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Discussione: Terries

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    Predefinito Re: Terryes

    Torre del Greco. Lastre di eternit abbandonate sull'arenile
    TORRE DEL GRECO - Lastre e tubi in eternit abbandonati sull'arenile di Torre del Greco. A scoprirli gli uomini della Capitaneria di porto nel corso di una operazione di tutela dell'ambiente condotta sul lungomare compreso tra Portici e Torre del Greco. Nell'ambito delle attività, i militari della Guardia costiera hanno scoperto nella zona «Scala», a ridosso della vicina Ercolano, diversi pacchi accantonati sull'arenile.
    I pacchi, in cartone e tutti aperti, contenevano lastre di eternit (frantumate) e residui di tubi in eternit abbandonati sul suolo senza alcuna protezione ed esposti agli agenti atmosferici. La Capitaneria, con l'ausilio di una ditta specializzata, ha prima interdetto la zona e successivamente ha messo in sicurezza il materiale in appositi sacchi per la rimozione. Si indaga per capire chi abbia abbandonato i rifiuti speciali e pericolosi in quella zona.
    Lastre di eternit abbandonate sull'arenile | Il Mattino

    Multato va su tutte le furie e ferisce i passanti con una sega
    GELA. Un operaio di 32 anni di Gela, Emanuele Cauchi, è stato arrestato dalla polizia con l'accusa di tentativo di omicidio. L'uomo, dopo una multa, sarebbe andato su tutte le furie: brandendo una sega, utilizzata per potare le piante, ha seminato il panico ieri sera sul lungomare di Gela, dove solo l'intervento di una volante della polizia ha scongiurato il peggio.
    Dopo essere stato multato, l'uomo ha prima minacciato e aggredito una vigilessa e poi, quando sono intervenuti alcuni residenti della zona, ha tirato fuori dalla macchina una sega di 20 centimetri e ha incominciato a colpire alcuni passanti. Ad avere la peggio sono stati in due: un professionista è stato ferito alla mano ed è stato subito operato, mentre un altro passante ha riportato solo qualche lesione ed è già stato dimesso. Sono stati i residenti della zona a chiedere l'intervento della polizia che ha immediatamente bloccato e arrestato l'uomo.
    Multato va su tutte le furie e ferisce i passanti con una sega - Giornale di Sicilia

    Torre Annunziata. Si fingevano cardinale e avvocati per vendere posti di lavoro: 4 arresti
    di Dario Sautto
    Torre Annunziata. Quattro persone sono finite in manette per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, nell'ambito di una maxi inchiesta condotta dai carabinieri e coordiante dalle procure di Napoli e Torre Annunziata.
    La truffa consisteva nella vendita di posti di lavoro in istituti di vigilanza privati disseminati in tutta la Campania (Cardito, Afragola, Pollena Trocchia erano le basi) previo il pagamento di cifre tra i 15mila e i 25mila euro. Dopo i finti corsi di formazione, però, i posti di lavoro non esistevano e i truffatori scomparivano.
    Per essere più credibili agli occhi delle vittime, gli arrestati fingevano di essere cardinali e importanti avvocati con «conoscenze in alto», dunque incassavano le somme di denaro e scomparivano. In totale, sono indagate 40 persone: 4 sono finite ai domiciliari, altre 16 hanno ricevuto l'avviso di chiusura indagini, mentre ulteriori 20 l'avviso di garanzia. Le vittime, invece, risiedono in diversi Comuni del Napoletano.
    Si fingevano cardinale e avvocati per vendere posti di lavoro: 4 arresti | Il Mattino

    Pozzuoli. Branco picchia 13enne, fratello che lo difende ferito con una pistola: identificati due minorenni
    Un gruppo di minorenni prende in giro e picchia un 13enne e il fratello intervenuto per difenderlo: i carabinieri individuano subito due degli aggressori. È accaduto ieri sera a Pozzuoli. Un folto gruppo di ragazzini ha aggredito a calci e pugni un 13enne in via Napoli. Il fratello 16enne della vittima è intervenuto ma è stato a sua volta aggredito a calci, pugni e, addirittura, colpito alla fronte con il calcio di una pistola.
    Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Pozzuoli e personale del 118. Il 16enne è stato trasportato all'ospedale Santa Maria delle Grazie dove è stato medicato con prognosi di 8 giorni.
    I militari dell'arma hanno subito avviato accertamenti sull'accaduto denunciando in stato di libertà un 14enne di Pozzuoli e segnalando al tribunale per i minorenni di Napoli il comportamento di un 13enne della zona, non imputabile, entrambi individuati durante le prime indagini quali autori dell'aggressione, insieme agli altri complici, in via di identificazione.
    Branco picchia 13enne, il fratello che lo difende ferito a colpi di pistola | Il Mattino

    Caserta. Funerali «pilotati» con le mazzette, il processo rischia la prescrizione
    Biagio Salvati
    CASERTA - Si profila un rischio prescrizione per la maggior parte dei reati contestati agli oltre trenta indagati coinvolti in un’inchiesta sul cartello delle pompe funebri a Caserta e provincia, sfociata nel gennaio del 2009 con diversi arresti e altre misure cautelari per fatti relativi agli anni precedenti. A distanza di oltre sei anni e mezzo da quei provvedimenti, finalmente il 17 dicembre ci sarà l’udienza dinanzi al gup che deciderà se disporre o no un processo. La richiesta di rinvio a giudizio risale ad un paio di anni fa da parte della procura della Repubblica presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Un ritardo che ha mandato in prescrizione alcuni dei reati contestati agli indagati, dovuto anche ad di una serie di mancate notifiche o altri impedimenti procedurali.
    Funerali «pilotati» con le mazzette, il processo rischia la prescrizione | Il Mattino

    Rapinavano banche in Lombardia, sequestrati immobili a palermitani
    Redazione
    Sequestrati tredici immobili nel centro storico a due palermitani che facevano parte di una banda che colpiva le banche lombarde. A seguito delle indagini patrimoniali della Direzione distrettuale antimafia i carabinieri hanno eseguito un provvedimento disposto dal Tribunale di Milano per il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di alcuni immobili riconducibili Salvatore Ferdico (44 anni) e Benito Lo Re (33 anni), entrambi incarcerati lo scorso 14 gennaio.
    I colpi in questione, avvenuti tra giugno e settembre 2013 in tre banche lombarde, hanno fruttato un bottino di oltre 500 mila euro. I carabinieri, raccogliendo i primi dettagli, sono riusciti a individuare un modus operandi che lasciava intendere che dietro queste rapine ci fosse un’unica banda. Fondamentale la testimonianza di un commerciante che, avendo notato dei movimenti sospetti vicino a un istituto di credito, ha annotato la targa di un mezzo permettendo di risalire a Ignazio Randazzo (59 anni), volto noto alle forze dell’ordine per reati di mafia riconosciuto poi come capo della banda che stava terrorizzando dipendenti e direttori di banca.
    Rapinavano banche in Lombardia, sequestrati 13 immobili a due palermitani

    Oltre il 90% degli appalti Atac dati senza gara
    L'Autorità Anticorruzione ha notato che la quasi totalità degli appalti sia stata concessa con procedura negoziata, spesso senza pubblicazione del bando
    Andrea Riva
    In una verifica trasmessa oggi al Comune, l’Autorità Anticorruzione ha notato come oltre il 90% dei lavori e dei servizi negli ultimi 5 anni sia stato assegnato da Atac, società di trasporti di Roma, con procedura negoziata, spesso senza pubblicazione del bando, e quindi utilizzando come regola una modalità che invece dovrebbe essere un’eccezione.
    Proprio oggi, l’assessore Stefano Esposito ha incontrato il capo della Procura Giuseppe Pignatone e gli ha consegnato un dossier di un centinaio di pagine per illustrare le criticità in materia di mobilità. "Non voglio lasciare nel cassetto documenti o agende colorate - ha detto l’assessore dimissionario - ma mi sento in dovere di portare tutto all’attenzione della magistratura".
    La prossima settimana Esposito ritornerà a piazzale Clodio per integrare quel dossier con un esposto "su vicende risalenti nel tempo". Tra i temi che sono stati sottoposti al vaglio della magistratura ci sono le inefficienze di Atac e i problemi della metropolitana.
    Riferendosi all’incidente di questa mattina alla metro Anagnina, con i passeggeri costretti a scendere dai vagoni e a percorrere 200 metri a piedi nella galleria quasi buia, Esposito ha detto "quando ho saputo, mi sono messo a piangere". "Questo dossier - ha aggiunto Esposito - diventerà presto un vero e proprio esposto, che presenterò ad inizio settimana prossima".
    Nel documento all’attenzione dei pm romani tra l’altro la situazione della linea Roma-Lido, che Esposito ha definito "un bidone", ma anche dell’Atac.
    Oltre il 90% degli appalti Atac dati senza gara - IlGiornale.it

    Regione Sicilia, premi ai dirigenti per "usare internet” e “inviare email”
    Tra il 2013 e il 2014 sono stati stanziati più di 10 milioni di euro per le indennità di risultato dei 1.737 super burocrati che dirigono i 17.325 dipendenti regionali
    Mario Valenza
    Premio di produzione per inviare mail e navigare sul web. Come racconta il Fattoquotidiano.it, alla Regione Sicilia i dirigenti ricevono premi extra al già sostanzioso stpendio mensile.
    Tra il 2013 e il 2014 sono stati stanziati più di 10 milioni di euro per le indennità di risultato dei 1.737 super burocrati che dirigono i 17.325 dipendenti regionali. Per ottenere il bonus bisogna semplicemente raggiungere gli obiettivi oerativi indispensabili fissati dalla Regione.
    Per la Regione Sicilia, “l’utilizzo di strumenti elettronici disponibili (internet, posta elettronica)”, o magari “tempestivo aggiornamento dati relativi agliincarichi ed ai compensi dei dirigenti e trasmissione per la pubblicazione sul sito”, la “gestione del sistema buoni pasto elettronici”, o anche il semplice “invio” di una lettera, sono considerati dalla Regione “obiettivi operativi”. Obiettivi che possono portare nelle tasche dei dirigenti anche ai 17 mila euro lordi annui. Di fatto circa 1300 euro al mese. Come sottolinea il Fatto, tra il 2013 e il 2014 sono stati stanziati più di 10 milioni di euro, per le indennità di risultato dei 1.737 super burocrati che in Sicilia dirigono i 17.325 dipendenti regionali (nel 2014 sono costati 938 milioni e 529 mila euro), per una media di undirigente ogni 8,6 lavoratori. Bonus generosi che pesano sulle casse di una Regione che da tempo non tiene sotto controllo le sue spese.
    Regione Sicilia, premi ai dirigenti per "usare internet? e ?inviare email? - IlGiornale.it



    Boscotrecase. «Errore medico, operata quando era già morta»: a processo tre chirurghi
    di Dario Sautto
    Torre Annunziata. Morta in sala operatoria per una colecistectomia sbagliata, rinviati a giudizio tre chirurghi. Nel pomeriggio, il gup Emma Aufieri del tribunale di Torre Annunziata ha accolto le richieste formulate dalla pm Antonella Lauri, fissando il processo per tre medici dell'ospedale di Boscotrecase.
    I chirurghi Alberto Palomba, Alberto Vitale e Antonio Verderosa sono accusati a vario titolo di omicidio colposo e falso. L'8 marzo del 2013 operarono alla colecisti la 25enne Tommasina De Laurentiis, che morì a causa di una grave emorragia interna. Dopo, la donna - è la tesi dell'accusa - sarebbe stata operata altre due volte per eliminare le prove dell'errore medico (almeno una volta quando Tommasina era già deceduta), prima che venisse falsificata la cartella clinica.
    «Errore medico, operata quando era già morta»: a processo tre chirurghi | Il Mattino

    Civiltà napulitana....

    Notte di sangue a Napoli, ucciso un 24enne
    Il particolare choc: nessuno chiama il 113 e il corpo resta a terra per ore
    di Giuseppe Crimaldi
    Lo hanno freddato con una raffica di mitraglietta mentre era in compagnia del fratello, riuscito a sfuggire miracolosamente alla morte. E il suo cadavere è rimasto, dalla mezzanotte (orario in cui si è consumato il raid) fino alle tre senza che nessuno desse l'allarme alle centrali operative delle forze dell'ordine. Cronache dalla città violenta.
    Domenico Aporta aveva soltanto 24 anni ma già precedenti penali pesantissimi: considerato vicino al clan dei "girati" della Vinella Grassi - attivo tra Secondigliano e Scampia - è stato assassinato la notte scorsa in via Monte Faito, zona popolare al confine tra i quartieri di Secondigliano e San Pietro a Patierno. Ultimo capitolo della storia infinita che segna a caratteri di sangue il libro delle faide di una città che, all'alba, riscopre il proprio orrore.
    Paura, omertà e silenzi. Nessuno, se non suo fratello Mariano - 20 anni, incensurato, ferito ad un braccio e al fianco durante lo stesso agguato - ha dato solo dopo essere corso a bordo del suo scooter in ospedale l'allarme alla polizia. Tre ore dopo il macabro ritrovamento. A sparare sarebbero stati almeno due gruppi di fuoco: una pioggia di proiettili, uno dei quali si è conficcato addirittura nella veranda di un appartamento al primo piano della strada.
    Indagini coordinate dalla Dda di Napoli e affidate alla Squadra mobile guidata dal primo dirigente Fausto Lamparelli. Sullo sfondo, due ipotesi sulle quali lavoorano ora gli inquirenti: un regolamento di conti maturato negli stessi ambienti criminali dei quali la vittima faceva parte; oppure una esecuzione spietata decisa dai gruppi rivali: e qui i sospetti portano verso il gruppo degli scissionisti di Scampia o verso i "signori della droga" del cartello dell'Alleanza di Secondigliano. Un fatto è certo: Domenico Aporta ha pestato i piedi alle persone sbagliate in una zona in cui il controllo dello spaccio di droga giustifica tutto. E dove nessuno vede, sente né parla: nemmeno di fronte al cadavere di un giovane massacrato a mezzanotte.
    Omicidio nella notte, ucciso 24enne della Vanella Grassi | Il Mattino

    'Buco' Imu da oltre 5 miliardi, record nelle regioni del Sud
    La tassa sulla casa è la più odiata dagli italiani. A confermare i sondaggi arrivano anche i dati sul mancato gettito, che segnalano un tax gap Imu pari a 5,5 miliardi di euro, che rappresenta il 28,1% dell'Imposta totale teorica. Secondo i dati contenuti nell'allegato alla nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Def), che esamina i risultati in materia di contrasto all'evasione fiscale, l'Imu teorica nel 2013 ammonta a 19,5 miliardi (escludendo i terreni, le aree fabbricabili e fabbricati rurali). Secondo le elaborazioni dell'Adnkronos rispetto al 2012 il tax gap Imu registra un incremento del 31,2%.
    La differenza tra la base imponibile teorica (che arriva a 2.615 miliardi di euro) e quella effettiva (che si ferma a 1.845 miliardi di euro) ammonta a 770,1 miliardi, quindi quasi un terzo della base imponibile totale non viene sottoposta alla tassazione. L'abolizione sull'Imu prima casa, che il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato sarà inserita nella prossima legge di stabilità, dovrebbe costare circa 4,5 miliardi di euro. Un cifra molto vicina, quindi, alle mancate entrate. Nelle regioni del Sud si toccano picchi ben superiori alla media (la Calabria arriva al 40,6%).
    A livello regionale il tax gap Imu è più elevato nelle regioni del sud e nelle isole e minore nelle regioni del nord e centro Italia. Si va dal 40,6% della Calabria al 12,7% della Valle d'Aosta.
    'Buco' Imu da oltre 5 miliardi, record nelle regioni del Sud - Adnkronos

    Eures, a Roma +400% denunce per corruzione
    (ANSA) - ROMA, 16 OTT - Mafia Capitale "è stata la prova evidente della corruzione sistemica" a Roma e nel Lazio, ma i dati sulla crescita del fenomeno tra il 2009 e il 2014 potrebbero rappresentare "solo la punta dell'iceberg": a dirlo è Fabio Piacenti, presidente di Eures, istituto autore di un rapporto dal quale risulta un aumento della corruzione nella capitale di oltre il 400% nei sei anni considerati. Un dato impressionante, che comprende anche le denunce relative a reati contro la Pubblica amministrazione.
    Il Messaggero - Flashnews

