Pagina 95 di 218 PrimaPrima ... 4585949596105145195 ... UltimaUltima
Risultati da 941 a 950 di 2175
  1. #941
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    The crash in oil prices means U.S. drillers and oil-field-services companies will keep scaling back on production and investment. But some industry players have efficiency advantages that could help them weather the bear market in crude oil.
    A key step in hydraulic fracturing to extract oil from shale is the pumping of so-called proppant into a well under tremendous pressure to open cracks from which oil and gas can flow. Proppant is a combination of water, sand and additives that depends on the type of formation being drilled.
    There’s a great variance in the cost of proppant, which is a very important element in determining whether fracking can remain profitable as the price of oil keeps dropping.
    NavPort, which collates oil well and rig data using regulatory reports, estimates a “proppant efficiency metric,” which is the cost of proppant per barrel of oil equivalent during a well’s first 90 days of operation.
    “Proppant will contribute between 15% and 35% of the total cost of completing a well,” said Eric Foster, president of NavPort. “The proppant cost efficiency helps you measure the cost of getting hydrocarbons out of the ground. If you are spending more on proppant, you may be producing more. However, it’s possible that the extra production is not profitable.”
    That means the companies with the lowest proppant cost will have the best shot of turning a profit from shale-oil-extraction operations during a prolonged period of low oil prices.
    West Texas Intermediate crude oil for February delivery CLG5, -0.78% was down as much as 3.7% Monday, trading below $47 a barrel. That’s a decline of 56% from a peak of $107 on June 16.
    “At $100 a barrel, the cost to complete a well was much less critical than it is at $50 a barrel,” Foster said. “Cost efficiency is one indicator of when operators will slow down their drilling activity.”
    NavPort provided the following table, which shows the relative efficiency of oil wells in several share basins in the first 90 days of operations, with the exception of the Marcellus and Utica formations, which could not be included because of a lack of timely data from Pennsylvania and Ohio:



    For publicly traded companies, the table also shows the tickers for which two oil producers are most active in each share basin. The only companies on the table that aren’t publicly traded are Ursa Resources Group and Mewbourne Oil Co.
    The Rockies formation is most efficient, with a proppant cost of $8.88 a barrel during the first 90 days of production, but this shale formation “is overall a small play,” according to Foster. Then again, 54% of WPX Energy Inc.’s WPX, -1.50% nonconventional oil wells are in the Rockies.
    The table highlights some very heavy concentrations, with 83% of Noble Energy Inc.’s NBL, +1.08% nonconventional wells located in the Niobrara formation, while 81% of Continental Resources Inc.’s and 89% of Hess Corp.’s HES, +1.10% nonconventional wells are in the Bakken basin.
    The most expensive — again, excluding the Marcellus and Utica formations — is the Permian basin, where Apache Corp. APA, +0.87% and Devon Energy Corp.DVN, +0.59% are the biggest players. The average proppant cost for the first 90 days of production is $35.25 a barrel.
    Which companies are most efficient?

    Here’s some information that could be very important to investors who are convinced oil won’t be able to stay this low, as well as investors eager to understand which U.S. shale producers stand the best chance of continuing to add new production wells.
    Of the top 20 U.S. nonconventional oil producers, by horizontal well count, Hess has the best proppant efficiency, with an average cost of $3.58 a barrel for the first 90 days of production, followed by BHP Billiton Ltd. BHP, -0.12% with an average cost or $9.14, and Whiting Petroleum Corp. WLL, +1.59% with an average proppant cost of $11.08 a barrel.


    These U.S. energy companies are less likely to fail as oil drops - MarketWatch
    Globalizzazione..... si grazie.

  2. #942
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Non ci credono neanche le società di rating, infatti i fallimenti sono arrivati
    Crollo del petrolio e debito spazzatura, la bolla dello shale oil rischia di esplodere - Il Sole 24 ORE

  3. #943
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Non ci credono neanche le società di rating, infatti i fallimenti sono arrivati
    Crollo del petrolio e debito spazzatura, la bolla dello shale oil rischia di esplodere - Il Sole 24 ORE
    Shale OIL..... ma cotinua a confondere oil & gas.... e nel oil appunto come indicatoti i tempi "non sospetti" (molto lontano dai prezzi attuali) ci saranno fallimenti, e quindi consolidazione.


    Bello continuare a far finta di non leggere eh?
    Globalizzazione..... si grazie.

  4. #944
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Shale OIL..... ma cotinua a confondere oil & gas.... e nel oil appunto come indicatoti i tempi "non sospetti" (molto lontano dai prezzi attuali) ci saranno fallimenti, e quindi consolidazione.


