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Discussione: Il deserto avanza

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Bruce Springsteen cancella concerto in North Carolina. “I bagni discriminano i trans”
    Una notizia che ha del ridicolo quella che giunge oggi dagli States. La rockstar Bruce Springsteen ha cancellato, appena due giorni prima, il concerto previsto per domani a Greensboro, in North Carolina. La motivazione? Una legge appena approvata prevede che l’uso dei bagni sia legato al sesso registrato sui certificati di nascita, quindi i banalissimi “man & woman”, niente “transgender”, “queer” o roba del genere. Così tanto grave questa legge, da indignarsi a tal punto?
    Come al solito, moda, musica e spettacolo fanno da traino dei cambiamenti di mentalità della società. Chi meglio del “Boss”, assurto a simbolo americano con la sua “Born in the USA” per sollevare un polverone contro chi non si allinea ai “progressi raggiunti nel nostro paese nel riconoscimento dei diritti”? La campagna di boicottaggio contro il North Carolina è già partita. Lo stato sulla costa atlantica si ritrova già accerchiato, Obama da un lato, minacciante di non finanziare scuole e infrastrutture, companies dall’altro, intimanti di revocare la legge, pena la migrazione di capitali altrove.
    Solito copione. Come con Barilla, come con Dolce&Gabbana. Benvenuti nel mondo gay-friendly. Dove o ti pieghi, o soccombi.
    Bruce Springsteen cancella concerto in North Carolina. ?I bagni discriminano i trans? | Azione Tradizionale

    Se i corsi gender diventano obbligatori
    di Stefano Fontana
    Il giorno 1 aprile è accaduta a Trieste una cosa che desta preoccupazione. Arcigay e Arcilesbica hanno indetto presso il liceo Petrarca una riunione per genitori e insegnanti per illustrare il loro progetto “A scuola per conoscerci”, finanziato dalla Regione nell’ambito delle direttive ministeriali per la cosiddetta lotta alla discriminazione sulla base degli orientamenti sesuali e di genere. All’incontro erano presenti formatori di Area Arcigay, esponenti delle istituzioni come l’assessore regionale Loredana Paraniti, alcuni giovani volontari aderenti all’Arcigay che porteranno nelle aule la loro testimonianza, oltre naturalmente al responsabile educativo del progetto Davide Zotti.
    Perché il fatto desta preoccupazione? La cosa inaccettabile è che quel corso si tiene al mattino, al posto delle ore di storia o di latino, ed è obbligatorio. Alcuni genitori hanno presentato richiesta di esonero che è stata loro rifiutata. Unico modo di uscirne per le famiglie è tenere i figli a casa. Ma la scuola non dovrebbe essere di tutti? E il giovane costretto a rimanere a casa dalle lezioni non è proprio lui il discriminato?
    Ma i genitori si stanno muovendo. Il sito del settimanale diocesano Vita Nuova ha già pubblicato due lettere – tra le altre - di genitori che dicono di essersi sentiti tagliati fuori, che alle istituzioni della famiglia non importa niente e che è in atto una forma di sistema totalitario. Uno, in particolare, ha descritto come si è svolta la riunione del 1 aprile, riferendo che sono stati forniti dati assurdi e impossibili sul fenomeno del bullismo omofobico, di cui però nessun relatore ha saputo citare un solo caso concreto. Gli stessi quattro giovani volontari, dichiaratisi gay e che secondo il progetto dovrebbero andare a portare la loro testimonianza nelle classi, non hanno detto di aver subito affronto a sfondo omofobo alcuno.
    Nel testo del progetto si legge una visione militante della scuola: «La scuola, sul piano educativo, può essere invece volano di inclusione e riconoscimento, aperta alle trasformazioni sociali, luogo fondamentale in cui ognuno e ognuna abbia la possibilità di pensare e costruire liberamente la propria identità». La scuola non deve educare ad un unico modello di identità sessuale, ma essere luogo di trasformazione delle identità. Se negli anni Settanta alla scuola si assegnava un compito di trasformazione sociale di tipo marxista, oggi la si vuole impegnata nel campo della rieducazione sessuale. Una nuova forma di militanza per “l’uomo nuovo” che certamente non può essere accolta nella scuola pubblica.
    Quindi in questo progetto si dirà che gli orientamenti sessuali sono molti, almeno tre: eterosessualità, omosessualità e bisessualità, che sono tutti normali e che tutti meritano una adeguata formazione affettiva e per garantire maggiore efficacia al messaggio alcuni ragazzi volontari aderenti ad Arcigay e Arcilesbica, “debitamente formati”, andranno nelle classi a parlare di omosessualità, ben sapendo gli organizzatori che l’esempio dei pari è senz’altro più efficace di qualsiasi discorso.
    Dal punto di vista politico ci sono due aspetti da sottolineare. Il primo è che il Ministro Giannini, nell’estate del 2015, pur negando che il gender fosse presente nelle scuole italiane, aveva garantito che comunque per i corsi extracurricolari su tematiche legate all’affettività e alla sessualità sarebbe stato richiesto il consenso informato dei genitori. Perché a Trieste questo non si fa? Perché l’Ufficio scolastico regionale ha stabilito che quando uno di questi corsi si fa al mattino, diventa curricolare e quindi obbligatorio. In altri termini i formatori Arcigay e Arcilesbica, compresi i giovani volontari, durante le ore del corso sono di fatto equiparati ai docenti ordinari. Non solo si ritiene costoro incapaci di educare al rispetto reciproco i loro studenti, ma li si sostituisce con formatori con un preciso copyright culturale alle spalle.
    La seconda questione politica è che a Trieste quasi nessun personaggio politico denuncia e si muove. Siamo in campagna elettorale per le comunali. Anche i genitori che hanno i figli nei licei interessati a questi esperimenti votano. Eppure i politici non si immischiano in queste cose. Le uniche realtà che danno voce al disagio sono i gruppi di insegnanti e di genitori che, con fatica, si stanno organizzando e la cui voce viene diffusa, nel silenzio mediatico generale, dal settimanale diocesano, fortemente impegnato su questo fronte.
    Se i corsi gender diventano obbligatori

    «Io, ex pornodivo gay, vi racconto l'inganno della cultura Lgbt e come distrugge la famiglia»
    di Benedetta Frigerio
    Joseph Sciambra sapeva che avrebbe subìto l'ira mondana quando decise di parlare per «svelare il vero volto delle relazioni omosessuali». Non solo ebbe il coraggio di fare l'unico “outing” davvero svantaggioso oggi, ma l'ex pornodivo americano e icona del mondo "gay", oggi blogger e autore del libro "Ingoiato da Satana", ebbe anche l'ardore di mettersi dalla parte della terapia riparativa, convinto che «guarire è possibile, anche se chiede tempo, perseveranza». Solo «bisogna iniziare da un luogo di onestà: con te stesso, con gli altri e con Dio».
    Cosa la spinse così giovane verso la pornografia?
    I ragazzi, normalmente, nutrono curiosità verso il sesso, ma questo interesse è esasperato dalla cultura occidentale contemporanea in cui la pornografia dilaga ovunque, mostrando la carne nuda delle donne. Questo spinge a un'attenzione esagerata verso il sesso, conducendo facilmente alla pornografia. Quando poi un giovane nutre sentimenti di solitudine e alienazione, come accadde a me, allora la dipendenza dalla pornografia si fa ancora più intensa. Per quasi tutta la mia infanzia, la pornografia e la masturbazione rappresentavano un'oasi, una sorta di spazio sicuro in cui pensavo di essere amato e accettato. Ovviamente questa era solo una fantasia. Inoltre, molti giovani oggi sono più propensi a cadere nella trappola, sia in mancanza della figura paterna, che dovrebbe fungere da modello per un comportamento maschile adeguato, sia perché soffrono di un sentimento di inadeguatezza. Nei giovani che nutrono attrazioni omosessuali, entrambi questi tratti sono molto evidenti.
    Come si passa dalla pornografia a sviluppare pulsioni omosessuali?
    La visione ripetitiva della pornografia ha un effetto desensibilizzante, quindi spinge alla ricerca di scene sessuali sempre più estreme. Per questo, avendo iniziato all'età di 8 anni, da adolescente ero già annoiato e ho cominciato a cercare nella pornografia omosessuale. Uno scenario questo, per nulla inusuale. Infatti, quasi ogni giorno vengo a conoscenza di uomini, in maggioranza sposati e con figli, mai coinvolti prima con lo stile di vita omosessuale, dipendenti dalla pornografia “gay”. Siccome mi eccitava cominciai a chiedermi se fossi omosessuale. Più lo guardavo, più queste pulsioni crescevano in me, anche perché ero un bambino insicuro e isolato, che cercava affermazione da altri uomini. Perciò, quando compii 18 anni, lasciai casa per andare a San Francisco, la capitale mondiale dei “gay”. Appena arrivato, fui aggredito da una schiera di uomini più anziani di me che volevano iniziarmi al regno del sesso omosessuale. Qui, scoprii che il sesso era libero e che la pornografia “gay” serve come mezzo di reclutamento: facendo leva sulla mancanza paterna il mondo omosessuale ti tiene in pugno. Non a caso lo scenario costante della pornografia è l'unione fra un uomo maturo e uno giovane.
    Che influsso ebbe sulla sua vita il comportamento omosessuale?
    Persi molti amici, morti a causa dell'Hiv e della droga. Ero rancoroso e autodistruttivo. Credevo che vivendo lo stile di vita “gay” avrei potuto evitare di avere pensieri. Ma alla fine degli anni Novanta la mia salute si era compromessa. Soffrivo continuamente di emorroidi, lesioni anali, sanguinamenti che mi portarono all'anemia. Soffrivo di clamidia e gonorrea. Gli antibiotici facevano sempre meno effetto. Non capivo che stavo per morire.
    Quando e come ha abbandonato questo “stile di vita” e cosa ne pensa delle terapie riparative?
    La terapia riparativa con un psicologo o psichiatra qualificati è molto efficace. È ancorata a una teoria molto pratica per cui la relazione fra padre e figlio, fra madre e figlia, così come i traumi infantili, contribuiscono direttamente allo sviluppo delle attrazioni omosessuali in adolescenza o nell'età adulta. In contrapposizione a coloro che sostengono fermamente, sebbene non ci siano evidenze scientifiche, che l'omosessualità è una caratteristica innata, molti psicologi sono in crisi: anche nei paesi più liberali, come l'Olanda, fra i primi a legalizzare il matrimonio fra persone dello stesso sesso, la popolazione omosessuale continua a mostrare un alto tasso di malattie mentali. Per nascondere questo fatto l'Occidente parla di omofobia interiorizzata. Durante il mio percorso di guarigione ho invece scoperto che il persistente malessere delle persone con tendenze omosessuali è legato ad un evento traumatico che porta la vittima ad auto-medicarsi attraverso il sesso. Quando ho cercato aiuto sono riuscito ad ammettere l'abuso che avevo sperimentato da bambino. Solo così il processo di guarigione cominciò. Una parte di questo consiste nell'instaurare relazioni di amicizia con altri uomini sani per comprendere il significato reale della mascolinità.
    Se non il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ormai quasi tutti, sostengono che a queste coppie “qualche diritto” va riconosciuto. Alcuni prelati, addirittura, pensano di favorire così la “pace sociale”. Ma che pace può esserci nell'accettazione di una realtà come questa?
    Quello che trovi nel mondo Lgbt è essenzialmente un gruppo di bambini abusati e vittime trascurate che hanno cercato consolazione in una comunità, ma in cui ci si usa a vicenda nel vano tentativo di alleviare il dolore. Quando si entra in questa comunità si va incontro a una cultura altamente promiscua, come evidenzia l'alta percentuale di infetti da Hiv e da altre malattie (solo a New York la tendenza a contrarre l'Hiv della popolazione omosessuale maschile è di 140 volte maggiore rispetto al resto della popolazione). Per questo alcune persone con queste tendenze, di fronte alla fine che si può fare, cercano di vivere delle relazioni monogamiche. Di fatto, però, è difficile e si aprono ad altre relazioni. Bisogna poi comprendere che la lotta per i diritti è una lotta politica a cui le persone con tendenze omosessuali sono indotte con l'obiettivo di distruggere la famiglia.
    Come?
    Quello che mi ha cambiato è stata la paura di morire quando stavo male. Capii che mi sarei dannato, il diavolo mi stava portando all'inferno tramite orge demoniache. Mia madre non smise mai di pregare e siccome quando ero piccolo credevo in Dio, implorai il Suo aiuto e Lui mi salvò. Compresi quasi immediatamente che tutto quello che aveva fatto in passato era una lunga via verso la perdizione. Dio mi diede chiarezza e cominciai a studiare a leggere. L'aiuto spirtuale insieme a quello psicologico mi guarirono dall'omosessualità.
    Come combattere l'ideologia gender e la pornografia, dilagante seppur nascosta?
    Il modo migliore per combattere la pornografia e l'ideologia gender è cominciare in famiglia: i padri devono essere dei veri padri; ogni persona che ho incontrato con pulsioni omosessuali aveva qualche problema con il padre o con una figura adulta maschile. Perciò gli uomini si devono assumere la loro responsabilità di padri molto seriamente. Devono essere modelli virtuosi e avere un comportamento virile verso la donna. Devono essere forti e risoluti nei confronti dei loro figli. E devono amarli davvero. Perché se non sarai un padre per tuo figlio, ci saranno molti altri uomini a cercare di prendere il tuo posto.
    «Io, ex pornodivo gay, vi racconto l'inganno Lgbt»

    Mondo alla deriva: dopo i gay, l’incesto
    Lo abbiamo detto. Dopo i cosiddetti ‘matrimoni gay’, sarà la volta della poligamia, della pedofilia e dell’incesto.
    Che del resto in molti paesi non è già più reato. Del resto quando l’unica discriminante è il cosiddetto ‘ammmore’, e la presunta ‘consensualità’, non ci sono limiti: perché ci sono un buon numero di malati mentali al mondo.
    Kim West, britannica di cinquantuno anni, vive un rapporto con il figlio Ben Ford, trentadue anni, da quando la ‘coppia’ si è ‘ritrovata’ due anni fa e rendendosi conto di essere ‘sessualmente attratti l’uno dall’altro’: ora vivono in Michigan, Usa. West, che è cresciuta a Islington, Londra, è rimasta incinta durante gli studi in California e dopo aver dato alla luce suo figlio, lo aveva dato in adozione. Ma da quando i due si sono riuniti nel gennaio 2014, la storia a ‘lieto’ fine ha preso una strada torbida e oscena, Ford che era ancora sposato con la moglie Victoria, e la madre, si sono resi conto che erano attratti l’uno dall’altra e ora dicono che stanno cercando di avere un bambino insieme. Cirinnà e Renzi direbbero che è la “vittoria dell’ammmore”.
    Mondo alla deriva: dopo i gay, l?incesto | Azione Tradizionale

    Cresce la “bisessualitàˮ tra gli adolescenti
    di Lupo Glori
    L’ideologia del gender e il processo di “normalizzazione” della “fluidità sessuale” sembrano iniziare a dare i loro frutti tra le nuove generazioni. La triste e inquietante conferma si è potuta vedere in prima serata, lo scorso 16 marzo sul canale televisivo La7, all’interno del programma Tagadà dove è andato in onda un servizio dedicato al crescente fenomeno della bisessualità tra gli adolescenti. Secondo le statistiche fornite dalla trasmissione, la “bisessualità” sarebbe praticata da ben il «60% degli adolescenti maschi» e dal«35% delle donne». Alla domanda del giornalista, «Le statistiche dicono che oggi la bisessualità è praticata molto di più rispetto a prima nella fase dell’adolescenza, ti risulta questo fenomeno?», i giovani intervistati all’uscita delle scuole hanno dato risposte diverse, trattando però l’argomento come qualcosa di assolutamente ordinario e normale.
    Tra questi, un giovanissimo ragazzo ha risposto che la “bisessualità” oramai è un fatto accettato tra i suoi coetanei, dichiarando: «Rispetto a prima si sta più accettando questo fatto della bisessualità». Un’altra ragazza interpellata sul medesimo argomento ha replicato così: «Si ultimamente devo dire che la bisessualità è un fenomeno frequente anche a scuola nostra». Sulla stessa linea anche un’altra adolescente che ha candidamente espresso così il suo pensiero sulla bisessualità: «Per le ragazze penso che sia molto più accettata come esperienza. Ho conosciuto una ragazza con cui sono stata insieme un pò di tempo a 15 anni. Poi sono stata pure con qualche ragazzo. (…) Io mi sento bisessuale, o almeno così la società mi etichetta».
    Tra le giovanissime generazioni la classica distinzione fra “etero” e “gay” appartiene dunque al passato. La “modernità sessuale” impone l’abbattimento di qualsiasi “etichetta sessuale” e il superamento del concetto stesso di categoria in nome di una falsa ed ideologica “libertà di espressione sessuale”. Tutto ciò rappresenta il logico e coerente approdo di un lungo processo rivoluzionario che ha come esito finale la dissoluzione stessa della sessualità. In questa prospettiva, non stupisce che la nuova frontiera degli adolescenti di oggi sia la “bisessualità” che, detta in altre parole, non è nient’altro che la “fluidità sessuale”, ossia la tendenza a fluttuare indistintamente secondo le “onde emotive”, da un sesso all’altro, rifiutando qualsiasi limite o norma che possa in qualche modo contenere tale mutevole e incessante flusso.
    Cresce la ?bisessualità? tra gli adolescenti ? di Lupo Glori | Riscossa Cristiana

  2. #142
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Come in Cina
    Aborti forzati in Calabria
    È una conseguenza del disprezzo (legale) della vita
    Neonati abortiti all'insaputa dei genitori. Cartelle cliniche falsate. Assoluta indifferenza e freddezza da parte dei medici aguzzini, di cui quattro arrestati e sette sospesi. Un caso impossibile da censurare, emerso fatalmente dalle intercettazioni avviate all'interno di un'indagine sulla ndrangheta calabrese. Finora, però, chi ne ha parlato lo ha fatto liquidando la notizia come un episodio di malasanità: dal sito di Repubblica, che ieri mattina titolava “Errori medici con referti falsi”, al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha richiamato alla verifica delle «anomalie», fino alla guardia di finanza che ha ridotto la vicenda a «una bruttissima storia». Ma i toni dei media, pur indignati, sono fuorvianti e impediscono di fissare l'attenzione su particolari essenziali a comprendere le cause di un fatto che, legato ad altri capitati di recente, non può che interrogare tutto il mondo della sanità. E non solo quello calabrese.
    Innanzitutto non uno o due, non tre o quattro, non cinque, ma tutti e undici i medici e gli operatori sanitari del reparto di ginecologia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria sono coinvolti o comunque hanno accettato che avvenisse quanto descritto nelle telefonate fra primari e vice, provando la mentalità nichilista diffusa: «Eh niente gli è morto un bambino», ha affermato uno degli indagati. «Il bambino è vivo ma qui l'utero si è staccato», spiegava un altro. E, sottolineando che un padre non voleva l'aborto del figlio, emergeva la volontà di procedere comunque: «Perché lo dobbiamo ammazzare». Frasi che non possono che stridere ancor più se accostate a quelle del ministro, che si è limitato a dire che in Calabria «c'è molto lavoro da fare» e che «dobbiamo lavorare sulla maggiore capacità di segnalazione delle anomalie da parte delle direzioni sanitarie».
    A questo punto bisognerebbe chiedere a Lorenzin se è un problema di comunicazione anche quello scoppiato all'interno dell'ospedale di Piombino, dove tredici pazienti sono stati uccisi con dosi eccessive di eparina dal personale medico e nell'omertà generale del reparto di anestesia e rianimazione. Ma si sa che in caso di risposta negativa quello di Reggio non potrebbe più essere archiviato come un episodio di malasanità, ma di aborti forzati e di disprezzo generale per la vita, mentre quello di Piombino come uno di eutanasia massiccia.
    A questo punto, però, bisognerebbe porre un'altra domanda: come mai stracciarsi le vesti quando l'omicidio di un neonato è permesso per legge e il cosiddetto diritto alla morte procurata sembra diventato il nuovo mantra del progresso? Si potrebbe sviare anche da questo interrogativo, sostenendo che un conto è l'aborto consenziente, un altro è quello forzato e che non si possano mettere sullo stesso piano l'eutanasia attiva e quella passiva. Ma rimarrebbe un terzo quesito. Perché scandalizzarsi se la legge sull'aborto e la spinta per la legalizzazione dell'eutanasia stabiliscono che il diritto di scelta dell'adulto sia superiore a quello di vivere di un innocente o di un malato indifesi? Come e dove porre un limite?
    I quesiti radicali quasi sempre censurati sono inevitabilmente emersi anche negli Stati Uniti, all'interno dell'indagine del Center for Medical Progress sulla vendita di organi da parte dei vertici del colosso abortista Planned Parenthood. L'inchiesta, condotta in diverse cliniche del paese, ha sfatato il mito delle falle isolate di pochi medici incriminati operanti nell'illegalità, dimostrando che fatti come questi sono solo gli estremi dell'aborto praticato legalmente ogni mattina negli ospedali di mezzo mondo. Infatti, se il sistema sanitario non gira più intorno alla lotta per la difesa del dono misterioso di ogni vita, ma si sottomette alla volontà del più forte, che differenza fa quando a morire sono uno o più innocenti, più o meno legalmente? Il divario fra uno o milioni di aborti secondo le norme o al di fuori delle regole (utili solo a fare dei distinguo lasciando tranquille le coscienze di chi li pratica tutti i gironi) è puramente quantitativo-qualitativo. Ma la sostanza non cambia, perché si tratta in ogni caso di omicidio. Se non si arriva fino a qui alle cronache indignate per il caso di Reggio Calabria e di Piombino, si sostituiranno nuovamente i commenti ostili contro un'Italia retrograda che difende ancora l'obiezione di coscienza.
    Come in Cina. Aborti forzati in Calabria

