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Discussione: Il deserto avanza

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Quindi è vero: per il Comune di Brescia chi contesta le unioni civili merita la rieducazione
    Valerio Pece
    Con un tweet indirizzato ad un gruppo di attivisti Lgbt, Laura Castelletti, vicesindaco di Brescia, dà dell’omofobo a un giovane sacerdote colpevole di essere contrario alla legge sulle unioni civili. Lo scorso giovedì a Palazzo Loggia era prevista un’interrogazione indirizzata a Emilio Del Bono, sindaco piddino della città. L’intento dell’opposizione era quello di fare finalmente chiarezza a beneficio dei molti bresciani desiderosi di capire: di fronte all’iniziativa “strong” del suo vice, il sindaco si sarebbe smarcato oppure avrebbe avallato? Prima di raccontare il surreale esito del rovente Consiglio comunale, non è inutile narrare qualche tappa di avvicinamento vissuta dalla città prima dell’appuntamento istituzionale.
    IL PRIMO GIORNALE IN SILENZIO. Sull’offensiva del vicesindaco era intervenuto in difesa del sacerdote anche il senatore Carlo Giovanardi, il quale, con l’intento di dimostrare che «misogini, razzisti e omofobi i cattolici non lo sono mai stati, anzi», aveva indirizzato un’accurata lettera di taglio storico ai vari quotidiani cittadini. Tra questi, ovviamente, il Giornale di Brescia. Ma che succede? Il quotidiano più diffuso in città – e solo questo – non pubblica la lettera. Giovanardi chiama la redazione, ma con una toppa peggiore del buco il caporedattore risponde: «Come facciamo a pubblicare una lettera se di questo caso non abbiamo parlato?». E così, mentre le opposizioni si preparavano a portare a Palazzo Loggia il caso politico; mentre l’opinione pubblica e gli altri giornali (Corriere compreso) non smettevano di parlare del pasticciaccio brutto, il giornale più importante di Brescia pensava bene di ignorare totalmente l’argomento. Mancherebbe ancora un dettaglio: il direttore del quotidiano è la zia del vicesindaco Castelletti.
    ARCOBALENO IN COMUNE. Arriviamo a questi giorni. Via Facebook rappresentanti dell’Arcigay locale fanno pressione al sindaco perché questi metta in bella mostra la bandiera arcobaleno sulla facciata del Comune. Del Bono, che per la strage di Orlando aveva già fatto issare la bandiera a stelle e strisce, si affretta subito a riorganizzare l’operazione, uscendo con una comunicazione che si preoccupa personalmente di postare nelle discussioni aperte su Fb dagli esponenti del mondo Lgbt: «In ricordo dei caduti, una bandiera degli Stati Uniti d’America listata a lutto è stata issata sul portale d’ingresso di palazzo Loggia e, a partire dalle 18 di oggi, mercoledì 15 giugno, il tetto del palazzo sarà illuminato con i colori della bandiera Arcobaleno». Arcobaleno – da notare – con la lettera maiuscola. Tirata via dall’asta la bandiera degli States, quindi, la facciata di Palazzo Loggia viene “disciplinatamente” illuminata. Ma che quelle luci colorate rappresentino più che altro un trofeo lo racconta plasticamente una foto di Fabrizio Benzoni, il consigliere bresciano decisamente più gay-friendly, militante nella lista civica del vicesindaco. Benzoni, con altri 4 giovani amici, dimentico forse dei tanti ragazzi uccisi in Florida, si fa immortalare mentre salta e sorride felice davanti a un Palazzo Loggia finalmente “rainbow”.
    L’INTERROGAZIONE. Arriviamo così a giovedì 17, giorno dell’interrogazione al sindaco. Un’interrogazione moderata e meticolosamente supportata da articoli di Dichiarazioni e Convenzioni riguardanti il rispetto delle libertà fondamentali, quella di espressione in primis. Un’interrogazione finalizzata a far tornare nella città un clima sereno e rispettoso, insieme a una sana laicità (qui il testo in pdf). L’attenzione, dunque, ora è tutta su Emilio Del Bono. Su di lui gli occhi e il fiato di un salone comunale pieno di cittadini. Ma ecco l’ennesimo colpo di scena: al momento di rispondere, visibilmente irritato, il sindaco si rifiuta di parlare. «Non è una questione amministrativa», taglia corto, e definisce l’interrogazione con una serie di aggettivi che nell’ottica del rapporto città-chiesa locale saranno destinati a rimanere a lungo nella memoria: «Irricevibile, insopportabile» e soprattutto «irrispettosa».
    OPPOSIZIONE SCATENATA. Per il sindaco di Brescia non è “irrispettoso” che il suo vice calunni gratuitamente un sacerdote della diocesi. No. È irrispettoso che dall’opposizione gli venga chiesto di esprimersi sul caso. Il salone di Palazzo Loggia si trasforma in un ring infuocato: il consigliere Maione (FI) chiede al presidente del Consiglio comunale la convocazione della conferenza dei capigruppo per costringere il sindaco a parlare; Adriano Paroli (l’ex sindaco della città) domanda la parola “per fatto personale”, dal presidente gli viene negata e lui rimane in piedi per protesta; Paola Vilardi, rivolgendosi a una Castelletti rimasta muta per tutto il tempo muta, lamenta che sarebbero bastate le sue semplici scuse (mai arrivate) per evitare alla città una fibrillazione durata due settimane; Francesco Onofri, consigliere che per equilibrio e posatezza gode di una stima bipartisan, sbotta e formula una “formale censura” per il sindaco reticente. Ma Del Bono non parla.
    UN “LIKE” PER IL LAGER. Sembra tutto finito. Non sono passate neanche due ore dalla fine del Consiglio che la Castelletti ci ricasca. «Sono orribili, bisognerebbe metterli a Bergen Belsen», scrive sulla bacheca del vicesindaco un collaboratore del Comune riferendosi a cinque giovani di Fratelli d’Italia che in silenzio, mostrando uno striscione, contestano il vicesindaco. L’ipotesi di inviare gli avversari politici nel lager in cui morì Anna Frank non sembra dispiacere alla Castelletti. Tanto che ci piazza un “like”. Ai giornali che il giorno dopo la interrogano stupefatti, dirà che il giro era solo a scopo pedagogico. Così a Brescia, la città natale delle Sentinelle in Piedi e di Massimo Gandolfini, è già possibile assaporare la fase due del ddl sull’omofobia.
    Brescia. «Lager» per chi è contro le unioni gay | Tempi.it

    Londra, anche i semafori sono gay: l'iniziativa del sindaco musulmano
    Il sidnaco musulmano di Londra per sostenere il gay Pride Festival ha modificato i semafori sostituendo gli omini con coppie omosessuali
    Anna Rossi
    Il sindaco musulmano di Londra si è già insediato per bene nella città e dopo aver proibito una campagna pubblicitaria perché imbarazzante per le donne ha deciso di cambiare i semafori in favore dei gay.
    Da qualche giorno, l'omino verde che segnala la possibilità ai pedoni di attraversare la strada non è da solo, ma in compagnia di un suo simile. A Londra, nel cuore pulsante e vivace di Trafalgar Square, una cinquantina di semafori si illuminano con due uomini stilizzati mano nella mano. E ad unirli c'è un cuore. Uomini che tengono altri uomini, donne con donne: ecco l'ultima iniziativa di Khan per sostenere la comunità Lgbt.
    "Una delle cose più grandi di questa città sono le nostre differenze e ogni londinese dovrebbe essere orgoglioso di questo - ha detto il sindaco di Londra Sadiq Khan - Sono molto orgoglioso della nostra comunità Lgbt e non vedo l'ora di lavorare a stretto contatto con loro come sindaco. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolte ancora alle famiglie e agli amici delle vittime del recente terribile attacco a Orlando".
    Questa istallazione è temporanea, come scrive l'Huffingtopost, ed è stata creata in occasione del gay Pride Festival, in corso in questi giorni a Londra. La città è stata adibita per ospitare la grande parata di sabato che concluderà la manifestazione gay. Dal canto suo, il direttore del Pride ha commentato entusiasta "questa iniziativa dei semafori". "Il gesto del nostro sindaco è stato fantastico. Siamo felici di avere il suo sostegno. Per molte persone l'accettazione e la tolleranza sono un lusso che ancora non hanno" - ha concluso il direttore del festival.
    Londra, anche i semafori sono gay: l'iniziativa del sindaco musulmano - IlGiornale.it

    "La teoria gender? Colpa del femminismo"
    Secondo lo studioso tedesco Martin Voigt la teoria gender e l'emancipazione sono la conseguenza dell'effetto del libero mercato sulla società contemporanea. Che, in nome della competitività, sta distruggendo la famiglia e danneggiando il percorso di crescita delle nuove generazioni
    Amicizia, teoria gender, accettazione sociale, sessualità, identità, famiglia, internet. Concetti, questi, che in un primo momento possono sembrare estranei, ma che sono invece le parole chiave di uno studio recentemente uscito in Germania e pubblicato in un libro edito da Springer Verlag. Intitolato "Maedchen im Netz" ("Femmine in rete") e scritto da Martin Voigt, tale libro è stato pubblicato lo scorso gennaio ed ha come obiettivo quello di dimostrare come l'utilizzo di internet e soprattutto i social network sia per molti funzionale a creare una identità fittizia e parallela a quella reale per cercare un'accettazione sociale che nella vita reale è sempre più difficile da raggiungere.
    Partendo dall'analisi dell'utilizzo dei forum e dei social da parte degli adolescenti l'opera tenta di mostrare come nelle foto condivise, nell'esibizionismo sfrenato dei selfie e negli ammiccamenti a sfondo sessuale vi sia la ricerca di una identità e di un affetto difficile da trovare, dovuto al carattere estemamente fluido e spaesante del mercato del lavoro e della famiglia nella società occidentale.
    Recensito da quasi tutti i pricipali media tedeschi, Femmine in rete ha generato numerose critiche, soprattutto provenienti dalla comunità LGBT e dal mondo femminista. L'autore riteine di avere infatti individuato delle caratteristiche innate e diverse nella natura maschile e femminile, cosa che non si concilia con l'uguaglianza totale dei sessi sostenuta da alcune componenti del femminismo. Secondo l'autore si tratta però di critiche smenitibili. Martin Voigt, 31 anni, ricercatore presso l'Università di Monaco e redattore presso diversi giornali e riviste tedesche, collabora con diversi progetti scientifici ed è consulente della Polizia Federale Tedesca per quanto riguarda diversi progetti di prevenzione. Molte critiche, secondo Voigt, non sarebbero supportate da argomentazioni valide, ma da da un forte retaggio ideologico.
    Dottor Voigt, cosa l'ha portata a pubblicare questo studio?
    Tutto è iniziato modo spontaneo. Era il 2007 ed ero uno studente di lingue all’università di Monaco. Seguendo un corso intitolato “Lo sviluppo della lingua ai tempi di internet” mi sono reso conto che tutto il materiale che ci veniva fornito era datato di almeno 10 anni e che nessun professore aveva mai studiato come la lingua tedesca stesse cambiando tra gli adolescenti. Per scoprirlo ho iniziato ad andare su internet e a frequentare le chat pubbliche. Al tempo non c’erano ancora i social network che conosciamo oggi, come facebook e twitter, ma dei forum in cui la gente scriveva e parlava a vicenda senza conoscerci. Notai subito che a utilizzare queste piattaforme erano quasi sempre lo stesso tipo di persone che esprimevano lo stesso tipo di sentimenti: ragazzine dai 12 ai 16 anni che rappresentavano forti emozioni in maniera standardizzata. Tutte scrivevano nello stesso modo, comunicavano con le stesse abbreviazioni delle parole, condividevano lo stesso tipo di fotografie. Foto provocanti, foto in cui si abbracciano o si baciano a vicenda corredate di commenti che dicono quanto ci si ami a vicenda. Tutte utilizzavano il web per crearsi una propria identità telematica da condividere con gli altri. Ciò mi ha fatto notare come ci fosse un legame forte tra la ricerca di identità, il web e le mutazioni linguistiche in atto, per questo ho iniziato ad occuparmi intensamente di questo tema che è stato poi l’oggetto del mio dottorato ed è diventato il contenuto dei miei libri. Quali sono le manifestazioni condivise trasversalmente da tutti i sessi e tutte le età? Ciò che accomuna maschi e femmine come ragazzini e adulti è l’utilizzo del web per costruirsi una finta identità.
    L’origine di queste manifestazioni è dunque, secondo Lei, una società basata sull’apparenza, cosa che un tempo non era. Quali sono le origini di questi cambiamenti?
    La principale origine di tutto ciò è la mutazione della famiglia. Che, a sua volta, è dovuta al cambiamento del mercato del lavoro. Un tempo la famiglia rappresentava un momento centrale nel percorso di socializzazione e di definizione dell’identità di un bambino in fase di crescita. Il bambino passava tanto tempo all’interno del nucleo famigliare, cosa che creava un rapporto intenso con i genitori. Questo non significava che la famiglia fosse ricetta assoluta di stabilità emotiva e felicità, ciò dipende da caso in caso. Significava però che i bambini crescevano in un contesto meno competitivo. Gli studi mostrano che all’interno della dimensione famigliare il bambino si senta di potersi comportare per come è veramente, perché non sente di dover dimostrare nulla per essere accettato, aspettandosi invece di essere amato e protetto a prescindere. Oggi il mercato ha cambiato la famiglia. Il valore massimo è quello della competitività, cioè dell’ottenimento della miglior prestazione con il minor costo. Gli stipendi sono così diventati più bassi e nel 90per cento dei casi entrambi i genitori devono lavorare per sbancare il lunario, non avendo dunque tempo per dedicarsi ai figli. I quali vengono spesso affidati alle scuole e ai doposcuola per tutto il giorno e vivono tutta la propria quotidianità al di fuori della famiglia, in una società di coetanei nella quale essere accettati non è scontato e per questo è a sua volta molto più competitiva. Il processo di definizione identitaria di un bambino è così plasmato dal confronto con i coetanei e dal desiderio di essere accettato. Questo fenomeno è descritto molto bene nel libro“Il signore delle mosche”, un romanzo fondato su veri studi sociologici che mostra quali dinamiche competitive si instaurino un società composte solo da bambini. In un mercato in cui il valore più alto è la competitività, essa è diventata anche ciò che plasma gli uomini fin dalla prima infanzia. L’uso dei social ha estremizzato tutto ciò. Ogni foto, ogni post, ogni commento è un messaggio, una richiesta di accettazione sociale che si misura in base ai “mi piace” che riceve. Le persone valgono tanto quando è cliccata la propria finta identità telematica.
    Il suo libro come alcuni i suoi articoli apparsi sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung e che spiegano i contenuti che ha appena espresso hanno generato profonde critiche e taglienti accuse. Come se lo spiega?
    Le critiche provengono soprattutto dal mondo LGBT e dagli esponenti politici che lo sostengono. Ciò che mi è stato rinfacciato è di avere descritto e portato documentazioni scientifiche su come, per molti aspetti, le femmine siano profondamente diverse dai maschi. Ho portato esempi a proposito descrivendo chiarissimi stereotipi adolescenziali maschili e femminili e ho scritto che ciò si manifesti anche nell’utilizzo dei social. Questa evidenza della diversità è in forte contrasto con la teoria gender, che sostiene invece che tra uomo e donna non vi sia alcun tipo di differenza e che essi possano essere totalmente intercambiabili.
    Alcuni considerano l’annullamento delle differenze come una tappa del progresso, come il superamento di un medioevo culturale a favore della modernità…
    Queste persone descrivono l’annullamento delle differenze come un percorso naturale. La scienza come la sociologia mostrano invece chiaramente come vi siano delle innate differenze biologiche ed emotive tra uomo e donna. L’annullamento delle differenze è in realtà un processo culturale figlio non della natura ma di determinate decisioni politiche. A teorizzarle sono stati nel secondo dopoguerra i filosofi neo-marxisti della Scuola di Francoforte, gli stessi che hanno dato l’input alla rivoluzione culturale del 68, che è stata il più grande momento di affermazione politica di tali teorie. Il movimento del 68 puntava alla rivoluzione culturale tramite l’abolizione delle differenze sessuali col fine di raggiungere un’equiparazione sociale e politica tra uomo e donna. La lotta alla disuguaglianza e l’annullamento delle differenze tra gli esseri umani è il primo scopo dell’ideologia marxista. La scuola di Francoforte ha semplicemente applicato tale concetto alla dimensione sessuale e ha generato una grande rivoluzione sociale tramite la liberalizzazione umana dei comportamenti sessuali. Il 68 è stato, in questi termini, una vera rivoluzione perché ha introdotto una nuova pseudocultura, per la quale la libertà degli individui corrisponde alla propria libertà sessuale. Essa ha distrutto i paradigmi culturali che c’erano precedentemente e che erano basato su concetti come la fedeltà e l’onore, che oggi sono diventati totalmente tabù.
    Anche se la cosiddetta teoria gender è figlia di un preciso percorso politico e ideologico secondo alcuni l’annullamento delle differenze porterà a un miglioramento della qualità della vita degli individui, soprattutto delle donne…
    Se la libertà di una persona si misura in base alla propria libertà sessuale allora essa è direttamente proporzionale all’assenza della famiglia fondata su vincoli di amore e fedeltà, gli stessi che garantiscono stabilità e sicurezza ai bambini. La libertà intesa come assenza di famiglia genera profonda instabilità, insicurezza e disorientamento nei bambini, che sono gli uomini e le donne di domani. Le personalità dei bambini sono plasmate dai rapporti con e tra i genitori, se questi sono fluidi, instabili o conflittuali il bambino è disorientato e spinto a cercare all’esterno del nucleo famigliare ciò che non trova. I comportamenti sui social ne sono spesso la manifestazione, sono la ricerca di attenzione e la volontà di dimostrare di essere accettati e di avere trovato l’amore. L’individualismo totale, la concezione della libertà solo come libertà sessuale e l’emancipazione individuale stanno portando alla distruzione della famiglia intesa come garante di stabilità e sicurezza per gli uomini e le donne di domani. Dobbiamo aspettarci dunque intere generazioni composte da individui totalmente disorientati, alienati, insicuri e instabili emotivamente.
    Lei indica nell’emancipazione, anche femminile, una delle principali cause della distruzione della famiglia e della stabilità ad essa connessa. Ed è per questo stato accusato di essere un complottista. Come risponde?
    Rispondo con i fatti, che mostrano come la distruzione della famiglia stia avvenendo concretamente tramite l’adozione di determinate misure politiche ed economiche. In Germania questo è evidente in tutti gli schieramenti politici che formano il governo. Le presunte politiche a tutela della famiglia consistono nell’incentivare la donna a lavorare a tempo pieno e a detassare gli asili nido e i doposcuola. Questo è esattamente ciò che genera l’allontanamento delle persone che compongono il nucleo famigliare.
    Per vivere, però, le persone hanno bisogno di lavorare. Il più delle volte è inevitabile che entrambi i genitori abbiano un’occupazione lavorativa a tempo pieno. Ne va della sopravvivenza.
    E’ vero. Il mercato è cambiato, offre stipendi più bassi e chiede a tutti gli individui di lavorare al 100per cento. In nome del mercato e della competitività sta venendo abolito ciò che garantiva equilibrio, stabilità e orientamento. La dedizione di tutto il proprio tempo al lavoro e non agli affetti e ai figli viene visto come la miglior forma di emancipazione, che è la battaglia numero uno del femminismo. In questi termini possiamo tranquillamente dire che neomarxismo e liberalismo abbiano trovato la propria sintesi nel femminismo e della teoria gender, che lotta per l’uguaglianza totale in nome della soddisfazione delle richieste del mercato. In Germania durante le manifestazioni della sinistra di ispirazione marxista viene spesso gridato lo slogan “no family, no border, no nation”. Sono concetti estremamente liberali che vengono fatti propri dai marxisti, mostrando la sovrapposizione delle due ideologie. In nome di un estremismo individualistico utopico.
    Perché utopico?
    Perché non corrisponde alla natura del uomo. Che è innata e non muta, anche se cambia la società. L’uomo non è un mero animale che vive solo di cibo e istinti sessuali. Tutti noi abbiamo una vocazione sociale, cerchiamo rapporti non solo sessuali ma anche e soprattutto di fedeltà. Non puntiamo solo a riprodurci, ma a dare ai figli la stabilità che permetta loro di crescere serenamente.
    Cosa si aspetta per il futuro?
    Il fallimento della società fondata su questi paradigmi. Quello in corso è un progetto, anche economico, a breve termine. Finirà per creare non una società ma un insieme di individui concorrenziali e profondamente infelici. Per fare grandi progetti sarebbe necessario cambiare totalmente rotta. Investendo sulla stabilità e sulla crescita felice delle nuove generazioni.
    "La teoria gender? Colpa del femminismo" - IlGiornale.it