    Spreco di soldi pubblici, a Castelnuovo della Daunia il record negativo di opere costruite e abbandonate
    Nel piccolo comune di 1500 anime nel foggiano, inerpicato sui Monti Dauni, sono stati spesi circa dieci milioni di euro per edificare, arredare e rendere funzionali opere mai inaugurate. Un carcere, un anfiteatro, un intero villaggio turistico e un parco della salute sono il frutto di una politica dello spreco che ora lascia i suoi tangibili segni
    In base al numero di abitanti e alle opere pubbliche costruite e abbandonate può essere considerata la capitale dello spreco. Stiamo parlando di Castelnuovo della Daunia, piccolo comune di 1500 anime nel foggiano, inerpicato sui Monti Dauni. Il paese è famoso per le sue acque termali, ma anche per le opere pubbliche, sei, realizzate e abbandonate. Lo scenario è sempre lo stesso: soldi pubblici buttati in opere che diventano luogo ideale per lo svago di ladri e vandali.
    Gli sbagli del passato però costano caro. Circa dieci milioni di euro utilizzati per edificare, arredare e rendere funzionali opere mai inaugurate. Un carcere, un anfiteatro, un intero villaggio turistico e un parco della salute sono il frutto di una politica dello spreco che ora lascia i suoi tangibili segni. A queste opere, mai andate in funzione, si aggiungono anche una scuola media abbandonata e una pretura trasformata in magazzino.
    La nostra passeggiata tra gli sprechi parte dal carcere mandamentale. Costruito alla fine degli anni ’80 doveva ospitare 15 detenuti. Le celle erano arredate di tutto punto, con tanto di tv, letti, servizi igienici e arredi. Un vero simbolo dello spreco costato 8 miliardi di lire ma mai entrato in funzione. La struttura doveva assicurare la custodia preventiva degli imputati a disposizione del pretore. Castelnuovo non è l’unico esempio: solo in provincia di Foggia ci sono altre quattro strutture che hanno avuto la stessa sorte. Nonostante l’ultimazione dei lavori e la pronta disponibilità, il carcere fu destinato alla soppressione dopo la costituzione delle preture circondariali. Soppressione con restituzione ai Comuni formalmente disposta nel 1999. Tuttavia le varie amministrazioni comunali non hanno potuto trovare altre funzioni e scopi. Anche il tentativo nel 2002 di trasformare il carcere in un centro anziani con day hospital è naufragato, nonostante l’ulteriore investimento di 450mila euro che sarebbe servito per adeguare il penitenziario, abbattendo i muri in cemento armato, le porte blindate e la struttura fortificata. Il carcere ultimato ed arredato si è trasformato in una discarica a cielo aperto, saccheggiato dei suoi arredi e lasciato nel completo abbandono. Persino la recinzione è stata portata via.
    Sul caso si sono consumate decine di interrogazioni parlamentari e anche un rapporto della Corte dei Conti che critica il caso-tipo di Castelnuovo: bisognerebbe “chiedersi perché non sia stata fatta preventivamente una accorta valutazione della antieconomicità di quegli interventi, eventualmente medio tempore, senza arrivare, cioè, fino al loro completamento”. Un paradosso se si tiene conto che la Puglia detiene il primato del sovrappopolamento carcerario. Castelnuovo è l’emblema di questo paradosso, perché confinante con Lucera che del sovrappopolamento carcerario è maglia nera in Regione e a pochi chilometri da Foggia dove la casa circondariale, costruita per 270 detenuti, nei momenti peggiori ne ha ospitati anche 800.
    ‘Villaggio Primavera’
    Continuando lungo il sentiero degli sprechi, a pochi chilometri dall’abitato troviamo un intero centro residenziale, costruito negli anni 90 per volontà della Comunità Montana dei Monti Dauni Settentrionali. Lo chiamavano ‘Villaggio Primavera’ ma dall’ultimazione dei lavori sono passate decine di primavere senza mai avere avuto il piacere di vederlo in funzione. Presentato nel 1998, il “Progetto Primavera” è stato finanziato con la legge 64 che prevedeva interventi straordinari nel Mezzogiorno. Anche in questo caso Castelnuovo non è sola: sono in totale cinque i villaggi turistici realizzati nel territorio dei Monti Dauni, pensati per favorire il turismo ma fattivamente – escluso quello di Carlantino – mai andati in funzione. In totale il progetto è stato finanziato per circa 18 miliardi di lire e il solo ‘Villaggio’ di Castelnuovo è costato all’incirca 4 miliardi. In tutto 20 villette situate sul Monte Cappellina, con una veduta stupenda che dà sul Tavoliere delle Puglie incorniciato dal Promontorio del Gargano. Più di cinquanta i posti letto, divisi in vari lotti completamente arredati. Ogni villetta, infatti, era fornita d’area climatizzata, riscaldamenti, servizi igienici con vasca da bagno, tv, arredi, cucina di ultima generazione e infissi a taglio termico.
    Alle villette si aggiungevano una serie di spogliatoi con docce, al servizio di un centro sportivo con campo da tennis. A completare le strutture c’era un grande ristorante con reception e banco bar. Parliamo al passato perché tutto ha subito la visita dei vandali, tanto che persino gli impianti elettrici sono stati strappati dai muri. Il tutto senza che il villaggio sia mai stato aperto. “Di quel villaggio restano solo le mura e una profonda desolazione – spiega il sindaco De Luca”. Dal novembre del 2014 l’intera struttura è stata acquisita a titolo gratuito dal Comune di Castelnuovo della Daunia, che purtroppo l’ha ereditata dall’ente montano in pessime condizioni. “Ci vorrebbero almeno altri sette, ottocentomila euro per risistemarla – continua il primo cittadino – stiamo cercando di proporre un bando per metterla in mano ai privati e trasformarla in alloggi residenziali per i fruitori del centro termale”.
    Il parco della salute
    È costato 800mila euro e doveva esser completato in seicento giorni. Ne sono passati 3600 senza ultimare i lavori. Sono le altre due opere incompiute di Castelnuovo della Daunia che dovevano servire a garantire lo sviluppo del turismo. Dopo il fallimento del ‘Villaggio Primavera’ il Comune pensò di utilizzare altri soldi per la realizzazione di un ‘Parco della Salute’. Un percorso sentieristico lungo l’area naturalistica della Fonte Cavallina, con servizi igienici, un pronao davanti alla fonte e anche un ascensore(in pieno bosco) per permettere l’accesso ai disabili e agli anziani. Un progetto faraonico mai ultimato che ha avuto come unico risultato la deturpazione della fonte termale. Quello che una volta era la storica fontana della Cavallina ora è un tubo di plastica rasoterra circondato da rifiuti e degrado. Ad aggravare la situazione anche l’opera di ladri e vandali, che hanno portato via persino l’ascensore e distrutto i sanitari. Al degrado si aggiungono cantieri lasciati incustoditi, tra pozzetti non coperti e materiale di risulta. Dovranno esser spesi per il completamente altri 400mila euro che serviranno a mettere in sicurezza la storica scalinata con una illuminazione a led e a ripristinare la fonte. Il resto probabilmente resterà così a perpetua memoria.
    L’anfiteatro
    Nello stesso progetto un’altra cattedrale nel deserto. Si tratta di un anfiteatro con moderne strutture di servizio. Quasi arrivata a compimento, l’opera è stata abbandonata e depredata. Palco, spalti, uscite e percorsi di emergenza, servizi igienici, camerini dovevano accogliere spettacoli per oltre 500 spettatori. Un investimento di poco meno di un milione di euro che non ha mai visto la luce. Ora il teatro appare come un pugno nell’occhio nel verde paesaggio della valle della Cavallina. “Non c’è dubbio – dice il sindaco – che chi ha progettato quest’opera non si è preoccupato di pensare a come renderla funzionale. Un anfiteatro all’aperto in un comune a 500 metri sul livello del mare è privo di ogni giustificazione visto che può essere utilizzato al massimo un paio di mesi all’anno”.
    La Pretura magazzino e la Scuola Media abbandonata
    L’elenco dello spreco non è finito. Per completarlo bisogna considerare l’ex scuola media ‘Gabriele Canelli’, oltre 500 metri quadri su due piani, costruita nel 1988. Dopo l’accorpamento delle scuole medie, elementari e materne in un unico plesso, la struttura è stata chiusa e da dieci anni versa nel totale abbandono. Tra i progetti di recupero anche la realizzazione di una Residenza socio sanitaria assistenziale per gli anziani, con specifiche aree dedicate ai malati di Alzheimer, ma ad oggi tutto si è arenato in una serie di procedure esplorative andate deserte.
    Spreco di soldi pubblici, a Castelnuovo della Daunia il record negativo di opere costruite e abbandonate - Il Fatto Quotidiano

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    Predefinito Re: Terryes

    Il vigile gli fa spostare l'auto
    lo picchia davanti alla scuola
    MARGHERITA DI SAVOIA (BARLETTA ANDRIA TRANI) -Il vigile è stato colpito con uno schiaffo e con una testata al naso, che gli ha procurato una frattura, dopo aver chiesto ad un genitore di spostare l’auto lasciata in doppia fila. L'aggressore, poi identificato dai carabinieri della locale Stazione, aveva dapprima sì spostato l’auto parcheggiata in doppia fila, ma occupando lo spazio delle strisce pedonali. Alla ulteriore richiesta del vigile urbano, la risposta è stata violenta.
    "Quanto accaduto questa mattina nei confronti di un nostro operatore di polizia locale è un fatto gravissimo – ha commentato il sindaco, Paolo Marrano – che denota il decadimento dei valori istituzionali, con particolare riferimento alla polizia urbana che costituisce il baluardo per la difesa della sicurezza e il rispetto del senso civico di una comunità.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Choc a Napoli. Topi a scuola, bambini ritirati da un istituto
    di Melina Chiapparino
    I piccoli alunni non entreranno in classe stamattina e il «sabotaggio di massa» organizzato dai genitori potrebbe durare giorni. «Non si tratta solo di una protesta ma dalla necessità di tutelare i figli dalla presenza di topi nella scuola Basile» tuona Titti Montanini, rappresentante d'Istituto che da oltre una settimana chiede a gran voce un'adeguata derattizzazione dei locali scolastici.
    È un segnale forte quello delle mamme dei bimbi che frequentano le otto classi del plesso Basile in via Romolo e Remo, nel Rione Traiano, dove sono ospitati da 3 anni i baby studenti dell'Istituto Comprensivo «Minniti», orfano del plesso La Loggetta fuori uso per problemi strutturali mai risolti. «Martedì scorso sono stati avvistati topi all'interno della scuola - spiega Titti - noi genitori abbiamo deciso di ritirare i bimbi, l'Asl è intervenuta venerdì e ieri sono stati ritrovati escrementi di topi in alcune aule per questo non faremo entrare i nostri figli se non si eseguiranno bonifiche più approfondite».
    Choc a Napoli. Topi a scuola, bambini ritirati da un istituto | Il Mattino

    Napoli, pusher senza età: pensionati ultrasettantenni spacciavano cocaina
    Napoli. Pusher senza età. I carabinieri hanno arrestato per spaccio e detenzione di cocaina una coppia di anziani coniugi: un uomo di 72 anni e la moglie, 70enne, residenti, al Rione Traiano, già noti alle forze dell'ordine per reati dello stesso tipo.
    Durante un servizio d’osservazione nei pressi della loro casa, i militari dell’arma hanno monitorato l’andirivieni di alcuni giovani che vi si erano recati per approvvigionarsi di cocaina, come confermato da perquisizioni e sequestri eseguiti sugli assuntori bloccati subito dopo “gli acquisti”.
    A questo punto i carabinieri hanno fatto irruzione nell’abitazione dei 70enni trovandoli in possesso di 30 grammi di cocaina, divisi in dosi già pronti per lo spaccio a dettaglio e di 600 euro in denaro contante ritenuti provento d’illecita attività. Gli arrestati sono stati portati nelle carceri di Poggioreale e di Pozzuoli.
    Napoli, pusher senza età: pensionati ultrasettantenni spacciavano cocaina | Il Mattino

    Le accuse riguardano il periodo in cui dirigeva una struttura siciliana
    Luca Fazzo
    Era arrivata a Milano a maggio, sorretta da una fama di dirigente efficiente e di educatrice attenta. Al «Beccaria», il carcere minorile di via Calchi Taeggi, era stata accolta positivamente, come continuatrice della tradizione di attenzione ai bisogni dei giovani detenuti e alle loro speranze di reinserimento. Invece ieri mattina a Alfonsa «Nuccia» Miccichè tocca segnare un primato di cui avrebbe fatto volentieri a meno: è la prima direttrice del «Beccaria» a invertire il proprio ruolo, e ritrovarsi bruscamente detenuta nello stesso carcere di cui fino all'altro ieri era direttrice. È stata messa agli arresti domiciliari nel suo alloggio di servizio, all'interno della grande prigione affacciata sui prati di Baggio.
    L'arresto è stato disposto su richiesta della Procura della Repubblica di Caltanissetta, la città dove Nuccia Miccichè prestava servizio fino al maggio scorso. E le accuse che le vengono rivolte riguardano proprio il periodo in cui dirigeva il carcere minorile della cittadina siciliana: corruzione e concussione per induzione. Avrebbe assegnato alcuni incarichi per la formazione dei detenuti a una società dove ha poi piazzato la figlia e il fidanzato di quest'ultima.
    FASCICOLO Le accuse riguardano il periodo in cui dirigeva una struttura siciliana - IlGiornale.it

    Napoli, contatori Enel taroccati: scoperti i furbetti di Chiaia
    di Maria Chiara Aulisio
    Contatori taroccati alla Riviera di Chiaia. Almeno venti gli esercizi commerciali coinvolti nel blitz organizzato giovedì e venerdì tra Santa Maria in Portico e la Torretta per mettere fine a una truffa che - si è scoperto - andava avanti da mesi. Gli addetti dell’Enel, scortati dalle forze dell’ordine, hanno sequestrato tutte le apparecchiature fuorilegge costringendo i negozi coinvolti ad abbassare le saracinesche.
    Almeno per qualche ora. Fino a quando gli stessi commercianti, pur di non sospendere le attività, hanno deciso di organizzarsi diversamente. In che modo? Chiedendo una piccola cortesia ai vicini di bottega. Quale? Quella di allacciarsi alla loro rete elettrica facendo passare fili e cavi all’esterno dei negozi come si vede con chiarezza dalle foto che pubblichiamo. Bar rinomati, parrucchieri, ristoranti, trattorie - e pure un paio di bassi - nel mirino degli uomini dell’Enel che insospettiti dai drastici cali dei consumi, e supportati anche da alcune segnalazioni anonime ricevute nell’arco degli ultimi mesi, hanno deciso di andare a bussare alla porta di tutti i locali pubblici della zona per dare un’occhiatina al funzionamento delle apparecchiature elettriche. È bastata una semplice ispezione per accorgersi, in alcuni casi, della presenza di un magnete che, posizionato sul contatore, provvedeva ad abbattere magicamente gli importi da pagare sulla bolletta della luce.
    Un vecchio sistema, una procedura truffaldina piuttosto nota messa in atto per alterare sensibilmente il funzionamento del contatore e ridurre i costi dell’energia elettrica anche del 65 per cento. Un fenomeno - spiegano proprio gli addetti ai lavori - dalle dimensioni sempre più ampie che coinvolge, a Napoli ma non solo, soprattutto le attività commerciali. Benché i contatori della luce siano cambiati ormai da anni la truffa del magnete - assicurano i tecnici - non tramonta mai.
    Ma c’è dell’altro. La tecnica usata per frodare l’azienda di energia elettrica non era solo quella del magnete. I tecnici dell’Enel infatti si sono imbattuti anche nel classico trucco dell’allaccio dell’impianto direttamente alla linea elettrica, bypassando praticamente il contatore e dunque annullando del tutto il costo dell’energia.
    Per non parlare poi dell’ultima trovata escogitata dai più furbi per consumare in quantità industriale spendendo poco o nulla. Qual è questa tecnica? Quella dei contatori falsi, ovvero: energia a sbafo con la «benedizione» dell’Enel dal momento che a un controllo superficiale può anche apparire tutto in regola. La procedura è abbastanza semplice e pare sia anche piuttosto diffusa. In realtà si tratta di contatori sostanzialmente falsi, ma costruiti con pezzi originali riciclati o rubati da qualche parte.
    Napoli, contatori Enel taroccati: scoperti i furbetti di Chiaia | Il Mattino

