
Originariamente Scritto da
matteomourinho
HELSINKI - Se volete vincere le elezioni in Finlandia, date addosso all' euro. E all' Unione Europea. Parlatene male. Il Paese non ha voltato le spalle al Vecchio Continente, non è tornato nelle braccia dell' orso russo. Fatto sta, però, che chi cavalca la moneta unica non va da nessuna parte; chi, di fronte all' euro, è invece almeno un po' iconoclasta ha buone speranze. Oggi i finlandesi vanno a votare per eleggere il loro presidente. E - diversamente dal passato in questa terra del Nord, lontana e periferica - il voto contiene una lezione per il resto della Ue. È di fatto il primo referendum sulla moneta unica che si tiene in un Paese a tripla A da quando la crisi del debito europeo è iniziata e, già prima di sapere il risultato, il messaggio è netto: abbracciare con entusiasmo euro ed Europa è un no fly per ogni partito, non fa decollare, anzi. «Se avessimo saputo, oggi l' euro non ci sarebbe», dice Sauli Niinistö, il candidato alla presidenza di gran lunga in vantaggio nei sondaggi (sul 40%). Il politico della Coalizione nazionale non è personaggio qualsiasi: fu lui, da ministro delle Finanze, a condurre le trattative per l' ingresso di Helsinki nell' euro. «Ricordo Theo Waigel (negli anni Novanta ministro delle Finanze tedesco, ndr ) sostenere che senza un patto di stabilità credibile non avrebbe potuto esserci l' euro - spiega Niinistö -. Se avessimo saputo che il patto di stabilità non sarebbe stato rispettato da molti, credo che Waigel avrebbe risolto il problema e l' euro non si sarebbe fatto». I finlandesi, non a torto, ritengono di essere se non l' unico almeno uno dei due soli Paesi dell' eurozona ad avere rispettato il patto di stabilità, tenendo sotto controllo le finanze pubbliche. Quando oggi, dall' Europa, arrivano inviti a essere più solidali, cioè a mettere più denaro sul tavolo per aiutare i partner in crisi, quasi tutti rispondono che c' è un limite - ormai raggiunto - e che «la vera solidarietà sta nel rispondere correttamente delle proprie finanze» (è sempre Niinistö che parla). In questa campagna elettorale, nessuno dice esplicitamente che la Finlandia dovrebbe uscire dall' euro. In fondo, nemmeno Timo Soini, il leader del Partito dei finlandesi (ex Veri finlandesi) che l' anno scorso sconvolse il sonnacchioso panorama politico di Helsinki guadagnando un quinto dei voti in Parlamento su posizioni populiste e antieuropee. Però praticamente tutti - con un' eccezione notevolissima - si sentono in dovere di essere molto critici o moderatamente critici della moneta unica. Soini - anch' egli candidato presidente, ma più di bandiera che per vero interesse (i sondaggi lo danno sotto al 10%) - dice che «l' Italia è ricca, anche se il suo Stato è povero, e quindi non dovrebbe lasciare l' euro, la Grecia però avrebbe tutto da guadagnare a uscire dall' Unione monetaria». Ma è sul contributo finlandese alla soluzione della crisi europea che non ha sfumature: «Per anni, le banche francesi e tedesche hanno fatto prestiti alla Grecia al 2-3% e per anni hanno intascato grandi profitti. Ora che c' è la crisi vengono a chiedere soldi nei boschi finlandesi?». Soini e altri sostengono che Helsinki avrebbe già messo a disposizione degli interventi di salvataggio dei Paesi in crisi 50 miliardi di garanzie, l' equivalente del debito pubblico del Paese. Il governo ufficialmente parla di 14. Il rifiuto di prendere ulteriori impegni è però generale. «Ho visto che il presidente della Bce Mario Draghi ha detto che i Paesi con la tripla A dovrebbero prendersi maggiori responsabilità - dice Niinistö, il favorito nella corsa presidenziale - ma io non vedo possibilità per la Finlandia di prendere altre responsabilità. Tra l' altro, metteremmo a rischio la nostra tripla A e ricordo quanto è stato difficile risalire rispetto ai giorni in cui il nostro rating era in zona B». Gli fa eco, in risposta a Draghi, il ministro degli Esteri in carica, Erkki Tuomioja: «Non è necessario che la Finlandia aumenti la sua esposizione passiva». Insomma, in questa campagna elettorale nessuno vuole farsi vedere morbido quando si parla di euro. Un altro candidato, politico di lunghissimo corso, Paavo Väyrynen del Partito di centro, ha proposto addirittura la reintroduzione della vecchia valuta finlandese, la markka, come moneta parallela a quella europea. E nei sondaggi non va male: è dato attorno