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Discussione: FOCUS SIRIA

  1. #2511
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    La cina è stata chiara verso gli usa, con tutti i soldi che ci dovete, andate pure a fare le guerre perse.
    Siria: Cina, con azione militare impatto negativo su economia - Adnkronos Esteri

    Ma che e' stata chiara la Cina ??? Ancora a sparare altre pataccate!

    Quale "soldi ci dovete" ???


    Aspettiamo per vedere se quello che hai detto e' vero.

  2. #2512
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    La Siria pronta a combattere mentre Obama cerca alleati: La Voce della Russia
    La Siria pronta a combattere mentre Obama cerca alleati


    Tags: Conflitto, Attualita', Siria, Commenti, USA, Bashar Assad, Nel mondo, Obama
    Svetlana Kalmykova, Redazione Online 2.09.2013, 22:12
    Foto: EPA
    La Siria è in grado di respingere qualunque aggressione esterna. Con queste parole Bashar al Assad, capo dello stato siriano, ha risposto al presidente statunitense Barack Obama in merito ai piani che questi ha avanzato e che prevedono l’inizio di un’operazione militare ai danni della Siria.

    Obama ha una settimana per convincere il Congresso della sua decisione e trovare degli alleati. Gli esperti definiscono questo sistema di risoluzione della crisi siriana “declinante”.
    In attesa della decisione finale sull’operazione militare, l’esercito americano ha dato il via ad un’intensa fase di preparativi. Nel Mar Rosso, al confine con la Siria, la portaerei atomica Nimitz è in viaggio e scorta il gruppo d’assalto della marina americana. Nel Mar Mediterraneo è già presente un gruppo di cinque cacciatorpedinieri americani e la nave da sbarco “San Antonio” mentre nel golfo Persico è in servizio la portaerei “Harry Truman”.
    Alcuni alleati dell’America si stanno preparando per le operazioni militari a loro volta, il primo ministro della Turchia Recep Tayyip Erdoğan è certo che il suo Stato appoggerà “qualunque iniziativa internazionale” sulla Siria, anche se venisse a mancare la decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Anche la Francia è pronta ad appoggiare Washington. Il ministro degli Interni francese Manuel Vallas ha affermato che “l’uccisione di massa dei cittadini di Damasco tramite l’uso di armi chimiche non deve rimanere impunito”. Questi inoltre ha confermato che il presidente François Hollande è “irremovibile” sulla questione delle operazioni militari contro la Siria.
    Konstantin Dolgov, delegato del Ministero degli Affari Interni per i diritti umani, la democrazia e la rule of law, ha riferito a “La Voce della Russia” che:
    Anche mettendo da parte il fatto che gli ispettori Onu non hanno ancora presentato le loro conclusioni, non ci sono fondamenti per affermare che siano state proprio le truppe siriane ad utilizzare le armi chimiche. L’approccio in “difesa” della popolazione civile chiaramente non è sostenibile nei confronti delle critiche che possono essere avanzate. Ricordiamo tutti come hanno avuto inizio i tragici avvenimenti legati all’arbitrario ed ingiustificato uso della violenza nella ex Jugoslavia. In modo analogo sono state “difese” anche le popolazioni dell’Afghanistan e della Libia. Esempi che possono fruire da materiale esplicativo di questo tipo di “tutela” della popolazione si possono osservare tutt’oggi in Afghanistan, dove centinaia di civili, fra cui donne e bambini, periscono sotto i colpi dei drone internazionali.
    Si ha l’impressione che la maggior parte degli alleati dell’America comprendano in cosa si potrebbe evolvere il loro coinvolgimento nel conflitto siriano e non siano propensi ad iniziare una guerra. Il parlamento del Regno Unito ha respinto i piani d’invasione, il cancelliere tedesco Anglea Merkel ha dichiarato che il suo Paese si rifiuta di entrare in azione senza un mandato dell’Onu, della NATO o dell’Unione Europea. Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della NATO, ha anche dichiarato che non vede quale potrebbe essere il ruolo degli alleati nella reazione internazionale. La Giordania su è rifiutata di concedere agli americani i propri territori per aprire il fuoco sulla Siria ed ha anche chiuso il suo spazio aereo al transito dei velivoli militari. Fra gli stati che si son rifiutati di prender parte alle operazioni in Siria troviamo l’Italia, la Grecia, il Canada. I ministri dei Paesi membri della Lega degli Stati Arabi, che ieri hanno tenuto una riunione straordinaria al Cairo, non sono giunti ad una conclusione comune su questo tema.
    Barack Obama è senza l’appoggio dei suoi alleati fondamentali, ne è certo Leonid Isaev, insegnante della cattedra di politologia universale dell’Alta scuola d’economia:
    Data la situazione attuale se il presidente americano deciderà di invadere la Siria sarà l’unica persona responsabile di quest’azione. Quindi sarà il solo a rispondere di quanto potrebbe accadere in Siria, anche delle sconfitte dell’esercito americano. Non escludo che potrebbe non rendersi conto che l’invasione della Siria ha un carattere avventuristico e che con buone probabilità potrebbe concludersi come un’onta per gli Stati Uniti, allo stesso modo in cui si sono concluse le invasioni di Iraq, Libia ed Jugoslavia. L’unica persona che verrebbe associata a tale vergogna sarebbe proprio Barack Obama.
    Obama ha chiesto al Congresso di appoggiare l’operazione militare in Siria. Le votazioni su questo tema non si svolgeranno prima del 9 settembre, quando i legislatori americani rientreranno dalle vacanze. Nel frattempo il presidente della Siria Bashar al Assad ha affermato che l’esercito siriano respingerà qualunque aggressione dall’esterno pur i ristabilire la sicurezza e la stabilità dello stato, esattamente come combatte quotidianamente le formazioni terroristiche all’interno del Paese.