    Perquisite le sedi Inps a Roma e in Campania per false assunzioni
    I carabinieri di Nocera Inferiore insieme al Ris di Roma, stanno eseguendo un decreto di perquisizione nella direzione generale dell’Inps emesso dalla procura salernitana e notificando un ordine di esibizione di documenti alle direzioni regionali dell’istituto. I provvedimenti costituisco una nuova tranche di indagine dell’inchiesta sulla costituzione di false aziende nel salernitano con migliaia di falsi rapporti di lavoro per ottenere erogazioni previdenziali e assistenziali dall’Inps indebite.
    I militari dell’Arma stanno eseguendo una acquisizione documentale negli uffici dell’ente previdenziale per accertare eventuali responsabilità di funzionari Inps nell’ambito delle fasi di accertamento e verifica su aziende e imprese risultate fittizie. Al centro dell’inchiesta sarebbero finiti i benefit per 361 milioni di euro stanziati dalla Direzione generale Inps per accertamenti ed ispezioni nel biennio 2012-2013.
    Secondo gli inquirenti, i rimborsi per prestazioni riconosciute a funzionari non corrisponderebbero alle reali verifiche effettuate nei confronti di aziende e ditte private. Le nuove indagini scaturiscono dall’inchiesta «Mastrolindo» che ha portato tra il 2012 e il 2013 alla esecuzione di 44 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di imprenditori accusati di aver organizzato una truffa allo Stato attraverso ditte e rapporti di lavori fittizi nel settore secondario e terziario nell’agro nocerino per ottenere indennità di disoccupazione, malattia e maternità non dovute, con un notevole danno economico per l’istituto previdenziale. Accertate 900 assunzioni fittizie di lavoratori nel settore delle imprese di pulizia per un danno allo Stato di oltre 137 milioni di euro.
    Nuove indagini - Perquisite le sedi Inps a Roma e in Campania per false assunzioni | italia | Il Secolo XIX

    Napoli. Diverbio sul campo di calcetto, spara e ferisce uno spettatore
    di Nico Falco
    «Portami un panino». Era la parola d’ordine per far arrivare una pistola, da usare contro chi aveva mancato di rispetto durante una partita a calcio. Una banale disputa su un campo di gioco, che si è conclusa con un ragazzo ferito, graziato dal malfunzionamento dell’arma, e due giovani di San Carlo Arena finiti agli arresti con l’accusa di tentato omicidio. I fatti risalgono a martedì sera. Teatro dell’episodio i campetti del Santiago Club di via Pallucci, nel quartiere di Pianura, dove si stava giocando un torneo di calcetto tra squadre di giovani provenienti da diverse zone della città. Mentre la partita era in corso è nato un diverbio tra alcuni giocatori.
    Insulti e spintoni, che hanno momentaneamente interrotto lo scontro e che hanno causato l’intervento anche di parte degli spettatori come mediatori. Quando ormai sembrava essere tornata la calma, però, uno dei giovani in campo ha notato che un avversario, il trentaquattrenne Gianluca Corrado, si era allontanato dal rettangolo di gioco e aveva telefonato a qualcuno. Lo aveva sentito distintamente urlare all’interlocutore di portargli “il panino” a Pianura, sui campetti da calcio. Il ragazzo ha intuito che fosse una parola in codice, un segnale per intendere ben altro. Il collegamento con la precedente rissa in campo è stato immediato: la situazione stava per degenerare.
    Così il giovane ha commesso un fallo di gioco, con l’intenzione di farsi squalificare dal campo, in modo da potersi allontanare e avvisare gli altri giocatori e i tifosi a fare lo stesso. Il suo presentimento è stato confermato pochi istanti dopo, quando due sconosciuti, uno dei quali successivamente identificato come il trentenne Alessandro Ruggiero, sono arrivati a Pianura e hanno avvicinato il ragazzo che poco prima aveva effettuato la telefonata e gli hanno consegnato una pistola. A quel punto Corrado si è avvicinato a un ventinovenne, fratello di uno dei giocatori della squadra avversaria, e ha sparato. Un primo colpo ha ferito il ragazzo di striscio ad un braccio, poi l’arma si è inceppata. Il malfunzionamento della pistola ha permesso alla vittima, ferita, di darsi alla fuga cercando riparo. Il peggio è stato evitato dall’intervento delle forze dell’ordine, arrivate sui campetti in seguito alla segnalazione di una rissa in corso pervenuta alla Sala Operativa della Questura di Napoli poco dopo la mezzanotte.
    Il responsabile del ferimento e le due persone che gli avevano portato la pistola sono riusciti a darsi alla fuga, mentre il ventinovenne è stato accompagnato al Pronto Soccorso dell’ospedale San Paolo dal personale del 118 e affidato alle cure dei sanitari. Sul posto, nel corso degli immediati sopralluoghi, è stato rinvenuto e repertato un bossolo calibro 9x21. Le indagini, subito avviate, hanno permesso di rintracciare l’aggressore materiale e uno dei due complici, mentre sono in corso accertamenti per arrivare all’identità della terza persona coinvolta. Corrado e Ruggiero, dopo le formalità di rito, sono stati condotti nel carcere di Poggioreale in stato di fermo; il trentenne, sottoposto dal luglio scorso all’affidamento in prova ai servizi sociali, con l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, è stato inoltre denunciato in stato di libertà per inosservanza alla misura cautelare.
    Nel corso della perquisizione nello stabile dove abita Corrado i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato, nascoste in una intercapedine del vano ascensore, una lattina e due buste di cellophane contenenti cocaina e una palina segnaletica simile a quelle delle Forze di Polizia.
    Napoli. Diverbio sul campo di calcetto, spara e ferisce uno spettatore | Il Mattino

    Quarto. Ragazzini senza casco, la folla li difende
    di Nello Mazzone
    Forzano un posto di blocco nel Rione popolare della 219 e tentano di aggredire i carabinieri di pattuglia, ma una folla inferocita scende in strada e quasi accerchia i militari per difendere i due giovanissimi. È accaduto nel pomeriggio di ieri a Quarto, nella zona di via Alcide de Gasperi, dove ci sono le case-scatoletta del rione nato dopo il bradisismo e il terremoto del 1980.
    Una pattuglia di carabinieri della Tenenza di Quarto, in servizio nel rione 219, ha fermato a un posto di blocco per un controllo di routine due giovanissimi in sella ad uno scooter che, dapprima, hanno tentato di eludere il controllo, cercando di scappare via. Ma per guadagnarsi la fuga a piedi tra i viali di via de Gasperi avrebbero anche cercato di aggredire i carabinieri. A quel punto i militari hanno immobilizzato i due ragazzini e mentre si accingevano a portarli nella vicinissima sede della tenenza per il controllo dei documenti e le generalità sono stati notati da alcuni residenti degli alloggi popolari.
    Una decina di persone, che sono scese in strada e hanno accerchiato l'auto di pattuglia, prendendo le difese dei due ragazzini che erano pure senza casco. Momenti concitati, durati lo spazio di una manciata di minuti: sul posto sono arrivate un'auto dei carabinieri e una pattuglia della polizia municipale di rinforzo. I due giovani che non si erano fermati all'alt sono stati portati in caserma e nelle prossime ore per loro dovrebbe scattare la denuncia a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale.
    Ragazzini senza casco, la folla li difende | Il Mattino

    Follia Crocetta
    Il governatore siciliano nonostante la totale inefficienza della propria Regione, i buchi madornali, i servizi inesistenti e la condizione imbarazzante della Sanità ha valutato tutti i suoi 18mila dipendenti con il massimo: 100% a tutti. Ok, ci prende in giro
    di Federica Dato
    La Regione Sicilia ha circa 18mila dipendenti. Cinque volte più di Regione Lombardia. Pochi giorni fa la Corte dei conti ha richiesto un’audizione per vedere chiaro nei conti regionali, per la precisione per un ammanco di 400 milioni di euro, nonostante il quale la giunta vorrebbe effettuare 5mila assunzioni nella Sanità. Questione di buchini, roba da poco, ché a luglio, sintetizza magistralmente il Sole 24Ore «l’avanzo di amministrazione ad esempio si è ridotto di ben 2 miliardi rispetto al 2013. Le entrate complessive della Regione sono scese di ben il 10% passando da 19,7 miliardi a 17,6 miliardi. Ma se le entrare scendono, salgono invece le spese complessive impegnate che sfiorano i 19,9 miliardi contro i 18,4 miliardi del 2013. Soprattutto non si arresta il peso della spesa corrente che vale ormai l’82% dell’intero bilancio».
    Insomma, un’amministrazione tutt’altro che impeccabile. Se poi ci metti che in Sicilia non funziona pressoché nulla, che la sanità è a rotoli, che le ferrovie sono quelle costruite da Mussolini, le autostrade sono due e spesso crollano, che con la pioggia finisce sommersa di palta, che di impresa non ce n’è, la criminalità organizzata regna, i trasporti pubblici sono inesistenti, i servizi minimi non ne parliamo neanche. Che i dipendenti pubblici lì, salvo rare eccezioni, di fatto sono solo un peso e il patrimonio culturale importantissimo non viene valorizzato come meriterebbe, la cosa è sconfortante.
    Ecco, metti insieme tutto e ora spiegati come sia possibile che i dipendenti abbiano in blocco, tutti, ricevuto come valutazione del loro operato il 100%, che ovviamente corrisponde a gratificazioni anche economiche (tanto paga Milano, che i dipendenti bravissimi in blocco non li ha). Già, sono tutti inappuntabili, eccellenti, perfetti. 18mila impiegati impeccabili. Se consideriamo che molti sono dirigenti di una Regione a statuto speciale questo riconoscimento del buon operato intuiamo potrebbe tradursi in un gruzzoletto mica male. La Corte dei conti ancora una volta pare sarà costretta a fare presente che la stanno facendo troppo smaccata e che quel 100% distribuito in modo ecumenico non è ricevibile. Vedremo come finisce ma il punto è che Rosario Crocetta, di fatto, il 100% a tutti i suoi dipendenti l’ha dato, tanto mica sborsa lui le milionate in stipendi.
    Allora c’è da chiedersi perché in una Regione come quella lombarda, dove le cose funzionano (non abbastanza), dove i costi sono contenuti (e si potrebbe comunque tagliare), dove i dipendenti sono un numero accettabile (che si potrebbe in ogni caso diminuire), dove si produce ricchezza (e se le tasse e la burocrazia calassero si farebbe molto di più) una valutazione generale del 100% non verrebbe mai proposta, perché in Sicilia sì? Qui esistono metropolitane, trasporti, ricchezza privata (dichiarata, legale, tartassata. Mica il lavoro nero meridionale), la sanità tra le migliori di Europa. Tutto pagato dai lombardi che ogni anni si vedono tolti milioni di euro in residuo fiscale. Lì esiste il nulla, devi pregare di non dover viaggiare, di non stare male. Perché non c’è la cultura della produttività. Perché negli uffici dell’amministrazioni trovi il nulla, il rimpallo di inettitudine, lo dicono i conti e lo stato del territorio. Eppure Rosario Crocetta assegna un 100% a tutti i diciottomila dipendenti, ché quella manciata di meritevoli vengono umiliati ancora una volta. A casa nostra questa è una vergogna.
    Follia Crocetta | L'intraprendente

    Cantone: «A Napoli la camorra sostituisce lo Stato con un welfare criminale»
    Raffaele Cantone
    A Napoli, soprattutto nei quartieri popolari, «c'è un'altissima disoccupazione che però non crea tensioni, perché il welfare criminale spesso sostituisce pezzi di istituzioni».
    Lo dice Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità anticorruzione, che aggiunge: «Non dico questo in una logica polemica o per parlare male di Napoli, ma guardo la realtà».
    Un'analisi terribile quella di Cantone, a pochi giorni da quella del presidente della commisisone antimafia Rosy Bindi.
    Non solo lo Stato si ritira dal welfare lasciando consenso e legittimità alla camorra che ne espropria le competenze, ma questa nuova camorra è anche in mano ad una gereazione di ragazzini spietati. Cantone spiega: «Si tratta di ragazzini poco noti e questo è sintomo di grande capacità di ricambio delle organizzazioni criminali che subito trovano nuovi soggetti quando vengono smantellate».
    Cantone: «A Napoli lo Stato lascia il welfare alla camorra» | Il Mattino

  3. #463
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    Predefinito Re: Terryes

    Voto di scambio, 19 indagati in Sicilia - Ultima Ora - ANSA.it

    Sonio quelli che non sono andati a votare nonostante.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #464
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    Predefinito Re: Terryes

    mettiamola sul ridere dai ... visto che ci sarebbe da piangere per un millennio

    Ancora Nord vs Sud: ecco "Le domande del milanese imbruttito" - Repubblica Tv - la Repubblica.it

  5. #465
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    Predefinito Re: Terryes

    Lui le fa la serenata
    e lei cade: è in coma
    VILLA CASTELLI (BRINDISI) – Scivola dalle scale della propria abitazione mentre il futuro sposo le sta intonando una serenata alla vigilia delle nozze e finisce in ospedale: è accaduto a Villa Castelli, sfortunata protagonista una giovane donna di 25 anni che ora è ricoverata all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto dopo aver riportato un trauma cervicale. Secondo una prima ricostruzione dell’episodio, non appena è iniziata la musica, complice forse anche la forte emozione, la 25enne è scivolata lungo le scale di casa.
    Lui le fa la serenata e lei cade: ? in coma | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napoli. Paura al Vomero: autobus va in fiamme, passeggeri e autista in fuga
    Paura nel tardo pomeriggio al Vomero, dove un autobus dell'Anm è andato in fiamme in via Piscicelli. L'autista e i passeggeri stanno bene e sono riusciti a mettersi in salvo. Un negoziante ha aiutato a spegnere le prime fiamme, poi sul posto sono giunti prontamente i vigili del fuoco.
    Paura al Vomero: autobus va in fiamme, passeggeri e autista in fuga | Video choc | Il Mattino

    Corriere finge una rapina per intascare l'incasso: denunciato 26enne
    di Nico Falco
    Due sconosciuti lo avevano bloccato mentre consegnava la merce in via Camaldolilli e, puntandogli contro un’arma, lo avevano costretto a cedere i cinquemila euro che aveva in tasca, incasso di una consegna con contrassegno; subito dopo, i rapinatori erano scappati su uno scooter. Almeno, questo era quello che un 26enne di Pianura, di professione corriere, aveva raccontato ieri pomeriggio ai carabinieri della stazione Vomero-Arenella. Una versione dei fatti che si è rivelata però falsa.
    Caduto più volte in contraddizione e incalzato dagli inquirenti, il ragazzo ha ammesso di essersi inventato tutto. Per lui, incensurato, è scattata la denuncia in stato di libertà per truffa e simulazione di reato. La somma che sarebbe stata rapinata è stata ritrovata nel corso della perquisizione domiciliare in casa del corriere e restituita all’avente diritto.
    Corriere finge una rapina per intascare l'incasso: denunciato 26enne | Il Mattino

    Più di mille video pedopornografici choc nel computer, arrestato 40enne professionista napoletano
    CATANIA - Circa un milione di immagini e video di natura pedopornografica sono state sequestrate dalla Polizia di Stato durante una operazione antipedofilia, denominata Cloud, coordinata dalla Procura Distrettuale di Catania, che ha portato all'arresto, a Napoli e Salerno, di tre persone trovate con un ingente quantitativo di materiale pedopornografico da parte della Polizia Postale e Telecomunicazioni di Catania.
    Per la prima volta nell'ambito di un'inchiesta su divulgazione e distribuzione di materiale pedopornografico su internet è contestata anche l'associazione per delinquere. L'operazione è stata illustrata a Catania durante una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il procuratore della Repubblica Michelangelo Patanè e il procuratore aggiunto Marisa Scavo.
    L'indagine ha anche permesso di accertare numerosi contatti tra gli indagati ed un centinaio di persone in Francia, Regno Unito, Islanda, Polonia, Brasile, Marocco, i cui relativi dati sono stati comunicati alle autorità internazionali. Molte delle immagini e dei video sequestrati ha un contenuto particolarmente raccapriccianti perché raffigurano minori impegnati anche in scene di sesso con animali o sottoposti a strumenti di tortura e costrizione.
    Mille video pedopornografici nel pc, arrestato 40enne di Napoli | Il Mattino