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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Cosa si nasconde dietro l’ideologia del gender
    Un libro di Aldo Vitale per non “tranquillizzare la propria coscienza” e tornare finalmente a ragionare
    Caterina Giojelli
    «Non è vero – scriveva Pier Paolo Pasolini in Lettere Luterane – che comunque, si vada avanti. Assai spesso sia l’individuo che la società regrediscono o peggiorano. In tal caso la trasformazione non deve essere accettata: la sua “accettazione realistica” è in realtà una colpevole manovra per tranquillizzare la propria coscienza e tirare avanti».
    Tirare avanti: fin dove? Thomas Beatie non è un uomo, ma una donna: si chiamava Tracy Lagondino prima di innamorarsi di Nancy. I due decidono di avere un figlio: grazie alla donazione del seme da parte di un amico e a una inversa terapia ormonale, si procede con una fecondazione assistita eterologa e a portare avanti la gravidanza è proprio Tracy-Thomas. Oggi i due hanno tre figli che hanno una madre che vuole fare il padre (Tracy-Thomas, appunto), una madre “sociale” (Nancy) e un padre biologico (il donatore) grazie al quale è stata innescata l’intera procedura. Una vicenda resa ancora più complicata dalla separazione, dopo lungo travaglio giudiziario, dei due, un arresto per stalking di Tracy-Thomas nei confronti dell’ex moglie e una intervista rilasciata lo scorso dicembre al Sun in cui l’ormai celebre “pregnant man”, parlando dei suoi figli e dichiarando di volerne altri dalla sua nuova compagna Amber, racconta che il piccolo Austin «aveva i capelli lunghi e ha iniziato a dire che voleva essere una ragazza quando aveva tre anni», mentre Susan, la primogenita, a 7 anni gli ha già chiesto se tutte le ragazze debbano, prima o poi, diventare maschi. Una storia che è un caso limite? No, una storia con tutti i limiti del caso, piena di risvolti etico-giuridici e paradossi etico-esistenziali di immediata (e drammatica) comprensione.
    La vicenda di Tracy-Thomas, una delle molte restituiteci da questi assurdi tempi di opposizione dei diritti/desideri/amori umani all’esercizio stesso del diritto, non è che infatti una delle tante propaggini connesse al tema del pensiero gender, per cui «cio' che è rilevante ai fini della propria identità non è più cio' che uno è, ma cio' che uno ritiene di essere; per cui ci si puo' percepire come maschio, come femmina, come entrambi o come nessuno dei due», un pensiero radicato in un soggettivismo etico, che combinato agli sviluppi tecnoscientifici conduce in fretta «a tutta una complicata e insolita tipologia fenomenologica che, invece di mettere in evidenza il diritto rivendicato, espone sotto gli occhi di tutti quanto il diritto, nella sua essenza strutturale, venga semmai violato».
    Non manca il coraggio della verità ad Aldo Rocco Vitale, autore dell’efficace Gender questo sconosciuto (Ed. Fede & Cultura, 12 euro), 133 pagine e 30 capitoli che rispondono ai tanti punti oscuri sul pensiero poco conosciuto, sottovalutato e da più parti negato come invenzione propagandistica della Chiesa cattolica: il gender, appunto, andato configurandosi nella storia come quel «momento di negazione della differenza sessuata dell’essere umano, o meglio, come pensiero teso a elidere il dato dell’elemento biologico-naturale per sostituirlo con l’elemento psicoculturale».
    Avvocato, firma preziosa di numerose testate online (fra cui Tempi), socio dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, Vitale si destreggia tra storia e casi di cronaca, mostrando con chiarezza per ciascuno di essi paradossi e problemi antropologici e biogiuridici che il pensiero gender porta inevitabilmente con sé, arrivando ad esprimere «il livello più avanzato di annientamento radicale dell’essere dell’uomo».
    Che si tratti di un vero e proprio totalitarismo, «lo si comprende facendo riferimento agli elementi che secondo la più nota ed autorevole teorizzatrice del tema, Hannah Arendt, sono necessari per dar vita, appunto, ad un totalitarismo: l’ideologia, la massa da indottrinare e la polizia politica per tacitare chiunque dovesse resistere all’indottrinamento». Vitale non ha paura di usare le parole giuste, avvalorare la sua scrittura chiara con i contributi di numerosissimi pensatori, da Karl Marx a Judith Butler, dal professor Francesco d’Agostino a Benedetto XVI, e instrada il lettore sulle vie della nascita e dello sviluppo complesso del gender che lungi dal rappresentare un’invenzione vaticana si afferma in un preciso momento storico, come frontiera ultima ed evoluzione sofisticata del pensiero femminista; svela l’interesse dei sostenitori del gender a promuovere l’equivoco che esso c’entri con l’omosessualità; rimette ordine su cio' che è diritto, fondato, come diceva Cicerone, «non su una convenzione ma sulla natura»; smaschera la pretesa di chi vorrebbe porre quale causa prima della famiglia («quell’istituto riconosciuto dal diritto statuale che su quest’ultimo non si fonda, ma che è fondamento di quest’ultimo») non il diritto naturale – che attiene alla natura dell’uomo ed è dunque accessibile attraverso l’esercizio della ragione – bensi' il diritto positivo e statale, e quella di chi vede nell’amore «un principio ordinante del diritto che a sua volta deve disciplinare e ordinare l’esistenza», come è accaduto lo scorso giugno quando Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha statuito che i singoli Stati non potessero rifiutarsi di riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso senza violare la Costituzione: incentrata non sulla razionalità del diritto, ma sulla passionalità dell’amore, «la suddetta sentenza, lungi dall’essere espressione di giustizia rappresenta piuttosto il triste volto di un diritto violato, cioè, in definitiva dell’ingiustizia».
    La diffusione del fast-divorce, la proliferazione delle convivenze more uxorio, le richieste di riconoscimento e tutela giuridica di situazioni «che normalmente dovrebbero essere sottratte al diritto per natura (loro intrinseca e del diritto medesimo), come per esempio in matrimonio omosessuale o l’omogenitorialità (cioè la genitorialità come diritto delle coppie omosessuali attraverso l’istituto dell’adozione o le tecniche di procreazione medicalmente assistita)», evidenziano con forza le spinte contrarie e opposte a cui è soggetta l’istituzione famigliare, tra questi marosi è tuttavia possibile distinguere due principali prospettive «quella che in tende la famiglia come uno dei numerosi prodotti sociali che storicamente si vengono a determinare e succedere» (tipicamente sociologica e marxista) e «quella che rivela la famiglia come società naturale evidenziandone la struttura giuridica sostanziale e sottraendola cosi' tutte le ipotizzabili manipolazioni»: ecco allora come leggere l’articolo 29 della Costituzione Italiana ai sensi del quale «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», ovvero l’unione tra uomo e donna, requisito naturale, essenziale e logico della società naturale.
    Uomo e donna: è qui che Vitale affronta i paradossi che derivano dalla negazione della natura propagata dal gender, sostituita dal sentimento e dal desiderio che una volta benedetti dalla politica e dal legislatore approdano facilmente alle storture del caso Beatie, al sostegno delle lobby gender all’industria dell’utero in affitto con la surrogazione di maternità che rappresenta per gli individui LGBT l’opportunità di avere una famiglia. dai più recenti casi internazionali a quelli italiani, il libro racconta i problemi biogiuridici legati a omoconiugalità e omogenitorialità giocati sulla pelle di bambini ridotti a prodotti ultimi di una catena di montaggio procreativa: valga per tutti il caso del 31enne omosessuale messicano Jorge che nel 2010 decide di diventare padre senza nemmeno essere fidanzato, usa il proprio seme e l’ovulo donato da un’amica e l’utero della madre: nasce un bambino che è figlio di Jorge e della sua amica, figlio della sua amica e di sua madre, figlio e fratello di Jorge, figlio e nipote della madre di Jorge, «essendo figlio di tutti, paradossalmente, è figlio di nessuno. E' più figlio o più nipote? E di chi è figlio? E si possono avere due madri e un padre? E se il proprio padre è proprio fratello? E se la propria madre è la propria nonna? Contorsioni esistenziali derivanti da una concezione e da un’applicazione del possibilismo tecnico assolutamente svincolate da ogni paradigma veritativo dell’essere umano».
    Un’altra storia che è un caso limite? No, un’altra storia con tutti i limiti del caso, una delle tante provenienti dagli Stati dove l’ideologia gender, sotto l’ipocrisia della tutela dei diritti riproduttivi (un pensiero unico in cui trova accoglimento anche la promozione del reato di omofobia), va frammentando i ruoli genitoriali e trasformando le tecniche di procreazione medicalmente assistita da rimedio estremo per i casi di sterilità e infertilità in mezzi in cui poter strumentalizzare i figli a soddisfazione dei propri desideri e delle proprie aspirazioni.
    Scrive donna Haraway in “A manifesto for cyborgs: science, technology and socialist feminism in 1980s”, pubblicato nel 1985 sulla rivista Socialist Review: «Il cyborg è una creatura di un mondo post-genere: non ha niente da spartire con la bisessualità, la simbiosi pre-edipica, il lavoro non alienato o altre seduzioni di interezza organica ottenute investendo un’unità suprema di tutti i poteri delle parti. Il cyborg non ha nemmeno una storia delle origini nell’accezione occidentale del termine. (…) Il cyborg definisce una polis tecnologica in parte fondata sulla rivoluzione delle relazioni sociali nell’oikos. (…) Il cyborg non sogna una comunità costruita sul modello della famiglia organica». E ben si comprende l’orizzonte in cui si muove l’homo faber, che puo' modificare a proprio piacimento la realtà e la sua stessa natura, raccontato da Vitale. Un libro per non “tranquillizzare la propria coscienza” e tornare finalmente a ragionare.
    Cosa si nasconde dietro l?ideologia del gender | Tempi.it

    All cops are… gay?
    Durante il Londra Pride, un poliziotto si è inginocchiato davanti ad un suo collega e gli ha chiesto di sposarlo. Un altro agente ha compiuto un gesto simile con il proprio compagno che si trovava al di là delle transenne. E, manco a dirlo, le immagini hanno “commosso il web”. Sono (anche) questi patetiche scene, da cui siamo ormai bombardati, a indirizzare l’opinione pubblica. Che bello l’amore gayo!
    All cops are? gay? | Azione Tradizionale




    Manipolatrice e utopistica: è la gendercrazia il totalitarismo soft che ci sta distruggendo
    di Ermes Dovico
    L’oscuramento della differenza tra maschile e femminile, l’uso di slogan accattivanti per ottenere consenso con il sostegno dei grandi media, il ruolo della fecondazione artificiale nel favorire la diffusione di un’ideologia che fa perdere il senso della natura umana, la necessità di riscoprire la bellezza della triade madre-padre-figlio. Sono questi i temi affrontati in Gendercrazia, nuova utopia. Uomo e donna al bivio tra relazione o disintegrazione (Sugarco Edizioni), il secondo libro di Chiara Atzori, da anni impegnata nel dimostrare l’inconsistenza scientifica e la pericolosità della teoria gender. La Nuova BQ l’ha intervistata.
    Dottoressa Atzori, partiamo dal titolo: perché parla di “gendercrazia” e perché questa nuova utopia può essere più pericolosa delle altre che l’hanno preceduta?
    Gendercrazia è un neologismo che mi sono permessa di utilizzare perché raccoglie in sé questa parola (gender) oggi negata, ma che in realtà permea tutta la “cultura” in cui siamo immersi, dalla televisione, ai giornali, al cinema e soprattutto Internet. I colossi del potere mediatico e finanziario come Apple, Facebook, Google, Microsoft da tempo sostengono il gender mainstreaming, cioè la visione secondo cui la sessualità binaria (maschio-femmina, uomo-donna) sarebbe superata e da sostituire con quella molteplicità di generi che non sarebbero più due, ma addirittura 72, secondo l’ultima classificazione. Parlo di utopia perché è una visione sganciata dalla scienza, dall’ecologia, elaborata per lo più da una ristretta accademia di stampo ateo, materialista, femminista radicale e omosessualista: un gruppo minoritario ma economicamente potente e ben supportato, che in pochi decenni è stato in grado di introdurre e imporre gradualmente questa ideologia nelle più diverse discipline (dalla filosofia alla psichiatria, dall’educazione alla sociologia di massa e all’economia). La pericolosità sta nel fatto che dichiarandosi “inesistente” ed essendo sconosciuto al grande pubblico, il gender non è chiaramente identificabile come potevano essere i totalitarismi del passato, politicamente definiti.
    Come si è arrivati ai concetti di gender e identità di genere e che consistenza hanno dal punto di vista scientifico?
    Il momento di svolta è negli anni ‘50, a causa dell’azione congiunta di alcuni nomi dell’area sessuologica tra i quali Alfred Kinsey, un etologo, Robert Stoller, uno psicanalista che si occupava di transessualismo, e lo psicologo John Money che si occupava di casi di ermafroditismo. Il conio di “identità di genere” è attribuibile a Money, che rispetto alla formazione dell’identità sessuata teorizzava la preponderanza degli aspetti culturali-educativi (identità di genere) a discapito di quelli biologici (identità sessuale). Il suo nome è legato soprattutto al caso dei gemelli maschi Reimer, di cui uno – a seguito di una maldestra operazione di circoncisione che gli causò la perdita del pene dopo pochi mesi di vita – venne cresciuto come una “bambina” proprio su indicazione di Money, che per anni propagandò l’inesistente successo del suo esperimento quale prova dell’evidenza “scientifica” della sua teoria del genere come qualcosa di sganciabile dal sesso biologico. Fu un falso storico e scientifico smascherato solo dopo decenni, nonché un dramma per Reimer, che non si identificò mai nel sesso femminile e morì suicida. Eppure, i libri di pediatria, medicina, endocrinologia, sociologia e psicologia, per non parlare dei testi dei gender studies, si rifanno continuamente a Money per validare il concetto di separazione tra identità di genere e sesso: ci si dimentica del fatto che si sta parlando di una clamorosa e ideologica bufala scientifica.
    Nel suo libro si sofferma, tra l’altro, sulla necessità di vivere il corpo come un dono, mentre il gender porta a una “disintegrazione” della natura umana.
    Il concetto di corpo come dono riconosce un’evidenza: non si “sceglie” a quale sesso appartenere, ma si riceve dal patrimonio genetico e dalle interazioni anche prenatali il “pacco dono” da cui partirà l’interazione sensoriale, emozionale e poi cognitiva, che porterà alla consapevolezza di “essere” sessuati. La stessa psicanalisi sottolinea come la sessuazione psichica avviene proprio perché “appoggiata” a un corpo, e che questo corpo è in relazione dall’inizio del suo esistere, non solo come unione di spermatozoo e ovulo (cellule irriducibilmente legate a un corpo rispettivamente maschile e femminile) ma anche come “circoncisione simbolica di ogni essere umano”, testimoniata dalla presenza dell’ombelico. Il gender, invece, disconosce il dono del corpo, la relazionalità, le radici che ci costituiscono, per privilegiare un’improbabile autodeterminazione, anche mediante la manipolazione chirurgica, endocrinologica, verbale, per non parlare dell’abbigliamento e dei gesti: tutto è considerato disponibile a piacimento, secondo una soggettività autoreferenziale, individualista, che pretende di “fare” del proprio essere la realizzazione di un desiderio atomizzato, privo di legame con il biologico. In questo senso il gender è la disintegrazione dell’umano, che per sua natura è sostanza individuale di natura razionale, relazionale, sessuata, simbolica e dotata di parola.
    In che modo la manipolazione del linguaggio sta contribuendo a diffondere capillarmente questa ideologia?
    Come in 1984 di Orwell la neolingua era la modalità per l’esercizio dell’ideologia, così oggi il continuo e martellante diffondersi di neologismi ambigui sul tema della sessualità, della famiglia, della filiazione (su cui viene richiesto dall’alto l’adeguamento generale) crea le condizioni ideali per agire sulle persone non informate adeguatamente o magari semplicemente insicure. Lo psicoreato gender (pensare diversamente dal gender mainstreaming) è qualcosa che già esiste, anche se viene chiamato con termini più inquietanti come “omofobia” o “discorso dell’odio”. Non per niente, per i giornalisti sono già state create dal gruppo di lavoro Lgbt (secondo la “Strategia nazionale” appoggiata dall’Unar) le linee guida per la corretta trattazione terminologica dei temi gender sensibili. Qualcosa che ricorda il MinCulPop di fascista memoria e d’altra parte si allinea al concetto gramsciano di egemonia culturale. Se si domina la cultura, si domina e si controlla il linguaggio, si detiene e si mantiene il potere, come tristemente ci hanno insegnato i totalitarismi del passato. La gendercrazia è un totalitarismo “soft”, ma non meno attento al tema dell’egemonia culturale e linguistica: e ciò è chiarissimo nei programmi scolastici e nelle modalità di revisione dei testi scolastici in chiave gender.
    Lei scrive che sulla triade madre-padre-figlio è calato un mutismo mediatico. È solo un problema di condiscendenza all’ideologia dominante o si sta anche perdendo consapevolezza della necessità di questa triade?
    La bellezza della triade uomo-donna-bambino, ossia quell’incontro della differenza grazie a cui si genera e si accudisce insieme il figlio, è fortemente oscurata, sia a livello simbolico che come fonte di responsabilità e impegno, a favore di una visione edonistica, ricreativa e individualistica della sessualità, intesa come godimento personale, soddisfacimento dei propri bisogni e non apertura all’altro e alla vita.
    Esperti come Claudio Risè, Massimo Recalcati e Giancarlo Ricci hanno fatto notare come dalla rivoluzione sessuale del 1968 il depotenziamento del concetto di autorità è andato di pari passo con la deflagrazione di ogni figura maschile positiva, necessario limite simbolico alla simbiosi madre-bimbo ma anche protettiva cornice della famiglia. La figura paterna è stata la prima a fare le spese di questo mutismo mediatico. Oggi, anche la figura della madre è in crisi, in quanto femminismi, pari opportunità e carrierismi vari hanno per decenni invocato una parità che in realtà è diventata mascolinizzazione della donna, pretesa di equiparazione economica ma infine distruzione della peculiare e preziosa prerogativa della donna di potere essere colei che accudisce e fa crescere dentro di sé la vita che germoglia.
    Manipolatrice e utopistica: è la gendercrazia

  3. #153
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Carpi: genitori costretti a cambiare scuola al figlio per i libretti gender
    di Cristiano Lugli
    Non ha pace una piccola famiglia di Carpi, che ha la sola “colpa” di vivere in un mondo completamente rovesciato, scoperchiato dalla mancanza di veri valori, sostituiti dal più assurdo relativismo che avanza sempre più, nascondendosi sotto i velami del perbenismo sociale, tirannico e ipocrita per sua natura.
    La famiglia a cui si accenna è stata recentemente vittima di un subdolo attacco da parte dell’istruzione scolastica, e ora spiego velocemente il perché. Marito e moglie avevano già dovuto in passato cambiare scuola al proprio figlioletto, un bambino di 10 anni, per diversi problemi verificatosi all’interno del vecchio comprensorio. Con la speranza di trovare un ambiente migliore hanno deciso di iscriverlo alla Scuola Primaria “Carlo Collodi” di Carpi, statale ovviamente, ma vicino a casa.
    La scelta, che potremmo definire eroica visti i tempi in cui viviamo, dove l’egemonia del lavoro ha la meglio su qualsiasi cosa, è quella intrapresa dalla madre – ovviamente con il consenso del marito – la quale ha deciso di rimanere a casa dal lavoro per poter assistere meglio le attività del figlio e occuparsi dei lavori domestici.
    Ma veniamo ora ai fatti che più ci interessano. Stiamo parlando ovviamente di una famiglia cattolica, ben conscia di ciò che accade al di fuori dei recinti delle mura domestiche; cosciente che, volente o nolente, iscrivere un figlio ad una scuola statale comporta enormi rischi, visti i risultati con cui la “cultura” del gender si è rapidamente inserita, ancor più grazie a quell’auto-incensante “legge” cosiddetta “Buona Scuola”.
    Avvalendosi di tutte le possibilità di tutela previste dalla normativa, che si riassumono poi nell’invio del consenso informato con diffida, spedito tramite raccomandata alla scuola ad inizio anno scolastico, la famiglia carpigiana sperava di poter dormire sonni tranquilli, o meglio, forse non tranquilli… Ma perlomeno certa di essere informata sulle porcherie che un sistema d’istruzione malato vuole propinare ai bambini.
    Tutto bene, a parte i soliti scontri con genitori anestetizzati da ciòche accade intorno, insegnanti che non sono a conoscenza di ciò che veramente sta passando per spiragli ideologici sempre più ampi, o se ne sono a conoscenza se ne strafregano. Tutto sommato però sembra che al figlioletto non sia stato proposto niente di quanto impone il globale “gender-diktat” che nelle scuole primarie e negli asili fa ormai da padrone.
    Proprio negli ultimi giorni però arriva un’amara ed inaspettata sorpresa: la maestra affida alla classe la lettura di un libro, distribuendo a tutti i bambini il medesimo testo, dal titolo “Ascolta il mio cuore”. Il compito dato per casa è quello di leggere il libretto e capirne i contenuti, senza particolari ulteriori indicazioni.
    La madre si presta dunque ad una lettura condivisa con il bambino, ignara di quanto stava per passare sotto i suoi occhi. Riportiamo qualche stralcio qui di seguito per dare un’idea di quello che questi due poveri genitori si sono trovati davanti.
    Si sta qui parlando, nel libro, di “toreri” e il discorso è tra un bambino e una bambina: “E poi le donne a fare i toreri non ce le vogliono” – aggiungeva Gabriele dispettoso. “Bè vuol dire che cambierò sesso” – pensava Prisca. Elisa le aveva mostrato, su una rivista medica dello zio Leopoldo, la foto di un camionista svedese che si era fatto fare un’operazione ed era diventato una bellissima ragazza. “Se fossi maschio potrei anche fare il mozzo su una nave mercantile e andarmene in giro per il mondo” – pensava Prisca. (…) “Va bé, vuol dire che prima mi sposerò e avrò miei diciassette bambini, e solo dopo cambierò sesso e faròl torero”. Era un pensiero consolante avere quella doppia possibilità grazie al progresso della scienza.
    Si potrebbero citare altri estratti, ma per l’amore di un canonico limite si preferisce tralasciare, buttando per un attimo lo sguardo all’autrice di questa bella operetta gender, fatta entrare senza nessuna riserva nella scuola di Carpi ( e chissà in quante altre ).
    Si tratta di Bianca Pitzorno, la famosa scrittrice e saggista italiana che si occupa da tantissimi anni di libri per bambini e ragazzi. Molto conosciuta nell’ambiente LGBT perché lei stessa si è più volte dimostrata ardua combattente per le cause omosessualiste, potremmo addirittura attribuirle il ruolo di pioniera dei primi libretti i gender per bambini, come quello in questione, che infatti fu editato nel lontano 1991. Anche la Nuova Bussola QuotiDiana si era occupata in passato di uno dei testi della Pitzorno più precisamente di “Extraterrestre alla pari” dove – per farla breve – si parla di un extraterrestre che per un periodo vive la condizione di entrambi i sessi, rimanendo sconvolto per i pregiudizi che ci sono sulla terra contro questa duplice condizione sessuale.
    La datata scrittrice ha rilasciato anche interviste al mondo lesbo, prendendosi i plausi di quest’ultime che si vantano di essere cresciute con i suoi libri; anche il sito internet cultura-gay ha molto a cuore la Pitzorno, che, fra le altre cose guarda caso, è pure ambasciatrice all’UNICEF da circa 16 anni.
    Ebbene questa personaggia viene proposta nelle scuole da circa vent’anni o più, forse sotto il gran silenzio di tante persone che nemmeno si accorgono di ciò che passa loro sottomano, o forse con il mutuo consenso di chi invece vuole che queste cose passino.
    Proprio questa infatti è stata la risposta che il Preside della scuola Collodi ha dato ai due genitori – fra l’altro indirettamente – dopo che questi hanno inviato una lettera all’attenzione di tutto il personale scolastico, facendo notare prima di tutto gli scandalosi contenuti presenti nel libretto, e poi ribadendo il consenso informato con diffida che ad inizio hanno avevano fatto avere alla scuola. La richiesta dei genitori è stata semplice semplice: la rimozione del libro dalla biblioteca scolastico, in quanto lesivo e diseducativo per la morale dei bambini.
    Ovviamente non c’è stato nessun tipo di risposta immediata, ne da parte di insegnanti, ne tanto meno dal Preside, sicché la famiglia stessa si è rivolta alla coordinatrice di classe per chiedere come fosse stato accolto il loro fervente appello.
    Negativamente, è chiaro: la coordinatrice ha fatto da tramite riferendo ai due genitori che “il Preside non ha nessuna intenzione di rimuovere il libro”, che dice essere stato già usato tantissime volte in passato, ma soprattutto non può e non deve essere rimosso per la richiesta di una sola famiglia che ha voglia di lamentarsi.
    Cosa rimane da fare a questa povera famiglia disperata, se non ritirare il figlio da una scuola che ha tutti gli scopi possibili ed immaginabili fuorché quello fondamentale che dovrebbe avere, ovvero l’educazione e la formazione di bambini/ragazzi moralmente saldi? Queste scelte però comportano conseguenze, danni, dolori e lesioni a bambini che ancora così piccoli sono costretti a dover cambiare – ovviamente per il loro bene – a causa di un mostruoso insegnamento che avanza sempre più fra le mura della scuola pubblica. La superficialità e l’incompetenza del personale scolastico, come in questo caso, meriterebbe un po’ più di attenzione, ma non vogliamo avvelenare ulteriormente il sangue ai lettori.
    Per concludere, e riassumere: se a tuo figlio vogliamo insegnare il gender a scuola, tu devi tacere. O se anche hai intenzione di parlare devi sapere che non ti ascolterà nessuno, che del tuo consenso informato con diffida non ce ne frega nulla, e che sei l’unico pazzo fermo alla concezione di maschio e femmina come unica cosa possibile salvo denaturalizzare la società.
    davanti a questo scempio, come comportarsi allora? Credo, e mi permetto di dirlo, che sia giunto il momento di rimboccarsi seriamente le maniche per creare valide alternative, volte a garantire la salute psico-fisica e spirituale dei nostri figli. Nonostante il collettivo e pandemico obnubilamento, bisogna raccogliere le forze di tutti i genitori affranti, ma allo stesso tempo decisi a fare qualcosa.
    Creare piccoli gruppi di famiglie, confrontarsi, e trovare soluzioni per creare scuole paterne che siano in grado di formare i ragazzi nella maniera corretta, per ben vivere qui sulla terra come oneste e civili persone, per poi diventare un giorno abitanti del Cielo.
    Quello che continua ripetutamente a succedere e a passare nelle scuole non è più uno scherzo. E' un Leviatano sempre più prorompente che sta intessendo tele ovunque, con prospettive davvero agghiaccianti. Continuare a denunciare va bene, ma il non trovare valide e possibili alternative corrisponde a scavarsi una fossa pur sapendo che si può evitare la morte immediata. A noi la scelta.
    Carpi: genitori costretti a cambiare scuola al figlio per i libretti gender ? di Cristiano Lugli | Riscossa Cristiana


