Fra affetto e riflessione
Lavorare seguendo le sue indicazioni
di Antonio Del Pennino
Ricordare Giovanni Spadolini a dieci anni dalla scomparsa non può essere per i repubblicani solo una testimonianza di riconoscenza e di affetto. Deve essere motivo per una riflessione su quanto del suo insegnamento è ancora oggi valido, malgrado un quadro politico profondamente cambiato.
Ed il pensiero non può non andare all'indicazione che egli diede nella sua relazione al Congresso del Pri di Milano del 1984: "La prospettiva di un Partito della Democrazia, interprete di un'Italia più moderna e civile, capace di spezzare tutte le catene e tutti i vincoli dei confessionalismi di opposto segno".
Spadolini partiva da una previsione che non collocava nell'immediato: "Il tramonto delle ideologie di sinistra nel loro senso ancestrale, nella loro vocazione messianica e millenaristica. Anzi, il tramonto di tutte le ideologie ... la disideologizzazione tendenziale della lotta politica ... il graduale logoramento e quasi dissolvimento delle grandi utopie fideiste".
Pur immerso nella lotta politica di allora, egli antivedeva, nella sua concezione di storico, una prospettiva destinata a realizzarsi alcuni anni dopo, con la caduta del regime sovietico e con il conseguente venir meno dei collanti ideologici che avevano contrassegnato il primo quarantennio della nostra vita repubblicana.
Chi osserva il panorama politico odierno non può infatti non rilevare come le distinzioni ideologiche fra le forze politiche si siano fortemente attenuate e si assista, a destra e a sinistra, ad una rincorsa nel disconoscimento dei propri antenati e nella riscoperta di valori che appartengono ad altre storie.
Questo peraltro non ha significato la realizzazione di una compiuta democrazia dell'alternanza fra due schieramenti che si legittimino pienamente fra di loro. Assistiamo piuttosto ad un improvvisato bipolarismo caratterizzato da profonde contraddizioni all'interno di ogni coalizione.
E si sente la mancanza di quella moderna cultura delle istituzioni cui Spadolini sempre si richiamava.
Basta pensare a quella che Spadolini avrebbe chiamato "l'ubriacatura federalista", che ha portato il centrosinistra alla sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione nella passata legislatura, ed all'incapacità del centrodestra di correggerla oggi, quando piuttosto si rischia di aggravarla.
Basta pensare al tema del ruolo dei partiti che egli aveva posto in vari discorsi parlamentari rilevando come occorresse "andare alla radice dell'articolo 49 attraverso certe forme di controllo che penetrino anche all'interno della vita dei partiti". Un tema che oggi viene negato in egual misura sia a destra che a sinistra, e che è invece uno dei nodi fondamentali per consentire una ripresa di credibilità della politica. Basta pensare alla rinuncia alla difesa dei principi della laicità dello Stato che Spadolini aveva riassunto nella formula "il Tevere più largo". Rinuncia che accomuna il centrodestra ed il centrosinistra preoccupati di conquistare un voto cattolico che sempre più ricorda le lucciole di Pasolini.
Per questo realizzare l'indicazione spadoliniana di un "Partito della Democrazia" "interprete privilegiato dell'Italia tecnica e professionale, quella che produce e che lavora, che rischia in proprio e che respinge gli schemi classisti al pari delle seduzioni dell'assistenzialismo o del corporativismo" appare strumento indispensabile per una migliore articolazione della lotta politica.Nel ricostruire la genesi del "Partito della Democrazia" Spadolini lo collocava "esattamente a metà strada tra Giovanni Amendola, l'animatore inconfondibile dell'Unione Democratica Nazionale, ed Ugo La Malfa, che aveva portato nel vivo della lotta politica italiana la posizione di una forza democratica e laica, riformatrice e non socialista. Passando attraverso il generoso tentativo di socialismo liberale di Carlo Rosselli, la ricomposizione in chiave storiografica della dicotomia tra repubblicanesimo e socialismo abbozzata dal Nello Rosselli di "Mazzini e Bakounine".
Tutti antenati di cui molti oggi cercano di appropriarsi senza titolo.
Onorare Giovanni Spadolini a dieci anni di distanza dalla scomparsa significa per noi lavorare per costruire il "Partito della Democrazia".
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