    Salerno. Niente ambulanza, muore in strada mezz’ora a terra senza soccorsi
    di Carmen Incisivo
    È rimasto esanime al suolo per circa trenta minuti prima che arrivassero i soccorsi, e con molta probabilità la famiglia del 67enne salernitano che ieri mattina è morto nel quartiere di Mariconda a causa di un infarto, continuerà a chiedersi se il loro caro avrebbe potuto essere salvato.
    Se solo i soccorsi fossero arrivati in tempo e se qualcuno si fosse accorto per tempo che sul marciapiede di via Tanagro, a pochissimi passi dalla sezione periferica del Comune di Salerno, c’era un uomo in fin di vita. Erano le 9.30 circa di ieri mattina quando al 118 è arrivata una telefonata di alcuni passanti che chiedevano l’intervento immediato di un’ambulanza che potesse soccorrere un anziano riverso al suolo, individuato in una traversina del popoloso quartiere di Mariconda, nella zona orientale della città. Nell’area di Salerno città, però, in quel momento non c’era una sola ambulanza medicalizzata disponibile a recarsi immediatamente sul luogo della segnalazione allarmata dei passanti.
    I mezzi medicalizzati in servizio a Salerno erano tutti impegnati in altri interventi e non hanno potuto raggiungere tempestivamente la zona di Mariconda. Così la richiesta di soccorso è stata dirottata a Vietri sul Mare dove è distaccato un presidio della Croce Bianca in possesso di un mezzo con a bordo personale medico in grado di gestire una tale urgenza. Quando sono arrivati sul posto si sono ritrovati davanti il corpo di un anziano, ben vestito, riverso al suolo.
    Niente ambulanza, muore in strada: mezz’ora a terra senza soccorsi | Il Mattino

    Soldi per superare concorso
    Gdf a Bari, 2 militari arrestati
    BARI – Due finanzieri, uno in servizio e uno in pensione, sono stati arrestati oggi da colleghi del Comando provinciale di Bari con le accuse di rivelazione del segreto d’ufficio e corruzione. La misura cautelare degli arresti domiciliari è stata emessa dal gip di Roma Valerio Savio su richiesta della Procura capitolina, e riguarda il concorso da allievo maresciallo della guardia di finanza espletato a Bari nell’aprile 2013.
    Le indagini sono infatti iniziate in Puglia, coordinate dal pm di Bari Luciana Silvestris, e poi trasmesse a Roma per competenza territoriale perchè il bando è nazionale e viene interamente gestito dagli uffici centrali di Roma. Agli arresti domiciliari sono finiti il finanziere Fabio Faggiano di 37 anni, in servizio a Roma ma residente a Salerno, e il finanziere Armando Rossi, 50enne romano in pensione.
    Stando agli accertamenti delle Fiamme gialle, i due militari avrebbero intascato 30mila euro dai genitori di due aspiranti finanzieri per rivelare le prove del concorso e consentire loro di arruolarsi. In un’altra circostanza i due militari avrebbero intascato altri tremila euro per trasferire una finanziera ad Aosta.
    "Non riesco a comprendere come un appuntato della gdf possa provvedere al trasferimento di un finanziere – è il commento del difensore dei due, l’avvocato Antonio La Scala - dal momento che i trasferimenti sono disposti dal comando generale. Evidentemente c'è qualcosa che mi sfugge e che spero che le indagini approfondiscano".
    Nel fascicolo sono indagati a piede libero i tre genitori e altri militari dei quali l’ordinanza di custodia cautelare non rivela l’identità. Contestualmente agli arresti, la gdf ha eseguito sequestri per equivalente pari a complessivi 600mila euro nei confronti dei due militari, mettendo i sigilli a immobili, auto e conti correnti. Agli atti del fascicolo ci sono le dichiarazioni di alcuni genitori sentiti dalla Procura di Bari un anno fa e il contenuto delle intercettazioni telefoniche che rivelano gli appuntamenti per lo scambio di denaro fra i genitori indagati e i due finanzieri arrestati.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Borse a abiti contraffatti: scoperte due fabbriche di falsi dalla Finanza
    NAPOLI - Una filiera di borse e di abbigliamento contraffatti è stata scoperta in due opifici di produzione clandestina scoperte nel cuore di Napoli dalla Guardia di Finanza che ha denunciato 14 persone. Gli opifici si trovavano nelle zone di San Pietro a Patierno e Poggioreale. Per quanto riguarda le borse l'ipotesi, per la qualità della lavorazione, è che le stesse fossero destinate ad un mercato diverso da quello da strada. Sequestrati anche macchinari da lavoro e 26 mila prodotti.
    Borse a abiti contraffatti: scoperte due fabbriche di falsi dalla Finanza| Video | Il Mattino

    'Ndrangheta a Frauenfeld, due condanne
    Il processo di Reggio Calabria contro i due 'ndranghetisti della cosiddetta "locale" di Frauenfeld si è concluso con la condanna del duo. Al 66enne boss Antonio Nescisono stati inflitti 14 anni di carcere. Al 61enne sodale Raffaele Albanese 12. Entrambi i cittadini svizzeri di origine italiana sono stati riconosciuti colpevoli di associazione a delinquere di stampo mafioso. Erano stati arrestati lo scorso anno nell’ambito dell’operazione Helvetia. L’indagine aveva confermato la presenza da circa 40 anni di una cellula mafiosa strutturata nel canton Turgovia.
    'Ndrangheta a Frauenfeld , due condanne - RSI Radiotelevisione svizzera

    Secondo lo studio Transcrime, la Svizzera è il quarto paese in Europa per presenza della ‘ndrangheta. Dove arrivano i terryes, poi arriva inevitabilmente la merdaglia mafiosa....


    Svizzera 4° paese per infiltrazioni di 'Ndrangheta - Video tvsvizzera.it RSI - TV - Play RSI - Radiotelevisione svizzera


    Napoli. Accoltellamenti, risse e raid contro i passanti al Vomero: la folle notte della legalità delle baby gang
    di Giuseppe Crimaldi
    Doveva essere la notte della legalità, alla fine si è trasformata nella notte delle baby gang. E del sangue. Ben al di là delle migliori intenzioni degli organizzatori, la nuova Notte bianca dei quartieri Vomero e Arenella ha riservato il peggio delle scene cui purtroppo i fenomeni legati al "branco" composto da adolescenti e ragazzini ci hanno da tempo abituato.
    Bilancio finale: due giovanissimi finiti in ospedale con ferite da arma bianca, una cornetteria presa d'assalto, un ragazzetto beccato con il coltello in tasca, un'aggressione a colpi di schiaffi sonoramente inferti ai passanti. E menomale che si doveva far festa in nome della legalità.
    Procediamo con ordine. Già molto prima di mezzanotte chiunque si fosse incanalato in quella fiumana che da piazza degli Artisti risaliva la corrente verso piazza Vanvitelli - cuore pulsante della kermesse organizzata dalla Municipalità - poteva ben rendersi conto della presenza di decine di gruppi di minorenni scatenati, e forse anche su di giri grazie a qualche drink di troppo consumato chissà dove e come.
    Forze dell'ordine schierate in campo. In azione anche gli agenti dell'Unità operativa minori per la tutela dei ragazzi della polizia municipale. E proprio il comandante dei caschi bianchi, il colonnello Ciro Esposito, poco prima diella mezzanotte è stato protagonista di un intervento su strada: l'ufficiale e i suoi uomini hanno intercettato un 13enne armato di coltello; una volta bloccato, a chi gli chiedeva conto del perché fosse uscito di casa con quell'arma in tasca ha replicato con tono sprezzante: «Tanto io ho 13 anni, e voi non potete farmi niente...». Gli agenti hanno contattato la famiglia e riaffidato il minore ai genitori.
    Poco meno di un'ora dopo l'episodio più grave: tra i giovanissimi componenti di una comitiva partita da Chiaiano e arrivata al Vomero con la metropolitana scoppia una zuffa violenta. Una parola di troppo, forse uno sfottò a una ragazzina, ed ecco volare calci e pugni. Subito dopo spuntano i coltelli, e a farne le spese sono un 15enne e un 17enne. Feriti fortunatamente in maniera non grave sotto gli occhi terrorizzati dei passanti in via Luca Giordano, all'ingresso di una caffetteria. Non è ancora finita. Perché poco dopo un altro gruppo di giovanissimi - tutti 13enni - fa irruzione in una tavola calda: pretendono di consumare senza pagare.
    A rendere noto l'episodio sarà lo stesso presidente della Municipalità Vomero-Arenella, Mario Coppeto. «L'episodio dell'accoltellamento - commenta - porta in sè la drammaticità sociale che vive Napoli e che certo non pensavamo di risolvere in una notte. Vorremmo, però, che la Notte bianca di ieri servisse a lanciare un nuovo patto da scrivere tra la comunità, le famiglie e la scuola». E di lavoro ce ne sarà da fare.
    A corollario di una notte di raid e paura arriva l'ultim follia: con l'ennesimo "branco" di giovanissimi si "diverte" a schiaffeggiare i passanti prima di scappare, a bordo di scooter. Tutto in una notte.
    Vomero. Accoltellamenti, risse e raid: la folle notte della legalità delle baby gang | Il Mattino

    Napoli, parcheggiatori abusivi «scatenati» in centro. 9 fermati dai carabinieri
    Se la Notte Bianca nel quartiere Vomero a Napoli è stata promossa nel segno della legalità in alcune aree del centro della città nella serata di ieri ha regnato, come peraltro avviene spesso, l'illegalità.
    Come in Piazza Matteotti e nelle strade vicine, a pochi metri da uno degli ingressi della Questura e a qualche centinaio dal Comando provinciale dei carabinieri, dove parcheggiatori abusivi hanno 'taglieggiato' automobilisti in cerca di sosta. Una situazione avvilente, una beffa in una serata speciale hanno detto amareggiati diversi automobilisti.
    Ma altri hanno accusato proprio i conducenti di essere 'complici' degli abusivi. Marciapiedi occupati da un 'tappeto' di auto così come impraticabile lo spazio riservato ai viaggiatori in numerose fermate delle linee degli autobus (come a Via Costantinopoli, poco distante da una delle zone della movida, Piazza Bellini) con i passeggeri costretti ad infilarsi tra un mezzo e l'altro.
    Parcheggiatori abusivi «all'opera» anche nelle strade intorno a Piazza Dante, Via Pessina e nelle strade vicine con auto in sosta vietata dappertutto anche nelle curve agli incroci. Tutto ciò malgrado l'azione delle forze dell'ordine durante i fine settimana contro l'illegalità diffusa ed i posti di blocco serali presenti in diversi punti della città.
    I controlli dei carabinieri. Due arresti, 11 denunce per guida senza patente, multe per 42 trovati senza assicurazione, sanzioni per 9 parcheggiatori abusivi. È il bilancio di controlli dei carabinieri a Napoli durante il fine settimana. L'operazione per contrastare fenomeni d'illegalità diffusa e per garantire una movida tranquilla nelle zone di Piazza Bellini, in Via Toledo, nei Quartieri Spagnoli e nella zone di Chiaia è stata condotta dai militari della Compagnia Napoli Centro insieme con quelli del Nucleo radiomobile.
    Durante i controlli alla circolazione stradale sono state contestate 174 infrazioni al codice per un ammontare complessivo di circa 178mila euro e sono stati denunciati 11 giovani trovati alla guida di auto e scooter senza aver mai conseguito la patente. Nei Quartieri Spagnoli e nelle altre strade intorno a Via Toledo sono stati multate 42 persone che circolavano con scooter e autovetture senza copertura assicurativa obbligatoria.
    Nelle aree intorno al lungomare e a Chiaia 9 persone sono state multate e allontanate dopo essere state sorprese a esercitare abusivamente l'attività di parcheggiatore guardiamacchine, con il sequestro dei proventi dell'attività da loro svolta illegalmente, 48 euro in monete e banconote di piccolo taglio.
    Parcheggiatori abusivi «scatenati» in centro. 9 fermati dai carabinieri | Il Mattino

    Roma, autista Atac guida ​e guarda la partita sul tablet
    Il blog Roma fa schifo ha ripreso un autista dell'Atac che si destreggia tra la guida, la partita su tablet e l'uso dello smartphone
    Alberto Bellotto
    Alla guida di un autobus e contemporaneamente concentrato sulla partita della domenica.
    È il doppio impegno di un autista dell'Atac. Un utente del blog Roma fa schifo, ha ripreso le gesta di un autista dell'Atac che mentre era impegnato alla guida di un autobus si dedicava anche alla visione di un tablet.
    Il fatto è avvenuto a Roma domenica pomeriggio. Nel video si può vedere, e sentire, chiaramente la diretta della gara, nello specifico Sassuolo-Milan. Uno dei passeggeri facendo finta di guardare la gara si è messo a riprendere la scena facendo vedere che di tanto in tanto l'autista non disdegnava un occhio al cellulare. L'intera scena dura 8 minuti finchè il guidatore non si accorge di essere osservato e per non destare ulteriori sospetti sceglie di spegnere il tablet per concentrai sulla strada.
    Roma, autista Atac guida ?e guarda la partita sul tablet - IlGiornale.it

    Tra gli statali fannulloni solo il 3% perde il lavoro
    Una maxi-inchiesta rileva che sono in pochissimi a finire licenziati. Giustizia lenta e dirigenti accondiscendenti
    Alberto Bellotto
    In un anno solo 220 dipendenti pubblici licenziati per assenze, reati e comportamenti non corretti.
    È quanto emerge da una maxi-inchiesta de La Stampa. "È un problema culturale, non normativo. Puoi fare tutte le riforme che vuoi, ma non cambia niente" sostiene un alto dirigente statale interpellato dal quotidiano piemontese.
    Secondo i dati del ministero della pubblica amministrazione dei 3 milioni e mezzo di dipendenti solo lo 0,2% subisce contestazioni e solo il 3% di quel 0,2% viene licenziato. I dati fanno riflettere soprattutto se confrontati con quelli del settore privato: "Nelle aziende, la quota di procedimenti che si chiude con il licenziamento è molto più alta. E se un dipendente timbra il cartellino al posto di un altro, il licenziamento è inevitabile e immediato" dice Attilio Pavone dello studio legale Norton Rose Fulbright.
    Le leggi ci sono ma i licenziamenti sono bloccati dalle prassi. L'amministrazione, prima di licenziare il dipendente, aspetta la conclusione del processo penale. In questo modo tra lungaggini burocratiche, cambio di dirigenti, prepensionamenti e altri cavilli amministrativi, la sanzione non arriva mai.
    La riforma Brunetta aveva provato a introdurre norme più semplici che portassero al licenziamento ma sono cadute nel vuoto. Pietro Ichino sottolinea che "i dirigenti pubblici non si assumono le proprie responsabilità: né sul piano disciplinare né su quello organizzativo".
    Come risolvere il problema allora? Ichino non ha dubbi: "Il problema va risolto dalla testa, i dirigenti sono troppo spesso collusi con gli impiegati. Il caso di Sanremo è esemplare: i sindaci si sono rivolti alla Procura, non ai dirigenti municipali. Evidentemente non si fidavano della struttura interna".
    Ma c'è un problema anche nella magistratura. Nel caso in cui avvenga il licenziamento il giudice civile può reintegrare il lavoratore finchè il processo penale non finisce. In questo modo i lavoratori di Malpensa che rubavano nei bagagli sono tornati al loro posto.
    Tra gli statali fannulloni solo il 3% perde il lavoro - IlGiornale.it