    I dati ci dicono che per i bambini è meglio crescere con mamma e papà
    Benedetta Frigerio
    Intervista a Mark Regnerus, il sociologo americano autore di un contestatissimo studio sui figli di coppie gay, che sarà presto a Roma
    “Quanto sono diversi i figli adulti di genitori che hanno relazioni sentimentali con persone dello stesso sesso? I risultati dello studio Le Strutture della Nuova Famiglia”. E' questo il titolo di una della ricerche scientifiche più violentemente criticate della comunità lgbt, uscita proprio quando il presidente Barack Obama, prima, e la Corte Suprema, poi, aprivano al diritto al “matrimonio per tutti”. Il suo autore, Mark Regnerus, professore di Sociologia presso l’Università di Austin, vi ha affermato che quanti sono cresciuti con due persone dello stesso sesso sono dalle 25 alle 40 volte più svantaggiati rispetto ai loro coetanei cresciuti in famiglie composte da genitori di sesso diverso. Secondo il suo studio, i primi sono tre volte più soggetti alla disoccupazione (solo il 26 per cento ha un lavoro fisso contro il 60 per cento della media), sono quattro volte più soggetti a ricevere assistenza pubblica (il 69 per cento contro il 17 per cento dei casi). E sono molto più inclini ad essere arrestati, a dichiararsi colpevoli di atti criminali, a drogarsi, a pensare al suicidio. Insomma, uno studio dalle conclusioni molto nette che, non a caso, è sempre stato molto contestato dalle associazioni della galassia arcobaleno.
    Professore, può parlarci delle differenze fra il suo studio e quelli che sostengono l’opposto?
    Prima della mia ricerca esistevano solo piccoli studi su scala locale, relativi ai bambini ancora in casa. Il mio studio, invece, è stato il primo a prendere come campione la popolazione nazionale di giovani adulti, già usciti di casa, e cresciuti con persone dello stesso sesso. Abbiamo domandato loro quanto il modo in cui sono cresciuti ha influito sulla loro persona. Abbiamo intervistato singolarmente centinaia di persone cresciute con due uomini o due donne e abbiamo comparato la loro situazione con quella di altre persone, sia vissute con un solo genitore, sia con i genitori separati, con i genitori adottivi oppure con una madre e un padre sposati. Ci siamo accorti che il tasso di disoccupazione, di difficoltà psicologiche, di dipendenza dai servizi sociali erano maggiori nei giovani adulti cresciuti con due persone dello stesso sesso. Nella maggioranza dei casi si tratta di madre biologica divorziata e convivente con un’altra donna.
    Qual era la sua posizione iniziale in merito ai bambini cresciuti con due persone dello stesso sesso?
    Quando ho cominciato non avevo un’opinione precisa in merito, ma ho cercato di analizzare il più imparzialmente ed esattamente possibile le varie situazioni per formarmene una. I dati infatti si possono usare anche per piegarli alla propria visione preconcetta, cosa che ho evitato di fare. Se, ad esempio, si prendono i risultati relativi a chi è cresciuto con due uomini e due donne separati e li si unisce a quelli di chi è cresciuto in un’unione stabile di uomo e donna e poi si compara questo campione con quello di chi è cresciuto con due persone dello stesso sesso non ci saranno differenze enormi. Al contrario se, come ho fatto io, si comparano le coppie dello stesso sesso con quelle di una famiglia naturale stabile le differenze sono grandi.
    Le reazioni alle conclusioni del suo studio sono state violente. Come è cambiata la sua vita?
    Caspita… lo si dovrebbe chiedere a mia moglie. La mia carriera era ormai avviata, stavo per diventare professore associato, ma dopo la pubblicazione dello studio tutto si è bloccato. Non sono più stato invitato ai convegni e agli eventi a cui ero solito partecipare. devo dire che io stesso, quando mi sono trovato davanti ai risultati, mi sono preso un colpo e ho capito che la mia vita sarebbe cambiata. E' stato frustrante e, anche se ora mi sono abituato, non è giusto che questo mi sia accaduto. Purtroppo, pero' le persone sono sempre più ossessionate dalla reputazione, motivo per cui l’ambiente accademico delle scienze sociali è più viziato che mai.
    Lei avrebbe potuto ritrattare. Perché ostinarsi?
    Perché è una questione che riguarda l’umanità intera e la sua salvaguardia. Raccogliere e leggere i dati il più correttamente possibile è poi lo scopo del mio lavoro. Soprattutto, stare di fronte alla sofferenza dei bambini cresciuti con due persone dello stesso sesso e alla serenità di quelli che sono diventati grandi nell’amore stabile di mamma e papà, mi ha impedito di tacere. ciò non significa che un bambino educato da una madre e un padre non avrà mai problemi, ma questa è l’unica condizione ideale per poterlo crescere sereno. Ogni altro stato implica comunque delle ferite e delle difficoltà, per quanto si possano superare.
    Alla fine anche l’università per cui lavora si è dovuta arrendere al fatto che la sua ricerca era stata condotta correttamente.
    Per questo hanno difeso il mio diritto di parlare. Nel 2012 aprirono un’inchiesta e alla fine fui dichiarato innocente. Ma nell’ottobre 2014, in seguito alle continue proteste, l’università ha deciso di riaprire le indagini. Sono risultato ancora innocente, ma, ancora una volta, l’unica cosa che hanno fatto è stata quella di difendere il mio diritto di espressione. Sui contenuti della mia ricerca, invece, non hanno mai preso posizione. Come tutti, anche le accademie hanno il problema di piacere al mondo e quindi di non opporsi a chi ha potere.
    Qualcuno che l’ha difesa?
    Tanti colleghi mi hanno difeso privatamente, pochi lo hanno fatto in pubblico. però dopo la mia ricerca, ne sono uscite altre tre a confermarla. Su queste non si sono scatenate le stesse ire solo perché la mia era la prima e, inoltre, aveva tutti dati originali. Gli altri studi successivi si basano su dati raccolti da altri e, quando è cosi', è più facile difendersi.
    Perché tanta avversione?
    La cultura transgender ha un grande potere economico e quindi di boicottaggio e ha investito molto nel campo delle scienze sociali. Assistiamo a sforzi congiunti e coordinati che hanno invaso le accademie di tutto l’Occidente. Ma sopratutto in America hanno sradicato l’idea di un bene comune, per cui esiste solo il diritto del singolo ad avere tutto, che poi alla fine è il diritto del più forte che riesce a imporsi a discapito degli altri. Il movimento lgbt, contrario al matrimonio, mira proprio all’atomizzazione dell’individuo, sciolto da qualsiasi vincolo e limite. Inoltre gli Stati Uniti sono fortemente empiristi: se una cosa esiste, solo per il fatto che c’è, va accettata e guai a chi si domanda se sia giusta o sbagliata. E' severamente vietato chiedersi quale tipo di società vogliamo e chi solo mette in discussione quella che c’è è considerato un violento.
    Cosa è successo con la pubblicazione dello studio?
    Alcune delle stesse persone che ho intervistato hanno preso coraggio e hanno cominciato a parlare. Anche se penso che la maggioranza non riuscirà a farlo pubblicamente, perché è difficile criticare chi, comunque, ti ha cresciuto. Inoltre, molti di coloro che hanno vissuto con due donne e due uomini hanno alle spalle anche dei divorzi o passaggi da una casa all’altra. difficile separare i piani della devastazione e imputarla solo a un genitore. In ogni caso, quello che è certo, a partire dai dati, è che ai figli serve la stabilità di un uomo e una donna.
    Quali sono le sue speranze?
    Negli anni Settanta chi criticava il divorzio veniva emarginato, anche se non esistevano i mezzi diffamatori di oggi, ma poi una volta passata la legge le cose sono cambiate. Cosi' è per le unioni fra persone dello stesso sesso: quando ogni norma sarà ormai tarata forse la verità potrà essere meno ostacolata. Anche se credo che la campagna denigratoria continuerà finché la morale non sarà sconvolta. E finché le persone come me non saranno messe a tacere.
    Di cosa parlerà al pubblico romano?
    Proverò spiegare quello che sta accadendo negli Stati Uniti e che è travisato dai media. Spieghero' i contenuti del mio studio e il suo sviluppo e perché l’unica garanzia per i bambini è il matrimonio indissolubile fra uomo e donna. Farò capire come mai il vero problema, ancor prima delle coppie dello stesso sesso, è la mentalità comune avversa ad ammettere che la famiglia naturale è l’unica condizione ideale e che il divorzio è sempre un danno. Si preferisce, infatti, pensare comodamente che ogni scelta sia lecita e senza conseguenze sui nostri figli. Ecco, il vero problema è qui: finché questo tabù non cadrà, sarà sempre difficile opporsi alle unioni fra due uomini o due donne.
    Regnerus: il mio studio su figli dei gay | Tempi.it

  4. #154
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Il papà “gender-friendly” della Danone
    REDAZIONE
    Più che “Stay Strong” la campagna sarebbe potuta chiamarsi “Stay Tuned” ossia “stai al passo con i tempi” e piegati al folle “gender diktat”.
    Actimel, lo yogurt probiotico della danone strizza l’occhio al gender. Lo fa attraverso una campagna pubblicitaria con il seguente messaggio: “I tuoi amici non sapranno mai che sei stato reginetta per un giorno”, accompagnato dallo slogan, “#StayStrong papà!”.



    La foto parla chiaro: un uomo truccato da donna e con i fermacapelli con accanto una bambina agghindata alla stessa maniera, che fa finta di sorseggiare qualcosa da una tazzina rosa.
    L’immagine fa parte della campagna “Stay Strong” lanciata da Actimel ad aprile con la quale la multinazionale francese aveva annunciato che avrebbe parlato “direttamente agli ‘eroi’ di ogni giorno, ovvero ai consumatori, comunicando messaggi di attitudine positiva per affrontare i momenti di difficoltà quotidiane”.
    I responsabili della comunicazione di Danone devono dunque aver pensato che per andare incontro ai gusti e agli “umori” del mercato occorra uscire dal classico stereotipo del “papà maschio” per rappresentare il nuovo papà effeminato in perfetto stile gender. Più che “Stay Strong” la campagna sarebbe potuta chiamarsi “Stay Tuned” ossia “stai al passo con i tempi” e piegati al folle “gender diktat”, rappresentando la “normalità” del “papà reginetta” pur di vendere il tuo prodotto.
    Il papà ?gender-friendly? della Danone | Riscossa Cristiana

    Cosa ci insegna Rovigo su internet
    A Rovigo m’intrigo. Il sindaco del capoluogo del Polesine è stato cancellato da Facebook (essendo questo il principale social network il sindaco del capoluogo del Polesine è stato quasi cancellato dalla società) per aver scritto di non voler unire in matrimonio persone del medesimo sesso. “E se un bel giorno si presentassero in tre? E se qualcuno viene qua con un cavallo e vuole sposare quello?”. In effetti a Las Vegas un tizio si è presentato col suo iPhone e l’ha grosso modo sposato, e il titolare della cappella grosso modo matrimoniale non risulta abbia ricevuto sfratti da Zuckerberg.
    A Rovigo m’intrigo perché questa città di basso profilo, ignorata perché schiacciata dalle più attraenti Padova e Ferrara, oggi ci dice qualcosa di essenziale: che internet ha distrutto la sovranità popolare, che è inutile accapigliarsi su leggi elettorali e referendum costituzionali se poi viene deciso tutto (ciò che si può dire, ciò che si può pensare) in California. Rovigo è Davide contro Golia, Rovigo ha solo 51.000 abitanti. Visitate Rovigo, piccola capitale della libertà di pensiero.
    Cosa ci insegna Rovigo su internet

    L’indifferenza di fronte al gender. Una grave omissione
    Ideologia del gender
    di REDAZIONE
    Lo incontriamo a Milano, dove è venuto per presentare il suo ultimo libro tradotto nella nostra lingua (Il Regno di Narciso. Una società a rischio di fronte alla differenza sessuale negata, San Paolo, 2014), in un incontro organizzato da Obiettivo-Chaire nella sala del Centro Culturale di Milano. Tony Anatrella è sacerdote e psicanalista e vive a Parigi, dove insegna alla Libera Facoltà di filosofia e al Collège des Bernardins. Consultore del Pontificio consiglio per la famiglia e del Pontificio consiglio per la salute, ha scritto diverse opere tradotte in molte lingue, in particolare dedicate al gender e alle conseguenze provocate sulla società dalla diffusione di questa ideologia.
    a cura di Roberta Romanello
    Monsignor Anatrella, il suo ultimo libro pubblicato in Francia si chiama Matrimonio di tutti i generi, cronaca di una regressione culturale annunciata. Che cosa racconta in questo libro?
    «E' la storia del movimento sviluppatosi in Francia tra il 2012 e il 2013 per contrastare la legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, dove la famiglia viene ridefinita a partire dall’orientamento sessuale privilegiando l’omosessualità. Analizzo poi la preparazione mediàtica della legge sul cosiddetto “matrimonio per tutti”: qui denuncio la manipolazione del linguaggio, la sofisticazione delle parole attuata per attribuire alle relazioni omosessuali cio' che appartiene esclusivamente alla relazione uomo-donna. E' un abuso linguistico parlare di “coppia omosessuale” o di “famiglia omosessuale”, che – di fatto – non possono esistere. Si puo' dire tutto con le parole tradendo la realtà. Questo linguaggio manipolato è lo strumento della grande campagna mediàtica di disinformazione, della militanza egualitaria e della propaganda sessuale nella scuola».
    Qual è la situazione attuale in Francia?
    «Le persone si mobilitano oggi in difesa della famiglia ma soprattutto dei bambini perché lo Stato, come accade in tutti i Paesi totalitari, cerca di impedire che i genitori interferiscano con l’educazione statale, mentre a scuola, sulla base dell’ideologia di genere, si insegna sin dall’asilo che esistono tanti tipi di coppia e di famiglia e che si puo' liberamente scegliere se essere maschi o femmine.
    L’attuale progetto prevede che gli insegnanti individuino, con l’ausilio dei moduli pedagogici forniti, quei bambini che hanno tendenze omosessuali o transessuali. Tutto questo è gravissimo, perché di fatto i bambini e gli adolescenti incontrano, nel loro percorso di crescita, esitazioni identitarie o rifiuto del proprio corpo sessuato; questi processi psichici sono ben conosciuti e sono sempre esistiti, e nel migliore dei casi portano i bambini a incamminarsi verso l’alterità sessuale.
    Cio' che è inquietante oggi è che si vogliano organizzare socialmente i “fantasmi”, cioè quegli scenari immaginari nei quali il soggetto si proietta, per una serie di ragioni psicologiche; l’esperienza pero' aiuta il bambino a paragonare i fantasmi alla realtà, che viene progressivamente interiorizzata insieme al suo corpo sessuato. Ora invece si cerca di dare corpo a questi fantasmi come se fossero la verità sul soggetto e, sotto le pressioni delle lobby, si pretende di trovare confermata la teoria di genere».
    Lei parla spesso dell’azione delle lobby omosessuali e transessuali: come queste lobby influenzano i vari aspetti della società?
    «Negli anni Ottanta la tragedia mondiale dell’AIDS ha mietuto le sue prime vittime tra gli omosessuali, diffondendosi il virus innanzitutto a causa della moltiplicazione dei partner. Per evitare la stigmatizzazione degli omosessuali li si è fatti passare per vittime; divenuti i primi testimonial della lotta contro l’AIDS, sono stati assunti nei grandi organismi internazionali e da qui sono partite le progressive rivendicazioni in politica, nei media, nei romanzi, nei film, tutte legate alla questione della loro integrazione nella società, come se gli omosessuali non fossero già parte integrante della società. Sono state fatte loro una concessione dopo l’altra, garantendo loro diritti “speciali”, arrivando fino alla legittimazione del matrimonio e alle adozioni.
    C’è stata una vera e propria azione vandalica sul simbolismo del matrimonio. Il matrimonio è sempre stato concepito in termini di differenza e di alterità sessuale, che non esistono nell’omosessualità, e comunque mai come mezzo di integrazione per persone che hanno tendenze sessuali particolari. E' inoltre una forma di eresia antropologica, per non dire una patologia sociale, far credere che i bambini possano realizzare la propria identità imprigionandoli in una relazione narcisistica. Gli studi dimostrano che i bambini cresciuti in un ambito relazionale di tipo omosessuale mancano totalmente di fiducia in se stessi, sono più passivi e faticano a costruire relazioni integrate».
    In Francia prima della legittimazione del matrimonio per tutti è stata votata una legge contro l’omofobia. Che cosa significa questo termine e perché in tutti i Paesi dove si vuole introdurre il matrimonio tra persone dello stesso sesso lo si fa precedere da una legge contro l’omofobia?
    «La nozione di “omofobia” è stata inventata dalle associazioni omosessuali e ha un carattere repressivo. Serve per intimidire e per impedire di parlare e di interrogarsi sulle numerose questioni poste dall’omosessualità. Molti Stati in Europa producono leggi contro l’omofobia, e questo è scandaloso. E' cio' che si chiama polizia delle idee».
    Il Regno di Narciso il titolo del suo ultimo libro pubblicato in Italia: perché questo titolo? di che cosa parla il libro?
    «Freud aveva analizzato l’omosessualità attraverso il mito di Narciso, che guarda la sua immagine riflessa nell’acqua, e non vede che se stesso. Il Regno di Narciso descrive la nostra società che vuole ridefinire la coppia, il matrimonio e la famiglia a partire dall’omosessualità, cioè dal bisogno di guardare se stessi attraverso uno specchio che riflette l’immagine di uno identico a me; una società che perde sempre più il senso dell’altro e dell’alterità sessuale: si valorizza l’omosessualità mentre nulla, nella cultura contemporanea, insegna ai giovani a fare coppia.
    Questo è un libro dove approfondisco le ragioni che fondano l’omosessualità, che sono essenzialmente legate a processi psicologici e non hanno assolutamente basi genetiche o neurologiche o traumatiche».
    In tutto questo assistiamo a una divisione della società in tre gruppi: da una parte le lobby omosessualiste che vogliono imporre questa ideologia, dall’altra parte chi cerca di contrastarne l’avanzata, e una parte che non prende posizione, indifferente a cio' che sta succedendo, e silenziosa. Che cosa rappresenta questa “ideologia dell’indifferenza”?
    «Stiamo entrando in una nuova forma di dittatura, che è la dittatura dei costumi, e precisamente dei costumi omosessuali. Come la storia insegna, nella maggior parte dei casi la gente non si avvede inizialmente dell’imposizione di una dittatura. Alcuni intellettuali sono coscienti del pericolo e lanciano dei segnali, ma sono spesso derisi e criticati, si impedisce loro di parlare o di pubblicare articoli o libri. Negli anni Trenta molti intellettuali hanno messo in guardia contro l’avanzata del marxismo, ma abbiamo dovuto attendere settantanni per dare loro ragione.
    Purtroppo la storia dimostra che gli stessi meccanismi si ripetono e puo' essere che ci vorranno decenni per smontare questa ideologia, che si serve di una eccezionale potenza mediàtica. E' pero' necessario che chi è più cosciente si esprima lanciando dei segnali di allarme; bisogna essere coraggiosi e responsabilizzare i politici, che molto frequentemente diventano demagoghi davanti a queste questioni».
    L?indifferenza di fronte al gender. Una grave omissione » Rassegna Stampa Cattolica