    Bello continuare a far finta di non leggere eh?
    Solo nella tua testa c'è tutta questa differenza tra shale oil e gas, del resto i fatti e i fallimenti parlano da soli, la bolla è pronta a scoppiare.
    Leggi qualcosa di serio ognitanto


    La socializzazione delle perdite dell'industria dello shale oil

    Prezzi del petrolio ai minimi e rischio imminente di una bolla finanziaria visto che nel ventre delle grandi banche di Wall Street ci sono circa 1.100 miliardi di dollari di titoli legati all'industria del fracking incapace di reggersi con questi prezzi. Il governo Obama allora approva un eventuale salvataggio delle banche con le tasche dei contribuenti.
    Leonardo Berlen
    13 gennaio 2015

    Share on facebook Share on linkedin


    A -A +A | Commenti (0) | Newsletter




    Abbiamo parlato spesso del rischio di una bolla finanziaria collegata al collasso dell’industria delle fonti fossili e dello shale gas e oil in particolare. Collasso che, si ipotizza, potrebbe essere causato da un eventuale futuro accordo sul clima che imponga una forte limitazione delle emissioni. La crisi potrebbe però essere anche molto più imminente e il pericolo di insolvenza per il sistema finanziario avere ripercussioni devastanti.A dare una interessante chiave di lettura è un articolo di Ben Ptashnik, ex senatore democratico americano e oggi imprenditore nell’energia solare. L’articolo apparso su Truthout è stato ripreso e tradotto da Effetto Risorse, il blog di Ugo Bardi, cosa vi dice in estrema in sintesi?I prezzi del petrolio da sei mesi in diminuzione, pilotati dall’Opec e soprattutto dall’Arabia Saudita per distruggere l’offerta di shale oil e sabbie bituminose, creeranno uno shock finanziario di proporzioni enormi. E visto che il settore finanziario, Wall Street per intenderci, ha investito finora ingenti somme nelle obbligazioni spazzatura (almeno il 15% è basato su energia fossile) e l’industria per proteggersi dall’oscillazione dei prezzi ha stipulato con le banche ‘contratti derivati’ (una sorta di polizze assicurative) per proteggersi dalle fluttuazioni del costo di vendita dei combustibili, il sistema potrebbe andare a breve in default con insolvenze per circa 1.100 miliardi di $.Le obbligazioni, vendute anche recentemente a ignari investitori, potrebbero diventare carta straccia, in quanto non sostenute, come si dice, dalle realtà contabili: proprio a causa del netto crollo dei prezzi petroliferi (oggi sui 46 $), troppo basse per mantenere la produzione di shale gas and oil.Come si spiega nell’articolo di Ptashnik, e come abbiamo scritto su Qualenergia.it, il gap tra il denaro ricevuto dall'industria del fracking e gli introiti delle operazioni realizzate, pari a circa 110 miliardi di dollari già prima del calo del prezzo del barile iniziato sei mesi or sono, potrebbe ora creare perdite più ingenti, per centinaia di miliardi di dollari che ricadrebbero sul sistema finanziario (sempre le grandi banche di Wall Street) che hanno venduto questa scommessa al mercato.Si è usato il condizionale, non tanto perché il prezzo del barile potrebbe risalire rapidamente. Secondo alcuni i sauditi fanno sul serio e non molleranno la presa anche perché hanno dalla loro un sostanzioso ‘cuscinetto’ accumulato negli anni di vacche grasse (i prezzi elevati dell’oro nero), ma solo perché le grandi banche, al solito, non subiranno il colpo: too big to fail, come si dice, ‘troppo grandi per fallire’. Chi pagherà allora questo buco, che ripetiamo alcuni stimano in circa 1.100 mld di dollari? Avete indovinato: i consumatori americani.La lobby finanziaria si è mossa con urgenza, forse proprio perché il rischio di crisi sembra imminente. I gruppi di pressione hanno portato il governo Usa ad inserire all’ultimo minuto una perfida postilla nella legge finanziaria che potrebbe obbligare i contribuenti a pagare il default nel caso in cui la bolla del mercato dell'energia implodesse (si esentano le istituzioni finanziarie dalle loro responsabilità sui derivati), un evento probabile anche con un prezzo del barile un po’ più alto dell’attuale; e le previsioni non danno segnali di grandi significativi rialzi entro il 2015.Il salvataggio delle banche con i soldi dei cittadini, ventilano alcuni, potrebbe avvenire ‘legalmente’ con prelievi forzosi dai conti correnti, dando eventualmente loro in cambio titoli azionari della banca (di valore dubbio), extrema ratio che prima del blitz di fine anno, consentito dall’amministrazione Obama, era fortemente limitata.Alcuni, come Larry Elliott su The Guardian, parlano di ‘contrappassoper gli Usa, che avrebbero voluto, in accordo con i sauditi, un calo del prezzo del barile per mettere fuori gioco Russia e Iran (esportatori di petrolio), ma ora con la probabile chiusura di diversi giacimenti da fracking e il rischio bolla finanziaria si sarebbero messi in un bel ginepraio.Per uscirne si confida sempre nella solita alleanza tra politica e big industriali-finanziari: scaricare le perdite sulla collettività e mandare a quel paese il mercato che si esalta invece solo quando si fa profitto.C’è un altro risvolto della medaglia al centro dell’articolo di Ptashnik. Quando parte dell’industria del fracking verrà smantellata quali saranno i responsabili che verranno additati al pubblico ludibrio? Gli squali di Wall Street, gli investitori e gli ‘alleati’ sauditi oppure gli ambientalisti che, "spinti da Putin" (alcuni questo affermano), sono ostili alla fratturazione e all’oleodotto di Keystone che trasporta petrolio da sabbie bituminose del Canada e che avrebbero potuto rendere finalmente gli States indipendenti?Domanda retorica. Che verrà, ne siamo certi, ben gestita ad arte dalla stampa asservita che confermerà ancora una volta la prima strategia del decalogo indicato da Noam Chomski per la manipolazione delle persone attraverso i mass media: la “distrazione”. La distrazione dai problemi importanti e dai veri responsabili per capire realmente cosa accade e che è necessaria per impedire di interessarsi delle cose essenziali che accadono nelle vite delle personeUn motivo di più per comprendere che i profondi cambiamenti dei nostri sistemi dovranno comunque essere spinti dal basso, dalle comunità, dalla conoscenza indipendente. Delegare alla politica e alle élite economiche la tutela dell’ambiente, della salute, della pace, o al limite del portafoglio dei cittadini, così come pure la lotta ai mutamenti climatici è da ingenui.
    Crollo del petrolio e debito spazzatura, la bolla dello shale oil rischia di esplodere - Il Sole 24 ORE