  3. #2513
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    La Siria è in grado di respingere qualunque aggressione esterna.

    Segno anche questa.

  4. #2514
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Segno anche questa.
    È sicuramente esagerata,ma vedremo
    tra giorni quanto..

  5. #2515
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    L’INDUSTRIA DELLA MENZOGNA QUALE PARTE INTEGRANTE DELLA MACCHINA DI GUERRA DELL’IMPERIALSMO

    Nella storia dell’industria della menzogna quale parte integrante dell’apparato industriale-militare dell’imperialismo il 1989 è un anno di svolta. Nicolae Ceausescu è ancora al potere in Romania. Come rovesciarlo? I mass media occidentali diffondono in modo massiccio tra la popolazione romena le informazioni e le immagini del «genocidio» consumato a Timisoara dalla polizia per l’appunto di Ceausescu.

    1. I cadaveri mutilati

    Cos’era avvenuto in realtà? Avvalendosi dell’analisi di Debord relativa alla «società dello spettacolo», un illustre filosofo italiano (Giorgio Agamben) ha sintetizzato in modo magistrale la vicenda di cui qui si tratta:

    «Per la prima volta nella storia dell’umanità, dei cadaveri appena sepolti o allineati sui tavoli delle morgues [degli obitori] sono stati dissepolti in fretta e torturati per simulare davanti alle telecamere il genocidio che doveva legittimare il nuovo regime. Ciò che tutto il mondo vedeva in diretta come la verità vera sugli schermi televisivi, era l’assoluta non-verità; e, benché la falsificazione fosse a tratti evidente, essa era tuttavia autentificata come vera dal sistema mondiale dei media, perché fosse chiaro che il vero non era ormai che un momento del movimento necessario del falso. Così verità e falsità diventavano indiscernibili e lo spettacolo si legittimava unicamente mediante lo spettacolo. Timisoara è, in questo senso, l’Auschwitz della società dello spettacolo: e come è stato detto che, dopo Auschwitz, è impossibile scrivere e pensare come prima, così, dopo Timisoara, non sarà più possibile guardare uno schermo televisivo nello stesso modo» (Agamben 1996, p. 67).

    Il 1989 è l’anno in cui il passaggio dalla società dello spettacolo allo spettacolo come tecnica di guerra si manifestava su scala planetaria. Alcune settimane prima del colpo di Stato ovvero della «rivoluzione da Cinecittà» in Romania (Fejtö 1994, p. 263), il 17 novembre 1989 la «rivoluzione di velluto» trionfava a Praga agitando una parola d’ordine gandhiana: «Amore e Verità». In realtà, un ruolo decisivo svolgeva la diffusione della notizia falsa secondo cui uno studente era stato «brutalmente ucciso» dalla polizia. A vent’anni di distanza lo rivela, compiaciuto, «un giornalista e leader della dissidenza, Jan Urban», protagonista della manipolazione: la sua «menzogna» aveva avuto il merito di suscitare l’indignazione di massa e il crollo di un regime già pericolante (Bilefsky 2009). Qualcosa di simile avviene in Cina: l’8 aprile 1989 Hu Yaobang, segretario del PCC sino al gennaio di due anni prima, viene colto da infarto nel corso di una riunione dell’Ufficio Politico e muore una settimana dopo. Dalla folla di piazza Tienanmen il suo decesso viene collegato al duro conflitto politico emerso anche nel corso di quella riunione (Domenach, Richer 1995, p. 550); in qualche modo egli diviene la vittima del sistema che si tratta di rovesciare. In tutti e tre i casi, l’invenzione e la denuncia di un crimine sono chiamate a suscitare l’ondata di indignazione di cui il movimento di rivolta ha bisogno. Se consegue il pieno successo in Cecoslovacchia e Romania (dove il regime socialista aveva fatto seguito all’avanzata dell’Armata Rossa), questa strategia fallisce nella Repubblica popolare cinese scaturita da una grande rivoluzione nazionale e sociale. Ed ecco che tale fallimento diviene il punto di partenza di una nuova e più massiccia guerra mediatica, che è scatenata da una superpotenza la quale non tollera rivali o potenziali rivali e che è tuttora in pieno svolgimento. Resta fermo che a definire la svolta storica è in primo luogo Timisoara, «l’Auschwitz della società dello spettacolo».

    2. «Reclamizzare i neonati» e il cormorano

    Due anni dopo, nel 1991, interveniva la prima guerra del Golfo. Un coraggioso giornalista statunitense ha chiarito in che modo si è verificata «la vittoria del Pentagono sui media» ovvero la «colossale disfatta dei media a opera del governo degli Stati Uniti» (Macarthur 1992, pp. 208 e 22). Nel 1991 la situazione non era facile per il Pentagono (e per la Casa Bianca). Si trattava di convincere della necessità della guerra un popolo su cui pesava ancora il ricordo del Vietnam. E allora? Accorgimenti vari riducono drasticamente la possibilità per i giornalisti di parlare direttamente coi soldati o di riferire direttamente dal fronte. Nella misura del possibile tutto dev’essere filtrato: il puzzo della morte e soprattutto il sangue, le sofferenze e le lacrime della popolazione civile non devono fare irruzione nelle case dei cittadini degli USA (e degli abitanti del mondo intero) come ai tempi della guerra del Vietnam. Ma il problema centrale e di più difficile soluzione è un altro: in che modo demonizzare l’Irak di Saddam Hussein, che ancora qualche anno prima si era reso benemerito, agli occhi degli USA, aggredendo l’Iran scaturito dalla rivoluzione islamica e antiamericana del 1979 e incline a far proseliti nel Medio Oriente. La demonizzazione sarebbe risultata tanto più efficace se al tempo stesso si fosse resa angelica la vittima. Operazione tutt’altro che agevole, e non solo per il fatto che dura o impietosa era in Kuwait la repressione di ogni forma di opposizione. C’era qualcosa di peggio. A svolgere i lavori più umili erano gli emigrati, sottoposti a una «schiavitù di fatto», e a una schiavitù di fatto che assumeva spesso forme sadiche: non suscitavano particolare emozione i casi di «serbi scaraventati giù dal terrazzo, bruciati o accecati o picchiati a morte» (Macarthur 1992, pp. 44-45).

    E, tuttavia… Generosamente o favolosamente ricompensata, un’agenzia pubblicitaria trovava un rimedio a tutto. Essa denunciava il fatto che i soldati irakeni tagliavano le «orecchie» ai kuwaitiani che resistevano. Ma il colpo di teatro di questa campagna era un altro: gli invasori avevano fatto irruzione in un ospedale «rimuovendo 312 neonati dalle loro incubatrici e lasciandoli morire sul freddo pavimento dell’ospedale di Kuwait City» (Macarthur 1992, p. 54). Sbandierata ripetutamente dal presidente Bush sr., ribadita dal Congresso, avallata dalla stampa più autorevole e persino da Amnesty International, questa notizia così orripilante ma anche così circonstanziata da indicare con assoluta precisione il numero dei morti, non poteva non provocare una travolgente ondata di indignazione: Saddam era il nuovo Hitler, la guerra contro di lui era non solo necessaria ma anche urgente e coloro che a essa si opponevano o recalcitravano erano da considerare quali complici più o meno consapevoli del nuovo Hitler! La notizia era ovviamente un’invenzione sapientemente prodotta e diffusa, ma proprio per questo l’agenzia pubblicitaria aveva ben meritato il suo denaro. La ricostruzione di questa vicenda è contenuta in un capitolo del libro qui citato dal titolo calzante: «Reclamizzare i neonati» (Selling Babies). Per la verità, a essere «reclamizzati» non furono soltanto i neonati. Proprio agli inizi delle operazioni belliche veniva diffusa in tutto il mondo l’immagine di un cormorano che affogava nel petrolio sgorgante dai pozzi fatti saltare dall’Irak. Verità o manipolazione? A provocare la catastrofe ecologica era stato Saddam? E ci sono realmente cormorani in quella regione del globo e in quella stagione dell’anno? L’ondata dell’indignazione, autentica e sapientemente manipolata, travolgeva le ultime resistenze razionali.

    3. La produzione del falso, il terrorismo dell’indignazione e lo scatenamento della guerra

    Facciamo un ulteriore salto in avanti di alcuni anni e giungiamo così alla dissoluzione o piuttosto, allo smembramento della Jugoslavia. Contro la Serbia, che storicamente era stata la protagonista del processo di unificazione di questo paese multietnico, nei mesi che precedono i bombardamenti veri e propri si scatenano una dopo l’altra ondate di bombardamenti multimediali. Nell’agosto del 1998, un giornalista americano e uno tedesco «riferiscono dell’esistenza di fosse comuni con 500 cadaveri di albanesi tra cui 430 bambini nei pressi di Orahovac, dove si è duramente combattuto. La notizia è ripresa da altri giornali occidentali con grande rilievo. Ma è tutto falso, come dimostra una missione d’osservazione della Ue» (Morozzo Della Rocca 1999, p. 17).

    Non per questo fa fabbrica del falso entrava in crisi. Agli inizi del 1999 i media occidentali cominciavano a tempestare l’opinione pubblica internazionale con le foto di cadaveri ammassati al fondo di un dirupo e talvolta decapitati e mutilati; le didascalie e gli articoli che accompagnavano tali immagini proclamavano che si trattava di civili albanesi inermi massacrati dai serbi. Sennonché: «Il massacro di Racak è raccapricciante, con mutilazioni e teste mozzate. E’ una scena ideale per suscitare lo sdegno dell’opinione pubblica internazionale. Qualcosa appare strano nelle modalità dell’eccidio. I serbi abitualmente uccidono senza procedere a mutilazioni [...] Come la guerra di Bosnia insegna, le denunce di efferatezze sui corpi, segni di torture, decapitazioni, sono una diffusa arma di propaganda [...] Forse non i serbi ma i guerriglieri albanesi hanno mutilato i corpi» (Morozzo Della Rocca 1999, p. 249).

    O, forse, i cadaveri delle vittime di uno degli innumerevoli scontri tra gruppi armati erano stati sottoposti a un successivo trattamento, in modo da far credere a un’esecuzione a freddo e a uno scatenamento di furia bestiale, di cui era immediatamente accusato il paese che la NATO si apprestava a bombardare (Saillot 2010, pp. 11-18).

    La messa in scena di Racak era solo l’apice di una campagna di disinformazione ostinata e spietata. Qualche anno prima, il bombardamento del mercato di Sarajevo aveva consentito alla NATO di ergersi a suprema istanza morale, che non poteva permettersi di lasciare impunite le «atrocità» serbe. Ai giorni nostri si può leggere persino sul «Corriere della Sera» che «fu una bomba di assai dubbia paternità a fare strage nel mercato di Sarajevo facendo scattare l’intervento NATO» (Venturini 2013). Con questo precedente alle spalle, Racak ci appare oggi come una sorta di riedizione di Timisoara, una riedizione prolungatasi per alcuni anni. E, tuttavia, anche in questo caso il successo non mancava. L’illustre filosofo che nel 1990 aveva denunciato «l’Auschwitz della società dello spettacolo» verificatasi a Timisoara cinque anni dopo si accodava al coro dominante, tuonando in modo manicheo contro «il repentino slittamento delle classi dirigenti ex comuniste nel razzismo più estremo (come in Serbia, col programma di “pulizia etnica”)» (Agamben 1995, pp. 134-35). Dopo aver acutamente analizzato la tragica indiscernibilità di «verità e falsità» nell’ambito della società dello spettacolo, egli finiva col confermarla involontariamente, accogliendo in modo sbrigativo la versione (ovvero la propaganda di guerra) diffusa dal «sistema mondiale dei media», da lui precedentemente additato come fonte principale della manipolazione; dopo aver denunciato la riduzione del «vero» a «momento del movimento necessario del falso», operata dalla società dello spettacolo, egli si limitava a conferire una parvenza di profondità filosofica a questo «vero» ridotto per l’appunto a «momento del movimento necessario del falso».