  5. #155
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    La campagna di H&M a favore della “normalizzazione gay”
    di Rodolfo de Mattei
    Le Olimpiadi 2016 di Rio de Janeiro sono alle porte e H&M, il popolare marchio di abbigliamento “Made in Sweden”, diffusissimo tra i giovani, lancia “For Every Victory” una campagna in collaborazione con il team olimpico svedese che è un vero e proprio spot a favore dell’omosessualità e della fluidità sessuale.
    Il protagonista scelto per l’iniziativa promozionale, non a caso, è William Bruce Jenner, ex atleta statunitense, meglio conosciuto oggi con il nome di Caitlyn Jenner, che da icona dello sport, per aver vinto una medaglia alle Olimpiadi di Montreal nel 1976, è divenuto negli ultimi tempi un’icona gay, celebrata e osannata sulle copertine di tutti i principali quotidiani e magazine internazionali.
    Il transgender statunitense ha accolto con entusiasmo l’ennesima vetrina pubblicitaria, commentando così la sua scelta di prendere parte alla campagna H&M:
    “Quando ho realizzato le foto per Vanity Fair l’anno scorso, con le quali ho annunciato al mondo chi fossi, mi sono guardata allo specchio e per la prima volta mi sono vista davvero me stessa. (…) Credo davvero che lo sport riesca a portare un cambiamento positivo nella vita delle persone, per questo motivo sono molto orgogliosa di far parte di questa campagna, perché mi ricorda che la forza e il coraggio aiutano a superare tutti gli ostacoli”.
    Oltre a l’ex oro olimpico William Bruce Jenner, nel video sono presenti, tra gli altri, la ginnasta Chelsea Warner, affetta da sindrome di Down; il surfista Mike Coots, che continua a cavalcare le onde anche dopo aver perso una gamba per l’attacco di uno squalo; la pugile cubana Namibia Flores, che ha dovuto superare gli “stereotipi” di un sport prettamente maschile per realizzare il suo sogno di salire sul ring; i King Cross Steelers, la prima squadra di rugby gay-friendly.
    Il messaggio è evidente: mettere sullo stesso identico piano ogni tipo di discriminazione, dall’omosessualità alla sindrome di Down, celebrando lo sport come attività e strumento grazie al quale è possibile superare qualsiasi barriera e diversità.
    L’ennesima propaganda gay, politicamente corretta, volta a “normalizzare” l’indifferenza e la fluidità sessuale secondo il diktat etico imperante.
    Eppure, risulta chiaro ad ogni persona dotata di un briciolo di onestà intellettuale e buon senso, come non sia possibile equiparare anomalie cromosomiche innate, o accidentali disgrazie personali, a precise scelte comportamentali contro natura che una società realmente “sana” e “civile” dovrebbe cercare di contrastare e dissuadere con ogni mezzo piuttosto che promuovere e diffondere.
    La campagna di H&M a favore della ?normalizzazione gay?* ?* di Rodolfo de Mattei * * | Riscossa Cristiana

    La sinistra vuol punire chi convince i bambini a non diventare gay
    Tra i promotori la Cirinnà e Lo Giudice (Pd) Nel mirino psicologi, educatori e pedagogisti
    Francesca Angeli
    Carcere fino a due anni. Multe fino a 50.000 euro. Sospensione per cinque anni dall'ordine professionale e confisca delle attrezzature.
    Pesantissime le pene previste per «chiunque faccia uso su soggetti minorenni di pratiche rivolte alla conversione dell'orientamento sessuale» ovvero psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, consulenti, assistenti sociali, educatori e pedagogisti.
    Si avventura in un terreno complesso con la pesantezza di un carro armato il disegno di legge depositato a Palazzo Madama da un gruppo di senatori del Pd, primo firmatario Sergio Lo Giudice con Monica Cirinnà insieme a Sinistra Italiana e Misto.
    Nel ddl «Norme di contrasto alle terapie di conversione dell'orientamento sessuale dei minori» si entra in modo piuttosto brutale nei rapporto esclusivo tra terapeuta e paziente, oltretutto minore, e lo si fa per condannare una pratica, ovvero la terapia di conversione in realtà già bandita da tutto il mondo scientifico e dagli ordini professionali chiamati in questione. Il ddl si compone di tre soli articoli. Nel primo si specifica che per «conversione dell'orientamento sessuale si intende ogni pratica finalizzata a modificare l'orientamento sessuale di un individuo», inclusi i tentativi di «eliminare o ridurre l'attrazione emotiva, affettiva o sessuale verso individui dello stesso sesso, di sesso diverso o di entrambi i sessi». Ma se il minore è attratto da un individuo adulto? Nel ddl non si specifica l'età. Se il proprio figlio dodicenne ha rapporti con un quarantenne che cosa dovrebbero fare i genitori? E se il terapeuta lo invita a frenare rischia la galera? Nella legge si specifica che non saranno sanzionati «gli interventi che favoriscano l'auto*accettazione, il sostegno, l'esplorazione e la comprensione di sé da parte dei pazienti senza cercare di cambiare il loro orientamento sessuale».
    Ma chi stabilirà dove sta il limite tra l'intervento ritenuto lecito e quello fuorilegge? Non dovrebbe essere proprio il terapeuta o lo psichiatra a stabilirlo? Ma con la spada di Damocle di una legge punitiva che pende sulla sua testa non si finirà per impedire qualsiasi tipo di intervento nel timore di ricadere nelle casistiche che prevedono il carcere? Il rischio è di paralizzare l'intero settore delle terapie su bambini e adolescenti.
    La sinistra vuol punire chi convince i bambini a non diventare gay - IlGiornale.it

    Maschio e femmina li creò? Secondo alcuni, anche no
    Nerella Buggio
    Fa discutere il ddl 2042 depositato lo scorso 14 luglio al Senato con il titolo "Norme di contrasto alle terapie di conversione dell'orientamento sessuale dei minori". Reprimere o ostacolare la scelta dell’orientamento sessuale di un minore “deve essere punito”. Fino a 2 anni di carcere e da 10mila a 50mila euro di multa, oltre alla sospensione dalla professione, se a compiere la forzatura sono psicologi, pedagogisti, consulenti, educatori, assistenti sociali.
    Vorremo solo arrivare alle ferie sereni, abbiamo lavorato un anno, è stato faticoso, ci spetterebbe del meritato riposo, ma qui i treni si scontrano, gli islamici noleggiano camion e falciano vite umane sulla promenade, un pazzo che grida Allah è grande prende ad accettate una madre con i suoi figli, in Turchia un colpo di Stato durato quattro ore ha fatto in modo che nel paese peggiorasse la situazione, epurazioni, ripristino della pedofilia e la lista potrebbe non terminare qui. Capite che il desiderio di stendersi al sole o di fare lunghe passeggiate rigeneranti in montagna è comprensibile, ma nel frattempo la Legge Cirinnà avanza e pare che non si possa tornare a scuola se qualcuno non spiega ai nostri figli che è sbagliato credere che si nasca maschi e femmine, non è così, si nasce, punto, poi con il tempo si sceglie il genere, questa è la libertà.
    La norma presentata dai senatori Cirinnà e Lo Giudice su omosessualità, bisessualità e transessualità, prevede tra l’altro, due anni di carcere allo psichiatra o psicologo con multa dai 10 ai 50mila euro per “chiunque esercitando la pratica professionale faccia uso su soggetti minorenni di pratiche rivolte alla conversione dell’orientamento sessuale”.
    Se vostro figlio adolescente ha un po’ di confusione sulla sua identità, non pensiate di farlo aiutare, di cercare di capire se è felice, perché non sempre omosessuale è bello, magari un professionista può esservi di aiuto, no, il professionista del caso se passa la Legge Cirinnà rischia pesanti multe e la galera. E’ libertà questa? Si può intervenire per Legge per decidere chi il medico può curare e di chi invece non può prendersi cura? Può lo Stato decidere le terapie, sostituirsi al medico al professionista? Qui stiamo esagerando, se il ddl diventerà legge lo psichiatra rischia di finire in carcere se deciderà di sostenere insieme ai genitori il percorso di un minorenne con un’identità sessuale non ancora chiara.
    Cosa ci sta accadendo? Quando abbiamo finito per credere che tutto sia “liquido” che la libertà sia assenza di realtà? Che nemmeno il sesso con il quale nasciamo sia cosa buona con il quale fare i conti, ma solo un impedimento alla nostra libertà?
    Quattro adulti in un centro massaggi adescano un diciasettenne, si mascherano e lo violentano, il filmato li incastra, un giornale locale li chiama “froci pervertiti” e subito vengono querelati per l’uso dispregiativo dei termini, ma se fossero stati quattro eterosessuali a violentare e avessero scritto – bestie pervertite – qualcuno avrebbe avuto da ridire? E’ Froci che scandalizza? Il mondo va a rotoli e anziché provare pietà per l’adolescente violentato si discute se possano offendersi i violentatori.
    Che fare? Ricominciare da Lui, dall’educazione, dalle cose semplici, per questa estate portate i vostri figli a vedere cose belle, non lasciateli ai baby club portateli a pranzo dai nonni, i sapori e i profumi dell’infanzia rimangono come bagaglio da adulti, parlategli del mondo che non hanno conosciuto, si lamenteranno ma rimarrà loro il ricordo, ve ne saranno grati quando non ci sarete più.
    Il racconto dei nonni di quando non si conoscevano i pokemon, ma si capiva guardando il cielo se avrebbe piovuto, di quando si andava a scuola in bicicletta, nessuno veniva a portarti la cartella, si giocava per strada e non c’erano allenatori o educatori a dettare le regole ma ci si accordava litigando tra ragazzi. Parlategli del vostro batticuore quando avete incontrato la loro madre, è bello sapere che i tuoi (che ora magari vivono in case separate) si sono voluti bene, o che il cielo lo voglia, se ne vogliono ancora. Parlate loro della vostra sorpresa e del vostro batticuore quando li avete presi in braccio la prima volta, quando vi siete sentiti adulti perché padri e madri di un nuovo essere umano che si affidava completamente a voi. Insomma ditegli con i fatti che vale la pena vivere, che nonostante il dolore, la fatica, la crisi, la congiuntura astrale, vivere è una gran bella cosa e imparare a gustare i giorni, ad ascoltare gli amici, a stare in silenzio a pensare un po’ a noi, alle cose belle che diamo per scontate può solo farci bene, e qualche volta renderci migliori.
    Maschio e femmina li creò? Secondo alcuni, anche no

  6. #156
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Cannabis pericolosa come la cocaina. Lo dice l'Onu
    di Andrea Zambrano
    “Ma lei lo farebbe salire suo figlio su uno scuolabus guidato da un autista che fa uso di cannabis?”. Il professore Gilberto Gerra ama fare esempi iperbolici (ma non più di tanto…) per far capire non solo la pericolosità della cannabis, ma anche il guazzabuglio di ipocrisie che si circonda dietro il mantra liberalizzazione delle droghe cosiddette leggere. Tema buono per tutte le stagioni dal ’68 ad oggi che puntualmente torna alla ribalta politica. E che lunedi' si è affacciato per la prima volta in un’aula parlamentare italiana con la discussione, poi rinviata a settembre, del ddl proposto dal deputato radicale Pd Roberto Giacchetti.
    “Fa male?” “No, non fa niente”. “Arricchisce le mafie, meglio liberalizzarla”. “E allora l’alcol?”. Attorno al dibattitto si polarizzano scuole di pensiero che il più delle volte utilizzano stati emozionali e semplici opinioni. Perché la scienza, su questo, sulla dannosità della cannabis, è chiara. Da tempo.
    Gilberto Gerra è un endocrinologo di Parma, ma da molti anni ormai vive a Vienna dove dirige la divisione dell’Onu per le operazioni antidroga. Un organismo internazionale, autorevole, come autorevole è l’Onu tutte le volte che si pronuncia per una qualunque questione che riguardi l’umanità. Ma che sconta un pregiudizio ideologico che di fatto la rende inoperativa di fronte agli stati. Anche se gli studi che conduce e soprattutto i programmi che svolge per la prevenzione dell’uso di sostanze sono all’avanguardia.
    Professore Gerra, eccoci arrivati in Parlamento. Era l’obiettivo dei Radicali. Da almeno 40 anni.
    Un errore gravissimo. Dettato da una politica che ignora bellamente che ci sono tre trattati internazionali che riguardano la normativa sull’uso delle droghe.
    E che dicono?
    Inseriscono la cannabis e tutti i suoi derivati nella prima fascia di sostanze dannose e pericolose. Ci sono non una, ma tre convenzioni internazionali che hanno dato luogo a trattati tra gli Stati e che hanno lo stesso valore, per intenderci degli accordi internazionali sul clima o sui trattati contro la proliferazione degli armamenti nucleari che tanto fanno parlare.
    Ma che sono inascoltati?
    Esattamente. Sulle droghe esistono tre convenzioni: una del 1961, una del 1971 e una del 1988.
    L’ultima è di quasi 25 anni fa…
    Sarebbe troppo comodo pensarlo. Ma non è vero: nell’assemblea dell’aprile scorso al Palazzo di Vetro a New York è stato approvato un documento che dice che la pietra angolare del sistema di controllo delle droghe sta in quei trattati. E si badi: è stato approvato all’unanimità con 193 voti su 193. L’accordo sul clima di due giorni dopo ha avuto 170 voti. Eppure…
    Eppure?
    Eppure c’è una discriminazione dei media. Nessuno ne ha dato notizia. E questo è tragico.
    Si', ma che cosa dicono i trattati?
    Che la cannabis è nella tabella 1, la più problematica, esattamente come la cocaina e l’eroina. Infatti gli Stati vorrebbero cambiarle categoria.
    Se tutti gli Stati sono d’accordo perché arrivano questi progetti di legge?
    Perché ci sono influenze fuori dalle istituzioni, ma quando le istituzioni lavorano seriamente, come all’Onu, pensando al loro elettorato stanno attenti e pensano: non posso mettere un venditore di droga davanti alla scuola di mio figlio.
    Dunque: cannabis pericolosa, eppure c’è chi non lo sostiene.
    C’è una grande confusione, ma la scienza dice una cosa molto chiara: non deve essere usata per scopi non medici.
    I cosiddetti scopi ricreazionali…
    Lei andrebbe a chiedere al suo medico il prozac per scopi ricreazionali?
    Non so… direi di no.
    Chiaro. Perché il medico la interpreterebbe come una domanda senza senso. Provi a chiedere ad un diabetologo una ricetta di insulina per “uso personale”.
    Mi prenderebbe per matto.
    Appunto. Ma per la cannabis stiamo rivendicando una specie di diritto all’uso non medico di sostanze che hanno reazioni nel cervello ben peggiori del prozac.
    Che comunque non è un antidepressivo leggero…
    Il prozac serve per aumentare i livelli di serotonina e questo fa essere meno depressi.
    Ci sono.
    Sa qual è l’effetto farmacologico dell’ecstasy?
    No…
    Lo stesso del prozac.
    E allora perché l’ecstasy è nei trattati?
    Perché il prozac è “gentile”. Ci mette 20 giorni ad ottenere un effetto controllato che l’ecstasy raggiunge in 40 minuti. E come in tutte le cose dirompenti qua il danno neurologico è senza ritorno. Per non parlare di altri effetti collaterali.
    Torniamo al discorso dell’uso ricreazionale…
    Una parola inventata dagli adulti per continuare a negare la situazione dei giovani, i quali non chiedono altro che essere ascoltati.
    Non ci fa farà anche lei che è scienziato il solito fervorino sul disagio?
    Ma è cosi'. Quando un adolescente sta bene, ha una vita sana, piena, una vita realizzata, si sente amato e ascoltato non pensa di ricorrere a sostanze d’abuso.
    Eppure il legislatore lo prevede.
    Perché quella parola, ricreazionale, è utilizzata per occultare le difficoltà, uno stress da coprire che non si riesce a gestire, frustrazioni, accumulo di sofferenze fin dalla tenera infanzia, una sfera emozionale anaffettiva. Il ragazzo spera che le sostanze possano migliorare la sua condizione in questo disperato tentativo di automedicazione che lo porta al baratro. E tutto questo il legislatore lo chiama “uso ricreazionale”.
    Ma la scienza che cosa dice?
    Io studio da 20 anni gli effetti della marijuana sui ragazzi. Ho studiato le loro famiglie e le assicuro che chi fa uso di cannabis non sta bene dal punto di vista relazionale.
    Ma gli effetti?
    Allora, cominciamo col dire che il minimo che ti puٍ venire fumando una canna è un deficit della memoria e delle capacità cognitive. Chi ha interesse a far si' che il proprio fisico possa subire tutto questo se non un disagiato psicologico?
    L’avvocato del diavolo dice: è sempre una questione di quantità.
    Balle. Assieme all’Oms in questi anni abbiamo operato una sistematica revisione della letteratura scientifica e abbiamo visto cose impressionanti: rischio incidenti stradali, molto aggravato rispetto all’alcol, danni al polmone, danni cardiovascoari, danni allo sviluppo emozionale degli adolescenti con alterazioni che possono condurre in una minoranza del 15% a disturbi mentali veri e propri, che si fa fatica a riconoscere rispetto ai disturbi classici.
    Ad esempio?
    Quando uno psichiatra vede un quadro di un adolescente non capisce se è un esordio di schizofrenia o se è indotto da disturbi psicotici da marijuana. Ci sono casi dove la schizofrenia è diventata permanente.
    Sempre l’avvocato del diavolo: ma è solo una minoranza.
    E allora perché le istituzioni fanno la battaglia alle minoranze a rischio infarto per le malattie cardiovascolari o per il colesterolo? Non tutti quelli che mangiano salame sono vulnerabili all’infarto, ma lo Stato non tutela la maggioranza immune, bensi' la minoranza vulnerabile.
    Il suo ufficio si occupa anche di criminalità legata allo spaccio. Roberto Saviano continua a dire che la legalizzazione toglierebbe il potere alla malavita.
    Opinione funesta da smantellare prima che faccia danni.
    E’ falsa?
    Falsissima. Ammettiamo che lo Stato venda cannabis in un dispensario pubblico ai maggiorenni con una bassa concentrazione di principio attivo e un prezzo alto per scoraggiare gli avventori.
    Ammesso.
    Che cosa fa la malavita?
    Entra nel business con offerte più vantaggiose...
    Esatto. Che si traducono nella messa in circolazione di marijuana a prezzi più bassi e a maggior concentrazione di principio attivo. La malavita cosi' diventa un concorrente dello Stato in un’offerta vasta per minorenni e maggiorenni. E puٍ continuare indisturbata a fare affari sulla morte dei suoi clienti. Compra legale e vende illegale e si fa beffe dello Stato. Senza contare tutti i problemi di relazione sociale.
    Come ad esempio?
    Nel 2007 ci fu un caso drammatico di un autista di scuolabus che guidava sotto l’effetto di marijuana, feri' 22 bambini. Lei ce li manderebbe a scuola i suoi figli…?
    No.
    E la maestra che fa uso di cannabis e si dimentica i bambini al parco? E il pilota d’aereo? Potremmo continuare all’infinito.
    Che cosa teme?
    La creazione di una multinazionale della cannabis. Cosى come c’è Big Tobacco o Big Pharma avremo Big Cannabis.
    Come cercate di prevenire?
    Guardi, dopo anni di impegno abbiamo capito che l’unica strada è educativa.
    In che modo?
    Abbiamo programmi molto specifici per formare giovani che a loro volta formano i loro compagni, ma soprattutto abbiamo programmi di family skills per rinforzare le capacità genitoriali. Ci sono metodologie attraverso le quali informiamo i genitori, utilizziamo le sedi dei municipi o le parrocchie. Da questi momenti emerge che il problema principale è la mancanza di tempo che passano con i loro figli. Ci sono genitori che dicono: “Non avevo mai giocato con mio figlio perché nessuno mi aveva detto che era importante”.
    Eppure i ragazzi sono sfuggenti.
    Dare regole ai propri figli è una missione sacrosanta. La loro corteccia le rifiuta, ma il loro subconscio dice: “Mio padre, mia madre mi sta dando questa regola perché per lui sono importante, ho un valore”. Gli studi dimostrano che quando un adolescente entra in questa dinamica riduce l’utilizzo per il 40% dei casi. Il problema principale è quando l’adolescente viene neglected, gli viene usata negligenza nei rapporti. Li' qualcosa si incrina.
    Adesso il Ddl tornerà in commissione. Spera che qualcuno in Parlamento la chiami a relazionare su quanto ci ha detto?
    Lo spero, ma temo che non accadrà.
    Cannabis pericolosa come la cocaina. Lo dice l'Onu