    Shale gas, il miraggio sta già svanendo - Il Fatto Quotidiano
    Shale gas, il miraggio sta già svanendo


    di Fabio Scacciavillani | 25 settembre 2014
    Commenti


    Più informazioni su: Energia, Fracking, Lavoro, Shale Gas, Usa


    Fabio Scacciavillani

    Chief Economist Fondo d'investimenti dell'Oman

    Post | Articoli
    Il successo dell’estrazione di petrolio e gas da giacimenti non convenzionali, in particolare le formazioni di scisti (in inglese shale), è uno dei rari raggi di luce negli anni bui di Grande Recessione. L’impatto è stato impressionante. Da quattro anni gli Usa sono il maggior produttore di gas al mondo e da inizio 2014, con l’equivalente di 11 milioni di barili di petrolio al giorno, sono in testa alla produzione globale di idrocarburi. Il prezzo del gas naturale negli Usa, che a giugno del 2008 aveva superato i 12 dollari per milione di Btu (British thermal units, l’unità di misura più diffusa per il prezzo del gas), piombò a meno di 3 dollari a settembre 2009 e poi fino a un minimo di 2 dollari nell’aprile del 2012. Oggi il prezzo si aggira intorno ai 4 dollari per mBtu. Gli Usa un tempo rassegnati a massicce importazioni di gas liquefatto dal Qatar ora pianificano di esportare verso l’Europa (dove il gas vale 10 dollari per mBtu) e il ricco mercato asiatico (in Giappone il prezzo è circa 15 dollari) e addirittura verso il Medio Oriente.
    In taluni settori manifatturieri, inclusi quelli che avevano trasferito le fabbriche in Asia o Messico, ora i costi energetici contenuti (e l’inflazione salariale nei Paesi emergenti) rendono gli Stati Uniti una localizzazione competitiva. L’ottimismo generato da questa manna energetica ha indotto a prevedere che gli Usa possano raggiungere l’autosufficienza energetica nel 2020. Tale epocale inversione non ha sconquassato solo l’economia, ma ha anche accentuato l’istinto isolazionista dell’America profonda e di Barack Obama. Il presidente infatti ha trascurato Libia, Siria, Iraq e teatri di guerra che un tempo avrebbero acceso l’allarme rosso alla Casa Bianca e si è ridestato lentamente dal torpore geopolitico solo di fronte agli sgozzamenti. Sull’approvvigionamento energetico classe politica, Pentagono, società petrolifere e Wall Street (che ha riversato cascate di dollari su progetti targati shale) dopo decenni di patemi e tensioni sono convinti di potersi rilassare.
    Tuttavia da questo altare di certezze si odono mandibole di tarli in piena attività: i successi iniziali sono stati inopinatamente proiettati nel futuro per attirare capitali e gonfiare l’ennesima bolla. Una serie di studi del Bureau of Economic Geology (BEG) all’Università del Texas – una tra le più autorevoli think tank in campo energetico – ha rielaborato le previsioni iniziali sulla produzione di shale gas alla luce dei dati fin qui rilevati nei maggiori giacimenti. Tali studi condotti da geologi, economisti e ingegneri forniscono un’analisi, disaggregata per singolo pozzo, fino al 2030 sulla base di diversi scenari di prezzo (che determinano la convenienza economica dell’estrazione). Emerge che, in contrasto con le iniziali proiezioni, la produzione nel bacino texano di Barnett (il più vecchio) segue un declino esponenziale: la produzione raggiunge un picco nei primi mesi di attività, per poi crollare, invece di stabilizzarsi.