    Continua il Crocetta show
    Azzera la giunta, arrivando a una cinquantina di assessori sostituiti in meno di quattro anni, il tutto pochi giorni dopo aver valutato col 100% i suoi 18mila dipendenti. Ecco chi è Rosario, in tutto il suo splendore politico
    di Federica Venni
    È Crocetta show, irresistibile, inevitabile ma soprattutto inarrestabile. Professionista dell’antimafia per antonomasia. Scaltro, determinato, istrionico, sicuro di se’, intraprendente, poeta, primadonna, tendenzialmente inchiodato alla poltrona. Rosario Crocetta è un impasto trimalcionico di tutti questi ingredienti. In Sicilia, superata l’ubriacatura iniziale, in molti lo hanno derubricato a “bluff”. Guardare le sue interviste in tv e i dibattiti a cui partecipa, scorrere i suoi interventi all’Ars, il parlamentino siciliano, è uno spettacolo immancabile: tra deliri di onnipotenza e manie di persecuzione cita Pasolini, Hemingway, Brecht, dichiarando di parlare correntemente arabo, inglese e francese pur incespicando con lessico e sintassi italiana. Piange spesso, o dice di farlo, quando è alla frutta. Oggi per lui è una grande giornata, dopo aver cambiato 36 assessori in soli tre anni e mezzo, ci ri-siamo: resetta la giunta, raggiungendo quindi tra pochi giorni il record di 48 assessori sostituiti in meno di quattro anni. Sebastiano Purpura (Beni Culturali), Baldo Gucciardi (Salute), Giovanni Pistorio (Enti locali) e Mariella Lo Bello (Istruzione e Formazione, vicepresidente) resteranno in carica ancora, il tempo di ultimare pratiche avviate, poi a casa. Tabula rasa. Ovviamente escluso lui, lui no, non molla, non lascia, non si dimette. «Azzero la giunta subito», allo scopo di blindare il mandato fino al 2017 e senza escludere il ritorno di alcuni assessori, ma «con una chiave più politica». Cosa facessero prima in Regione quindi non è chiaro. La nuova squadra? Espressione di partiti e correnti che gli rinnoveranno la fiducia. Il tutto a poche ore dal suo aver dato il 100% di valutazione a tutti i suoi 18mila dipendenti. D’altro canto in Sicilia funziona tutto talmente bene, dai trasporti alla Sanità, che ci saremmo stupiti fin di un solo dipendente mediocre, da “buonino”.
    Dipinto, agli albori della sua carriera politica e amministrativa, come baluardo dell’antimafia, il governatore, anzi il Presidente (guai a chiamarlo governatore, “sa di antico”) della Regione Sicilia sta vivendo il momento peggiore della sua storia. Qualunque cosa gli si contesti, lo si è visto in questi giorni di aspre polemiche per la vicenda Tutino-Borsellino, usa la sua lotta a Cosa Nostra come scudo universale: battaglia, gli va riconosciuto, sulla quale ha costruito popolarità e carriera politica, fin dalla sua prima volta come sindaco di Gela. Era il 2002 e fu eletto dopo un ricorso per brogli. Un “complotto” della mafia, appunto, per non far vincere il “comunista finocchio”, un marchio che lui stesso ha sempre rivisitato a suo favore. Quotidianamente accompagnato da una poderosa scorta (sei uomini affidatigli dopo diverse minacce e sventati attentati) è stato il primo amore di molti giornali, locali e non, compresi quelli del gruppo Espresso che ora lo denigrano, i quali salutarono il suo avvento come il “miracolo siciliano” tanto atteso. Persino il New York Times gli dedicò un lunghissimo pezzo. Ex comunista (il suo primo partito fu il Pci, con il quale il fratello maggiore Salvatore fu eletto al Senato), ex impiegato dell’Eni a Gela e poi nel Bahrein, ex poeta, ipercattolico – tanto che in un’intervista barbarica del 2013 confessò di aver voluto farsi prete da giovane – ha sempre attirato l’attenzione sulla convivenza tra fede e omosessualità dichiarata. Entrato nel Pd nel 2008, nel 2009 ha portato a casa più di 150mila preferenze per il parlamento europeo dove è stato vicepresidente, manco a dirlo, della Commissione speciale antimafia.
    Re del trasformismo isolano, sempre stando nel Pd, nel 2012 è stato eletto presidente della Regione Sicilia con i voti di Miccichè: un’alleanza Pd, Udc, Api, Psi che gli costò le antipatie di mezzo Partito Democratico, dal quale, proprio per la sua candidatura, alcuni dirigenti si dimisero. È da qui che, proprio nel momento di maggior gloria, iniziano le sue disgrazie politiche: approdato a Palazzo dei Normanni con il 30 per cento dei voti, governa, non avendo i numeri, a maggioranze variabili. Ed è da qui che si inizia a capire come, per guidare la Sicilia, non basti la bandiera dell’antimafia, ma servano anche riforme e conti in ordine. Le prime che, impostate e sventolate, mai, risultati alla mano, si sono concretizzate. I secondi che mai, numeri in tasca, sono tornati. “Ho ereditato una regione con sei miliardi di buco”, si è sempre difeso: peccato che quella falla, lo dice il suo ultimo bilancio, si sia allargata a 7 miliardi e mezzo. In soli tre anni scarsi di mandato, ha servito ai siciliani tre rimpasti di giunta, cambiando 36 assessori e innumerevoli dirigenti. Con quello di queste ore sale a quota quattro e una cinquantina di assessori. Un turnover che non ha certo giovato alla continuità di un lavoro amministrativo. Nella sua gestione vanta tagli alle consulenze esterne, la costituzione della Sicilia come parte civile nel processo sulle trattative Stato – Mafia, il taglio degli stipendi dei dirigenti regionali, l’abolizione delle province (idea con la quale fu addirittura precursore della Legge Delrio ma che restò fino a poco tempo fa lettera morta), le dichiarazioni sullo scandalo dei forestali e dei dipendenti della formazione. Insieme a nomine un po’ discutibili come quella della sua segretaria al posto dell’assessore-trombato alla Cultura Zichichi e a un’indagine per danno erariale per una faccenda di dipendenti regionali. Senza contare i recenti scandali sulla sanità per i quali la stessa assessora Lucia Borsellino si è dimessa.
    Indistruttibile, è sopravvissuto a due pesanti crisi di governo – una nel 2013 e una nel 2014 – con le quali il Pd ha cercato di farlo fuori. Già, perché il rapporto con i dem è pessimo, per dirla con un eufemismo: l’ex margheritino e sindaco di Palermo Leoluca Orlando lo detesta, il renzianissimo sottosegretario Davide Faraone non vede l’ora che si levi dai piedi per prendere il suo posto, il giovane-vecchio e cuperliano segretario regionale Fausto Raciti trama alle sue spalle. Del resto, il suo “Megafono”, una sorta di partito-nel-partito succhiavoti, non è certo stato un bel regalino. E nemmeno nei giorni di scandalo per le presunte frasi sulla Borsellino, i dem di Renzi sono riusciti a rottamarlo. Complici quattro procure che, di fatto, lo hanno scagionato negando l’esistenza delle intercettazioni riportate da L’Espresso, se l’è cavata anche questa volta. Eppure con l’auto sospensione dalla guida dell’Ars, ci erano andati vicini. Salvo poi doversi bere i suoi ripensamenti, per suffragare i quali ha tirato in ballo la mafia, le lobby, i complotti, i poteri occulti, i servizi segreti deviati, i poteri forti e le scie chimiche. Campione di rigiramento di frittate, accusa fingendo di scagionare: «Mi rifiuto di pensare che la regia possa essere stata del governo e del Pd. E non credo nemmeno alla regia del giornale». Quello che lui stesso ha definito, umilmente, «il più grande attentato alla democrazia che sia stato compiuto nel nostro paese dal Quarantasei in poi», potrebbe rivelarsi, di nuovo, un assist a suo favore. La nostra lettura dei fatti, nel merito, l’abbiamo già data, andando anche contro il sentir comune di molta stampa che, dopo averlo massacrato per le frasi su Lucia Borsellino, lo ha poi pian piano assolto, elevandolo, in alcuni casi, a martire del circo mediatico e della monnezza delle intercettazioni.
    Peccato però, che a leggersi la stampa locale, le cose stiano diversamente: Live Sicilia, il primo quotidiano online dell’isola, per dirne una, poco meno di un mese fa ha inaugurato un dossier a puntate: “Diario indecente di una presidenza diventata ormai impresentabile”. L’idea, per i siciliani, resta dunque quella di una “montatura simpatica e vincente” che ha fatto dell’antimafia un “automatismo” per dirla con Buttafuoco. Insomma, un grande bluff che non intende far finire lo show.
    Continua il Crocetta show | L'intraprendente


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    Predefinito Re: Terryes

    Cede un marmo al cimitero di Giugliano, donna finisce in ospedale
    di Mariano Fellico
    GIUGLIANO. Cede il marmo, donna cade in un fosso al cimitero. È quanto successo questa mattina nella cappella privata dove la cinquantaduenne si era recata a fare visita ai propri defunti. All’improvviso, il marmo dove è tumulato un parente, si è spaccato e la donna è sprofondata nella fossa, un volo di quasi due metri. Le urla della vittima hanno allertato la gente che era al cimitero.
    Cede un marmo al cimitero: donna precipita nella tomba, interviene il 118 | Il Mattino

    Choc a Salerno: giovane litiga coi genitori poi spacca la testa a un passante
    di Petronilla Carillo
    SALERNO- Paura e sangue in via Mercanti: è caccia all'uomo nel centro storico. Un giovane litiga con i genitori e a bordo della sua Smart semina il panico tra i pedoni in zona ztl.
    Un uomo lo rimprovera perché corre per la strada stretta, rischiando di investire dei bambini. Lui scende dall'auto, afferra una ceneriera in un negozio e gli spacca la testa. Poi fugge via. La polizia è sulle sue tracce.
    Choc a Salerno: giovane litiga coi genitori poi spacca la testa a un passante | Il Mattino

    Choc a Napoli: donna viveva con 1600 sacchetti d'immondizia in casa
    di Giuseppe Crimaldi
    Viveva in un appartamento, nel centro di Napoli, trasformato in discarica. Da quella casa di via Cilea, salotto buono del Vomero, i condomini avvertivano ormai da settimane un fetore irrespirabile e per questo avevano avvertito carabinieri, municipalità e l'Asl.
    Quando i militari della compagnia diretta dal capitano Giovanni Ruggiu hanno bussato alla sua porta lo scenario che si è presentato ai loro occhi è apparso in tutta la sua desolazione: una donna - L.I., 71enne - si trovava in uno stato di totale abbandono. Sporcizia ovunque. E in quelle stanze aveva stipato e accumulato addirittura 1600 sacchetti pieni zeppi di ogni genere di rifiuti.
    Choc a Napoli: donna viveva con 1600 sacchetti d'immondizia in casa | Il Mattino

    Choc a Napoli, lite tra donne finisce a coltellate: 5 arresti
    Le donne sono state sorprese e bloccate in piazza Mercato mentre, al culmine di una lite per futili motivi, si picchiavano a calci e pugni tra loro.
    M.C. è stata medicata dai sanitari dell'ospedale Loreto Mare per lesioni da arma punta e taglio al braccio destro, giudicate guaribili in 15 giorni, causate da un coltello che è stato rinvenuto a terra dai militari dell'arma ed è stato sequestrato. Le arrestate sono in attesa di rito direttissimo.
    Lite in piazza tra donne finisce a coltellate: 5 arresti | Il Mattino

    Pip ma con un patrimonio da tre milioni di euro: prendeva il sussidio
    Nel suo curriculum anche una serie di condanne penali: atti osceni, ricettazione, detenzione di armi, violenza personale, associazione a delinquere, resistenza a pubblico ufficiale
    PALERMO. Con un patrimonio da 3 milioni di euro e un reddito familiare da 780 mila euro all'anno ha preso, per un periodo di tempo ancora da accertare, fino a maggio 2014 il sussidio sociale di 700 euro mensili da disoccupato e fatto parte del bacino degli ex Pip finanziato dalla Regione con un costo intorno ai 20 milioni di euro annui.
    Nel suo curriculum anche una serie di condanne penali, che vanno dagli atti osceni alla ricettazione, dalla detenzione di armi alla violenza personale, dall' associazione a delinquere alla resistenza a pubblico ufficiale. La dirigente generale del dipartimento Lavoro Anna Rosa Corsello, che ha appena firmato il decreto di esclusione non tanto per i reati commessi, bensì perché supera la soglia del reddito personale pari a 40 mila euro.
    Lui, ha un Isee pari a 502 mila euro. "C'è da chiedersi come è stato possibile considerarlo un disagiato", aggiunge la Corsello. Il Pip milionario ha ricevuto il sussidio mensile fino a maggio 2014. Poi è stato sospeso perché nella Finanziaria dello scorso anno era stata inserita una norma che introduceva il tetto del reddito e l'esclusione dal bacino per reati di mafia o con interdizione dai pubblici uffici.
    Lo scorso mese però si è ripresentato in assessorato chiedendo di essere riammesso. Perché nelle pieghe dell'ultima Finanziaria regionale, quella del risanamento e del taglio delle pensioni dei regionali, c' è un comma che prevede il reinserimento dei Pip con sentenze che prevedono l'esclusione dai pubblici uffici. Ma a questo punto la Corsello ha chiesto al Pip in questione di presentare la dichiarazione Isee, come previsto dallo scorso anno, cosa che lui non aveva mai fatto insieme ad altri 250 precari. Così è emerso il suo reddito.
    Pip ma con un patrimonio da tre milioni di euro: prendeva il sussidio - Giornale di Sicilia

    Choc in Campania: fa prostituire la compagna disabile con annunci online
    Con annunci su internet ha fatto prostituire la compagna approfittando della sua condizione di inferiorità psichica. È finito per questo ai domiciliari su ordine del Gip del Tribunale di Napoli Nord un 23enne di Giugliano in Campania; il giovane risponde di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
    Le indagini eseguite dai carabinieri di Aversa e coordinate dalla procura di Napoli Nord, sono partite dopo la denuncia della madre della vittima, esasperata per la situazione. È così emerso che l'indagato, nell'estate 2012, per reperire 'clienti', non solo ha fatto ricorso alla pubblicità on line con annunci di incontri, ma ha accompagnato più volte la ragazza agli appuntamenti sessuali dai clienti; le prestazioni, hanno accertato gli inquirenti, venivano consumate in strada.
    Choc in Campania: fa prostituire la compagna disabile con annunci online | Il Mattino

    Falso promotore finanziario condannato a tre anni
    truffati milioni a risparmiatori
    BARI – Il giudice monocratico del Tribunale di Bari Lucia De Palo ha condannato alla pena di 3 anni di reclusione e 6mila euro di multa il 50enne Francesco Nigri, imputato per truffa, falso in scrittura privata e esercizio abusivo dell’attività di promotore finanziario. Vittime della truffa due famiglie di Molfetta che, fra il 2007 e il 2009, affidarono a Nigri oltre 200mila euro dei loro risparmi.
    Il giudice ha inoltre disposto l’interdizione per la stessa durata della pena, tre anni, dalle attività di promotore e consulente finanziario e ha trasmesso gli atti alla Procura perchè valuti l’eventuale responsabilità della società di investimenti svizzera con la quale Nigri collaborava, con riferimento allo spostamento di capitali all’estero.
    Si tratta della terza condanna inflitta a Nigri dal Tribunale di Bari per truffe ai danni di risparmiatori (anche le altre due a tre anni di reclusione). Nei confronti dell’ex promotore finanziario sono pendenti altri due processi per altrettante truffe milionarie e due procedimenti per fatti simili sono attualmente in fase di indagini.
    Le modalità con cui avrebbe imbrogliato i clienti erano sempre le stesse. Nigri faceva sottoscrivere polizze assicurative e investimenti in titoli ad alto rischio, falsificando la documentazione.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Giornalista arrestato per rapine a 3 supermercati. È l'ex portavoce di Fratelli d'Italia a Lanciano
    Redazione, l'Huffington Post
    Daniele Lanetta è un giornalista professionista molto conosciuto in Abruzzo. Ma da fine settembre non sono i suoi articoli ad avergli dato notorietà, ma le sue rapine al supermercato.
    Il metodo è sempre lo stesso: parcheggia la sua Micra decappottabile all'esterno del supermercato, entra a volto scoperto con un taglierino, minaccia il cassiere e si fa consegnare i guadagni della giornata, come racconta Il Centro.
    A fine settembre aveva tentato una rapina al supermercato Todis di Sambuceto, in provincia di Chieti, ma era l'orario di chiusura e l'incasso era stato già portato via. Gli investigatori hanno scoperto che nella stessa giornata ne avrebbe commesse altre due in due supermercati Eurospin. Poco più di 1000 euro il bottino.
    Ad incastrarlo le immagini delle telecamere di sicurezza ma anche le testimonianze dei presenti che l'hanno riconosciuto. Perché, come scrive Il Fatto Quotidiano:
    Daniele Lanetta per otto anni, dal 2003 al 2011, è stato responsabile dell’ufficio stampa del Comune di Lanciano, e alle elezioni regionali del 2014 è stato uno dei candidati di punta di Fratelli d’Italia nella circoscrizione di Chieti. Subito dopo è arrivata per lui la nomina a portavoce del partito di Giorgia Meloni a Lanciano, la città in cui risiede.
    Il giornalista-rapinatore è figlio di un editore di un emittente locale.
    Il suo avvocato, Paolo D'Incecco, ha intenzione di chiedere misure alternativa perché sostiene che Lanetta è affetto da disturbi dissociativi, avrebbe una doppia personalità. Secondo l'avvocato vive un disagio riconducibile a questioni personali.
    Giornalista arrestato per rapine a 3 supermercati. È l'ex portavoce di Fratelli d'Italia a Lanciano