    Alle Olimpiadi liberi tutti: in pista atleti transex
    di Tommaso Scandroglio
    L’importante è partecipare, non vincere. E non è nemmeno importante che tu come atleta maschio partecipi solo a gare maschili. L’importante è appunto partecipare, magari come maschietto che compete con le donne. Quindi il brocardo del barone de Coubertin, in vista delle imminenti Olimpiadi di Rio, probabilmente dovrà subire degli aggiustamenti secondo le nuove mode del sessualmente corretto.
    Ne avevamo già parlato. Il Comitato Olimpico Internazionale (Coi) ha previsto che per partecipare a gare femminili il testosterone dovrà essere inferiore a 10 nanogrammi per litro e tale livello dovrà essere tenuto costante per un anno intero. Quello che fa fede quindi non è il sesso biologico, né quello anagrafico, ma la quantità di testosterone in corpo. La decisione è stata presa sia perché nel passato c’erano state gare vinte da atlete affette probabilmente da iperandrogenismo o da pseduoermafroditismo: donne fisiologicamente con tratti androgini, tanto per semplificare, e quindi con una marcia in più in pista. Sia perché il divieto di non discriminazione è omnicomprensivo e deve perciٍ essere applicato anche alle Olimpiadi: i transessuali possono partecipare alle batterie maschili o femminili?
    Altro che to be or not to be. Il dilemma, fino alla scorsa edizione delle Olimpiadi, veniva risolto facendo riferimento al criterio della rettificazione sessuale perfezionata con l’operazione chirurgica. Ma ora le regole, come abbiamo visto, sono cambiate. La domanda non è peregrina perché il Daily Mail ha reso noto che due atleti maschi, di cui non si conosce il nome, potrebbero gareggiare ad agosto per la Gran Bretagna come transessuali femmine. Atleti che hanno già figurato come partecipanti in competizioni internazionali tra le fila delle squadre femminili. Come si appuntava, non è necessario che gli atleti maschi abbiano subito la castrazione per gareggiare con le donne, è sufficiente che abbiano un basso livello di testosterone.
    L’ideologia gioca una larga parte in questa decisione: «Dobbiamo assicurare il più possibile», fanno sapere quelli del Coi, «che gli atleti transgender non siano esclusi dallo sport. Al fine di tutelare la concorrenza leale non sono necessarie, come pre-condizione per la partecipazione, modificazioni anatomiche chirurgiche, dato che tali modifiche possono essere in contrasto con la linea evolutiva delle legislazioni e con la nozione di diritti umani». Tradotto: costringere un maschio a evirarsi per partecipare a gare femminili è contrario ai diritti fondamentali dell’uomo. In breve, basta un’autocertificazione per dirsi femmina e non avere molti ormoni maschili in circolo (porte aperte quindi ai furbetti che abbassandosi il livello di ormoni potranno primeggiare nelle gare femminili). Chiedere di più sarebbe discriminatorio.
    Il problema sta nel fatto che, in queste Transolimpiadi, ad essere discriminate saranno proprio le donne, quelle vere, quelle biologiche tanto per intenderci. Perché non basta un tasso basso di testosterone per rendere uguale un maschio a una femmina. Rimane, infatti, il fatto che i maschi sono il 30% più forti delle donne, hanno una maggiore densità ossea, hanno un baricentro più alto, una maggiore massa muscolare. Vi sarà capitato di incontrare per strada una persona transessuale: anche se imbottita di ormoni femminili, l’aspetto è quello di un omaccione vestito da donna. E dunque per non dispiacere alle lobby omo e transessualiste forse a Rio dovremmo aspettarci nuovi record mondiali nella corsa, nel nuoto, nel salto in alto e in lungo. Ed anche nella follia ideologica, il cui tasso, in coloro che hanno avuto questa bella pensata, è sicuramente superiore ai 10 nanogrammi per litro.
    Sono le differenze fisiche tra maschio e femmina che hanno imposto categorie agonistiche distinte in base al sesso. Affermazione evidente, quasi banale. Ma l’evidenza lascia il passo all’uomo nuovo, né maschio né femmina. E cosi' la parità dei diritti sfocerà nella disparità delle uguali condizioni di gara. L’egualitarismo scolorerà nella concorrenza sleale.
    La piallatrice dell’ideologia gender quindi ci porterà alle Olimpiadi unisex. Lo scenario futuro è l’abolizione delle divisioni tra gare maschili e femminili perché retaggio di un approccio sessista allo sport. La neutralizzazione sessual-identitaria prevedrà batterie in cui si gareggerà tutti contro tutte. Nello sport non conterà più il merito e il sudore ma solo la chimica. Sarà solo questione di ormoni e di politica.
    Alle Olimpiadi liberi tutti: in pista atleti transex


    Maria Calvo, come Gabriele Kuby in lotta contro le lobby LGBT
    Claudio Forti
    Ancora da Actuall, quotidiano spagnolo online di informazione, la presentazione di una ulteriore figura di donna in lotta contro la menzogna ideologica LGBT. Menzogna ormai propagandata su scala planetaria dalla quella che poco più di 100 anni fa nel suo famoso romanzo Il padrone del mondo, Robert Benson chiamava “nuova religione umanitaria”.
    Caro lettore,
    Una settimana fa ti ho parlato della famosa sociologa tedesca Gabriele Kuby, una donna che ha avuto il coraggio di opporsi alle lobby LGBT con il suo libro La rivoluzione sessuale globale, e che è stata minacciata di morte in un’opera teatrale da quella che potremmo chiamare nuova Gestapo del pensiero.
    Perché, uomo o donna che sia chi legge, e perché ci rendiamo conto chi sia la Kuby, dico subito che non si tratta di una Orsolina rinchiusa in un convento. Si tratta invece di una ex attivista giovanile del maggio 68, che conosce perciò in profondità quella che venne definita “rivoluzione sessuale”, e per questa lotta è disposta a giocarsi la reputazione o il lavoro. Senza queste persone coraggiose l’Occidente avrebbe perso da tempo questa battaglia culturale contro i nemici della famiglia, della vita e della libertà.
    Un’altra di queste donne, che non ha paura di confrontarsi con i nuovi censori e inquisitori, è la spagnola Maria Calvo, professoressa di Diritto ed esperta di Ideologia di Genere. È anche autrice, oltre ad altre opere, dei libri Alteridad sexual (ragioni contro la Ideologia di Genere); Los niños con las niñas (I bambini con le bambine); La masculinidad robada; o Padres destronados (Padri detronizzati). Già i titoli ci dicono tutto. Ma la buona notizia è che questo tipo di libri, che Maria Calvo scrive con tanta lucidità e coraggio, saranno sempre più validi col passare del tempo, e saranno vecchi forse tra 50 anni, tanto da rimanere una testimonianza archeologica di un’epoca nella quale la vecchia Europa si impegnava a gettar via quanto di meglio la antica sapienza le aveva lasciato. E lo ha fatto distruggendo la maternità – e per questo il futuro -, pensando di liberare il maschio imponendo in cambio l’ipermercato delle identità sessuali.
    Però, mentre le acque non tornano al loro corso – e ci torneranno -, e i tiranni non cadranno dai loro piedestalli – e vi cadranno -, dovremo lottare perché non mettano le loro mani sui nostri figli facendoli diventare come stracci senza volontà e marionette senza criterio.
    Per questo abbiamo chiesto alla professoressa Calvo che ci faccia una valutazione dell’ultimo abuso di potere (cacicada), degli ideologi di genere, con la legge di Diversità Sessuale voluta dalla Comunità di Madrid. Una norma che Ignacio Arsuaga, presidente di HazteOir.org | La web del ciudadano activo (FattiSentire), definisce totalitaria, e una grave minaccia contro i nostri figli e nipoti. Minaccia che il Governo di Madrid vuole imporci, che lo vogliamo o no, in tutte le scuole, comprese le private, per mano di Cristina Cifuentes.
    “Se guardiamo con attenzione i contenuti, vediamo che sono quasi pornografici. Si vuole insegnare ai bambini una educazione sessuale di cui non hanno bisogno, perché vengono stimolati a masturbarsi, a toccare il vicino, a scegliere la propria identità sessuale, indottrinandoli”, afferma la prof Calvo, riferendosi alla Guida Abraza la diversidad, un documento del Ministero della Sanità che da direttive per alunni e professori. Questi contenuti o contenuti simili sono quelli che i bambini madrileni dovrebbero studiare nel prossimo corso. Principalmente quando la legge di diversità Sessuale è stata elaborata esclusivamente contando sul consiglio dei collettivi gay, lesbiche e transessuali, e senza chiedere il parere ai genitori, ai docenti e ai pedagoghi, che certamente avrebbero dadire la loro. O no?
    La prof mette in evidenza la mancanza di rigore scientifico della legge e offre argomenti per oppugnare a questo giro di vite di ingegneria sociale con il quale si pretende di manipolare le menti e i corpi dei nostri figli. Non lasciamo che lo facciano! Per questo ci siamo.
    Maria Calvo: “La legge Cifuentes è retrograda, negli Stati Uniti la scienza dice il contrario.
    Maria Calvo Charro sottolinea il fatto che negli Stati Uniti la scienza raccomanda di non realizzare operazioni di cambio di sesso, né di trattare questo tema coi bambini, tutto il contrario di quanto approvato dalla Cifuentes.
    Di Pablo Gonzaáles de Castejón
    La legge antidiscriminazione approvata la settimana scorsa dall’Assemblea di Madrid e proposta dal partito popolare con alla testa Cristina Cifuentes, continua a suscitare reazioni contrarie, specialmente nel mondo dell’educazione, uno degli ambiti in cui in cui la legge esercita una grande intromissione.
    Una delle voci più critiche, consultate da Actuall è stata Maria Calvo Charro, presidente della Associazione europea dei centri di educazione differenziata (EASSE), professoressa di Diritto Amministrativo dell’Università Carlo III e autrice di libri come Alteridad sexual, ragioni di fronte all’ideologia di genere. La prima cosa che Maria rimarca, e che più richiama la sua attenzione è che questa è una legge proposta e approvata dal Partito Popolare (PP). Lei aveva già intuito queste intenzioni dei Popolari lo scorso anno quando il Ministero della Sanità ha pubblicato la Guida “Abbraccia la diversità”, un documento che da una serie di direttrici per gli alunni e i professori, con l’intento di voler prevenire la discriminazione LGBT nelle scuole.
    “Se guardi i contenuti, ti rendi conto che sono quasi pornografici. Si vorrebbe insegnare ai bambini cose non necessarie. Vengono stimolati a masturbarsi, a toccare il vicino e a scegliere la propria identità sessuale, indottrinandoli”, dice la prof. Calvo.
    Tale Guida, che esegue chiaramente quanto stabilito per essere utilizzata in tutte le scuole della comunità (pubbliche o private che siano), perché venga impartita a tutti gli alunni (da 0 a 18 anni), è stata elaborata con il concorso dei gruppi LGBT.
    Per questa legge non è stata contattata nessuna associazione di genitori o di esperti educativi indipendenti, ma è stata elaborata con il consenso dei gruppi LGBT, che oltretutto ne controlleranno annualmente il funzionamento. Una decisione che non è piaciuta molto a Concapa.
    Per Maria Calvo non è sorprendente questo atteggiamento, perché qualsiasi professionista serio sconsiglierebbe l’educazione sessuale ai bambini. Per avere un’idea di come viene insegnata l’educazione sessuale rimando il lettore alla storia di Patricia Sandoval, apparsa tempo fa su questo sito. Nota del traduttore). “I bambini – prosegue Maria Calvo – non si espongono a queste cose. Se si prescinde dall’aspetto psicologico, questo li tocca. Stanno violando i loro diritti e questo li può traumatizzare”, insiste.
    Oltretutto, ribadisce la presidente dell’Associazione, con questa legge, in Spagna finiamo col “morderci” e finiamo col tornare indietro di 30 anni. È una legge già vecchia e retrograda. Negli Stati uniti hanno già cambiato registro.
    Si riferisce al fatto che ora la tendenza negli Stati Uniti è quella di non parlare di sesso coi più piccini, ma di insegnare loro l’autocontrollo? “Mi chiameranno omofoba per il fatto di affermare questi concetti, ma io porto dei dati. Oggi tutto è dominato da un relativismo assoluto e dalle emozioni. È la morte della ragione”.
    Maria Calvo, come Gabriele Kuby in lotta contro le lobby LGBT | Libertà e Persona

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    La scienza dice no' al “matrimonio” gay
    Un saggio, quello del dottor Gerard van den Aardweg – psicoterapeuta di fama internazionale, specializzato nel trattamento delle persone omosessuali, smonta le erronee concezioni al momento dominanti (con l’incredibile appoggio di tanti Governi e l’apatia, quando non peggio, della Chiesa cattolica), le quali vogliono far apparire l’omosessualità come un “orientamento sessuale” normale, naturale, che l’individuo, agendo in piena libertà da costrizioni di qualsiasi tipo, dovrebbe solo scoprire in se stesso (La scienza dice “no”. L’inganno del “matrimonio” gay, con un’introduzione del prof. Paolo Pasqualucci, Solfanelli, Chieti 2016, p. 168, € 12).
    Lo studioso, forte di mezzo secolo di esperienza sul campo, riporta l’origine dell’omosessualità ad un disturbo mentale, che prende piede soprattutto nel periodo dell’adolescenza, allorché il soggetto che ne è vittima, per una serie di motivi dovuti solo in parte a rapporti squilibrati con uno dei due genitori, si forma complessi di inferiorità, di esclusione, di autocommiserazione, che finiscono con il coinvolgere la percezione della sua identità sessuale. L’omosessualità deve dunque ritenersi, quanto alla sua origine, una patologia di origine nevrotica, da considerarsi sempre nel novero delle malattie mentali: infatti, in nessuno di noi esiste un “orientamento sessuale” omosessuale naturale, cioè innato.
    L’attualità dell’argomento qui trattato è bruciante, dopo che il percorso per l’introduzione del “matrimonio gay” nell’ordinamento giuridico è ufficialmente iniziato anche nel nostro Paese, nonostante le ben note proteste e contestazioni di quella che possiamo considerare la parte ancora sana del popolo italiano. Il saggio del decano degli psicologi, che da oltre cinquant’anni ha affrontato questa tematica, è solidamente fondato sui dati di una ineccepibile ricerca scientifica. La subcultura gay è riuscita a far prevalere l’idea che l’omosessualità sia un “orientamento sessuale” naturale, innato, pertanto non trattabile con le terapie di tipo psichiatrico e psicoanalitico (invece perseguite con successo dal dottor Aardweg). Con dovizia di argomenti scientifici l’Autore dimostra la falsità dell’assunto, illuminandoci, nello stesso tempo, sulla vera natura dell’omosessualità e dello “stile di vita” dell’universo gay, ben diverso dall’immagine edulcorata fabbricata dal mondo dell’informazione.
    «Che l’omosessualità non abbia un’origine nella natura umana in quanto tale ma sia il frutto di un sentire malato e/o vizioso, risulta anche da quella forma di depravazione a sfondo omosessuale nota come trasgenderismo […]», scrive nella presentazione Paolo Pasqualucci, professore emerito di Filosofia del Diritto nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Perugia, citando lo studio di un altro illustre cattedratico, studioso di psichiatria, il professor Paul McHugh:
    «All’inizio erano solo uomini, sia omosessuali che eterosessuali, che volevano essere operati perché si eccitavano eroticamente all’immagine di se stessi come donne. Poi il fenomeno ha cominciato a coinvolgere le donne. Negli ultimi 15 anni è cresciuto in modo esponenziale, tanto che anche adolescenti maschi e femmine hanno cominciato a presentarsi come appartenenti al sesso opposto, rispetto a quello nel quale sono nati. Per questi adolescenti la motivazione non sarebbe erotica. Sono al contrario spinti da una varietà di conflitti e preoccupazioni giovanili di natura psicosociale. Ha dunque preso piede l’idea bislacca secondo la quale il sesso sarebbe appunto una “scelta”, dipendente dall’individuo, una disposizione un modo di sentire più che un fatto naturale in tal modo, lo si concepisce come una realtà fluttuante, che puo' cambiare ogni momento per qualsivoglia ragione» (p. 17).
    Una idea “bislacca” quanto si vuole, ma purtroppo avallata da legislatori ignoranti e da gerarchie ecclesiastiche incapaci di reagire.
    Chiesa e post concilio: Una nuova recensione de ' La scienza dice no' al ?matrimonio? gay

    Io, io prima di tutto, solo io
    Claudio Forti
    La mia moto sfreccia nel traffico con un rumore rombante: a me piace molto, tanto peggio per i paesani! Il mio bebè urla durante tutta la messa: a me non dà fastidio, tanto peggio per tutti i fedeli! Mia figlia di 10 anni si fa il bagno nuda: a lei piace, tanto meglio per i guardoni! Vado in giro in modo trascurato e con la barba da rasare: mi sento davvero meglio, tanto peggio per coloro che amano il bello! E' una mia scelta. Io faccio quello che voglio. Punto.
    A un primo approccio, ognuno di questi piccoli fatti o piccole attitudini, potrebbero sembrare secondari, persino insignificanti. Sono tuttavia dotati di una reale carica simbolica che ha un senso, perché ci mostrano, in certo qual modo, la rivoluzione fondata sull’esaltazione dell’«io» che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.
    Questa, dopo mezzo secolo, ha assunto delle inquietanti proporzioni. La sua base filosofica si appoggia in modo particolare sulle folli idee del maggio 1968, teorizzate dai Marcuse e altri Faucault: l’oppressione non viene più dal capitalismo borghese, ma dalla coercizione multipla, visibile o nascosta, che viene prodotta giorno per giorno, dalla famiglia, dalle istituzioni o dalla scuola. Alla fine, cio' che produce la democrazia borghese. «Di tutto cio' – dicono i Marcuse e i Foucoult -, dobbiamo fare tabula rasa, a vantaggio della deificazione dell’«io», permettendo cosi' la fine definitiva di ogni alienazione». Tutto è possibile, tutto è permesso: devono essere poste come prioritarie nelle rivendicazioni e nelle lotte delle minoranze oppresse, che si battono per la libertà dell’individuo da ogni forma di alienazione. E' un vasto programma messo in atto ormai da decine di anni dai «progressisti», seguito poi anche dai «liberali-libertari» di destra, che non vogliono sembrare tradizionalisti, dunque sorpassati. Si è percio' passati surrettiziamente dall’«io», all’«io prima di tutto», per arrivare all’«io soltanto», proclamato come l’alfa e l’omega della riuscita individuale.
    Le colonne della vita sociale si sono progressivamente incrinate sotto i colpi assestati dai promotori di questa nuova rivoluzione. Poiché l’Io è Re, la vita della famiglia non puo' più essere che una aggregazione incoerente di individualità senza un vero legame, fino a quando la famiglia non si scioglie semplicemente in separazioni e divorzi. La scuola non impegna più i bambini in una comune cultura, ma esalta le loro individualità, e l’esaltazione delle individualità contribuisce potentemente a distruggere il legame sociale creato dalla vita scolastica. La società si trasforma poco a poco in un Grande Organizzatore di svaghi, al fine di favorire il godimento individuale immediato: di pane e divertimento, niente di più.
    Il «noi» è dunque relegato al rango di accessorio fuori moda: non offre più alcun interesse, opponendosi in effetti alla riuscita individuale, e deve percio' essere considerato con sospetto. In un certo qual modo l’«io» esercita ormai una sorta di dittatura sul «noi»: la vittoria dei progressisti e dei liberali libertari – che sono del resto sempre gli stessi – è ora sulla buona strada, affinché possa emergere l’individuo consumatore ormai «liberato» da tutte le costrizioni sociali.
    Pertanto, è solo nel quadro del «noi» che i valori fondamentali, che strutturano il bene comune, possono svilupparsi e liberare davvero la persona. La rivoluzione comunista si è sprofondata nel caos. Quella che ora la rimpiazza, e cioè la rivoluzione libertaria, riporta ora vittorie su vittorie. La decostruzione generale della società si accelera sempre più. Ci è chiesto percio' un lavoro quotidiano di ricostruzione del «noi», molto sciupato, a meno che non vogliamo accettare l’avvento della dittatura disgregante dell’«io», che segnerà il trionfo dei progressisti liberali libertari, e quindi la morte dell’intero corpo sociale. (Bel risultato davvero! La ripetizione del “paradiso in terra” comunista. N d t).
    Io, io prima di tutto, solo io | Libertà e Persona