    Per compensare il rapido declino dei primi pozzi (più promettenti e meno costosi) si deve trivellare più intensamente e con tecnologie più sofisticate e i costi si impennano. Piani di investimento e aspettative di profitti rischiano di trasformarsi in perdite per azionisti e finanziatori incauti.
    Da altri grandi giacimenti di shale gas sfruttati da minor tempo, come Haynesville e Marcellus, si temono analoghi dispiaceri. Oltre al gas, anche i dati dai pozzi di petrolio da scisti di Eagle Ford in Texas, elaborati da Arthur Berman indicano un preoccupante declino. La Shell ha iscritto a bilancio perdite per 2, 1 miliardi di dollari dall’investimento in Eagle Ford. Un altro colosso mondiale delle materie prime, BHP Hilton, che aveva scommesso 20 miliardi di dollari sugli idrocarburi da scisti ha annunciato di voler vendere metà dei suoi bacini. Una doccia gelida è anche arrivata dall’Energy Information Administration (EIA) del governo Usa che ha tagliato del 96 per cento (da 13, 7 miliardi di barili ad appena 600 milioni) le stime di petrolio estraibili dal bacino Monterey lungo circa 2500 chilometri in California e considerato (ormai erroneamente) il più grande degli States con due terzi delle riserve petrolifere non convenzionali. Insieme alle stime sono evaporati 2,8 milioni di posti di lavoro attesi entro il 2020, oltre a 24, 6 miliardi di dollari introiti fiscali e un 14 per cento di aumento del Pil californiano.
    L’epopea dei combustibili fossili oscilla da due secoli tra presagi di esaurimento imminente ed esaltazione da scoperte di giacimenti giganteschi. Lo shale gas ha alimentato aspettative mirabolanti probabilmente destinate ad ridimensionarsi. Il miraggio dello shale aveva colpito dalla Polonia al Regno Unito, dall’Argentina alla Cina. Ma al di fuori del Nord America al momento non si registrano successi di rilievo. In Polonia si sono accumulate perdite e dispute tra governo società petrolifere, mentre Oltremanica il governo sembra scettico. In Italia – dove comunque non si segnalano sostanziali giacimenti non convenzionali e la Strategia Energetica Nazionale esclude espressamente estrazioni da scisti – la Commissione Ambiente della Camera ha approvato da pochi giorni un emendamento che proibisce il fracking, cioè la tecnologia per estrarre lo shale gas.
    di Fabio Scacciavillani e Alexis Crow

  5. #945
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Poi è inutile che posti dati sull'aumento di produzione, perché più aumentano la produzione e più si scavano la fossa, visto chei pozzi degli shale si esauriscono velocemente, avvogli a trivellare per tenere gonfia la bolla

  6. #946
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Solo nella tua testa c'è tutta questa differenza tra shale oil e gas, del resto i fatti e i fallimenti parlano da soli, la bolla è pronta a scoppiare.
    Leggi qualcosa di serio ognitanto


    La socializzazione delle perdite dell'industria dello shale oil

    Prezzi del petrolio ai minimi e rischio imminente di una bolla finanziaria visto che nel ventre delle grandi banche di Wall Street ci sono circa 1.100 miliardi di dollari di titoli legati all'industria del fracking incapace di reggersi con questi prezzi. Il governo Obama allora approva un eventuale salvataggio delle banche con le tasche dei contribuenti.
    Leonardo Berlen
    13 gennaio 2015