    Per un altro verso, un elemento della guerra contro la Jugoslavia, più che a Timisoara, ci riconduce alla prima guerra del Golfo. È il ruolo svolto dalle public relations:

    «Milosevic è un uomo schivo, non ama la pubblicità, non ama mostrarsi o tenere discorsi in pubblico. Sembra che alle prime avvisaglie di disgregazione della Jugoslavia, la Ruder&Finn, compagnia di pubbliche relazioni che stava lavorando per il Kuwait nel 1991, gli si presentasse offrendo i suoi servizi. Fu congedata. Ruder&Finn venne assunta invece immediatamente dalla Croazia, dai musulmani di Bosnia e dagli albanesi del Kosovo per 17 milioni di dollari all’anno, per proteggere e incentivare l’immagine dei tre gruppi. E fece un ottimo lavoro!

    James Harf, direttore di Ruder&Finn Global Public Affairs, in un’intervista [...] affermava: “Abbiamo potuto far coincidere nell’opinione pubblica serbi e nazisti [...] Noi siamo dei professionisti. abbiamo un lavoro da fare e lo facciamo. Non siamo pagati per fare la morale”» (Toschi Marazzani Visconti 1999, p. 31).

    Veniamo ora alla seconda guerra del Golfo: nei primi giorni del febbraio 2003 il segretario di Stato USA, Colin Powell, mostrava alla platea del Consiglio di Sicurezza dell’ONU le immagini dei laboratori mobili per la produzione di armi chimiche e biologiche, di cui l’Irak sarebbe stato in possesso. Qualche tempo dopo il primo ministro inglese, Tony Blair, rincarava la dose: non solo Saddam aveva quelle armi, ma aveva già elaborato piani per usarle ed era in grado di attivarle «in 45 minuti». E di nuovo lo spettacolo, più ancora che preludio alla guerra, costituiva il primo atto di guerra, mettendo in guardia contro un nemico di cui il genere umano doveva assolutamente sbarazzarsi. Ma l’arsenale delle armi della menzogna messe in atto o ponte per l’uso andava ben oltre. Al fine di «screditare il leader iracheno agli occhi del suo stesso popolo» la Cia si proponeva di «diffondere a Bagdad un filmato in cui veniva rivelato che Saddam era gay. Il video avrebbe dovuto mostrare il dittatore iracheno mentre faceva sesso con un ragazzo. “Doveva sembrare ripreso da una telecamera nascosta, come se si trattasse di una registrazione clandestina». A essere studiata era anche «l’ipotesi di interrompere le trasmissioni della televisione irachena con una finta edizione straordinaria del telegiornale contenente l’annuncio che Saddam aveva dato le dimissioni e che tutto il potere era stato preso dal suo temuto e odiato figlio Uday» (Franceschini 2010).

    Se il Male dev’essere mostrato e bollato in tutto il suo orrore, il Bene deve risultare in tutto il suo fulgore. Nel dicembre 1992, i marines statunitensi sbarcavano sulla spiaggia di Mogadiscio. Per l’esattezza vi sbarcavano due volte, e la ripetizione dell’operazione non era dovuta a impreviste difficoltà militari o logistiche. Occorreva dimostrare al mondo che, prima ancora di essere un corpo militare di élite, i marines erano un’organizzazione benefica e caritatevole che riportava la speranza e il sorriso al popolo somalo devastato dalla miseria e dalla fame. La ripetizione dello sbarco-spettacolo doveva emendarlo dei suoi dettagli errati o difettosi. Un giornalista e testimone spiegava: «Tutto quello che sta accadendo in Somalia e che avverrà nelle prossime settimane è uno show militar-diplomatico […] Una nuova epoca nella storia della politica e della guerra è cominciata davvero, nella bizzarra notte di Mogadiscio […] L’ “Operazione Speranza” è stata la prima operazione militare non soltanto ripresa in diretta dalle telecamere, ma pensata, costruita e organizzata come uno show televisivo» (Zucconi 1992).

    Mogadiscio era il pendant di Timisoara. A pochi anni di distanza dalla rappresentazione del Male (il comunismo che finalmente crollava) faceva seguito la rappresentazione del Bene (l’Impero americano che emergeva dal trionfo conseguito nella guerra fredda). Sono ormai chiari gli elementi costitutivi della guerra-spettacolo e del suo successo.
    ComeDonChisciotte - L’INDUSTRIA DELLA MENZOGNA QUALE PARTE INTEGRANTE DELLA MACCHINA DI GUERRA DELL’IMPERIALSMO

    trovate qualche collegamento con la siria????
    Ultima modifica di blobb; 06-09-13 alle 21:21
    clash bankrobber

  6. #2516
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Poveri Yenkee costretti a mettere le orecchie per terra, grande Putin, finalmente qualcuno in grado di affermare che sti cazzo di ammericani la devono fare finita di fare guerra a loro piacimento con scuse ridicole.
    Viva la Russia, via l'Iran e viva il popolo libero di Siria, cioè quello fedela al legittimo presidente Assad.
    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


    VUOI SAPERE COS'E' L'ANTIFASCISMO? E' non avere cura del Creato, disboscando, inquinando, cementificando tutto nel nome dello Sviluppo.

  7. #2517
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Citazione Originariamente Scritto da Ringhio Visualizza Messaggio
    Poveri Yenkee costretti a mettere le orecchie per terra, grande Putin, finalmente qualcuno in grado di affermare che sti cazzo di ammericani la devono fare finita di fare guerra a loro piacimento con scuse ridicole.
    Viva la Russia, via l'Iran e viva il popolo libero di Siria, cioè quello fedela al legittimo presidente Assad.

    Aspettiamo quindi l'arrivo di Putin, dell'Iran e del popolo libero......vediamo se fai anche tu l' acrobata dopo.

  8. #2518
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Aspettiamo quindi l'arrivo di Putin, dell'Iran e del popolo libero......vediamo se fai anche tu l' acrobata dopo.
    Ma non ti arrabbiare, esagero un po per provocarti è divertente, io spero che tutti tengano le mani in tasca, passami però una considerazione, Putin ha fatto dei passi fino a pochi mesi fa impensabili, ci sranno dei motivi politici e di contesto, o no?
    Il mondo non vuole una guerra, soprattutto non vuole una guerra muscolare di Obama e degli USA, se guerra dovrà essere sarà nei canoni giusti, gli USA le devono fare finita di fare i gendarmi del mondo.
    Inoltre, si rischia grosso a sfruculiare in quel contesto, sono mesi e mesi che lo scrivo in tutte le salse.
    Si deve passare per vie diplomatiche e gli occidentali la devono fare finita di fare i doppi giochi in Siria, che ti piaccia o meno, le cose stanno così e vi è la forte possibilità che le armi chimiche siano state utilizzate dai ribelli.
    Poi il mio cuore è con i siriani e con l'Iran, cosa ci vuoi fare, mi stanno proprio antipatici sia gli yenkee sia gli israliani.

    Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.
    Eraclito


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  9. #2519
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Putin ha fatto dei passi fino a pochi mesi fa impensabili, ci sranno dei motivi politici e di contesto, o no?

    Le preoccupazioni di Putin sono in relazione alla politica energetica dei Sauditi e degli USA, questi ultimi hanno visto crescere la loro produzione interna di gas e di petrolio.

    Negli ultimi 4 anni l'import energetico americano si e' ridotto di circa 2 milioni di barili di greggio equivalente. A questo si sommano le riduzione di molti paesi europei per via della crisi.

    Infatti si e' venuta a creare una diminuzione della domanda energetica, solo in minima parte compensata dai cinesi. I sauditi per non perdere la loro produzione hanno fatto pressione per chiudere all'iran e mettere fuori gioco Gheddafi.....infatti tanto la libia tanto l'iran hanno visto cadere le loro vendite all'estero.

    Questo trend e' destinato a continuare a lungo, gli europei sono molto nervosi perche non possono piu continuare a pagare il gas il triplo degli americani e stanno facendo pressione su Putin o si stanno rivolgendo altrove (Qatar e Norvegia).

    Vladimiro sa che se cade l'export di idrocarburi la Russia finisce in un mare di guai.

    Nella vicenda siriana gli USA hanno tutto l'interesse affinche diventi una palude, una sorta di Vietnam del mondo arabo e che duri anni.

  10. #2520
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    Predefinito Re: FOCUS SIRIA

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Aspettiamo quindi l'arrivo di Putin, dell'Iran e del popolo libero......vediamo se fai anche tu l' acrobata dopo.
    Cina, Iran, e Russia daranno sicuramente armi alla Siria per difendersi dagli attacchi aerei americnai, e inoltre gli USA sono isolati in SIria e non possono nemmeno mandare truppe da terra, quindi il conflitto sarebbe molto più che in IRaq.

 

 
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