    Soros finanzia il Gender totalitario
    In questi giorni, il finanziare e magnate statunitense di origini ungherese George Soros è finito, suo malgrado, su tutti i principali quotidiani internazionali in seguito ad un attacco hacker che ha sottratto dai suoi server oltre 2.500 documenti privati.
    DC LEAKS
    I riservatissimi documenti trafugati sono stati prontamente diffusi su Internet, attraverso “Dc Leaks”, un portale interamente dedicato al materiale trafugato, innescando un’immediata e prevedibile bufera mediatica.
    Nella homepage del sito gli hacker hanno pubblicato un post che chiarisce il motivo dell’attacco e della diffusione dei files:
    George Soros – scrivono gli hacker – è un magnate ungherese-americano, investitore, filantropo, attivista politico e autore che, di origine ebraica. Guida più di 50 fondazioni sia globali che regionali. E' considerato l’architetto di ogni rivoluzione e colpo di Stato di tutto il mondo negli ultimi 25 anni. A causa sua e dei suoi burattini gli Stati Uniti sono considerati come una sanguisuga e non un faro di libertà e democrazia. I suoi servi hanno succhiato sangue a milioni e milioni di persone solo per farlo arricchire sempre di più. Soros è un oligarca che sponsorizza il partito Democratico, Hillary Clinton, centinaia di uomini politici di tutto il mondo. Questo sito è stato progettato per permettere a chiunque di visionare dall’interno l’Open Society Foundation di George Soros e le organizzazioni correlate. Vi presentiamo i piani di lavoro, le strategie, le priorità e le altre attività di Soros. Questi documenti fanno luce su uno dei network più influenti che opera in tutto il mondo”.
    UNA STRATEGIA GLOBALE
    Il materiale saccheggiato, appartenente a diverse organizzazioni, tutte riconducibili a Soros, evidenzia infatti quanto sia ramificata ed estesa larete organizzativa, alimentata da veri e propri fiumi di denaro, del magnate statunitense. Un vastissimo network operativo, chiaramente rappresentato nei 2.576 files “rubati”, dove figurano attività collegabili a tutte le aree geografiche del mondo: Stati Uniti, Europa,Eurasia, Asia, Latino America ed Africa.
    Tra queste organizzazioni, per documenti sottratti e attività correlate, spicca la già nota “Open Society Foundation”, le cui attività spaziano in tutti settori, dalla libertà di informazione su Internet ai diritti dei migranti, dalla non discriminazione e il diritto all’inclusione sociale per tutte le minoranze, fino alla politiche di liberalizzazione delle droghe.
    L’azione di George Soros, come abbiamo visto, non è dunque limitata alla realtà americana, ma, in un’ottica rivoluzionaria mondialista, ha una portata globale, con lo scopo di andare ad influire nelle principali aree strategiche del mondo.
    L’EUROPA
    Fra queste, l’Europa riveste evidentemente un ruolo particolare e tale interesse è attestato dall’esistenza di diversi lavori e ricerche, condotte dalla “Open Society”, riguardanti le politiche comunitarie, con titoli come “Crisi europea: Sviluppi chiave delle ultime 48 ore”, “Il dibattito Ucraina in Germania” ed altri studi dedicati all’impatto sociale derivante dalle crisi dei profughi e l’accoglienza dei migranti richiedenti asilo politico.
    L’ELENCO DEI SICURI E POTENZIALI ALLEATI EUROPEI
    Tra i vari documenti violati alle organizzazioni di Soros ve ne è uno di particolare interesse dal titolo “Mapping. Reliable allies in the European Parliament (2014 – 2019)” in cui il “Kumquat Consult”, l’agenzia di consulenza con sede a Bruxelles, incaricata dal magnate americano di redigere tale rapporto, delinea un’attenta e dettagliata mappatura degli alleati “affidabili” presenti nel Parlamento Europeo, persone sulle quali poter “contare” al fine di costruire relazioni “durature e di fiducia”, volte a promuovere il programma politico della “Open Society”.
    Tale corposo documento di 177 pagine, come scrivono gli stessi autori nell’introduzione, si propone di “fornire all’Open Society European Policy Institute e all’ Open Society network intelligence una dettagliata mappatura riguardo tutte i membri dell’ottavo Europarlamento propensi e disponibili a sostenere gli obiettivi programmatici dell’Open Society durante il quinquennio di legislatura 2014-2019”.
    A tal fine, scopo degli estensori dello speciale dossier è stato quello di passare in rassegna, in maniera minuziosa, tutte le cariche del Parlamento, le 11 commissioni e le 26 delegazioni, cosi' come gli organi decisionali più alti del Parlamento Europeo, per arrivare a definire la lista di coloro che possono essere considerati “idonei” a supportare le linee programmatiche della “Open Society”. La conclusione è che di questi, ben 226, possono essere considerati, per il loro profilo e background politico, alleati o potenziali alleati dell’ “Open Society”.
    Gli italiani, sui quali poter fare affidamento, presenti in questa particolarissima lista sono in ordine alfabetico: Brando Maria Benifei,Sergio Gaetano Cofferati, Andrea Cozzolino, Isabella De Monte, Elena Gentile, Roberto Gualtieri, Kashetu Kyenge, Luigi Morgano, Alessia Maria Mosca, Pier Antonio Panzeri, Gianni Pittella, Elly Schlein, Barbara Spinelli e Daniele Viotti.
    UN FIUME DI DENARO
    Oltre a tale testo, altrettanto importanti documenti hanno portato alla luce la strabiliante quantità di denaro versato da Soros nelle casse dei principali soggetti impegnati in tutta Europa nella promozione dell’immigrazione, dei “diritti” LGBT e di tutte le maggiori istanze rivoluzionarie.
    Tra questi, per quanto riguarda l’Italia, l’“Associazione 21 luglio”, un’organizzazione non profit impegnata nella promozione dei diritti umani di rom e sinti su tutto il territorio nazionale, si è vista assegnare la cifra di 49.782 $ per il progetto “Per i diritti, contro la xenofobia”, svoltosi dal 1 gennaio al 1 luglio 2014.
    Per quanto riguarda le attività per l’agenda gender, la principale organizzazione italiana, l’Arcigay ha ricevuto ben 99.690 $ per un progetto, dal 1/12/2013 al 31/12/2014, dal titolo “LGBT Mob-Watch Italy-Europe 2014”, che si poneva l’obiettivo di “smuovere, canalizzare ed ampliare la voce e la domanda del popolo LGBT italiano ed i loro alleati per le elezioni europee del 2014, costruendo uno strumento permanente di monitoraggio, campagna, mobilitazione e lobbying per queste e le prossime elezioni”.
    Assieme all’ “Arcigay”, la “Open Society” ha elargito altri sostanziosi fondi a progetti volti a promuovere campagne di “normalizzazione” LGBT.
    Tra questi, la famosa ed onnipresente “ILGA-Europe” si è vista donare68.000 $ per il progetto “European elections 2014: Cross-communities mobilization project for a universal and indivisible EU equality agenda”, mentre, in Grecia, l’organizzazione omosessualista “Athens Pride” ha ottenuto 26.000 dollari per il progetto “Vote for your rights” volto a promuovere la comunità LGBTQ greca attraverso l’organizzazione di eventi ed attività.
    UN PIANO STRATEGICO LAUTAMENTE FINANZIATO
    Tali documenti mostrano, da un lato, quanto le istituzioni europee sianoprofondamente infiltrate da personaggi messi appositamente nei posti di potere per portare avanti l’agenda rivoluzionaria internazionale e, dall’altro, evidenziano l’esorbitante quantità di denaro che alimenta e rende possibile l’attività delle principali organizzazioni impegnate nello distruzione dell’ordine naturale e cristiano.
    I 2.576 files divenuti di dominio pubblico, riconducibili alle tantissime attività della “Open Society” del filantropo George Soros, attestano empiricamente, con i fatti e con i numeri, come il progressivo processo di decostruzione e dissoluzione dell’Europa cristiana non sia un avvenimento naturale e spontaneo, quanto il frutto di un agguerrito, organizzatissimo e lautamente finanziato piano strategico di sovvertimento rivoluzionario.
    Soros finanzia il Gender totalitario - Blondet & Friends

    Gli aspetti tragicomici della legge LGBT in Spagna, e non solo
    Claudio Forti
    La Legge LGTB di Cristina Cifuentes sta per entrare in vigore nelle scuole, (e quella sulla transessualità, approvata da qualche mese), è già pronta su un vassoio. Non serve chiedere a José Mota che ci prepari uno sketch, perché già il testo della legge è davvero molto umoristico. E' tutto tanto stravagante, tanto surreale, che potrebbe servire da copione per diversi show di Martes y Trece o a quelli dei rimpianti Tip y Coll.
    Già cominciando dalla sua esposizione, che pare tolta da un dialogo di Groucho Marx, è una legge che vuol por termine alla discriminazione, discriminando la maggioranza della popolazione, e cioè tutti coloro che non sono gay, lesbiche o transessuali. E che a violare la presunzione di innocenza (invertendo l’imputazione della prova), ci trasforma tutti in sospettati di omofobia, fin quando non si dimostra il contrario.
    Scoppieremmo dalle risa, se non fosse che le sue conseguenze possono essere drammatiche per i nostri figli, che dovranno apprendere obbligatoriamente nelle scuole la realtà LGTB.
    Questo miscuglio di tragedia e di commedia ci ha dato l’idea di prendere la legge e portare fino alle loro ultime conseguenze i deliranti postulati della ideologia di Genere. E n’è uscita una situazione teatrale surreale. Che cosa succede adesso se un maschio dice di essere femmina, e denuncia la sua donna per violenza di genere?
    Si è preso questo incarico una delle nostre penne più sagaci: quella di Javier Torres. Si è impegnato, come puoi vedere, ma non gli è nemmeno costato eccessivamente: si è limitato a seguire quasi alla lettera la legge LGTB, giungendo a conseguenze tanto illogiche quanto reali.
    Non è stato difficile, perché è una legge tanto mal fatta e piena di buchi, da mostrare le sue connessioni ideologiche, che non ci sono secchi sufficienti per raccogliere le infinite gocce incostituzionali.
    Ti offriamo in esclusiva la satira di Torres, come sottoscrittore di Actuall, prendendo come guidala locuzione latina di Giovenale: «Castigat ridendo mores» (che tradotta letteralmente, significa: “corregge i costumi ridendo”. Questa iscrizione, posta sul frontone di vari teatri indica come la commedia e la satira, spargendo ironia e ridicolo sui vizi e i difetti umani, diano un apporto importante per la riforma dei costumi. N d t). Il suo lavoro mette in evidenza il pastrocchio giuridico e l’oltraggio ai diritti fondamentali della legge approvata dalla Comunità di Madrid.
    E' possibile che ti si congeli il sorriso quando ti renderai conto che non è frutto della immaginazione del giornalista – e questo è qualcosa di inquietante -, dandoti invece alcune tracce su come ci si possa burlare di legislatori tanto rozzi. Fatta la legge, fatto il tranello. E questa legge ha più buchi di un Gruviera.
    ———
    Alfonso Basallo e la redazione di Actuall
    Esempi illogici (pero' reali), di cio' che succederà con la legge LGTBI di Cifuentes.
    Fatta la legge, trovato il tranello. O come un maschio, registrato come donna, puo' ottenere che la sua sposa finisca in carcere per violenza di genere. Attraverso le norme tutto è possibile.
    di Javier Torres (traduzione a cura di Claudio Forti)
    Per quanto possa sembrare impossibile, ecco cio' che puo' succedere a partire da settembre in qualsiasi aula scolastica della Comunità di Madrid dopo l’approvazione, lo scorso mese di giugno, della “legge di Protezione Integrale contro la Discriminazione per Diversità Sessuale e di Genere”. Gettate nelle immondizie i libri di Orwell, Robert Hugh Benson o Alfred Huxley, perché la scienza della fiction è già una realtà qui ed ora!
    Madrid, anno 2016. E' da qualche giorno che Manolo non sorride. L’hanno escluso dalla squadra di calcio per poca grinta, e alcuni compagni di classe si burlano di lui. Il giovane Manolo, 13 anni, non trova consolazione tra i suoi amici, che non lo invitano più a giocare a calcio durante la ricreazione.
    Fortunatamente pero' la sua è una scuola mista e anche nella sua classe ci sono ragazze. Non si azzarda ancora ad andare con loro per cio' che potrebbero dire. Cosi' trascorre qualche giorno da solo, camminando su e giù per il cortile della scuola, fino a quando gli si avvicina una delle sue compagne, che lo invita a giocare con loro. Lui ha qualche dubbio, pero' gli rimane questa scelta, o l’emarginazione. A quel punto dice di si.
    Manolo ha trovato cosi' un rifugio tra le ragazzine e comincia presto a divertirsi con loro. Ora sono diventate amiche, tanto da fargli credere di essere una di loro. A questo punto vuol farlo sapere al suo professore. «A partire da oggi voglio che tutti mi chiamino Manuela». Il professore, signor Evaristo Ioiguez – quasi 30 anni di insegnamento -, cade dalle nuvole ed è preso dallo spavento perché ne ha viste di tutti i colori tra le mura di quella scuola, pur nella certezza che i concetti di bene e male avevano resistito durante tutto quel tempo. C’era un nuovo piano educativo ogni 4 anni, presidi che vanno e vengono, direttori che impongono un tanto per cento di promossi in ogni gruppo, consigli di classe che sembrano club della commedia per le necessità dei docenti, riunioni di genitori che finiscono in una battaglia campale, escursioni con gli alunni ai musei di arte contemporanea, eccetera.
    Il signor Mariano e la signora Francesca non si mettono d’accordo.
    Ma non era mai successa una cosa simile: non era mai successo che un ragazzo, dal giorno alla notte, ti dica che ormai non si sente più maschio, ma femmina. Inoltre vuole che lo si chiami Manuela, facendo sapere che da domani verrà con l’uniforme delle ragazze: gonna e calzamaglia. Il signor Evaristo inghiotte saliva, conta fino al dieci, ma ancora non ci crede. Sa che cio' che in altra epoca sarebbe stato compito dello psicologo, adesso è di assoluta normalità democratica. E' la legge. Quella della Cifuentes. Non ha alcun rimedio se non quello di accettare.
    Con la legge Cifuentes i professori, non solo non potranno impedire agli alunni di vestire come il sesso contrario, ma saranno obbligati a chiamare l’alunno con il nome col quale desidera essere chiamato.
    Infatti, il testo della norma LGTBI fa sapere che è del tutto valido che il bambino che si senta bambina – o viceversa – scelga di indossare l’uniforme che creda più conveniente. E i professori, non solo non potranno impedirglielo, ma saranno obbligati a chiamare l’alunno col nome con cui desidera essere chiamato. Non è necessaria nemmeno l’operazione chirurgica o che il ragazzo si sottometta a trattamento ormonale (anche se puo' essere consigliato, visto che la legge lo contempla). Lui si sente donna, e questo è cio' che conta.
    Evaristo decide subito di telefonare ai genitori di Manuel (cosi' continua a chiamarlo in cuor suo), nella speranza di trovare qualcosa di sensato all’altro capo della linea telefonica, quale contrappeso alla rigidità della norma e alla condotta del giovane. Purtroppo pero' la coppia non attraversa il suo miglior momento, e non è un caso che mentre il padre, signor Mariano, mostra il suo stupore, la madre, signora Francesca, sembra affascinata dalla vita, dicendo: “Mio figlio si sente donna? Mi pare perfetto”.
    E' finito il tempo in cui i genitori potevano scegliere l’educazione dei propri figli. Nel caso in cui il figlio desideri il cambio di sesso, i genitori dovrebbero autorizzare il trattamento di transessualità. Ma se lo negano, la loro decisione puo' essere revocata.
    La vendetta di fronte al Registro Civile.
    Le cose non si mettono nel modo migliore nemmeno per il professore. Se fosse ancor poco, il signor Evaristo, a norma di legge dovrà celebrare il “giorno LGTBI” il 17 maggio e il 18 giugno di ogni anno. E' un dogma di fede (della nuova “religione umanitaria” già prevista dagli scrittori sopracitati. N d t). E' un dogma di fede, perché i professori non possono discutere i precetti di questa ideologia. Attenti a non lanciare messaggi che possano confondere gli alunni!
    Ripensando al caso, il signor Evaristo si ricorda che nel passato trimestre la madre di Manuel gli aveva detto che la coppia era ormai al limite della rottura, essendo lei innamorata di un’altra donna. Gli confessa pure che ora intende cambiare sesso. A quel punto il professore comincia a comprendere la realtà.
    Siamo nel 2016 e ormai nessuno nasce come uomo o donna: l’unica cosa che determina il sesso è “l’identità di genere”. Ognuno sceglie, liberamente, la sua, e tutte le volte che lo desidera.
    Il padre decide di vendicarsi, e accompagna sua moglie al Registro Civile. Se lei si registra come uomo, lui lo farà registrandosi come donna. Siamo nel 2016 e nessuno ormai nasce come uomo o donna. L’unica cosa che determina il sesso è “l’identità di genere”. Ognuno puo' sceglierla liberamente, e tutte le volte che lo desidera, senza la necessità di alcuna relazione medica od operazione chirurgica. Basta una firma sul Registro Civile, fino alla prossima scelta.
    Tornati a casa, i genitori di Manuel hanno una accalorata discussione. A Francesca non è parsa per nulla buona l’idea del cambio di sesso di Mariano, che a breve sarà il suo ex marito. O ex moglie. Beh, cosa si vuole di più? Le grida salgono di tono e la rissa è ormai insopportabile. Lui, ossia Francesca, perde il controllo, e schiaffeggia lei, ossia Mariano.
    La legge contro la violenza di genere consacra la asimmetria penale fino alla presunzione di innocenza del maschio. E Mariano, donna a tutti gli effetti legali, finisce con l’accusa di essere maltrattato dal suo sposo. Trattandosi di un caso di violenza domestica, chiama la polizia. Gli agenti applicano il codicillo della legge contro la violenza di genere, e detengono Francesca per aver maltrattato sua moglie. Poco dopo la chiudono in prigione, perché per lui è stata sufficiente la denuncia di Mariano.
    Questa legge, ricordiamolo, ha eliminato la presunzione di innocenza dell’uomo. Lo Stato protegge colei che figura come donna, indipendentemente dal fatto che sia nata uomo. Cosi' Francesca è finita in prigione.
    Benvenuti nella ideologia di genere!
    Gli aspetti tragicomici della legge LGBT in Spagna, e non solo | Libertà e Persona

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    L'accusa di don Di Noto, il cacciatore di cyber orchi: «L'ideologia gender fa il gioco dei pedofili»
    di Marco Guerra
    Lo sdegno e le proteste seguite all’esclusione di Meter dall’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia hanno indotto il governo a fare subito un passo indietro. Era stata infatti proprio L’associazione guidata da Don Fortunato Di Noto a far nascere quell’Osservatorio e a contribuire, più di ogni altra realtà, alle segnalazioni alle autorità competenti. Tutto è rientrato con una telefonata tra il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e il sacerdote. Eppure resta un interrogativo legittimo: a chi dà fastidio Don Fortunato di Noto e la sua battaglia contro la pedopornografia sul web? Per capirne di più La Nuova Bq lo ha intervistato.
    Don Fortunato puo' spiegarci cosa è successo?
    E' stata una vicenda troppo grottesca, inverosimile. Non voglio vantarmi, ma se dobbiamo essere onesti con la storia va detto che noi di Meter siamo stati gli antesignani nella lotta alla pedopornografia. Abbiamo passato le fatiche di Ercole anche solo per dare gli strumenti legislativi per combattere questo fenomeno. Il primo provvedimento al mondo su questo tema risale al 1997 e porta il mio nome. L’Osservatorio nazionale nasce da una mia proposta che fu accolta dall’allora ministro delle Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo e tanti lavori sono stati fatti nell’ambito del progetto “Ciclope”. Poi, a dire il vero, questo osservatorio non ha funzionato sempre bene. E per lungo tempo sotto il governo Renzi la delega alle Pari Opportunità è stata vacante finché qualche mese fa è stata assegnata al ministro Boschi, alla quale spetta il dovere di convocare l’Osservatorio.
    Il governo si giustifica dicendo che si è trattato di una semplice svista.
    Certo che è strano perché non siamo degli sconosciuti, ogni anno mandiamo una relazione al Dipartimento Pari opportunità che produce il rapporto annuale proprio sulla base del lavoro delle associazioni più importanti , che sono appena tre o quattro. Quindi non è che il Dipartimento non ci conosceva. Ma evitiamo polemiche e prediamo per buona questa versione. Guai a frammentarsi e a dividersi in questa battaglia, lo dico sempre: più ci dividiamo e più sarà difficile contrastare questo fenomeno”.
    La grande stampa ha ignorato la vostra esclusione. Si preferisce mettere in prima pagina i preti pedofili e non raccontare cosa fanno molti rappresenti del clero per combattere la pedofilia
    Chi compie questi atti puo' essere un medico, un insegnate o un prete; la pedofilia non è legata ad una figura in particolare, certo fa più audience la pedofilia nel clero, ma in tutti i casi ci vuole tolleranza zero. Negli ultimi 20 anni ho fatto 3000 convegni in Italia e all’estero, ora c’è molta disponibilità a comprendere cosa succede. Noi non creiamo allarmismi, spieghiamo che è una nuova forma di schiavitù. D’altra parte, io ho iniziato quando ancora non erano usciti tutti gli scandali sulla pedofilia nel clero. E’ sbagliato dividersi su questo dramma o fare speculazioni politiche, insomma qui parliamo di bambini da zero a 12 anni, la prostituzione minorile è già un'altra cosa! E in questo contesto esiste una corrente culturale che vuole fare passare questa violenza sui bambini come un normale orientamento sessuale. In alcuni Paesi ci sono dei veri e propri gruppi di pressione che chiedono che venga normata la possibilità di fare sesso con i bambini.
    Gruppi organizzati di pedofili che cercano di normalizzare il fenomeno: in Olanda c’è un movimento dei pedofili ed esiste anche una giornata internazionale della pedofilia indetta dai pedofili di tutto il mondo. Ma come è possibile tollerare tutto questo?
    Siamo stati noi a scoprire e denunciare per primi questa giornata che ricadde nel giorno della nascita dell’autore di Alice nel paese delle meraviglie, lo scrittore inglese Lewis Carroll. Esiste un movimento che si chiama Fronte di liberazione dei pedofili e il sottoscritto ha subito minacce da alcuni esponenti di questa organizzazione. A volte sono stato messo sotto scorta per la quantità di minacce ricevute da pedofili conclamati.
    L’ideologia gender intende relativizzare ogni aspetto del sesso di nascita del bambino, questo è un pericolo ulteriore?
    Quello del gender è problema molto serio e delicato. Noi sappiamo benissimo che ci sono frange internazionali che fanno forti pressioni affinché il bambino diventi un uomo indistinto dal punto di vista sessuale. Questo fa il gioco dei pedofili perché loro guardano ai bambini al di là del sesso di appartenenza. I pedofili sono attratti dai bambini prepuberi. Per intenderci diro' una cosa brutale ma che rende l’idea: un pedofilo non andrebbe mai con una bambina che ha già le mestruazioni. Infatti in molti casi è più giusto parlare di “infantofilia”. Per il pedofilo ha poca importanza il sesso del bambino, che sia maschio o femmina. Per loro è importante che il bambino non abbia caratteristiche sessuali mature. Allora il gender si collega a questi moti relativisti culturali, ecco possiamo dire che il gender crea un terreno fertile a queste tendenze. Insomma in natura nasciamo maschi o femmine e negare questo crea già qualcosa di sbagliato.
    C’è anche la questione dell’ipersessualizzazione della società che non aiuta. Il sesso sbattuto in faccia in ogni istante della giornata alimenta alcuni fenomeni?
    Ma certo, siamo in una società ipocrita che fa la battaglia contro il burkini e poi grida contro la mercificazione del corpo delle donne e si meraviglia se delle ragazze vanno in giro senza mutande sul red carpet. Si confonde il pudore con la repressione. Io non sono moralista, ma sono contro l’abuso dei minori. Alcuni studi di società di marketing americane hanno dimostrato che i bambini stanno diventando un oggetto di desiderio sessuale anche nelle pubblicità. In realtà questa, infatti, è una società che odia i bambini, è pedofobica, vuole renderli subito adulti eliminando l’infanzia. Ci sono movimenti in tutti Europa che dicono che non c’è alcun male se un bambino di sette anni fa sesso. Sono esempi che non cito per caso, tanto per dire, ma tutte teorie e proposte che ho trovato nella Rete sui siti frequentati dai pedofili.
    La scorsa primavera ha partecipato, insieme con Massimo Gandolfini, alla marcia per la vita. Non pensa di aver dato fastidio a qualcuno?
    Io sono prete e se non difendo la vita, cio' che è fragile, cio' che è più debole, cio' che e più piccolo, ma che prete sono? I bambini non sono deboli? Il condizionamento mentale dei bambini non è fragile? Insomma mi limito ad attenermi alla dottrina sociale della Chiesa, ma è normale che si dà fastidio a chi la pensa diversamente.
    Quindi rispettare l’innocenza dei bambini sta sopra ogni cosa?
    Ovviamente, fin dal concepimento! Nessun mercato fatto sulla pelle dei bambini puo' essere tollerato, né ideologico né commerciale. Se non partiamo da questo presupposto, qual è il problema se io mi compro un bambino? Io sono andato in Romania molte volte, ho vissuto nelle fogne di Bucarest, ebbene avrei potuto comprarmi un bambino per pochi euro, ma un bambino non si compra! Il mercato della vita umana e della creazione non puo' esistere.
    Meter come opera? Che rapporti avete con gli inquirenti?
    Noi monitoriamo la Rete, questo non significa demonizzarla; mi hanno definito il sacerdote della periferie digitali, che sono le forme di naufragio di persone adulte. La nostra attività rientra nell’Osservatorio mondiale contro la pedofilia (Osmocop), che è un ufficio di Meter, quindi coordiniamo e cerchiamo di avere un mappatura del fenomeno della pedopornografia nel mondo. Ma noi inoltriamo le segnalazioni anche a tutte le polizie estere, dopo il monitoraggio inoltriamo tutto alle autorità. Poi saranno le autorità a fare le dovute indagini.
    Puo' darci qualche dato per avere contezza del fenomeno?
    Tenga conto che ogni anno normalmente segnaliamo circa 10mila riferimenti pedopornografici, tra siti e quant’altro, per un ammontare di circa un milione di foto e 500mila video. I bambini coinvolti sono circa 700mila. Il mercato della divulgazione è enorme con giri d’affari non indifferenti, è un fenomeno criminale sfruttato a fini di lucro.
    Don Di Noto: «L'ideologia gender fa il gioco dei pedofili»


