



Ultima modifica di Phileas; 12-03-12 alle 13:13


Ma infatti non ho detto questo. Ho detto che chi vuole mettere in piedi un'attività di ricerca, a parità di competenze, sceglierà un settore che permetta di coprire i costi e guadagnarci (a meno che uno sia un filantropo).
Come lo decidi?
Per alzata di mano di 7 miliardi di persone?
No! Si adotta la procedura di valutazione imprenditoriale. Ossia si stima l'entità della domanda e si agisce, di conseguenza, per tentativi, fino ad arrivare all'equilibrio.
Ciò non significa che la progeria non sarà mai studiata, perché i malati di progeria sono pochissimi e quindi la ricerca sarebbe antieconomica. Significa che la domanda iniziale sarebbe probabilmente bassa. Però, stimolandola opportunamente, potrebbe diventare significativa. Vedi i vari Telethon, dove milioni di persone che normalmente se ne sbatterebbero, sono stimolati da una campagna promozionale accattivante a donare parte del loro reddito alla ricerca.
Invece qui si sfoderano i soliti argomenti nazi-com:
- Quella cosa è superflua perché lo dico io
- Ci vorrebbe il DVCE illuminato che stabilisca le priorità sulla base della Tradizione
- Preferisci l'anticalvizie all'antiprogeria? Sei un bruto che non merita nemmeno una risposta
I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)


Quello da te citato è solo uno dei tanti possibili modi per scegliere le priorità di ricerca, e neanche il più frequente visto che la maggior parte della ricerca è finanziata dallo stato che applica cirteri molto diversi. Quello che contesto è il fatto che si tratta di concetti puramente teoretici, perché finora in una società puramente capitalistica non ci è vissuto nessuno, e probabilmente mai lo farà, perché secondo la mia opinione una società del genere non sarebbe conforme alla natura umana. Il problema è che le teorie economiche non considerano moltissimi aspetti della psiche umana e dunque spesso modellano sistemi che non possono funzionare. Un po' come il comunismo che sulla carta sembrava una buona idea ma in pratica è stato un fallimento.


Sì, per quanto riguarda la ricerca hai ragione: come dice phileas, perlomeno in Italia è il ducetto di turno che decide quali ricerche portare avanti e quali far morire, mediante diversa allocazione di fondi pubblici. Io, però, sto parlando a livello teorico, ideale.
I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)


Proprio per questo il paradigma liberale/liberista/libertario è preferibile: lasciando all'individuo il massimo grado di libertà possibile, lascia che i "moltissimi aspetti della psiche umana" si possano esprimere liberamente, senza bisogno di modelli preconfezionati.
I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)


Noi chi? Io preferisco un modello svizzero con votazione referendaria. Lasciando scegliere il popolo sono certo che una gran parte dei problemi dell'Italia sparirebbero. E dubito molto che in un referendum la popolazione sceglierebbe di dedicare un tot di fondi alla calvizie invece che alla cura di una malattia rarissima, anche se i calvi fossero la maggioranza.


"Voi non avete fermato il vento gli fate solo perdere tempo"
www.forumviola.it




Il compratore di lozioni contro la calvizie compra coscientemente quel prodotto perche' e' UTILE per lui. Cosa e' utile per chi lo fornisce lo giudichera' il suo fornitore, che vedendoci la possibilita' di arricchirsi investira i suoi soldi in ricerca. Pianificare l'utilita' dei beni dall'alto non solo e' impossibile (l'utilita' e' indidivuale), ma porta a risultati aberranti...