    Share on facebook Share on linkedin


    A -A +A | Commenti (0) | Newsletter




    Abbiamo parlato spesso del rischio di una bolla finanziaria collegata al collasso dell’industria delle fonti fossili e dello shale gas e oil in particolare. Collasso che, si ipotizza, potrebbe essere causato da un eventuale futuro accordo sul clima che imponga una forte limitazione delle emissioni. La crisi potrebbe però essere anche molto più imminente e il pericolo di insolvenza per il sistema finanziario avere ripercussioni devastanti.A dare una interessante chiave di lettura è un articolo di Ben Ptashnik, ex senatore democratico americano e oggi imprenditore nell’energia solare. L’articolo apparso su Truthout è stato ripreso e tradotto da Effetto Risorse, il blog di Ugo Bardi, cosa vi dice in estrema in sintesi?I prezzi del petrolio da sei mesi in diminuzione, pilotati dall’Opec e soprattutto dall’Arabia Saudita per distruggere l’offerta di shale oil e sabbie bituminose, creeranno uno shock finanziario di proporzioni enormi. E visto che il settore finanziario, Wall Street per intenderci, ha investito finora ingenti somme nelle obbligazioni spazzatura (almeno il 15% è basato su energia fossile) e l’industria per proteggersi dall’oscillazione dei prezzi ha stipulato con le banche ‘contratti derivati’ (una sorta di polizze assicurative) per proteggersi dalle fluttuazioni del costo di vendita dei combustibili, il sistema potrebbe andare a breve in default con insolvenze per circa 1.100 miliardi di $.Le obbligazioni, vendute anche recentemente a ignari investitori, potrebbero diventare carta straccia, in quanto non sostenute, come si dice, dalle realtà contabili: proprio a causa del netto crollo dei prezzi petroliferi (oggi sui 46 $), troppo basse per mantenere la produzione di shale gas and oil.Come si spiega nell’articolo di Ptashnik, e come abbiamo scritto su Qualenergia.it, il gap tra il denaro ricevuto dall'industria del fracking e gli introiti delle operazioni realizzate, pari a circa 110 miliardi di dollari già prima del calo del prezzo del barile iniziato sei mesi or sono, potrebbe ora creare perdite più ingenti, per centinaia di miliardi di dollari che ricadrebbero sul sistema finanziario (sempre le grandi banche di Wall Street) che hanno venduto questa scommessa al mercato.Si è usato il condizionale, non tanto perché il prezzo del barile potrebbe risalire rapidamente. Secondo alcuni i sauditi fanno sul serio e non molleranno la presa anche perché hanno dalla loro un sostanzioso ‘cuscinetto’ accumulato negli anni di vacche grasse (i prezzi elevati dell’oro nero), ma solo perché le grandi banche, al solito, non subiranno il colpo: too big to fail, come si dice, ‘troppo grandi per fallire’. Chi pagherà allora questo buco, che ripetiamo alcuni stimano in circa 1.100 mld di dollari? Avete indovinato: i consumatori americani.La lobby finanziaria si è mossa con urgenza, forse proprio perché il rischio di crisi sembra imminente. I gruppi di pressione hanno portato il governo Usa ad inserire all’ultimo minuto una perfida postilla nella legge finanziaria che potrebbe obbligare i contribuenti a pagare il default nel caso in cui la bolla del mercato dell'energia implodesse (si esentano le istituzioni finanziarie dalle loro responsabilità sui derivati), un evento probabile anche con un prezzo del barile un po’ più alto dell’attuale; e le previsioni non danno segnali di grandi significativi rialzi entro il 2015.Il salvataggio delle banche con i soldi dei cittadini, ventilano alcuni, potrebbe avvenire ‘legalmente’ con prelievi forzosi dai conti correnti, dando eventualmente loro in cambio titoli azionari della banca (di valore dubbio), extrema ratio che prima del blitz di fine anno, consentito dall’amministrazione Obama, era fortemente limitata.Alcuni, come Larry Elliott su The Guardian, parlano di ‘contrappassoper gli Usa, che avrebbero voluto, in accordo con i sauditi, un calo del prezzo del barile per mettere fuori gioco Russia e Iran (esportatori di petrolio), ma ora con la probabile chiusura di diversi giacimenti da fracking e il rischio bolla finanziaria si sarebbero messi in un bel ginepraio.Per uscirne si confida sempre nella solita alleanza tra politica e big industriali-finanziari: scaricare le perdite sulla collettività e mandare a quel paese il mercato che si esalta invece solo quando si fa profitto.C’è un altro risvolto della medaglia al centro dell’articolo di Ptashnik. Quando parte dell’industria del fracking verrà smantellata quali saranno i responsabili che verranno additati al pubblico ludibrio? Gli squali di Wall Street, gli investitori e gli ‘alleati’ sauditi oppure gli ambientalisti che, "spinti da Putin" (alcuni questo affermano), sono ostili alla fratturazione e all’oleodotto di Keystone che trasporta petrolio da sabbie bituminose del Canada e che avrebbero potuto rendere finalmente gli States indipendenti?Domanda retorica. Che verrà, ne siamo certi, ben gestita ad arte dalla stampa asservita che confermerà ancora una volta la prima strategia del decalogo indicato da Noam Chomski per la manipolazione delle persone attraverso i mass media: la “distrazione”. La distrazione dai problemi importanti e dai veri responsabili per capire realmente cosa accade e che è necessaria per impedire di interessarsi delle cose essenziali che accadono nelle vite delle personeUn motivo di più per comprendere che i profondi cambiamenti dei nostri sistemi dovranno comunque essere spinti dal basso, dalle comunità, dalla conoscenza indipendente. Delegare alla politica e alle élite economiche la tutela dell’ambiente, della salute, della pace, o al limite del portafoglio dei cittadini, così come pure la lotta ai mutamenti climatici è da ingenui.
    Crollo del petrolio e debito spazzatura, la bolla dello shale oil rischia di esplodere - Il Sole 24 ORE