    California: stop a “discriminazione” Lgbt negli istituti religiosi
    di Cristiano Lugli
    Si era appena finito di menzionare la California avanguardista, passata recentemente alle cronache internazionali per aver inserito nel programma di Storia dell’istruzione scolastica statale lo studio e l’approfondimento delle comunità LGBT, includendone il contributo prezioso che quest’ultime avrebbero portato all’America.
    E' bastato pochissimo tempo per apprendere il nuovo sconvolgente passo che questo stato, senza tregua, si appresta a fare senza colpo ferire e soprattutto con una nonchalance dittatoriale che lascia senza parole.
    Il progetto di legge SB1146, già approvato in Senato, impedirà ai college ed alle università religiose di adottare un sistema regolamentato su un certo tipo di condotta morale, specie riguardante il sesso.
    Fino ad ora i suddetti istituti potevano assegnare gli alloggi agli studenti sulla base del sesso anagrafico, senza ovviamente prendere in considerazioni l’identità di genere, e potevano altresi' imporre sanzioni disciplinari agli studenti che, pur sapendo, violavano una serie di codici etici e morali di condotta.
    Questo tirannico modo di agire, tipico nelle battaglie condotte dai paladini dell’uguaglianza LGBT, ha suscitato tanto clamore ed indignazione; tant’è che a riguardo si è pronunciato Derry Connolly, presidente della John Paul the Great Catholic University di Escondido, attaccando giustamente la proposta di legge e il suo tentativo di privare tali istituti della propria libertà di coscienza. Lo scopo secondo Connolly è quello di “cambiare insegnamenti di oltre 2 mila anni per essere in linea con l’ideologia LGBT”.
    Sempre secondo il presidente dell’università cattolica se questa legge dovesse passare si esulerebbe da qualsiasi principio di libertà decisionale:
    “Non è più ‘vivi e lascia vivere’, ma è più ‘se non vivi come viviamo noi ti porteremo in tribunale’ “.
    Per la cronaca infatti, ogni presunta “discriminazione” verso persone LGBT sarà perseguibile penalmente in tribunale, ponendosi prepotentemente aldilà dei codici di condotta presenti negli istituti.
    La proposta è più che mai concreta, tanto che si appresta ora a passare al vaglio dell’Assemblea di Stato per la seconda approvazione. Un nuovo e terrificante passo verso la dittatura di stampo liberale che, lentamente, a poco a poco, come un veleno che viene iniettato a piccole dosi, tende sempre più ad affermarsi e imporsi barbaramente.
    California: stop a ?discriminazione? Lgbt negli istituti religiosi ? di Cristiano Lugli | Riscossa Cristiana


    Ancora follie sulla legalizzazione della cannabis
    di Paolo Deotto
    Nel futuro che si prospetta in questo schifo di società il giovane ben inquadrato sarà un beota svirilizzato, privo di ogni riferimento morale, con sesso garantito a gogo', naturalmente, se non preferibilmente, anche omosessuale.
    Per raggiungere questo scopo demoniaco sarà di grande aiuto la diffusione degli stupefacenti, perché la distruzione della personalità e delle capacità intellettuali, inevitabili nel tossicomane, è di grande importanza per allargare sempre di più la massa dei beoti svirilizzati, inquadrabili facilmente, schiavi perfetti perché sarà garantita sempre la dose adeguata di polisesso e di droghe.
    Un avvenire davvero radioso.
    Purtroppo l’ultimo, in ordine di tempo, a straparlare in materia di libera vendita e circolazione della cannabis (hashish e marijuana) è un magistrato, il sig. Raffaele Cantone, pro-tempore a capo della “Autorità Anticorruzione”. Vedi su ANSA, Repubblica, Corriere, e tanti altri.
    Anzitutto è lecito chiedersi perché il capo di un organo pubblico che dovrebbe essere super partes si senta in dovere di intervenire in un argomento che è oggetto di dibattito politico. Ma forse qui pretendiamo troppo, perché pretendiamo che nell’Italia in disfacimento chi esercita una funzione pubblica sappia ancora cosa vuol dire senso di responsabilità, correttezza, confine delle proprie competenze, eccetera. Glissons. In un’Italia in cui è riuscito ad arrivare al vertice di governo un Topolino, tutto è possibile.
    Il Cantone ha poche idee, ma le ha ben confuse. Si dichiara contrario all’uso di stupefacenti, ma poi dice che pero', ma si', visto che la cannabis la usano in tanti allora bisogna legalizzare. Argomenti da bar.
    Quello che è l’argomento “forte” (nelle intenzioni del Cantone) è il fatto che bisogna evitare ai giovani che, poverini, vogliono farsi una canna, di rivolgersi agli ambienti malavitosi.
    Si progetta percio' un formidabile progresso: caro giovane tossicomane, evita il contatto con la malavita. Se vuoi rincretinirti, distruggerti, ridurti a uno zombie, ecco che l’onnipresente e onnipotente Stato ti garantisce di poterlo fare in “legalità”. Ti distruggerai ugualmente, pero', che bello, non avrai avuto contatto con i malavitosi. Sarà lo stesso Stato a fare il malavitoso.
    C’è da chiedersi se chi dice queste cose è davvero cosciente.
    Già, perché in questa sporca vicenda bisogna ripetere per l’ennesima volta cio' che si è sempre saputo e che da anni annorum è stato falsificato: la distinzione tra droghe “leggere” e “pesanti” è un maledetto imbroglio. Da sempre sono noti gli effetti di un uso reiterato dei derivati della cannabis: apatia o ipereccitabilità, imprevedibilità del comportamento, incapacità di concentrazione, esaltazione sessuale (con successiva impotenza) eccetera, e, dulcis in fundo, molto spesso il danno permanente dei tessuti cerebrali.
    Ovvero, puoi anche smettere, ma il cervello te lo sei già bruciato.
    Queste banali e conosciutissime conseguenze della cannabis sono state da anni censurate, con lo stesso stile con cui, ad esempio, l’omosessualità è stata stralciata dall’elenco delle patologie: senza la minima base scientifica.
    Del resto, lo scopo è sempre quello: per distruggere la società, la cosa più logica è distruggere la gioventù. I principali nemici dei nostri figli sono ormai all’opera nelle scuole, nelle pubbliche istituzioni, nella neochiesa che con queste collabora in perfetta armonia.
    Droga libera per tutti: zombie, ma nella “legalità”! Un radioso avvenire.
    Ancora follie sulla legalizzazione della cannabis ? di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana

  9. #159
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Genitori attenti, quel diario è propaganda gay
    di Marco Guerra
    Prima ancora dei libri di testo, l’alunno che si appresta a cominciare l’anno scolastico si dota di uno zaino e di un diario dove annotare quotidianamente avvisi, orari delle lezioni, compiti per casa, note e giustificazioni. Mai finora l’agenda dello studente aveva assolto a funzioni divulgative di stampo ideologico, almeno in una democrazia.
    Ma quale luogo intimo e personale è migliore di un diario per fare proselitismo tra i giovani? Questo devono aver pensato gli ideatori dell’agenda "Dai", edizioni Raetia, in gran parte dedicata alla promozione di temi legati all’omosessualità, la transessualità e la bisessualità. L’agenda è venduta in Alto Adige, dove, come di consueto, le scuole hanno aperto i battenti in anticipo sul resto d’Italia, ed è rivolta a studenti che vanno dalle elementari alle superiori, come lasciano intendere i manifesti promozionali affissi nelle cartolerie, sui quali appare l’immagine di una bambina che avrà al massimo dieci o undici anni.
    Nella pubblicazione ci sono continui rimandi al circolo dell’Arcigay locale, che ha collaborato alla stesura del progetto e i giorni dell’anno sono continuamente cadenzati da ricorrenze che vengono forzatamente ricollegate a questioni legate al mondo omosessuale. Si comincia con il ricordare ai ragazzini e alle ragazzine che l’11 ottobre si festeggia il “Coming out Day” e si propone un “Queer Format”, ossia un progetto - che le scuole e i centri giovanili possono chiedere di attuare - in cui è possibile entrare a contatto con giovani omosessuali, per rivolgere domande sulla loro quotidianità e sui pregiudizi con cui si confrontano. Si passa poi al 12 novembre in cui, alla voce “Young&Queer”, si invitano gli studenti, ogni secondo sabato del mese alle ore 20:00, all’incontro del gruppo giovani (sul sito si precisa che trattasi di festa privata riservata agli under 28), presso la sede di Centaurus. Il diario ricorda, poi, la celebrazione della Giornata Mondiale della Tolleranza, fissata il 16 novembre, attraverso il disegno di un esplicito bacio gay tra due uomini.
    Molte di queste pagine invitano, inoltre, lo studente a compilare il “Questionario etero” che si trova nel diario e che aiuta a comprendere la vera natura della propria eterosessualità. Le domande tradotte dal tedesco sono più o meno di questo tenore: «Da dove credi che venga la tua eterosessualità?»; «Quando e perché hai deciso di diventare eterosessuale?»; «Sei etero a causa di una fobia per uomini del tuo stesso genere?»; «Ti assumeresti la responsabilità di non trasmettere ai tuoi figli dottrine eterosessuali? Potrebbero poi risultarne disturbati»; «Considerando il sovrappopolamento, è davvero una cosa cosi' furba, che tutti siano etero?»; «Se esistesse una possibilità di variare la tua eterosessualità (elettroshock, medicine, esorcismi), la prenderesti in considerazione?»; «Vorresti che i tuoi bambini fossero eterosessuali anche se cio' comporta molti problemi?».
    Le domande sono volutamente fuori luogo, alcune di esse alludono alle teorie riparative e alle discriminazioni che la comunità gay denuncia di aver subito, il tutto sulla falsa riga di una forte provocazione che mette l’alunno eterosessuale in una posizione di minoranza perseguitata. Il tutto senza considerare che questo diario, come dicono molte testimonianze, è andato e andrà fra le mani di molti bambini che non sono grado codificare un messaggio cosi' provocatorio.
    Certo, nessuno obbliga a genitori e alunni a comprare questo diario si potrebbe obiettare dopo un’analisi superficiale della vicenda. Peccato, pero', che si tratti di un lavoro di gruppo, cui hanno collaborato, tra gli altri, il liceo Pascoli di Bolzano, il liceo artistico Cademia di Ortisei, il circolo Arci-gay Centaurus, l’associazione Campo profughi Ex casa del lavoratore a Merano. L’opera assume quindi una veste quasi istituzionale che puo' confondere i genitori meno informati. Sorprende, infine, la collaborazione con Young Caritas, la branca giovanile della Caritas di Bolzano che, fino a prova contraria, avrà probabilmente partecipato al progetto senza essere conoscenza delle reale natura del prodotto editoriale.
    Tuttavia, l’intento propagandistico del diario è stato colto benissimo da numerose famiglie che lo hanno acquistato in questo scampolo di fine estate. In meno di una settimana sono decine, infatti, le segnalazioni arrivate a Giovanna Arminio, consigliera nella circoscrizione di Bolzano “Europa Novacella” per il movimento Popolo della famiglia (Pdf). Martedi' scorso, la Armino è stata la prima diffondere la notizia con comunicato in cui ha annunciato che chiederà agli assessori provinciali competenti e al sindaco Caramaschi di procedere alle verifiche del caso e al ritiro del diario. La stessa Arminio ha confermato alla Bussola, che intende attivare alcuni consiglieri comunali per presentare una mozione in consiglio comunale.
    Genitori attenti, quel diario è propaganda gay

    La vera causa del terrorismo, scoperta
    Pubblicato da Berlicche
    In America, i presunti atti intenzionali di matrice sconosciuta senza legami credibili con il terrorismo – avrebbero potuto anche essere semplici casalinghe che avevano dimenticato l’esplosivo nella pentola a pressione – si sono improvvisamente solidificati in un afgano barbuto parecchio sovrappeso. E la motivazione degli attentati? Ora è evidente, ce l’hanno ripetuto alla nausea. Odia i gay.
    E’ chiaro: se uno mette bombe sui binari del treno o al passaggio di una corsa la motivazione non può che essere quella. Islamico? Naah, non vale neanche di pena di dirlo – e infatti non viene detto. Odia i gay, basta e avanza. Come si sappia non lo so, apparentemente odia anche la matrigna ma forse questo non basta per fabbricare bombe.
    Quindi, voi tutti che frequentate luoghi a rischio, sappiate che non dovete guardarvi attorno per tizi barbuti o donne con il burqa stranamente rigonfio, ma stare attenti ai pericolosi odiatori di gay. Già rifiutare il matrimonio omosessuale è sospetto, come fosse il primo passo per il massacro. Dicono che loro i gay non li odiano, ma come fidarsi di gente così? Che uno comincia con il sostenere che la vera famiglia sono uomo e donna e poi finisce a sgozzare bambini. Bisognerebbe internarli fin da subito, quei pericolosi omofobi, che da un momento all’altro potrebbero farsi esplodere. Sono repressi, certo che esplodono. Carcere preventivo non appena manifestano l’opinione, sono una minaccia alla sicurezza. Peccato non poterli bombardare.
    Giornali, telegiornali, social e quanti altri: aiutateci a denunciare anche più di quanto già facciate questi omofobi che minano la nostra civiltà dell’ammore, anche se magari si mimetizzano tagliandosi la barba e dimagrendo. Senza demonizzare nessuno, eh, che potrebbero esserci anche dei musulmani di mezzo.
    https://berlicche.wordpress.com/2016...ismo-scoperta/

    Nella lotta al bullismo rispunta il reato di omofobia
    di Ermes Dovico
    Stanno facendo discutere le modifiche alla proposta di legge volta inizialmente a contrastare il solo cyberbullismo, già approvata al Senato e in questi giorni in votazione alla Camera (l’esame riprenderà martedì 20), dove le Commissioni hanno ampliato il ddl originario fino a ricomprendere il contrasto a ogni forma di bullismo.
    Mentre il primo testo prevedeva una tutela specifica per i minorenni, la nuova versione riguarda anche gli atti di bullismo commessi contro gli adulti, con un inasprimento delle sanzioni e l’introduzione del cyberbullismo tra le aggravanti nell’articolo 612 bis del codice penale: la pena prevista va da uno a sei anni di reclusione. Le opposizioni - Movimento 5 Stelle in testa - hanno rimarcato il fatto che le norme a tutela degli adulti esistono già e che il ddl, così formulato, rappresenta un pericolo per il libero pensiero, specialmente online.
    C’è, però, un aspetto del nuovo testo che non è emerso nel dibattito svoltosi fin qui alla Camera e che rischia di far rientrare dalla finestra quelle limitazioni alla libertà d’espressione che i parlamentari più vicini all’associazionismo Lgbt hanno tentato di far passare, finora senza riuscirvi, attraverso il ddl sull’omofobia, arenatosi a Palazzo Madama e che ha come primo firmatario l’esponente del Pd Ivan Scalfarotto.
    L’articolo 1, riscritto ed emendato, contiene infatti uno specifico richiamo all’orientamento sessuale e una definizione così vasta di bullismo (definito come «l’aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime, idonee a provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni o violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni, per ragioni di etnia, lingua, religione, orientamento sessuale, aspetto fisico, disabilità o altre condizioni personali e sociali della vittima») da poter condizionare la libertà d’espressione di chi difende la famiglia naturale e afferma che l’omosessualità non è innata.
    C’è quindi il rischio che si usi un intento buono, come quello di dare una maggiore protezione ai soggetti più deboli, per cercare di zittire - attraverso un testo vago, la cui interpretazione potrà cambiare da giudice a giudice - chiunque si oppone a una visione ideologica della natura umana, che verrebbe promossa tra l’altro nelle scuole di ogni ordine e grado. La Nuova BQ ne ha parlato con l’avvocato Giancarlo Cerrelli, esperto di diritto della famiglia e dei minori.
    Avvocato Cerrelli, condivide le modifiche fatte al testo sul cyberbullismo che adesso include anche il bullismo e non si rivolge più specificamente ai soli minori?
    Le modifiche fatte alla Camera, che comunque dovranno essere rivotate dal Senato, allargano i destinatari del provvedimento, che a me in generale sembra confuso e confusionario. Nel nuovo testo si prevedono anche gli adulti tra i soggetti da tutelare e, tra le righe dell’articolo 1, si configura un pericolo per la libertà di pensiero.
    Perché?
    Perché, di fatto, in questo articolo c’è di tutto. Già esistono delle norme, come quelle sullo stalking e altri reati, che tutelano riguardo a percosse, lesioni, violenze private, furti e danneggiamenti, per cui risulta ridondante riscrivere gli stessi concetti in un’altra legge. Poi, ritengo pericoloso che nell’articolo si faccia rientrare l’orientamento sessuale, perché questa espressione viene ormai usata per legittimare varie circostanze: qualche giudice potrebbe considerare lesive, e dunque espressive di una forma di bullismo, le idee di chi ritiene che una persona con tendenze omosessuali non possa sposarsi e adottare e, in modo rocambolesco, giudicarle come omofobe.
    Questo testo fa quindi riemergere le preoccupazioni avanzate riguardo al ddl sull’omofobia, che al momento è fermo al Senato.
    Sì, esatto. Ora, è chiaro che bisogna contrastare il bullismo e il cyberbullismo, però a me sembra che questi provvedimenti legislativi vengano promossi per portare avanti una sorta di rieducazione degli studenti. Questa idea di “rieducare” compare tre volte nel testo, con la previsione di progetti rivolti agli artefici di atti di bullismo. Ribadendo che ogni vessazione va appunto contrastata, mi chiedo: nel caso dell’orientamento sessuale, verso che cosa sarà diretta questa rieducazione? Anche verso una base di idee afferenti alla natura e al diritto naturale? Spero di no. Il punto è che oggi, per mezzo di campagne dai titoli nobili - come il contrasto al bullismo e al femminicidio, la promozione dell’educazione sessuale, i corsi di educazione alla legalità e alla cittadinanza -, nelle scuole si riescono a insinuare associazioni (il cui coinvolgimento è previsto anche da questo provvedimento) che poi promuovono una visione distorta della natura umana. Di solito, alcune associazioni, tra cui anche quelle Lgbt, sono molte attrezzate e godono di finanziamenti, nonché di buone entrature per la promozione di progetti scolastici, che non sono certo realizzati gratuitamente.
    Insomma, combattere il bullismo sì, ma senza imporre le ideologie oggi più di moda
    Certo. Io penso che queste problematiche siano figlie in gran parte della rivoluzione culturale e del costume del ‘68: non che prima non ci fosse il bullismo, ma ora i genitori hanno perso l’autorevolezza di un tempo, il concetto di potestà è venuto a cadere. Oggi ci sono sempre più famiglie che non hanno più punti di riferimento valoriali, abbiamo soprattutto genitori amici, che hanno trasformato la famiglia in un luogo di relazioni simmetriche: in particolare, il padre - anche a causa della ridefinizione dell’istituzione familiare, propiziata dagli Anni ’70 del secolo scorso da potenti forze culturali e politiche, e recepita dal diritto - è sempre meno un modello forte e questo ha inevitabilmente delle conseguenze anche riguardo al conflitto interiore degli adolescenti.
    Alla luce di questo contesto socioculturale e del modo in cui è stato scritto il provvedimento, c’è il rischio che arrivino troppe richieste di intervento al Garante della privacy che dovrà verificare la rimozione dei contenuti online considerati offensivi?
    Beh, questo ddl estende notevolmente i comportamenti pregiudizievoli, minando appunto la libertà di pensiero: se passa il testo così com’è, determinate pagine e dichiarazioni potrebbero essere soggette a oscuramento, anche senza essere offensive. Qui stiamo assistendo a una dittatura del pensiero unico e credo che tutte queste leggi che apparentemente servono a salvaguardare dei minori e dei soggetti deboli celano sottotraccia il vero motivo, che è quello di propiziare una nuova antropologia che diventi la base per la costruzione di un nuovo ordine mondiale, non più fondato sulla legge morale naturale, ma sul desiderio, sull’emozione e, soprattutto, sull’autodeterminazione. Ben venga l’attenzione contro la violenza e contro gli abusi, ma è chiaro che ci troviamo nel mezzo di una battaglia culturale e, guarda caso, tra i firmatari della legge approvata al Senato ci sono la Cirinnà, la Fedeli, Lo Giudice e altri ancora che sono l’ala marciante di questo processo rivoluzionario del costume. È vero che il testo è stato modificato in negativo alla Camera, ma anche qui i parlamentari che lo promuovono sono sempre gli stessi. Usano tutti i mezzi, tra cui le leggi che possiamo dire “commestibili”: chi infatti può dirsi contrario a interventi presentati come preventivi rispetto a bullismo e femminicidio?
    Ricordiamo che dopo l’approvazione della legge Cirinnà, proprio il senatore Lo Giudice è stato il primo firmatario di un ddl che, se passasse, limiterebbe la libertà professionale di tutti quegli psicologi, psichiatri, educatori e professionisti vari che aiutano i minori a disagio con la loro tendenza omosessuale.
    Certo, è tutto collegato, sono tasselli di un unico progetto di potenti lobby, che puntano a rieducare il popolo, cominciando dai giovani.
    Nella lotta al bullismo rispunta il reato di omofobia