    I PROTOCOLLI DEI SAVI ANZIANI DI SODOMA
    Maurizio Blondet
    Nell’ambito della deriva postmoderna transumana, un posto importante è occupato dalla teoria del genere – “gender” in inglese, la quale, attraverso una torsione ideologica e semantica afferma una distinzione sofistica tra sesso come biologia e genere come scelta; ciò impone, all’interno del paradigma scientista, una nuova genetica, anzi eugenetica, perché le tecniche relative alla procreazione assistita sono il filo d’acciaio che lega teorizzazioni, scoperte scientifiche e lucrosi affari.
    La teoria del genere afferma qualcosa di enorme e di totalmente nuovo, perché attiene all’identità stessa dell’essere umano nel suo “dimorfismo” ( duplice forma) femminile/maschile, da sempre riconosciuto come naturale.
    Essa asserisce che sesso e genere sono due concetti del tutto distinti, l’uno attenendo – il sesso- alla sfera della pura morfologia, l’altro – il genere , ad una appartenenza acquisita per scelta soggettiva e culturale.
    Dio creò l’uomo a sua immagine “maschio e femmina li creò” (Bibbia- Genesi v. 27) . Secondo la nuova ideologia “gender”, così non è, e la sfida che ne nasce è il più grande pericolo per l’umanità contemporanea, come intuì ed affermò il papa Benedetto XVI.
    Un’ ideologia che avanza nel deserto del liberismo mondialista, armata dei cascami del marxismo nella sua forma “francofortese” ed individualista (Marcuse, Wilhelm Reich) e della psicanalisi freudiana più estrema, unitamente a settori importanti del pensiero scientifico.
    Umberto Veronesi: “L’amore omosessuale è quello più puro, perché non è legato alla procreazione ”. La procreazione è forse impura ?
    Si sta gradualmente introducendo una visione dell’uomo che corrode e devasta i fondamenti della persona umana come tale. Non è di condotte individuali che stiamo discutendo. In pericolo è la persona umana, poiché si vanno ridefinendo artificialmente i vissuti umani fondamentali: il rapporto uomo donna, la maternità e la paternità, i diritti e la dignità dei bambini.
    Lo sganciamento dell’uomo dalla natura è il vero obiettivo: dopo aver separato il sesso dalla procreazione- pillola, contraccezione – si vuole adesso separare la procreazione dal sesso – uteri in affitto, fecondazione in provetta.
    L’umanità derubricata a zootecnia d’allevamento industriale, come suini e bovini, dietro l’apparenza dell’emancipazione. Avanza assistito dalla tecnica e non può essere compreso senza parlare anche di aborto seriale, eutanasia (o fine vita, che è il nuovo nome della morte), medicina genetica ,biochimica, infine di affarismo legato alle scoperte.
    Le nuove parole sono di per sé interessanti: fine vita, genere al posto di sesso. Qui c’è il nucleo di tutta la costruzione teorica. Secondo l’ideologia gender le differenze sessuali tra maschio e femmina sarebbero dunque semplice morfologia modificabile e nella sostanza non avrebbero alcuna importanza. In base a questo punto di vista la distinzione maschile/femminile avrebbe una valenza eminentemente culturale.
    Gli uomini sarebbero tali solo perché educati da uomini, le donne sarebbero tali perché educate da donne. Una bomba atomica.
    Dobbiamo allora comprendere perché si voglia intervenire e rimodellare l’immagine stessa, e la percezione di sé dell’umanità ed imporre una concezione della sessualità ideologica ed avulsa da qualunque retaggio naturale. Un processo, che nelle sue forme estreme, pare destinato a sfociare nel modello di un uomo artificiale, riplasmato nella trasmutazione di tutti i valori.
    Esiste una regia, un disegno, o almeno un indirizzo potente ed unitario in questa operazione transumana che sta infettando tutto l’Occidente e sta determinando, insieme a legislazioni orientate- matrimonio omosessuale, adozioni gay, legalizzazione della tecniche riproduttive di laboratorio – un “trasbordo ideologico inavvertito” in milioni di persone, ossia un inconsapevole cambiamento di idee e giudizi.
    La degenerazione della sessualità è sintomo di un malessere epocale, e nasce dallo spirito del ’68, la rivoluzione dei costumi nata per disintegrare tutto ciò che rappresentava il padre e l’autorità, e finita in un trionfo del nuovo capitalismo, divenuto libertario per calcolo.
    Quella che noi chiamiamo europea, o cristiana , è una civiltà che ha origine da una scoperta decisiva fatta dal popolo ebraico, quella dell’esistenza di un Dio unico, alleato del suo popolo.
    E’ Dio stesso a dare a Mosè la legge, le tavole dei Dieci Comandamenti, sul Monte Sinai, durante il viaggio di ritorno dalla cattività egizia, XIII secoli prima di Cristo. E’ la data di nascita della nostra civiltà, e i comandamenti sono ancora lì, a esprimere la legge naturale che proviene da Dio e dall’alleanza, iscritta nel cuore dell’uomo e conoscibile attraverso la ragione, caratteristica dell’uomo, creatura morale. Prescrivono, tra l’altro, di onorare il padre e la madre, e di non desiderare la donna d’altri.
    L’omosessualismo è l’epifenomeno dell’ideologia del gender, ovvero della contestazione dell’idea biblica che Dio “maschio e femmina li creò”, poiché non si diventa ciò che si è, ma si è ciò che si vuol diventare per scelta culturale, ambientale, individuale, con l’aiuto del dominio tecnoscientifico.
    Chi dovrebbe reagire, in primis la Chiesa cattolica, depositaria di una sapienza bimillenaria, spesso balbetta e talora la dice grossa, come l’ attuale vescovo di Roma cheha pronunciato l’improvvida ed incredibile frase “chi sono io per giudicare ?”, stendardo e suggello del relativismo morale e della dittatura dell’ “io e delle sue voglie “, come le definì Papa Ratzinger.
    Le nostre radici intellettuali si riallacciano alla concezione di universo finalizzato, soggetto al dominio di Dio. Il popolo ebraico capì che il suo Dio era onnipotente, onnisciente, autore della legge e delle condizioni della giustizia. Comprese che egli vegliava sul suo popolo e che gli conferiva una natura ed uno statuto morale. In cambio, Israele era obbligato a salvaguardare la legge ed a soffrirne le conseguenze qualora non l’avesse fatto.
    Ma la legge morale non è fatta per adattarsi a ogni nuovo orientamento, per definizione non è manipolabile e si erge implacabile contro ogni arrogante pretesa ideologica. Concetti che passarono poi in Grecia, nell’idea della legge temperata dalla prudenza (phrònesis), con il principio della cittadinanza, delle libertà ad essa connesse e nella tensione verso la trascendenza. Viene in mente il grandioso quadro di Raffaello “La scuola di Atene”, con Platone che indica il cielo ed Aristotele che richiama alla terra.
    Poi venne Roma, con il suo impero che veicolò la civiltà classica ed incorporò il cristianesimo, e con il suo grande lascito, il diritto romano, ius civile, ma anche ius naturale. Fu merito del diritto naturale se il corpo di leggi di una piccola comunità contadina che si fece Roma divenne legge universale della civiltà. Diritto naturale può essere definito un insieme più o meno compatto di regole per l’azione, prescritto da un’autorità superiore allo stato politico. Queste regole si ritiene derivino dai comandamenti divini, dalla natura dell’uomo e dalla lunga esperienza comunitaria del genere umano. Leggi peculiari all’uomo, giacché solo l’uomo sulla Terra è l’essere razionale. La validità delle leggi umane “positive” è dunque la loro conformità alla ragione, architrave di ogni ordine sociale che sia anche, ed innanzitutto, ordine dell’anima. “Vi è certo una vera legge, la retta ragione conforme a natura, diffusa tra tutti, costante, eterna”.
    (Marco Tullio Cicerone)
    E quando le leggi civili contraddicono la legge naturale, non sono più leggi, ma simulacri cui si deve disobbedire, queste furono le ispirate parole pronunciate da Benedetto XVI dinanzi al Parlamento tedesco, a testimonianza che la verità viene prima anche della libertà. Nella nostra epoca, in cui a Dio si è sostituto Io e la volontà di potenza si fa sete di dominio sulla natura, l’uomo rovescia un’altra profezia di Nietzsche, e diventa una corda tesa al contrario, tra l’Oltreuomo e la Bestia.
    In questo panorama zoologico, fatto di uteri in affitto – inevitabilmente di giovani donne povere – per “covare” le ovaie delle signore borghesi, lesbiche e non, fecondati con gli esiti di masturbazioni di pseudo padri venditori di seme, o di invertiti desiderosi di progenie, davvero non stupisce che si inventino nuove parole, formule “pret-a-porter”, per distrarre, stupire, sviare, rendere normale ciò che normale non è .
    Eutanasia, o fine vita diventano sinonimo di soppressione dei malati, degli anziani e degli sgraditi: in Olanda, prima classificata in materia sino al recente lugubre sorpasso del Belgio, le campagne pro-eutanasia furono largamente finanziate dalle assicurazioni sanitarie e da quelle sulla vita.
    Matrimonio per tutti è la formula usata dalla Francia (l’esprit de finesse non mente!) per giustificare davanti ad un’opinione pubblica riottosa la legalizzazione del matrimonio omosessuale.
    Che le parole contino molto, in questa partita mortale tra umanità e forze infere, lo dimostra lo stesso lemma inglese – l’anglo americano è la lingua delle magnifiche sorti e progressive – gay, gaio, felice, che ha ormai sostituito le più oneste definizioni omosessuale, invertito, pederasta.
    Anche omofobia, questa nuova parolona passepartout, non va sottovalutata. Significa, letteralmente, paura dell’uguale, fobia equivale a malattia, ma viene declinata come odio verso l’ omosessuale. C’è tuttavia una crepa nel nuovo termine, la fenditura che lo smaschera: paura dell’uguale.
    Ecco la chiave di lettura: la promozione ed imposizione della neo-cultura dell’identico, la rimozione forzata ed autoritaria delle differenze e persino della semplice constatazione della loro esistenza. Massificazione, reificazione (riduzione a cosa) dell’altro essere umano da parte di ciascuno.
    Ogni IO si trova ad essere un semplice volto nella massa per tutti i suoi simili. Ognuno diventa mezzo per l’altro, mai fine, senza la possibilità di scegliere, giudicare, valutare. Ma ogni morale è soprattutto selezione dei fini.
    Di fatto, si realizza nell’identico – obiettivo finale – una collettivizzazione totalitaria e degradante, descritta magistralmente in una frase che Stanley Kubrick mette in bocca al sergente Hartman del film Full Metal Jacket “Qui vige l’uguaglianza, non conta un cazzo nessuno!”
    E’ la nuda moltitudine teorizzata da Toni Negri , amorfa e spersonalizzata come l’impero capitalistico.
    Una legge colpirà anche in Italia i reprobi “omofobi”, equiparando alla discriminazione razziale. Viene evocata in una nuova veste la bestia immonda, da sanzionare penalmente come reato d’opinione, di leso pensiero, dalla psicopolizia democratica, attraverso la legge Mancino.
    Le nuove superstizioni sono quelle scientifiche e tecnocratiche, utili alla conservazione del potere nelle mani di élite interessate ad assumere il controllo profondo degli individui ed il dominio sulla vita, anche attraverso le tecniche di trasmissione della vita ed il loro sfruttamento economico.Tutto si tiene, nell’ideologia transumana. E poiché secondo il nuovo gaio evangelo si deve chiamare genitore 1 la madre ( o chi per essa) e genitore 2 il padre ( o chi per esso) , forse sarà politicamente corretto chiamare genitore bovino 1 la mucca e genitore bovino 2 il toro, dei vitelli generati negli allevamenti per inseminazione artificiale. Attendiamo però che ci spieghino come mai, quando gatti, delfini e galline si accoppiano, il maschio penetri o fecondi la femmina ed in questo modo abbia inizio una nuova vita.
    Viene spontaneo chiedere ai teorici della nuova sessualità, che tipo di stimolo culturale sia all’origine di tale sorpassato metodo di accoppiamento, grazie al quale la vita è stata conservata e tramandata nei millenni. E’ sin troppo facile replicare ai teorici del gender che presso tutte le specie, ed anche presso gli umani, il primo compito dei viventi è la riproduzione e, per noi, la conservazione biologica della comunità cui apparteniamo. Il Vecchio Testamento non fa che registrare quest’evidenza, citando minutamente le varie generazioni che si sono succedute nelle comunità abramitiche, ed afferma (Levitico 18/22) “Con un uomo non avrai rapporti come si hanno con una donna. E’ un abominio”.
    Inoltre, l’omosessualismo ideologico è un fenomeno soprattutto maschile, ed è un aspetto di quell’odio per il genere uomo visto e pensato come dominio e violenza che la parte più estrema del femminismo ha trasmesso, vorrei dire inoculato, ad altre subculture eversive, come frange marxiste, freudismo, libertarismo anarcoide. Penso al ruolo di personalità come Judit Butler. Quest’uomo devirilizzato, debole ed incerto è il simbolo opaco del nostro tempo, e della distruzione metodica, tenace, sistematica della figura paterna. Ruolo “dimorfico”, complementare a quello materno, simbolo della legge, della trasmissione dei valori comuni, della tensione verso l’alto, di un ordine in qualche modo morale ed apollineo.
    Un progetto di portata enorme, il gender, un sommovimento tellurico che l’antropologo professore Antonio Marazzi ha definito come “operazione di rivolgere a se stesso (essere umano) le capacità acquisite per modificare le proprie dotazioni naturali, per giungere infine a sostituirsi alla compiuta evoluzione naturale, per proseguirne il corso a proprio arbitrio secondo autonome finalità“.
    In questa prospettiva, non più inconfessata, va cercata una delle ragioni dell’afflato che lega i poteri forti del mondo all’ideologia del genere, ultima utopia di una modernità vecchia ed incurabile. Un’ideologia che tende a giustificare ogni manipolazione della natura, nella misura in cui nega l’esistenza di qualsiasi ordine naturale e ribalta le acquisizioni dell’umana civiltà.
    Dobbiamo quindi comprendere perché si voglia ridisegnare l’immagine dell’uomo. Legislazioni antiumane, cui è legittimo, necessario e doveroso opporsi, contrapponendovi natura e senso comune. Abbiamo bisogno di informazione, conoscenza, controcultura, chiarezza di idee. Senza, siamo perduti e perdenti.
    Intanto viene indotta una nuova visione del mondo totalmente costruita in laboratorio, una culturalizzazione esplicita del corpo per sottrarlo a quanto rimane della sua condizione naturale, un processo destinato a sfociare nel modello di un uomo artificiale, con l’imposizione, fin dall’infanzia, di una nuova sessualità ideologica.
    Si teorizza che oltre a maschio e femmina ci sarebbero un numero indefinito di altri generi, o meglio di “ orientamenti sessuali”- ventitré, dicono, tra cui l’omosessualità, il lesbismo, la bisessualità, la transessualità sino alla pedofilia; generi/orientamenti definiti normalissimi come la vecchia , cara eterosessualità, che noi continueremo a chiamare normalità.
    Questa torbida ideologia viene promossa, diffusa, sovvenzionata in tutto l’Occidente da un vastissimo fronte. Il braccio militante sono i movimenti gay ed omosessualisti, come l’italiana Arcigay. Questi gruppi, largamente minoritari e squattrinati, hanno ora acquisito un enorme potere e visto affluire grandi finanziamenti pubblici e privati da parte di lobby di altissimo livello. Perché ?
    Noi affermiamo che l’ideologia del genere è l’ideale cavallo di Troia per manipolare e sradicare la natura intima e la struttura morale dell’uomo a fini di dominio e di trasformazione dell’umanità in qualcos’altro (transumanesimo). Si fa largo il mondo descritto dall’acronimo LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) cui è talora aggiunta la lettera Q di “queer” – strano, bizzarro, in inglese, copertura di altre “identità di genere”, tra cui cito drag queen, drag king, sino all’incredibile genere X , indefinito, ma degno di protezione giuridica.
    Il padre ufficiale di questa ideologia – o meglio il genitore 1 – è uno psichiatra americano morto nel 2006, John Money. Il suo sogno era una sorta di democrazia sessuale – essendo l’identità relativa duttile e malleabile in quanto prodotta dalla società ( da tutte le società conosciute, peraltro..) – in cui ogni rapporto sessuale, compresa la pedofilia, è ammesso e legalizzato. Arrivò ad intervenire chirurgicamente su maschietti che avevano peni di ridotte dimensioni, trasformandoli fisicamente in bambine, allo scopo di dimostrare che l’identità sessuale è una sovrastruttura culturale. Piccole vite rovinate irrimediabilmente sull’altare delle panzane di questo folle dottor Stranamore.
    Eppure, ha fatto scuola, giacché la pedofilia, che la psichiatria ha sempre trattato come malattia, è oggi definita “orientamento sessuale”. La potentissima casta degli psichiatri americani aggiorna periodicamente il manuale DSM, prontuario di psichiatria diffuso in tutto il mondo, ed ha ultimamente distinto tra pedofilia ed atto pedofilo, considerando disordinato solo l’atto sessuale consumato. Una distinzione di cartavelina. Il desiderio sessuale rivolto ai bambini è un semplice orientamento, si legge nell’ultima edizione del DSM.
    E’ sin troppo agevole, in materia, ricordare i formidabili interessi economici dell’industria farmaceutica. Un solo esempio di medicalizzazione della vita sin dall’infanzia: milioni di bambini vivaci- americani ed europei- vengono trattati con il Ritalin, che è un anfetaminico con elevate probabilità di dipendenza.
    La pedofilia, dunque, secondo la nuova vulgata, sarebbe un’opzione tra le tante, un orientamento come un altro, e non un atto abominevole a danno di bimbi? Vedrete, prima o poi passerà, ci riusciranno.
    Qualcuno, intanto, mette denaro, e molto, quindi l’ideologia di genere non sorge da uno slancio, o da un’esigenza della tanto carezzata società civile, ma più concretamente da laboratori intellettuali ben riforniti di dollari dalle più grandi entità della Terra.
    Uno è il miliardario Soros, quello che attaccò in Borsa la lira, il quale ha costituito un circolo di magnati – si chiama The Good Society ( la buona società, le solite parole invertite intuite da George Orwell, tipo “la verità è menzogna”) con cui finanzia attivamente le organizzazioni gay.
    Non mancano, tra i generosi contribuenti della causa, Bill Gates di Microsoft ed il patron di Amazon, quelli dei libri elettronici, la Fondazione Rockefeller, una famiglia che non manca mai all’appello, i Ford ed il Goldman Fund della più potente banca ebraica d’affari del mondo, che ha elargito due milioni di dollari. Anzi, a proposito di Goldman & Sachs, e di JP Morgan, concorrente e gemella, i loro presidenti, di solito riservatissimi e silenziosi, hanno pubblicamente lodato il matrimonio omosessuale, affermando testualmente che “ è una cosa buona per la nostra società ed i clienti “ ed addirittura “l’uguaglianza nel matrimonio riduce gli oneri e le sfide a carico dei dipendenti e porterà alla costituzione di attività imprenditoriali di successo.” Tra i filantropi pro-gay si annoverano anche Kodak, Pepsi, Toyota, Nike, Apple, Xerox, IBM, Chrysler (toh, la Fiat), DeutscheBank – quelli che hanno svenduto i nostri BOT per far salire a 600 il mitico “ spread”, Citygroup, la Fondazione Playboy – veterana del settore- EstééLauder, e questo si capisce di più, profumi e rossetti.
    Denaro, tanto, a fondo perduto alla causa omosessuale. Lo scopo resta l’omologazione globale: cancellare le diversità, demolire tutte le identità sociali, religiose, politiche, culturali, nazionali ed ovviamente sessuali. L’esito finale sarà la completa estirpazione del senso di identità interiore del genere umano, la lacerazione dell’anima e la ricollocazione di una nuova pseudo anima artificiale nel vuoto così provocato.
    Il passaggio intermedio è in corso ed è la distruzione del concetto di famiglia, perché questa strana, radicata istituzione è un ostacolo enorme ai loro piani. Un uomo solitario e privo di valori, schiavo delle pulsioni, privato di radici, è in balia degli eventi, manipolabile a piacimento come consumatore e come cittadino.
    Intanto, il sistema di intrattenimento industrial-mediatico diffonde incessantemente l’immagine di un essere umano ibrido, il concetto di differenza naturale tra i sessi viene minimizzato o ridicolizzato, tra donne armate e violente e ometti al pannolino, ed ogni obiezione è rimossa o demonizzata come discriminatoria.
    L’agenda politica di questa parte di mondo viene riscritta, con la priorità del “gender”, da imporre mediante leggi ad hoc, riprogrammazione dei corsi scolastici, sanzioni penali agli oppositori e persino attraverso la rielaborazione del linguaggio comune, che bolla come sessiste o discriminatorie espressioni arcaiche e immemorabili, quali mamma e papà o donna incinta.
    Un’organizzazione che gode dello status di consulente speciale dell’ONU, Gherush92, senza timore del ridicolo ha chiesto, attraverso la propria rappresentante italiana, di togliere dai programmi scolastici la Divina Commedia, vertice della letteratura mondiale, in quanto islamofoba – Maometto sta all’inferno – antisemita, offende Giuda e, orrore massimo, perché mette all’indice i sodomiti che ebbero rapporti “contro natura”, ohibò, anche loro condannati all’Inferno. “Siete voi qui, Ser Brunetto?”, chiede Dante a Brunetto Latini, brillante intellettuale che pure era stato suo maestro.
    Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità si occupa da qualche anno dello sviluppo sessuale dei bambini europei. Ecco il suo programma, tratto da un documento ufficiale.Da 0 a 4 anni; si prescrive l’apprendimento “del godimento e piacere quando giochiamo con il nostro corpo, la scoperta del corpo e dei genitali ”. Onanismo della prima infanzia.Sempre da 0 a 4 anni, è l’età ideale per “esprimere i bisogni, i desideri e i limiti, ad esempio nel gioco del dottore” e per “consolidare l’identità di genere” Piccoli Platinette crescono. Da 4 a 6 anni è il momento giusto per la masturbazione e si può tranquillamente parlare di argomenti inerenti la sessualità, ma anche di amicizia e amore “verso persone dello stesso sesso”. Una perfetta società, invertita dall’asilo. Da 6 a 9 anni si è pronti per difendere e conoscere” i diritti sessuali di bambini e bambine”. Da 9 a 12 anni – era ora – si dovrà “sapere tutto sulla riproduzione e pianificazione familiare” – provette, siringhe, o il vecchio metodo ?- oltreché sui “diversi tipi di contraccettivi e sui rischi e conseguenze del sesso non protetto”.
    La gravidanza come spauracchio! Meno male che è sul mercato l’utero in affitto, se proprio non si può fare a meno di un moccioso tra i piedi. Non è fantascienza, incubo notturno, o scenario apocalittico. E’ l’Organizzazione Mondiale della Sanità, pagata anche con le tasse degli italiani.
    Contemporaneamente, lavorano con lena per modificare noi e creare l’uomo nuovo attraverso cinema, televisioni, giornali, pubblicità mirata. Lavorano sui tempi lunghi, sui costumi, ma hanno fatto molta strada. Veicolano i nuovi modelli para-culturali, famiglie allargate, gay buoni e generosi, “normali” cattivi egoisti ed ignoranti e così via, dai cartoni animati alle soap opera ai romanzi a larga tiratura.
    Ma quando ci sono di mezzo i bambini, quindi il futuro, bisogna essere intransigenti, addirittura feroci nella risposta. Occorre allora ripetere fino allo sfinimento che un bambino, per crescere e diventare adulto sano e libero, ha bisogno di due figure ben precise: la madre ( l’uovo) ed il padre (il seme). Questi due ruoli si possono criticare, ma da che mondo è mondo sono state sempre state le figure-guida, il modello da trasmettere che sarà a sua volta emulato dai figli.
    In natura, tranne rarissime eccezioni, la prole viene partorita e nutrita da una madre e protetta da un padre. La dicotomia maschile femminile è nella natura e nei fatti: simbolicamente Luna (madre) Sole (padre), Terra (madre) Cielo (padre). In natura non si osservano animali dello stesso sesso che prendono in affitto un utero per aumentare il focolare domestico.
    Ecco perché, per ciò che stanno instaurando, si deve parlare di antinatura, antiumanità e, per chi crede, di anticristo. Un uomo nuovo, deprivato perfino delle sue origini e timoroso del futuro, che vive male il presente. Scollegato dal sua vero destino, l’orizzonte spirituale, immerso a forza in una falsa esistenza proiettata nella materia e per la materia, gestito, manipolato dalle forze più basse, grazie alla sfavillante illusione del successo, dell’illimitato, strappato alla famiglia e scisso da se stesso.
    Il suddito ideale, descritto nel “Mondo nuovo” di AldousHuxley: omologato fin dalla nascita, con la riproduzione separata dal sesso e dall’amore, schiavo di una dolce droga (il soma) che dissolve lo spirito, dedito ad un piacere sessuale indifferenziato e senza limiti.
    Aldous Huxley non era un romanziere, ma un teorico del transumano, affiliato a varie consorterie riservate dell’Impero Britannico, ed era nipote di Thomas Huxley, biologo naturalista sostenitore dell’eugenetica, ossia della scienza che intende orientare e scegliere le nascite secondo criteri prefissati, dalla razza, all’intelligenza, ai caratteri fisici, al sesso. Una deriva, quella eugenetica, nata, sviluppata e teorizzata in Inghilterra nell’ambito dell’evoluzionismo di Darwin ed a fini imperiali.
    Si vede bene come la trama e l’ordito di questa macchinazione ideologica abbiano, insieme con un passato, uno sviluppo, un centro ed un motore. Il motore è la volontà luciferina di poche migliaia di persone, potentissime per denaro, mezzi ed armi, decise a sviluppare un potere schiacciante sull’intera specie umana; il centro sono le nuove ideologie, come il gender, con il suo nucleo duro omosessualista ; lo sviluppo è l’azione coordinata, sinergica di scuola, informazione, politica, tecnostruttura, industria.
    Un continuum attraversato da precetti come la riduzione della vita ad ingombro, grumo da espellere senza problemi dal corpo della donna al suo inizio, salvo impiantarlo in uteri di povere donne che svolgeranno il mestiere di fattrici in conto terzi, ingravidate con asettiche siringhe del seme di giovanotti pagati per autoerotismo, donne ultrasessantenni che giocano alla mamma, e, soprattutto, bambini che cresceranno spesso con due padri o due madri, anzi con due genitori 1 o 2. Invecchiati o malati, i nuovi uomini moriranno poi ammazzati (altro non è la pudibonda fine vita assistita) per non mandare in passivo l’Azienda Sanitaria, la Previdenza Sociale o il Fondo di Assicurazione. Se il nostro bambino avrà la disgrazia di ammalarsi, non avremo l’incomodo di curarlo tenacemente e di amarlo, ma valuteremo l’opportunità di sopprimerlo come in Belgio – a meno di 12 anni – o in Olanda , a meno di 16.
    Ma non dimentichiamo, a proposito di certi evoluti Paesi, anche le responsabilità delle case regnanti. Hanno certo poco potere politico diretto, ma immensi patrimoni investiti nelle grandi banche, in multinazionali e colossi finanziari, gli Orange olandesi, i Sassonia Coburgo belgi, gli Windsor britannici, ed ora anche i Borbone spagnoli. Hanno voce in capitolo, là dove si prendono le grandi decisioni. Complici , non hanno mosso un dito o pronunciato una sola parola, loro che regnano, secondo antiche formule e regie patenti, per grazia di Dio, cattolico o protestante. Eppure, almeno loro hanno voce e pulpiti da cui parlare, ed un residuo di influenza sui loro popoli.
    Aveva capito tutto Aleksandr Solgenitsin, quando osservò che “in Occidente, per chi si vede tagliare i fili del microfono non esiste in ambito pubblico”. Ed anche per chi non riceve soldi da lorsignori…..
    Ricordiamo anche il ricchissimo business della fecondazione assistita, per quanto uno dei cardini a lungo termine del governo globale sia una detanalità programmata, obiettivo neomalthusiano più o meno ammesso di circoli molto influenti.
    Eugenetica e nuovi traguardi della biotecnologia implicano tuttavia la necessità di cambiare continuamente le legislazioni, in modo da legalizzare le nuove tecniche di riproduzione (o selezione) e renderle accessibili anche agli omosessuali. Uno scienziato francese, Laurent Alexandre, ha spiegato che “la velocità del passaggio da inammissibile a tollerato e poi permesso, fino a obbligatorio, dipende essenzialmente dal ritmo delle scoperte scientifiche, qualunque siano le obiezioni etiche sollevate”. Chiaro e onesto, il professorone, che ha omesso però di citare gli interessi economici e di potere delle lobby mondialiste. Le questioni morali si devono obliterare o piegare, questo è il messaggio.
    Per eugenetica, Pierre Singer arrivò a teorizzare la soppressione neonatale degli infanti “inidonei”. C’è da ringraziare che gli arcinoti rischi genetici sconsiglino finora, magari sino alla prossima scoperta scientifica, di normalizzare anche l’incesto, espungendolo dai codici penali. E sì che il tabù dei rapporti sessuali tra consanguinei è il più universale elemento di concordanza in tutti tempi ed in tutte le culture, come ha dimostrato Claude Lévi Strauss ne “Le strutture elementari della parentela”.
    In Svezia, dove lo Stato-mamma – anzi genitore 1 – assiste dalla culla alla tomba, salvo contare il più alto tasso al mondo di suicidi, alcolisti, ed abbandoni familiari – ultimamente anche di violenza alle donne – gli scolari vengono abituati a giocare indifferentemente con le bambole e le macchinine, ed il Regno promuove l’inusitata abitudine di dare ai nuovi nati nomi “neutri”, così da permettere loro la libera scelta del sesso che vorranno. La chiesa luterana locale, di cui è Capo il Re, è guidata da una donna vescovo sposata in chiesa con una donna pastore. Tombola!
    LGBT: una lobby arrogante, faziosa, che lancia anatemi e scomuniche, etichettando come omofobo- Dio ci scampi – chiunque osi argomentare contro la nuova, indiscutibile ideologia. Fascisti, razzisti, adesso omofobi. Poveri noi, anche se Giovannino Guareschi, impareggiabile figura di scrittore cristiano, nazionale e popolare, ci giustificava così già negli anni 60: “Siamo sorpassati. Dovete scusarci perché siamo sorpassati. E’ la nostra disgrazia, o forse la nostra fortuna”.
    In Francia, dove fanno le cose sul serio fin dal 1789, gira un aureo manuale ad uso delle scuole, in cui si afferma “che l’identità sessuale è la percezione soggettiva che si ha del proprio sesso e della propria identità sessuale” il che è tautologico. Il capitolo 9 ha questo titolo DIVENTARE uomo o donna – vivere la propria sessualità.Avanti figli della patria, questa è la nuova Marsigliese! Il sesso non è più un fatto, ma un’invenzione sociale, imposta dalla società maschilista. Una teoria che si appoggia, tra l’altro, sull’ ipotesi di Freud della bisessualità innata.
    Ma si va oltre, abolendo senz’altro il fattore biologico, che invece è una costante filogenetica non solo della continuità della specie, ma anche dello sviluppo psicologico dell’individuo uomo o donna. Questo fattore, secondo il ministero francese, va abrogato in nome della scelta soggettiva. Delirio di autocreazione.
    La scuola, allora, diventa un’efficiente impresa di destrutturazione- decostruzione della famiglia, argine ultimo alla decomposizione dei valori istintivi che reggevano sino a poco tempo fa ogni comunità umana. Si porta avanti così una lotta esasperata, isterica in nome della parità, una parità contabile, un’uguaglianza amorfa tra i sessi, sotto la quale si nasconde la loro indifferenziazione e interscambiabilità, che sono i principi stessi della forma merce ( economia di scala, produzione di serie, pubblicità massiva, consumo compulsivo, velocissime mode) , con un mondo privato della sua naturale, ricca eterogeneità.
    In Canada, una piccina di tre anni ha tre cognomi, perché ha due madri – due lesbiche sposate una delle quali ha affrontato la gravidanza – genitore 1- attraverso l’inseminazione artificiale da parte di un amico della coppia, omosessuale pure lui – genitore 3- che ha sottoscritto un contratto che gli permette di vedere la bambina e partecipare alla sua educazione . Educazione!
    L’avvocato che ha stilato il contratto ha così commentato: “Il vero grande cambiamento introdotto dalla nuove leggi familiari in termini di genitorialità (altro neologismo, abituiamoci…) è la modalità con cui si DECIDE CHI E’ IL GENITORE. In passato, abbiamo guardato alla biologia e alle connessioni genetiche. E questo, oggi non è più vero. Ora noi guardiamo alla volontà delle parti che contribuiscono alla CREAZIONE del bambino.” Creazione, da parte dell’uomo-Dio, con la mediazione della tecnica, demiurgo onnipotente. La legge naturale è sostituita dalla legge dell’uomo che pretende di dettare i modi del suo vivere. Il pensiero dell’avvocato canadese esprime tuttavia perfettamente la volontà insieme violenta, egoista e prometeica che fa del bambino la vittima incolpevole, con incalcolabili conseguenze future, delle scelte sciagurate dei cosiddetti genitori.
    In Italia, siamo solo apparentemente più indietro, o avanti, protetti sinora dall’art. 29 della Costituzione che definisce la famiglia “società naturale fondata sul matrimonio”, e soprattutto difesi da un senso comune che non si è ancora spento. Ma la battaglia è in corso, e non nelle retrovie delle dispute intellettuali, ma in Parlamento, dove la legge Scalfarotto (altro gay) sull’omofobia ha lo scopo di impedire e sanzionare discorsi o scritti come quello presente, enei tribunali, come hanno dimostrato recentissime, sconcertanti sentenze.
    Un organismo pubblico, pagato con denaro nostro, dieci milioni di euro, venti miliardi del vecchio conio, l’UNAR-Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali a difesa delle differenze ( sempre le parole invertite di Orwell…) , che dipende dalla Presidenza del Consiglio, ha elaborato una “strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, ed ha prodotto un opuscolo di 52 pagine, scaricabile da Internet, realizzato da 29 associazioni davvero qualificate ed imparziali.
    Si chiamano, come è buona regola dell’aziendalismo “à la page”, Gruppo di Lavoro LGBT e sono esclusivamente associazioni omosessuali. Cito alla rinfusa, Arcygay e Lesbica, MIT Movimento Identità Transessuale, Gay.net, Consultorio Transgenere, un fantastico Gay Lib, oltre al Circolo Culturale Omosessuale Mario Mieli- illustre intellettuale omosex- integrate dal Partito Radicale e dall’inevitabile CGIL- Sezione Nuovi Diritti. Contemporaneamente, l’UNAR ha commissionato agli stessi “esperti” tre libriccini intitolati “Educare alla diversità a scuola”, uno per le elementari, uno per le medie inferiori e l’ultimo per le medie superiori.
    Cito alcuni dei teoremi contenuti nei testi destinati qui e adesso ai ragazzi italiani. “L’attrazione, i sentimenti e i comportamenti sessuali e romantici (sì, romantici) verso persone dello stesso sesso sono normali e positive varianti della sessualità umana”. “Le influenze che l’ambiente socio culturale e religioso può esercitare nel generare omofobia e omofobia interiorizzata sono conclusioni cui pervengono numerosi studi scientifici”. “L’impatto negativo del conflitto tra omosessualità e religione sulla salute mentale è ampiamente dimostrato”. “Maggiore risulta il grado di ignoranza, di conservatorismo politico e sociale, di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un’attitudine omofoba”.
    Colpiti e affondati! Siamo pazzi, ignoranti, gretti, religiosi, quindi “omofobi”. E lo scrivono pagati dalle nostre tasse, a nome di Presidenti del Consiglio come Monti, Letta, Renzi, che ostentano la presenza alla messa domenicale. Queste sono le mani in cui dovremmo lasciare i nostri bambini, quelle le idee in cui li cresceranno!
    Ma anche gli adulti devono essere rieducati ed ecco allora, ad uso degli operatori dell’informazione, un altro magnifico manualetto degli stessi autori e della stessa UNAR, le “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT”. Ha un’invitante copertina con un cuore arcobaleno, e ventotto dense paginette. Ecco di seguito un florilegio di perle tratte dal vademecum ad uso del giornalista al passo coi tempi.
    Si sconsiglia, o vieta, di usare espressioni quali “famiglia naturale” o “famiglia tradizionale” o anche famiglia gay o omosessuale, dovendosi preferire la locuzione “famiglie omogenitoriali”, oppure famiglie con due papà o due mamme. Si proibisce di sostenere, in tema di adozioni, che il bambino abbia bisogno di una figura maschile o di una femminile. In quel caso, il giornalista si renderebbe responsabile di diffusione di un “luogo comune”, smentito da una pretesa “letteratura scientifica”. Né, discutendo di nuova genetica, si può parlare di “uteri in affitto”, espressione considerata dispregiativa, da sostituire da “gestazione di sostegno”. Una vera e propria polizia del pensiero, che suggerisce anche – testuale – “di superare l’idea di instaurare un contraddittorio quando si parla di tematiche LGBT; se c’è chi difende i diritti delle persone LGBT, non è necessario dar voce a chi è contrario”. Democrazia e pluralismo….Ai fotografi è intimato di “non indulgere a riprendere, nelle manifestazioni tipo Gay Pride, immagini di persone luccicanti e svestite”. Che bonton, nella censura degli squadristi del lato B!
    Il manuale LGBT fornisce anche un aggiornato glossario dei termini e dei significati, il nuovo omogalateo. Ne cito un paio, approvati dalla rete Ready, cioè da primarie amministrazioni comunali italiane. IDENTITA’ DI GENERE: la percezione di sé come maschio o femmina o in una condizione non definita. TRANSGENDER: termine che comprende tutte le persone che non si riconoscono nei modelli correnti di identità e di ruolo di genere, ritenendoli troppo restrittivi rispetto alla propria esperienza. Esisterebbe anche una nebulosa “intersessualità”, mentre l’ETEROSESSISMO sarebbe la “visione del mondo che considera naturale solo l’eterosessualità”. Molto interessante la definizione di OMOFOBIA “pregiudizio, paura, ostilità nei confronti degli omosessuali e azioni che da questo pregiudizio derivano. Può portare ad atti di violenza”. Peraltro, ora si consiglia di usare il sinonimo soft di omofobia, che è “OMONEGATIVITA’’. Queste istruite sciocchezze le abbiamo pagate noi ad associazioni di invertiti. Sta a ognuno di noi reagire,a partire da alcune argomentazioni elementari che svolgo alla buona.
    Intanto, l’esistenza di una parte femminile nella psiche maschile e viceversa è un’acquisizione che ha un secolo, si deve alla psicologia analitica di Jung (il binomio animus/anima), ma non se ne è mai dedotta un’eguaglianza culturale dei sessi. Quanto alla relazione dominante/dominato nella sistematizzazione dei ruoli, essa appare oggi un cascame di pessime masticature marxiste e non regge alla semplice constatazione che la gravidanza/procreazione e la prima cura della prole è assegnata –dalla natura o da Dio – al sesso/genere femminile.
    L’egalitarismo indifferenziato che sostiene la teoria del gender è pernicioso perché si presenta all’insegna della liberazione da costrizioni ingiuste, ma descrive un mondo capovolto in cui tutto si equivale – il che è sacrosanto nel campo della dignità personale – ma falso radicalmente per scelte, stili di vita e situazioni oggettivamente estreme, disordinate moralmente e praticamente. Si tratta di sofismi evidenti che non cambiano la realtà soltanto perché esistono di fatto forme di attrazione sentimentale e sessuale diverse dalla normale eterosessualità.
    Quanto al matrimonio omosessuale, è una contraddizione in termini, giacché matrimonio, nel suo stesso significato letterale, evoca la nascita di nuovi membri della comunità, dunque l’incontro delle due polarità eterne, maschio femmina. Le relazioni omosessuali non hanno nulla in comune con il matrimonio. Quelle persone sono in genere sentimentalmente instabili e sessualmente assai promiscue. Il numero dei matrimoni gay, al netto dei relativi picchi iniziali, sono pochi. Alcune statistiche situano attorno al 5% della popolazione le persone omosessuali. Sono una su dieci sembra interessata al matrimonio. Vale la pena, allora, tanto baccano, tanto denaro e un così potente armamentario ideologico per qualcosa che riguarda, al più, l’uno o due per cento dei cittadini occidentali?
    E’ più che dimostrato che la famiglia normale intatta produce gli adulti migliori dal punto di vista psichico, sociale e persino medico, e che la crisi della famiglia causa miserie psichiche e morali. Anziché tentare di rimediare, si aggrava la situazione promuovendo la peggiore alternativa pensabile alla famiglia ed alla funzione di genitori educatori normali: l’adozione e la famiglia omosessuale. Del resto, l’ideologia gay è assolutamente individualista, edonista ed egoista, cieca di fronte alledifficoltà ed ai bisogni naturali dei bambini.
    Stiamo inoltre commettendo un terribile abuso sulle prossime generazioni; ogni generazione esercita potere sui propri successori, in quanto modifica l’ambiente trasmessole e le idee ricevute. Noi stiamo andando oltre, si avvera la prognosi sulla morte di Dio, ma se davvero, attraverso l’eugenetica e la manipolazione tecnoscientifica, questa generazione o la prossima avrà il potere di fare dei propri discendenti quello che vuole, tutti gli uomini nati dopo dipenderebbero da tale potere.
    Di più: avremo in Occidente discendenti, successori, se le leggi e lo spirito dei tempi vanno contro la famiglia e la natalità? Papa Pio XII proclamò che la denatalità è la principale causa della decadenza civile e dell’impoverimento dei popoli. Nella Grecia antica, la denatalità, associata alla sodomia, azzerò il valoroso popolo spartano, senza la cui resistenza alle Termopili di fronte ai Persiani la civiltà europea non sarebbe probabilmente mai sorta.
    Per tutti questi motivi occorre reagire, lottare come padri, madri, nonni, figli, insegnanti, donne e uomini di questo tempo per invertire l’inversione, e ricondurre l’umanità a retta ragione. Si ha voglia di mollare, estraniarsi da un’epoca malata come predicavano gli Stoici greci (“Vivi nascosto”), rinchiudersi nel proprio guscio. Non possiamo, non dobbiamo: è un dovere verso il domani e verso quel giorno lontano in cui Mosè ricevette la legge. Per i credenti, c’è un di più, potentissimo: Dio è alleato dell’uomo, come ci ricorda quella mano creatrice protesa verso la sua creatura , dipinta da Michelangelo alla Cappella Sistina.
    Torna alla mente una splendida pagina del Don Camillo di Guareschi, l’invocazione di fronte all’ esondazione del fiume. Ora un’ altra temibile piena è in corso, ma il buon parroco pregò così: “Gesù, se in questo sporco paese le case dei galantuomini potessero galleggiare come l’arca di Noè, io vi pregherei di far venire una tale piena da spaccare l’argine e da sommergere tutto il paese. Ma siccome i pochi galantuomini vivono in case di mattoni uguali a quelle dei tanti farabutti e non sarebbe giusto che dovessero soffrire per le colpe dei mascalzoni tipo il sindaco Peppone e la sua ciurma di briganti senza Dio, vi prego di salvare il paese dalle acque e di dargli ogni prosperità”
    Intanto, la marcia della distruzione intellettuale prosegue, e fuochi verranno attizzati per dimostrare che due più due fa quattro (Chesterton). Noi ci ritroviamo oggi a difendere dall’onda transumana le incredibili virtù e la splendida sensatezza della vita umana!
    I PROTOCOLLI DEI SAVI ANZIANI DI SODOMA - Blondet & Friends

