che per funzionare ha bisogno di libertà, autonomie vere, “soci” che si confrontino con pari dignità e poteri, correttezza nei rapporti (non ci devono essere soci che cercano di “fregare” gli altri o di farsi mantenere): tutte cose che nella penisola scarseggiano e che più nessuno può sperare di inventarsi sull’orlo del baratro.
    Non è più tempo di trovare cure per salvare l’unità dello Stato italiano, ladro e moribondo, ma di elaborare con serietà progetti di separazione civili e possibilmente indolori.
    Giannino è uomo troppo intelligente e accorto per non convenire su questo punto essenziale e su questo dobbiamo cominciare a ragionare e a pianificare il nostro avvenire. Per poter avere seguito ed essere accettato, ogni manifesto di intenti non può che mettere al suo primo punto l’indipendenza, sulla base del sacrosanto diritto all’autodeterminazione e del riconoscimento delle identità vere.
    Abbiamo bisogno di tutte le energie migliori e per questo lanciamo noi un appello a Oscar Giannino per scrivere assieme un manifesto di salvezza, sottoscritto dalla gente e non da furbastri che vogliono solo far finta di cambiare per lasciare tutto così com’è. E continuare a vivere allegramente di Italia.
    Non ci sono più alternative all’indipendenza.

    1 Agosto 2012

    Caro Giannino, questo è accanimento terapeutico. Lo Stato deve morire | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #275
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Pazzesco!!!
    Ma Oneto c'e' o ci fa!

    Come puo' pensare che un venduto massone come il barbetta possa firmare un appello per l'indipendenza della padania ..!

    A meno che il disegno dei criminali d0ltreoceano sia proprio di avere un nord ed un Sudde indipendenti.

    Allora ne consegue che Oneto ( e chi ci sta dietro) perseguono lo stesso obiettivo del massogiannino...e quindi sono essi stessi collusi.
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  6. #276
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Oneto dà l'impressione di essere in cerca di qualcuno che gli offra un qualsivoglia incarico politico.

  7. #277
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da von Dekken Visualizza Messaggio
    Oneto dà l'impressione di essere in cerca di qualcuno che gli offra un qualsivoglia incarico politico.
    si vede che non lo conosci ....

  8. #278
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    si vede che non lo conosci ....
    Parlo dell'impressione che dà.

  9. #279
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da von Dekken Visualizza Messaggio
    Parlo dell'impressione che dà.

    ti assicuro che non è così

  10. #280
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Be' penso che le occasioni per avere incarichi politici le abbia avute.
    Penso, ma la butto li', a naso, sia un po' un teorico e gli manchi l'affondo.

    Niente di male. Fa parte della personalita' di ciascuno di noi. E poi in politica devi essere una bestia...se no non ti schiodi e non ti cagano di striscio....chiaro no.
    Ultima modifica di verdi; 01-08-12 alle 16:44

 

 
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