    "State tranquilli, non c’è formaggio": mangia la pasta e muore a 7 anni
    Sono tre gli iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Salerno che sta indagando sulla morte di C.W., bimbo inglese di 7 anni deceduto ieri in ospedale, dove era ricoverato a causa di un malore dopo aver mangiato con i genitori in un ristorante in
    Costiera Amalfitana
    Mario Valenza
    Sono tre gli scritti nel registro degli indagati dalla Procura di Salerno che sta indagando sulla morte di C.W., bimbo inglese di 7 anni deceduto ieri in ospedale, dove era ricoverato a causa di un malore dopo aver mangiato con i genitori in un ristorante in Costiera Amalfitana. Gli indagati sono il titolare del ristorante, il responsabile di sala e il cuoco. Sulla vicenda però sono ancora in pieno sviluppo le indagini condotte dai carabinieri del Nas di Salerno. L’autopsia sul corpo del bimbo intanto dovrebbe svolgersi all’inizio della prossima settimana.
    All’ora del pranzo, l’organizzatore dell’escursione consiglia alla famiglia inglese di recarsi nel paese di Scala, rinomato per le sue trattorie e i suoi castagneti. AL MOMENTO di ordinare, i genitori del bambino riferiscono delle sue allergie: il piccolo è infatti intollerante ad alcuni alimenti e, in particolare, a latte e latticini. I Cameron sostengono di avere avvertito della cosa il cameriere e il titolare e che fosse loro stato assicurato che la pasta al pomodoro servita a W. non contenesse né latte né suoi derivati, ovvero formaggio e mozzarella. Ma trascorsi pochi minuti dalla fine del primo piatto, il bimbo inizia a sentirsi male. Una reazione violenta, tanto che arriva in arresto cardiaco al presidio ospedaliero Costa d’Amalfi.
    "State tranquilli, non c?è formaggio": mangia la pasta e muore a 7 anni - IlGiornale.it

    Messina, Terzo mondo: "Senz'acqua da sei giorni"
    Dopo l'alluvione una frana ha danneggiato le tubature. Situazione da tempi di guerra
    Valentina Raffa
    Prima sott'acqua per le piogge intense e ora senza approvvigionamento idrico. Non c'è via di mezzo per Messina, che da una settimana è all'asciutto, con disagi enormi per tutti.
    I continui smottamenti che si sono registrati vicino alla condotta idrica danneggiata da una frana, a Calatabiano (Catania), a una settantina di chilometri da Messina, hanno vanificato i primi lavori che erano stati effettuati con successo per liberare le tubature dalla terra franata. Difficile contrastare il dissesto idrogeologico cui è soggetta l'area, se manca a monte una programmazione da parte della Regione siciliana e del Governo.
    Messina, Terzo mondo: "Senz'acqua da sei giorni" - IlGiornale.it



    Palermo: funzionari della Forestale prendevano tangenti per appalti. Arrestati dalla Polizia
    La Polizia di Stato di Palermo ha eseguito un provvedimento emesso dal Gip presso il Tribunale di Palermo, nei confronti di tre soggetti accusati di prender "mazzette" per appalti pubblici.
    I nomi dei destinatari sono: Dario LO BOSCO, Presidente di RFI (Rete Ferroviaria Italiana), Presidente dell´AST (Azienda Siciliana Trasporti), nonché ex Commissario Straordinario della Camera di Commercio di Catania (fino al Gennaio 2015), Salvatore MARRANCA e Giuseppe QUATTROCCHI, Funzionari del Corpo Forestale della Regione Siciliana.
    Le complesse indagini, a cura della locale Squadra Mobile, diretta dal Dr. Rodolfo Ruperti, hanno raccolto numerosi indizi, in relazione a due distinti episodi: nel primo caso, un appalto pubblico per l´importo complessivo di 26 milioni di euro, sono protagonisti Marranca e Quattrocchi, a carico dei quali il reato ipotizzato è, per Marranca, l´induzione indebita a dare o promettere utilità, per il Quattrocchi, anche il reato di concussione; il secondo episodio riguarda Lo Bosco per il quale si ipotizza il reato di induzione indebita a dare o a promettere utilità.
    L´indagine, denominata "Black List", trae spunto da un più ampio contesto investigativo, che ha interessato un noto imprenditore agrigentino, che, unitamente ai fratelli, è a capo di un gruppo di imprese dalle multiformi attività, prevalentemente interessate ai lavori pubblici.
    In particolare sarebbe emerso il coinvolgimento della SISTET Tecnology srl, ditta agrigentina impegnata nell´istallazione e manutenzione di impianti di radiocomunicazione e di videosorveglianza, riconducibile ai fratelli del gruppo imprenditoriale sopra citato e di cui è Amministratore il noto imprenditore agrigentino, nei lavori riguardanti la gara di appalto indetta dal Corpo Forestale della Regione Sicilia dell´importo di circa 26 milioni di euro (appalto relativo all´ammodernamento tecnologico e potenziamento operativo del sistema di radiocomunicazione del Corpo Forestale della Regione Siciliana compresa l´installazione di una dorsale digitale pluricanale e la realizzazione di un sistema di videosorveglianza di nuova generazione a tutela del patrimonio boschivo e delle aree naturali protette), ditta aggiudicatrice della gara di appalto, nel 2012 e con lavori tutt´ora in corso.
    Le indagini hanno registrato, sin da subito, una particolare "intimità" tra l´imprenditore agrigentino e i due Funzionari della Forestale, Giuseppe QUATTROCCHI e Salvatore MARRANCA, rispettivamente presidente della commissione di gara dei lavori in questione e successivamente DEC (Direttore dell´Esecuzione del Contratto) e RUP (Responsabile Unico del Procedimento) della medesima gara d´appalto. I due funzionari pubblici, in particolare, si rendevano disponibili a "sbloccare" situazioni di stallo nell´esecuzione dei lavori da parte della SISTET Tecnology, aggiudicataria della gara e di cui l´imprenditore agrigentino era l´amministratore, ponendosi in una condizione di stabile asservimento agli interessi personali ed economici dell´imprenditore, cui garantivano, con decisioni conformi agli interessi d´impresa, un iter dei lavori privo di "intoppi", non sottoposto a particolari vagli, chiedendo in cambio versamenti di denaro illecito a titolo di tangente pari a 149.500 euro per il QUATTROCCHI e 90.000 euro per il MARRANCA, oltre a regalie varie ed assunzioni per la compagna e la figlia del MARRANCA.
    Le articolate investigazioni condotte dalla Polizia di Stato hanno permesso, altresì, di collocare l´imprenditore al centro di un altro contesto illecito, del tutto estraneo all´attuale appalto della Forestale che ha dato luogo all´indagine odierna: si tratterebbe di un importante e rivoluzionario progetto, legato, tra l´altro, alla realizzazione di un sensore meccanico/elettronico da installarsi sui mezzi ferroviari italiani e che la società RFI (Rete Ferroviaria Italiana) si proponeva di acquistare. E´ proprio in quest´ambito che s´inserisce la figura di Dario LO BOSCO, Presidente della RFI, che si è dichiarato interessato all´acquisto del predetto sensore, inducendo a tal fine l´imprenditore a versare una tangente, in più tranches, pari a 58.650 euro.
    Le indagini, svolte anche attraverso attività di intercettazione telefonica ed ambientale, hanno consentito di rinvenire in possesso dell´imprenditore empedoclino, un vero e proprio libro mastro delle tangenti, in cui lo stesso imprenditore annotava meticolosamente e con cura cronologica i vari esborsi e/o regalie effettuate nei confronti di soggetti pubblici utili ai fini dell´impresa. I nominativi degli odierni destinatari risultano ampiamente citati, tra gli altri, nello scritto sequestrato.
    Palermo: funzionari della Forestale prendevano tangenti per appalti. Arrestati dalla Polizia

    I "trasfertisti".....

    Padre e figlio «soci» per rapine tra Napoli e Liguria: arrestati
    Padre e figlio rapinatori seriali. L'attività criminale dei due è stata bloccata dai carabinieri di Santa Margherita Ligure dopo un colpo compiuto il 21 settembre scorso a Rapallo. È stata l'abitudine dei due di mettere sempre nel mirino commercianti che andavano in banca a consegnare gli incassi a tradirli. L'intuito di un carabiniere che ha notato il modus operandi di certi banditi si ripeteva ha portato i militari sulle tracce dei banditi, due trasfertisti napoletani. In manette sono finiti Luigi Di Perna, 56 anni, e il figlio Antonio, 37.
    Il primo era stato arrestato a Genova un paio di giorni dopo la rapina a Rapallo, il secondo ieri in piazza Mercato a Napoli. Il 21 settembre scorso, padre e figlio hanno aspettato che la titolare di una macelleria uscisse dal negozio per andare in banca a depositare l'incasso della settimana: l'hanno aggredita in strada e le hanno portato via la borsa con 5000 euro. Alcuni cittadini hanno provato a bloccare ma i due sono fuggiti su uno scooter. Anche le testimonianze dei cittadini hanno aiutato le indagini. L'anno prima a Recco (Genova), avevano compiuto un colpo con la stessa azione ai danni di un benzinaio che stava portando i soldi in banca. Anche in quel caso vennero presi dopo una breve indagine. I carabinieri stanno approfondendo le indagini: il sospetto è che la coppia possa contare su appoggi fra il Golfo Paradiso, il Tigullio e il ponente di Genova, dove hanno una residenza fittizia. Padre e figlio sono pendolari del crimine: si spostano fra Napoli e la Liguria per compiere rapine.
    Nel passato del padre ci sono vari precedenti specifici e il figlio 'allievo' pare poter seguire le orme del papà. I carabinieri indagano per trovare i complici liguri, basisti capaci di fornire indicazioni precise sulle abitudini delle vittime. Gli inquirenti sospettano che i due possano essere collegati all'uomo napoletano arrestato alcune settimane fa dopo aver rapinato l'ex presidente di Confindustria Genova Giovanni Calvini, di un prezioso orologio.
    Padre e figlio «soci» per rapine tra Napoli e Liguria: arrestati | Il Mattino

    Partecipate, ecco le 7 Regioni che affossano i conti pubblici
    L'analisi della Corte dei Conti: Lazio, Campania e Sicilia da incubo
    Francesco Cramer
    La Corte dei conti mette il dito nella piaga: le Regioni sono in profondo rosso anche a causa delle partecipate. In un relazione appena sfornata i magistrati contabili mettono la maglia nera a sette Regioni: Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria e Sicilia.
    Regioni dove lo squilibrio tra utili e perdite è fortissimo. La Sicilia detiene il record negativo con 117 milioni di perdite e 36 di utili. Nella relazione si legge: «Nel totale degli organismi osservati, prevalgono le perdite sugli utili, in misura consistente, nell'Umbria (con perdite pari a 44,3 contro i 23,1 milioni di utile), nel Lazio (rispettivamente, 54,8 contro i 32,7 milioni di utile), Abruzzo (rispettivamente, 43,6 e 6,2 milioni), Molise (rispettivamente, 43,5 milioni e 315 mila euro), Campania (rispettivamente, 57 e 26,1 milioni), Calabria (rispettivamente, 15,4 milioni su 998 mila euro). Il divario più forte si registra in Sicilia (perdite pari a 117 milioni contro i 36 milioni di utili)».
    Le partecipate sono aziende in cui la Pubblica amministrazione detiene delle quote e si tratta di una vera e propria foresta inestricabile tanto che il numero esatto spesso non si conosce. Lo stesso Cottarelli, l'uomo della spending review, scrisse: «Non si conosce il numero esatto delle partecipate perché non tutte le amministrazioni locali forniscono le informazioni richieste e perché le banche dati esistenti si fermano ad un certo livello di partecipazione (diretta, indiretta di primo livello, eccetera)» (sic).
    È noto, invece, che moltissime sono in perdita; che spesso svolgono attività che poco hanno a che fare con la funzione pubblica; che rappresentano uno sperpero enorme di denaro pubblico. Nella relazione si legge: «Dall'esame degli elementi relativi agli organismi oggetto dell'indagine risulta che quelli operanti nei servizi pubblici locali sono numericamente limitati (il 35,72% del totale). La maggioranza (il 64,28%) si colloca, invece, nelle diversificate attività definite come “strumentali”».
    La Corte dei conti spiega: «Nel sistema Siquel, al 19 giugno 2015, risultano censiti 7.684 organismi, di cui 6.402 in attività (la restante parte è costituita da enti cessati o in liquidazione)». E che molte di queste società siano delle idrovore di soldi dei cittadini lo dice la stessa Corte: «L'indagine si focalizza sugli organismi di cui sono presenti a sistema i bilanci relativi all'esercizio chiuso al 31 dicembre 2013. L'analisi consente di rilevare la carenza di dati di bilancio per un numero consistente di organismi (2.724), di cui soltanto una parte sono cessati o in liquidazione». Alla faccia della trasparenza.
    L'analisi si restringe quindi alle 4.935 partecipate con i dati di bilancio del 2013 ma anche considerando le società che hanno i bilanci a posto c'è da mettersi le mani nei capelli. Fino ad oggi, per esempio, c'erano società composte da soli amministratori o da un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti. Da domani non potrà più essere così perché la legge di stabilità del 2015 ne dispone la soppressione immediata.
    Le partecipate sono di fatto degli «stipendifici». I magistrati contabili, però, lo dicono con belle parole: «Emergono valori medi più elevati di incidenza del costo del personale sul costo della produzione negli organismi a totale partecipazione pubblica (28,28%)». E ancora: «Evidenze contabili confermano che il costo del lavoro assume un peso determinante sull'intero costo della produzione ed è in grado di condizionare il rendimento degli altri fattori della produzione».
    Da tempo si dice di voler mettere ordine in questo guazzabuglio delle società partecipate ma la Corte denuncia: «I piani di razionalizzazione delle partecipate, previsti dalla legge di Stabilità, sono stati presentati da oltre la metà degli enti» di Lombardia, Umbria, Toscana, Marche, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna, e Veneto, mentre percentuali più basse si riscontrano nelle altre Regioni.
    Ma non ci sono soltanto le Regioni a sperperare soldi pubblici con le partecipate. Anche gli altri enti territoriali più piccoli, come i Comuni, hanno quote di società: (Soltanto) «il 17,55% dei Comuni (1.414 su 8.057) «non risulta in possesso di partecipazioni in società/organismi». E dire che Renzi, il 18 aprile 2014 twittava: «#municipalizzate: sfoltire e semplificare da 8.000 a 1.000».
    Partecipate, ecco le 7 Regioni che affossano i conti pubblici - IlGiornale.it