al 17% e potrebbe essere lui a sfidare Niinistö al secondo turno di votazioni presidenziali che si terrà il 5 febbraio. «Il messaggio che sta uscendo dalla campagna elettorale è chiaro: essere troppo pro euro non fa vincere voti - sostiene Erkka Railo, politologo dell' università di Turku -. La prova esplicita è quel che sta succedendo a Lipponen». Già, Paavo Lipponen, l' eccezione notevolissima di queste elezioni, l' unico candidato che parli con entusiasmo dell' euro. Lipponen è stato primo ministro dal 1995 al 2003, leader socialdemocratico tra i più conosciuti in Europa. Come egli stesso conferma, uno dei padri dell' euro. «Per noi l' Europa è tutto - dice -. Se l' euro crolla, la Germania dominerà l' Europa e noi saremo dipendenti dai tedeschi». A suo parere, la Banca centrale europea dovrebbe diventare il prestatore di ultima istanza ai governi e si dovrebbe tracciare un percorso per arrivare all' emissione di Eurobond. «Alla fine, abbiamo bisogno di un' Unione economica: il vero errore è stato non averla quando è nata la moneta unica». Difesa senza se e senza ma dell' euro: l' unico tra gli otto candidati in corsa ad avere questa posizione netta. Bene: mentre alle elezioni politiche dell' anno scorso il Partito socialdemocratico ha preso il 18% dei voti, il suo candidato nei sondaggi è oggi attorno al 5-7%. «È che Lipponen è visto come colui che ci ha portato nell' Unione monetaria e nell' euro», riassume Jari Korkki, l' analista politico della televisione pubblica Yle . Persino il candidato dei Verdi, Pekka Haavisto, si dice pro euro ma poi si guarda bene dall' esagerare. Anch' egli è dato al 17% dai sondaggi e potrebbe essere lo sfidante a sorpresa di Niinistö al secondo turno. Parlando di moneta unica, dice che «la Grecia forse è fuori», che «può essere che torniamo alla markka, anche se questo non è il nostro obiettivo» e che «c' è un problema in Europa, me ne sono accorto quando, dopo l' approvazione del Trattato di Lisbona, sono state nominate ai vertici figure deboli come Herman Van Rompuy e Lady Ashton». Insomma, un Paese che nelle campagne elettorali ha sempre parlato di educazione, di parità tra i sessi, di diritti umani, di servizi pubblici si trova ora a guardare storto l' euro. Un Paese che tra i candidati al secondo turno per la presidenza ha sempre avuto una donna - motivo di orgoglio egualitario - e ha una presidente uscente, Tarja Halonen, questa volta vede le due candidate in corsa, Eva Biaudet del Partito popolare svedese e Sari Essayah della Democrazia cristiana, sotto al 5% nei sondaggi. È che l' arrivo sulla scena di Timo Soini e del Partito dei finlandesi - che di tanto in tanto parlano di uscita dall' euro e di non allineamento di Helsinki - ha fatto emergere l' Europa e l' euro come i veri temi di dibattito. E ha trasformato l' elezione del presidente, che ha tutto sommato pochi poteri, in un test di rilievo europeo. Sulla Norra Esplanaden, la strada lussuosa dei negozi e dei ristoranti di Helsinki, la signora Ritva - 75 anni, esile e dolcissima - è una militante della Coalizione nazionale e serve caffè, tè e dolci in uno dei tanti Café Niinistö aperti dal partito in tutto il Paese a sostegno del suo candidato. Mostra un pamphlet contro il bullismo nelle scuole, parla di educazione, uno dei punti di forza della Finlandia. Ma alla fine ammette che non sono questi i temi del momento, «anche Helsinki sta cambiando, bisogna stare attenti a quello che fanno i giovani che si interessano sempre meno di queste cose». Così, nella terra della tripla A, nel Paese che non ha peccati finanziari ma è comunque chiamato a pagare per quelli degli altri, matura forse un nuovo modo di guardare all' Europa, probabilmente simile a quello dei tedeschi, degli olandesi, forse degli austriaci. Dove la solidarietà non è al primo posto. Ma una certa serietà probabilmente sì. Danilo Taino twitter@danilotaino RIPRODUZIONE RISERVATA **** Protagonisti Gli altri candidati in corsa In equilibrio Pekka Haavisto, 53 anni, dei Verdi, si dice pro euro ma senza esagerare. È al 17% Al Centro Paavo Väyrynen propone la reintroduzione della vecchia valuta, la markka. È al 17% Nazionalista Timo Soini, 49 anni, guida il Partito dei finlandesi: è dato al 10% L' eccezione Paavo Lipponen, 70 anni, ex premier socialdemocratico, decisamente pro euro: 5-7% ****In uscita
http://archiviostorico.corriere.it/2...20122031.shtml