    Shale gas, il miraggio sta già svanendo - Il Fatto Quotidiano
    Shale gas, il miraggio sta già svanendo


    di Fabio Scacciavillani | 25 settembre 2014
    Commenti
    Più informazioni su: Energia, Fracking, Lavoro, Shale Gas, Usa


    Fabio Scacciavillani

    Chief Economist Fondo d'investimenti dell'Oman

    Post | Articoli
    Il successo dell’estrazione di petrolio e gas da giacimenti non convenzionali, in particolare le formazioni di scisti (in inglese shale), è uno dei rari raggi di luce negli anni bui di Grande Recessione. L’impatto è stato impressionante. Da quattro anni gli Usa sono il maggior produttore di gas al mondo e da inizio 2014, con l’equivalente di 11 milioni di barili di petrolio al giorno, sono in testa alla produzione globale di idrocarburi. Il prezzo del gas naturale negli Usa, che a giugno del 2008 aveva superato i 12 dollari per milione di Btu (British thermal units, l’unità di misura più diffusa per il prezzo del gas), piombò a meno di 3 dollari a settembre 2009 e poi fino a un minimo di 2 dollari nell’aprile del 2012. Oggi il prezzo si aggira intorno ai 4 dollari per mBtu. Gli Usa un tempo rassegnati a massicce importazioni di gas liquefatto dal Qatar ora pianificano di esportare verso l’Europa (dove il gas vale 10 dollari per mBtu) e il ricco mercato asiatico (in Giappone il prezzo è circa 15 dollari) e addirittura verso il Medio Oriente.
    In taluni settori manifatturieri, inclusi quelli che avevano trasferito le fabbriche in Asia o Messico, ora i costi energetici contenuti (e l’inflazione salariale nei Paesi emergenti) rendono gli Stati Uniti una localizzazione competitiva. L’ottimismo generato da questa manna energetica ha indotto a prevedere che gli Usa possano raggiungere l’autosufficienza energetica nel 2020. Tale epocale inversione non ha sconquassato solo l’economia, ma ha anche accentuato l’istinto isolazionista dell’America profonda e di Barack Obama. Il presidente infatti ha trascurato Libia, Siria, Iraq e teatri di guerra che un tempo avrebbero acceso l’allarme rosso alla Casa Bianca e si è ridestato lentamente dal torpore geopolitico solo di fronte agli sgozzamenti. Sull’approvvigionamento energetico classe politica, Pentagono, società petrolifere e Wall Street (che ha riversato cascate di dollari su progetti targati shale) dopo decenni di patemi e tensioni sono convinti di potersi rilassare.
    Tuttavia da questo altare di certezze si odono mandibole di tarli in piena attività: i successi iniziali sono stati inopinatamente proiettati nel futuro per attirare capitali e gonfiare l’ennesima bolla. Una serie di studi del Bureau of Economic Geology (BEG) all’Università del Texas – una tra le più autorevoli think tank in campo energetico – ha rielaborato le previsioni iniziali sulla produzione di shale gas alla luce dei dati fin qui rilevati nei maggiori giacimenti. Tali studi condotti da geologi, economisti e ingegneri forniscono un’analisi, disaggregata per singolo pozzo, fino al 2030 sulla base di diversi scenari di prezzo (che determinano la convenienza economica dell’estrazione). Emerge che, in contrasto con le iniziali proiezioni, la produzione nel bacino texano di Barnett (il più vecchio) segue un declino esponenziale: la produzione raggiunge un picco nei primi mesi di attività, per poi crollare, invece di stabilizzarsi.
    Per compensare il rapido declino dei primi pozzi (più promettenti e meno costosi) si deve trivellare più intensamente e con tecnologie più sofisticate e i costi si impennano. Piani di investimento e aspettative di profitti rischiano di trasformarsi in perdite per azionisti e finanziatori incauti.
    Da altri grandi giacimenti di shale gas sfruttati da minor tempo, come Haynesville e Marcellus, si temono analoghi dispiaceri. Oltre al gas, anche i dati dai pozzi di petrolio da scisti di Eagle Ford in Texas, elaborati da Arthur Berman indicano un preoccupante declino. La Shell ha iscritto a bilancio perdite per 2, 1 miliardi di dollari dall’investimento in Eagle Ford. Un altro colosso mondiale delle materie prime, BHP Hilton, che aveva scommesso 20 miliardi di dollari sugli idrocarburi da scisti ha annunciato di voler vendere metà dei suoi bacini. Una doccia gelida è anche arrivata dall’Energy Information Administration (EIA) del governo Usa che ha tagliato del 96 per cento (da 13, 7 miliardi di barili ad appena 600 milioni) le stime di petrolio estraibili dal bacino Monterey lungo circa 2500 chilometri in California e considerato (ormai erroneamente) il più grande degli States con due terzi delle riserve petrolifere non convenzionali. Insieme alle stime sono evaporati 2,8 milioni di posti di lavoro attesi entro il 2020, oltre a 24, 6 miliardi di dollari introiti fiscali e un 14 per cento di aumento del Pil californiano.
    L’epopea dei combustibili fossili oscilla da due secoli tra presagi di esaurimento imminente ed esaltazione da scoperte di giacimenti giganteschi. Lo shale gas ha alimentato aspettative mirabolanti probabilmente destinate ad ridimensionarsi. Il miraggio dello shale aveva colpito dalla Polonia al Regno Unito, dall’Argentina alla Cina. Ma al di fuori del Nord America al momento non si registrano successi di rilievo. In Polonia si sono accumulate perdite e dispute tra governo società petrolifere, mentre Oltremanica il governo sembra scettico. In Italia – dove comunque non si segnalano sostanziali giacimenti non convenzionali e la Strategia Energetica Nazionale esclude espressamente estrazioni da scisti – la Commissione Ambiente della Camera ha approvato da pochi giorni un emendamento che proibisce il fracking, cioè la tecnologia per estrarre lo shale gas.
    di Fabio Scacciavillani e Alexis Crow