    “Uomini e Donne”: tronista gay con la benedizione della Cirinnà
    Roberto Derta
    C’è chi se la prende con gli omosessuali o con l’omosessualismo perché sarebbero “sovversivi”. La verità è che si tratta – parliamo ovviamente del discorso ideologico, non delle inclinazioni personali – di un fenomeno assolutamente bigotto e conformistico. Ed è proprio in questo che sta la sua pericolosità. Per rendersene conto basti pensare al fatto che l’avanguardia ideologica dell’ideologia lgbt è attualmente rappresentata da “Uomini e Donne”, che è in assoluto la produzione sottoculturale più trash della tv italiana, destinata a un pubblico di bocca buona, lo stesso che fino a poco tempo fa veniva indicato come lo zoccolo duro dell’Italia berlusconiana.
    E ora eccole lì, le massaie del primo pomeriggio incollate davanti alla tv a fare il tigo per il “Trono Gay”. Dal 14 settembre, infatti, i fan di Maria De Filippi possono seguire le gesta di Claudio Sona, il primo tronista gay nel programma Mediaset. Una scelta che ha avuto l’imprimatur persino di Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili (e che, con lo stipendio pagato da tutti gli italiani, trova il tempo di dedicarsi unicamente a temi e argomenti relativi al 2% degli italiani, perché tanti sono i gay). “Da oggi il trono gay entra con normalità a Uomini e Donne. Grazie a Maria De Filippi per il coraggio contro l’omofobia”, ha scritto sui social la parlamentare del Pd. E così il cerchio si chiude. Aspettando magari che la “rivoluzione” vada avanti, magari con un “velino” trangender a Striscia la notizia…
    "Uomini e Donne": tronista gay con la benedizione della Cirinnà, Maria De Filippi, Cirinnà, unioni civili


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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Come parlare del matrimonio gay ai bambini?
    di Manlio Rossi
    Tra le cose più tristi che esistono per un genitore c’è forse proprio quella di dover spiegare e in qualche modo giustificare dinanzi ai propri figli l’esistenza del male nel mondo. Tuttavia il male, inteso come assenza di bene, rende in qualche modo l’universo più diversificato e complesso e in ultima analisi più bello e armonioso, come insegna ripetutamente Tommaso d’Aquino nelle sue opere.
    Ovviamente la carenza di bene che egli riscontra nella creazione, e che permette la diversificazione infinita degli enti, non legittima l’uso cattivo della libertà, donataci per seguire Dio e la verità, e non per peccare.
    D’altra parte da molti mali derivano inopinatamente dei beni eccelsi, e proprio dalla ingiustissima uccisione del Figlio di Dio venne il bene sommo e immeritato della Redenzione dell’umanità. Cosi' come dalla persecuzione subita dai santi e dai martiri nasce l’esempio: di pazienza, di eroismo, di fedeltà fino alla morte...
    Ovviamente tutti gli uomini, e quegli stessi uomini in potenza che sono i bambini, intuiscono prima o poi, la presenza nel mondo di un Principio guida che si esplica attraverso numerose leggi morali che possono essere trasgredite, ma non mai negate.
    Tra esse la legge della riproduzione e della famiglia, o se si vuole la legge dell’amore è una delle più note universali e benefiche tra quelle instillate dal Creatore nel cuore degli uomini, e fatte le debite proporzioni, negli stessi animali.
    L’approvazione di leggi sul matrimonio gay e l’adozione di minori da parte di queste nuove “famiglie” (concetto questo che dovrebbe fare orrore mentre lo si pensa) di positivo ha ben poco e di nefasto moltissimo. Come positività riscontriamo anzitutto questa: la legittimità delle democrazie laiche d’Occidente, e a termine di tutti i paesi che sovvertono la base etica dell’umanità, è profondamente messa in forse dall’abiezione e dalla violenza contro natura, e la comprensione di cio' da parte di molti, finora ingabbiati in uno sterile moderatismo, è un bene vero.
    Ma non basta lamentarsi. Bisogna lottare. E formarsi per una lotta impari certo, ma sicuramente giusta, legittima e che dà molta consolazione al Cielo, offeso e irritato dalla esaltazione planetaria di atteggiamenti “contrari alla legge naturale” e di una inclinazione, a dir poco, “oggettivamente disordinata” (Catechismo della Chiesa cattolica, 2358).
    Lo psicoterapeuta olandese Gerard van den Aardweg (1936) è oggi in Europa uno dei più grandi specialisti per la cura delle persone omosessuali, oltre a rappresentare un punto di riferimento internazionale per gli studi su omosessualità e pedofilia. In lingua italiana sono stati pubblicati due suoi importanti saggi: “Omosessualità e speranza” (Ares, 1999) e “Una strada per il domani. Guida all’autoterapia dell’omosessualità” (Città Nuova, 2004).
    L’ottimo editore Solfanelli ha ora pubblicato un volumetto di sintesi che raccomandiamo vivamente ai lettori per la chiarezza dell’esposizione, la ricca documentazione scientifica e la visione non solo medica e psichiatrica dell’omosessualità, ma anche etica e sociale (G. van den Aardweg, La scienza dice NO. L’inganno del matrimonio gay, Solfanelli, 2016, pp. 170, € 12).
    Nella sua valida presentazione, il professor Paolo Pasqualucci, già ordinario di Filosofia del Diritto a Perugia, fa notare i punti di forza delle ricerche del dottor van den Aardweg e la sua originalità. Alla luce dei risultati del medico olandese appare chiaro che in nessun uomo “esiste un orientamento (…) omosessuale naturale, cioè innato” (p. 7). Esso sorge sempre a causa di patologie psichiche e di problematiche esistenziali vissute nell’infanzia e nell’adolescenza. “Nessuno scienziato è mai riuscito a dimostrare l’esistenza di un gene gay né di un cervello gay, nonostante i ripetuti tentativi di ricercatori a loro volta gay dichiarati” (p. 7). I rapporti amorosi tra omosessuali vengono analizzati attraverso documentatissime ricerche e per le ammissioni degli stessi gay o ex gay essi risultano segnati da caratteristiche quali “l’immaturità, l’egoismo radicale, il narcisismo, l’indifferenza morale” (p. 9).
    Dopo aver ricordato il duplice NO all’omosessualità e tanto più al matrimonio gay da parte di Dio (e di tutte le religioni) e della natura, van den Aardweg insiste giustamente sulla terza fondamentale negazione: anche la scienza dice NO! Per lo meno la scienza obiettiva e non la pseudo “scienza gay” riconducibile “a un sistema di propaganda e [a] uno strumento politico” molto efficace (p. 27).
    Lo psichiatra olandese chiama i suoi lettori alla resistenza verso una “ideologia realmente pericolosa”: “essa potrà provocare drammi ancora più vasti se non verrà fermata in tempo” (p. 28). D’altra parte, “molte persone non sono consapevoli del radicalismo occulto dei movimenti per i diritti dei gay; non sanno che la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso non è cio' che sembra, non si rendono conto di venir raggirate” (p. 27).
    Nel primo capitolo si fa stato di una verità negata: “le cause fisiche ossia naturali, biologiche dell’omosessualità non sono state trovate” (p. 31). Segno che non si tratta di “una variante innata della sessualità” (p. 32). E’ altresi' evidente che “c’è qualcosa che non funziona bene quando una persona, dotata di un integro apparato anatomico e fisiologico finalizzato alla procreazione, non sente alcuna attrazione per il sesso opposto, in contrasto col 95% del resto della popolazione” (p. 34).
    Tutte costatazioni ovvie ma che una intera classe scientifica sottomessa ai diktat dell’Unione Europea e delle lobby vorrebbe censurare, danneggiando in primis proprio gli omosessuali i quali, se vanno capiti e compatiti, vanno pure aiutati a superare la loro condizione, e non ad accettarla. Molti omosessuali infatti ritrovano la via della normalità e si sposano, come nel celebre caso di Luca di Tolve (cf. Ero gay, Città Ideale, 2015).
    Uno storico ha scritto che “Nessuna società ha mai accettato l’omosessualità come modo di vivere da preferirsi. In nessun luogo l’omosessualità o la bisessualità sono [stati] considerati in sé auspicabili. In nessun luogo i genitori affermano: non mi importa se mio figlio è eterosessuale o omosessuale” (cit. a p. 34). La costatazione rincuora certo, ma oggi, dopo decenni di crescente lavaggio del cervello, iniziato dal fatidico ’68, c’è da temere che essa sia effimera e anzi già se ne vede il tramonto. Esistono certamente difatti, e non sono pochissimi, i genitori che si farebbero un vanto di avere un figlio gay, cosi' come pare bello avere un amico gay, un insegnante gay, un maestro di vita gay, sicuramente dolce, affidabile, comprensivo, aperto, non violento, santo come nella migliore agiografia quotidianamente propalata dai mass media…
    Ma torniamo ai fatti. Nel 2009 il presidente Obama, forse il peggior presidente della storia non luminosa degli Stati Uniti, ha invitato alla Casa Bianca 250 leader gay e ha premiato un loro rappresentante di nome Kameny “per la sua aperta battaglia per il riconoscimento della normalità e della bontà morale” dell’omosessualità (cf. p. 36). Piccolo particolare ignoto ai più: “Dopo la morte di Kameny nel 2011, la sua casa è stata inserita nel National Register of Historic Places, i suoi scritti archiviati nella Biblioteca del Congresso e il suo bottone gay is good è stato messo in mostra nell’American Museum of History (…). Kameny affermava: Godiamoci sempre più migliori e ulteriori perversioni sessuali, qualsiasi sia la loro definizione, tra un numero sempre maggiore di adulti consenzienti […]. Se i rapporti sessuali con animali consenzienti [sic] fanno felice qualcuno, lasciamogli ricercare la sua felicità” (p. 36, n. 7).
    Ma cos’è allora l’omosessualità dal punto di vista scientifico?
    Per il medico olandese se “il tratto omosessuale non è innato ma acquisito”, esso deriverebbe “da un’insufficiente identificazione di genere, cosa che porta all’isolamento dai compagni dello stesso sesso” (p. 47). Di solito, “la figura paterna, maschile, ha avuto un ruolo troppo piccolo nello sviluppo della personalità del ragazzo e quella materna, femminile (…) nello sviluppo della ragazza” (p. 47). Questo spiegherebbe pure l’aumento odierno dell’omosessualità letta dai propagandisti della sinistra come la prova della fine dei tabù e l’inizio della liberazione sessuale. Invece, è a causa del divorzio e dell’assenza di una figura genitoriale stabile, se non di entrambe, che si ha prima l’allontanamento dal gruppo dei pari (coetanei e co-generi) e poi l’esplosione della devianza.
    Van den Aardweg parla dell’importante “dimensione della mascolinità e della femminilità nella personalità” (p. 48), specie nella formazione adolescenziale e pre-adolescenziale. Ma forse è proprio per questo che la devastante ideologia del gender vuole cancellare ogni minima distinzione tra i sessi, colorando a forza le unghie dei maschietti e impedendo alle bambine di identificarsi con le principesse e le fate. Gli ideologi del gender fanno di tutto per avere più gay tra i giovani, cosi' come le femministe spingono la donna ad abortire: tutto è collegato…
    “Il concetto di immagine di sé è qui cruciale”: “Gli uomini gay hanno una percezione limitata della loro mascolinità. Le donne lesbiche hanno una percezione limitata della loro femminilità” (p. 51). Guai quindi a quei genitori ed educatori che annientano forzosamente le differenze naturali e sociali tra i bambini: le gonne, gli anelli, gli smalti, le capigliature e gli sport, sono importanti proprio perché distinguono e quindi identificano. Ma chi odia l’identità stabile e certa fa di tutto per rendere l’essere umano strano e confuso (queer).
    La vita vissuta delle coppie gay è trattata dettagliatamente nei capitoli 4, 5 e 6, e preferiamo, per pudore, non riportare nulla onde non scandalizzare i più innocenti tra i lettori. In ogni caso le testimonianze di gay di mezz’età (uomini e donne), a volte malati di Aids o comunque pentiti della loro vita sballata e senza freni, valgono più che tutti i fasulli gay pride dell’universo.
    Le parole di un attivista gay (a priori da credere poiché secondo la vulgata il gay non mente mai) sono quelle che sinteticamente dicono di più a tutti noi che vogliamo vivere lottare e morire per la verità, per la normalità, per il benessere e la pace nel mondo: “Combattere per il matrimonio tra persone dello stesso sesso e per i suoi privilegi e poi, una volta che esso sia stato concesso, ridefinire completamente l’istituzione del matrimonio, rivendicare il diritto di sposarsi non come un mezzo per aderire ai codici morali della società bensi' per sfatare un mito e alterare radicalmente un’istituzione arcaica” (cit. a p. 75). Ecco la ragione del legame profondo tra omosessualismo, progressismo, femminismo, veganismo, liberalismo e individualismo contemporaneo.
    Secondo l’Autore, il matrimonio gay è “il primo passo verso la legalizzazione della poligamia” (p. 74) e cosi' sta avvenendo un po’ ovunque, Italia compresa.
    L’ultimo capitolo, il dodicesimo, conclude la pregevolissima esposizione, chiedendosi: “Cosa accadrà dopo la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso?” (pp. 147-151).
    Le conseguenze più immediate, già visibili in paesi precorritori come l’Olanda, il Canada o la Spagna, sono queste: l’adozione di infanti da parte dei gay, l’indottrinamento scolastico dei bambini sui vari matrimoni possibili e le varie famiglie legittime (la più arcaica delle quali è proprio quella biblica formata tra uomo e donna…), l’introduzione di leggi che colpiscano la cosiddetta “omofobia” ossia la preferenza dell’eterosessualità al vizio, l’apertura logica verso la poligamia, la poliandria e la pedofilia (attraverso l’abbassamento costante dell’età del consenso sessuale), la distruzione delle legislazioni pro famiglia, la proibizione della vera scienza psichiatrica sulle devianze e le perversioni, il divieto della cura dell’omosessualità, auspicata invece da un numero crescente di gay distonici, etc. etc.
    Che dire quindi ai nostri figli circa i matrimoni gay? In proporzione con la loro età, saper cogliere l’occasione, fornitaci dal diavolo, di far luce sul male, la sua diffusione e la sua pericolosità; ma anche parlar loro della bellezza, della grandezza e la nobiltà del bene il quale, malgrado tutte le caricature e le menzogne ideate dal Sistema, coincide con il vero amore sponsale e con l’unica famiglia voluta dal Creatore.
    Come parlare del matrimonio gay ai bambini? ~ CampariedeMaistre

    Dopo l’eroina transgender arriva il supereroe gay
    Negli Stati Uniti, dopo Chalice, il primo supereroe transgender, arriva anche il supereroe gay. L’emittente televisiva statunitense, The CW Television Network (CW), ha annunciato infatti la prossima programmazione di una nuova miniserie che avrà come protagonista un supereroe dichiaratamente gay.
    La serie, intitolata The Ray, prende spunto dal progetto Multiversity di Grant Morrisson, che presenta personaggi provenienti da tutte le 52 terre alternative del DC Universe.
    Come si legge su Cartoonmag.it: “Greg Berlanti e Marc Guggenheim hanno annunciato di essere al lavoro su una nuova miniserie animata con protagonista Ray, uno degli eroi minori della DC. La serie si intitolerà Freedom Fighters: The Ray, e andrà in onda su CW Seed.
    Ispirato alla nuova incarnazione ideata da Grant Morrison, Raymond ‘Ray’ Terrill sarà il primo supereroe gay della DC a debuttare sul piccolo schermo.
    Il primo artwork diffuso da The CW mostra sullo sfondo anche The Phantom Lady e Black Condor, principali comprimari delle avventure di Ray”.
    L’annuncio da parte di CW del supereroe gay rientra nell’oramai monotono piano globale di “normalizzazione” dell’omosessualità. Tutti i media, in special modo quelli rivolti ai giovani e ai giovanissimi, sono “precettati” a creare un clima favorevole a tale processo.
    Dopo l?eroina transgender arriva il supereroe gay | Riscossa Cristiana



    I farisei di Molfetta e lo tsunami catto-gay
    di Riccardo Cascioli
    «Evitare il confronto è da vili», ha detto monsignor Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta, introducendo il 30 settembre il dibattito che ha dato inizio al corso di formazione per insegnanti ed educatori sulla “Educazione di genere”, organizzato dalla diocesi di Molfetta e dalla locale Azione Cattolica. Oddio, chiamarlo dibattito sembra azzardato, visto che i sei che sedevano dietro al tavolo degli oratori raccontavano in modi diversi la stessa storia: che l’omosessualità, cioè, è una variante della natura, che l’educazione di genere è compito fondamentale della scuola, che compito dell’educatore è accompagnare ogni persona nel crearsi una identità sessuale forte, qualsiasi essa sia.
    Ma i lettori più attenti si saranno accorti di una stranezza: la presenza all’incontro di quel vescovo che, prima annunciato sui manifesti, alla Nuova BQ aveva poi fatto dire dal suo segretario che non sarebbe andato. Sconcertati dal manifesto e dalla presentazione del corso di formazione, volevamo semplicemente chiedere al vescovo il perché di questa scelta e se era consapevole che tutti i relatori sono noti per le loro posizioni chiaramente pro-gender.
    Il buon segretario del vescovo, don Luigi Amendolagine, ci ha detto che lui e il vescovo non ne sapevano nulla, che altri erano gli organizzatori, che il vescovo comunque aveva altri impegni e non sarebbe andato, che poi – figurarsi - «sappiamo bene cosa insegna la Chiesa e quindi ci saranno sicuramente voci che esprimeranno questa posizione» (e nel caso don Luigi pensasse di poter smentire, sappia che abbiamo la registrazione delle due telefonate).
    Ma era solo un modo per evitare il confronto. Non solo il vescovo ci è andato ma la registrazione dell’incontro dimostra chiaramente che monsignor Cornacchia sapeva benissimo chi erano i relatori e cosa avrebbero detto (diocesi ed “esperti” ci lavoravano da mesi), cose su cui ha dimostrato di concordare in pieno, rifugiandosi dietro al solito «Chi sono io per giudicare?». È d’accordo sul fatto che «ci siano varianti nella stessa natura»; ha detto che viviamo tutti «un problema evolutivo» (qualsiasi cosa significhi), davanti al quale non è lecito «tapparsi le orecchie come per tanto tempo anche la Chiesa ha fatto»); con notevole sprezzo del pericolo ha sostenuto che «noi ci inchiniamo di fronte a chi fa una determinata scelta», e non parliamo delle frasi sconnesse con cui ha definito l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”. E davanti a una domanda precisa ha fatto sfoggio di una invidiabile cultura internazionale affermando che «qui stiamo parlando di genere e non di gender»: qualcuno dal pubblico gli ha urlato che sono la stessa cosa essendo il primo termine la traduzione italiana del secondo (in inglese), ma non ha raccolto.
    Per certi versi il caso di Molfetta è clamoroso, ma sarebbe un errore pensare che sia isolato. Al contrario è dentro una tendenza ormai più che conclamata, visto che da tempo anche Avvenire e Tv2000, gli organi di informazione ufficiali della Chiesa italiana, sembrano diventati organi di promozione dell’omosessualità. È ancora Avvenire che ha sdoganato già da tempo l’ideologia di genere introducendo una differenza tra un gender buono e un gender cattivo, un po’ come per il colesterolo. Proprio due giorni fa il quotidiano Repubblica ha pubblicato un lungo articolo in cui dà conto della lunga marcia delle associazioni cristiane Lgbt sempre più integrate nella pastorale delle diocesi. E il Rapporto 2016 sui cristiani Lgbt in Italia ne offre un dettagliato resoconto.
    Per questo, pur di fronte a un’iniziativa oggettivamente scandalosa (nel senso letterale del termine) e grave come quella di Molfetta, non ci aspettiamo chissà quali interventi superiori. Anzi, è più probabile che ci toccherà ascoltare messaggi di sostegno a un confratello vilmente e ingiustamente attaccato dai soliti “dottrinari” che invece di chinarsi sulle ferite degli uomini, pensano soltanto alla Legge.
    E non basteranno neanche le parole del Papa di ieri a proposito del gender. Perché il tutto passa da sottili distinzioni che permettono di tenere insieme il Magistero con il suo sovvertimento: si prende le distanze da una ideologia del genere, che forse neanche esiste (si dice), ma si valorizza l’accompagnamento alla costruzione dell’identità sessuale; si condanna a parole l’indottrinamento nelle scuole ma poi si costruiscono percorsi nelle diocesi e nelle parrocchie - per «capire», per «dialogare» - che fanno la stessa cosa; si fa finta che il gender sia una cosa e l’omosessualità un’altra; si spaccia per aiuto alle persone ciò che è invece pura e semplice promozione di uno stile di vita; si difende il matrimonio ma poi si promuovono le unioni omosessuali «basta che non siano equiparate alla famiglia». Tanto per capire che in confronto ai personaggi che guidano l’opinione nella Chiesa oggi, i capi dei farisei al tempo di Gesù erano dilettanti.
    Per questo la condanna dell’ideologia del gender non è più sufficiente, si deve affermare con chiarezza che questa ideologia e la promozione dell’omosessualità, la pretesa che essa sia una semplice «variante della natura», sono un tutt’uno. Senza un intervento chiaro in questo senso, non c’è dubbio che l’attuale ondata catto-gay diventerà uno tsunami.
    I farisei di Molfetta e lo tsunami catto-gay

 

 
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