    Neoborbonici: il Sud era ricco finché non venne il Nord a rubarlo. Quando la storia diventa farsa
    ROMANO BRACALINI
    Avete mai consultato un qualunque sito neoborbonico del web? Fatelo. Il divertimento è assicurato.
    Le tesi più inverosimili e strampalate vengono propinate all’ignaro lettore nella convinzione che una bugia ripetuta mille volte è destinata a diventare verità. Il 150° dell’unità era l’occasione per un serio bilancio storico; si è invece assistito da una parte a un revival nazionalista e dall’altra al fiorire di una libellistica di stampo neoborbonico che ha rilanciato la favola di un Sud emancipato e ricco prima dell’unità; però privo di strade e di ferrovie e con tassi di analfabetismo del 90-92 per cento; quesiti di poco conto a cui i neoborbonici, prudentemente, non rispondono.
    In realtà già alla fine dell’Ottocento, Giustino Fortunato, politico e studioso meridionale, denunciava le condizioni del Sud negli stessi termini in cui lo conosciamo oggi: clientelismo, arretratezza, criminalità, inefficienza, parassitismo, sperpero del denaro pubblico. Lo stesso Fortunato testimonia che da un paese all’altro del Sud borbonico si andava a dorso di mulo, come secoli addietro.
    In Sicilia non c’era un chilometro di ferrovia. E’ difficile credere che in queste condizioni una società -qualunque società-, possa crescere e prosperare. Il mancato aggancio col Nord, già avviato alla modernità, ebbe come riflesso al Sud, non di risvegliare lo spirito di lotta e la competizione, ma la rassegnazione e il rancore. La protesta delle regioni del Nord, specie Lombardia e Veneto, che pensano che l’autonomia e l’indipendenza siano il solo rimedio, ha innescato il timore che il Sud venga abbandonato al suo destino e che con la secessione nordista vengano chiusi i rubinetti dei contributi statali che nel Mezzogiorno si perdono in mille rivoli.
    Di fronte a questa prospettiva la pubblicistica neoborbonica che fa? Stimola il notabilato corrotto e inefficiente e fare i conti con se stesso? Denuncia la criminalità organizzata come remora allo sviluppo? Critica la burocrazia meridionale che ha occupato lo Stato senza dare un contributo di onesta e inefficienza?
    Nulla di tutto questo. Si rifugia nella nostalgia e nel rivendicazionismo etnico gabbando il lettore più sprovveduto, che è poi quello meridionale medesimo.
    Così la campagna di disinformazione e di propaganda ha fatto credere che il regno delle Due Sicilie non fosse la “maledizione di Dio”, come l’aveva chiamato il ministro inglese Gladstone, ma una sorta di Paradiso in terra, ricco di ogni ben di Dio, finchè non venne il malefico Nord con le sue armate ad occuparlo e rapinarlo di ogni suo avere. Quali di grazia?
    La Corte napoletana scoraggiava la diffusione delle banche e degli istituti di credito; lo stesso re consigliava ai sudditi di tenere i risparmi sotto il materasso; le assicurazioni vennero introdotte molto tardi; non esisteva il catasto, già noto in Lombardia fin dai tempi di Maria Teresa d’Austria.
    Secondo uno studio accreditato di Pasquale Villari, storico napoletano, nel 1811 il 90 per cento della popolazione del Regno di Napoli era classificata “povera e indigente, ai livelli minimi di sussistenza”. Non c’era borghesia moderna, la società era divisa in notabili, latifondisti e plebe analfabeta. Sopravvivevano forme economiche prettamente feudali e una corrispondente mentalità. Non strade, non porti, sui fiumi spesso in piena non vi sono ponti, non utilizzo delle poche acque del regno.
    L’unificazione aveva messo in contatto le due parti della penisola nel modo più traumatico e artificiale. Al Sud, la grande industria manifatturiera non era quasi sorta. Ad eccezione di una piccola zona industriale intorno a Napoli (Poggioreale), degli stabilimenti della valle dell’Irno e dell’Iri, di piccole industrie alimentari e tessili prevalentemente in Campania, delle ferriere in Calabria, non vi era traccia di opifici moderni, e ciò per difetto di capitali, di arretratezza culturale, mancanza di iniziativa individuale, scarsezza di strade rotabili e di ferrovie. Mentalità conservata fino ai tempi nostri, quando al lavoro metodico e all’impresa di rischio, il meridionale ha sempre preferito il posto statale e la divisa che conferisce autorità e potere.
    Prefetti, questurini, carabinieri, burocrati di ministero, attori dialettali di un cinema che è fuori dal circuito internazionale, non ha mercato, è roba da avanspettacolo.
    Nel 1839 venne inaugurata la ferrovia Napoli-Portici, di 33 chilometri, costruita espressamente per i comodi del re. Era la prima in Italia e la pubblicista meridionale ne fece un vanto eccessivo tacendo che per parecchi anni fu anche la sola in tutto il regno, e che nel 1860 le ferrovie meridionali, tutte quante solo intorno a Napoli, non superavano i 90 chilometri complessivamente, mentre nel Nord Italia erano in esercizio 1757 chilometri di ferrovie, di cui 803 in Piemonte, 202 in Lombardia, 298 nel Veneto.
    Comparazioni che non compaiono nei siti neorbobonici, che esaltano la ricchezza del Sud, la sua superiorità civile rispetto al Nord, senza fornire pezze d’appoggio, e il lettore deve crederci sulla parola. Su un fatto si può concordare: che l’Italia così com’è non può durare. Non può sopravvivere un Paese diviso tra produttori e parassiti.
    Il Nord gallo-cisalpino è stanco di sovvenzionare un Sud inconcludente e passivo che dilapida i capitali erogati in un quadro impressionante di corruzione e degrado.
    Interessi contrapposti tendono fortemente alla rottura dell’unità. In fondo – ha scritto Giovanni Sartori sul Corriere della Sera il 12 novembre 2009,”l’Italia è sempre stata divisa tra un Nord più ricco e più pulito e un Sud clientelare e povero”.
    Al vizio piagnone di dare sempre la colpa agli altri, il Sud ha aggiunto quello di falsificare la storia, riuscendoci così male che anche un cieco scoprirebbe il trucco. Qualche anno fa è uscito un libello intitolato “Terroni”, che tra castronerie, amenità e pure invenzioni, descriveva in un approssimativo italiano le magnifiche sorti progressive del regno dei Borboni. Di vero c’era soltanto il titolo.
    Terroni!
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    Predefinito Re: Terryes

    Barletta, rapinatore sfigato
    balbetta, si scopre il viso
    mostra i denti e scivola
    BARLETTA – I filmati delle telecamere di video sorveglianza e le testimonianze di alcune sue vittime hanno consentito la identificazione di un rapinatore 'maldestrò, Michele Porcelluzzi, di 38 anni, con precedenti penali, che avrebbe messo a segno due rapine in altrettante farmacie, a Barletta, durante le quali, con una caduta rovinosa e farfugliamenti nel chiedere il denaro in cassa, l’uomo si è reso riconoscibile, facilitando così la sua cattura.
    La sera del 9 ottobre, intorno alle 21, orario di chiusura, mentre pioveva, l’uomo, che si era coperto il volto con una calza bianca, è entrato in una farmacia di corso Vittorio Emanuele, nel centro di Barletta e ha chiesto ai dipendenti il denaro in cassa. Ma le commesse non riuscivano a capire le parole del rapinatore che farfugliava e quindi l’uomo ha sollevato la maschera che aveva sul viso mostrando la sua dentatura che presentava qualche incisivo mancante.
    Il 38enne ha quindi arraffato un pò di denaro in cassa ed è fuggito ma sull'uscio della farmacia è scivolato rovinosamente sul bagnato, rischiando di fratturarsi un femore. Zoppicando e con la calzamaglia in gran parte sollevata, si è disfatto di quello che aveva preso e si è allontanato, tutto questo mentre veniva ripreso dalle telecamere interne ed esterne.
    I carabinieri sono così riusciti ad identificarlo e ad arrestarlo sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere della Procura della Repubblica di Trani. Il 38enne sarebbe responsabile di un altro 'colpò compiuto il 22 ottobre scorsoi, in un’altra farmacia, sempre su Corso Vittorio Emanuele, a Barletta. Fra il timore e la sorpresa, gli assistenti della farmacia non riuscivano a capirlo, riferiscono i carabinieri.
    Barletta, rapinatore sfigato balbetta, si scopre il viso mostra i denti e poi cade | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napoli. Sguardo a una ragazza, maxirissa a piazza Nazionale: intervengono sei volanti
    di Melina Chiapparino
    Insulti, spintoni e minacce di morte. È scoppiata in una manciata di secondi la rissa che ha coinvolto decine di giovanissimi in piazza Nazionale poco prima delle 19. Pochi attimi sono bastati per accendere gli animi di alcuni gruppi di ragazzi riuniti nella piazza che è diventata lo scenario di una rissa così violenta da allarmare commercianti e passanti che,a loro volta, hanno allertato la polizia. All'arrivo sul posto di 6 volanti dell'Ufficio Prevenzione Generale della Questura, la megarissa è finita. I giovanissimi erano scappati imbucandosi tra i vicoli e le stradine che fiancheggiano la piazza. Gli uomini guidati dal vicequestore Michele Spina hanno fermato due minori, successivamente riaffidati ai genitori, perlustrando l'area e assicurandosi che la situazione nella piazza non degenerasse nuovamente.
    Per questa notte,in via cautelare, l'Upg procederà ad un rafforzamento dei controlli nella piazza che all'imbrunire diventa luogo di ritrovo di giovani. Secondo i racconti di alcuni negozianti la rissa sarebbe scoppiata per uno sguardo di troppo ad una ragazzina ed in pochi secondi gli insulti si sarebbero trasformati in minacce di morte.
    Sguardo a una ragazza, maxirissa a piazza Nazionale: intervengono sei volanti | Il Mattino

    Manda l'ambulanza all'indirizzo sbagliato, il malato muore: a processo l'operatrice del 118
    di Viviana De Vita
    Sbagliò ad inviare un’ambulanza che, invece di recarsi ad Eboli, andò a Battipaglia. Un ritardo che, secondo la Procura, causò il decesso di un uomo, un 60enne, che aveva inviato la richiesta di soccorso. Con l’accusa di omicidio colposo dovrà affrontare il processo un’operatrice del 118, M.V., di Salerno, rinviata a giudizio dal Gup del tribunale di Salerno Sergio De Luca all’esito dell’udienza preliminare. La vicenda risale a qualche tempo fa quando presso il servizio sanitario di emergenza arrivò una telefonata per chiedere il trasporto in ospedale di una persona colta da malore. Al centralino c’era proprio M.V. che appuntò male l’indirizzo e, invece di inviare il mezzo presso il domicilio del richiedente, lo mandò altrove. Un ritardo fatale in seguito al quale l’uomo non sopravvisse. Da qui la denuncia che ha poi innescato il procedimento giudiziario.
    Sbaglia indirizzo per ambulanza, malato muore: a processo operatrice del 118 | Il Mattino

    Rettore della Lum accusato
    di riciclaggio: udienza dal gup
    BARI - Con la costituzione delle parti è cominciata, dinanzi al gup del Tribunale di Bari Francesco Agnino, l’udienza preliminare al termine della quale si deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio di tre imputati accusati di aver riciclato danaro del clan mafioso Parisi di Bari. I soldi furono "ripuliti" – ritengono gli inquirenti – tramite operazioni immobiliari eseguite da Emanuele Degennaro, rettore dell’Università Lum.
    Rispondono di concorso in riciclaggio con l'aggravante di aver agevolato un associazione mafiosa il rettore Degennaro, il boss del rione Japigia di Bari Savinuccio Parisi e Vincenzo Lagioia, ritenuto prestanome del defunto Michele Labellarte (presunto cassiere del clan).
    Stando alle indagini della Guardia di Finanza coordinate dalla Procura antimafia di Bari, nel 2002 l’acquisto di un appartamento al Baricentro avrebbe consentito di riciclare 6 miliardi di vecchie lire. Il defunto boss di Valenzano (Bari) Michelangelo Stramaglia avrebbe infatti affidato il denaro a Labellarte perchè lo cambiasse in euro. I 3,8 milioni di euro sarebbero stati riciclati attraverso un fittizio contratto preliminare di compravendita di immobili fra una società del gruppo Degennaro e Lagioia, prestanome di Labellarte.
    lUMN | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napoli, falsi invalidi scoperti al lavoro nei negozi della città
    Un'operazione dei Carabinieri contro i falsi invalidi è in corso a Napoli con l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di una trentina di indagati, in parte agli arresti domiciliari e in parte destinatari di un obbligo di firma. Percepivano una pensione di invalidità ma sono stati scoperti a lavorare in vari negozi della città.
    I militari stanno dando esecuzione anche ad un decreto di sequestro preventivo per equivalente di beni mobili e immobili per un importo pari a 2 milioni e 420.000 euro. Dalle prime ore dell'alba è in corso l'operazione dei carabinieri della compagnia Napoli Centro con l'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli su richiesta della locale Procura. Gli indagati sono ritenuti responsabili a vario titolo di concorso in truffa ai danni di ente pubblico, contraffazione di certificazioni mediche, falsità ideologica da parte di pubblico ufficiale in atto pubblico.
    Nel corso delle indagini, alcuni degli indagati con patologie invalidanti ottenute - riferiscono i carabinieri - attraverso le false certificazioni, sono stati ripresi da telecamere nascoste a svolgere attività lavorative in esercizi commerciali. La somma sottoposta a sequestro preventivo è ritenuta dagli investigatori quella corrispondente alle pensioni di invalidità ricevute indebitamente.
    Coinvolto contrabbandiere. Percepiva la pensione di invalidità con relativo accompagnamento e vendeva nello stesso tempo sigarette di contrabbando, nella zona del Borgo Sant'Antonio a Napoli. È uno dei falsi invalidi destinatari dei provvedimenti eseguiti oggi dai carabinieri della compagnia Napoli centro contro i falsi invalidi. L'uomo è stato incastrato dalle telecamere nascoste degli inquirenti. Nelle immagini anche un uomo che vende profumi in un negozio di cosmetici e il gestore di un bar, mentre si vede una donna lavorare come cassiera in un supermercato.
    Napoli, falsi invalidi scoperti al lavoro nei negozi della città| Ecco il video che li incastra | Il Mattino

    Emergenza idrica in nove comuni della provincia di Napoli: molte scuole resteranno chiuse
    di Daniele De Somma
    Emergenza idrica da Pomigliano ad Acerra per l'improvvisa rottura di una condotta idrica di competenza regionale dell'Acquedotto Campano al confine dei territori di Acerra e Calabricito, ai confini con Marcianise.
    I comuni interessati dai rubinetti a secco sono: Pomilianod'arco, Acerra, Casalnuovo, Castello di Cisterna, Marigliano, Massa di Somma, Pollena Trocchia, San Sebastiano al Vesuvio e Sant'Anastasia.
    A Pomigliano d’Arco. Diversi quartieri della città, a partire dalle 11, si sono ritrovati senz’acqua. Colpiti diversi quartieri del centro, tra cui le aree che ospitano la scuola media Mauro Leone e l’istituto superiore Matilde Serao, e anche quartieri più periferici come Pratola Ponte, Parco Piemonte e via Mazzini. Il perdurare della sospensione della erogazione idrica ha indotto l'amministrazione comunale a emettere un'ordinanza di chiusura delle scuole. Negli altri comuni tutto è lasciato ale decisioni dei rispettivi dirigenti scolastici. Mancanze d’acqua e di pressione sono state riscontrate anche a Castello di Cisterna.
    Condotta rotta, emergenza idrica in 9 comuni della provincia di Napoli: scuole chiuse | Il Mattino

    Caserta. Faida tra i titolari delle onoranze funebri, arrestati padre e figlio
    Due imprenditori, padre e figlio, che operano nel settore delle onoranze funebri a San Marcellino, sono stati arrestati dai Carabinieri per tentata estorsione, danneggiamento aggravato, lesioni personali aggravate e illecita concorrenza con minaccia o violenza.
    Le indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord hanno fatto luce sulle minacce dei due imprenditori nei confronti del gestore di una concorrente attività di onoranze funebri, al fine di farlo desistere dall'esercitare l'attività nel territorio di San Marcellino.
    La vittima è il figlio della moglie di uno degli arrestati, nato da precedente matrimonio, che aveva proseguito l'attività del padre deceduto. La donna, lo scorso 14 settembre, sempre a causa di dissidi derivanti dalle attività concorrenti del figlio e dell'attuale marito, aveva esploso colpi di arma da fuoco contro quest'ultimo, provocandogli lesioni tali da rendere necessario un urgente intervento chirurgico. I due arrestati sono stati portati nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
    Faida tra i titolari delle onoranze funebri, arrestati padre e figlio | Il Mattino

    Presa la banda dell'Autostrada
    Così scassinavano i caselli
    e svuotavano camion in sosta
    BARI - Armati con martelli, piedi porco e arnesi vari erano capaci di sventrare le casse automatiche dei caselli autostradali per portare via il denaro contenuto; i teloni dei tir parcheggiati nelle aree di servizio lungo l'autostrada A14, invece, venivano tagliati per prelevarne il carico: soprattutto prodotti ittici. Era questo il modo di operare di una banda di malfattori, nove dei quali arrestati all’alba di oggi dalla polizia, nell’ambito di una inchiesta coordinata dalla procura di Trani su furti commessi in autostrada, lungo la A14 ma anche in alcuni tratti della A16. I caselli colpiti sono quelli di Bitonto, Cerignola est ed ovest, Canosa di Puglia e Molfetta.
    Sono undici in tutto le persone indagate, per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, nove dei quali, tutte di Andria, sono state arrestate e due denunciate a piede libero. I furti accertati sono cinque, sei quelli tentati. I colpi sono stati messi a segno tra aprile e maggio scorsi.
    Le indagini sono cominciate dopo che, fra dicembre 2014 e l'inizio del 2015, le casse automatiche dei caselli autostradali di Bitonto, Cerignola est ed ovest, Canosa di Puglia e Molfetta erano state svuotate. "Predoni delle autostrade", ha definito questa banda il questore di Bari, Antonio De Iesu.
    Furti a tir e casse dei caselli presa la banda dell'Autostrada | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Muore dopo intervento al cuore
    indagati 19 medici di 3 cliniche
    BARI – La Procura di Bari ha aperto un’inchiesta sulla morte di un 42enne di Cellamare deceduto lo scorso 14 agosto dopo il ricovero in tre diversi ospedali e un intervento al cuore. Sono 19 i medici indagati con l’accusa di omicidio colposo, sette sanitari della clinica barese Mater Dei, altri sette dell’ospedale Fallacara di Triggiano e cinque del Policlinico di Bari. L’indagine, coordinata dal pm Federico Perrone Capano, è stata avviata dopo la denuncia della moglie della vittima.
    Il 42enne, Pietro Genchi, padre di due figli di 9 e 16 anni, stando alle cartelle cliniche era un paziente in sovrappeso. È stato ricoverato per circa venti giorni nella clinica Mater Dei, fino alla fine di luglio, a causa di disturbi respiratori. Tornato a casa, avrebbe continuato ad avvertire gli stessi disturbi e si è recato presso il pronto soccorso dell’ ospedale Fallacara di Triggiano. Qui è stato ricoverato nei reparti di Medicina, Pneumologia e Cardiologia e dopo gli accertamenti diagnostici urgenti, è stato trasferito nel Policlinico di Bari nel reparto di Cardiochirurgia. Qui è stato sottoposto ad intervento chirurgico il 12 agosto e dopo due giorni in terapia intensiva è deceduto.
    L’autopsia dovrà accertare le cause del decesso e in particolare, attraverso esami istologici e sulla base della documentazione clinica acquisita nei tre ospedali, "se, tenuto conto delle diverse fasi di evoluzione della sintomatologia, eventuali comportamenti diagnostici e terapeutici alternativi avrebbero punto evitare o apprezzabilmente ritardare" la morte dell’uomo.
    Muore dopo intervento al cuore indagati 19 medici di 3 cliniche | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Violenza sessuale su minore
    preso brindisino a Bologna
    BRINDISI - I carabinieri della Stazione di San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, hanno eseguito a Bologna, unitamente ai colleghi della città felsinea, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale della città pugliese, nei confronti di un uomo di 41 anni, nato a San Pancrazio ma residente nel capoluogo emiliano, con le accuse di violenza sessuale aggravata e continuata e atti persecutori.
    Secondo quanto accertato si sarebbe reso protagonista, tra gennaio e maggio 2015, di diversi episodi di violenza sessuale e stalking ai danni di una parente minorenne a San Pancrazio. L’uomo si trova ora agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Bologna.
    Violenza sessuale su una minore arrestato brindisino a Bologna | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    A Palermo mancava solo l’associazione a delinquere di stampo antimafioso
    I beni sequestrati ai clan criminali valgono 30-40 miliardi. Potrebbero produrre ricchezza, ma le indagini sull’ufficio preposto dicono il contrario: si ipotizzano solo abusi, ruberie, corruzione
    Maurizio Tortorella
    È autunno, e piove disperatamente sull’Ufficio misure di prevenzione antimafia di Palermo, il delicatissimo organismo cui spetta nominare gli amministratori giudiziari che devono gestire beni, patrimoni, società sequestrate a soggetti indagati o in qualche modo sospettati di contiguità con la criminalità organizzata.
    La Procura di Caltanissetta, competente sui reati attribuiti ai magistrati palermitani, indaga su quello che, dalle cronache fin qui uscite, pare uno dei peggiori verminai nella storia della Repubblica. Si legge di magistrati indagati; di incarichi affidati sempre agli stessi professionisti; di stipendi e parcelle ultramilionarie che gli amministratori delegati dal Tribunale attribuiscono a se stessi o a consulenti vicini; di aziende gestite malissimo; di favoritismi e intrecci d’ogni genere. Ovviamente, si sospettano tangenti.
    Un vero disastro, insomma: di malagiustizia, d’immagine, e anche economico. Perché i beni sequestrati alle organizzazioni criminali messi tutti insieme valgono 30 miliardi di euro, chi dice addirittura 40. Potrebbero e dovrebbero produrre ricchezza, da restituire agli enti locali o alla giustizia stessa, notoriamente afflitta da penuria: si tratta di ipermercati, cliniche, ristoranti, residence, distributori di benzina, villaggi turistici, fabbriche, fattorie, allevamenti… Al contrario, le indagini raccontano tutt’altro. Si intravvedono solo abusi, soprusi, ruberie.
    Il “premonitore” messo alla sbarra
    I magistrati di Caltanissetta a metà settembre hanno iscritto nel registro degli indagati tre colleghi palermitani e in particolare il presidente dell’Ufficio misure di prevenzione, Silvana Saguto, in quell’incarico dal 1994. I reati ipotizzati sono gravi: corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, abuso d’ufficio. Saguto non si è dimessa, ha chiesto di essere trasferita ad altro ufficio dello stesso Tribunale, e ora si occupa di penale.
    Il 18 gennaio 2012, quasi quattro anni fa, l’allora direttore dell’Agenzia nazionale beni confiscati di Reggio Calabria, il prefetto Giuseppe Caruso, già segnalava alla Commissione parlamentare antimafia che «i beni confiscati sono serviti, in via quasi esclusiva, ad assicurare gli stipendi e gli emolumenti agli amministratori giudiziari, perché allo Stato è arrivato poco o niente». Più di recente, nel marzo 2014, Caruso aveva criticato «gli amministratori giudiziari intoccabili», professionisti che «hanno ritenuto di disporre dei beni confiscati per costruire i loro vitalizi» e criticato apertamente l’operato del Tribunale di Palermo.
    La risposta era stata brutale: la presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi, aveva convocato il prefetto in un’audizione trasformatasi quasi in processo, sottolineando il rischio che Caruso avesse potuto «delegittimare i magistrati e l’antimafia stessa». La stessa Associazione nazionale magistrati aveva isolato il prefetto con un comunicato che oggi grida vendetta: «I magistrati della sezione misure di prevenzione e i loro collaboratori operano in difficili condizioni, conseguendo risultati di assoluto rilievo (…). Chiunque ricopre incarichi istituzionali (cioè Caruso, ndr), ha il dovere di denunciare eventuali illeciti alla competente autorità giudiziaria e dovrebbe astenersi dal rilasciare dichiarazioni pubbliche non supportate da elementi di riscontro».
    Nel giugno 2014, anche per quelle paradossali polemiche, Caruso aveva lasciato la guida dell’Agenzia. Oggi dice: «Adesso c’è qualcuno che si dovrà difendere e qualcun altro che si dovrà dimettere». Per ora non lo ha fatto nessuno.
    Associazione a delinquere di stampo antimafioso | Tempi.it

    "Appalti truccati nel Messinese": 7 misure cautelari a Patti, tra gli indagati il sindaco
    PATTI. La polizia sta eseguendo a Patti (Messina) un'ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal gip, su richiesta della locale Procura, nei confronti di sette persone: quattro sono state ristrette ai domiciliari, due sospese dall'esercizio del pubblico ufficio mentre a una persona è stato notificato il divieto di dimora nel Comune di residenza. Tra le persone destinatarie dell'avviso di garanzia per associazione a delinquere, abuso d'ufficio, corruzione e turbativa d'asta, c'è anche il sindaco di Patti, Mauro Aquino.
    Sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di aver promosso e organizzato, in forma associata, un sistema di aggiudicazione di appalti pubblici per l'assegnazione di servizi di assistenza socio-sanitari, mediante la turbata libertà degli incanti nel procedimento di scelta del contraente, la frode nella fornitura di servizi, la corruzione, la concussione, la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
    "Appalti truccati nel Messinese": 7 misure cautelari a Patti, tra gli adagati il sindaco - Giornale di Sicilia

    Catturato il babyboss Pasquale Sibillo:
    nuovo look tradito dal tatuaggio
    di Leandro Del Gaudio
    Catturato a Terni il babyboss di Forcella, Pasqualino Sibillo. Lo hanno arrestato nel pomeriggio, al termine di una lunga latitanza. Sibillo era ricercato perché ritenuto a capo di un cartello di famiglie che hanno smantellato il clan Mazzarella a Forcella. Un personaggio pericoloso sul quale ci sono indagini anche per gli agguati che hanno insanguinato il centro storico di Napoli.
    Erede dei Giuliano assieme alle famiglie Brunetti e Amirante, era latitante dal giugno scorso per omicidio e tentato omicidio e associazione mafiosa. Tra la fine di giugno e l'inizio di agosto scorsi si sono verificati a Napoli una serie di fatti di sangue, tra cui 3 omicidi, che, secondo le indagini chiamano in causa da un lato il clan Sibillo e i suoi alleati e, dall'altro, le famiglie Del prete e Baldassarre tradizionalmente legate al clan Mazzarella.
    I fatti risalgono al 2 luglio, quando venne ucciso il fratello del boss, Emanuele, proprio per dare un segnale a Pasquale. E fu lo stesso capo del clan a portare il fratello morente in ospedale, lasciando fuori il pronto soccorso. La risposta dei Sibillo, dicono gli investigatori, non tardò ad arrivare e il 31 luglio vennero uccisi Salvatore D'Alpino e Luigi Galletta e ferito Sabatino Cardarelli.
    Catturato il babyboss Pasquale Sibillo si nascondeva fuori dalla Campania | Il Mattino



    Vedi Napoli e poi puzza
    Filippo Facci
    Può anche darsi che a Massimo Giletti piaccia vincere facile: ma è impressionante la bruttezza argomentativa mostrata dal consigliere comunale Antonio Crocetta, contro il quale il conduttore si è giustamente scagliato nel corso della puntata domenicale de "L'Arena" su Raiuno. Ed è ancora più impressionante l'impudenza con cui un magistrato di note simpatie progressiste, Nicola Quatrano, è intervenuto su Repubblica per difendere l'indifendibile, cioè Crocetta, secondo il quale Massimo Giletti "riduce sempre Napoli a problemi minimalisti" (voleva dire minimali, il minimalismo è una tendenza artistica e culturale) a dispetto dei problemi reali, che sarebbero "gli investimenti che non si fanno al Sud".
    Cioè: che nel 2015 un consigliere napoletano abbia ancora il fegato di chiedere soldi senza andare a nascondersi sottoterra (sotto la spazzatura, vorremmo dire) mostra come la classe dirigente napoletana viva in una bolla completamente separata dalla percezione del reale. E vale anche per quei poveretti che sono tutti indignati perché Giletti ha detto che a Napoli c'è "spazzatura in tutti i vicoli" e che "è una città indecorosa". Secondo il magistrato Nicola Quatrano, questi sarebbero "i soliti luoghi comuni".
    Volevate il minimalismo? Eccolo: Napoli fa schifo, in tutta Europa non esiste una città del genere, lo pensiamo anche noi, e quello della spazzatura è un problema storico-culturale che nel tardo 2015 salta ancora agli occhi. E al naso.
    Vedi Napoli e poi puzza - Libero pensiero - Libero Quotidiano



    Crocetta apre l’ambasciata siciliana a Roma
    di Gianluca Veneziani
    “La delegazione dello Stato autonomo di Sicilia, già blasonato Regno delle due Sicilie, con tanto di vessilli, stemmi e personale (molto personale), si è trasferita nella sede distaccata dell’ambasciata romana, superando eroicamente lo Stretto e affrontando il periglioso viaggio, fino al raggiungimento dell’agognata meta. Si porgono i saluti e ringraziamenti all’illuminato, sommo e sempre amabile Governatore Rosario Crocetta, che ha favorito generosamente questo trasferimento di massa”. Firmato, i 43 dipendenti dell’ambasciata della Regione autonoma (ma non troppo) Trinacria.
    Potrebbero vergare un documento simile i funzionari e lavoratori siciliani che adesso affollano in gran numero l’edificio della Regione Sicilia a Roma, i cui dipendenti hanno ormai superato le 40 unità. Per intendersi, l’ambasciata di uno Stato estero come l’Olanda vanta a Roma solo 25 persone (di cui 8 diplomatici, 4 funzionari locali e una dozzina di altri membri delle persone), mentre un grande Paese come la Spagna conta sulla presenza nella Capitale di circa una cinquantina di persone (distribuite però in ben 15 uffici). Numeri proporzionalmente irrisori rispetto alla mole abnorme della cosiddetta “ambasciata siciliana” che, pur non facendo capo a uno Stato e pur non dovendo svolgere alcun compito di natura diplomatica o consolare, dà posto a una pletora di persone, naturalmente pagate con soldi pubblici.
    Recentemente il gruppo già nutrito di dipendenti nell’ufficio di rappresentanza della Sicilia a Roma si è ulteriormente rimpinguato grazie all’arrivo di 15 testimoni di giustizia da Palermo, persone assunte nell’amministrazione che sono state mandate a ingrossare le fila della macchina burocratica romana.
    L’aspetto tragicomico della vicenda è che, per evidenti ragioni di sicurezza, queste persone hanno dovuto cambiare identità, e quindi non hanno più un curriculum né possono dichiarare le precedente attività svolta. Vengono così sistemate in compiti di “affiancamento”, in senso letterale, visto che devono affiancare gli altri dipendenti negli spazi non troppo ampi dell’ambasciata siciliana. In quaranta sotto un tetto, a rappresentare la Sicilia nello Stato “estero” chiamato Italia.
    Questi dipendenti in trasferta, d’altronde, si aggiungono agli oltre 17mila che invece vivono e operano in patria, cioè in Sicilia, di cui 16.540 regolarmente assunti e 603 con contratto a tempo determinato (tra di loro non mancano ovviamente 1.250 forestali): in sostanza un siciliano su trecento (compresi bimbi, anziani e disoccupati) è un dipendente regionale. E per di più, nonostante i casi acclarati di buchi e sprechi, di recente sono stati tutti valutati al 100% per il loro operato dal magnanimo presidente di Regione.
    L’appendice della Sicilia nel “continente” è solo l’ultima chicca di questa macchina trita-soldi pubblici. E già ci immaginiamo a quali incombenze potranno attendere questi solerti 43 funzionari e dipendenti dello “Stato” siciliano mandati nella Capitale; magari agli stessi compiti che, sotto mentite spoglie, assolvevano Totò e Nino Taranto nel capolavoro Totò Truffa. Anche se di certo l’ambasciata dello Stato africano del Catonga, guidata con l’anello al naso dall’ambasciatore Tatabuzu insieme al suo assistente Bubuzuzu, era molto più credibile dell’ambasciata di Sicilia…
    Crocetta apre l?ambasciata siciliana a Roma | L'intraprendente


  8. #468
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    Predefinito Re: Terryes

    Di dove poteva essere come origine il ragazzo che ha ammazzato i genitori della fidanzatina minorenne ad Ancona?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #469
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    Predefinito Re: Terryes


    CampaniaIndagato il giudice
    della sentenza De Luca


    Campania.Ipotesi di reato di corruzione in atti giudiziari

    Non capisco l'accanimento contro costui, visto che tutto ciò è la normalità sotto la linea gotica.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #470
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    Predefinito Re: Terryes

    Indagato De Luca e giudice sentenza su legge Severino. Il governatore: 'Totalmente estraneo' - Campania - ANSA.it

    Anche Berlusconi pagava le puttane perchè era stato minacciato.
    Dal suo pisello.

    E così pure tutti quelli che intascano bustarelle; minacciati di non apparire gentili di fronte ad un omaggio.
    Mavaff!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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