    Appunto perche' "ogni tanto" leggo, ti faci ponotare la vs confusione fra i due (come del resto l'articolo sopra, che ovviamente hai fatto altamente finta di non leggere... ti spiega (con fatti)).. cosi come appunto, dato che "ogni tanto leggo", vi ho indicato in tempi non sospetti con prezzi che erano economicamente sostenibili (al contrario delle tue fantasie) che apunto vi sarebbero stati fallimenti e consolidazioni, cosi come gia' ai p[rimi tempi di questo 3D ti indicai che entro il 2015 sarebbero partute le prime epsoirtazioi di gas... ahhh te lo dice pure RT ora... insoma... nel caso chi dovrebbe leggere, magari forse capire cosa si legge, o ancora meglio... magari confrontare le fonti sulle quali ci si basa con cosa poi ACCADE nel mondo reale.... e no continuare a basarsi su fonti che si leggono non perche' attendibili ma perche' ci piace cosa ci dicono... fallo,, provaci, vedrai come ti si apriranno gli occhi...
    Globalizzazione..... si grazie.

  7. #947
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Poi è inutile che posti dati sull'aumento di produzione, perché più aumentano la produzione e più si scavano la fossa, visto chei pozzi degli shale si esauriscono velocemente, avvogli a trivellare per tenere gonfia la bolla
    Eh te ancora non hai capito il concetto "time value of money" o se per quello la produttivita', piu' sei produttivo, piu' il costi ti si abbassa cosi come prima incassi, meno ti costa il finanziamento e quindi anche il costo finale, DIFATTI, il costo di BE e' quello che vi si indicava e non quello che senza ragionare si questi ELEMENTARI concetti ti indicavano gli aritcoli che posti ad occhi chiusi.

    Difatti, tu sostenivi cehe erano economicamente non sostenibili con il bariel ad oltre 100$, ed era OVVIAMENTE una posizone ridicolamente non a contatto con la realta', il prezzo si e' dovuto abbassare sotto i 50$ per iniziare a vedere gli effetti, il che implica appunto che il BE point indicatovi era corretto.

    Ora, vi sono aziende che sono meno produttive, il che implica che hanno costi maggiori e quindi finiranno male, ma vi sono altre aziende, quelel piu' produttive ed efficenti che appunto hano csoti minri anche dei prezzi attual, basti pensare che il costo per set-up di un rig e' CROLLATO negli ultimi due anni, altro aspetto che non avevate mai considerato.

    In sintesiu, da un parte c'e' chi ragione su quello che idelogicamente vorrebbe che fose, dall' altro chi rauoina sui dati ergo mondo relae), il che implica, ragionando sui dati, che si e' coscenti che vi e'un livello critico di sostenibilita', difati, appunto come scrittoti e quotatoti, sono perfettamente coscente che vi saranno aziende che falliranno.

    Questa e' la situazione attuale del shale OIL , il shale GAS e' invece completamente diverso, come da articolo postatoti, in quanto i prezzi del gas in USA non sono legati al prezzo del petrolio, cosi come la produttivita' ed efficenza nel gas e' aumentata enormemente, DIFATTI, come gia' fattoti notare, OGGI rispetto al 2012 vi sono lil 75% in MENO di rigs, e nonostante cio', l aproduzione e' aumentat,a ovvero, costo "unitaroi" diminuito.


    So perfettamente che sto sprecado fiato, tanto sei ideologicamente bloccato a non guardare e a non ragionare sui fatti, ma mi torna utile allenare il mio Italiano scritto.
    Globalizzazione..... si grazie.