  3. #143
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Colorado, marijuana libera. Come sta andando? Leggete questi numeri
    Un rapporto a due anni dalla legalizzazione, sancisce che la vendita della marijuana fa guadagnare un miliardo di dollari all’anno ma rovina la società
    Leone Grotti
    È dal 2012, cioè da quando è stata legalizzata la vendita libera della marijuana a scopo ricreativo in Colorado, che negli Stati Uniti ci si chiede se questa misura danneggia o meno le persone e la società. La vendita è partita l’1 gennaio 2014 e da allora dati, percentuali e opinioni si sono susseguiti contraddicendosi a vicenda. Per questo lo Stato del Colorado ha commissionato uno studio, intervistando decine di migliaia di persone in modo anonimo, pubblicato lunedì, e i dati raccolti si commentano da soli.
    RADDOPPIA IL CONSUMO. Nel 2014, alla domanda “hai fatto uso di marijuana negli ultimi 30 giorni”, un terzo degli abitanti del Colorado tra i 18 e i 25 anni ha risposto sì. Un aumento del 5 per cento rispetto al 2012, quando la vendita di marijuana era illegale. Per quanto riguarda gli adulti sopra i 26 anni, il consumo è raddoppiato passando dal 7,6% del 2012 al 12,4% del 2014.
    COLORADO E STATI UNITI. Tra i più giovani, il consumo di marijuana non è cambiato in modo significativo: il 23 per cento degli studenti di scuola secondaria ne faceva uso nel 2005, il 20 per cento nel 2014. Ugualmente, non si è registrata nessuna nuova tendenza nei bambini di età inferiore ai 13 anni. Resta il fatto che i minori tra i 12 e i 17 anni del Colorado che fumano (13%) sono più del doppio di quelli registrati in tutto il resto degli Stati Uniti (7%).
    AUMENTANO ARRESTI E INTOSSICAZIONI. È il dato degli arresti di giovani a causa della marijuana che rende drammatico il quadro. Gli arresti sono aumentati del 5% tra il 2012 e il 2014, passando da 3.235 a 3.400. Gli arresti nelle scuole, invece, sono cresciuti del 34% negli stessi anni.
    Le telefonate riguardanti la marijuana al Poison Control, centro statale che fornisce assistenza e consigli in caso di esposizione a sostanze velenose, sono aumentate del 415%, passando dalle 44 del 2006 alle 227 del 2015.
    PIÙ INCIDENTI FATALI. Per quanto riguarda la sicurezza stradale, i dati sono incompleti perché prima del 2012 il Colorado non ha mai registrato i casi di arresti o incidenti legati alla marijuana. Nel 2014, 674 persone sono state fermate per guida sotto effetto di marijuana, 655 nel 2015. Nei primi due anni della legalizzazione della cannabis, gli incidenti fatali in cui il guidatore è stato testato come positivo, sono aumentati del 44%.
    UN MILIARDO DI DOLLARI. I dati dovrebbero spaventare il Colorado, ma ce n’è un altro che porta a pensare che questo rapporto non cambierà nulla. Nel 2015, grazie alla marijuana, lo Stato ha guadagnato in tasse 996 milioni di dollari in più. Non si butta alle ortiche un’industria da un miliardo di dollari all’anno per qualche giovane arrestato in classe o qualche morto in più per le strade.
    Colorado marijuana. Più giovani arrestati e morti | Tempi.it

    Sempre più bimbi costretti a cambiare sesso
    L’accusa dei pediatri americani: «Abuso di minori»
    Alla fine del marzo scorso l’American College of Pediatricians (Acp) ha pubblicato un documento in cui si mettono in guardia medici e genitori dall’intraprendere percorsi di rettificazione sessuale a danno dei minori. I casi sono in aumento. Sul Gender Watch News del mese scorso, infatti, davamo questa notizia: «L’inglese Tavistock and Portman Nhs Trust, clinica che tratta i problemi di disforia di genere, ha reso noto che da aprile a dicembre 2015, nella sola Inghilterra sono stati “curati” per disturbi legati alla cosiddetta identità di genere 1.013 minorenni, contro i 97 casi del 2009-2010. Le terapie vanno dalla consulenza psicologica al bombardamento ormonale in vista dell’operazione chirurgica di rettificazione sessuale».
    L’Acp sottolinea che «XY e XX sono marcatori genetici sani – non i marcatori genetici di un disturbo», ciòa voler dire che il paradigma di normalità è dato dalla genetica (quando ovviamente non è intaccata da patologie) e non dalla percezione del soggetto come appartenente ad un sesso che non è quello biologico. Il processo terapeutico corretto per le persone affette da disforia di genere è quindi quello dell’adeguamento di tale percezione psicologica al dato genetico e non l’inverso, tentando di mascherare il corpo con sembianze femminee o mascoline.
    E così l’Acp arriva alla conclusione che bloccare gli ormoni affinché il minore possa già in età puberale iniziare a “cambiare sesso” provoca solo danni fisici e psicologici (i tassi di suicidi sono vertiginosi). La disforia di genere, spiega l’Acp, non si cura avvallando gli atteggiamenti femminili di bambini maschi o la castrazione chimica, ma attraverso un accompagnamento psicologico che conduca il minore a diventare uomo e donna anche nella propria psiche. Il documento infine così conclude in merito alla gender theory: «il College of Pediatricians dichiara che promuovere questa ideologia è oltraggioso, in primo luogo e soprattutto per il benessere degli stessi bambini che presentano disforia di genere e in secondo luogo, per tutti i loro pari che non presentano discordanza di genere, molti dei quali metteranno in discussione di conseguenza la propria identità di genere e si troveranno di fronte a violazioni del loro diritto alla privacy e alla incolumità corporea».
    Sempre più bimbi costretti a cambiare sesso L?accusa dei pediatri americani: «Abuso di minori»

    Libri di testo gender free, al via la campagna
    di Elisabetta Broli
    "Cari genitori state attenti: questo è il momento per la scelta dei libri di testo nelle scuole statali primarie e secondarie frequentate dai vostri figli". "Controllate che non ci siano “messaggi” riconducibili all’ideologia gender". Sono alcuni dei messaggi contenuti nel comunicato di associazioni impegnate nel campo della libertà di educazione in vista dell'adozione dei libri di testo che si sta facendo in queste settimane da parte delle scuole.
    Le case editrici è da almeno due anni che si sono adeguate al pensiero unico, che sta attaccando la famiglia così come la conosciamo, padre-madre-figli. La legge è chiara: “L’adozione dei libri di testo, come stabilisce l’art. 7 del D.L. n. 297/94, rientra nei compiti attribuiti al collegio dei docenti, dopo aver sentito il parere dei consigli d’interclasse (scuola primaria) o di classe (scuola secondaria di primo o secondo livello)”.
    L’appello, tramite un comunicato, arriva da tre associazioni legate al mondo della scuola: Generazione famiglia – La Manif pour tous Italia (associazione senza bandiere di partito né simboli religiosi che si impegna nel quotidiano per promuovere e proteggere la famiglia), Non si tocca la famiglia (realtà apolitica, aconfessionale e apartitica) e Articolo 26. (che riunisce persone di differente credo religioso e filosofico). In pochi sanno che i genitori rappresentanti d’interclasse e di classe “hanno il diritto – come si legge nel comunicato – ad essere informati preventivamente sulla rosa dei libri che i docenti sono orientati ad adottare, ponendo attenzione su quanto di loro competenza: i valori educativi, compresa l’educazione affettiva”.
    Riassumendo: in base all’art. 30 della Costituzione ("I genitori hanno il diritto e il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli…") i genitori possono rifiutare testi che contraddicano i loro valori educativi. Spetta ai docenti proporre libri diversi, fino a incontrare il consenso di docenti e genitori. Ma le tre associazioni sono troppo allarmistiche? L’ideologia gender avanza veramente nella scuola?
    Che la teoria del gender sia già insegnata nelle scuole, a partire dall’asilo, molti genitori hanno potuto constatarlo personalmente. Leggendo qua e là nei libri scolastici. “La persona al centro” di Elisabetta Clemente, biennio scuola superiore: “Un caso a sé è poi rappresentato dalle coppie omosessuali, che negli ultimi anni sono state legalmente riconosciute dalla maggioranza dei paesi europei, mentre in Italia non godono di alcun diritto” (affermazione tra l’altro falsa, come ha scritto anche La Bussola). Segue una foto di un bambino felice mano-nella-mano di due papà. Il diritto negato è, secondo l’autrice del testo, l’adozione di minori a coppie dello stesso sesso. E il diritto dei bambini di avere una mamma e un papà?
    In “Extraterrestre alla pari” di Bianca Pitzorno, indirizzato alla scuola media, c’è la storia di un/a extraterrestre che soggiorna in una famiglia terrestre: prima di veste da ragazza e poi da ragazzo perché nel suo pianeta il sesso si decide nell’adolescenza dopo averli sperimentati entrambi.
    Su “L’acero rosso” indirizzato alle elementari si legge: “E’ bello collaborare o oziare pigramente. Si può essere adottati o avere due mamme o due papà. Si può stare sottosopra o sopra-e-sotto… Si è accettati per quello che si è o per quello che si vuole… Il legame che unisce la famiglia non è il sangue: è il cuore che ci rende genitori e figli”. Già a sei, sette anni si insegna che non c’è differenza tra uomo e donna. Eppure secondo alcuni, anche tanti genitori che non vogliono vedere, non esiste una teoria gender nelle scuole.
    Il libro-denuncia di Gianfranco Amato: Gender (d)istruzione – Le nuove forme d’indottrinamento nelle scuole italiane, (centottanta pagine) è un’accurata, documentata e chiara ricostruzione del tentativo di indottrinare i bambini e i ragazzi operato nelle nostre scuole italiane che stanno sempre di più assomigliando “a campi di rieducazione e che ricordano gli orrori della manipolazione educativa già vissuta nelle grandi dittature genocide del XX secolo, oggi sostituite dalla dittatura del pensiero unico”.
    Libri di testo gender free, al via la campagna

    Gli studi di genere smentiti dalla scienza: si nasce e si rimane uomini o donne
    Secondo gli “studi di genere”, l’identità di genere sarebbe una componente distinta dall’identità sessuale e potrebbe anche non coincidere con essa (producendo maschi-donne e femmine-uomini), poiché le differenze tra uomo e donna sarebbero soltanto una costruzione sociale, dovuta a stereotipi di genere, per l’appunto. Su questa base teorica, nata negli anni ’70, viene legittimato il “cambio di sesso” di chi vive una incoerenza tra il “sentirsi” uomo (o donna) -cioè il “genere”-, e l’essere nata biologicamente come donna (o uomo), cioè il “sesso”.
    Tutto falso, lo dimostra oggi la scienza moderna. Le differenze tra uomo e donna sono biologiche e genetiche, non certo dovute all’influsso sociale o dall’educazione ricevuta. Chi afferma di aver “cambiato sesso” ha semplicemente amputato parti anatomiche del corpo o ne ha aggiunte altre con la chirurgia estetica, dopo essersi bombardato di ormoni. A livello neuro-fisiologico rimane come è nato, nella sua originale identità sessuale.
    «I dati scientifici», ha spiegato Antonio Federico, ordinario di Neurologia presso l’Università di Siena, «evidenziano chiare e nette differenze tra il cervello femminile e quello maschile, differenze che sono genetiche, ormonali e strutturali anatomo-fisiologiche, con importanti conseguenze sulle funzioni cerebrali e anche su alcune malattie». Oltre all’aspetto anatomico, «in situazioni complesse è avvantaggiata la donna, perché il cervello femminile è meno “rigido” e portato, quindi, ad analizzare uno spettro più ampio di dati e possibilità; al contrario, il cervello maschile è favorito in situazioni semplici e collaudate».
    Lo ha confermato pochi giorni fa il neurochirurgo Giulio Maira: «L’uomo possiede un cervello che segue schemi basati di più sulla razionalità, mentre nella donna sono più di tipo intuitivo. Ciò fa sì che le donne siano più brave nel multitasking, più empatiche e con migliori abilità sociali. Gli uomini, invece, eccellono nelle attività motorie e sono più capaci ad analizzare lo spazio». Esistono dunque comportamenti e qualità tipiche degli uomini e della donna perché vi sono differenti ed immodificabili impostazioni a livello cerebrale, i quali «influiscono sulle diversità di comportamento e di percezione del mondo», hanno spiegato i ricercatori dell’Università di Cambridge.
    Non può dunque esistere alcuna “identità di genere” separata e/o in contraddizione con “l’identità sessuale”, chi sostiene di avere un’identità differente da quella indicata dalla sua struttura neuro-anatomo-fisiologica ha semplicemente un disturbo di percezione di sé, che la medicina moderna chiama “disforia di genere” o “disturbo dell’identità di genere” (DIG), ovvero «il forte e persistente desiderio di identificarsi con il sesso opposto, piuttosto che con il dato biologico o anatomico». I cosiddetti “studi di genere”, dunque, sono confutati fin dalla partenza: «La genetica e la biologia neoevoluzionista contemporanee hanno concorso a rimettere in gioco il corpo», si legge sul Dizionario di filosofia dell’Enciclopedia Treccani. «Per tali vie il sesso sembra riacquistare incidenza sul genere, attutendo la spinta propulsiva degli studi di genere».
    Gli studi di genere smentiti dalla scienza: si nasce e si rimane uomini o donne | UCCR

    (Mezzi) Uomini & Donne (finte)
    Il primo passo è stato mercificare e degradare ciò che dovrebbe essere puro e sacro: l’amore tra uomo e donna. Sedicenti “tronisti” e poco dignitose corteggiatrici o, viceversa, donne sul trono che di regale hanno poco e uomini (meglio dire, maschi) sulle sediole rosse ad allontanarsi, con ogni passo, dal concetto di virilità.
    “E va bene, è un gioco” dice il pubblico che gode nell’esser ripreso alla tv ed il telespettatore preso in frenetiche ricerche di gossip, di pettegolezzi, di foto col vip. Poi, però, non bastava più. Si era già resa normale la messa in pubblica piazza dei sentimenti e la falsificazione degli stessi in nome di denaro, visibilità, effimeri piaceri. Allora è toccato alla parte più debole della società, a quegli anziani che in luogo di essere protetti, custoditi, rispettati, sono stati messi alla berlina come animali in un circo.
    Il gioco, perché sempre così viene definito dalla massa festante, è divenuto sempre più sporco, più dissacrante. Eppure il carnevale continuo che è questa nostra società, rappresentato egregiamente dalla premiata ditta Costanzo&Marito ha fatto dello sporco qualcosa di giusto, di innocente, di “normale…” Ed è proprio sul concetto di normalità, la normalità dettata dall’alto, da Qualcuno che ha deciso che debba essere una diversa normalità, che si gioca l’ultimo scacco della de Filippi: “Ho in mente da tempo di fare un trono gay. Non cerco lo scandalo, ma la normalità di un amore vissuto nella sua piena quotidianità” dice la conduttrice a “Chi”. Ed è così che l’inversione è completa, anche l’Italia si adatta al progresso, al cambiamento: parola d’ordine, normalità.
    (Mezzi) Uomini & Donne (finte) | Azione Tradizionale



    Mapà e pammà: i nuovi nomi gender di madre e padre
    di Ermes Dovico
    La neolingua delle associazioni Lgbt potrebbe presto ottenere un altro risultato diretto all’annacquamento culturale delle differenze sessuali. Come riporta il quotidiano The Local, infatti, in Svezia un preside è stato denunciato all’Equality Ombudsman, l’ente governativo che si occupa principalmente di uguaglianza di genere, per aver usato il pronome femminile hon (lei) durante un colloquio di lavoro con una candidata che dice di non sentirsi “né donna né uomo” e preferisce essere chiamata con un secondo nome (nel Paese scandinavo gli uomini possono scegliere nomi di donne e viceversa e, inoltre, sono legali 170 nomi unisex).
    Dall’Equality Ombudsman spiegano che «l’indagine è appena iniziata, quindi non sappiamo ancora se porteremo il caso in tribunale». La vicenda potrebbe rappresentare uno spartiacque per le rivendicazioni trans, perché se il preside venisse sanzionato si imporrebbe - anche in ambito linguistico - l’irrilevanza di un elemento oggettivo (il sesso di una persona) rispetto a uno soggettivo (il genere a cui una persona “si sente” o meno di appartenere), con tutto ciò che ne consegue sul piano della certezza del diritto. Comunque vada, il solo fatto di rischiare una sanzione per l’uso di un vocabolo corretto è già di per sé una forma di condizionamento.
    Questa denuncia arriva un anno dopo l’introduzione del pronome neutro hen nel Dizionario della Accademia svedese, pronome inventato da un linguista negli Anni ’60, ma mai radicatosi nell’uso comune, fino alla recente “riscoperta” da parte della comunità transgender che ha visto nel neologismo un potenziale cavallo di Troia per il radicamento di una cultura favorevole alle proprie richieste. Ora si può trovare il pronome hen in testi ufficiali, articoli di giornale, libri per l’infanzia, questi ultimi diffusi già a partire dagli asili nido, nonostante le proteste seguite alla diffusione nel 2012 del libro per bambini Kivi e il cane mostruoso, in cui non solo il termine hen sostituì i pronomi maschili e femminili ma furono introdotti pure altri vocaboli neutri come mappor (come se in italiano dicessimo mapà) e pammor (pamma) al posto di mamma e papà.
    Altro esempio paradigmatico della diffusione del gender in Svezia è l’asilo Egalia, dove dal 2010 le maestre si rivolgono ai bambini da 1 a 6 anni chiamandoli genericamente friend o con il pronome hen: i termini “lui” e “lei”, assieme a tutte le altre parole che identificano un maschio e una femmina, vengono rigorosamente evitati. A Egalia si considera “neutro” raccontare storie d’amore di due maschi di giraffa, mentre sono bandite favole classiche come Biancaneve e Cenerentola. A questa iniziativa, riproposta in modo simile da altri asili, se ne sono affiancate altre come quella di diversi rivenditori di giocattoli di allestire reparti di genere neutri all’interno dei negozi o come la campagna di una grande catena che tentò di promuovere le bambole per i bambini e le mitragliatrici per le bambine…
    Tutte queste operazioni culturali rientrano nel solco della “norma critica”, una teoria molto in voga (con diversi punti di contatto con l’ideologia gender) che punta a eliminare tutte le norme tradizionali della cultura svedese, in primis la distinzione uomo-donna. Non è un caso che la Svezia abbia uno dei più alti indici di gradimento (il 72%) agli occhi dell’Ilga, l’International lesbian and gay association, che ogni anno pubblica la cosiddetta Rainbow Map per registrare i progressi delle normative dei vari Stati verso la completa attuazione dell’agenda gay, a conferma ulteriore che l’ideologia gender esiste eccome e prevede di conseguire, uno dopo l’altro, tutti gli obiettivi che si è posta.
    Per restare in tema, l’indice di gradimento dell’Italia in chiave di norme gay-friendly è fermo al 22%, ma se - com’è probabile - la Camera approverà il ddl Cirinnà, certamente il nostro Paese registrerà un balzo percentuale, ricevendo la “benedizione” dell’Ilga. La Svezia prevede già il matrimonio egualitario e le adozioni arcobaleno, i trans possono cambiare genere senza sottoporsi a intervento chirurgico e molti Comuni svedesi hanno pensato di predisporre dei bagni “gender neutral”. Per l’Ilga, che grazie al suo status consultivo presso l’Onu e numerosi governi riesce a influenzare gli indirizzi politici, Stoccolma è sulla strada giusta, ma deve completare l’opera, perché «ci sono ancora importanti questioni irrisolte». Vista l’ultra permissiva legislazione svedese, sorge una domanda: le rivendicazioni Lgbt prevedono un limite?
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Il divorzio? Per i bambini è peggiore rispetto alla morte dei genitori
    Tutti riconoscono che i bambini soffrono quando muore un loro genitore. Ma, negli ultimi decenni, diversi opinion maker hanno affermato che, al contrario, perdere un genitore a causa del divorzio non comporterebbe niente di così tremendo per i figli.
    Posizione smentita da uno studio realizzato dal dipartimento di Psichiatria della Virginia Commonwealth University e dall’Università di Tokyo, nel quale i ricercatori hanno concluso che la separazione dei genitori è un predittore decisamente più forte di varie forme di malattia mentale, rispetto alla morte dei genitori. Basandosi sui dati di 2.605 gemelli di sesso maschile, sono stati rilevati sette disturbi principali: depressione, disturbo d’ansia generalizzato, fobia, panico, dipendenza da alcol, abuso di droghe e tossicodipendenza.
    «La separazione dei genitori», si legge nella conclusione dell’indagine pubblicata su Psychiatry Research, «ha un effetto più forte e più ampio sulla psicopatologia dei bambini, rispetto alla morte dei loro genitori», in particolare dei picchi sono stati associati alla depressione e alla dipendenza dalla droga. Mentre la morte dei genitori «è stata marginalmente e unicamente associata al rischio di fobia e dipendenza da alcol (entrambi p <0,05)». E’ emerso, inoltre, che «l’effetto della morte parentali persiste per un tempo relativamente breve e ha un impatto più debole sulla psicopatologia nella fase adulta, rispetto a quanto avviene in caso di separazione dei genitori».
    Se la separazione è ben peggiore della morte di uno dei due genitori, ancor di più sarà negativo per i bambini vivere con i genitori separati piuttosto che in una famiglia litigiosa. B.D. Whitehead, sociologo della Rutgers University, ha infatti dimostrato che per i bambini il divorzio e la permanenza in una “nuova famiglia” è in realtà molto peggio del vivere in una casa infelice. In molti di questi matrimoni litigiosi, infatti, capita spesso che i due adulti sacrifichino alcuni dei loro interessi al fine di preservare la stabilità della casa e la cura necessaria per la loro prole, sforzandosi di migliorare il loro matrimonio per il bene dei figli e riuscendoci in molti casi. L’amore per i figli spinge spesso i genitori a cambiare anche i pregiudizi dell’uno verso l’altro. Certo, ci sono situazioni estreme in cui anche la Chiesa cattolica riconosce l’inevitabilità della separazione, nei casi di abuso o violenza verso uno dei coniugi oppure rispetto ai figli, tuttavia, è precisato nella Familiaris Consortio, «la separazione deve essere considerata come estremo rimedio, dopo che ogni altro ragionevole tentativo si sia dimostrato vano».
    Avevano pienamente ragione gli oppositori della legge sul divorzio, come Amintore Fanfani, il quale -citato e ridicolizzato, ancora oggi, da Dacia Maraini– lo indicò come elemento distruttivo dell’istituzione cardine del Paese. Per la Maraini «non successe niente di tutto questo», chi abita sul pianeta Terra, invece, è testimone dell’insanabile precarietà della famiglia iniziata negli anni ’70, la quale -essendo riconosciuta come cellula della società- ha indebolito tutti i legami sociali.
    Lo psicoterapeuta Claudio Risé, tra i principali studiosi italiani della figura paterna, ha spiegato che il divorzio ha introdotto nei rapporti la precarietà nei rapporti, degenerando inevitabilmente fino alla situazione odierna nella quale il «rapporto breve viene reputato pratica normale, mentre quello di chi decide di impegnarsi per tutta la vita è valutato eccezionalmente». Dal “per sempre” si è passati al “vediamo se” e la sola esistenza del divorzio è causa di gran parte delle separazioni, proprio per il modo superficiale con cui si impostano i matrimoni. Inoltre, ha confermato il noto psicoterapeuta, «abbiamo evidenze abbastanza ampie di disagi che coinvolgono, specialmente, i bambini, ma anche gli adulti. Vi è una variegata documentazione di tipo sociologico, psichiatrico, psicologico e clinico e siamo in grado di stabilire una correlazione specifica tra legami deboli e patologie». La coppia, ormai «intesa come modello provvisorio, è indicativa, quindi, di un nuovo modello sociale che è sempre più incline all’atomizzazione degli individui».
    Il divorzio? Per i bambini è peggiore rispetto alla morte dei genitori | UCCR

    Il campione dell'insulto dà lezione ai cronisti sul linguaggio da usare per gay e omofobia
    di Andrea Zambrano
    L’ordine dei giornalisti ha organizzato per il prossimo 8 giugno un seminario rivolto ai suoi iscritti chiamato Unioni civili, omofobia, famiglia. L’uso del linguaggio per le minoranze sessuali nei mass media. Il seminario è inserito nella piattaforma Sigef, il sistema che i giornalisti hanno a diposizione per i corsi di aggiornamento relativi alla loro professione.
    L’argomento scelto (il linguaggio da utilizzare per quelli che comunemente vengono chiamati i nuovi diritti) non rappresenta certo una novità: sulla Nuova BQ abbiamo già espresso riserve circa l’opportunità di questo tipo di iniziative che sembrano ispirate alla strategia presentata dall’allora governo Monti tramite l’Unar (l’ufficio Nazionale antidiscriminazioni razziali) chiamata Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT e che dietro un buonismo di facciata adombrano una pesante limitazione della libertà di espressione. In sostanza: chi tra i professionisti dell’informazione non si adegua a parlare di matrimoni gay, omofobia, gender theory e adozioni gay secondo un preciso dettato che si è autoimposto dal politicamente corretto e da un certo pensiero antropologicamente rivoluzionario, rischia una sanzione disciplinare.
    L’ordine dei giornalisti ha così iniziato ad affrontare anche questa tematica tra le più svariate messe a disposizione ai cronisti per acquisire punti formativi. Succede dunque che a Milano l’8 giugno prossimo si terrà una di queste lezioni. Tenuta da un giornalista? No. Un accademico della crusca? Nemmeno.
    Il relatore del corso è un militante della causa Lgbt, del quale però nella scheda informativa non viene esplicitato il curriculum. Si chiama Alessandro Galvani. Soltanto il nome. Crediti accademici? Non si sa, però sembra essere molto addentro alle questioni se persino un ordine professionale si affida alla sua sapienza.
    Non sarà per caso lo stesso che, su Twitter, con lo stesso nome si definisce Pedagogista gay per famiglie con figli LGBT? Titolo, questo, che non si capisce bene da quale istituto sia stato rilasciato, ma tant’è. Basta associare la parola pedagogista a quella gay e il gioco è fatto: è più generico che dire chitarrista rock, ma in certi ambienti, e si vede che quello giornalistico non fa eccezioni, basta per avere credenziali aleatorie per parlare ex cathedra.
    E fin qui, discutibile finché vogliamo, però fa parte del gioco, e sappiamo bene quale gioco sia. Anche se risulta strano che a parlare del linguaggio politically correct pro causa gay sia proprio un esponente di quella che da molti viene definita una lobby tale da imporre spesso a scuole, politici e giornalisti la sua misura delle cose. E guai a dire che è sbagliata.
    Si tratta della stessa persona? Sembra proprio di sì. Se fosse così quello che forse l’Ordine dei giornalisti non ha verificato, e se lo ha fatto sarebbe davvero sospetto, è lo stile utilizzato dal pedagogista per interloquire con i suoi amabili conversatori sui social network. In altri termini: la sua capacità di dialogare con rispetto e buone maniere nei confronti di tutti.
    Tra gli argomenti affrontati nel corso infatti, compare anche la voce: “esempi di linguaggio inclusivo e rispettoso della libertà di parola”. Bene. Andiamo a vedere il rispetto della libertà di parola secondo questo campione di deontologia dal suo profilo Twitter: A Rocco Buttiglione dà del “coglione”, mentre a commento di una manifestazione di destra contro i migranti invita a “tornare a sparare sui fascisti”. Non c'è che dire: un linguaggio decisamente incisivo.
    Molte delle sue invettive, ma non è ironico e arguto come Cyrano, sono rivolte alle Sentinelle in piedi e alla Manif Pour Tous. “Idioti decerebrati”, è la diagnosi certificata dalla sentenza che comunque le Sentinelle “non sanno un cazzo”. Prognosi che viene esplicitata su Twitter dove dice: “Dai fascistoni di @sentinpiedi andate a farvi curare e fatevi i cazzi vostri, maniaci pervertiti”. Seguono battute sui preti pedofili e omosessuali, sconcezze sull’ “etica dell’eiaculazione da maniaci sessuali” a proposito dell’ex ministra Prestigiacomo che a Virus chiedeva un po’ di etica.
    E ancora: “Merde assassine” è il commento su un articolo de La Stampa su Vaticano, Onu e depenalizzazione della pratica gay in alcuni paesi, mentre a chi gli fa notare che “Amoris letizia” (sic!!) “è soltanto una farneticante lista di regole interne di un club di omofobi”.
    Il pedagogo è anche animato da uno spirito civile meritorio. A chi gli fa notare che quella dell’insulto non è la pratica migliore per difendere le proprie idee, eccolo che subito si accende: “Io lo faccio perché voglio umiliare degli ignoranti che si sono permessi dei giudizi senza la conoscenza” mentre al "pungiball" preferito delle lobby gay, Mario Adinolfi, si ricorda che di persone come lui ne esistono molte in altri paesi e “vengono trattate in modo diverso”, ma non specifica se vengono messi in carcere o diventano presidenti della Repubblica.
    E da ultimo, non poteva mancare un commento su Costanza Miriano, (chissà se l’ordine riterrà di proteggere la collega?): “Cosa mai potrà aggiungere una miserabile mentre celebriamo le donne”.
    Dimenticavamo: il corso è organizzato da un ente formatore esterno, quindi l'Ordine non ha una responsabilità diretta nella scelta del relatore. Ma è chiaro che inserendolo nella piattaforma dei corsi promossi per i giornalisti, nel caso qualche professionista si lamenti della scelta più che discutibile, di stile of course, l'ordine ne sarebbe investito moralmente. E anche a livello di credibilità.
    Morale: per imparare la neo lingua gay friendly, gender oriented e soprattutto rispettosa delle "minoranze sessuali", a noi trogloditi dei nuovi diritti, toccherà di andare a lezione da uno che nella migliore delle definizioni, dà a quelli che non la pensano come lui degli “omofobi”, “merde”, “stronzi” e “fascisti a cui sparare”. Come linguaggio inclusivo e rispettoso della libertà di parola non c'è male.
    Il campione dell'insulto dà lezione ai cronisti sul linguaggio da usare per gay e omofobia

    L’indottrinamento del “gender”, essenziale nella svirilizzazione della società
    di Filippo Balugani
    Vorrei partire dal semplice: anzitutto, GENDER, cos’è?
    Il gender è un insieme di teorie proposte dall’attivismo gay e femminista per cui il sesso è solo una costruzione sociale. Vivere da maschio o da femmina non corrisponde più a un dato biologico ma ad un costrutto culturale. L’idea di essere uomini e donne, viene sostituita dall’identità di genere, ovvero si può sentirsi tali, a prescindere dal dato biologico e si può variare a piacimento, anche mantenendo immutato il dato fisico.
    Nelle nostre scuole, ai nostri figli, utilizzando il pretesto delle lezioni “contro il bullismo” viene insegnato che: le donne sono donne, gli uomini sono uomini, TU puoi essere entrambi, o un misto dei 2, o nessuno dei due. Perché le persone possono essere ciò che vogliono, perché l’importante è quello che c’é in fondo al cuore.
    Questa delirante teoria si sta espandendo a vista d’occhio tanto che sempre più insegnanti ed “esperti” sostengono che si dovrebbe educare i propri figli secondo il “GENERE NEUTRO”. Perché sì certo, l’omosessualità c’è sempre stata ma ormai è roba vecchia, da antichi, la bisessualità era da greci, adesso il futuro, il moderno, il progresso è FLUIDO, perché il sesso non esiste, ed è la società (omofoba) che ci rinchiude in queste due categorie e noi dobbiamo sconfiggerlo!
    Ed ecco qua il primo passo: Far nascere, affermare e strumentalizzare un’idea che (se ci pensiamo bene) fino a poco meno di trent’anni fa sarebbe stata follia. Ed il secondo passo qual è? Quello di creare un sistema di leggi che difenda definitivamente questa teoria.
    Ed infatti ecco che in men di un minuto: “bisogna muoverci a approvare la ‘buona scuola’ ”, “bisogna far presto ad approvare i matrimoni gay”, “siamo il fanalino di coda di tutta Europa” …altro che fanalino di coda, vorrei dire che forse siamo il faro che ci avverte prima di schiantarci definitivamente sugli scogli della distruzione della società per come la conosciamo. Perché se è per questo noi italiani siamo anche il fanalino di coda sulla corruzione, sulla giustizia, su i costi della politica.. Ma no, quello no! La priorità è e dovrà essere quella dei diritti degli omosessuali e delle lezioni per prevenire il bullismo nelle scuole.
    Perché le domande sul chi siamo e chi vogliamo essere realmente devono passare in secondo piano. Perché i promotori di queste teorie lo sanno bene che è impossibile andare avanti senza autodeterminazione spirituale, culturale e nazionale, e senza questa determinazione non saremmo mai più capaci di resistere alle sfide. Il gender è solo la punta dell’iceberg, ma si parte da questo.
    Uno Stato che si rispetti deve disporre si di forza militare, tecnologica ed economica; ma la cosa primaria che determina il suo successo è la QUALITÀ dei suoi cittadini, la loro forza intellettuale, spirituale e morale. E nel frattempo però subiamo la pressione che viene dalla globalizzazione che sta causando la demoralizzazione della società. Il Sistema Europeo, il Sistema liberale, il Sistema occidentale moderno vogliono imporre a tutta l’umanità questo nuovo sistema marcio.
    Vediamo in continuazione Paesi europei che stanno ripudiando le loro radici, persino quelle cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Mettendo in discussione tutti i sani principi morali e identitari tradizionali: la Nazione, la cultura, la religione ed in fine anche l’identità sessuale. Stiamo riducendo l’idea di “Famiglia” a quella di una mera convivenza di partner dello stesso sesso, e la fede in Dio con la credenza in Satana. Perché Satana non è omosessuale ma liberista, induce l’uomo a ribellarsi a ogni legge e limite, al fine di soddisfare i propri desideri e deliri di onnipotenza. Il demonio ci sussurra: “Dio non esiste, tu sei il vero Dio, tutto ti è permesso”.
    “Vietato vietare” era lo slogan sessantottino che ha iniziato a minare la base morale e politica della nostra società: aborto, eutanasia, mercificazione della gravidanza, liberalizzazione delle droghe. Nulla è intoccabile tutto può essere messo in discussione. Stiamo abolendo le festività oppure le chiamiamo con altri nomi, per nascondere la loro essenza religiosa, così come il loro fondamento morale.
    Ma cari amici, stiamo prendendo una brutta piega, stiamo aprendo la strada diretta verso il degrado e il regresso, che sprofonderà (se non bloccata prima), in una profondissima crisi morale. E qual è l’unica ricompensa che i governi ci propongono come contentino e distrazione al nostro misero vivere? Sesso, sesso libero, ovunque e con chi vuoi e del resto (ci dicono) l’omosessualità è vecchia quanto il mondo e il pregiudizio nei suoi confronti risale solo “all’oscurantista” civiltà cristiana. Il vizio contro-natura esiste da quando esiste il mondo, ma in quale società pagana si è mai considerato di equipararlo e insegnarlo nelle scuole alla pari delle regolari unioni tra uomo e donna? Quale storico ha mai riportato idee simili nell’antica Roma, o nella civiltà Greca? Chiunque sentisse la necessità di trasgredire in quel modo sapeva benissimo che questo era un piacere fine a se stesso, anche prima dell’avvento della società Cristiana.
    E cos’altro se non la perdita della capacità di creare una famiglia, di autoriprodursi testimonia in maniera più drammatica la crisi morale della società umana? Senza quei valori, incorporati nel Cristianesimo le persone perderanno inevitabilmente la loro dignità umana. Quindi ritengo, naturale, giusto e OBBLIGATORIO opporsi e difendere questi valori.
    Aristotele ci insegna che la famiglia è alla base della società umana, perché è la prima forma di comunità che l’uomo ha costituito per poter sopravvivere. Ma nel progetto di omologazione non rientra il concetto di “famiglia” intesa per come la conosciamo, perché per famiglia naturale si intende l’unione stabile di un uomo e una donna, destinata alla procreazione e alla cura della prole. L’essenza demoniaca e socialmente distruttiva dell’ideologia gender si manifesta nella negazione della famiglia. E di fatto è necessario un mutamento antropologico che trasformerà il genere umano in un gregge anonimo, consumista, asessuato, individualista, competitivo, apolitico, ateo, nomade e drammaticamente solo. Appunto: fluido.
    Oggi è in atto una vera e propria guerra nel rapporto tra uomo e donna, che si vogliono strumentalmente separati, senza alcun sentimento o affinità: è il piacere personale ed egoista l’unico punto cardine del rapporto. A causa di questa rivoluzione (omo)sessuale, ora la società è bombardata da continue separazioni familiari, dalla pornografia, da abusi sessuali su minori e da violenze.
    Non è un caso che se un tempo il sogno dell’uomo era quello di incontrare la donna giusta per mettere su famiglia, oggi spinto dalla “crisi economica” e dai valori perversi della società si trova a non essere più appagato da una sola partner, con la quale si unirà senza amore in un rapporto basato solo sul sesso, cosi per ritrovarsi infine in un vortice di solitudine e di vuoto da colmare col consumismo. Questo perché? Per abituarci ad un modello dell’amore usa e getta, come buona parte degli oggetti che ci circondano.
    Nel ’73 i Rockefeller obbligarono l’APA (associazione psicologica americana) a proclamare che l’omosessualità è un comportamento normale. E così insieme alle femministe, i militanti gay iniziarono a smantellare tutte le istituzioni eterosessuali: la virilità, la femminilità, il matrimonio, la famiglia e cosi via....Allo stesso modo tramite le tv ed i giornali hanno influenzato pesantemente la nostra sensibilità culturale. Infatti sono la causa dell’ossessione pornografica che inonda i video musicali, la televisione e internet.
    È duro da dire e accettare ma stanno provando tramite le tivù e le scuole a farci diventare tutti omosessuali, o per lo meno pro-omosessualità, dove non riusciremo più ad avere relazioni a lungo termine con il sesso opposto, in un mondo dove le donne etero si comportano da uomini e gli uomini da donne. Con queste teorie e questo indottrinamento nelle scuole stanno cercando di ridisegnare la figura maschile ormai svirilizzata, neutra e quella della donna creata a tavolino, ridotta ad un pezzo di carne da macello.
    Queste teorie ci svirilizzeranno, e ci renderanno impotenti a reagire. Da che mondo e mondo il padre è la figura che protegge la famiglia dalle ostilità esterne. È lui che attraverso la sua esperienza guida il figlio nel mondo. Ed è cosi che se continuiamo in questa direzione avremo una società sempre più donnesca, politicamente effeminata, priva della protezione maschile, dunque inerme.
    Una volta allontanati definitivamente i figli dalla figura paterna e materna, gli asili nido e le scuole diventeranno luoghi dove gli “educatori” avranno carta bianca su i nostri figli, manipolandoli a loro piacimento. Pensate che siamo già alla proposta di insegnare ai bambini dell’asilo la masturbazione. Però per ottenere questo cambiamento è necessario plasmare la coscienza, eliminando i concetti di femmina e di maschio, madre e padre, e dunque di famiglia. Ma chi cerca di spiegare che si sta tirando un po’ troppo la corda è oscurantista, cattolico reazionario, e omofobo.
    L?indottrinamento del ?gender?, essenziale nella svirilizzazione della società* ?* di Filippo Balugani * | Riscossa Cristiana

    Il circolo vizioso dell’emancipazione sessuale
    Matteo Carletti
    Da decenni – da dopo il ’68 – si cerca di insegnare ai giovani e ormai ai giovanissimi, che l’unico modo di gestire positivamente la propria sessualità sia liberare l’uomo e la donna dai vincoli in cui morale (cristiana) ha stretto la società per secoli.
    Sono circa quarant’anni che nei paesi occidentali “evoluti”, passando dalla teoria alla pratica, ormai è tutto un fiorire di liberatori “corsi di educazione sessuale” ad ogni livello. Purtroppo però non sono stati al passo con le aspettative!
    Mai come oggi, complice mass media e tecnologia, si assiste ad una svendita così banale (per soldi o anche meno) di corpi e anche delle anime. Aumentano gli aborti, la prostituzione adolescenziale, la pornografia e cresce tutto quel mercato che lucra sul corpo e sul sesso. I giovani, liberati dai loro “tabù” sessuali, sono stati gettati nella quotidianità senza più barriere e difese.
    Stanti gli scarsi risultati per rimediare all’errore, i guru dell’emancipazione sessuale, perseverano in esso proponendo più educazione sessuale e più libertà per tutti e trovando sponda in una pletora di tanti studi psicologici, spesso del tutto autoreferenziali, ormai fuori controllo. Costose ricerche (eh si, tutti devono campare!) la cui unica risultante è l’assioma secondo cui l’uomo è veramente felice se lasciato vivere nel modo in cui si sente effettivamente si essere e di divenire.
    Secondo i nuovi “teologi” delle emozioni l’uomo, sin dal suo essere bambino, capisce chi è solo partendo dalla scoperta del proprio vero sesso, ovvero si identifica nel riconoscimento della propria sessualità. Da qui l’insistenza per l’educazione sessuale nelle scuole (spesso tecnicistica e svincolata da ogni morale e da ogni riferimento all’affettività) che complice i governi (illuminati) viene imposta.
    Ci si riduce all’idea che l’uomo sia solo un animale un poco più intelligente di un istrice o di un labrador (con somma gioia di vegani e neo-vegani) e come un animale prima di tutto deve appagare i suoi istinti. Rimane un ultimo passo. A verniciare di verità l’assunto due universali passe-partout: il rispetto dei sentimenti e la lotta alla discriminazione.
    Impossibile controbattere. La “frase tipo” oggi di moda: “questo è quello che sento e chi sei tu per potermi criticare”, toglie ogni spazio a qualsiasi modalità dialettica, perché la critica di un presunto stato esistenziale, di per sé già negativa, viene immediatamente considerata discriminante. L’escludere la possibilità di critica non lascerà spazio alcuno alla persona di riflettere sulla propria posizione e anche all’eventuale errore che in essa si potrebbe celare. È proprio grazie a questo assioma (“chi sei tu per giudicarmi”) che il relativismo può trionfare e la marcia di distruzione dell’umano, che passa anche attraverso tanti progetti di eduzione sessuale, continua indisturbata il suo percorso, creando un mondo dove si è dimenticato che certi desideri possono anche essere un’invenzione della società che, lautamente, ci guadagna sopra.
    Il circolo vizioso dell?emancipazione sessuale | Libertà e Persona

    Studio scientifico (non) sdogana le famiglie gay
    di Giuliano Guzzo
    Una delle leggende metropolitane più diffuse, anche fra persone di una certa cultura – e che con le mie orecchie ho sentito dare per certa pure da diversi professori universitari -, è che decenni di studi sull’argomento avrebbero inconfutabilmente appurato come, per il benessere di un bambino, sarebbe indifferente crescere in una famiglia cosiddetta tradizionale oppure con due papà e due mamme. Perché parlo di leggenda metropolitana? Non perché questi studi non esistano, ci sono eccome, ma perché la loro attendibilità – per ragioni che non si mancherà di sottolineare – viene ampiamente sovrastimata. Un esempio molto attuale aiuterà a capire.
    Si prenda un recente studio pubblicato sul Journal of Developmental and Behavioral Pediatrics e subito enfaticamente presentato, anche da siti web italiani, come la prova che «i figli delle coppie omosessuali crescono sani e felici quanto quelli allevati nelle famiglie tradizionali». Ora, pur nel rispetto delle opinioni di ognuno, risulta doveroso – specie data la delicatezza dell’argomento – non fermarsi a titoli più o meno ad effetto e ad interpretazioni più o meno discutibili per andare a verificare se davvero il contenuto di questa ricerca possa giustificare toni tanto trionfalistici e, soprattutto, possa far ritenere superato il primato educativo della cosiddetta famiglia tradizionale.
    Ebbene, uno sguardo anche superficiale basta a capire che pure questa ricerca fresca di pubblicazione – analogamente ad altre precedenti, della cui debolezza metodologica si è già scritto – tutto sia fuorché la prova che «i figli delle coppie omosessuali crescono sani e felici quanto quelli allevati nelle famiglie tradizionali». Per almeno cinque ragioni.
    La prima: uno che si sentisse dire che nelle famiglie arcobaleno i figli «crescono sani e felici» sarebbe subito portato ad immaginare, giustamente, verifiche puntuali sulle loro condizioni psicofisiche o almeno che, interpellandoli, si sia dato voce alla loro esperienza. Peccato che lo studio in questione si sia basato solo su interviste telefoniche ai genitori dei bambini stessi. Ora, non occorre una cattedra universitaria per capire come: a) un’intervista telefonica a dei genitori, ancorché dettagliata, nulla dice sulla reale ed effettiva condizione dei figli; b) i cattivi genitori di solito non sono mai molto contenti di confessarsi come tali, tanto meno rispondendo a domande al telefono; c) le coppie omosessuali, specialmente in questa fase storica, hanno tutto l’interesse, comprensibilmente, ad accreditarsi come famiglie felici e serene. Queste prime considerazioni dovrebbero bastare, già da sole, a far capire come taluni entusiasmi per questo nuovo studio siano, per usare un eufemismo, un tantino esagerati. Ma andiamo avanti, perché è solo l’inizio.
    Un secondo limite è la dimensione del campione. Infatti, se da un lato questa ricerca ha l’indubbio merito di basarsi sul National Survey of Children’s Health, sondaggio rappresentativo che ha portato ad avere quasi 96.000 questionari di nuclei familiari statunitensi con almeno un figlio di età compresa tra 0 e 17 anni al momento dell’intervista, dall’altro essa si è ridotta a confrontare appena 95 coppie di lesbiche e 95 coppie eterosessuali; il che non solo esclude le coppie composte da due uomini, ma determina una fortissima riduzione della dimensione dei campioni considerati e, come si sa, più due campioni sono numericamente ridotti più la significatività statistica delle loro eventuali differenze diviene – a meno che esse non siano macroscopiche – difficile da rilevare. Non è un caso che lo studio di Simon Crouch – criticabilissimo per altre ragioni– avesse comunque un campione assai più vasto, pari a 500 bambini.
    Il terzo, direi decisivo aspetto critico di questa ricerca – i cui esiti, lo si sarà capito, son stati magnificati con troppa fretta – è che non solo è stata condotta su un campione di contesti affettivi assai ridotto, ma non ha considerato, per quantificare il benessere dei figli “studiati” tutta una serie di dati su costoro in termini di rendimento scolastico, problematiche a scuola, partecipazione ad attività sportive, depressione e bullismo. Perché questa omissione, data ricchezza di informazioni che in tal senso il NSCH offre? Perché cioè non includere ulteriori elementi nell’analisi? E’, converrete, una bella gran bella domanda e che non può non insospettire.
    Una quarta criticità di questo studio è, per così dire, di natura politica. Come infatti è stato osservato, gli autori di questa ricerca – fra i quali non si può non notare i nomi di Henny Bos e Nanette Gartrell, entrambe lesbiche e militanti di organizzazioni LGBT – fanno parte del NLLFS, acronimo che sta perNational Longitudinal Lesbian Family Study, una organizzazione che ha lo scopo di “sdoganare” l’omogenitorialità lesbica ottenuta tramite inseminazione con donatore. Quello che si dice, insomma, un piccolo grande conflitto d’interessi. Dicendo questo, sia chiaro, non s’insinua che l’orientamento sessuale di uno studioso renda le proprie ricerche più o meno credibili, ci mancherebbe, ma a fronte invece d’una militanza politica ritengo sia legittimo avere qualche sospetto.
    La quinta ed ultima criticità di questo studio, molto semplicemente, sta nel fatto che pur con tutti i limiti che presenta – e non sono né pochi né irrilevanti – qualche aspetto poco allegro sulle coppie lesbiche, rispetto alle altre, lo riscontra comunque; si è infatti visto come queste risultino maggiormente stressate e più inclini a litigare con i ragazzini rispetto a quanto fanno genitori eterosessuali: non proprio un dato rassicurante. Come mai, ci si a questo punto chiedere potrebbe chiedere, tanta enfasi su una pubblicazione simile? Cosa spinge a presentare con toni trionfalistici ricerche che, ad esser buoni, andrebbero prese con estrema cautela e certamente non possono essere considerate definitive? Fretta? Disattenzione?
    Penso che per rispondere a questa domanda un buono spunto provenga da quanto sei accademici – nessuno dei quali, beninteso, con la fama di conservatore – ha diffuso nel febbraio dello scorso anno segnalando in sostanza i pregiudizi anti-conservatori e anti-cristiani che oggi dominano scienze sociali e dintorni. Il che probabilmente spiega da un lato come mai si continuino a pubblicare studi dalle metodologie discutibili e, dall’altro, motiva l’enfasi che a questi viene riservata. Un atteggiamento francamente ingiustificato e che, se il metodo scientifico conta ancora, non può portare a mettere in discussione il bene, per un figlio, rappresentato della famiglia unita e composta da padre e madre, che – come osserva il sociologo Mark Regnerus– è ancora una empirica e robusta verità.
    Studio scientifico (non) sdogana le famiglie gay ~ CampariedeMaistre


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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    I figli del divorzio: la denuncia del Telefono Azzurro
    Una recente ricerca dell’Università di Toronto afferma che i figli del divorzio, in età adulta, sono più facilmente propensi al suicidio dei figli che hanno avuto una famiglia stabile. La ricerca è stata pubblicata anche su “Psychiatry Research” e su altri giornali stranieri, ma ha avuto nessuna eco nel nostro paese.
    Eppure quella ricerca non fa che confermare quello che il buon senso insegna. Ognuno di noi ha bisogno di riferimenti stabili, di una roccia su cui costruire la sua vita futura. Quella roccia è senza dubbio la famiglia. Lì si impara tutto quello che è necessario, perché la famiglia contiene in sé la varietà generazionale (bambini e adulti), la massima varietà sessuale e psicologica (padre-maschio e madre-femmina) e la varietà dei ruoli e delle funzioni.
    La famiglia è dunque il microcosmo in cui si forma la nostra personalità, e in cui ci prepariamo ad affrontare la futura vita in società. Se la famiglia è forte, equilibrata, capace di trasmettere serenità e sicurezza al bambino, egli potrà sviluppare appieno gli aspetti positivi della sua personalità. Altrimenti egli si trova, come tanti giovani che hanno patito il divorzio dei genitori, a vivere una condizione di precarietà e di fragilità fortissime, con una vita dilaniata, in casa, dall’incertezza e dalla conflittualità, che dopo il divorzio non scompare affatto, ma si trasferisce sul figlio stesso, che diventa il campo di battaglia dei due genitori.
    Tanti giovani pigri, svogliati, disinteressati alla vita, sono oggi figli certamente del vuoto di valori, della società tecnologica che sostituisce le relazioni umane con quelle mediatiche, ma spesso sono i figli di una relazione essenziale, quella familiare, naufragata.
    Si trovo conferma a queste banalissime osservazioni, che la mentalità ideologica rifiuta categoricamente, in un libro pubblicato dal Telefono Azzurro (Azzurro press), intitolato “La separazione e il divorzio”.
    Questo libro è nato dalla esperienza diretta dei collaboratori del Telefono che da 20 anni raccolgono le richieste di aiuto dei bambini. Separazione e divorzio, esordiscono gli autori, sono ormai un “fenomeno di massa” anche in Italia, cioè in un paese in cui, grazie alla tradizione cattolica, la famiglia ha retto più a lungo che altrove.
    Un fenomeno che travolge gli adulti -sempre più soli di fronte alle loro, umane difficoltà, dal momento che manca una cultura che aiuti a tenere duro e nello stesso tempo cala sempre più il ricorso ad una figura mediatrice come quella del sacerdote, che un tempo univa saggezza e autorevolezza-, e i figli.
    Cosa dicono, a riguardo di quest’ultimi, gli esperti del Telefono? Affermano che “la separazione dei genitori è uno degli eventi più stressanti che un bambino possa vivere… I figli di una coppia che ha fallito il proprio progetto matrimoniale tendono spesso a vivere la rottura del nucleo familiare come un’ingiustizia…il primo pensiero che attraversa la mente di un bimbo quando apprende che mamma e papà non vivranno più insieme è inevitabilmente di abbandono…”.
    Ne nasce una “paura che può essere dirompente, che precipita nell’angoscia…durante e dopo la separazione può succedere che i figli diventino ansiosi, irritabili, depressi; possono piangere senza motivo, avere dolori allo stomaco, soffrire di insonnia, andare male a scuola, comportarsi in modo aggressivo”: si tratta di un “dolore fortissimo, più o meno come un lutto”.
    I figli del divorzio, che sono ogni anni di più, oltre ad attacchi di panico, tristezza, depressione, provano talora un profondo “senso di colpa”, unito ad un “senso di frustrazione legato all’inutilità dei propri sforzi”. Che aumenta con “l’arrivo di un nuovo compagno”, ovviamente incapace di sostituire il vero genitore. Con l’aumentare dei divorzi nella nostra società, cambia qualcosa? Assolutamente no.
    Per il milione abbondante di “minorenni che vivono la condizione di ‘figli di genitori separati’…la condizione di ‘quasi normalità’ a livello sociale non serve certo a ridurre il peso di quello strappo, delle lontananze tra padre e madre, spesso in situazioni di aperta conflittualità, nelle quali i figli diventano terreno di scontro principale tra i due ex coniugi. Di questo disagio, di questa sofferenza, di questa frequente incapacità dei bambini di adattarsi alla nuova condizione sono testimoni gli operatori di Telefono Azzurro che sempre più di frequente devono far fronte alle domande e alle richieste di figli di separati in difficoltà. Sentimenti di tristezza, rabbia, abbandono e confusione si manifestano nei più piccoli, mentre tali emozioni si riducono con la crescita, lasciando piuttosto spazio a manifestazioni di problematicità caratteriale nell’adolescenza”.
    Così tanti fiori di giovinezza, di entusiasmo, di vita, rischiano di non sbocciare.
    I figli del divorzio: la denuncia del Telefono Azzurro | Libertà e Persona

    "Messa alla gogna dalla élite pro gay"
    La Dem Eleonora Cimbro criticata per un post contro l’utero in affitto
    «È assurdo definire violenta l’immagine di una donna che allatta al seno il proprio bambino. Sono violenti forse i dipinti della Madonna che allatta Gesù?». Eleonora Cimbro, deputata della minoranza Dem messa alla gogna dall’ala laicista del Pd, passa al contrattacco. A scatenare l’ennesima bufera alla vigilia della fiducia alla Camera sulle unioni civili è un post su Facebook della stessa Cimbro, attaccata dal gruppo Diritti democratici per aver pubblicato un commento contrario all’utero in affitto corredato da una foto che la ritrae mentre allatta il suo bimbo. «Io continuo a credere - scrive la Cimbro - che il legame che si crea tra una mamma e il suo bambino nella vita prenatale sia fortissimo e che nessuna mamma volontariamente doni il proprio figlio ad altri per altruismo. E che questo legame duri tutta la vita». Parole condivise da molte donne e uomini in Italia e in Europa ma che per Diritti democratici rispecchiano una posizione «violenta» e «discriminatoria». Accusa, questa, sostenuta anche da Monica Cirinnà, autrice del Ddl sulle unioni civili e sostenitrice della stepchild adoption, poi stralciata. A difendere la Cimbro ci pensano le donne «libere» di «Se Non Ora Quando», che in una lettera aperta chiedono a Renzi di censurare pubblicamente l’attacco.
    Onorevole Cimbro, possibile che l’immagine di una donna che allatta al seno il proprio bambino sia violenta?
    «Non me l’aspettavo, quella è un’immagine splendida. Hanno strumentalizzato quella foto per portare avanti la battaglia a favore dell’utero in affitto. Io volevo solo esprimere un concetto basilare: nella vita prenatale si instaura un rapporto fortissimo tra madre e bimbo che prosegue anche dopo, a partire dall’allattamento. Invece c’è stata una reazione violenta».
    Che conclusioni ne trae?
    «Guardi, in Consiglio d’Europa il Pse si è spaccato ma alla fine i voti del Pd sono stati decisivi per respingere la relazione De Sutter sulla maternità surrogata. Censurando il mio post si sono dati la zappa sui piedi: hanno dimostrato quel che da mesi cercano di nascondere, ossia che esiste una relazione tra la stepchild adoption e l’utero in affitto. E io sono contraria alla maternità surrogata: ho avuto quattro gravidanze, conosco il rapporto tra una madre e il bimbo. Nella vita prenatale parli col bambino, lo senti muoversi. Nessuna donna porterebbe con sé nove mesi suo figlio per poi darlo a un’altra coppia a meno che non sia obbligata dalle circostanze».
    Eppure nel Pd non tutti la pensano come lei.
    «Guardi, io non sono renziana e dopo la sconfitta di Bersani e Cuperlo non sono salita sul carro del vincitore. Ma qui ormai siamo alla messa al bando di chi la pensa diversamente. La minoranza accusa Renzi di questo ma sulla maternità surrogata si comporta allo stesso modo. Il Pd dovrebbe difendere i più deboli, non solo alcuni. Mentre considero giusto il dibattito sul referendum perché c’è in gioco il futuro democratico dell’Italia, non capisco come la battaglia ideologica sulla stepchild adoption possa contribuire a far fare al Paese un salto in avanti. Penso che una materia del genere dovrebbe davvero essere sottoposta a referendum. Dovremmo occuparci di difendere la famiglia, le madri che non lavorano e che non trovano posto negli asili nido comunali. Invece sembra che esista una élite che vuole influenzare il Parlamento su questi temi. E aggiungo: non è un problema solo italiano, certe spinte di gruppi minoritari ma molto influenti influenzando tutta Europa, anche i Paesi dove le norme per l’adozione sono molto più larghe. La maternità surrogata dilaga perché l’obiettivo non è adottare, ma avere figli propri e magari sceglierli su un catalogo. È un vero atto di egoismo, anche perché la maternità non è un diritto. E vorrei aggiungere una cosa...».
    Prego.
    «Tutti noi, parlamentari e cittadini, siamo stati vittime di una narrazione diversa dalla realtà fatta dalle varie Cirinnà e Marzano. Ci hanno fatto credere che si faceva tutto questo per difendere bambini rimasti orfani, che non avevano nessuno al mondo. Non è proprio così».
    Alcuni partiti di maggioranza vorrebbero che l’utero in affitto praticato all’estero fosse perseguito come reato in Italia. È d’accordo?
    «Credo serva una convenzione internazionale che lo vieti in tutto il mondo. È una battaglia culturale. L’utero in affitto è peggio della prostituzione, porta allo sfruttamento delle donne. Qui invece c’è chi parla come la Marzano di autodeterminazione della donna. Ma che significa? Il mercato risponde a una legge diversa dall’etica».
    "Messa alla gogna dalla élite pro gay" - Politica - iltempo

    L'eroina di Frozen deve essere lesbica...agghiacciante
    di Orlando Falena
    L’iniziativa di alcuni personaggi di Twitter, che con l’hashtag #GiveElsaaGirlfriend tempestano la piattaforma di microblogging con frasi d’amore strampalate e statistiche raffazzonate, sta prendendo piede in America e negli stati anglofoni ma, almeno, non ancora in Italia.
    Frozen è un film uscito nel 2013 per i tipi della Disney che ha riscosso un enorme successo nel pubblico infantile e adolescente. Le vicende di Elsa, la regina dei ghiacci, seguono la trafila delle classiche storie della Disney: una trama semplice condita con personaggi simpatici (come un pupazzo di neve vivente di nome Olaf) e con una colonna sonora di tutto rispetto (Let it go, la canzone più famosa della soundtrack, è diventata bandiera LGBT, per dire). Insomma: la ricetta perfetta - e forse un po’ abusata - di quello che è un film riuscito a tavolino, prima ancora di approdare nelle sale.
    Sulla qualità del film d’animazione non ci vogliamo esprimere: un po’ per incompetenza tecnica, un po’ perché non è l’argomento che vogliamo porre in questione. Ciò che interessa sottolineare è che la libertà di licenza lasciata ad alcuni gruppi - e spesso tolta ad altri - va spesso a discapito di coloro che ancora sono i più indifesi nella gestione nella digestione dei messaggi: i bambini, ovvero il pubblico a cui Frozen 2 - il sequel del film del 2013 - vuole parlare.
    La creatrice dell’hashtag è tal Alexis Isabel, diciassettenne messicana e scrittrice per MTV. Alexis Isabel è anche l’autrice del blog feministculture.com, dove nella intro dichiara di essersi avvicinata alle tematiche del femminismo, con cognizione di causa, all’età di 16 anni. Inizialmente, @lexi4prez si è limitata a consigliare alla Disney di rendere Elsa una principessa lesbo. Quindi, subito dopo, la prima comparsa dell’hashtag #GiveElsaAGirlfriend, che adesso vanta quasi 1.900 retweet.
    Ma da dove sorge questa richiesta - munita di bile astiosa contro il bigottismo imperante del mondo retrogrado che vorrebbe per Elsa un principe -? La risposta è abbastanza semplice. Il report annuale GLAAD 2016, volto a studiare la presenza della ricorrenza e della qualità delle figure lesbo, gay, transgender o bisessuali all’interno dei film delle maggiori case di produzione, ha fornito un dato abbastanza interessante: solo il 17,5% delle 126 uscite dei maggiori studios includono un personaggio omosessuale. Un dato che non è aumentato di una virgola rispetto all’anno precedente. Sarah Kate Ellis, presidentessa del GLAAD, ha dichiarato: «L’industria dei film deve abbracciare nuove storie inclusive di elementi LGBT per rimanere rilevanti e competitive».
    Il problema - quindi - è sempre l’imposizione di una cultura, che questa volta dovrebbe toccare ancora i giovani. Tuttavia, mentre la diciassettenne Alexis Isabel cavalca l’onda del suo successo pilotato e la Disney non risponde in alcun modo al flame di contenuti che l’hashtag sta generando, rimane un dato positivo. In Italia i tweet con quell’hashtag sono - a martedì 4 maggio - 32: una miseria.
    L'eroina di Frozen deve essere lesbica...agghiacciante

    Norme anti gay sui bagni, North Carolina fa causa a Obama
    Il North Carolina ha fatto causa al Dipartimento di Stato americano, dopo che questo ha contestato la legge statale che regolamenta l'accesso ai bagni pubblici per le persone transgender
    Raffaello Binelli
    Durissimo braccio di ferro, negli Stati Uniti, tra il North Carolina e la Casa Bianca. Oggi scadeva l'ultimatum di Washington che chiedeva allo Stato a guida repubblicana di modificare la controversa legge che regolamenta l'uso dei bagni nei luoghi pubblici. Approvata lo scorso 23 marzo, e subito boicottata da molte aziende, attori e cantanti, la norma prevede che i transgender debbano utilizzare i bagni corrispondenti al sesso registrato alla nascita. L’amministrazione Obama, che subito aveva criticato la legge (considerata anti Lgbt), accusandola di violare i diritti umani, aveva invitato il North Carolina a modificarla, per scongiurare un taglio dei fondi federali. Ma il North Carolina ha respinto l’ultimatum e ha deciso di fare causa all'amministrazione Obama.
    La questione sembrava chiusa, dopo che l'alta Corte d'Appello federale di Richmond aveva stabilito che la pretesa di uno studente transgender, Gavin Grimm, di usare i bagni dei ragazzi, anziché quelli delle donne, fosse legittima, considerando "discriminatoria la decisione del consiglio scolastico di proibirgli le toilette degli uomini". La Corte aveva però rinviato al Dipartimento dell'Istruzione della Casa Bianca di risolvere una volta per tutte il problema, fissando delle regole in grado di tutelare tutti i diritti, sulla base della Costituzione degli Stati Uniti che vieta qualsiasi discriminazione.
    Fino a oggi sembrava che il North Carolina avesse deciso di fare un passo indietro, rinunciando alla "House Bill 2", la legge che vieta i bagni pubblici transgender. Il governatore del North Carolina, Pat McCrory, in una intervista a Fox News ha detto di aver chiesto al Dipartimento una proroga della scadenza dell'ultimatum. Ma la risposta, come lui stesso ha spiegato, è stata negativa: la proroga non può essere concessa a meno che lui ammetta che la legge è discriminatoria. Il Dipartimento non ha fatto sapere se intenda intraprendere una azione legale nel caso lo Stato resti fermo sulla propria posizione, ma le lettere lasciano intendere che intenda farlo, aprendo così una dura battaglia giudiziaria.
    Norme anti gay sui bagni, North Carolina fa causa a Obama - IlGiornale.it



    Da tabù a tema accettato da tutti: il modello Overton
    Da tabù a idee universalmente accettate. Qual è il metodo con cui il sistema trasforma le idee più impensabili in realtà quotidianamente accettata e vissuta da tutti?
    Ecco a voi un modello d’ingegneria sociale denominato The Overton Window, elaborato negli anni ’90 da Joseph P. Overton (1960-2003), l’ex vice-presidente del centro d’analisi americano Mackinac Center for Public Policy. Nel suo modello, ecco esposte le fasi di imposizione di un’idea (vedi aborto, matrimoni gay e prossimamente, pedofilia).
    Le idee attraversano le seguenti fasi:
    impensabili (inaccettabile, vietato);
    radicali (vietato ma con delle eccezioni);
    accettabili
    sensate (razionali)
    diffuse (socialmente accettabili)
    legalizzate (consacrazione nella politica statale)
    La tecnologia di manipolazione della coscienza della società per una graduale accettazione da essa delle idee considerate in precedenza aliene, ad esempio la revoca di un tabù, si basa sull’utilizzo di The Overton Window. La sostanza di questa tecnologia consiste nella divisione di un desiderato spostamento delle opinioni in alcuni step, ciascuno dei quali sposta l’accettazione delle idee di una fase, e una norma universalmente accettabile verso il suo margine. Ciò causa il successivo spostamento della “finestra” cosicché la posizione raggiunta si trova di nuovo al centro, il che dà una possibilità di compiere un ulteriore passo verso la fase successiva.
    I think tank producono e diffondono le opinioni oltre The Overton Window allo scopo di rendere la società più ricettiva a diverse idee. Quando un simile centro vuole introdurre un’idea che la società ritiene inaccettabile usa gradualmente il modello della “finestra”.
    Prendiamo a d’esempio, il tema dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, e spieghiamo come si può far cambiare gradualmente l’opinione pubblica. Per molti anni nel sistema The Overton Window l’idea del matrimonio tra le persone dello stesso sesso si trovava all’interno della zona vietata poiché la società non poteva accettare l’idea di matrimonio tra le persone dello stesso sesso. I mass media però hanno influenzato in continuazione l’opinione pubblica, sostenendo le minoranze sessuali. I matrimoni tra persone dello stesso sesso sono diventati prima accettabili, ma con deroghe, poi come accettabili e infine come neutrali. Ora sono recepiti come “accettabili, ma con deroghe”. Tra poco, probabilmente, diventeranno totalmente accettabili.
    Un enorme quantità di specialisti per la manipolazione dell’opinione pubblica assicura il funzionamento dell’ Overton Window: esperti in tecnologie politiche, scienziati, giornalisti, esperti in relazioni pubbliche, personalità, insegnanti. E’ curioso che i temi come matrimoni tra le persone dello stesso sesso oppure eutanasia non ci sembrano più strani. Hanno semplicemente percorso l’intero processo “tecnologico” di trasformazione da “inaccettabili” fino alla “legalizzazione”.
    Il regista russo Nikita Mihalkov nel suo videoblog Besogon.TV propone lo schema di questo processo sull’esempio di un fenomeno finora impensabile nella società: il cannibalismo. Lo spostamento di The Overton Window può attraversare le sequenti fasi:
    Fase 0 – è lo stato attuale, il problema è inaccettabile, non si discute sulla stampa e non si ammette tra gli esseri umani.
    Fase 1 – Il tema si modifica da “totalmente inaccettabile” a “vietato, ma con deroghe”. Si afferma che non ci deve essere alcun tabù, il tema comincia a essere dibattuto in piccoli convegni dove stimati scienziati fanno delle dichiarazioni sotto forma di discussioni “scientifiche”. Nello stesso tempo, in sintonia con il dibattito pseudoscientifico si costituisce l’”Associazione dei cannibali oltranzisti”, le cui dichiarazioni a volte sono citate dai mass media. L’argomento cessa di essere un tabù e si introduce nello spazio d’informazione. Conclusione: il tema intoccabile è inserito nella circolazione, il tabù è desacralizzato, è avvenuta la distruzione dell’univocità del problema, sono create le sue diverse gradazioni.
    Fase 2 – Il tema del cannibalismo passa da “oltranzista” all’accettabile. Come prima sono citati gli scienziati e sono coniati termini eleganti: non esiste più il cannibalismo, che può essere però chiamato, ad esempio, “antropofagia”. Questo termine, come un sinonimo temporaneamente sostitutivo, sarà sostituito con una parola scientifica più bella “antropofilia”. Più tardi da questo “termine” potranno essere coniati i derivati, ad esempio, “antropofili” – “amanti del genere umano”. Lo scopo – è di staccare nella coscienza collettiva la forma della parola dal suo contenuto. Nello stesso tempo per avvalorare il concetto si crea un precedente storico. Probabilmente è un fatto mitico, reale o semplicemente inventato ma, principalmente, ciò contribuisce alla legittimazione di un’idea inaccettabile. Lo scopo principale di questa tappa è di rimuovere parzialmente dall’”antropofagia” la sua illegittimità, almeno in un periodo storico.
    Fase 3 – The Overton Window si sposta, trasferendo il tema dal campo “inaccettabile” a quello “ponderato/razionale”, ciò che giustifica con la “necessità biologica”. Si afferma che il desiderio di mangiare la carne umana può essere dovuto a una predisposizione genetica. Anche in caso di una carestia, “insuperabili circostanze”, un essere umano deve avere il diritto di fare la scelta. Non c’è bisogno di nascondere le informazioni in modo che ciascuno possa scegliere tra “antropofilia” e “antropofobia”.
    Fase 4 – “Da sensato a diffuso (socialmente accettabile).Si crea la polemica non solo basata su figure storiche o mitiche, ma anche su quelle reali mediatiche. L’ antropofilia comincia a essere dibattuta in massa nei notiziari, nei talk-show, nel cinema, nella musica pop, negli spot. Uno dei metodi di diffusione è il trucco “guardati intorno!”. Chi lo sapeva che un famoso compositore fosse antropofilo?
    Fase 5 – “Da socialmente accettabile alla legalizzazione”. Il tema si lancia nel top delle notizie d’attualità, si riproduce automaticamente nei mass media, nel mondo dello spettacolo e…acquisisce un’importanza politica. In questa fase per giustificare la legalizzazione si utilizza l’”umanizzazione” dei seguaci del cannibalismo. Per modo di dire, sono delle “persone creative”, vittime di un’educazione sbagliata e, “chi siamo noi per giudicare?”.
    Fase 6 – Cannibalismo da un “tema diffuso” passa sul piano delle “legalizzazione, ossia consacrazione nella politica di uno stato”. Si crea la base legislativa, spuntano gruppi di lobbismo, si pubblicano ricerche sociologiche che sostengono i sostenitori delle legalizzazioni di cannibalismo. Spunta un nuovo dogma: “Non si deve vietare antropofilia”. Si approva la legge, l’argomento arriva nelle scuole e negli asili nido e una nuova generazione non sa già che si può pensare diversamente.
    Per ora l’esempio del cineasta Nikita Mihalkov è ipotetico. Tuttavia molte idee contemporanee decenni fa sembravano del tutto impensabili. Sono diventate invece totalmente accettabili sia per legge sia per la società. E se tutto ciò fosse merito di Joseph Overton?
    Da tabù a tema accettato da tutti: il modello Overton | Azione Tradizionale

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    La Massoneria e la legge sull’aborto in Francia. Due storie a confronto
    Il Grande Oriente di Francia (GODF) ha assegnato il Marianne Jacques France a Simone Veil, 88 anni, ex ministro e primo presidente del Parlamento europeo nonché autrice della legge che legalizzò l’aborto in Francia.
    Daniel Keller, “Gran Maestro” del GODF, ha consegnato il busto della Marianne ai figli della signora Veil alla presenza del Presidente del Senato Gerard Larcher.
    Per l’occasione, Keller ha dichiarato:
    “Simone Veil incarna l’impegno repubblicano tanto caro alla frammassoneria”. “La legge sull’aborto è diventata il simbolo del miglioramento dell’Uomo e della società a cui lavorano i massoni; questa legge resta un pilastro della nostra società”.
    Uccidere tutti i giorni in Francia centinaia di bambini nel grembo materno è quindi un pilastro della società voluta dalla setta massonica!
    Alla Veil noi preferiamo però la figura di Maurice Caillet, medico francese, specializzato in chirurgia ginecologica, che nel libro autobiografico ‘Ero Massone. La mia conversione dalla massoneria alla fede’ (Piemme, 2010) narra la sua incredibile storia.
    Abortista e anticattolico convinto, nel 1970 entra a far parte della Massoneria per diventare “Maestro Venerabile” di una delle più potenti logge del “Grande Oriente di Francia”.
    Nel 1984, all’apice della carriera politica e professionale, si reca in pellegrinaggio a Lourdes per accompagnare la moglie Claude, gravemente ammalata: improvvisamente si converte al Cristianesimo e decide di lasciare la massoneria, dopo quasi quindici anni di appartenenza, incontrando, in seguito a questa decisione, difficoltà di ogni tipo: deve rinunciare alla carriera di medico e viene emarginato dal Partito Socialista Francese.
    Caillet narra di come la Massoneria abbia promosso le leggi a favore del divorzio, dell’aborto, delle unioni civili e omosessuali, della manipolazione degli embrioni, della depenalizzazione delle droghe leggere e della legalizzazione dell’eutanasia.
    Due storie con esiti differenti che ci dicono però la stessa cosa: leggi come quella sull’aborto non sono volute dal popolo ma promosse da piccole elìte, ben collocate nei gangli vitali del poter e guidate da una precisa ideologia di morte.
    La Massoneria e la legge sull?aborto in Francia. Due storie a confronto | Informare per Resistere

    «Lobby violente, Chiesa vile e fede senza ragione Così arriveranno adozioni ai gay e utero in affitto»
    Venerdì scorso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato la legge Cirinnà sulle cosiddette unioni Civili che si rifanno direttamente alle norme sul matrimonio contenute nel codice civile. «Il prossimo passo della lobby Lgbt sarà l'equiparazione piena, l'adozione dei bambini e l'utero in affitto. Il che creerà un clima da "caccia alle streghe" contro chi osi anche solo dissentire, come avvenuto nel mio paese dopo che, nel 2010, furono approvate». E che, dopo cinque anni, «ha ceduto al sabotaggio della Costituzione». A parlare è John Waters, ex giornalista dell'Irish Times, che ha pagato caro il suo dissenso contro il referendum costituzionale in Irlanda, indetto il 22 maggio dello scorso anno per ridefinire il matrimonio l'unione fra due persone dello stesso sesso. Soffrendo, fuori e dentro la Chiesa, «fino al un punto in cui non hai più nulla da perdere. É li' che diventi libero e trovi persino conforto e gusto nella battaglia».
    Waters, com'è cambiato il clima sociale in Irlanda dopo l'approvazione delle Unioni Civili nel 2010?
    «Dal momento in cui furono legalizzate, la lobby Lgbt cominciò immediatamente a chiedere l'“uguaglianza”, affermando che le unioni civili erano inadeguate, un insulto alle persone da loro definite "gay". Spiegarono che esistevano 64 differenze fra queste e il matrimonio, anche se ovviamente nessuno le ha mai elencate. In realtà, volevano sabotare la Costituzione irlandese, facendole dire che due persone dello stesso sesso potevano sposarsi e formare un'istituzione “naturale”, “fondamentale” e “morale”, divenendo un orgoglio per la società irlandese, la “base necessaria all'ordine sociale”, base “indispensabile al welfare della nazione”. Questa propaganda ha generato un clima in cui le persone avevano sempre più paura di affermare il contrario, anche perché la tattica della lobby Lbgt è quella di demonizzare non solo chi è in disaccordo ma chi potrebbe potenzialmente esserlo».
    A cosa si deve il cambiamento così repentino della “cattolica” Irlanda?
    «La lobby Lgbt irlandese è stata finanziata, come pubblicamente ammesso da una sua associazione, la Glen, con milioni di dollari da un'organizzazione americana, l'Atlantic Philantropies. Questa, negli ultimi dieci anni, ha reso la lobby Lgbt una macchina da guerra operante nel governo e nella società. Anche questo è stato affermato dalla Glen. L'approccio strategico, invece, è stato quello del “salame”: una volta che una fetta è stata digerita, il pubblico ne accetterà e digerirà una seconda. Non è un caso se le forze si sono concentrate su una nazione considerata cattolica. È servito a dimostrare che è possibile vincere ovunque».
    La Chiesa non ha praticamente parlato e se lo ha fatto, nella maggioranza dei casi, ha dato argomentazioni ambigue o addirittura contrarie alla morale naturale. Come mai tanta debolezza?
    «La Chiesa, fatta eccezione per un paio di vescovi e sacerdoti coraggiosi, è stata semplicemente codarda, intimidita, come chiunque altro, grazie al consenso totale dei media, del governo e del Parlamento. Inoltre, la Chiesa irlandese, probabilmente più di tutte, è stata infiltrata dai progressisti, dagli anticlericali e dagli omosessualisti con la prospettiva di imporre l'agenda Lgbt. È questa quella che l'allora cardinal Ratzinger definì “sporcizia”. Ma la combinazione di codardia e di sporcizia, si é diffusa grazie all'ambiguità della gerarchia. Quando il cardinale Parolin ha detto, immediatamente dopo la sconfitta referendaria, che si trattava di “un disastro per l'umanità” non ha affermato nient'altro che la verità. Ma purtroppo ha parlato una settimana in ritardo. La Chiesa ha fallito, oltre ogni misura».
    Lei, da giovane, fuggì da un cristianesimo moralista, per poi tornare indietro riscoprendo la ragionevolezza della fede. Prima si ribellava alle leggi della morale ora è fra i pochi a difenderle. Cosa è successo?
    «La storia è lunga e la racconto nel mio libro “Lapsed Agnostic”. La risposta in sintesi, però, è questa: dopo il mio passato da alcolista, sono tornato a guardare a me stesso e alla mia struttura umana come qualcosa di “dato”, qualcosa che non potevo presumere di possedere o controllare, e quindi qualcosa di cui non potevo abusare senza conseguenze terribili su di me. Sono tornato in Chiesa non come “ex membro”, ma perché ho cominciato a riconoscere negli scritti di persone come Joseph Ratzinger e don Luigi Giussani, una forma di comprensione della fede religiosa che rappresentava la mia esperienza. Il modo in cui parlavano del cristianesimo lo ha fatto rivivere in me, dopo anni di disillusione. Ora difendo la moralità che è ben diversa dal moralismo. Il moralismo è ridurre la fede a un insieme di regole da applicare meccanicamente con le proprie forze, mentre la moralità predicata anche da Cristo, nasce dal riconoscimento della bellezza dell'ordine della realtà che abbiamo il dovere di mostrare, difendere e rispettare, per il bene di tutta la società. É la difendo perché sono cristiano, ma il cristianesimo illumina la ragione che é propria di ogni uomo. Tutti possono riconoscerla».
    Lei è stato isolato nel mondo mediatico e anche dentro la Chiesa. Ma sopratutto, per ora, ha perso la battaglia politica. Perché allora continua a battersi pubblicamente per la verità?
    «Perché, come ci spiega Ratzinger, la verità ha sempre avuto un futuro».
    È sicuro che la sua testimonianza abbia un qualche impatto sul mondo?
    «Non so se ha impatto, ma so che mi sento come se non potessi far altro che parlare. Qualche volta mi piacerebbe che non fosse così. Ma a meno che non continuiamo a esprimere la verità, così come l'abbiamo ereditata, non faremo che rinviare il suo futuro. Come il filosofo Edmund Burke, mio connazionale, disse: “Tutto quello che serve affinché il male trionfi è che i buoni non facciano nulla”. E poi chi lo sa che anche una sola persona, sentendomi parlare, cominci a fare qualcosa di grande che io non posso fare? Devo poi dire che fra i miei cari, sebbene su altre posizioni, c'e' chi ora si interroga nel vedermi fermo e sicuro anche dopo tutto quello che ho subito».
    Cosa l'ha resa certo che aveva ragione quando tutti le dicevano che sbagliava?
    «L'evidenza, l'esperienza: che una foglia é verde, che un uomo é un uomo e non una donna e che il male va combattuto sono verità di cui nemmeno il papa può convincermi del contrario».
    Eppure, tante persone sono incerte dell'evidenza.
    «Non è che le persone sono incerte. In certi casi sono state spinte in una sorta di tranche dal potere della propaganda, che è il potere diabolico della menzogna in atto. Ma nel caso della Chiesa non si tratta di questo bensì, ripeto, di pura e semplice codardia. Che poi certo confonde i fedeli».
    Che consiglio dà agli italiani?
    «È importante capire che il processo continuerà fino all'ottenimento del matrimonio e dell'adozione e fino all'isolamento di chiunque si dica contrario. Io sono stato insultato pubblicamente e minacciato. È poi vitale comprendere che la battaglia è globale ed è fra chi vuole proteggere la civiltà dagli attacchi di quanti mirano a indebolirle gli esseri umani, distruggendo i loro legami familiari attraverso iniziative contraffatte in difesa dei diritti umani. Combattere così é preservare la verità in noi, per questo la lotta ci rende già vincitori».
    «Lobby violente, Chiesa vile e fede senza ragione Così arriveranno adozioni ai gay e utero in affitto»

    Buenos Aires: la Rabbina celebra le “nozze” gay
    La comunità ebraica di Buenos Aires ha aperto le danze alle “nozze gay” celebrate in “paramenti liturgici”. Lo scorso 10 aprile, nella sinagoga della Nuova Comunità Israelita Emanu El ( già in odore di massoneria da diversi anni ) Romina Charur e Victoria Escobar sono state dichiarare “spose” da una rabbina della comunità.
    “Questo è un passo storico all’interno della comunità ebraica e una grande felicità per noi tutti” – ha dichiarato la prima, accompagnata alla cerimonia da Gustavo Michanie, presidente dell’associazione Ebrei Argentini Gay. E sulla stessa scia d’ onda ha esultato Victoria Escobar, fra le due quella in vesti mascoline:
    “Non ci posso credere, abbiamo combattuto molto per questo e, alla fine, qual giorno è arrivato. Noi siamo il primo matrimonio gay nel verbale del Tempio “
    “In quest’ottica, un rito religioso è fondamentale. Ora vogliamo avere un figlio e se Dio vuole, arriverà presto” – ha proseguito la signorina ( “signora”? ) Escobar, aggiungendo che si rivolgerà ad un trattamento di inseminazione.
    Purtroppo casi come questi non sono i primi e non saranno ahimè nemmeno gli ultimi, forse anzi potremmo dire che “le nozze sono aperte”. Già nella “chiesa” protestante ed anglicana si sono verificate unioni in veste “religiosa”.
    Di questo passo, con un sincretismo inequivocabilmente sfacciato e spacciato, sotto le candide vesti dell’ecumenismo, potremo aspettarci di tutto. Guarda caso i siti e le testate LGBT italiane sono già in fermento per questa fibrillante notizia: non vedono l’ora che le porte e i muri vengono abbattuti anche nella Chiesa Cattolica. Il vero obiettivo d’altronde non è altro che il medesimo, passare per un unione civile ed arrivare ad un unione “religiosa”: “il matrimonio gay nel verbale del tempio”.
    Buenos Aires: la Rabbina celebra le ?nozze? gay | Riscossa Cristiana

    I «poliamorosi» chiedono diritti: ora come la mettiamo?
    di Giuliano Guzzo
    Love is love, giusto? Bene, allora adesso si tirino fuori le ragioni per cui non si dovrebbe sposare la causa di Polyamory Madrid, associazione spagnola impegnata nella diffusione e nella richiesta di riconoscimento del poliamore e che – a quanto pare – sarebbe pronta a sfilare in piazza «per rivendicare gli stessi diritti delle famiglie tradizionali». La questione non è di secondaria importanza non soltanto perché i «poliamorosi» si stanno pian piano organizzando anche in Italia – negli Stati Uniti invece si parla di molte decine di migliaia di unioni «poliamorose» già da anni (cfr. “Newsweek”, 2009) – ma perché, strettamente collegato a questo tema, c’è quello delle adozioni da parte di “famiglie” «poliamorose».
    No, non è uno spauracchio ma la logica conseguenza di quanto sostenuto da Giuseppina La Delfa, Fondatrice ed ex presidente di Famiglie Arcobaleno, in una lettera pubblica a Papa Francesco nella quale si legge che «la scienza – la psicologia, l’antropologia, la pedopsichiatria – e anche la sociologia e il diritto ormai» avrebbero dimostrato che un bambino può crescere bene non soltanto in una “famiglia arbaleno” ma anche all’intero di “famiglie” «poliamorose», con cioè molti genitori dato che «non importa – assicura La Delfa – se questi siano uno, due o diciotto». Una rassicurazione che, immagino, farà comprendere ai sostenitori delle unioni civili che è tempo di prendersi avanti con il lavoro e di battersi anche per “famiglie” «poliamorose».
    O forse si vogliono rimangiare il Love is love? O forse vogliono farci credere che l’amore conti, sì, ma fino ad un certo punto? Suvvia, non facciano i medievali ed esprimano pubblicamente sostegno a Polyamory Madrid e ad altre realtà analoghe. Lo stesso chiaramente vale pure per i sacerdoti e prelati al passo coi tempi: se davvero credono vi possano essere, nelle coppie, «elementi positivi» anche al di fuori «del sacramento del matrimonio», c’è da domandarsi per quale assurda ragione e soprattutto con quale sentenziosa sicurezza potrebbero escludere che vi siano «elementi positivi» pure nelle “famiglie” «poliamorose», per quanto al di fuori «del sacramento del matrimonio».
    Attenzione a non prendere tutto questo come una provocazione, perché – lo si ripete – è solamente una conseguenza di quanto potrebbe accadere, anzi, sta già accadendo. Tanto è vero che, fra i più stimati studiosi e autori di ricerche i cui esiti metterebbero in luce che un bambino può crescere benissimo con due papà o due mamme vi sono personalità – si pensi, per esempio, alla psichiatria Nanette Gartrell – che non temono di dichiararsi «polyamorist», ragion per cui c’è da aspettarsi, nel giro di qualche anno, alluvioni di pubblicazioni scientifiche non troppo scientifiche che davvero sostengano che, per i figli, non conta se i genitori «siano uno, due o diciotto».
    Ne consegue, per quanti fino a ieri sostenevano che la famiglia fosse una sola – quella fra un uomo e una donna uniti in matrimonio – una sola possibilità: tornare a ripetere quella verità. Forte e chiaro: senza violenza verbale o eccessi, ovvio, ma forte e chiaro. Ogni mediazione, ogni compromesso, ogni tentativo di cauta apertura già alle unioni civili – vale a dire al riconoscimento pubblico, non già di diritti che le coppie conviventi anche omosessuali anche in Italia già possedevano, ma di una unione per il solo fatto che due persone si amino – conduce infatti diritto dritto alla causa delle “famiglie” «poliamorose». E’ questione, come si è cercato di spiegare, solo di logica. E di tempo.
    I «poliamorosi» chiedono diritti: ora come la mettiamo? ~ CampariedeMaistre

    Bambino di 7 anni torturato e ucciso dalle madri lesbiche
    Il bambino era costretto persino a mangiare gli escrementi del cane domestico
    Franco Grande
    Seviziato, torturato e ucciso. È questa la tragica fine di Liam, un bambino scozzese di 7 anni che viveva con una coppia di lesbiche, Nyomi Fee di 28 anni e di Rachel Fee di 31 anni che lo aveva avuto da una precedente relazione eterosessuale.
    Secondo le indagini sembrerebbe che le due donne, prima di uccidere il bambino, lo avessero torturato minacciandolo di tagliargli i genitali con una sega, lo avessero più volte picchiato e rinchiuso in una gabbia insieme al loro cane. Il bambino, inolte, sarebbe stato persino costretto a mangiare gli escrementi dell'animale.
    Bambino di 7 anni torturato e ucciso dalle madri lesbiche - IlGiornale.it

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Le vittime dell’omofobia, ma chi le ha viste?
    di Rino Cammilleri
    «Amatevi come io vi ho amato. Veglie 2016 per le vittime dell’omo-transfobia e dell’intolleranza». È lo slogan che campeggiava il 21 maggio scorso su muri di Catania, in un colorato poster dove alcuni ragazzi e ragazze univano le dita indice e pollice delle due mani con quelle degli altri a formare una coreografica croce. La quale, ripresa dal basso, inquadrava significativamente il cielo. La cittadinanza era chiamata a «vegliare» in una parrocchia (cito) «in contemporanea con altre veglie nell’Italia e nel mondo».
    Come sanno quelli che sono usi leggermi non amo i numeri, perciò non attendetevi una snocciolata di cifre e statistiche: non ho contato quante sono le iniziative analoghe in Italia e nel mondo, né quante siano le «vittime» per cui i catanesi hanno vegliato. Non so nemmeno, a dire il vero, se hanno pregato durante la veglia, ma parrebbe di sì, vista l’autorevole citazione evangelica. L’iniziativa, come da poster, era allargata anche ai protestanti luterani, battisti ed evangelici. Ovviamente, ospitati dai cattolici, perché sempre i più “accoglienti” (o perché dispongono di locali più larghi? probabilmente tutt’e due).
    Le cifre, dicevo, non le ho snocciolate perché mi basta andarci a occhio e a orecchio. Veglie del genere in giro qua e là ci saranno senz’altro state, in fondo una preghiera non si nega a nessuno, Mussolini a parte. Ma non giurerei sulla loro abbondanza. Per quanto riguarda le «vittime», mi basta guardarmi intorno: l’ecatombe non c’è proprio. Certo, vedendo l’accorato appello, un turista mordi-e-fuggi potrebbe pensare che, arrivato lui, i cadaveri degli omo e dei trans assassinati da mano intollerante siano stati appena rimossi dalle strade e il sangue lavato. Però i tiggì periodicamente parlano, sì, di sovraffollamento, ma nelle carceri, non alla Morgue.
    Insomma, l’emergenza omo-trans è come il trucco del prestidigitatore: se c’è, non si vede. Si dice che l’Italia sia uno dei Paesi più gay-friendly del mondo. Ed è vero, basta dire che è pieno di cattolici e di post-comunisti, i primi succubi delle parole d’ordine lanciate via via dai secondi. Tanto, che questi ultimi ormai non hanno più bisogno di lanciare niente. Gli uni e gli altri guardano alla “cultura” della sinistra americana -che è quella che dette parole d’ordine crea- smaniosi di accodarsi, ciascuno col sistema che gli è proprio: cortei, urla, scontri in piazza e in Parlamento gli uni, veglie in chiesa gli altri.
    Se scrutiamo da vicino il poster descritto, troviamo una vecchia conoscenza: gli indici e i pollici delle due mani aperti e uniti erano il segno delle femministe. Ma di certo quei ragazzi che li hanno formati a croce-girotondo non lo sanno. La frase evangelica riportata, un vecchio maligno -qual sono (diventato) io- potrebbe interpretarla pro-malo se non temesse la lesa maestà divina. Certo, si potrebbe invitare i vegliatori a pro di problemi inesistenti a occuparsi, che so, di cristiani massacrati (uno ogni cinque minuti: ecco una cifra) da musulmani fanatici o vessati dai comunisti cinesi. Ma sarebbe banale, perché se non ci arrivano da soli è inutile dirglielo.
    Vabbe’, mi distrarrò riguardando un vecchio film western, Il buono, il brutto e il cattivo, dove c’è una scena-cult che da sempre mi appassiona: Tuco e il Biondo si imbattono in un drappello di soldati in grigio, e Tuco comincia a inneggiare ai Confederati («Dio è con noi perché anche Lui odia gli yankees!»). Quelli, invece, si rivelano essere nordisti impolverati. E il Biondo dice tra i denti: «Dio è contro di noi perché anche Lui odia i cretini».
    Le vittime dell?omofobia, ma chi le ha viste?

    Anche nella Svezia gay-friendly, il tasso di suicidi omosessuali è tre volte maggiore
    «Il disagio che viviamo non è causato solo dal mondo esterno, ma sopratutto dalla nostra pratica omosessuale e da ciò che viviamo». Con queste parole il giovane giornalista Philippe Ariño, omosessuale dichiarato, ha spiegato le numerose difficoltà di vita purtroppo sperimentate dalle persone con attrazione dello stesso sesso.
    «Il rifiuto della differenza sessuale, che è la fonte della nostra esistenza e della nostra umanità, porta gravi conseguenze. Le persone appaiono divise, con una ferita», ha proseguito. Queste “gravi conseguenze” sono puntualmente certificate da decine di studi scientifici, tanto che addirittura l’agenzia di pianificazione familiare delle Nazioni Unite (UNFPA) ha riconosciuto la «significativa prevalenza di violenza domestica tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con gli uomini», rilevando altissimo tasso di promiscuità e il fatto che «sono più propensi a utilizzare alcol e droghe rispetto alla media della popolazione generale», soprattutto per mantenere ad «alto livello» le compulsive prestazioni sessuali.
    Quasi sempre le associazioni Lgbt giustificano questi dati accusando la società di omofobia: le generalizzate discriminazioni nei loro confronti porterebbero le persone omosessuali a soffrire di questi disturbi. Una spiegazione che tuttavia è stata ancora una volta smentita da una ricerca pubblicata recentemente sull’European Journal of Epidemiology, in cui i ricercatori hanno valutato il tasso di suicidio in Svezia, confrontando coppie omosessuali sposate a coppie eterosessuali sposate. Va premesso che su WikiPink, la Svezia viene definita come «uno dei paesi più “gay-friendly” d’Europa. Il matrimonio e le adozioni gay sono completamente legali e le persone omosessuali sono protette da leggi anti-discriminazione sul campo del lavoro e dei servizi pubblici». Non solo l’omofobia non esiste, dunque, ma anche se esistesse verrebbe immediatamente punita da leggi anti-discriminazione.
    Eppure, i risultati sui disagi vissuti dalle persone omosessuali sono gli stessi che vengono verificati in tutto il resto d’Europa, tanto che, si legge, «il rischio di suicidio è più elevato tra gli individui dello stesso sesso sposati rispetto agli individui sposati di sesso diverso». Sia per quanto riguarda le donne ma, ancor di più, gli uomini: «gli uomini omosessuali sposati hanno un rischio di suicidio quasi tre volte maggiore rispetto agli uomini coniugati con un partner del sesso opposto». Questo ha portato, quindi, a concludere che «anche in un Paese con un clima relativamente tollerante per quanto riguarda l’omosessualità, come la Svezia, gli individui sposati dello stesso sesso evidenziano un elevato rischio di suicidio rispetto agli altri individui sposati». Lo stesso accade in altri Paesi ampiamente gay-friendly, come l’Inghilterra, dove è stata trovata impiccata la prima donna che si è unita in matrimonio con un’altra donna, a causa della violenza domestica subita (non certo per l’omofobia della società).
    «Inutile negare la realtà», ha commentato l’intellettuale omosessuale Philippe Ariño, «viviamo un malessere, ma spesso non ne parliamo direttamente. La vera libertà è quella di riconoscere l’attrazione omosessuale per quella che è, cioè il sintomo di profonde ferite dell’identità affettiva». Bisognerebbe abbracciare queste persone, far loro presente che è possibile una riscoperta della propria vera identità. Certamente, le ferite non si emargineranno mai credendo al mito dell’omofobia spacciato come tappabuchi dall’associazionismo Lgbt. Il quale non vuole affatto il loro bene.
    Anche nella Svezia gay-friendly, il tasso di suicidi omosessuali è tre volte maggiore | UCCR

    Presentata al Senato una legge contro le “terapie riparative”
    di Rodolfo de Mattei
    Il 17 maggio, in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, Sergio Lo Giudice, senatore del Partito Democratico, ha presentato il disegno di legge n. 2402, intitolato “Norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori“disegno di legge n. 2402, intitolato “Norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori”, volto a mettere al bando in Italia le cosiddette “teorie riparative” rivolte ai minori, su richiesta dei genitori.
    La premessa del disegno di legge rappresenta un vero e proprio excursus ideologico della propaganda omosessualista in cui i proponenti hanno messo insieme le conquiste ottenute dal movimento LGBT lungo il “percorso di depatologizzazione dell’orientamento omosessuale” a partire dal fatidico 1973, anno in cui l’American Psychiatric Association eliminò la diagnosi di omosessualità egosintonica dal DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali. Una derubricazione – è superfluo ricordarlo – frutto non di particolari risultati scientifici raggiunti ma piuttosto del singolare contesto socio-politico di quegli anni.
    I firmatari del progetto di legge si richiamano alla politica promossa in materia dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, affermando come “La depatologizzazione dell’omosessualità è un percorso ormai compiuto dai professionisti della salute mentale di tutto il mondo, le associazioni professionali e scientifiche, italiane e straniere, hanno a più riprese dovuto chiarire l’antiscientificità e la pericolosità delle terapie di conversione“.
    Il disegno di legge consta solo di tre articoli.
    L’articolo 1 fornisce una definizione preliminare di “conversione dell’orientamento sessuale”, specificando che con tale dicitura si intende
    “(…) ogni pratica finalizzata a modificare l’orientamento sessuale di un individuo, inclusi i tentativi di cambiare i comportamenti o le espressioni di genere ovvero di eliminare o ridurre l’attrazione emotiva, affettiva o sessuale verso individui dello stesso sesso, di sesso diverso o di entrambi i sessi“.
    In tale prospettiva le nuove norme vorrebbero addirittura impedire alle figure preposte la libertà di esercitare la propria attività professionale,pena multe salatissime e perfino il carcere. In questo senso, all’art. 2rivolto ai destinatari si legge:
    “Chiunque, esercitando la pratica di psicologo, medico psichiatra, psicoterapeuta, terapeuta, consulente clinico, counsellor, consulente psicologico, assistente sociale, educatore o pedagogista faccia uso su soggetti minorenni di pratiche rivolte alla conversione dell’orientamento sessuale è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da 10.000 euro a 50.000 euro. La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle attrezzature utilizzate.”.
    L’art. 3 prevede, per di più, una sanzione accessoria qualora il responsabile del “reato” dovesse essere una figura abilitata dallo Stato per la quale scatterebbe l’immediata sospensione dell’incarico:
    “Se la condotta è posta in essere nell’esercizio di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dallo Stato, la condanna comporta la sospensione dall’esercizio della professione da un minimo di un anno a un massimo di cinque anni.“
    Che l’omosessualità non possa essere curata è una delle affermazioni più devastanti della propaganda omosessualista. Fino al 1973 attorno all’omosessualità veniva fatta una seria ricerca scientifica e assumere uno stile di vita omosessuale era un comportamento “sconsigliato” e, in quanto contro natura, giustamente stigmatizzato.
    Dal 1973 in avanti la progressiva campagna di sdoganamento dell’omosessualità al motto di “gay is good” ha capovolto la situazione, portando, da un lato, ad arrestare totalmente la ricerca scientifica in materia e, dall’altro, a far sì che la classe medica passasse da un atteggiamento di corretta ed sana prevenzione alla sua promozione secondo lo slogan politically correct di “sei come sei”. Un approccio folle e antiscientifico che induce gli adolescenti più fragili ad assecondare i propri istinti e pulsioni sessuali, per altro confusi e traviati dalla martellante propaganda gender, al di là di ogni legge naturale. Una vera e propria ribellione contro la ragione e la realtà!
    In un mondo capovolto, lo stigma sociale nei confronti dell’omosessualità e, poi, l’omofobia interiorizzata sono divenuti le vere cause del malessere delle persone omosessuali e, in conseguenza di ciò, la soluzione proposta è quella di costruire un diverso clima culturale, atto a far sentire finalmente “normali” coloro con pulsioni sessuali verso persone dello stesso sesso. Una soluzione chiaramente ideologica, presa in nome del principio di non discriminazione, che, paradossalmente, nella realtà, finisce per abbandonare al loro involontario e insoddisfatto destino i tantissimi omosessuali in lotta con i propri istinti.
    Dopo aver ottenuto la legge sulle unioni civili, tale intollerante ed ideologico provvedimento, assieme al “ddl Scalfarotto”sull’omofobia, costituisce un altro tassello del prepotente, e sempre più aggressivo, piano di “normalizzazione” dell’omosessualità.
    Presentata al Senato una legge contro le ?terapie riparative? ? di Rodolfo de Mattei | Riscossa Cristiana

    Usa, 11 Stati dicono no ai bagni transgender voluti da Obama
    Obama ha imposto i bagni transgender nelle scuole ma 11 Stati a guida repubblicana hanno detto no. Chi non si adegua rischia di non avere i fondi per l'istruzione
    Francesco Curridori
    Obama ha imposto i bagni transgender nelle scuole ma 11 Stati a guida repubblicana hanno detto no. Si tratta del Texas, l'Alabama, il Wisconsin, il Tennessee, l'Arizona, il Maine, l'Oklahoma, la Louisiana, lo Utah, la Georgia e l'West Virginia.
    Questi si sono rivolti alla giustizia federale per contestare le linee guida con le quali il 13 maggio scorso il presidente ha deciso di regolamentare l’uso delle toilettes per gli studenti transgender. La causa, depositata in un tribunale federale di Wichita Falls, in Texas, accusa l’amministrazione Obama "di voler trasformare i luoghi di lavoro e le scuole in laboratori per un esperimento sociale".
    Obama ha minaccia di bloccare i fondi federali a sostegno dell’istruzione a tutti quegli Stati che si rifiuteranno di seguire la sua direttiva e così il Texas, per esempio, perderebbe 10 miliardi di dollari. "Il presidente calpesta la Costituzione", ha detto il governatore texano Gregg Abbott. La Casa Bianca è intervenuto dopo che la Nord Carolina aveva approvato una legge che costringeva gli studenti transgender a usare i bagni publici secondo il sesso indicato nel certificato di nascita.
    Usa, 11 Stati dicono no ai bagni transgender voluti da Obama - IlGiornale.it

    Il gender e la ragione
    In Svezia è stato girato, da Ankdam TV, un interessante video-intervista.
    All’Università di Soderton una ragazza bionda e piccolina ha chiesto a diversi studenti se può essere considerata un uomo alto due metri e giapponese, o anche – perché no? – un gatto.
    Fino a che punto può essere condizionata la nostra mente?
    Le risposte dei ragazzi vi sorprenderanno.
    Attivare i sottotitoli in inglese.


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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Lo smartphone è il migliore amico dell’uomo
    Lo smartphone è considerato dalla maggior parte degli utenti più importante di amici, parenti e partner. Lo conferma uno studio, i cui risultati non sono confortanti
    Da Federica Vitale
    Lo smartphone è nostro “amico”: cosa ne pensate?
    Il migliore amico dell’uomo? Lo smartphone. Ebbene sì, il dispositivo che teniamo in borsa, in tasca o sempre in mano è per molti un sostituto dell’amico. Lo conferma un’indagine condotta da Kaspersky Lab, società specializzata nella produzione di software per la sicurezza informatica.
    I risultati della ricerca, realizzata in collaborazione con due università, quella di Nottingham Trent e Würzburg, non sono certamente confortanti. Infatti, rivelano che circa il 37,4% degli utenti considera il proprio smartphone un amico fidato, alla stessa stregua di quelli “reali”; un altro 29,4%, invece, lo ritiene importante quanto o addirittura di più dei propri genitori. Ma non è finita qui. C’è anche un 21,2% degli intervistati che ritiene il device “prezioso” come il proprio partner e, infine, c’è chi, il 16,7%, lo pone tra gli oggetti e persone di cui non si riesce a fare a meno.
    La ricerca
    Che gli smartphone e tutti i dispositivi elettronici di oggi siano entrati di prepotenza nell’uso quotidiano di chiunque, è ormai un dato di fatto. Addirittura “umanizzarlo”, però, pare alquanto esagerato. Sono milioni, oggi, gli utenti che possiedono un device più o meno funzionale, moderno e aggiornato. Il suo uso quotidiano è determinante non solo nella comunicazione telefonica con amici e parenti e per questioni di lavoro. Il concetto di smartphone, infatti, va oltre e, associato ad Internet, il suo uso ricopre a 360 gradi qualsiasi attività.
    Per non parlare poi delle centinaia di app che sfidano la curiosità degli utenti e vanno incontro ad esigenze e necessità tra le più varie. Giochi, strumenti, posta elettronica, musica e studio: queste le app più richieste. E una sfida per accontentare il pubblico e fidelizzarlo.
    Considerarlo, però, un amico sembra eccessivo. Le persone subiscono un declassamento sostanziale, anche in termini etici, a ben guardare. Ed è proprio questo che ha messo in luce – se mai ce ne fosse ancora bisogno – lo studio inglese e tedesco. Il 93% dei partecipanti (pari a 95 persone), ha accettato persino di condividere il PIN del proprio dispositivo, fornendo quindi la possibilità di accesso alle informazioni personali. Questa richiesta, da parte dei ricercatori, ha dimostrato quanto sia facile, dopotutto, ottenere il codice PIN dello smartphone. Forse deviati dalla richiesta di altre informazioni personali, come peso e altezza, anche quella del codice PIN si è rivelata una indicazione determinante dei requisiti che contraddistinguono ogni persona.
    Lo smartphone, dunque, prevale su ogni altro dispositivo, anche tablet e notebook. Che, ovviamente, contengono la stessa quantità di informazioni e ricoprono le stesse funzioni. Ciò non fa altro che sottolineare il ruolo emblematico dei device moderni nelle mani di noi utenti. Un vero e proprio legame che, come sottolinea David Emm, Senior Security Researcher di Kaspersky Lab, dimostra come questo possa “comportare una limitazione del processo decisionale quando si tratta di proteggere i dati archiviati“. Sì, perchè dopotutto, l’accesso allo smartphone è stato dato senza esitazione.
    Lo smartphone è il migliore amico dell'uomo | Tecnoandroid

    Ecco perché l’omosessualità è contro natura
    di Tommaso Scandroglio
    Se l’omosessualità è una condizione buona, allora ha ragione l’onorevole Cirinnà e la legge sulle unioni civili, appena promulgata da Mattarella, è una legge giusta. Altrimenti ha torto la senatrice Pd e questa legge è una norma ingiusta perché mai si può legittimare giuridicamente un male morale.
    Ora la morale naturale insegna che l’omosessualità è una condizione intrinsecamente disordinata, cioè a dirsi contro natura, e che le condotte omosessuali, conseguentemente, esprimono tale disordine. Ma quali sono le prove che l’omosessualità è contro natura? Prima di tutto bisogna intendersi sul significato che attribuiamo alla parola natura. Tale termine non significa “naturalistico”, cioè qualcosa presente nel mondo naturale, né normale, cioè diffuso, né innato, cioè congenito. Natura invece - secondo la tradizione classica, quella afferente all’insegnamento aristotelico-tomista – significa un fascio di inclinazioni che tendono ad alcuni fini, i quali, beneficiando l’uomo, vengono chiamati beni. E così noi per natura incliniamo, cioè desideriamo, tendiamo alla vita, alla salute, alla conoscenza, alla socialità, alla trascendenza, alla libertà, etc.
    La natura è un orientamento ad alcuni fini, ad alcuni beni, è un ordo. Gli atti che contrastano con queste inclinazioni, di conseguenza, sono dis-ordinati, cioè contrastanti l’orientamento naturale e dunque – per logica conseguenza – vengono qualificati come atti malvagi: uccidere, ferire, rubare, sequestrare una persona, etc. É come imboccare contro mano una strada a senso unico. Una di queste inclinazioni naturali ci orienta a essere attratti da persone di sesso opposto. L’omosessualità contrasta con questa inclinazione e dunque è una pulsione disordinata. Ma – e qui sta il problema – chi ci dice che esista questa inclinazione? E anche se fosse esistente, chi ci dice che non esista anche un’altra inclinazione naturale che spinge alcuni a essere attratti da persone dello stesso sesso? Una inclinazione è naturale se soddisfa tre criteri.
    Il primo è il criterio di proporzionalità. Una inclinazione è naturale se l’uomo possiede per natura gli strumenti adatti a soddisfare il fine verso cui sperimenta questa stessa inclinazione. Così Tommaso D’Aquino: «Ora, tutto ciò che rende un'azione inadatta al fine inteso dalla natura, va definito come contrario alla legge naturale» (Summa Th. Supp. 65, a. 1 c.). Ad esempio, la vita è un’inclinazione naturale perché tutto il nostro organismo è fatto in modo tale per soddisfare il fine della sopravvivenza. La generazione è un fine naturale perché possediamo gli strumenti adatti, cioè proporzionati al fine, per concepire. La conoscenza è un fine naturale perché possediamo l’intelletto.
    Ora se l’omosessualità fosse un’inclinazione naturale la persona umana dovrebbe possedere quegli strumenti adatti a soddisfare completamente tale tipo di attrazione. Verifichiamolo. Tale attrazione, se completa, porta ai rapporti carnali. Ma i rapporti carnali omosessuali non sono idonei a soddisfare un fine naturale del rapporto sessuale, cioè l’apertura alla vita. Dunque sarebbe curioso che esistesse un’inclinazione naturale omosessuale e madre natura non avesse permesso alla persona di soddisfarla compiutamente.
    L’obiezione che in genere si muove è la seguente: anche molte coppie eterosessuali sono sterili o infertili. I motivi però che generano l’infecondità sono diametralmente opposti: il rapporto omosessuale è fisiologicamente infecondo, quello etero sterile è patologicamente infecondo; il primo per sua natura è infecondo, il secondo per sua natura è fecondo; il primo per necessità, cioè sempre e comunque, è infecondo, il secondo solo eventualmente; il primo è normale che sia infecondo, il secondo non è normale che sia infecondo; il primo è essenzialmente infecondo, il secondo è solo accidentalmente infecondo. Tirare in ballo i rapporti eterosessuali sterili equiparando ad essi i rapporti sessuali omosessuali è farsi un autogol. Infatti, è ammettere che i rapporti omosessuali sono sempre patologici proprio come lo sono, a volte, quelli etero. In sintesi, l’infecondità del rapporto omosessuale è co-essenziale all’atto e non esterno alla natura dell’atto come nei rapporti tra persone di sesso differente.
    Altro criterio per stabilire che un’inclinazione è naturale oppure no: la complementarietà. La natura si può esprimere come una sete di un qualcosa, un bisogno che deve essere colmato attraverso le azioni. Ciò significa che noi siamo mancanti di beni che appetiamo e dunque ciò comporta che tali beni ci completano. Altrimenti perché cercarli? Li cerchiamo proprio perché ci perfezionano, ci arricchiscono in umanità. E dunque non ci può essere un moto, una inclinazione naturale verso qualcosa che ho già o che sono già. L’inclinazione quindi presuppone una mancanza e dunque una diversità, un qualcosa di etero (differente), non di omo (uguale). Così come per completare una raccolta di francobolli occorre trovare francobolli diversi da quelli già posseduti, non uguali.
    Il maschio non si completa con il maschio e così la femmina con la femmina. Prova indiretta che c’è un’inclinazione naturale è il finalismo biologico e fisiologico. Gli apparati sessuali maschili sono fatti per incontrare quelli femminili, sono conformati per organi differenti dai propri. Laddove non rispetto questo finalismo, danneggio il corpo. Provate voi a camminare sempre con le mani: le deformerete, proprio perché le mani non sono fatte per camminare e sostenere il nostro corpo. Un articolo scientifico pubblicato nel 2013 dall’International Journal of Epidemiology ci informa che c’è il 4.000% in più di rischi di contrarre un tumore anale in chi fa sesso anale rispetto a chi ha rapporti in vagina. Proprio perché l’ano non è fisiologicamente finalizzato ad accogliere, bensì ad espellere. É la vagina che è fatta per accogliere. Il pene dunque è conformato per incontrare la vagina. I due organi sono quindi tra loro complementari.
    La complementarietà tra maschio e femmina non è poi solo fisica ma anche psicologica. “Sposo” deriva da responsum, cioè risposta: l’uomo è la risposta ad una domanda esistenziale che pone la donna e viceversa. Si trova la propria soluzione antropologica-esistenziale in qualcosa di differente da sé, seppur consono a sé. Altro criterio per comprendere se una inclinazione è naturale è la felicità che la persona sperimenta allorquando partecipa al bene indicato dalla inclinazione. Quando la salute zoppica, quando non riusciamo comprendere qualcosa, quando non abbiamo amici ecco che ci sentiamo tristi. Vi sono molti studi scientifici che comprovano che le persone omosessuali e i figli di coppie gay presentano disturbi psicologici (ne abbiamo parlato più volte).
    Di contro si sostiene che la persona omosessuale è infelice a causa della cosiddetta “omofobia interiorizzata”, cioè sarebbe infelice a motivo degli atti di discriminazione subiti. Ma questo, nella maggioranza dei casi, è falso almeno per due motivi. In primo luogo il numero di persone afflitte da questi disturbi è ben superiore al numero di casi di ingiusta discriminazione (cfr. Unar - Dipartimento delle Pari Opportunità dal titolo, Verso una Strategia nazionale per combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere; Avvocatura per i diritti Lgbt – Rete Lenford, Realizzazione di uno studio volto all’identificazione, analisi e al trasferimento di buone prassi in materia di non discriminazione nello specifico ambito dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere (2007-2013); Pew Research Center di Washington, A Global Divide On Homosexuality).
    In secondo luogo, nei gruppi sociali che sono oggettivamente discriminati (pensiamo ad esempio ai cristiani nel mondo che addirittura finiscono ammazzati) non si riscontrano questi tipi di disturbi.
    Altra obiezione: esistono altri studi che sostengono che le persone omosessuali e i figli di omosessuali sono felici. La risposta è duplice: da una parte occorre verificare la solidità scientifica di questi studi – spessissimo assai precaria – e in secondo luogo – aspetto assai più importante perché di carattere metafisico e quindi incontrovertibile – dovremmo solo concludere che la persona omosessuale serena lo è nonostante la sua omosessualità. Se l’omosessualità, come provato, contraddice l’ordine naturale, è certo che non concorre alla felicità dell’uomo. Pensare l’opposto significa negare il principio di non contraddizione. Quindi le persone omosessuali e i figli di coppie gay che, nonostante tale omosessualità, riescono a vivere sereni, dimostrano solo che hanno posto in essere delle controspinte psicologiche per “tenersi a galla”. Esistono sicuramente ad esempio figli di coppie divorziate che sono sereni, ma questo nonostante il divorzio, non grazie al divorzio. In caso contrario dovremmo consigliare a quelle coppie sposate che vanno d’amore e d’accordo di divorziare perché ciò incrementerebbe la felicità dei loro figli. É come un nuotatore che riesce a nuotare controcorrente in un fiume. Ci riesce non a causa della corrente del fiume, che lo porterebbe a valle, ma a causa della sua abilità che contrasta la forza del fiume. Di suo l’omosessualità è portatrice di infelicità, è come il fiume che ti trascina a valle.
    E dunque dal momento che i rapporti carnali omosessuali non hanno in sé gli strumenti idonei a soddisfare il fine naturale della procreazione, dal momento che l’omosessualità è carente di complementarietà e non fa felici le persone omosessuali, possiamo concludere che l’omosessualità è contro natura e che l’attuale legge sulle unioni civili è ingiusta perché contraddice il diritto naturale.
    Ecco perché l?omosessualità è contro natura

    Elton John, per l'icona gay il gossip è proibito
    di Tommaso Scandroglio
    Elton John e il “marito” David Furnish con i loro due bambini avuti tramite maternità surrogata sono dipinti nell’immaginario gay come “coppia modello”. E a dire la verità è difficile smentire questa impressione: un uomo che si immagina di poter “sposare” un altro uomo e una figliolanza nata da donne che affittano i propri uteri sono per davvero il modello che rappresenta perfettamente l’ideologia gay, così sganciata dalla realtà. Il paradigma ideale.
    Ma torniamo alla coppia John-Furnish. Si è scoperto che quest’ultimo è fedifrago, come in realtà buonissima parte delle persone omosessuali. E, da quello che ha raccontato la rivista gossippara National Enquirer ad aprile, Furnish aveva avuto rapporti non protetti – lui che gestisce per conto di Elton John l’AIDS Foundation – e stava per organizzare anche un orgetta a tre, ma escludendo il “coniuge” Elton. Le rivelazioni sono coincise con la notizia che la pop star era stata chiamata in giudizio della sua ex guardia del corpo per molestie sessuali.
    L’immagine patinata della coppia modello non poteva che andare in frantumi e di conseguenza anche tutti i panegirici sulla bontà del “matrimonio” omosessuale e dell’omogenitorialità, sulla stabilità dell’“affetto” tra gay, sull’eccellenza morale dell’omosessualità non potevano che affossarsi nel buio dello scandalo massmediatico. Bisognava correre ai ripari, altrimenti il gaio sogno tinto con tutti i colori dell’arcobaleno avrebbe potuto sfumarsi nell’immaginario collettivo. E dunque, non potendo riabilitare agli occhi del popolino l’impenitente Furnish, perlomeno si è cercato di chiudere la bocca a chi voleva diffondere la notizia delle scappatelle del compagno della pop star con l’imprenditore Daniel Laurence.
    Così il quotidiano The Sun si è visto ricevere una ingiunzione per aver pubblicato la vicenda del triangolo omosex. L’editore ha replicato che la storia che ha visto implicato il cantante è utile per il dibattito sulle “nozze” gay, ma una corte di appello a sua volta ha rilanciato con una fatwa: nessun tabloid inglese si permetta di dare notizia – figurarsi commentare – dei tradimenti in casa John. I commenti sulle “nozze” omo possono essere solo a senso unico, cioè elogiativo. “La pubblicazione della storia – si legge nell’ingiunzione di giovedì 19 maggio – potrebbe ledere il diritto alla privacy di PJS [Furnish], del suo partner e dei loro bambini. Non vi è alcun interesse pubblico (per quanto possa essere di interesse per alcuni) nella pubblicazione di scandali o di commenti critici inerenti il comportamento sessuale privato di una persona, semplicemente perché le persone coinvolte sono assai famose; e quindi non c'è alcun diritto di invadere la privacy con la loro pubblicazione".
    Il problema però ora è duplice. Da una parte, come è noto, più si chiede di non parlare di un tale evento e più cresce la curiosità su di esso e quindi più se ne parla. E dall’altro nell’era internet provate voi ad arrestare il flusso di notizie e commenti, soprattutto perché l’ingiunzione del tribunale vale solo per Inghilterra e Galles. E così altri giornali, seppur timidamente, hanno ripreso la notizia, ma nessuno tra le testate maggiori. Ad esempio il sito MercatorNet ci ha provato, però, a seguito delle minacce della coppia inglese di perseguire tutti coloro che nell’orbe terraqueo si interesseranno della loro vicenda, ha cancellato dal sito il relativo post. Anche il giornalista irlandese Paddy Manning è stato ammonito via Twitter di alzare le mani dalla tastiera e arrendersi di fronte alla pistola giudiziaria puntata contro di lui dal duo John-Furnish.
    Siamo perfettamente d’accordo con i giudici inglesi: i panni sporchi fino, più o meno, all’avvento della TV si lavavano in famiglia e così sarebbe dovuto avvenire anche in futuro. Di storie fatte di corna e letti al popolino non dovrebbe interessare nulla. Va da sé ovviamente che i media campano di lettori, cioè di pubblicità, e quindi se ne infischiano degli aspetti educativi del loro lavoro badando solo al conto in banca e quindi fanno leva sulle pulsioni voyeuristiche del sig. Rossi.
    Seconda considerazione: la tanto sbandierata libertà di espressione è stata impiccata per tramite di sentenza emessa dai giudici della corona. Ovviamente la censura di stato è a corrente alternata: il velo di pudore voluto dai giudici per coprire la vicenda Elton John-David Furnish altre volte non solo non c’è stato, ma non ci doveva essere perché il diritto di informazione non poteva subire compressione alcuna. E così non solo si racconta tutto di attori e calciatori e mezze teste incoronate, ma si mostra tutto, corredando gli articoli con glutei e seni a vista. Banale a dirsi che il trattamento di favore ricevuto dalla celebre coppia è motivato dal fatto che costoro con piena evidenza sono assai influenti e che il politicamente corretto, come prima accennato, esige che le relazioni omo siano sempre idilliache, sprizzanti affetto e miele da ogni poro. Nulla di nuovo: quando qualche papavero rosso del governo sovietico era sul punto di morire la Pravda scriveva che si trattava solo di una banale influenza.
    E ancora: si chiama in causa la privacy, parola talismano che apre qualsiasi porta. Ma la coppia inglese per mesi se non per anni ha posato a favore di telecamere e macchine fotografiche, esponendo la propria vita privata in pubblico, ed ora – quando le cose secondo loro volgono al peggio – vuole sottrarsi a quel gioco di ampia visibilità che fino al giorno prima aveva lei stessa ricercato ed incentivato?
    Elton John, per l'icona gay il gossip è proibito

    Chiudono le scuole antigender. Il vescovo: “Disobbedite"
    di Andrea Zambrano
    Procede sempre più a tappe forzate la marcia inarrestabile della rivoluzione antropologica in Spagna. Dopo l’approvazione di una legge nella regione di Madrid che consente ai bambini di cambiare il proprio genere da maschile in femminile e viceversa femminile, questa volta tocca a Valencia. La Comunidad Valenciana, praticamente il governo della regione autonoma di Valencia, governata da un’alleanza tra partito socialista e Sinistra radicale sta lavorando ad una Legge sulla transessualità.
    Il provvedimento, che presto verrà sottoposto a votazione prevede l’obbligo delle scuole di indottrinare i bambini all’ideologia del genere secondo l’agenda stabilita dalle lobby Lgbt. Ma il progetto di legge va oltre quelli similari già approvati a Madrid, alle Baleari e a Murcia: le scuole private parificate che non si adegueranno, subiranno sanzioni economiche fino a 45mila euro e potranno vedersi togliere il contributo statale.
    Una misura da stato totalitario contro la quale, a differenza di Madrid, dove le gerarchie ecclesiastiche non si erano opposte, ha tuonato il vescovo di Valencia Antonio Cañizares Llovera, che ha invitato a non sottostare a queste leggi fino a praticare l’obiezione di coscienza.
    Uno degli aspetti più inquietanti è rappresentato dal fatto che i minorenni potranno decidere di cambiare sesso, anche chirurgicamente senza il consenso dei genitori. Ma c’è di più: il trattamento verrà pagato dal sistema sanitario pubblico. Contemporaneamente gli istituti scolastici saranno obbligati a redigere un “Piano di convivenza e uguaglianza" che preveda nel piano dell’offerta formativa contenuti sull’identità di genere.
    Tutto è spiegato nell’articolo 51 del progetto di legge: «Una persona fisica o giuridica che commetta una mancanza grave rispetto alla legge sulla transessualità potrà essere multata fino a 3000 euro e l’interdizione all’accesso di ogni tipo di sostegno pubblico per un anno. In casi gravi la sanzione schizza a 45mila euro e tre anni di interdizione fino alla chiusura della scuola".
    Ma c’è di più: per dare piena attuazione alla legge i professori saranno costretti ad essere sottoposti ad un corso intensivo di rieducazione al fine di conoscere le “dinamiche di esclusione sociale”.
    La proposta di legge arriva contemporaneamente ad una imponente manifestazione delle scuole paritarie cattoliche della regione valenciana che hanno portato in piazza oltre 40mila persone contro i progetti di legge gender oriented nelle scuole. Quanto più la proposta è al limite del sovvertimento, tanto più si è levata la voce del vescovo Cañizares. Questi, in occasione della solennità del Corpus Domini ha tuonato contro le leggi gender.
    L’arcivescovo della città spagnola ha chiesto ai cattolici di non lasciarsi «sottomettere da quelle leggi ingiuste basate sull’ideologia di genere, la più insidiosa e distruttive dell’umanità e di tutta la storia» fino a spingersi alla richiesta di obiezione di coscienza dicendo che a «a queste leggi non bisogna obbedire».
    Il giorno dopo nel corso di una conferenza al Collegio della Santa Famiglia di Valencia ha constatato che è «una disgrazia che la famiglia non sia la prima preoccupazione degli Stati» e ha citato un parallelo che non mancherà di far discutere come già fece in occasione dell’attacco all’impero gay: «Vogliono distruggere la famiglia come voleva fare l’Unione Sovietica comunista», ha concluso.
    Chiudono le scuole antigender. Il vescovo: ?Disobbedite"

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Da Hiroshima al Gottardo, ecco la nuova religione
    di Robi Ronza
    Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson, 1984 di George Orwell, Il racconto dell’Anticristo di Soloviev: quando negli anni della formazione accadeva di “scoprire” questi grandi e preveggenti affreschi dei cupi orizzonti dell’età post-moderna, la convinzione che si trattasse di prospettive assai remote era comunque di conforto.
    In effetti, un conforto un po’ meschino, più che altro basato sul convincimento che la malaugurata alba di questo “Mondo Nuovo” si trovasse comunque al di là del tempo che ci era stato dato di vivere. Un conforto un po’ meschino, ma comunque tale. Da qualche anno a questa parte, invece, il rombo della carica che si avvicina diventa sempre più forte, e gli episodi premonitori si moltiplicano. Non per questo ci si deve lasciar prendere dal panico, che non è di aiuto per nessuno, nemmeno per chi crede di potersi salvare da sé. Conviene piuttosto prenderne spunto per una presa di coscienza e una mobilitazione tempestive.
    Mi sono venuti alla mente questi pensieri inanellando insieme alcuni episodi, molto distanti tra loro nello spazio, ma non nel significato: il primo è il discorso pronunciato lo scorso 27 maggio a Hiroshima dal presidente americano Barak Obama. Successore ed erede del presidente Usa che ordinò il lancio su Hiroshima della prima bomba atomica mai usata nella storia, prendendo la parola al centro dell’area dove l’ordigno causò un’ecatombe istantanea senza precedenti di civili indifesi (e poi decine di migliaia di altre vittime nei decenni che seguirono), Obama evita agilmente di soffermarsi a dare qualche risposta alle domande sul tragico lato oscuro del potere, che nel luogo riecheggiano con forza immensa.
    E invece trova il tempo di riaffermare orgogliosamente l’uomo come unica salvezza di se stesso, dal momento che, egli sottolinea, se «ogni grande religione promette una via verso l’amore, la pace e la giustizia», tuttavia finora «nessuna religione è stata risparmiata dalla presenza nelle sue fila di credenti che hanno trasformato la loro fede in una licenza di uccidere». E così sia.
    Circa dieci giorni prima, il 18 maggio, intervenendo a Washington al Catholic-Evangelical Leadership Summit, il presidente Obama aveva detto che le Chiese dovrebbero spendere meno tempo a occuparsi di aborto e di matrimonio omosessuale, che sono “questioni divisive”, e dedicarsi di più al problema della povertà. Senza soffermarmi oltre sugli sviluppi della polemica seguitane, mi interessa piuttosto qui sottolineare la tendenza di Obama, non solo sua ma anche di altri leader politici negli Usa, a influire e a orientare le Chiese vedendo in esse non delle autorità morali con cui interloquire, bensì semplicemente come dei soggetti sociali da ghettizzare.
    Il terzo episodio è più vicino a noi, sia nel tempo sia nello spazio, ma la sua prossimità e la sua non drammaticità lo rendono in fondo ancora più impressionante. Alla presenza della cancelliera tedesca Merkel, del presidente francese Hollande e (fuggevolmente) del premier italiano Matteo Renzi, lo scorso 1° giugno è stata inaugurata in Svizzera AlpTransit, la nuova galleria ferroviaria transalpina di base sotto il massiccio del San Gottardo, 57 chilometri percorribili ad alta velocità. Del rilievo di questa nuova, grande infrastruttura già si disse. Qui mi preme invece soffermarmi sul modo vergognosamente “politically correct” con cui si è voluto che da un lato la nuova infrastruttura venisse benedetta, ma che dall’altro nemmeno il più estremista dei giacobini potesse lamentarsene.
    Solenni festeggiamenti hanno avuto luogo ai due portali del tunnel, accompagnati da un video-spettacolo trasmesso su maxischermi che era una specie di balletto grottesco: «una carrellata non sempre comprensibile, (…) un bestiario carnascialesco di corni, tamburi, trombe, tute arancioni, fumose coreografie, esposizioni di corpi». Frattanto, in un luogo chiuso al pubblico, in una galleria secondaria del tunnel dove un tratto di binari era stato steso provvisoriamente allo scopo, una pasticciatissima cerimonia religiosa “ecumenica” di inaugurazione veniva per così dire officiata da un abate benedettino in quiescenza, da una pastora protestante, da un rabbino e da un imam musulmano (che si è poi scoperto avere posizioni vicine a quelle dell’estremismo islamista).
    Foto e videoriprese diffuse via Internet danno pubblica documentazione della cerimonia. É ormai chiaro che solo grazie a un grande aiuto dall’Alto si potrà uscire dalla crisi epocale con cui ci stiamo confrontando. Episodi come i tre di cui abbiamo detto non cessano di confermarcelo.
    Da Hiroshima al Gottardo, ecco la nuova religione

    Cresce l’omosessualità tra gli adolescenti
    Redazione
    Cambia l’approccio degli adolescenti nei confronti della sessualità e si diffondono i rapporti omosessuali. Il sito Oggiscienza.it riporta a questo proposito i risultati di una ricerca condotta dall’Associazione Italiana per l’Educazione Demografica (AIED) pubblicata nel 2014, sugli adolescenti e il loro rapporto con la sessualità, sottolineando come gli ultimi trent’anni abbiano progressivamente visto mutare l’atteggiamento dei giovanissimi nei confronti della sessualità in generale e dell’omosessualità in particolare.
    “Rispetto all’ormai lontano 1986 – si legge sul oggiscienza.it – gli adolescenti di oggi sarebbero più aperti nei confronti della sessualità, anche quando si parla di rapporti con partner dello stesso sesso (…) Stando ai dati emersi dalla ricerca, il numero dei ragazzi tra i 13 e 19 anni che ammettono di aver avuto esperienze con partner dello stesso sesso sono passati dal 6,5 all’11% per quanto riguarda i maschi, e dal 4 al 10,6% per le femmine”.
    Per approfondire il tema riguardo gli adolescenti e il loro rapporto con l’omosessualità Oggiscienza.it ha chiesto un parere ad Alessandro Porrovecchio, ricercatore a tempo determinato presso l’University of Littoral Opal Coast in Francia e autore del libro “Sessualità in divenire. Adolescenti, corpo e immaginario”. Secondo il ricercatore oggi i giovani hanno una diversa percezione della sessualità che li porta ad assumere comportamenti “fluidi” in linea con il “gender diktat” dominante:
    “Oggi di sicuro c’è una maggiore apertura alla sperimentazione nella sfera sessuale e si è più disposti a parlarne. La mia impressione è anche che ci sia molta sperimentazione che non dà luogo a definizioni. Nel senso che magari ci sono ragazzi che provano esperienze sessuali con lo stesso sesso, ma non per questo poi si definiscono omosessuali. Le pratiche possono disgiungersi dal modo in cui ci si definisce”.
    L’educazione “gender” impartita come imprescindibile programma educativo, volto a insegnare ai giovanissimi studenti il rispetto e la diversità dell’altro, confonde e stravolge in realtà le vite degli adolescenti più fragili indirizzandoli subdolamente a devastanti relazioni contro natura.
    Cresce l?omosessualità tra gli adolescenti - Osservatorio Gender

    Negare il matrimonio gay non è discriminazione
    Lo ha deciso l’Europa. Ma non c’è da festeggiare
    di Tommaso Scandroglio
    Negare di poter celebrare “nozze” gay non è discriminatorio. É ciò che in buona sostanza ha deciso ieri la Corte Europea dei diritti dell’uomo (Cedu) pronunciandosi sul caso Chapin e Charpentier vs Francia. La vicenda è conosciuta dai media francesi come “il matrimonio Bègles”.
    Nel 2004 due uomini si “sposano” nel comune di Bègles con tanto di registrazione da parte dell’ufficiale di stato civile. Il procuratore di Bordeaux si oppone: teniamo infatti conto che la legge francese sui “matrimoni” gay entrerà in vigore solo nel 2013. Nonostante l’opposizione del procuratore, il sindaco fa spallucce e non procede alla dichiarazione di nullità. Il procuratore allora pensa lui ad annullare il “matrimonio”, dichiarando che la differenza sessuale è elemento imprescindibile per la celebrazione di un matrimonio. Fino a quando il Parlamento non deciderà diversamente – aggiunge il procuratore nelle sue motivazioni - i giudici possono solo applicare la legge vigente.
    I due aspiranti sposi non si arrendono e, dichiarandosi «discriminati in base al loro orientamento sessuale», ricorrono alla Corte d’Appello che rigetta nuovamente il ricorso. I giudici, tra l’altro, fanno osservare alla coppia che vi sono altre strade tutelate dall’ordinamento se vogliono mettere in piedi “una famiglia”, tra cui quella delle unioni di fatto e dei Pacs, cioè dei Patti civili di solidarietà, aperti anche alle coppie omosessuali. Inoltre, aggiungono – dopo questa precisazione di certo non condivisibile – che «la specificità [del matrimonio] - che non significa discriminazione - deriva dal fatto che la natura ha reso potenzialmente feconde le coppie di sesso opposto e il legislatore […] ha voluto tener conto di questo fatto biologico».
    La coppia, però, ribatte che si sente ugualmente discriminata perché Pacs et similia valgono meno del matrimonio. I due a quel punto non si sono certo scoraggiati e hanno presentato un altro ricorso, questa volta presso la Corte Suprema francese, affermando che il divieto di “nozze” gay viola la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Anche la Corte Suprema nel 2007 rigetta il ricorso: «secondo il diritto francese, il matrimonio è l'unione di un uomo e una donna», tornano a ripetere i giudici i quali aggiungono che tale principio rispetta la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che tra l’altro – annota la Corte – non ha valore vincolante per l’ordinamento giuridico francese.
    Infine, Chapin e Charpentier bussano alla porta della Cedu, ma anche questa, giusto ieri, ha dato loro torto. Nel contradditorio il governo francese, chiamato alla sbarra dai due ricorrenti, ha fatto notare che se le coppia ora vuole “sposarsi”, può farlo benissimo dato che da anni è in vigore la legge sul “Matrimonio per tutti”. Stesso concetto è stato ribadito dalla Cedu. Ma evidentemente i due volevano “soddisfazione”, cioè la loro era solo una battaglia ideologica. La Corte europea, da parte sua, all'unanimità ha deciso che l'articolo 12 (diritto al matrimonio) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo in combinato disposto con l'articolo 14 (divieto di discriminazione) e l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) non sono stati violati dai tribunali francesi, come invece sostenevano i due ricorrenti. I giudici sono arrivati a questa decisione anche sulla scorta di ampia giurisprudenza proveniente sempre dalla stessa Cedu, giurisprudenza che è stata richiamata in sentenza.
    La Cedu, quindi, respinge il ricorso e lo fa con queste argomentazioni. In primis l’art. 12 prevede sì il diritto al matrimonio, ma – specifica la Corte – tale diritto si declina secondo quei vincoli giuridici determinati da ogni singolo Stato. In buona sostanza, la Corte ha affermato che sulla materia “matrimonio” ogni Stato è sovrano e non certo la Cedu. Se alcuni ordinamenti giuridici europei hanno aperto al “matrimonio” omosex – aggiungono i giudici – ciò non comporta che tutti gli altri Stati siano obbligati a seguire la stessa strada. In merito, invece, all’art. 8 (tutela della vita privata), la Corte osserva che il progetto di vita a due della coppia poteva essere benissimo realizzato tramite le Unioni di fatto o i Pacs. Insomma, lo Stato francese non è stato di ostacolo ai propositi di mettere in piedi un “nucleo familiare”, sostiene la Corte, e dunque non ha discriminato (art. 14).
    Conclusioni (nostre). Ben venga che la Cedu abbia affermato che ogni Stato è sovrano nel disciplinare la materia “matrimonio” e che negare le “nozze” gay non è atto discriminatorio. Male invece suggerire l’adesione ad altre forme di convivenza omosex tutelate dagli ordinamenti e soprattutto male far intendere che la questione dei “matrimoni” tra persone dello stesso sesso è giuridicamente relativa, cioè che il “matrimonio” gay è cosa buona e giusta in uno Stato e in un altro no. Perché il “matrimonio” omosessuale o è sempre sbagliato o è sempre giusto. Tertium non datur.
    Negare il matrimonio gay non è discriminazione

    Bambini con tre genitori? Ops, non si riesce a fare
    Un anno e mezzo fa il Parlamento inglese ha autorizzato l’introduzione della tecnica, nonostante le critiche della comunità scientifica. Ora, secondo Nature, la tecnica non funziona
    Un anno e mezzo fa il Parlamento inglese ha autorizzato l’introduzione di una tecnica che permette di creare embrioni con tre genitori, mischiando tre Dna diversi. Nonostante l’opposizione di una grossa fetta del mondo scientifico, per non parlare dei dubbi bioetici espressi, i sognatori di chimere eugenetiche sono andati avanti ugualmente, seguendo il mito del “se si può fare, perché no?”. Peccato che in questo caso non si possa neanche fare.
    PERCHÉ NO? L’obiettivo della tecnica sarebbe quello di impedire la trasmissione di malattie genetiche, derivanti da anomalie nel Dna mitocondriale, trasmesso solo dalle donne. Per farlo, si manipolano gli ovociti sostituendo solo al Dna mitocondriale malato quello di un’altra donna sana. Di conseguenza, l’ovocita avrà due Dna, che si andranno a mischiare con quello maschile. Nessuno ha la minima idea di quali potrebbero essere gli effetti collaterali sul bambino interessato ma, seguendo il ragionamento sopra proposto degli scienziati e del Parlamento inglese, perché non provare ugualmente?
    PROBLEMI TECNICI. Un articolo recentemente pubblicato da Nature ha rivelato che l’autorità inglese che deve dare il placet per l’uso della tecnica nelle cliniche di inseminazione artificiale, non si è ancora pronunciata. Perché? Perché non ci sono ancora evidenze sufficienti che la tecnica sia sicura per i bambini e perché nessuno è ancora riuscito a metterla in pratica. Non solo i Dna delle due donne devono essere compatibili ma, come riporta Assuntina Morresi su Avvenire, «nel trapianto del nucleo da un ovocita all’altro, alcuni mitocondri della persona malata vengono involontariamente ma inevitabilmente trasportati nell’ovocita della donna sana, e pur essendo pochi – 0,2% nell’esperimento riportato – durante lo sviluppo embrionale possono aumentare fino al 53,2% per poi scendere all’1%, ma non sempre».
    LA RIUSCITA. Risultato? L’intera procedura è già compromessa a livello di tecnica, perché ad ogni modo per parlare di riuscita bisognerebbe assicurarsi poi che i bambini eventualmente nati non presentino effetti collaterali di qualunque genere. Non è chiaro perché il Parlamento inglese abbia approvato una tecnica sulla quale mancano evidenze scientifiche, che richiedono esperimenti su cavie umane per essere ottenute.
    «SOGLIA DA NON OLTREPASSARE». Come sostenuto ufficialmente appunto dal National Institutes of Health americano, «non sovvenzioneremo in nessun modo l’uso delle tecnologie di editing dell’embrione umano», perché «la possibilità di alterare la linea germinale umana degli embrioni per scopi clinici è stata oggetto di un dibattito che dura da molti anni e affrontato da diverse prospettive». E il giudizio, «quasi universalmente unanime è che si tratta di una soglia che non dovrebbe essere oltrepassata». «L’alterazione della linea germinale ha conseguenze sulla generazione futura senza il suo consenso» ed è quindi «priva delle argomentazioni scientifiche che possano giustificarne l’uso». Chissà se anche gli inglesi lo capiranno.
    Bambini con 3 genitori? Non si riesce a fare | Tempi.it

    No all’omocrazia
    di Gianluca Veneziani
    Oggi ci siamo dovuti sorbire l’ennesima Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (in inglese IDAHOBIT, si vede che alla comunità LGBT piacciono un sacco gli acronimi impossibili), con tanto di parole di rito e di circostanza del presidente Mattarella: ma visto il tema, e soprattutto visto il personaggio, non potevamo aspettarci altrimenti.
    Non possiamo sopportare – oggi a maggior ragione – il tentativo di trasformare l’orientamento sessuale in ideologia, di fare di una comunità legata dalle preferenze sessuali una lobby, e di usare il manganello contro chi non si adegua a quel Pensiero. Proprio i fautori della libertà e della lotta alla discriminazione cadono sempre più spesso in un cortocircuito, censurando, bollando d’infamia, etichettando con insulti (“omofobo!”) e quindi discriminando chi semplicemente ha convinzioni diverse e rivendica il diritto di esprimerle, in nome di quella stessa libertà. È il pericolo dell’Omocrazia o di quella che Mario Adinolfi ha definito Gaystapo: l’uso di strumenti illiberali per garantire quelli che vengono spacciati per diritti della comunità Lgbt.
    Questa tendenza si manifesta in modo evidente in almeno due ambiti. In primis, nel depotenziamento del ruolo del Parlamento a vantaggio di altri organi che legiferano al suo posto, in nome di quella ideologia. Che già ci siano pressioni sul Parlamento da parte della lobby Lgbt non ci sorprende, è un fatto fisiologico della democrazia (fanno pressioni anche molti altri gruppi d’interesse); e che molti dei politici subiscano quelle pressioni e magari tradiscano il mandato stesso degli elettori e dell’area di riferimento (sì, parlo dei cosiddetti politici cattolici, vedi Ncd) è un fatto che ahinoi – in tempo di opportunismi e dell’affievolirsi di convinzioni profonde e slanci ideali – non ci sorprende ormai neppure tanto. Ma quello che ci fa veramente incazzare è che il lavoro del Parlamento venga poi delegittimato dall’azione di altri organi dello Stato, che pure non avrebbero quel compito: è il caso appunto dei tribunali, che smentiscono il dettato della legge anziché applicarlo.
    La vicenda delle adozioni riconosciute a coppie gay a suon di sentenze è esemplare di ciò di cui stiamo parlando: il Pensiero Unico Lgbt diventa unico principio ispiratore dell’azione dei giudici, con buona pace dei parlamentari che pure avevano detto no alla stepchild adoption. E questo è insopportabile proprio da un punto di vista liberale, cioè in base al criterio della separazione dei poteri e al gioco di pesi e contrappesi, che evita che un organo dello Stato invada il campo altrui.
    Il secondo ambito in cui la tirannia del Politicamente Corretto Lgbt si manifesta è un altro luogo caro ai liberali duri e puri, cioè quello della libertà di espressione. È un fatto che riguarda il metodo prima ancora che il merito: chiunque deve avere il diritto di esprimere liberamente le proprie idee, senza censure preventive e senza condanne ex post. Perché le idee non sono mai “reato”. E invece, da quando il conformismo gay-friendly è imperante, non si può più neppure postare su Facebook la tenera foto di una mamma che allatta il bambino con tanto di critica all’utero in affitto, non si può più manifestare la propria ferma contrarietà ai matrimoni e alle adozioni gay, non si possono più fare appelli contro la dittatura gender, che subito si viene indicati come reazionari, fascisti, nemici della civiltà, intolleranti, bigotti, ultracattolici, fanatici, talebani, integralisti, razzisti. In una parola: omofobi. Se non ti conformi, sei spacciato: viene marchiato a fuoco e quell’appellativo ti rimane stampato in fronte.
    Ecco, a costo di essere bollati come dissidenti ed essere mandati al confino, oggi – in nome della libertà – ci autodenunciamo, ribadendo il nostro diritto a essere Nemici del Regime Omocratico. E adesso censurateci tutti…
    No all'omofobia. Ma anche all'omocrazia - L'intraprendente | L'intraprendente



    Giornata mondiale contro l’omofobia. Il contributo di Riscossa Cristiana
    Paolo Deotto
    Vivamente partecipi di questa giornata mondiale contro l’omofobia, vogliamo anche noi dare il nostro contributo a questa importante iniziativa, con la pubblicazione di due interessanti documenti, scelti tra i molti in cui la Chiesa, un tempo, parlava di peccato. Ne parlava perché, essendo misericordiosa sul serio, voleva salvare le anime.
    Il Concilio Ecumenico Lateranense III, al canone 11 stabilì che: “chiunque venga sorpreso a commettere quel peccato che è contro natura e a causa del quale “la collera di Dio piombò sui figli della disobbedienza (Ef. 5,6), se è chierico, venga decaduto dal suo stato e venga rinchiuso in un monastero a far penitenza; se è laico, venga scomunicato e rigorosamente tenuto lontano dalla comunità dei fedeli”. (Conciliorum oecumenicorum collectio, vol. XXII, coll. 224 ss.).
    San Pio V, il grande Papa domenicano, in due Costituzioni condannò solennemente e proibì severamente il peccato contro natura ovvero l’omosessualità. “Avendo noi rivolto il nostro animo a rimuovere tutto quanto può offendere in qualche modo la divina maestà, abbiamo stabilito di punire innanzitutto e senza indugi quelle cose che, sia con l’autorità delle Sacre Scritture che con gravissimi esempi, risultano essere spiacenti a Dio più di ogni altro e che lo spingono all’ira: ossia la trascuratezza del culto divino, la rovinosa simonia, il crimine della bestemmia e l’esecrabile vizio libidinoso contro natura; colpe per le quali i popoli e le nazioni vengono flagellati da Dio, a giusta condanna, con sciagure, guerre, fame e pestilenze. (…) Sappiano i magistrati che, se anche dopo questa nostra Costituzione saranno negligenti nel punire questi delitti, ne saranno colpevoli al cospetto del giudizio divino, e incorreranno anche nella nostra indignazione. (…) Se qualcuno compirà quel nefando crimine contro natura, per colpa del quale l’ira divina piombò sui figli dell’iniquità, verrà consegnato per punizione al braccio secolare, e se chierico, verrà sottoposto ad analoga pena dopo essere stato privato di ogni grado”. (San Pio V, Costituzione Cum primun, del 1° aprile 1566, in Bullarium Romanum, t. IV, c. II, pp. 284-286).
    E ancora: “Quell’orrendo crimine, per colpa del quale le città corrotte e oscene (di Sodoma e Gomorra) vennero bruciate dalla divina condanna, marchia di acerbissimo dolore e scuote fortemente il nostro animo, spingendoci a reprimere tale crimine col massimo zelo possibile. A buon diritto il Concilio Lateranense V stabilisce che qualunque membro del clero, che sia stato sorpreso in quel vizio contro natura per via del quale l’ira divina cadde sui figli dell’empietà venga allontanato dall’ordine clericale, oppure venga costretto a far penitenza in un monastero (c. 4, X, V, 31).
    Affinché il contagio di un così grave flagello non progredisca con maggior audacia approfittandosi di quell’impunità che è il massimo incitamento al peccato e, per castigare più severamente i chierici colpevoli di questo nefasto crimine che non sono atterriti dalla morte dell’anima, abbiamo deciso che vengano atterriti dall’autorità secolare, vindice della legge civile. Pertanto, volendo proseguire con maggior vigore quanto abbiamo decretato fin dal principio del Nostro Pontificato (Costituzione Cum primum, cit.) stabiliamo che qualunque sacerdote o membro del clero sia secolare che regolare, di qualunque grado e dignità, che pratichi un così orribile crimine, in forza della presente legge venga privato di ogni privilegio clericale, di ogni incarico, dignità e beneficio ecclesiastico, e poi, una volta degradato dal Giudice ecclesiastico, venga subito consegnato all’autorità secolare, affinché lo destini a quel supplizio, previsto dalla legge come opportuna punizione, che colpisce i laici scivolati in questo abisso”. (San Pio V, Costituzione Horrendum illud scelus).
    Ciò detto, auguriamo agli omosessuali di liberarsi al più presto dal laccio del loro orrendo vizio.
    Come utile pro-memoria, riportiamo questa frase di Tuco (il “brutto” nel film “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone). Si parla, appunto, di lacci. E quale laccio è più stretto di quello del vizio? “Quando si mette a stringere, tu senti già il diavolo che ti morde le chiappe”.
    Memento mori. Poi è troppo tardi per ripensarci.
    17 maggio. Giornata mondiale contro l?omofobia. Il contributo di Riscossa Cristiana | Riscossa Cristiana


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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Lactofilia: che cos’è l’etica di fronte al denaro?
    Gianfranco Amato
    Lactofilia. E’ questo il nome di una pratica sessuale che si sta sempre più diffondendo, con relativo ampliamento di “nuovi diritti”. Di cosa si tratti è presto detto: allattamento per adulti. Il termine esatto ¬– proveniente come al solito dal mondo anglosassone – sarebbe Adult Breastfeeding Relationship (ABR), che tradotto significa relazione in cui la donna allatta il compagno adulto.
    Questa nuova frontiera dei diritti avanzati è assurta all’onore delle cronache grazie ad una notizia giunta da Oltreoceano. Jennifer Mulford e Brad Leeson sono una coppia di trentaseienni che hanno deciso di praticare l’ABR. Jennifer, che lavora in un bar, ha ottenuto delle ore di permesso per l’allattamento del compagno Brad. Con l’aria che tira, difficilmente, di questi tempi, i datori di lavoro si oppongono ai nuovi diritti, soprattutto se legati alla sessualità. Per Jennifer non si tratta, comunque, di un’operazione semplice, perché per “ingannare” il proprio corpo e convincerlo a produrre latte, lei deve pompare il seno ogni due ore, come se stesse allattando un neonato, anche di notte. Oltre ad assumere prodotti farmaceutici per stimolare la produzione di latte. Secondo i programmi, in ogni caso, Jennifer dovrebbe cominciare ad allattare Brad tra un paio di mesi. I due parlano di un «legame magico» che intensificherà il loro amore, e per quanto riguarda Brad, quest’ultimo, essendo appassionato di palestra, è convinto che il latte della compagna avrà indubbi effetti positivi sulla sua salute e sul fisico.
    Incuriosito da questa vicenda, ho provato ad indagare, arrivando a scoprire che l’ABR è molto più diffuso di quanto si possa immaginare. Si sostiene che l’allattamento rilasci l'ossitocina – l’ormone dell’amore – un ormone a base peptidico secreto dalla neuroipofisi che regola l'eccitazione e il raggiungimento dell'orgasmo. Alcune donne hanno persino affermato di avere raggiunto un orgasmo durante l’allattamento. Mi ha colpito la dichiarazione di una neofita della lactofilia, affascinata dall’ABR: «Ogni giorno scopro sempre più persone che praticano la lattazione erotica, e ogni giorno mi convinco sempre di più di volerla fare anch’io. Non sono mai stata incinta, quindi posso solo immaginare lo squisito dolore di un seno pieno e pesante che chiede di essere svuotato. Ho appena iniziato a usare il tiralatte e sono uscite solo due goccioline bianche, ma non vedo l'ora che arrivi il giorno in cui potrò fornire un pasto completo».
    Ormai abbiamo capito che la natura è un “optional”. Tutto si può e si deve piegare a piacimento per il solo e unico obiettivo che davvero conta: soddisfare i propri desideri. E se tu osi contrastare questa che è diventata l’unica «Verità Assoluta» rispetto al relativismo etico imperante, sei un bieco oscurantista, uno che vuole imporre la propria morale, un mostro di egoismo che vuol negare l’amore. Chi può permettersi di sindacare le scelte individuali e intime delle persone? Chi può permettersi di impedire ad una barista di allattare il proprio compagno trentaseienne? Chi può permettersi di negare i diritti che derivano da tali scelte? Chi può permettersi di negare a quella barista il diritto ad assentarsi dal lavoro per allattamento? Questo sembra essere – a meno di interventi sovrannaturali – il futuro che ci attende.
    Singolare, però, che dietro ad ogni tentativo di trasformare i desideri in diritti, come nella barbara pratica dell’utero in affitto – spuntino sempre le corna di Mammona. Il Dio Denaro, il Vitello d’Oro, resta sempre il comune denominatore di questa follia antropologica. E poteva fare eccezione anche l’ABR? Certo che no!
    Giunge notizia dalla Cina, infatti, che Il latte materno sia diventato un nuovo lusso per i cinesi ricchi, tanto da essere proposto come bevanda per gli adulti, per i suoi asseriti effetti benefici. Si è incaricata del nuovo business la Xinxinyu Household Service Company, agenzia di personale domestico, nella provincia dello Shenzhen, al confine con Hong Kong, proponendo balie per neonati adatte anche agli adulti. Lin Jun, un manager della citata società, ha affermato che le balie vengano pagate circa 16.000 yuan (2.560 dollari) al mese – più di quattro volte la media cinesi – e che quelle che producono latte migliore possono ottenere una retribuzione ancora maggiore. In pratica i clienti dell’azienda possono bere il latte attraverso l’allattamento diretto al seno o, se si sentono a disagio per questa particolare modalità di assunzione del prezioso nutrimento, possono scegliere l’opzione del tiralatte.
    Pare che le autorità pubbliche cinesi non abbiano visto di buon occhio la vicenda, e nutrano serie perplessità di ordine etico al riguardo. Ma che cos’è l’etica di fronte al denaro? Ieri, come oggi e domani, per chi è senza Dio, «pecunia non olet!».
    Lactofilia: che cos?è l?etica di fronte al denaro?

    Quanto ci si uccide nelle “coppie gay”? Lo racconta un saggio
    di Giuseppe Brienza
    Lo “European Journal of Epidemiology” (EJPH), una delle più prestigiose riviste internazionali nel campo dell’epidemiologia e della sanità pubblica, ha appena pubblicato un saggio che documenta come i tassi di suicidio rilevati nell’ambito delle “coppie gay” siano più alti che quelli riscontrabili nelle unioni naturali fra uomini e donne. Nello studio, curato da 5 ricercatori provenienti dalle Università della California e di Stoccolma, si dimostra che, ad esempio in un Paese “gay-friendly” come la Svezia, il tasso di suicidi tra omosessuali è tre volte maggiore rispetto alla media (cfr. C. Björkenstam, G. Andersson, C. Dalman, S. Cochran, K. Kosidou, Suicide in married couples in Sweden: Is the risk greater in same-sex couples?”, in EJPH, 2016 May 11).
    Ricordiamo che, proprio il Paese scandinavo, fu nel 2003 teatro di una delle prime manifestazioni giudiziarie concrete di persecuzione dei sostenitori della complementarità sessuale. Il pastore protestante svedese Ake Green, infatti, fu allora accusato di odio per aver criticato l’omosessualità in un sermone. Il ministro della confessione pentecostale avrebbe affermato, rivolgendosi all’assemblea, che l’omosessualità costituisce «un profondo tumore dell’intera società».
    Nel 2004 un tribunale svedese ha quindi condannato Green ad un mese di reclusione per violazione delle leggi contro i delitti dell’odio. La sentenza è stata successivamente rovesciata dalla corte d’appello, ma il pubblico ministero ha fatto appello alla Corte suprema contro il proscioglimento. Il 29 novembre dello stesso anno la Corte Suprema svedese ha sentenziato che i commenti del pastore erano protetti dai diritti della libertà di parola e di religione garantiti dalla Convenzione europea dei diritti umani.
    Ma Green non è stato l’unico ad essere finora incorso nelle leggi svedesi contro l’odio. Sempre nel 2004 il pastore Ulf Ekman, della Chiesa “Uppsala World of Life”, è stato avvertito che sarebbe stato denunciato per istigazione all’odio. Le autorità hanno successivamente deciso di non procedere contro di lui, ma Ekman ebbe allora a denunciare l’«azione politica in atto in tutt’Europa diretta a restringere la libertà di religione, e la Svezia sta fungendo da progetto pilota per l’Unione europea» (cit. in Una nuova interpretazione della normativa contro l’odio. Aumentano le restrizioni contro le critiche all’omosessualità, in agenzia “Zenit”, Stoccolma 10 dicembre 2005).
    Una volta messa così a tacere l’opposizione, è stato possibile far passare una legge sule adozioni di minori da parte di coppie dello stesso sesso, gay e lesbiche. Dal 1° maggio del 2009, infatti, anche in Svezia è entrata in vigore una apposita legge che, introducendo il “matrimonio” gay, contestualmente ha previsto la possibilità di adozione. Nel Paese, da tempo, le statistiche fanno registrare una progressiva diminuzione dei matrimoni (fra uomini e donne), la crescita costante del numero dei divorzi, e una vessazione costante, a livello fiscale ed economico, delle famiglie naturali da parte dello Stato.
    Eppure come ha rilevato Philippe Ariño, autore del libro “Omosessualità Controcorrente. Vivere secondo la Chiesa ed essere felici” (Effatà Editrice 2014), «il disagio che viviamo non è causato solo dal mondo esterno, ma soprattutto dalla nostra pratica omosessuale e da ciò che viviamo». Secondo il giovane giornalista, omosessuale dichiarato ma che vive la propria condizione nello spirito della Fede, le numerose difficoltà di vita che sperimentano le persone con attrazione dello stesso sesso sono figlie del loro «rifiuto della differenza sessuale, che è la fonte della nostra esistenza e della nostra umanità» (cit. in Anche nella Svezia gay-friendly, il tasso di suicidi omosessuali è tre volte maggiore, in “UCCR on line”, 24 maggio 2016).
    Queste “gravi conseguenze” sono puntualmente certificate da decine di studi scientifici, tanto che addirittura l’agenzia di pianificazione familiare delle Nazioni Unite (UNFPA) ha riconosciuto la «significativa prevalenza di violenza domestica tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con gli uomini», rilevando altissimo tasso di promiscuità e il fatto che «sono più propensi a utilizzare alcol e droghe rispetto alla media della popolazione generale», soprattutto per mantenere ad «alto livello» le compulsive prestazioni sessuali.
    Quasi sempre le associazioni Lgbt giustificano questi dati accusando la società di “omofobia”: le generalizzate discriminazioni nei loro confronti porterebbero le persone omosessuali a soffrire di questi disturbi. Una spiegazione che tuttavia è stata ancora una volta smentita da una ricerca pubblicata recentemente sull’EJPH, in cui i ricercatori hanno valutato il tasso di suicidio in Svezia, confrontando coppie omosessuali sposate a coppie eterosessuali sposate.
    Va premesso che la Svezia è generalmente considerata uno dei paesi più “gay-friendly” d’Europa. Il matrimonio e le adozioni gay sono completamente legali e le persone omosessuali sono protette da leggi “anti-discriminazione” nel lavoro e nell’ambito dei servizi pubblici. Non solo la c.d. omofobia non esiste praticamente, ma se anche se ve ne emergessero manifestazioni, verrebbero immediatamente punite da apposite norme “dedicate”.
    Eppure, i risultati sui disagi vissuti dalle persone omosessuali sono gli stessi che vengono verificati in tutto il resto d’Europa tanto che, in Svezia, secondo l’EJPH «il rischio di suicidio è più elevato tra gli individui dello stesso sesso sposati rispetto agli individui sposati di sesso diverso». In particolare per quanto riguarda quelle di uomini, nelle unioni omosessuali si rileva «un rischio di suicidio quasi tre volte maggiore rispetto agli uomini coniugati con un partner del sesso opposto».
    Questo ha portato, quindi, a concludere che «anche in un Paese con un clima relativamente tollerante per quanto riguarda l’omosessualità, come la Svezia, gli individui sposati dello stesso sesso evidenziano un elevato rischio di suicidio rispetto agli altri individui sposati». Lo stesso accade in altri Paesi ampiamente gay-friendly, come ad esempio la Gran Bretagna, dove recentemente si è verificato un suicidio per impiccagione di una donna unita in matrimonio con un’altra donna, a causa della violenza domestica subita dalla partner lesbica (e non certo per l’omofobia della società).
    «Inutile negare la realtà», ha commentato Philippe Ariño, che in passato è stato anche un convinto attivista gay, «viviamo un malessere, ma spesso non ne parliamo direttamente. La vera libertà è quella di riconoscere l’attrazione omosessuale per quella che è, cioè il sintomo di profonde ferite dell’identità affettiva». Per questo bisognerebbe far presente alle persone con tendenze omosessuali che è possibile risolvere i propri problemi con una riscoperta della loro più profonda e reale identità. C’è questo e altro da sapere, ma gli europei non lo sanno…
    Quanto ci si uccide nelle ?coppie gay?? Lo racconta un saggio » Rassegna Stampa Cattolica

    L'improprio paragone tra Vendola e San Giuseppe
    San Giuseppe, il blasfemo Nichi Vendola si paragona a te come se la sua paternità putativa fosse dovuta allo Spirito Santo e non a una scienza faustiana e a Mammona ossia al denaro che da decenni, in forma di stipendio prima e in forma di pensione d’oro da quando ha compiuto 57 (cinquantasette) anni, ogni mese i contribuenti italiani gli versano, volenti o nolenti (io nolentissimo).
    L'ipse dixit di Nichi Vendola sul corpo delle donne Vendola, il corpo delle donne e la “fattoria dei bambini” Vendola, storia di un altro mondo Intervistato da Repubblica a Montréal, il comunista-omosessualista pugliese ha parlato di fuga ma per evitare ogni ulteriore, empio accostamento con la vostra fuga in Egitto io prego che si parli piuttosto di latitanza in Canada. E che l’utilizzo di questa espressione aiuti a trasformare la compravendita di bambini, la sottrazione dei neonati alle madri, da “peccati che gridano verso il cielo” (Catechismo paragrafo 1867) a reato penale.
    L'improprio paragone tra Vendola e San Giuseppe

    Il caso Valencia, un monito per tutti i cattolici
    di Riccardo Cascioli
    Il caso Valencia, dove l’arcivescovo Antonio Canizares è stato pesantemente attaccato pubblicamente da associazioni e politici per avere espressamente difeso la famiglia naturale contestando l’ideologia di genere, vede una escalation che lo rende giorno dopo giorno sempre più un simbolo di quel che accade in Europa. L’ultima notizia è la denuncia all’autorità giudiziaria del cardinale Canizares per il reato d’odio contro gay e femministe. La denuncia è stata presentata il 3 giugno da Lambda (associazione Lgbt) a nome di altri 55 tra collettivi, sindacati e partiti, ma è solo l’ultima puntata di una aggressione senza precedenti. Nei prossimi giorni è addirittura atteso il voto del Parlamento regionale su una mozione di condanna pubblica dell’arcivescovo. Il quale invano replica respingendo tutte le accuse e invocando la Costituzione spagnola che difende la libertà di espressione del pensiero.
    Nel caso qualcuno non se ne fosse ancora accorto, questo è ormai lo schema che si sta affermando in Europa. L’approvazione di leggi che legittimano le nozze gay si accompagna all’istituzione di un Nuovo Ordine che impone il pensiero unico, iniziando dalla scuola dove l’ideologia gender è inculcata fin dai primissimi anni per passare dai media e arrivare fino a sindacati e partiti. Vietata ogni manifestazione di dissenso, con particolare accanimento nei confronti di quella parte di cattolici non disponibili a rinunciare alla verità.
    Il cardinale Canizares, la cui definizione “ratzingeriano” è già una sentenza di condanna, non ha pronunciato alcuna parola di odio né di mancanza di rispetto per le persone: ha solo difeso l’unicità della famiglia naturale e denunciato la violenza dell’ideologia di genere, come per ogni vescovo sarebbe normale fare. Già, ogni vescovo. Ma è proprio per questo motivo che con Canizares ci vanno giù duri: colpirne uno per educarne cento, è un principio che va sempre di moda. E siccome di cuor di leone in giro non ce ne sono molti – e anzi, ora gli ignavi si possono nascondere dietro alla necessità proclamata di “costruire ponti” – possiamo essere abbastanza certi che la lezione avrà i suoi effetti (felicissimi se i vescovi spagnoli o altrove in Europa volessero smentirci). Del resto anche in Italia stiamo vedendo benissimo come ci sia una progressiva conversione delle gerarchie al verbo omosessualista (la chiamano “accoglienza”).
    Ma i segnali che arrivano dalla Spagna si sommano ad altri che arrivano da altre parti d’Europa e parlano di crescenti violenze e intimidazioni nei confronti dei cattolici, non necessariamente legate alla vicenda omo. Nelle ultime settimane, ad esempio – riporta Catholic News Agency - Francia e Belgio sono state teatro di aggressioni e violenze, comprese una chiesa bruciata, l’aggressione a un prete, la dissacrazione di un tabernacolo e l’hackeraggio di un centinaio di siti web cattolici. Due settimane fa il fuoco è stato appiccato alla chiesa di St. Madeleine-de-l’Ile a Martigues, nel sud della Francia. Nella stessa regione, a Jonquieres, il 15 maggio è stato anche forzato il tabernacolo da cui sono state asportate le ostie consacrate e la settimana scorsa il parroco della stesso paese è stato aggredito da sconosciuti penetrati in chiesa, forse per rubare. Il quotidiano La Croix ha poi denunciato l’oscuramento di un centinaio di siti di parrocchie e congregazioni da parte di hacker appartenenti a una associazione jihadista tunisina chiamata Fallaga Team. In Belgio, il 24 maggio due incendi hanno seriamente danneggiato la chiesa a Mont Saint Genevieve. Sono soltanto i fatti più gravi, ma ormai di casi del genere ne avvengono a centinaia nell’indifferenza delle autorità, molto più preoccupate di cancellare ogni rimasuglio di presenza cattolica.
    Il caso Valencia, un monito per tutti i cattolici

    Omofobia, in piazza col vescovo indagato: "Non tacerò"
    di Andrea Zambrano
    “Non mi chiuderanno la bocca”. L’arcivescovo di Valencia Antonio Cañizares giovedì ha sentito tutto l’affetto e la fede del suo popolo quando si è svolta la preghiera di riparazione per la blasfema riproduzione del bacio saffico tra la Madonna degli Indifesi e la Virgen Morenita, principale logo utilizzato dalle associazioni Lgbt per propagandare il gay pride che si svolgerà a Valencia oggi.
    Le immagini trasmesse dai telegiornali hanno mostrato un popolo intero, dietro il suo pastore e sinceramente attaccato a due delle principali devozioni di Spagna, in quella che è una vera e propria battaglia per la libertà religiosa nel Paese ormai alla mercè di poteri forti imbevuti di ideologia omosessualista. Come raccontato dalla Nuova BQ in più occasioni Cañizares è ormai un simbolo di resistenza: denunciato da una lobby gay con l'accusa di omofobia e ora indagato, infangato pubblicamente da diversi partiti politici (Podemos, il più scatenato), irriso della fede del popolo che gli è assegnato dalla Chiesa (la Virgen de los desemparados è la principale devozione Valenciana) e avvertito dalle leggi contro l’educazione cattolica che stanno mettendo a rischio la libertà di educazione delle scuole paritarie.
    E Cañizares ha risposto alla chiamato dei fedeli, definendo quello di giovedì un giorno emozionante dopo aver sofferto tanto. I valenciani sono usciti in strada e si sono radunati nella piazza dedicata proprio alla Madonna degli Indifesi, in Plaza de la Virgen, di fronte alla Cattedrale per difendere la loro fede cattolica dagli attacchi laicisti che in questi mesi nella città spagnola sono stati tanti. Più di mille persone hanno partecipato alla preghiera di riparazione. “In varie occasioni mi hanno voluto far tacere – ha detto il cardinale –. Ma ora sto con il mio popolo in piazza, con grande speranza e senza nessuna intenzione di offendere. Non mi zittiranno, la Parola di Dio non è incatenata. Non mi sono mai sentito abbandonato, né da Dio né dalla gente perché mi hanno appoggiato e la piazza mi sembra che dica: avanti, siamo con te Antonio”. Parole forti e cariche di determinazione. Così parla un cattolico di fronte ai pericoli delle ideologie distruttive dell’antropologia umana.
    Molte attestazioni di stima e affetto al vescovo sono arrivate dal mondo associativo e dal laicato cattolico. Ma ancora la Conferenza Episcopale Spagnola, che pure nei giorni scorsi era intervenuta per condannare la profanazione alla cappella universitaria dell’Università Complutense di Madrid, non ha manifestato pubblicamente la sua vicinanza all’Arcivescovo.
    Omofobia, in piazza col vescovo indagato: "Non tacerò"

 

 
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