  8. #948
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Nel caso ci fosse ancora bisogno di maggiori spiegazioni:

    "The problem is a lot of the smaller companies have aggressively taken on debt," Kumar said. "They're in a real bind because in the last few years they took a bet on $90 oil. Some of them, I think, aren't viable at $70 a barrel."
    That doesn't mean the growth in U.S. oil production will slow anytime soon - and if it doesn't decrease, that could continue to weigh on oil prices. Even if some smaller companies default on their debt or can no longer pump capital into drilling, their oil wells will likely find their way to other companies or private equity firms, one way or the other.
    One sign that production may not throttle down quickly: Most of the Texas drilling rigs that have come off the market because of lower oil prices so far are the older vertical-drilling rigs that are less efficient and less productive than the horizontal rigs that move quicker on multi-well platforms called pads, Barclays analysts wrote last week.
    ....


    Big oil companies and investment firms will shop around a lot more for assets on the fringe of the best U.S. shale plays or for companies with too much debt, said Adrien Reed, managing director at Berkeley Research Group in Houston.
    Kumar said it'll give companies like Exxon Mobil Corp., Chevron Corp. and others a chance to dig a new foothold into regions they had largely missed out on in the U.S. shale land rush, which favored the small and nimble. And bigger shale oil players, like Houston's EOG Resources, may pick up some assets as well, he said.
    "There will be a shakeout, but it's going to be the smaller shale firms with a lot of short-term debt that are going to sell themselves at fire sale prices ... to some of the deeper-pocket companies," Kumar said.
    Low cost of crude could fire up shale deals - Houston Chronicle
    Globalizzazione..... si grazie.

  9. #949
    Viva la piadina!!!
    Data Registrazione
    20 Nov 2009
    Località
    Miami, FL, USA
    Messaggi
    96,627
     Likes dati
    1,937
     Like avuti
    8,531
    Mentioned
    723 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    The 'factory floor' aspect of shale oil production means it's different this time

    MONDAY, JANUARY 12, 2015


    The search for a means to halt the continuous fall in crude oil prices is not going to be easy. One reason for that is the very short lag between shutting a shale well and then restarting it as market prices rise.


    Saudi Arabia is absolutely correct in allowing the market to take its course by allowing prices to fall to a level that will enforce market discipline among independent and high cost producers to cut back or halt production.

    The conventional wisdom by allowing market forces to reduce production is logical. However, this wisdom applies to only conventional means of crude oil production and far less when it comes to unconventional means of producing crude oil.

    Conventional wells, when shut, may take months if not years before they can return to pre-closure production levels. This, however, is not the case with shale wells producing through fracking.

    Crude oil produced by fracking-in an analogy that has received wide publicity in recent years-is more comparable to a manufacturing plant, where production can be curtailed in a short period of time, restarted in a short period of time, and can resume production at the same levels prior to the shutdown.

    The lag in shutting a well and restarting a production well using fracking is about a week, meaning you can shut a well today and restart it in a week, with no loss in production. That's next to impossible for a conventional well.

    What this implies is that while US shale crude oil producers may begin or have already begun cutting back on output, they also might return in a short period of time as prices increase. That may put a ceiling on how high prices can rebound, unless demand rises as well, and there's little sign of that.

    US shale oil production cost, depending on location, ranges from $45/b to $75/b. Producers in the lower end of this band would kick-start their production once there is a margin.

    Shale production would not continue once losses kick in, though there has been much talk that shale producers will continue to produce even if a well's finances are under water, simply to generate cash to service debt. But my view, based on conversations with the industry, is that when US shale production is dictated purely by economics, production will begin to be curtailed once the costs become higher than the benchmark crudes.

    The upward spiraling of crude oil prices witnessed in 2008 and from 2009 to mid-2014 to more than $100/b is going to be difficult to achieve from a supply perspective. What is going to be needed will be global economic growth to push markets back to $100/b.



    OilVoice | The 'factory floor' aspect of shale oil production means it's different this time
    Globalizzazione..... si grazie.

  10. #950
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Poi è inutile che posti dati sull'aumento di produzione, perché più aumentano la produzione e più si scavano la fossa, visto chei pozzi degli shale si esauriscono velocemente, avvogli a trivellare per tenere gonfia la bolla


    Metatubo ma hai capito che il petrolio a 40 dollari fa crescere l'economia USA al 3.5 percento l'anno, e fa collassare quella russa del 5 ??

 

 
Pagina 95 di 218 PrimaPrima ... 4585949596105145195 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Fracking e terremoti
    Di Regina di Coppe nel forum Energia, Ecologia e Ambiente
    Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 02-11-20, 21:48
  2. Il Massachusetts vuole vietare il fracking dopo i terremoti
    Di dedelind nel forum Politica Estera
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 09-01-14, 14:36
  3. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 15-05-13, 15:13
  4. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 07-06-12, 18:21
  5. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 30-05-12, 07:58

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito